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13-21 maggio 2023, torna la Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione con un vasto programma di convegni, visite guidate e mostre

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“Tra siccità e perturbazioni estreme stiamo constatando quotidianamente con mano gli effetti dei cambiamenti climatici sulle nostre vite. In questo contesto, la settimana della bonifica che inauguriamo in questo fine settimana acquisisce un valore speciale per la sua missione di avvicinare i cittadini a temi e soprattutto luoghi fondamentali per i nostri territori”. Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, saluta con queste parole la Settimana della Bonifica e dell’Irrigazione promossa a livello nazionale da ANBI e coordinata a livello regionale da ANBI Veneto, che vede, tra il 13 e il 21 maggio 2023, i Consorzi di bonifica protagonisti di iniziative rivolte alla cittadinanza quali visite guidate ad aree ambientali e impianti idrovori, biciclettate, incontri e convegni, inaugurazioni, attività con le scuole. Tutte le iniziative sono gratuite, programma generale su www.anbiveneto.it, dettagli e modalità di partecipazione nelle pagine web dei singoli Consorzi.

Il tema di questa edizione, “Acqua, risorsa di vita e di coesione sociale”, pone l’accento sull’importanza che la risorsa idrica ha nel costruire, preservare, rafforzare comunità e identità. Spiega Cazzaro: “Fondamentale per l’agricoltura, l’acqua che scorre nei fiumi, nei canali e negli scoli rappresenta un elemento generatore di paesaggio, di ambienti, di attività economiche molteplici che riguardano il settore primario ma anche il primo comparto economico del Paese, ovvero il turismo, nonché numerose attività industriali. La siccità, del resto, ha dimostrato come la mancanza di acqua oltre a mettere in crisi l’agricoltura, metta in crisi il mondo in cui viviamo, la sua biodiversità, i colori (dal verde al marrone delle piante seccate), fino anche alla qualità dell’aria. Metta, insomma, in crisi paesaggio e ambiente fondamentali nel definire la nostra identità di persone e cittadini.”

Sono oltre 60 gli eventi promossi dagli 11 Consorzi regionali nella Settimana. 3 di questi, vedono il coinvolgimento diretto nell’organizzazione di ANBI Veneto: mercoledì 17 maggio a Lison di Portogruaro (Tenuta Planitia), alle 10.30, si terrà l’inaugurazione dell’intervento di efficientamento irriguo dei bacini di Sant’Osvaldo-Lison e Brian, realizzato dal Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale grazie a un finanziamento di 13,1 milioni di euro del PSRN messi a disposizione dal Ministero dell’Agricoltura. Interverrà il presidente nazionale di ANBI Francesco VincenziGiovedì 18 maggio, presso il Museo Regionale della Bonifica “Ca’ Vendramin” a Taglio di Po (Ro), alle 10.00, si terrà l’incontro conclusivo del progetto scuola “Acqua, ambiente, territorio. Bonifica è sostenibilità” realizzato con la Direzione Istruzione e Formazione della Regione del Veneto, e con l’Ufficio Scolastico Regionale. Nei 6 mesi di realizzazione, il progetto ha coinvolto 1.500 studenti delle scuole primarie e secondarie di tutto il Veneto. Venerdì 19 maggio, sempre a Ca’ Vendramin di Taglio di Po, si terrà nel pomeriggio (ore 16.00) il convegno da Valle a monte: nuovi scenari per il Delta del Po. Con il presidente della commissione Agricoltura del Senato Luca De Carlo e il presidente nazionale di ANBI Francesco Vincenzi. Le iniziative di Ca’ Vendramin sono realizzate con il Consorzio di Bonifica Delta del Po, in collaborazione con la Fondazione Ca’ Vendramin, nel contesto della Settimana della Sostenibilità #DeltaPoSWEEK

Conoscere i territori della bonifica veronese e come avviene la gestione dell’acqua, in particolare nella Valla Zerpana, attraverso un’escursione guidata in bicicletta. È questo l’obiettivo dell’iniziativa organizzata dai Consorzi di Bonifica Alta Pianura Veneta e LEB domenica 14 maggio dalle ore 9.45 con partenza dal Centro Operativo Zerpa di Arcole. Un’esperienza dedicata soprattutto alle famiglie con bambini attraverso un percorso facile e di breve durata ma volto a conoscere la storia e la natura locali.  Nell’occasione, il personale tecnico del Consorzio LEB presenterà più da vicino i punti principali di prelievo dell’acqua dal Canale LEB e quindi le opere a servizio del Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta. Al termine del tour in bicicletta, della durata di circa un’oretta e mezza, sarà possibile visitare l’idrovora Zerpa del Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta. La storia della bonifica del comprensorio Zerpano è estremamente complessa. In tempi antichi quella della Zerpana era una “valle” paludosa e non adatta ad ospitare un sistema agricolo produttivo. Dalla fine del XVIII secolo si susseguirono infatti numerosi tentativi scoordinati e comunque inadeguati alla risoluzione dei problemi idraulici del territorio, finché all’inizio del secolo scorso venne realizzata la Botte Zerpana ed il relativo collettore che strapparono dal secolare impaludamento l’omonimo terreno vallivo, compreso tra l’Adige e l’Alpone. La bonifica fu completa quando negli anni ’60 del Novecento il collettore Zerpano fu dotato di un impianto idrovoro. “Creare momenti di condivisione con le famiglie del territorio è molto importante per noi” ricorda Silvio Parise, presidente del Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta –  “Si tratta di occasioni di sensibilizzazione alle tematiche che ci stanno a cuore, l’acqua e la sua gestione, l’ambiente e la valorizzazione del nostro territorio”.“Ormai da due anni dobbiamo fare i conti con eventi estremi, come la siccità, a causa dei mutamenti climatici”, precisa il presidente del Consorzio LEB Moreno Cavazza, che aggiunge “Il nostro Consorzio sta portando avanti un progetto per il rifacimento del canale Adige Guà e di sperimentazione con le Università di Padova e Verona per preservare la risorsa idrica e utilizzarla al meglio senza sprechi”.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto/Servizio stampa Consorzio di Bonifica LEB

 

Congresso stampa Unarga a Cavallino-Treporti (VE): Roberto Zalambani riconfermato presidente, Fabrizio Stelluto, presidente Argav, eletto nella Giunta esecutiva

Gruppo Unarga Cavallino Treporti

«Siamo consapevoli di come il nostro compito di giornalisti che si occupano di agroalimentare, ambiente e turismo, sia particolarmente importante in relazione agli scenari che si stanno delineando, soprattutto dal punto di vista del cambiamento climatico. L’impegno primario sarà la formazione dei giovani, che devono tornare ad appassionarsi alla professione». Così Roberto Zalambani, rieletto per acclamazione alla presidenza dell’Unarga (Unione nazionale associazioni giornalisti di agricoltura, alimentazione, ambiente, territorio, foreste, pesca, energie, turismo rurale), a conclusione del Congresso che ha visto riuniti a Cavallino Treporti (Ve) una cinquantina di giornalisti appartenenti alle Arga di tutt’Italia (nella foto in alto). Assieme a Zalambani, entrano nella Giunta esecutiva i vice presidenti Fabrizio Stelluto (Veneto-Trentino Alto Adige), Geppina Landolfo (Campania), Roberto Ambrogi (Lazio), segretario generale Gian Paolo Girelli (Friuli Venezia Giulia), segretario generale aggiunto Donato Fioriti (Abruzzo), tesoriere Efrem Tassinato, socio Argav. E’ stato riconfermato anche il socio Argav Mimmo Vita quale presidente Cts (Comitato tecnico scientifico) Unarga, mentre i soci Argav Gian Omar Bison e Donato Sinigalia sono stati eletti rispettivamente consigliere e revisore dei conti Unarga. 

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Il Consiglio nazionale, che ha anche visto modificato lo Statuto, rimarrà in carica per i prossimi quattro anni.«È stato per noi impegnativo organizzare il Congresso nazionale Unarga in Veneto, ma siamo soddisfatti di aver portato l’attenzione su un territorio – quello di Cavallino Treporti – meno conosciuto rispetto a città come Venezia e Verona, ma particolarissimo dal punto di vista ambientalistico e climatico. La sfida per il prossimo mandato sarà proprio quella di dare luce ad angoli meno frequentati dal turismo di massa, ma non per questo meno interessanti. L’altra sfida che dovremo affrontare è quella di una comunicazione corretta anche sul fronte delle questioni ambientali, pensiamo alla siccità che quest’estate ha colpito il Veneto, o alla recente alluvione delle Marche. Soprattutto noi giornalisti specializzati su questi temi, siamo chiamati a fare la nostra parte», ha detto Fabrizio Stelluto, presidente Arga Veneto e Trentino (al podio, nella foto sopra). Il segretario generale Gian Paolo Girelli ha tracciato, da un lato, un quadro dei problemi della professione e, dall’altro, si è soffermato su temi particolarmente notiziabili per i giornalisti Unarga, come lo spreco alimentare e il caro-energia. Claudio Silvestri, rappresentante della Fnsi (Federazione nazionale della stampa) all’interno dell’Unarga, ha riferito di non aver dubbi sul fatto che «la stampa specializzata rappresenti il futuro della professione».

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Il Congresso Unarga è stato il secondo evento ospitato dal Comune di Cavallino. Il fine settimana dal 30 settembre al 2 ottobre, erano presenti una cinquantina di giornalisti agricoli europei (Enaj), presieduti dall’italiana Lisa Bellocchi. «È stato un grande onore e anche un grande orgoglio presentare alla stampa specializzata, italiana ed estera, la nostra terra, che è una terra antica, ricca di tradizioni e, tra tutte queste tradizioni, c’è l’ospitalità del mondo dell’agricoltura con prodotti di eccellenza che erano sulle tavole dei dogi, sulle tavole ben imbandite, e che continuano ad essere prodotti di eccellenza», ha concluso la sindaca di Cavallino-Treporti Roberta Nesto, nella foto sopra con Efrem Tassinato, socio Argav e tesoriere Unaga.

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Linee programmatiche del prossimo mandato. Mimmo Vita, presidente del Comitato tecnico scientifico (Cts) (nella foto al podio, insieme a Roberto Zalambani, presidente Unarga), ha tracciato le linee programmatiche del prossimo quadriennio, chiedendo alla Federazione nazionale della stampa e all’Ordine nazionale dei giornalisti a prendersi ancora più a cuore il futuro della professione.A fronte della drammatica situazione connotatasi in questo ultimo triennio segnato dalla crisi pandemica e dalla scellerata guerra della Russia contro l’Ucraina, con ricadute negative sull’economia globale e specie per i comparti agricolo, ambientale ed energetico, il mondo dell’informazione è chiamato ad interrogarsi sul proprio ruolo e sulle proprie responsabilità. Solo una citazione: come hanno sottolineato recentemente gli scienziati italiani che si occupano di questioni climatiche in una la lettera presentata al Presidente Mattarella, appare ormai urgente e imprescindibile realizzare “azioni di adattamento che rendano noi e i nostri territori più resilienti… investendo con decisione e celerità le risorse peraltro disponibili del PNRR”. Ha continuato: “Ci rendiamo conto, per le trasformazioni che l’informazione ha subìto in quest’ultimo decennio dovute all’entrata delle nuove tecnologie e modalità di comunicazione, che anche il giornalismo può e deve essere sempre più sostenibile. Ovvero, deve puntare alla qualità dei contenuti informativi e su una giusta retribuzione del lavoro dei colleghi, fatto quest’ultimo degradato a livelli insostenibili. Con il risultato di una infodemia imperante carica di cosiddette fake news. L’informazione in campo agricolo, alimentare e ambientale incrocia, ovviamente, notizie e argomenti di carattere tecnico e scientifico. I temi che coinvolgono l’ambiente, la salute del consumatore e la gestione del territorio, sempre più in prima pagina perché richiesti dalla società civile, necessitano di grandi professionalità, conoscenza, deontologia. È questo l’impegno storico dell’Unarga, cioè offrire a tutta la platea dei giornalisti italiani un bagaglio di competenze e strumenti affinché si elevi la loro preparazione professionale per poter sempre meglio affrontare tematiche e problematiche che dalle pagine di settore vanno oggi migrando con frequenza a quelle della cronaca: si tratta di notizie relative alle crisi alimentari, climatica, emergenze meteo, crisi energetiche, etc. L’impegno di questi anni delle varie Arga regionali nel settore della formazione, anche per quanto sopra affermato, dovrà intensificarsi e venir sostenuto dagli Ordini regionali. Alla Fnsi l’Assemblea congressuale dell’Unarga chiede ancor maggior controllo nei confronti degli editori che sottopagano, mal utilizzano e non valorizzano le professionalità esistenti ed entranti. Agli editori chiede un forte impegno a favore dell’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro giornalistico professionale con un giusto compenso, cosa oggi generalmente disattesa nonostante la Carta di Firenze”.

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La tre giorni nella prima destinazione turistica “open air” d’Europa. «Cavallino Treporti è la prima destinazione turistica open air d’Europa, in particolare grazie alla presenza di una ricettività basata sui campeggi, che ha permesso di gestire con efficacia il periodo della pandemia, e che ha registrato 6 milioni e mezzo di turisti anche per questa stagione 2022. La nostra spiaggia è la prima del Veneto, la seconda spiaggia d’Italia e la sesta località turistica italiana. Cavallino Treporti è un comune giovane, ha vent’anni o poco più, ma le sue radici sono molto antiche. Il turismo è una risorsa importante, un’eccellenza, ma senza un tessuto a ridosso di queste grandi strutture open air, ci sarebbe un territorio senza un cuore e senza un’anima; questo cuore e questa anima vengono dati dall’agricoltura, dai servizi e, soprattutto, dalle comunità che vivono in questo splendido territorio», afferma la sindaca Roberta Nesto, anche presidente della Conferenza dei Sindaci della Costa Veneta e coordinatrice del G20Spiagge, associazione che riunisce le venti maggiori città balneari italiane. Cavallino Treporti ha saputo fare del connubio agricoltura-turismo il motore dello sviluppo economico del territorio. Se ne è parlato ampiamente la mattina di sabato 8 ottobre, ospiti dell’azienda agricola di Stefano Valleri, associata a Coldiretti, specializzata sin dal 1957 nella produzione di ortaggi, oggi riconosciuta leader nella lavorazione e confezionamento di erbe aromatiche, verdura e frutta. Nel seminario, si sono confrontati Raffaele Scarpa (Cooperativa Bibione Cavallino), Mario Zanella (presidente cooperativa Saccagnana), Michele Borgo (Consorzio del carciofo violetto di Sant’Erasmo), Marco Bozzato (Azienda Agricola Bozzato), Francesco Scarpi (Azienda Agricola Scarpi Francesco), Roberto Scarpa (Azienda Agricola Scarpa Roberto), Gabriele e Massimo Bozzato (Società Adriamar), oltre ai rappresentanti di Coldiretti e Cia. “La nostra agricoltura è realizzata in terreni sabbiosi, sciolti, fertili e leggeri che si riscaldano facilmente, una nicchia climatica mediterranea che consente produzioni di qualità, inconfondibili per i loro sapori e profumi”, ha affermato Michele Borgo, presidente di Coldiretti Cavallino Treporti – “Non mi riferisco solo al famoso pomodoro ma anche ad insalatine da taglio, lattughe, fagiolini, cetrioli, peperoni e melanzane, carciofi violetti, asparagi “Montine”, giuggiole e frutta antica altrove scomparsa per sempre, valeriana disponibile anche d’inverno grazie alle serre riscaldate e al clima mite.” “Si Tratta di veri tesori preziosi della nostra terra, coltivati con la sapienza della tradizione agricola, oggi a rischio in questo momento drammatico- ha aggiunto il presidente di Coldiretti Andrea Colla.È seguito il pranzo al ristorante “La Tenuta”, alla presenza di molte autorità, tra cui il consigliere regionale Fabiano Barbisan.

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La tre giorni. Domenica 9  i giornalisti hanno effettuato un sopralluogo alla pista ciclopedonale di via Pordelio; un percorso panoramico, unico al mondo: sette chilometri, tra cui cinque realizzati su una struttura metallica, sospesa “a sbalzo” sulla Laguna, patrimonio dell’Unesco. Quindi hanno visitato il Museo Batteria Vettor Pisani, fortificazione costruita tra il 1909 ed il 1912 a difesa di Venezia. Prese il nome dal comandante supremo veneziano Vettor Pisani, che sconfisse la flotta genovese di Pietro Doria nella guerra di Chioggia del 1380. Il pranzo finale si è svolto presso la Casa della Pesca a Punta Sabbioni, punto di stoccaggio e vendita della piccola pesca artigianale. Ai giornalisti sono state presentate le attività ittiche della realtà, che riunisce quattro cooperative (due di Cavallino Treporti, una di Burano e una di Cortellazzo) con l’obiettivo di svolgere un’attività professionale, tutelando la biodiversità. È stato anche un banco di assaggio allestito dal Consorzio Vini Venezia in collaborazione con Ais Veneto. Iniziato al museo M9 di Mestre, venerdì 7 ottobre, il congresso si è poi svolto sabato 8, allietato d alcune specialità di Sigillo Italiano – Op Unicarve (Organizzazione produttori bovini di carne di qualità certificata unicarve Scarl) portate dal socio Argav Giuliano Marchesin e domenica 9 a Cavallino Treporti, dove i giornalisti sono stati ospiti del camping “Ca’ Pasquali Village”, una struttura a cinque stelle, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il “Superplatz 2022” per il turismo all’aria aperta dal più grande Automobile Club Tedesco (ADAC) ed il “Top Camping 2022” dall’Automobile Club olandese.

La Natura salverà il mondo, nostro malgrado

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(di Alessandro Bedin, consigliere Argav). Aveva ragione Dostoevskij! Perché la Natura è anche bellissima. Che la scienza non sia infallibile lo sappiamo bene. Il metodo scientifico parte dall’assoluta ignoranza di un argomento (come ci hanno spiegato bene Marco Paolini e Telmo Pievani ne “La fabbrica del mondo”), procede per ipotesi e verifiche con conferme o meno delle ipotesi. “E’ la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile: esso consiste, da una parte, nella raccolta di dati empirici sotto la guida delle ipotesi e teorie da vagliare; dall’altra, nell’analisi rigorosa, logico-razionale e, dove possibile, matematica di questi dati”. Non da verità assolute ma verità dinamiche che cambiano col tempo. Ciò che ci è dato sapere oggi sulle pandemie è che nascono da un salto di specie di virus; da specie selvatiche a noi umani (che siamo già ospitati da virus e batteri). Ciò perché noi uomini abbiamo sottratto tanto spazio alla Natura e continuiamo a sottrarla eliminando Habitat o compromettendoli in modo significativo. Questa è la causa più accreditata e verosimile del problema delle pandemie ma anche degli effetti della crisi climatica che si fanno sempre più evidenti.

In questa situazione in cui l’uomo sta perdendo o ha già perso il controllo di un pianeta che non gli appartiene (quindi inutile volerlo controllare, basterebbe l’umiltà di ascoltare un pianeta che sta soffrendo per l’eccessiva invadenza umana), nella situazione pandemica che stiamo vivendo, i vaccini sono uno strumento umano (e pertanto fallibile), che dà modo alla maggior parte delle persone di essere più protetti. Non vale per tutti, quindi, ma per la maggior parte (con percentuali di efficacia molto alte). E’ uno “scudo di latta” che ci può dare una buona protezione ma non una protezione assoluta. Dovremmo essere sempre consapevoli che ognuno di noi è un organismo olobionte, cioè costituito da tanti organismi tra cui miliardi di batteri e virus, molti dei quali ci sono indispensabili e che ci offrono protezione. Ma i vaccini, anche, non sono uno strumento che va ad agire sulle cause del problema bensì sugli effetti.

Il problema grave è che abbiamo occupato troppo spazio alla natura; e non è solamente un problema della Foresta Amazzonica ma anche molto più vicino a noi di quanto pensiamo. La Pianura Padana era una piccola foresta Amazzonica, deforestata al 99,9%. E’ per questo che gli Assessorati all’Urbanistica dovrebbero diventare gli Assessorati alla liberazione del Suolo e ciò è in linea con tutte le norme vigenti; anche e soprattutto della Regione Veneto. Si dovrebbero depavimentare le superfici impermeabili che non servono, dare più spazio a boschi, foreste, fasce boscate, siepi arboreo-arbustive… anche in città e vicino a noi.

Sempre dalla Natura, e in particolare dalle piante, arrivano buone notizie. Un gruppo di ricercatori canadesi ha elaborato un vaccino vegetale (tratto da Nicotiana benthamiana, nella foto in alto), già sperimentato su 24.000 persone con buoni risultati e che costa anche meno dagli attuali vaccini. Sembra che potrebbe essere utilizzato già da quest’anno e il fatto che sia un vaccino prodotto da un vegetale mi consola e mi dà fiducia, consapevole che si tratta sempre di un’opera fallace dell’uomo, uno “scudo di latta” in vista, speriamo, che gli uomini (e soprattutto gli amministratori), si rendano conto (studino e si informino), di quanto sia importante dare più spazio alla Natura, soprattutto nelle zone urbanizzate. Perchè da soli i vaccini non ci possono salvare ma proteggere solo un po’. Agiscono sugli effetti, non sulle cause. Della scienza dobbiamo un po’ fidarci (come d’altronde dobbiamo fare, senza sé e senza ma, nel caso di ictus, infarti, incidenti gravi, peritoniti,… ci portano all’ospedale e ci fanno quello che la scienza medica ha codificato sia meglio fare, e nella maggior parte dei casi fanno proprio dei miracoli), come dobbiamo invece essere consapevoli della necessità di un cambio di paradigma nei confronti della Natura. Sul documento “Strategia dell’UE per la biodiversità 2030 – riportare la Natura nella nostra vita” del 20 maggio 2020 si legge: “La Natura ci è indispensabile”.

La Natura, comunque, salverà il Mondo; che l’uomo riesca a capirlo oppure no.

Gennaio-settembre 2021: valore export vino veneto superiore a quello di Piemonte e Toscana messe insieme

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Poco prima di Natale sono arrivati dati ufficiali definitivi dell’ultima vendemmia nel Veneto. A fornirli è stata la Regione Veneto con il team del “Trittico Vitivinicolo”, costituito da Veneto Agricoltura e Avepa, in occasione dell’ormai “storico” focus di fine anno (svoltosi online causa pandemia) durante il quale è stato fatto anche il punto sull’export di vino veneto e l’andamento dei mercati internazionali.

La vendemmia 2021. I quintali di uva raccolta quest’anno in Veneto– hanno ricordato Luca Furegon di Avepa e Nicola Barasciutti della Direzione Agroalimentare della Regione del Veneto – sono stati poco più di 14 milioni, per l’esattezza 14,008 contro i 14,039 del 2020 (-0,22%) e i 13,159 del 2019 (+6,45%). Più in dettaglio, sono ben 11,415 i milioni di quintali di uva a Denominazione d’Origine (+14,88% rispetto al 2020) di cui 9,959 milioni di quintali di uva DOC (+15,68%) e 1,455 milioni DOCG (+9,68%), a conferma dell’altissima qualità complessivamente raggiunta dal vigneto veneto. Sono invece 11.746.774 gli ettolitri di vino prodotto nel 2021 nel Veneto, di cui il 71% DOC, il 10,44% DOCG e il 14,93% IGT, ovvero la quasi totalità della produzione regionale. Anche l’export di vino veneto sta andando a gonfie vele, visto che nei soli primi 9 mesi del 2021 le esportazioni hanno sfiorato 1,8 miliardi di euro, un valore addirittura superiore di quello registrato nell’intero 2019.

Isolamento e indipendenza non pagano. “Dal futuro incerto possono nascere straordinarie opportunità”. E’ questo il messaggio lanciato dall’assessore regionale all’Agricoltura del Veneto, Federico Caner. “Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una forte alterazione delle dinamiche domanda-offerta del settore vino. Oltre ad una sofferenza immediata, l’effetto più negativo è stata l’impossibilità di programmazione sul medio e lungo termine. Gli operatori hanno però dimostrato una grande capacità di adattamento alle mutate condizioni economiche e di mercato, dando prova di “resilienza”, anche mantenendo una corretta gestione dei volumi e delle richieste, concorrendo ad eliminare fenomeni speculativi e di riduzione della qualità del prodotto”. “Per affrontare le sfide del futuro – ha continuato Caner – in un settore strategico per il Veneto come quello del sistema vitivinicolo serve un pensiero globale: isolamento e indipendenza non pagano. Al contrario è necessario fare squadra tra i diversi elementi della filiera perché tutte le componenti possano essere riconosciute, attraverso un’equa distribuzione del valore aggiunto. Non dobbiamo avere paura di puntare in alto. Per raggiungere importanti obiettivi – ha chiuso l’assessore – servirà puntare sul capitale umano, investendo in formazione e informazione, sulla comunicazione delle nostre produzioni, che sono il nostro primo biglietto da visita e dovremo continuare a mantenere elevata l’attenzione al territorio e alla sua sostenibilità”.

Ache quest’anno il Prosecco DOC ha fatto la parte del leone con una produzione di 5,285 milioni di quintali di uva su una superficie di quasi 29.839 ettari; segue distanziato il delle Venezie con 1,455 milioni di quintali di uva raccolta su una superficie di 10.453 ettari. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG raggiunge invece 1,126 milioni di quintali (8.688 ettari), mentre il Valpolicella gli 838 mila quintali (8.572 ettari). Poi via via tutti gli altri vitigni tra cui il Soave (669 mila quintali; 5.277 ettari), il Venezia (378 mila quintali; 2.869 ettari), il Garda (345 mila quintali; 1.385 ettari), ecc. L’export di vino veneto sta viaggiando su binari quasi sconosciuti alle altre Regioni italiane. Francesco Alberti del Sistema Statisto Regionale e Gianni Bruno, direttore di Vinitaly di VeronaFiere, hanno rimarcato la straordinaria performance raggiunta nel periodo gennaio-settembre 2021 dal vino veneto: il valore dell’export è stato di 1,786 miliardi di euro, superiore di quello di Piemonte e Toscana messe assieme.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Presepio Artistico di Segusino (TV), l’edizione 2021 dedicata al tema “Mi curo di te”

Presepio Segusino particolare 2019 7I componenti dell’associazione Amici del Presepio Artistico di Segusino (TV), non sanno a tutt’oggi se la situazione pandemica consentirà di aprire la visita al Presepio, giunto in occasione del Natale 2021 alla sua 35^ edizione, però ci sperano e ci credono, tanto che da fine agosto, nel rispetto delle normative vigenti, hanno e stanno ancora lavorando per proporre anche quest’anno una magica rappresentazione natalizia.

Il titolo di questa edizione è “Mi curo di te”. Il curarsi degli altri, gli Amici del Presepio lo hanno scoperto, o meglio riscoperto, durante i mesi di lockdown quando molti volontari si sono adoperati per aiutare i vicini di casa o i compaesani più deboli, ad esempio, nel fare la spesa o nel procurare medicine, oppure compiendo tante altre piccole azioni che in tempo di “pace” non avrebbero avuto più di tanta rilevanza, ma che invece in tempo di pandemia hanno assunto un significato enorme per chi le riceveva. E questo ha fatto riscoprire il sentimento di solidarietà che c’era ai tempi della povertà e che gli anni di ricchezza economica ha pian piano fatto sempre più scemare. Il Presepio 2021 raffigura alcune piccole storie di vita in cui ogni persona, in qualche modo, “si cura dell’altro” attraverso azioni semplici, come quelle vissute durante il lockdown da pandemia, senza però riferimenti espliciti alla pandemia stessa. Diversamente dalle passate edizioni, la Natività del Presepio Artistico di Segusino 2021 è immersa in un’ambientazione un po’ inusuale rispetto al solito, che richiama nello stile una borgata dell’Umbria. Con dei piccoli accorgimenti, farà capolino comunque anche il paesaggio veneto, unendo idealmente le due bellissime regioni italiane.

Ritorneranno a Segusino anche alcuni presepi ed allestimenti di “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino”, sempre con la speranza che nel periodo dicembre-gennaio le normative vigenti anti-covid ne consentano la visita. L’accesso al Presepio Artistico di Segusino sarà regolamentato dall’esibizione del documento previsto dalla legge in vigore al momento del periodo di apertura (periodo che sarà da Natale fino al 6 febbraio 2022). Inoltre, le modalità di afflusso saranno regolamentate  in base alle normative vigenti del periodo. Gli Amici del Presepio chiedono dunque comprensione per ogni disagio causato o per ogni richiesta volta al rispetto delle regole vigenti.

A Segusino in tanti, ma ben distanziati! Per conoscere gli orari di apertura, gli organizzatori del Presepio consigliano sempre di consultare il sito internet www.presepiosegusino.it (sez. orari), in quanto potranno esserci variazioni anche durante il periodo di apertura. Per rimanere aggiornati su tutte le informazioni e novità, invitano a seguire la pagina Facebook Presepio Segusino.

Fonte: Associazione Amici Presepio Artistico di Segusino

1971-2021: il 29 novembre di cinquant’anni or sono veniva emanata la legge per la tutela dei Colli Euganei deturpati dalle attività estrattive. Se ne parla anche il 19 dicembre all’abbazia di Praglia in occasione della presentazione del libro “I Colli ritrovati”.

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(di Renato Malaman, giornalista, socio Argav) Cinquant’anni fa l’ansia era tanta… La sorte della proposta di legge per la tutela dei Colli Euganei (e il conseguente stop a oltre metà delle 70 cave ancora attive) era ancora incerta. La Commissione Istruzione e Belle Arti della Camera l’avrebbe comunque sottoposta all’esame decisivo. E l’avrebbe approvata. La 1097, di cui erano primi firmatari i deputati Giuseppe Romanato di Rovigo e Carlo Fracanzani di Este (ma che aveva il sostegno di altri 26 altri parlamentari: i padovani c’erano tutti e di tutti i partiti), sarebbe poi diventata uno spartiacque fondamentale per la protezione di questo straordinario territorio collinare. Territorio cantato da poeti e letterati di tutte le epoche che le cave, in pochi anni di frenetica attività estrattiva, stavano riducendo in un luogo di devastazione e di rimpianto.

In questa ricorrenza importante – e parliamo di una legge approvata a tempo di record e che giuridicamente ha fatto dottrina a livello nazionale – è doveroso ricordare chi ha sostenuto incessantemente l’azione forte dei parlamentari. Ovvero i Comitati per la difesa dei Colli Euganei, alla cui guida c’erano i fratelli Sandon, Gianni e Franco. Comitati che hanno lavorato con ostinazione, con coraggio e tanta fantasia.

Non fu una battaglia né facile, né semplice, perché le cave allora erano fonte di lavoro per centinaia di famiglie. Però fu una battaglia civile di portata epocale che oggi va ricordata con particolare attenzione. Certamente maggiore di quella che le istituzioni hanno dimostrato nelle ultime settimane, quasi ignorando la ricorrenza. Un silenzio a dir poco imbarazzante…

Nota di redazione. Alle ore 10 di domenica 19 dicembre, 2021 Renato Malaman sarà all’abbazia di Praglia (PD) per presentare il libro ‘I Colli ritrovati’,  realizzato insieme a Claudio Grandis, Toni Grossi e Toni Mazzetti, grazie al supporto di  Banca Patavina. Malaman ha  trattato il capitolo finale, dedicato alla legge 1097. Foto in alto, da sx lo scempio ambientale causato dall’attività estrattiva nei Colli Euganei, Giuseppe Romanato, Carlo Francanzani e Gianni Sandon (credits profilo Fb Renato Malaman)

A San Zeno di Montagna (Vr) fino al 7 novembre fine settimana dedicati al Marrone di San Zeno Dop e alle castagne

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Continuano a San Zeno di Montagna (V), nei fine settimana 30/31 ottobre e 1/6/7 novembre 2021, la 18° edizione della Festa del Marrone di San Zeno DOP e la 49° edizione della Festa delle castagne – Mostra Mercato dei Marrone. La manifestazione è stata presentata al Mercato Coperto di Campagna Amica Verona dal presidente del Consorzio di Tutela del Marrone di San Zeno DOP Simone Campagnari, dal sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, dalla vicepresidente di Coldiretti Verona Franca Castellani. Presenti anche Silvia Marcazzan, componente di giunta di Coldiretti Verona con delega alla montagna; il consigliere del Comune di San Zeno di Montagna con delega alla manifestazione Carlo Gambino; Paolo Bissoli e Alessandro Torluccio rispettivamente presidente e direttore di Confesercenti.

Il Marrone di San Zeno DOP è prodotto in un’area che comprende parte dei comuni di Brentino Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna, in provincia di Verona. Nella comunità montana del Monte Baldo la castanicoltura ha rappresentato nei secoli passati una risorsa economica importante con i primi riferimenti storici sulla coltivazione del castagno che risalgono al Medioevo. E’ a partire dagli anni Venti del secolo scorso che la coltura e la cultura del castano ha intrapreso la via di una produzione più razionale e attenta, che ha portato ad una produzione media annua che varia dai 200 ai 400 quintali a seconda dell’andamento dell’annata. Da disciplinare di produzione, i castagneti del Marrone di San Zeno DOP devono essere localizzati tra i 250 e i 900 metri s.l.m., mentre la raccolta può essere effettuata a mano o con mezzi meccanici idonei, tali da salvaguardare l’integrità sia della pianta che dei frutti.

Programma. La manifestazione si svolgerà̀ all’aperto rispettando le misure per la prevenzione del COVID-19. In tutti i giorni della festa, alle 11.00 in Piazza Schena ci sarà l’apertura del villaggio dei sapori con vendita del Marrone di San Zeno DOP e Birra Castanea. Si potranno degustare piatti tipici. Alle 19.00 chiusura chioschi. Nei ristoranti del paese si potranno assaggiare piatti a base di castagne. Tra le iniziative in programma, segnaliamo: venerdì 5 novembre, alle 17.00 all’Hotel Laguna si terrà il convegno “La montagna e i territori rurali nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza. Le sfide del turismo sostenibile”, mentre alle 20.00 al Palazzo Cà Montagna, è organizzata la cena di degustazione a base di castagne in collaborazione con il ristorante Al Calmiere. Info e prenotazioni Ufficio Turistico 045 6289296 entro il 27 ottobre. Quota di partecipazione 60 euro. Sabato 6 novembre alle 15.00, sfilata del Carnevale di Verona con il Papà del Gnocco e il Re della Stordela. Domenica 7 novembre, dalle 16.00 alle 18.00 si terrà l’esibizione con gli zampognari.

Interventi. “Questa festa è importante per tutti: castanicoltori e cittadini e soprattutto per tornare a stare insieme. Come Amministrazione di San Zeno di Montagna abbiamo voluto organizzare la manifestazione, anche se in modo diverso per le limitazioni poste dal Covid”, ha detto il sindaco Maurizio Castellani. “Con questa iniziativa – ha sottolineato Simone Campagnari – possiamo promuovere il nostro prodotto che oltre a essere DOP è biologico e a venderlo nella piazza principale di San Zeno. La montagna sa produrre qualità ed eccellenze in un ambiente naturale con prati, pascoli e castagneti. La manifestazione rappresenta una vetrina perché il marrone di San Zeno attira tante persone sul nostro territorio anche per godersi una bella giornata all’aria aperta e un ottimo menu con le castagne”. Carlo Gambino ha precisato: “Quest’anno per la prima volta abbiamo stravolto la festa per le normative vigenti e per non creare assembramenti ma in poco tempo siamo riusciti a organizzarla”. L’iniziativa del resto, ha aggiunto Gambino, non celebra solo un prodotto come il marrone ma coinvolge tutto il paese e le associazioni. Franca Castellani ha evidenziato il significato di questa iniziativa che rappresenta una “forma di ripartenza per le persone e le attività commerciali, dato il difficile periodo della pandemia”. “Abbiamo già presentato diverse manifestazioni al Mercato Coperto – ha detto – che si trova in centro città, luogo delle eccellenze agroalimentari veronesi ma anche a disposizione dei cittadini per iniziative che fanno conoscere il territorio scaligero ricco di tradizioni, prodotti unici ed eccellenti come il Marrone di San Zeno che ha ottenuto la denominazione di origine protetta nel 2003”. È bella vedere la voglia di ripartenza – ha aggiunto Silvia Marcazzan – che non è scontata e anche la sinergia con altre organizzazioni perché la montagna deve essere valorizzata soprattutto facendo squadra”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Deflusso ecologico, Anbi Veneto e Regione chiedono all’Ue di modificare l’applicazione della misura, in vigore dal 1 gennaio 2022, che rischia di nuocere all’ambiente, invece che migliorarlo 

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I dati parlano chiaro, rilasciare più acqua nei fiumi, nel rispetto delle nuove portate previste dal Deflusso Ecologico, significa privare d’acqua vasti territori, abbattere la produzione agricola, con danni notevoli a PIL e lavoro, compromettere ambienti generati dall’acqua e habitat naturali, distruggere paesaggi di straordinario pregio culturale e turistico con ripercussioni sulla ricarica di falda e dunque anche sulle risorgive e i fiumi da esse alimentati.” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, l’associazione dei consorzi di bonifica, al convegno nazionale “Emergenza per un territorio” di Anbi, Anni Veneto e consorzio di Bonifica Piave tenutosi giovedì 30 settembre a Quinto di Treviso, nel corso del quale si è affrontato lo scenario generato dall’applicazione del Deflusso Ecologico.

Uno scenario di crisi ambientale e occupazionale per vasta parte della Regione, a partire dai territori solcati dalle reti idrauliche che prelevano acqua dai fiumi Piave e Brenta, che risentirebbero drammaticamente della diminuzione di risorsa che dovrebbe essere lasciata nei fiumi. Uno scenario addirittura drammatico nelle parole del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia che senza mezzi termini parla di misura che “ammazzerà il territorio” e che dimostra come “l’Europa, quando scrive le direttive, non tiene conto delle specificità dei territori”. Per questo motivo “la Regione, a fianco dei consorzi di bonifica” è pronta anche a “procedere per vie legali” per tutelare ambiente e territorio, fermo restando che il tema del Deflusso Ecologico “va risolto a livello nazionale”.

La data a cui consorzi di bonifica, istituzioni, mondo ambientale e attività produttive – a partire da agricoltori e idroelettrico – guardano con apprensione è il 1° gennaio 2022, allorché, con l’entrata in vigore del Deflusso Ecologico secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acque (Direttiva Europea 2000/60/CE), per rilasciare un quantitativo d’acqua nei fiumi anche 3 volte superiore rispetto all’attuale, si diminuiranno sensibilmente i prelievi delle reti di canali che innervano vasti territori e che hanno generato nei secoli ambiente, attività produttive e un paesaggio di straordinario pregio culturale e turistico. “Mettiamo a rischio le nostre eccellenze agroalimentari”, afferma il presidente nazionale di Anni Francesco Vincenzi.

I dati illustrati dal consorzio di Bonifica Piave dimostrano che sull’area del proprio comprensorio, in pratica tutta la provincia di Treviso, se storicamente le stagioni critiche dal punto di vista di risorsa (dove per criticità significa una riduzione della disponibilità di risorsa maggiore del 20% rispetto alla media) sono 1 ogni 20 anni (l’ultima il 2003), con l’applicazione del Deflusso ecologico sarebbero 2 ogni 3 anni, con una situazione di grande criticità (una riduzione di oltre il 50% sulla media) 1 anno ogni 2. “Con questi dati chiudiamo il Consorzio” ha spiegato il presidente del Consorzio Piave Amedeo Gerolimetto, “ma ne soffrirà anche il comparto agricolo perché significa che in 20 anni avremmo perso il 46% della produzione lorda vendibile (PLV)”.

Il consorzio Piave, oggi, per irrigare i 50 mila ettari di comprensorio, preleva al massimo 55 metri cubi al secondo di acqua a fini irrigui ma con benefici ecosistemici ben più ampi come l’alimentazione della falda. In caso di riduzione, ogni 1,1 metri cubi d’acqua in meno, significa privare d’acqua mille ettari di territorio. Danni anche nel caso di energie rinnovabili, soprattutto a monte dove, secondo le sperimentazioni di Enel Greenpower, si riscontrerebbe “un deficit di energia rinnovabile di 930 milioni di kWh pari al consumo annuo delle famiglie delle province di Treviso e Belluno senza tuttavia miglioramenti in termini di qualità ambientale”. Sottrarre all’ambiente quella stessa acqua che l’ha generato nei secoli comporterebbe inoltre impatti ambientali su risorgive, ricarica di falda, siepi e corridoi ecologici ai margini dei corsi d’acqua, fauna ittica. Nel comprensorio del Brenta, significherebbe la fine del patrimonio ambientale, paesaggistico, storico-culturale delle rogge realizzate dalla Serenissima 4-500 anni fa.

Un disastro ambientale causato da una misura che nasce con buone intenzioni di tutela ambientale, ma che puntando tutte le attenzioni sui fiumi dimentica i territori. I dati alla mano, incontrovertibili, sono la carta da giocare in sede Comunitaria. L’autorità di bacino delle Alpi Orientali, per voce del Segretario Generale Marina Colaizzi spiega che: “studi, dati e informazioni emersi sono fondamentali per rappresentare a Bruxelles la situazione di criticità, spiegando che l’agricoltura sta investendo nell’efficientare l’utilizzo dell’acqua ma che vi sono numerosi servizi ecosistemici che non sono comprimibili, rischiamo insomma un costo sproporzionato rispetto al beneficio del rilascio del deflusso ecologico. Siamo certi che con questi dati l’Europa accoglierà la richiesta di una gradualità nell’applicazione del deflusso e anche nel rivedere il valore di questo quantitativo di acqua da rilasciare nel fiume.”

Al convegno hanno partecipato oltre 300 persone tra amministratori, rappresentanti delle attività produttive, in primis agricoltura e idroelettrico, organizzazioni ambientali e ovviamente tecnici idraulici e consorzi di bonifica. Tra i relatori, oltre ai vertici nazionali di Anbi, la Regione del Veneto è stata rappresentata ai massimi livelli dal presidente Luca Zaia e dagli assessori all’Agricoltura Federico Caner e l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin. Presenti inoltre, il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, il Ministero delle Politiche Agricole rappresentato dal Direttore Generale dello Sviluppo Rurale Simona Angelini, i presidenti delle commissioni Agricoltura del Senato Gianpaolo Vallardi e Ambiente della Camera Alessia Rotta, tutte le Autorità di Bacino Distrettuale d’Italia, le organizzazioni agricole regionaliLegambiente.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Consorzio Agrario del Nordest verso l’adesione a Consorzi Agrari d’Italia

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Il Consorzio Agrario del Nordest, superando le divisioni preesistenti tra Consiglieri, lo scorso 11 maggio ha approvato all’unanimità in Cda la proposta di riesame del progetto di adesione a Consorzi Agrari d’Italia Spa.

La proposta sarà delineata al meglio e presentata per l’approvazione ai soci in assemblea deliberativa dal presidente Ettore Prandini insieme al direttore generale Pierluigi Guarise in condivisione con gli attuali soci di Consorzi Agrari d’Italia Spa, ovvero Bonifiche Ferraresi Spa ed i Consorzi Agrari dell’Emilia, del Tirreno, dell’Adriatico e del Centrosud.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Agrario del Nordest

On line il portale delle Fattorie Didattiche Coldiretti con oltre 200 aziende venete iscritte

E’ on line il portale delle fattorie didattiche di Coldiretti, dove è possibile trovare l’azienda più vicina e consultare le offerte di campi verdi, visite, lezioni e settimane green. Nella rete nazionale anche le oltre 200 aziende venete che offrono attività educativi per i bambini.

Possibilità di usufruire del bonus famiglia. “Spesso gestite al femminile – spiega Chiara Bortolas, presidente regionale di Donne Impresa – rappresentano lo spazio ideale per i più piccoli proprio in questo particolare momento di ripresa dopo un lockdown obbligato per l’emergenza sanitaria”. Cortili e prati a disposizione di tutti per rispettare la distanza e applicare i protocolli sanitari previsti. Giochi di un tempo ma anche soluzioni digitali, le agricoltrici e gli operatori didattici hanno organizzato animazioni e intrattenimenti basandosi sulla esperienza tradizionale aggiornata alle nuove modalità pedagogiche richieste dai provvedimenti. “Un posto ideale anche per i grandi – continua Bortolas – rassicurati, tra l’altro, dalla possibilità di lasciare i figli all’aria aperta guidati da personale qualificato che ha frequentato corsi e gli aggiornamenti programmati dalla Regione Veneto. Ulteriore incentivo per i genitori – continua Bortolas – il bonus famiglia rilasciato dall’Inps per le realtà come le imprese agricole che svolgono funzioni ricreative e servizi integrati per la prima infanzia”.

Tempo di bilanci. A due anni esatti dalla nomina, Chiara Bortolas anche nel ruolo di vicepresidente nazionale, nel fare un primo bilancio si dice soddisfatta dell’intraprendenza della parte rosa di Coldiretti che rappresenta il 30% della base associativa. “Forti dell’abilità di tessere relazioni, anche con le amministrazioni pubbliche, Donne Impresa si è rivelato un sistema operativo che trova la massima espressione con il Progetto di Educazione alla Campagna Amica che coinvolge ogni anno circa 10mila studenti delle scuole dell’obbligo.  In stalla, nelle serre, in cantina, nei campi, al mercato e ai fornelli ovunque connesse, non si sono risparmiate nel rispondere alle richieste della collettività alla quale è stata garantita la spesa quotidiana e i pasti a domicilio con servizi porta a porta. Iniziative che affermano il valore della presenza strategica dei produttori agricoli”. A questo link, il portale delle fattorie didattiche.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto