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A San Zeno di Montagna (Vr) fino al 7 novembre fine settimana dedicati al Marrone di San Zeno Dop e alle castagne

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Continuano a San Zeno di Montagna (V), nei fine settimana 30/31 ottobre e 1/6/7 novembre 2021, la 18° edizione della Festa del Marrone di San Zeno DOP e la 49° edizione della Festa delle castagne – Mostra Mercato dei Marrone. La manifestazione è stata presentata al Mercato Coperto di Campagna Amica Verona dal presidente del Consorzio di Tutela del Marrone di San Zeno DOP Simone Campagnari, dal sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, dalla vicepresidente di Coldiretti Verona Franca Castellani. Presenti anche Silvia Marcazzan, componente di giunta di Coldiretti Verona con delega alla montagna; il consigliere del Comune di San Zeno di Montagna con delega alla manifestazione Carlo Gambino; Paolo Bissoli e Alessandro Torluccio rispettivamente presidente e direttore di Confesercenti.

Il Marrone di San Zeno DOP è prodotto in un’area che comprende parte dei comuni di Brentino Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna, in provincia di Verona. Nella comunità montana del Monte Baldo la castanicoltura ha rappresentato nei secoli passati una risorsa economica importante con i primi riferimenti storici sulla coltivazione del castagno che risalgono al Medioevo. E’ a partire dagli anni Venti del secolo scorso che la coltura e la cultura del castano ha intrapreso la via di una produzione più razionale e attenta, che ha portato ad una produzione media annua che varia dai 200 ai 400 quintali a seconda dell’andamento dell’annata. Da disciplinare di produzione, i castagneti del Marrone di San Zeno DOP devono essere localizzati tra i 250 e i 900 metri s.l.m., mentre la raccolta può essere effettuata a mano o con mezzi meccanici idonei, tali da salvaguardare l’integrità sia della pianta che dei frutti.

Programma. La manifestazione si svolgerà̀ all’aperto rispettando le misure per la prevenzione del COVID-19. In tutti i giorni della festa, alle 11.00 in Piazza Schena ci sarà l’apertura del villaggio dei sapori con vendita del Marrone di San Zeno DOP e Birra Castanea. Si potranno degustare piatti tipici. Alle 19.00 chiusura chioschi. Nei ristoranti del paese si potranno assaggiare piatti a base di castagne. Tra le iniziative in programma, segnaliamo: venerdì 5 novembre, alle 17.00 all’Hotel Laguna si terrà il convegno “La montagna e i territori rurali nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza. Le sfide del turismo sostenibile”, mentre alle 20.00 al Palazzo Cà Montagna, è organizzata la cena di degustazione a base di castagne in collaborazione con il ristorante Al Calmiere. Info e prenotazioni Ufficio Turistico 045 6289296 entro il 27 ottobre. Quota di partecipazione 60 euro. Sabato 6 novembre alle 15.00, sfilata del Carnevale di Verona con il Papà del Gnocco e il Re della Stordela. Domenica 7 novembre, dalle 16.00 alle 18.00 si terrà l’esibizione con gli zampognari.

Interventi. “Questa festa è importante per tutti: castanicoltori e cittadini e soprattutto per tornare a stare insieme. Come Amministrazione di San Zeno di Montagna abbiamo voluto organizzare la manifestazione, anche se in modo diverso per le limitazioni poste dal Covid”, ha detto il sindaco Maurizio Castellani. “Con questa iniziativa – ha sottolineato Simone Campagnari – possiamo promuovere il nostro prodotto che oltre a essere DOP è biologico e a venderlo nella piazza principale di San Zeno. La montagna sa produrre qualità ed eccellenze in un ambiente naturale con prati, pascoli e castagneti. La manifestazione rappresenta una vetrina perché il marrone di San Zeno attira tante persone sul nostro territorio anche per godersi una bella giornata all’aria aperta e un ottimo menu con le castagne”. Carlo Gambino ha precisato: “Quest’anno per la prima volta abbiamo stravolto la festa per le normative vigenti e per non creare assembramenti ma in poco tempo siamo riusciti a organizzarla”. L’iniziativa del resto, ha aggiunto Gambino, non celebra solo un prodotto come il marrone ma coinvolge tutto il paese e le associazioni. Franca Castellani ha evidenziato il significato di questa iniziativa che rappresenta una “forma di ripartenza per le persone e le attività commerciali, dato il difficile periodo della pandemia”. “Abbiamo già presentato diverse manifestazioni al Mercato Coperto – ha detto – che si trova in centro città, luogo delle eccellenze agroalimentari veronesi ma anche a disposizione dei cittadini per iniziative che fanno conoscere il territorio scaligero ricco di tradizioni, prodotti unici ed eccellenti come il Marrone di San Zeno che ha ottenuto la denominazione di origine protetta nel 2003”. È bella vedere la voglia di ripartenza – ha aggiunto Silvia Marcazzan – che non è scontata e anche la sinergia con altre organizzazioni perché la montagna deve essere valorizzata soprattutto facendo squadra”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Deflusso ecologico, Anbi Veneto e Regione chiedono all’Ue di modificare l’applicazione della misura, in vigore dal 1 gennaio 2022, che rischia di nuocere all’ambiente, invece che migliorarlo 

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“I dati parlano chiaro, rilasciare più acqua nei fiumi, nel rispetto delle nuove portate previste dal Deflusso Ecologico, significa privare d’acqua vasti territori, abbattere la produzione agricola, con danni notevoli a PIL e lavoro, compromettere ambienti generati dall’acqua e habitat naturali, distruggere paesaggi di straordinario pregio culturale e turistico con ripercussioni sulla ricarica di falda e dunque anche sulle risorgive e i fiumi da esse alimentati.” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, l’associazione dei consorzi di bonifica, al convegno nazionale “Emergenza per un territorio” di Anbi, Anni Veneto e consorzio di Bonifica Piave tenutosi giovedì 30 settembre a Quinto di Treviso, nel corso del quale si è affrontato lo scenario generato dall’applicazione del Deflusso Ecologico.

Uno scenario di crisi ambientale e occupazionale per vasta parte della Regione, a partire dai territori solcati dalle reti idrauliche che prelevano acqua dai fiumi Piave e Brenta, che risentirebbero drammaticamente della diminuzione di risorsa che dovrebbe essere lasciata nei fiumi. Uno scenario addirittura drammatico nelle parole del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia che senza mezzi termini parla di misura che “ammazzerà il territorio” e che dimostra come “l’Europa, quando scrive le direttive, non tiene conto delle specificità dei territori”. Per questo motivo “la Regione, a fianco dei consorzi di bonifica” è pronta anche a “procedere per vie legali” per tutelare ambiente e territorio, fermo restando che il tema del Deflusso Ecologico “va risolto a livello nazionale”.

La data a cui consorzi di bonifica, istituzioni, mondo ambientale e attività produttive – a partire da agricoltori e idroelettrico – guardano con apprensione è il 1° gennaio 2022, allorché, con l’entrata in vigore del Deflusso Ecologico secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acque (Direttiva Europea 2000/60/CE), per rilasciare un quantitativo d’acqua nei fiumi anche 3 volte superiore rispetto all’attuale, si diminuiranno sensibilmente i prelievi delle reti di canali che innervano vasti territori e che hanno generato nei secoli ambiente, attività produttive e un paesaggio di straordinario pregio culturale e turistico. “Mettiamo a rischio le nostre eccellenze agroalimentari”, afferma il presidente nazionale di Anni Francesco Vincenzi.

I dati illustrati dal consorzio di Bonifica Piave dimostrano che sull’area del proprio comprensorio, in pratica tutta la provincia di Treviso, se storicamente le stagioni critiche dal punto di vista di risorsa (dove per criticità significa una riduzione della disponibilità di risorsa maggiore del 20% rispetto alla media) sono 1 ogni 20 anni (l’ultima il 2003), con l’applicazione del Deflusso ecologico sarebbero 2 ogni 3 anni, con una situazione di grande criticità (una riduzione di oltre il 50% sulla media) 1 anno ogni 2. “Con questi dati chiudiamo il Consorzio” ha spiegato il presidente del Consorzio Piave Amedeo Gerolimetto, “ma ne soffrirà anche il comparto agricolo perché significa che in 20 anni avremmo perso il 46% della produzione lorda vendibile (PLV)”.

Il consorzio Piave, oggi, per irrigare i 50 mila ettari di comprensorio, preleva al massimo 55 metri cubi al secondo di acqua a fini irrigui ma con benefici ecosistemici ben più ampi come l’alimentazione della falda. In caso di riduzione, ogni 1,1 metri cubi d’acqua in meno, significa privare d’acqua mille ettari di territorio. Danni anche nel caso di energie rinnovabili, soprattutto a monte dove, secondo le sperimentazioni di Enel Greenpower, si riscontrerebbe “un deficit di energia rinnovabile di 930 milioni di kWh pari al consumo annuo delle famiglie delle province di Treviso e Belluno senza tuttavia miglioramenti in termini di qualità ambientale”. Sottrarre all’ambiente quella stessa acqua che l’ha generato nei secoli comporterebbe inoltre impatti ambientali su risorgive, ricarica di falda, siepi e corridoi ecologici ai margini dei corsi d’acqua, fauna ittica. Nel comprensorio del Brenta, significherebbe la fine del patrimonio ambientale, paesaggistico, storico-culturale delle rogge realizzate dalla Serenissima 4-500 anni fa.

Un disastro ambientale causato da una misura che nasce con buone intenzioni di tutela ambientale, ma che puntando tutte le attenzioni sui fiumi dimentica i territori. I dati alla mano, incontrovertibili, sono la carta da giocare in sede Comunitaria. L’autorità di bacino delle Alpi Orientali, per voce del Segretario Generale Marina Colaizzi spiega che: “studi, dati e informazioni emersi sono fondamentali per rappresentare a Bruxelles la situazione di criticità, spiegando che l’agricoltura sta investendo nell’efficientare l’utilizzo dell’acqua ma che vi sono numerosi servizi ecosistemici che non sono comprimibili, rischiamo insomma un costo sproporzionato rispetto al beneficio del rilascio del deflusso ecologico. Siamo certi che con questi dati l’Europa accoglierà la richiesta di una gradualità nell’applicazione del deflusso e anche nel rivedere il valore di questo quantitativo di acqua da rilasciare nel fiume.”

Al convegno hanno partecipato oltre 300 persone tra amministratori, rappresentanti delle attività produttive, in primis agricoltura e idroelettrico, organizzazioni ambientali e ovviamente tecnici idraulici e consorzi di bonifica. Tra i relatori, oltre ai vertici nazionali di Anbi, la Regione del Veneto è stata rappresentata ai massimi livelli dal presidente Luca Zaia e dagli assessori all’Agricoltura Federico Caner e l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin. Presenti inoltre, il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, il Ministero delle Politiche Agricole rappresentato dal Direttore Generale dello Sviluppo Rurale Simona Angelini, i presidenti delle commissioni Agricoltura del Senato Gianpaolo Vallardi e Ambiente della Camera Alessia Rotta, tutte le Autorità di Bacino Distrettuale d’Italia, le organizzazioni agricole regionali e Legambiente.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Consorzio Agrario del Nordest verso l’adesione a Consorzi Agrari d’Italia

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Il Consorzio Agrario del Nordest, superando le divisioni preesistenti tra Consiglieri, lo scorso 11 maggio ha approvato all’unanimità in Cda la proposta di riesame del progetto di adesione a Consorzi Agrari d’Italia Spa.

La proposta sarà delineata al meglio e presentata per l’approvazione ai soci in assemblea deliberativa dal presidente Ettore Prandini insieme al direttore generale Pierluigi Guarise in condivisione con gli attuali soci di Consorzi Agrari d’Italia Spa, ovvero Bonifiche Ferraresi Spa ed i Consorzi Agrari dell’Emilia, del Tirreno, dell’Adriatico e del Centrosud.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Agrario del Nordest

On line il portale delle Fattorie Didattiche Coldiretti con oltre 200 aziende venete iscritte

E’ on line il portale delle fattorie didattiche di Coldiretti, dove è possibile trovare l’azienda più vicina e consultare le offerte di campi verdi, visite, lezioni e settimane green. Nella rete nazionale anche le oltre 200 aziende venete che offrono attività educativi per i bambini.

Possibilità di usufruire del bonus famiglia. “Spesso gestite al femminile – spiega Chiara Bortolas, presidente regionale di Donne Impresa – rappresentano lo spazio ideale per i più piccoli proprio in questo particolare momento di ripresa dopo un lockdown obbligato per l’emergenza sanitaria”. Cortili e prati a disposizione di tutti per rispettare la distanza e applicare i protocolli sanitari previsti. Giochi di un tempo ma anche soluzioni digitali, le agricoltrici e gli operatori didattici hanno organizzato animazioni e intrattenimenti basandosi sulla esperienza tradizionale aggiornata alle nuove modalità pedagogiche richieste dai provvedimenti. “Un posto ideale anche per i grandi – continua Bortolas – rassicurati, tra l’altro, dalla possibilità di lasciare i figli all’aria aperta guidati da personale qualificato che ha frequentato corsi e gli aggiornamenti programmati dalla Regione Veneto. Ulteriore incentivo per i genitori – continua Bortolas – il bonus famiglia rilasciato dall’Inps per le realtà come le imprese agricole che svolgono funzioni ricreative e servizi integrati per la prima infanzia”.

Tempo di bilanci. A due anni esatti dalla nomina, Chiara Bortolas anche nel ruolo di vicepresidente nazionale, nel fare un primo bilancio si dice soddisfatta dell’intraprendenza della parte rosa di Coldiretti che rappresenta il 30% della base associativa. “Forti dell’abilità di tessere relazioni, anche con le amministrazioni pubbliche, Donne Impresa si è rivelato un sistema operativo che trova la massima espressione con il Progetto di Educazione alla Campagna Amica che coinvolge ogni anno circa 10mila studenti delle scuole dell’obbligo.  In stalla, nelle serre, in cantina, nei campi, al mercato e ai fornelli ovunque connesse, non si sono risparmiate nel rispondere alle richieste della collettività alla quale è stata garantita la spesa quotidiana e i pasti a domicilio con servizi porta a porta. Iniziative che affermano il valore della presenza strategica dei produttori agricoli”. A questo link, il portale delle fattorie didattiche.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Montagna in pericolo per il possibile consumo del suolo dovuto al cambiamento climatico in atto, l’allarme lanciato da Mountain Wilderness nel webinar Argav

Il tema della fruizione responsabile della montagna, rispettosa dell’ambiente e di chi lo popola (piante, animali, persone) e al contempo consapevole delle insidie che la natura può riservare a chiunque (inclusi gli appassionati con maggiore esperienza), è stato oggetto della videoconferenza organizzata da Argav lo scorso 5 giugno insieme ad Unaga (Associazione nazionale della stampa agroambientale) e la fondamentale collaborazione dell’associazione Mountain Wilderness attraverso la figura di Toio de Savorgnani, premio Argav 2016.

A moderare gli interventi è stato il presidente Argav Fabrizio Stelluto, regia del consigliere Argav Mauro Poletto. Gli interventi sono stati a cura di Giancarlo Gazzola, vicepresidente Mountain Wilderness, Carlo Alberto Pinelli, archeologo, regista, scrittore, docente universitario, Francesco Tomatis, filosofo, docente universitario, Luigi Casanova, giornalista.


		

	

Riscoprire l’importanza delle buone consuetudini ai tempi del nuovo Coronavirus

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Poche righe per un breve saluto, poiché per il secondo mese consecutivo non avremo l’opportunità di incontrarci nel “covo” del Circolo Wigwam, ad Arzerello di Piove d Sacco (PD); quello che non era mai accaduto in tanti anni, succede per colpa del coronavirus, che obbliga noi, come tutti, a sospendere ogni attività.

Per questo, sento il bisogno di dire che ci siamo e con una gran voglia di ricominciare appena le condizioni generali lo permetteranno; al via, ripartiremo con più consapevolezza di prima, contando che i nostri rapporti ne escano rafforzati, perché una delle lezioni di questa pandemia è proprio il riscoprire l’importanza delle consuetudini che, se vissute bene, altro non sono che punti fermi nelle relazioni d’amicizia. Insieme, ne abbiamo costruite molte.

Emergenza nuovo coronavirus, Agriturist Veneto dice no a ospitalità persone in quarantena per inadeguatezza delle strutture

Leonardo Granata

Ospitare le persone in quarantena? Gli agriturismi veneti rispondono no. Se la Regione Toscana ha già stretto un accordo con le associazioni di settore, ricavando 2.000 posti letto in hotel, residence e agriturismi per persone affette da Coronavirus in isolamento o convalescenza, le strutture di Confagricoltura mettono le mani avanti e spiegano di non essere preparate e attrezzate per una simile evenienza.

Strutture inadeguate. “Un conto è garantire l’ospitalità a persone bloccate in Veneto e che non possono tornare nei rispettivi Paesi di provenienza, com’è accaduto ai braccianti agricoli romeni rimasti in Trentino senza alloggio – spiega Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto, l’associazione degli agriturismi di Confagricoltura, e titolare dell’agriturismo Monte Sereo a Bastia di Rovolon -. Altro è ospitare, come hanno deciso in Toscana, persone in isolamento che non hanno, in casa, la possibilità di mantenere effettive distanze dai familiari conviventi; oppure positivi al Coronavirus che non hanno sintomi o hanno sintomatologie non gravi, o ancora persone guarite che escono dal percorso ospedaliero ma non hanno ancora raggiunto la completa negativizzazione e dunque la guarigione virale. Le nostre strutture non hanno gli spazi idonei, perché hanno al massimo 15 camere, e non sono neppure attrezzate per questo. Potremmo, invece, ospitare famiglie con bambini che hanno bisogno di spazi sani fuori dalla città. Ma attualmente questo non è concesso dalle norme”.

Diverso è il discorso relativo alla preparazione pasti o la consegna di cibo a domicilio: “È da un mese che siamo fermi, le spese sono tantissime e cominciano a esserci problemi di liquidità e qualsiasi soluzione potrebbe aiutarci – aggiunge -. Purtroppo però la legge regionale sugli agriturismi ci pone molti limiti e paletti. Non possiamo neppure preparare pasti preconfezionati da consegnare all’esterno, ad esempio, un’attività che potrebbe essere proficua per noi in questo momento”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Pesticidi, secondo la Corte dei conti europea l’azione UE ha portato a progressi modesti

Stando a una nuova relazione della Corte dei conti europea, i progressi nella misurazione e nella riduzione dei rischi derivanti dall’uso dei pesticidi nell’UE sono stati limitati. Vari Stati membri hanno recepito in ritardo l’insieme delle disposizioni della direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi, mentre gli agricoltori sono ancora poco incentivati ad adottare metodi alternativi. In aggiunta, la Commissione europea non ha la possibilità, secondo la Corte, di monitorare con precisione gli effetti o i rischi dovuti all’uso di pesticidi.

I prodotti fitosanitari (“pesticidi”) vengono utilizzati per proteggere le colture da organismi nocivi, parassiti e malattie. Comprendono insetticidi, fungicidi ed erbicidi, che possono esercitare pressioni sull’ambiente e comportare rischi per la salute umana. L’UE dispone dal 1991 di norme comuni per la loro autorizzazione e il loro utilizzo e, nel 2009, ha adottato la direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi. La Corte ha verificato se l’azione dell’UE al riguardo abbia avuto un esito positivo.

Procedure di infrazione. Vari Stati membri dell’UE hanno recepito in ritardo la direttiva nel diritto nazionale e, nel 2012, sono state avviate procedure di infrazione nei confronti di due di essi. La Corte ha inoltre constatato che la Commissione europea non aveva debitamente verificato la completezza o l’esattezza del recepimento. Ad esempio, non tutti gli Stati membri avevano recepito nel diritto nazionale l’obbligo per gli agricoltori di applicare la difesa integrata. La Corte riconosce però che, a partire dal 2016, la Commissione ha intensificato gli interventi per far rispettare l’attuazione della direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi.

In linea con la direttiva, la difesa integrata è divenuta obbligatoria per gli agricoltori. Essa consiste nel ricorrere ai pesticidi solo se la prevenzione e altri metodi falliscono o non sono efficaci. Non sono però stabiliti criteri chiari o requisiti specifici che aiutino a rendere esecutivo questo obbligo e a verificarne il rispetto. Parallelamente, è stata creata una categoria di “prodotti fitosanitari a basso rischio”. A oggi, tuttavia, sono disponibili all’impiego solo 16 sostanze di questo tipo su 487 (3 %) e non sono sufficienti, sostiene la Corte. Si osserva, inoltre, che gli agricoltori sono poco incentivati a ridurre la propria dipendenza dai pesticidi. In particolare – segnala la Corte – l’applicazione dei princìpi di difesa integrata non è prevista come condizione per percepire i pagamenti PAC.

“La Commissione europea non è stata capace, finora, di ridurre in misura consistente e controllare i rischi associati all’impiego di pesticidi da parte degli agricoltori”, ha dichiarato Samo Jereb, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “C’era l’opportunità di risolvere adeguatamente questo problema grazie alla nuova politica agricola comune che entrerà in vigore nel 2021, ma purtroppo non è stata colta.” La Corte ha rilevato che le statistiche sulle sostanze attive e sul loro uso pubblicate dalla Commissione (Eurostat) non erano abbastanza dettagliate per essere utili. Né i dati forniti dagli Stati membri erano sufficientemente armonizzati o aggiornati. Infine, gli indicatori nazionali per misurare i rischi e l’impatto che alcuni Stati membri hanno pur sviluppato non erano comparabili nell’intera UE. I tentativi iniziali della Commissione di sviluppare tali indicatori a livello UE non hanno avuto successo per la mancanza di dati pertinenti. I primi due indicatori di rischio a livello UE sono stati introdotti solo nel novembre 2019, dieci anni dopo l’adozione della direttiva, e nessuno dei due tiene conto del modo, del momento e del luogo in cui i pesticidi sono utilizzati. Alla Commissione, pertanto, manca ancora una solida base di dati concreti per stabilire se la direttiva abbia conseguito l’obiettivo dell’UE di rendere sostenibile l’uso dei pesticidi, conclude la Corte.

Poiché la Commissione europea sta attualmente valutando la legislazione in questo settore d’intervento a fronte della crescente preoccupazione manifestata dai cittadini e nelle aule parlamentari, la Corte raccomanda di:

·         verificare la difesa integrata a livello di azienda agricola;

·         consentire il collegamento della difesa integrata ai pagamenti a titolo della nuova PAC;

·         migliorare le statistiche sui prodotti fitosanitari;

·         sviluppare migliori indicatori di rischio.

24-28 aprile 2019, all’Orto Botanico di Padova torna “Risvegli”, cinque giornate ricche di eventi tra scienza e natura

Da mercoledì 24 a domenica 28 aprile l’Orto botanico di Padova accoglie l’arrivo della primavera con la quarta edizione di “Risvegli”, il festival che l’Università di Padova dedica alla scienza e alla cultura, nell’ambito del palinsesto di eventi Universa. Saranno cinque giornate di musica, teatro, conferenze, incontri, visite guidate, laboratori, giochi dedicati alla scoperta del Pianeta che verrà.

I temi. Scienzati, conferenzieri, artisti e ospiti di rilievo internazionale contribuiranno a mettere a fuoco il tema del futuro: dal riscaldamento globale alle nostre possibilità di intervento, dall’uso consapevole delle risorse naturali alle nuove energie che possiamo mettere in campo. In programma laboratori, attività per le famiglie e per i più piccoli, in collaborazione con compagnie, attori, divulgatori ed esperti protagonisti del panorama nazionale. L’accesso sarà consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili, si consiglia dunque la prenotazione anche ove non obbligatoria. Tutti gli eventi si svolgeranno regolarmente anche in caso di maltempo. Il programma completo del festival, diviso per giornate, è disponibile qui.

Fonte: Servizio stampa Orto Botanico di Padova

Difendere una Pac che punti ai giovani e all’ambiente, appello dagli “agriconfronti” di Veneto Agricoltura

“Da incontri come quello organizzato da Veneto Agricoltura a Legnaro emerge netta la necessità di fare squadra a livello sia regionale che nazione ed europeo con l’obiettivo di disegnare una precisa strategia del sistema agricolo per i prossimi 20 anni. Solo in questo modo sarà possibile assicurare ai nostri agricoltori una politica agricola che possa garantire loro una soddisfacente redditività”. E’ con queste parole che il sottosegretario del Ministero per l’Agricoltura, il veneto Franco Manzato, ha inquadrato nel corso della tavola rotonda “politica” che concluso il partecipato evento promosso dall’Agenzia regionale svoltosi a Legnaro (Pd) nei giorni scorsi.

Tavola rotonda, coordinata dal direttore de L’Informatore Agrario, Antonio Boschetti, durante la quale l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, ha ribadito l’importanza del ruolo della Regione nelle scelte di politica agricola locale, leggi PSR, dove il Veneto si distingue per la capacità di spesa. Interrogato sul tema dell’innovazione, il direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, ha voluto rimarcare il forte impegno dell’Agenzia per dare strumenti competitivi agli imprenditori agricoli veneti.

Partendo dalla presentazione del Quaderno n. 20 della Collana Editoriale di Veneto Agricoltura dal titolo “Agriconfronti. L’agricoltura veneta e le sfide europee” (che può essere scaricata da: https://bit.ly/2Yk7uRP), il convegno ha messo sotto la lente di ingrandimento alcuni comparti del primario veneto in rapporto a quello nazionale ed europeo, a cominciare dalle dimensioni aziendali e l’occupazione in agricoltura per passare poi ai settori vitivinicolo, del mais e del biologico. Obiettivo principale del focus è stato quello di tastare il polso all’agricoltura in vista della riforma della Politica Agricola Comune (PAC) che farà da sfondo alle scelte nazionali e regionali del periodo 2021-2027. Una politica, quella agricola, che in questi mesi sta prendendo forma a Bruxelles e che il Parlamento europeo che uscirà dalle urne il prossimo 26 maggio dovrà ultimare e varare, si spera, entro il 2020. “Allo stato attuale – è stato ricordato da Herbert Dorfmann,  membro della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo – ci sono ancora dei margini di discussione e d’intervento, ed è proprio per questo che confronti come quello di oggi assumono una grande rilevanza, visto che le parti coinvolte del mondo agricolo, compresa quella politica, vengono messe nelle condizioni di confrontarsi tra loro. Di certo possiamo dire che la PAC post 2020 sarà una politica che guarda ai giovani e all’ambiente e che supporterà chi davvero vive di agricoltura”.

Il focus, animato dai giornalisti Giorgio Setti (Terra e Vita), Antonio Boscaini (Informatore Agrario) e Mimmo Vita (Veneto Agricoltura), ha visto l’intervento di numerosi esperti ed esponenti del mondo produttivo (Sandro Boscaini, Azienda Vinicola Masi; Andrea Bertoldi, Brio SpA), accademico e della ricerca (Samuele Trestini, Università di Padova; Renzo Rossetto, Veneto Agricoltura), dell’associazionismo agricolo (Lodovico Giustiniani, Confagricoltura del Veneto; Daniele Salvagno, Coldiretti Veneto; Gianmichele Passerini, CIA del Veneto; Doriano Annibale, Agri del Veneto; Marco Aurelio Pasti, Associazione Maiscoltori Italiani) e di altre strutture quali Veneto Lavoro presente con Letizia Bertazzon. Di seguito le sintesi con tutti inumeri degli agriconfronti (superficie e dimensioni delle aziende agricole, occupazione, vitivinicolo, mais e biologico). Ricordiamo che i video di tutti gli interventi sono disponibili sul profilo Facebook di Veneto Agricoltura.

Superfici aziendali in Ue, Italia, Veneto. Nell’Unione Europea la Superficie Agricola, dati Eurostat 2016, è di 173,3 milioni di ettari, utilizzata da 10,5 milioni di aziende agricole. Quasi il 60% da soli tre stati: Romania (33%), Polonia e Italia. Da noi le aziende agricole sono circa 1 milione e 145 mila, in calo del -31,8% nel decennio 2007-2016. La diminuzione delle aziende è una caratteristica strutturale comune a tutti gli Stati Membri: nell’Unione Europea è al -24,2%, in Veneto del -48%. L’agricoltura europea può essere definita una “agricoltura frammentata”: circa i due terzi delle aziende sono piccole (65%), non superando i 5 ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU). Ma, negli ultimi dieci anni, queste diminuiscono costantemente (-29), mentre aumentano di quasi il 4% quelle con SAU superiore ai 50 ettari, ora il 7% del totale. Il modello agricolo italiano si scontra con quello di altri grandi paesi europei come Francia, Germania, Gran Bretagna, dove prevalgono le aziende di grandi dimensioni. Inoltre, sempre a livello europeo, quelle con più di 50 ettari, pur essendo solo il 7% del totale, concentrano oltre il 68% della superficie complessiva. Quelle inferiori a 5 ettari, quasi il 65% del totale, occupano solo il 6% della superficie agricola. L’Italia, con una SAU media aziendale di 10,6 ettari, in crescita del 31,5% nel decennio, presenta comunque un valore inferiore a quello medio dell’Unione Europea, pari a 16,7 ettari/azienda. Valore che in Veneto ha avuto un incremento importante, passando da 5,7 a 10,9 ettari/azienda.

Occupazione. Nel 2017 nell’Unione Europea gli occupati agricoli erano circa 9,5 milioni, in calo del 17,7% rispetto al 2008, caratteristica strutturale dell’ultimo decennio per quasi tutti gli stati. Fanno eccezione l’Italia, che ha avuto un incremento del 2%; e il Veneto, con una crescita del 18%. Prevale quindi l’occupazione maschile: la “quota rosa” in agricoltura in Europa è in media del 33,7%. In Italia è al 26,2%, nel Veneto al 20,7%. Considerando la posizione professionale, in media, nell’UE-28, la quota di occupati indipendenti è del 61,4%, mentre i dipendenti rappresentano il 38,6% degli occupati agricoli. Nel Veneto gli indipendenti sono il 67,2% a fronte del 32,8% di occupati dipendenti; mentre in Italia, al contrario, gli indipendenti sono il 43,7%, 56,3% i dipendenti. La dinamica occupazionale negli ultimi dieci anni, evidenzia in quasi tutti i paesi un calo della quota di occupati indipendenti a favore di una crescita dell’incidenza degli occupati dipendenti. L’Italia, come la Francia, ha avuto una perdita meno rilevante (-6,9%), mentre la Regione Veneto mostra un aumento del +15,8% nel 2017 rispetto al 2008. Per gli occupati dipendenti si registra un aumento medio del +7% in Europa; che crescono anche in Italia, ma del 14,4%. Meglio ha fatto il Veneto, con un ottimo +23,9%. Anche per gli occupati indipendenti la propensione a fare impresa rimane prevalentemente una questione maschile. In media, nell’UE-28, i maschi rappresentano il 71,7% degli occupati indipendenti; in Italia la quota maschile è del 77,5%; in Veneto del 78,8%.

Vino. Le superfici e la produzione di uva da vino nell’Unione Europea, rispettivamente pari a 3 milioni di ettari e circa 21 milioni di tonnellate nel 2017, sono concentrate in tre paesi: Spagna, Italia e Francia. Negli ultimi dieci anni c’è stata una generalizzata riduzione degli investimenti scesi del -12,3%; in Italia siamo al -10,9%, mentre nel Veneto, assistiamo ad un incremento degli ettari del +15,3%. Negli ultimi dieci anni in Europa sia le importazioni – pari a 13 miliardi di euro nel 2017, che le esportazioni – 20,9 miliardi, sono in aumento. Ma mentre le importazioni sono cresciute del 18,5%, le esportazioni volano a +48%. La Francia, primo paese esportatore con oltre 9 miliardi di euro è cresciuta meno della media comunitaria (+33,3%); meglio fanno Italia, +69,5%, 6 miliardi di euro nel 2017, e Spagna (circa 3 miliardi di euro, +60,3%). Ottimo il Veneto, al quarto posto nella virtuale classifica dei principali esportatori nella UE, dietro la Spagna. Per strategie dell’export, la Francia sembra aver liberato quote di mercato, subito occupate da spagnoli e italiani, per puntare su mercati emergenti extra-UE forse più remunerativi, quali Cina, Australia e Sud-Est asiatico. Il Veneto, regione leader, vanta un incremento delle esportazioni extra-UE del +126%, e del +111% con gli altri paesi europei.

Mais. Negli ultimi dieci anni, nell’Unione Europea si è assistito ad una diminuzione delle superfici coltivate a mais, scese a 8,4 milioni di ettari nel 2017. L’Italia, con circa 650 mila ettari investiti, di cui un quarto coltivati in Veneto, è il paese che ha registrato la riduzione maggiore, -38,3%, leggermente superiore a quella del Veneto, -37,1%. Tuttavia, grazie a un netto miglioramento delle rese, la produzione totale è aumentata, attestandosi a circa 65,4 milioni di tonnellate di mais, un terzo in più rispetto al 2007. Nel 2017, le importazioni di mais dell’Unione Europea sono aumentate del 36,1% rispetto al 2007; quasi un terzo della crescita è imputabile all’Italia, che ha raggiunto i 5,3 milioni di tonnellate nel 2017. Di queste, 1,4 milioni sono importate dal Veneto, raddoppiate rispetto al 2007, metà delle quali da extraUE. Le esportazioni di mais sono state pari a circa 17,5 milioni di tonnellate: più del 90% verso altri paesi UE. In sintesi l’UE a 28 dipende oggi dalle importazioni provenienti da paesi extra Ue: specie dall’Ucraina, per oltre il 50%, seguita a distanza dal Brasile. La produzione di italiana infine copre poco più della metà del fabbisogno interno, come nel Veneto, dove il cosiddetto indice di autosufficienza ha seguìto un andamento analogo a quello nazionale.

Biologico. Nel 2017 il 24% dei quasi 280 mila operatori biologici europei, cresciuti del 55% in dieci anni, erano italiani, uno su 4; nel Veneto 2.516 dove, a partire dal 2010, il loro numero è più che raddoppiato. Tuttavia la diffusione del biologico sembra essere ancora limitata. In Italia il 5,6% del totale delle aziende è biologica, dato comunque superiore alla media europea, pari al 2,8%; più sotto il Veneto, con solo il 2,5%. La superficie biologica nella UE è sui 12 milioni di ettari: in testa la Spagna con il 17%, seguita dall’Italia, con 1,8 milioni di ettari, il 15%. In Veneto ci sono poco meno di 20.000 ettari bio, solo l’1,1% del totale italiano, dove la propensione ad investire, pur superiore che nella UE, avviene su superfici di ridotte dimensioni. Nell’Unione Europea, la maggior parte dei 12 milioni di ettari bio è costituita da prati e pascoli, colture foraggere e cereali, mentre tutte le altre colture detengono ciascuna una quota di superficie inferiore al 5% del totale. L’Italia è lo Stato membro con il maggior numero di ettari investiti a cereali, ben 299 mila, il 16% del totale; il Veneto, ne ha solo 5.500, il 2%. Per il vino l’Italia, con 103.500 ettari, concentra un terzo della superficie europea di vigneto biologico, dietro la Spagna, che raggiunge quota 34%. In Veneto gli ettari sono circa 4.500, un valore superiore a quello della maggior parte degli altri Stati membri europei.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura