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Vendemmia e nuovi voucher, flop annunciato, in campagna si ricorre ai contratti a tempo determinato

I nuovi voucher hanno dato il colpo di grazia ad uno strumento nato per far fronte alle necessità del settore primario e invece stravolto nel corso degli anni. In occasione della vendemmia e dell’avvio della stagione della raccolta di prodotti ortofrutticoli le aziende agricole hanno scelto di abbandonare i voucher e reclutare il personale necessario con le assunzioni a tempo determinato, con tutto ciò che comporta in termini di aggravio di costi e di ulteriori adempimenti. A confermarlo è Coldiretti, che in queste settimane sta fornendo alle imprese del settore primario l’assistenza necessaria per procedere in tempi rapidi alle assunzioni e consentire in questo modo il regolare svolgimento del lavoro in campagna.

Uno strumento abusato, ma non dal comparto agricolo. “Un uso poco responsabile dei voucher da parte di settori economici ben diversi dall’agricoltura ha costretto ad una riforma che di fatto ha cancellato questo strumento che se correttamente usato aveva i suoi pregi”, afferma in una nota Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Padova. L’agricoltura è stata il settore che ne ha fatto un uso assai ridotto, senza mai abusarne, limitato appunto alla specificità delle raccolte stagionali (nella provincia di Padova su oltre 3 milioni di voucher venduti lo scorso anno l’agricoltura ne ha usati poco più di 30 mila, pari all’1 per cento).

A decretare il fallimento dei nuovi voucher le limitazioni iniziali all’accesso portale dell’INPS, il limite dei 6.666 euro l’anno per utilizzatore, una somma un po’ bassa per aziende agricole che in particolari periodi hanno bisogno di parecchie persone in campagna. A questo si aggiunge l’importo minimo di 4 ore al giorno da riconoscere al lavoratore, senza tenere conto della variabilità del meteo che potrebbe costringere a riduzioni improvvise.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Nuova Doc Pinot Grigio Delle Venezie, positivo l’esordio alla Borsa Merci

La Borsa Merci di Verona ha quotato lo scorso 21 agosto i prezzi delle uve della nuova Doc Pinot Grigio “Delle Venezie” tra i 68 e i 72 centesimi di euro a cui deve essere aggiunta l’Iva. Prezzi superiori a quelli del 2016 che erano, per la “vecchia” IGT Pinot Grigio, tra i 50 e 58 centesimi al kg.

Consorzio sempre aperto a nuovi associati. “Iniziano a vedersi gli effetti positivi della nuova Doc e del relativo Consorzio che ha tra gli obiettivi quello di mettere il Pinot Grigio in sicurezza e dargli il valore che merita, tutelando la redditività dei produttori e la reputazione del nostro vino, i prezzi delle uve sono interessanti e buona la redditività per ettaro”, commenta Coldiretti in una nota, che ha voluto fortemente questa nuova denominazione.  Ora è fondamentale aderire al Consorzio, direttamente oppure attraverso le organizzazioni, perché è necessaria la massima condivisione per un prodotto così strategico per il Nord Est”.

Il Consorzio di Tutela Doc delle Venezie, presieduto da Albino Armani, è stato costituito lo scorso mese di marzo dopo un periodo in cui l’ATS, Associazione Temporanea di Scopo, ha seguito tutto il processo della nuova Doc che comprende tre regioni: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Nel Nord Italia si produce l’85% della produzione complessiva nazionale e il 43% di quella mondiale, con circa 2 milioni di ettolitri (260 milioni di bottiglie) distribuiti su oltre 20 mila ettari: circa 11.500 ettari veneti, 6.000 friulani e 2.800 nella provincia di Trento.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Vendemmia 2017, la siccità premia la qualità delle uve, ma cala la produzione

Nel corso del secondo appuntamento del Trittico Vtivinicolo, organizzato lo scorso 10 agosto a Legnaro (PD) da Veneto Agricoltura, Regione, Avepa, Arpav, Crea-Vit Conegliano, in collaborazione con la Regione Friuli-Venezia Giulia e le Province di Trento e Bolzano, sono stati presentati le prime stime produttive dell’imminente vendemmia.

In sintesi. Il quadro europeo vede un generalizzato calo produttivo, tra il -10/15% (le ipotesi sono per un computo finale di 42-43 mio/hl per Italia, 40 per Spagna, 38 per Francia). Per l’Italia il calo più marcato sembra provenire dalla Sicilia, con punte di -50%, e dalla Toscana. Principali cause, l’andamento siccitoso consociato alle alte temperature estive e alle gelate tardive di aprile. Anche il Triveneto ha subìto le medesime condizioni negative. Il bicchiere mezzo pieno, è dato però dall’ottima sanità e quindi qualità delle uve, dovuta alla difficoltà di sviluppo degli agenti fungini, che giungono con climi piovosi. Si sono verificati, in verità, episodi di Mal dell’esca nei vigneti di Glera, Corvina e Cabernet, mentre meno preoccupanti sono i danni dovuti al virus del Pinot Grigio.

Meteo determinante nelle prossime settimane. Quindi i viticoltori veneti (e non solo) sono tutti concordi: se da qui in avanti il meteo non farà le bizze, la vendemmia 2017 potrebbe riservare grandi soddisfazioni. Tradotto: il vigneto sta entrando nella fase cruciale e a pochi giorni dall’avvio della vendemmia (a cavallo di Ferragosto saranno vendemmiate le uve Pinot e Chardonnay per base spumante) i “vigneron” incrociano le dita per avere giornate di sole, notti fresche e qualche leggera pioggia ristoratrice.

 

Per quanto riguarda la qualità, al momento l’accumulo zuccherino sta procedendo su livelli normali o superiori al consueto, il calo acido ovviamente risente delle alte temperature e vi sono casi nei quali il Pinot Grigio ha consumato in gran parte il suo contenuto malico. Nei vini rossi vi può essere il pericolo di un disaccoppiamento tra accumulo zuccherino e maturazione fenolica; mentre nei bianchi per ora gli aromi più favoriti dalle condizioni meteo sono quelli legati alla trasformazione della clorofilla e xantofille nei sentori di frutta matura sotto la guida delle alte temperature. Riguardo le rese produttive, allo stato attuale la produttività complessiva del Veneto è su valori medi, non certamente di abbondanza, e questo per due motivi: i citati danni da gelo e la minor fertilità delle gemme, che mediamente ha interessato tutti i vitigni, fatto dovuto anche all’alta produzione del 2016.

Nel dettaglio le prime stime produttive per provincia del Triveneto. Verona. La previsione produttiva dovrebbe mantenersi sugli stessi livelli del 2016 per l’area Valpolicella, mentre nei comprensori di pianura sono possibili cali dovuti alle gelate di aprile. L’entrata in produzione dei nuovi vigneti inciderà con un aumento della resa complessiva del +3%. Vicenza. In collina si presume una produzione in linea se non superiore a quella del 2016. Nelle zone di Breganze la produzione potrebbe essere superiore a quella degli ultimi anni a condizione che non si verifichino eventi grandinigeni significativi. Per le zone del medio basso vicentino e quelle di pianura, considerati i danni avuti dalla gelata di aprile e la minor produzione dei vigneti privi di irrigazione di soccorso, si stimano le seguenti rese: Pinot Grigio, Glera, Chardonnay – 20-25% a causa della minor fertilità e danni da brinata; Merlot -15% a causa dei danni da brinata; Garganega -10% a causa dei danni da brinata; Pinot Bianco, Sauvignon, Cabernet e Carmenere, Manzoni Bianco, Tocai Rosso: rese invariate. L’entrata in produzione dei nuovi vigneti inciderà sulla resa complessiva per un +3/4%. Belluno. Salvo imprevisti, le stime produttive prevedono in generale una produzione equivalente a quella registrata nel 2016. Si stima un aumento del +10/15% di resa per l’entrata in produzione di nuove superfici che riguardano in particolare Glera, Pinot Grigio e Pinot Nero. Padova e Rovigo. In condizioni di ordinarietà e grazie al buono stato fitosanitario è possibile stimare una produzione in linea con quella del 2016 sia per le uve a bacca nera che per quelle a bacca bianca. L’entrata in produzione dei nuovi vigneti inciderà con un aumento della resa complessiva del +4-5% per la provincia di Padova e del +2% circa per quella di Rovigo. Treviso. Rispetto al 2016 si stima una produzione inferiore del -10% malgrado l’entrata in produzione dei nuovi vigneti. Le cause sono soprattutto la minore fertilità per il Glera, le gelate del 19-21 aprile e le grandinate che hanno colpito parte del territorio provinciale. Con riferimento ai principali vitigni: Pinot grigio -5%, la maggiore fertilità è controbilanciata dall’effetto della gelata; Glera -10/20% per minore fertilità e rare conseguenze della gelata (si tratta del vitigno dal germogliamento più precoce) tenuto conto della capacità di recupero che caratterizza la varietà. L’apporto dell’entrata in produzione dei nuovi vigneti sul totale si stima intorno al +2-3%. Venezia. La produzione totale è prevista con una diminuzione di circa il -10% a causa delle gelate primaverili e di una minor fertilità delle gemme, tuttavia per il Pinot Grigio e il Glera si stima un aumento del +10% dovuto all’entrata in produzione dei nuovi impianti. Per le uve a bacca nera è previsto un calo produttivo del -15% dovuto alla riduzione delle superfici vitate.

Produzione in Alto-Adige. Bolzano. Si attendono dei quantitativi di uva inferiori di circa il -10% rispetto al 2016. Alcuni vitigni, come per esempio lo Chardonnay, presentano dei grappoli spargoli per cui i quantitativi si annunciano ridotti; riduzione riconducibile ad  una fase di siccità durante la fioritura e per qualche singolo vigneto alle gelate invernali e alle quelle tardive di aprile. I nuovi vitigni che entrano in produzione quest’anno sono principalmente dei vitigni resistenti alle malattie fungine come le varietà Bronner, Muscaris e Solaris. Per ora non si tratta di superfici consistenti, di conseguenza non andranno ad incidere in maniera importante sulla resa complessiva del vigneto dell’Alto Adige. Trento. Fino alla vigilia dell’incontro di Legnaro, in provincia di Trento si prevedeva un incremento complessivo di produzione del +2%. Nella serata di mercoledì 9 agosto è stata registrata però una forte grandinata, segnalata a Veneto Agricoltura dagli stessi Uffici preposti dell’Amministrazione provinciale. I danni sono ancora da quantificare. In ogni caso, viene segnalato un calo della varietà Marzemino, buona invece la produzione di Merlot, Teroldego, Pinot Grigio. Le cause: il peso medio dei grappoli più elevato e il fatto che non si registrano, al momento, danni da patogeni. L’incidenza dell’entrata in produzione dei nuovi vigneti risulta essere trascurabile (+1%).

Produzione in Friuli-Venezia Giulia. Si prevede, rispetto al 2016, una contrazione della produzione nell’ordine del -5-7% per alcune varietà precoci (Pinot, Chardonnay) a seguito della gelata tardiva dello scorso mese di aprile. Per le altre varietà i livelli produttivi sono simili a quelli degli anni precedenti. Va tenuto presente che con la vendemmia 2017 sono entrati in piena produzione i vigneti impiantati nel 2014 ed iniziano a produrre gli impianti 2015. La produzione totale regionale si stima quindi a un livello prossimo a quello delle due annate precedenti, vale a dire oltre 2,7 milioni di quintali di uva, di cui circa 2,3 a bacca bianca.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

Vendemmia 2017, in Veneto parte a Ferragosto, cautela nelle previsioni

La vendemmia 2017 è alle porte. Nel Veneto, già nella settimana di Ferragosto inizierà la raccolta delle uve Pinot e Chardonnay per base spumante e da lunedì 21 agosto per vini tranquilli. Per ora, viene confermano l’anticipo di vendemmia di una decina di giorni, in un quadro storico di anticipi vendemmiali, causato probabilmente dai cambiamenti climatici in atto. Il quadro completo sullo stato di maturazione delle uve e sulle prime stime di produzione sarà fornito giovedì 10 agosto nel secondo appuntamento in programma al Trittico Vitivinicolo 2017, che si terrà alle ore 9,30 a Legnaro (Pd) ad Agripolis (viale dell’Università 14).

Una vendemmia quella di quest’anno che si annuncia, al momento, molto interessante un po’ ovunque nel Veneto. Buone notizie arrivano in particolare dalle aree di collina del veronese, vicentino e trevigiano, dove gli addetti ai lavori sostengono che in questo momento nel vigneto si stanno creando i presupposti per una buona vendemmia, in particolare sotto il profilo qualitativo. In altre aree, invece, in particolare di fondovalle e di pianura delle diverse province, la quantità risulterà purtroppo penalizzata dalle gelate dello scorso mese di aprile, comunque in parte compensata dall’entrata in produzione di nuovi impianti.

Al momento, questa calda estate sta “lavorando” a favore delle uve: malattie ridotte al minimo grazie anche alle giornate calde e soleggiate e alle notti decisamente più fresche; le precipitazioni, pur non abbondanti, sono giunte finora al momento opportuno. Saranno comunque le prossime due settimane a dare l’impronta decisiva a questa attesissima vendemmia. Non resta che incrociare le dita.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

10 agosto 2017, a Legnaro (PD) il secondo appuntamento regionale sulle previsioni vendemmiali, a coordinare l’incontro il consigliere Argav Renzo Michieletto

Bastano pochi dati dell’annata 2016 per comprendere l’importanza del settore vitivinicolo veneto: 87.183 gli ettari di superficie vitata, 13 milioni di quintali di uva, 10,1 milioni gli ettolitri di vino prodotto, corrispondenti al 19,5% della produzione italiana e al 3,5% di quella mondiale. 25.538 i produttori di vino nel Veneto di cui 15.315 hanno conferito alle Cantine Sociali. I2 miliardi di euro di export veneto valgono il 35,6% del valore complessivo delle esportazioni nazionali e il primo posto in Italia.

43^ edizione. E’ sullo sfondo di questo importante contesto che si inserisce il focus sulle previsioni vendemmiali nel Veneto, che si terrà il prossimo 10 agosto (ore 9,30) a Legnaro (Pd) nella sede di Veneto Agricoltura (viale dell’Università 14). Lo storico appuntamento sulle previsioni della vendemmia fornisce un quadro previsionale del Veneto e del restante Nord Est, delle principali regioni viticole italiane, nonché di Francia e Spagna, ed è promosso da Europe Direct Veneto, sportello europeo di Veneto Agricoltura, d’intesa con Regione Veneto, AVEPA, CREA-Viticoltura, ARPAV, Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e Province Autonome di Bolzano e Trento.

Programma. I dati di previsione, acquisiti sul territorio dagli Uffici di AVEPA, Regione Friuli-Venezia Giulia e Province di Bolzano e Trento, nonché da una rete costituita da operatori di alcune Cantine e Consorzi delle diverse aree viticole, saranno illustrati e analizzati dal team di esperti promotori del Trittico. Programma. Ore 9,30 Saluti e introduzione dei lavori: Alberto Negro, direttore Veneto Agricoltura, Giuseppe Pan, assessore Agricoltura della Regione del Veneto. Ore 10.00 Andamento Meteorologico 2017 nel Veneto: Francesco Rech, ARPAV- Servizio Meteorologico di Teolo (Pd). Ore 10.15 La vendemmia 2017 in Italia e non solo, collegamenti in videoconferenza con: Piemonte – Michele Vigasio, Vignaioli Piemontesi, Lombardia – Lorenzo Craveri, ERSAF -Regione Lombardia, Emilia-Romagna – Giovanni Nigro, Centro Ricerche Produzioni Vegetali, Toscana -Paolo Storchi, Crea Viticoltura Arezzo, Puglia – Gianvito Masi, Crea Viticoltura Turi (Ba), Sicilia – Francesca Salvia, Istituto Regionale Vini e Oli della Sicilia, Francia – Franco Pallini, WineNews, Spagna -Jorge Jaramillo, giornalista. Ore 11.15. Annata 2017 e primi dati previsionali della vendemmia nel Veneto e nel Nord Est d’Italia: Diego Tomasi, direttore CREA-VITC. A coordinare la presentazione, il consigliere Argav Renzo Michieletto, di Veneto Agricoltura -Ufficio Stampa-Europe Direct Veneto Iscrizione. Per una migliore organizzazione dell’evento è richiesta la pre-adesione da effettuarsi on-line

Fonte: Europe Direct Veneto -Veneto Agricoltura -Ufficio Stampa

Viticoltura, il Mipaaf riassegna alla Regione Veneto fondi a favore dell’enologia, ora potranno ottenere fondi un maggior numero di aziende agricole

La Giunta regionale del Veneto ha deciso di aumentare di un milione di euro l’importo messo  a bando nell’’anno 2017 per gli investimenti per la trasformazione dell’uva in vino previsti a favore delle imprese agricole  e agroalimentari nell’ambito del Programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo. Il fondo disponibile per il programma di sostegno al settore sale quindi quest’anno a 7.099.949 euro.

Al Veneto, virtuoso nell’assegnare i fondi alle aziende interessate, vanno i finanziamenti non usufruiti da altre regioni italiane. Il bando aperto quest’anno per i contributi alle imprese agricole e agroalimentari del settore vitivinicolo aveva raccolto richieste di finanziamento per 8.797.351mila euro, che solo in parte erano state accolte. La dotazione iniziale di fondi a disposizione del programma di sostegno ammontava ad euro 6.066.124, insufficienti per esaurire tutte le richieste istruite da Avepa. “L’aumento di 1.033.824 euro è stato possibile a seguito di economie di spesa verificatisi in altre Regioni. Il Ministero per le politiche agricole ha così potuto recuperare e riassegnare al Veneto una ulteriore dotazione finanziaria che consentirà di ampliare il numero delle imprese che beneficeranno dell’aiuto pubblico”, spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Pan.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

 

Export vini, nel confronto Italia, Francia e Spagna, performance migliori del nostro Paese grazie agli spumanti, ma Francia ancora prima per valore delle esportazioni

Il centro studi di Confagricoltura ha effettuato un confronto sull’esportazione dei vini in Italia, Francia e Spagna nel periodo 2009-2016. Di seguito, i risultati.

Dati generali. Anche nel 2016, l’Italia è stata, con Francia e Spagna, uno dei tre principali paesi esportatori di vino al mondo. Un valore, quello dell’export-import del vino, passato, dai 25,6 miliardi di dollari del 2009 (anno in cui più forti si sono fatti sentire gli effetti della crisi economico-finanziaria mondiale) ai 33,8 miliardi di dollari del 2014, per poi attestarsi intorno ai 32 miliardi di dollari del 2015 e 2016. La crescita complessiva del 2016 rispetto al 2009 è poco inferiore al 25%, con gli spumanti a +38%.

Le quote di mercato. Fra il 2009 e il 2016, Francia, Italia e Spagna hanno sommato, in valore, quote del mercato mondiale del vino comprese fra il 51% e il 56% per i vini in bottiglia, del 80-86% per gli spumanti, del 38-44% per i vini all’ingrosso. Le crescite più significative del periodo riguardano gli spumanti italiani (dal 13% del 2009 al 23% del 2016) e i vini all’ingrosso spagnoli (dal 14% del 2009 al 18% del 2016). Le quote di mercato della Francia si sono ridotte di 3-4 punti percentuali per tutte le categorie di vini.

Le quantità esportate. Per quanto riguarda le quantità esportate, il nostro Paese è stato al primo posto fino al 2013, superato poi dalla Spagna dal 2014, soprattutto grazie alle vendite all’estero di vini all’ingrosso, generalmente crescenti per gli iberici e in flessione per l’Italia. Restano invece prevalenti le nostre esportazioni di vini fermi in bottiglia e di spumanti, con una costante crescita di queste ultime (+144% nel 2016 rispetto al 2009), e una contrazione delle prime dal 2012. E’ stata più contenuta la crescita delle esportazioni di vini spumanti per Spagna (+29% nel 2016 rispetto al 2009) e Francia (+54% nel 2016 rispetto al 2009).

Il valore dell’esportazione. Ben diverso è il peso sul mercato dei tre paesi a confronto se teniamo conto del valore dei vini esportati: nel 2016, la Francia è al primo posto con 8,2 miliardi di euro, seguita dall’Italia con 5,6 e dalla Spagna con 2,6. Gli incrementi di valore esportato più consistenti, fra il 2009 e il 2016, riguardano gli spumanti italiani (+213%), i vini all’ingrosso spagnoli (+84%), gli spumanti francesi (+65%). Nello stesso periodo, gli incrementi percentuali del valore rispetto agli incrementi percentuali della quantità sono nettamente superiori per la Francia (+49% rispetto a +18%) e soprattutto per l’Italia (+60% rispetto a +5%),
evidenziando un migliore posizionamento commerciale (qualità-prezzo) del prodotto; per la Spagna, l’incremento del valore esportato è poco superiore all’incremento quantitativo (+53% rispetto a +49%).

I prezzi di esportazione. Fra il 2009 e il 2016, l’Italia ha notevolmente incrementato i prezzi delle sue vendite di vino fermo in bottiglia all’estero, riducendo così la distanza rispetto alla Francia (da 1,81 euro/litro nel 2009, 1,47 euro/litro nel 2016); è invece rimasta pressoché invariata la differenza di prezzo fra lo Champagne francese e lo spumante italiano (da 11,28 euro/litro del 2009 a 11,54 euro/litro del 2016). Le esportazioni spagnole di tutte le categorie di vini spuntano prezzi sensibilmente inferiori a quelli di Francia e Italia. Sui vini imbottigliati e all’ingrosso l’Italia, rispetto alla Francia, ha recuperato rispettivamente 13 e 5 punti percentuali; sugli spumanti 4 punti percentuali. I prezzi di tutti i vini spagnoli, fra il 2009 e il 2016, hanno perso ulteriore terreno rispetto ai concorrenti.

Conclusioni. L’Italia, fra il 2009 e il 2016, ha incrementato il valore complessivo delle proprie esportazioni di vino del 60%, facendo meglio della Spagna (+53%) e della Francia (+49%). Questo positivo risultato è legato al maggior incremento dei nostri prezzi di vendita rispetto alla Francia e alla forte crescita delle quantità esportate di spumanti (+144% contro il +55% dei Transalpini). Le nostre vendite di vino all’estero nel 2016, tuttavia, continuano a caratterizzarsi, rispetto alla Francia, per quantità maggiori (+616 milioni di litri), ma valori notevolmente inferiori (-2,65 miliardi di euro); pesa, in particolare, il prezzo di vendita dello Champagne, superiore di oltre quattro volte a quello degli spumanti italiani. La Spagna è arrivata, nel 2016, ad esportare quantità di vini superiori alle nostre del 9,5%, ma il valore complessivo non arriva alla metà (47%).

 

 

 

 

 

 

 

Presentato il XIII rapporto nazionale del turismo del vino, più ombre che luci per un settore che dovrebbe essere il fiore all’occhiello dell’Italia enoturistica

L’enoturismo si conferma per l’Italia come una risorsa economica e culturale con ampi margini di crescita. Nonostante la qualità delle infrastrutture sia giudicata insufficiente da Comuni e Strade del Vino, nonostante il basso utilizzo dei moderni sistemi di comunicazione (il 76% delle Strade non ha una App per smartphone e il 4% neanche un sito internet), e l’assenza in quasi la metà dei Comuni di un ufficio dedicato, nel 2017 operatori e amministratori locali prevedono il sorpasso sul 2016.

I dati. Per oltre l’80% del campione del XIII rapporto nazionale su Turismo del Vino – curato per conto di Città del Vino dall’Università di Salerno con il coordinamento scientifico del professor Giuseppe Festa, direttore del corso in Wine Business – il flusso degli arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto all’anno precedente. Gli arrivi in cantina e il valore dell’enoturismo sono aumentati per il 40,22% dei Comuni e il 60,87% delle Strade Vino (nel 2016 il XII Rapporto stimava in 14 milioni gli arrivi enoturistici alle strutture dei territori e un valore di 2,5 miliardi di €).

Luci e ombre sull’enoturismo? Sicuramente si, ma i segnali che arrivano dal basso sono anche positivi. Tre Comuni su 4 non prevedono la tassa di soggiorno, ma chi lo fa la utilizza come una possibilità in più per la politica turistica dell’amministrazione: come l’ecomaratona del Chianti a Castelnuovo Berardenga (Si), le feste dell’uva e del vino a Bardolino (Vr), l’apertura di un ufficio dedicato a Suvereto (Li) e a Conegliano (Tv) o la manutenzione dei sentieri escursionistici ad Aymavilles (Ao). La formazione del personale di accoglienza e la conoscenza della lingua inglese sono ancora un punto debole, come in tanti casi infrastrutture, trasporti e collegamenti. Anche i rapporti tra istituzioni e operatori devono migliorare, poiché una Strada del Vino su 3 giudica ancora non propositivi e collaborativi i Comuni di riferimento, mentre gli stessi Comuni non hanno sotto controllo il numero di visite alla filiera enoturistica dei propri territori: solo il 4,17% fa la raccolta dati.

Da migliorare l’interazione tra gli operatori del settore. Di contro il livello medio dei servizi offerti dagli operatori del settore enoturistico (cantine, ristoratori, albergatori, etc.) agli enoturisti è giudicato dai Comuni sufficiente/discreto (6,76 in media), con più del 30% che si spinge a riconoscere un voto pari a 8; il 44% delle Strade ha direttamente organizzato nel 2016 più di 3 eventi e le stesse Strade del Vino sono percepite dagli operatori enoturistici come un organismo importante sul territorio nell’84% dei casi. Rimane da migliorare però l’interazione tra gli operatori del settore, i Comuni e altri soggetti pubblici, giudicata insufficiente (5,48 nella media delle risposte delle Strade del Vino).

Necessario un cordinamento regionale se non nazionale. Questi in sintesi i risultati emersi dal XIII Osservatorio, ricerca condotta attraverso due distinti questionari online coinvolgendo un campione di 25 Strade del Vino italiane e 116 Città del Vino su un totale di 420 (27,62%) e presentata durante la Convention di Città del Vino, in Umbria, al Simposio Europeo sull’Enoturismo, venerdì 23 giugno. “Alla luce di questi risultati appare sempre più indispensabile istituire una cabina di regia a livello nazionale e almeno regionale per monitorare costantemente il fenomeno e stimolarne la crescita con adeguate politiche enoturistiche – commenta il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon -. C’è bisogno di norme che favoriscano lo sviluppo dei territori, il finanziamento di progetti enoturistici, nuove opportunità aperte dai PSR. Insomma, oggi più che mai il settore ha bisogno d’investimenti perché può creare tanta occupazione, come dimostrano anche i dati del libro bianco delle Città del Vino presentato durante il Trentennale dalla fondazione dell’Associazione, celebrato a Roma il 21 marzo”.

Fonte: Servizio Stampa Città del Vino

 

Vendemmia 2017 in Veneto, precoce ed inferiore al 2016

L’annata vitivinicola 2017 sarà senz’altro ricordata per la sua precocità, che risulta addirittura più marcata rispetto a quella record del 2007. Di conseguenza, stiamo andando incontro ad una vendemmia anticipata di una decina di giorni rispetto alla media. Le varietà precoci (Chardonnay e Pinot) saranno infatti raccolte prima di Ferragosto, mentre subito a ruota seguiranno le altre uve. Quantità: non sarà comunque un’annata abbondante a causa della minor fertilità delle gemme, senz’altro inferiore rispetto allo scorso anno.

Sotto il profilo sanitario, ad oggi, il vigneto veneto risulta sanissimo, i problemi casomai potrebbero arrivare dalla siccità che perdura da troppo tempo. Se entro una decina di giorni non dovesse risolversi questa grave situazione di carenza idrica, l’attuale “buono stato” del vigneto veneto rischia di peggiorare. Nessun problema invece per le aziende dotate di sistemi di irrigazione artificiale che già parlano di possibile ottima vendemmia. Ecco, in estrema sintesi, le prime indicazioni sull’annata vitivinicola e la prossima vendemmia nel Veneto emerse nel corso del primo focus dello “storico” Trittico Vitivinicolo Veneto promosso da Veneto Agricoltura, Regione, ARPAV, CREA-VIT e tenutosi lo scorso 21 giugno a Conegliano presso il CIRVE dell’Università di Padova.

Gelate e fattore “siccità”. Quest’ultimo è stato marcato da Francesco Rech, del Servizio Meteorologico dell’ARPAV, che ha analizzato l’andamento meteo di questo primo semestre dell’anno. Con l’esclusione del mese di febbraio, gli altri cinque mesi sono risultati infatti tra i meno piovosi di sempre. Anche le temperature sono da record, registrando fasi molto calde a partire già da maggio. Va però ricordata la gelata del 19/20 aprile che ha colpito gran parte dell’Italia e quindi anche la nostra regione. Questa “due giorni” di freddo intenso è stata analizzata dal direttore di CREA-VA, Diego Tomasi, che ha spiegato nei dettagli le conseguenze per il vigneto. Va ricordato, infatti, che la gelata si è interposta tra il germogliamento precoce dovuto alle alte temperature di marzo e la fioritura rapidissima di maggio.

Fattore umano determinante. In sostanza, le viti hanno dovuto fare i conti con oscillazioni termiche importanti e una generale carenza idrica persistente. Ciononostante, i tecnici parlano di un’annata vitivinicola che non sta andando per niente male, anzi. Gran parte del merito spetta senz’altro ai tecnici che operano in vigneto, la cui professionalità ha raggiunto livelli altissimi, coadiuvati dai centri di ricerca preposti.

Il concetto moderno di agricoltura sposa la biodiversità. Altro tema molto importante e di grande attualità affrontato durante il focus di Conegliano ha riguardato le opportunità, alcune già utilizzabili e altre futuribili, destinate a migliorare la sostenibilità del vigneto. Michele Giannini di Veneto Agricoltura e Paolo Fontana di World Biodiversity Association hanno sottolineato l’importanza di mantenere, anche in vigneto, la fertilità del suolo. Il viticoltore, dunque, amico della biodiversità e della qualità dell’ambiente. Concetti che sempre più bisognerà tenere in grande considerazione e che esperienze quali la certificazione “Biodiversity Friend”, ricerca tutta italiana, dimostrano che è questa la strada da seguire. Un modello, quello elaborato dalla veronese World Biodiverity Association, che sta suscitando grande interesse in molti Paesi (Cina e Messico compresi), che evidentemente hanno capito quanto sia importante far andare a braccetto agricoltura e biodiversità. Studiare la complessità dei processi produttivi in grado di ridurre la perdita di biodiversità in agricoltura rappresenta oggi un passaggio obbligato.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Registro vitivinicolo on line, a pochi giorni dall’attivazione, solo il 35 per cento di aziende si sono registrate

viti valle dei Laghi (TN)

È stato definito dal ministero per le Politiche agricole “un passo importante verso la semplificazione e la razionalizzazione”, ma per i viticoltori il nuovo registro dematerializzato vitivinicolo, che impone alle aziende di annotare tutte le operazioni di cantina per via telematica attraverso il portale Sian (Sistema informativo agricolo nazionale), rappresenta una grande preoccupazione in vista della prossima vendemmia.

Il passaggio dai vecchi registri cartacei alle nuove procedure on line, che coinvolgerà circa 3.100 aziende vitivinicole in Veneto, non è infatti così semplice, come dimostra il fatto che, a pochi giorni dal termine del 30 giugno che prevede l’attivazione del registro ufficiale, solo il 35 per cento delle aziende lo ha attuato. E per chi non adempirà all’obbligo sono previste sanzioni che vanno dai 500 ai 15.000 euro. chiediamo

Necessarie proroga del periodo finestra e sospensione delle sanzioni fino a dicembre. Confagricoltura chiede perciò di ampliare il periodo di accompagnamento delle aziende verso il nuovo sistema fino al 10 dicembre, sospendendo l’applicazione delle sanzioni previste. “La nostra organizzazione ha accolto con favore la strada intrapresa dal ministero verso la semplificazione degli adempimenti – spiega Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Veneto -, che ci porterà a ridurre le ore dell’aggravio burocratico che fino ad oggi gravava sulle aziende nel compilare la documentazione. Rileviamo tuttavia alcune difficoltà nel passaggio al nuovo sistema, che non è ancora completamente a regime e presenta software e compilazioni articolate che potrebbero portare a compiere errori. Un timore amplificato dalla concomitanza con la vendemmia, ormai vicina, che comporterà un sovraccarico di lavoro tra la campagna e la cantina, lasciando poco tempo al disbrigo delle pratiche burocratiche. Perciò chiediamo di far arrivare il periodo di accompagnamento al 10 dicembre, termine ultimo della dichiarazione della produzione vitivinicola, in modo da avere più tempo per prendere confidenza con i nuovi software e le procedure”.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto