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Lugana e Bardolino, sinergia lacustre per l’anteprima delle due Doc a marzo 2016

locandina Il Chiaretto, il Lugana e il Bardolino della vendemmia 2015 si presenteranno al pubblico insieme domenica 6 e lunedì 7 marzo 2016 a Lazise (VR), sul lago di Garda, loro territorio di origine. L’iniziativa è firmata dai Consorzi di tutela del Bardolino e del Lugana, uniti nel proporre agli appassionati, alla stampa specializzata e agli operatori economici la nuova annata dei loro vini.

Presenti 90 produttori con circa 300 vini in degustazione. Per il Bardolino e il Chiaretto è l’ottava edizione dell’Anteprima, per il Lugana si tratta della prima volta. Oltre all’anteprima dei vini della vendemmia 2015 sono previste una “retrospettiva” dell’annata 2014 e una serie di degustazioni guidate di altri precedenti millesimi. La prima giornata è aperta al pubblico dalle 10 alle 18, la seconda è riservata agli operatori dalle 14 alle 21. “Crediamo nel valore del territorio e in particolar modo di una zona affascinante come quella del nostro lago di Garda – dicono Franco Cristoforetti e Luca Formentini, rispettivamente presidenti dei Consorzi del Bardolino e del Lugana – e dunque abbiamo ritenuto importante presentare congiuntamente le diverse e complementari anime produttive dell’area gardesana in un’iniziativa che si candida a diventare una delle maggiori anteprime vinicole nazionali. Ringraziamo il Comune di Lazise per aver condiviso gli obiettivi, divenendo nostro partner in questa nuova avventura”.

I vini hanno conosciuto negli ultimi sei anni un considerevole riposizionamento. Le denominazioni di origine del Lugana e del Bardolino, che ha anche la versione rosé del Chiaretto, sono state tra le prime ad essere istituite in Italia. Il Lugana, che si sviluppa su cinque comuni fra Lombardia e Veneto, è stato riconosciuto nel 1967. La doc del Bardolino, che interessa sedici comuni del Garda veronese e del suo entroterra, è del 1968. Le due zone confinano lungo la direttrice del fiume Mincio, emissario del lago di Garda. In tutto, si tratta di 4500 ettari di vigneto specializzato, di cui 3000 per il Bardolino e 1500 per il Lugana. Oggi il Bardolino è sesto per produzione fra le doc rosse italiane e il Lugana è settimo fra le bianche, mentre il Chiaretto è leader assoluto fra i vini rosati a menzione geografica. Complessivamente, Chiaretto, Lugana e Bardolino totalizzano vendite annue pari a 42 milioni di bottiglie, di cui 17 milioni di Bardolino, 15 di Lugana e 10 di Chiaretto, per un fatturato annuo globale pari a 125 milioni di euro, distribuito in maniera sostanzialmente equivalente fra le due denominazioni. Nell’ambito della doc del Bardolino ha ricevuto forte sviluppo la tipologia rosata del Chiaretto, cresciuta in sei anni da 4,5 a 10 milioni di bottiglie vendute. La doc del Lugana è al centro di una delle più significative performance nazionali sia in termini di volumi, ormai quasi raddoppiati, passando da 8 a 15 milioni di bottiglie, sia come prezzi, saliti del 35%, posizionandosi su una delle quotazioni medie più alte in Italia nel settore dei vini bianchi.

Fonte: servizio stampa L’Anteprima

Vino. Francia “appannata”, è il momento giusto per l’Italia di imporsi nel mercato internazionale

bottiglie-di-vinoIn occasione di “Wine to Wine” il forum sul business del vino tenutosi nei giorni scorsi a Veronafiere, si è tenuto il seminario di “Business Strategies“. Tra gli intervenuti, anche Paolo De Castro, coordinatore Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo. Che, in riferimento alla proposta di liberalizzazione dei nomi dei vini identitari, ha detto: “È chiaro che i nostri amici spagnoli e portoghesi vedono con interesse la possibilità di prendersi le nostre quote di mercato, ma stiamo lavorando perché ciò non avvenga e sembra che l’impegno preso dal commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Hogan abbia ridotto questo rischio, anche se manteniamo la massima allerta. È assolutamente necessario – ha proseguito De Castro – mantenere il livello di protezione delle denominazioni fino ad oggi garantito. Il sistema Italia si deve muovere compatto, attivarsi per evitare che questa deriva liberista possa mettere in discussione gli sforzi di investimento fatti dai nostri consorzi”.

Testo unico del vino e vino come patrimonio culturale. Al seminario, De Castro ha appaludito all’importanza del progetto di legge a firma del presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Luca Sani, per il riconoscimento del vino quale patrimonio culturale, “anche perché a Bruxelles stiamo cercando di controbattere a una vera e propria deriva tra uso e abuso di alcool secondo un approccio nordeuropeo”. “La prossima settimana il Testo Unico del vino passerà all’esame della Commissione Agricoltura e c’è la volontà di procedere all’approvazione attraverso la formula semplificata della legislativa”, ha detto Sani. “Abbiamo raggiunto un testo base – ha proseguito il presidente – e dal prossimo anno il registro unico sarà una realtà. Occorre investire su questo settore, per quello che rappresenta per il made in Italy e per l’agroalimentare più in generale”. Ma il provvedimento non parlerà solo di promozione in senso stretto: “Il riconoscimento del vino come patrimonio culturale del Paese è già importante per un Paese con un bagaglio storico culturale come l’Italia, ma questa misura si ripercuote anche nell’insegnamento di questa materia nei percorsi scolastici di attinenza al settore e nella distinzione del vino dagli altri alcolici – ha concluso Sani –. Dobbiamo pensare un programma di educazione al bere che parli di cultura e di ciò che il vino racconta della storia del nostro Paese”.

Promozione del vino. In merito al prossimo decreto sui fondi Ocm promozione, il presidente di Federvini, Sandro Boscaini, ha detto: “La promozione deve avere le gambe lunghe, ma noi ne abbiamo una zoppa e così non siamo in grado di comunicare il nostro vino, al contrario degli altri Paesi europei. Dobbiamo essere messi nelle condizioni di spendere bene i soldi a noi destinati, così come lo fanno Francia, Germania, Spagna e Portogallo. Purtroppo non è così e le nostre aziende sono molto preoccupate per l’iter del decreto che già quest’anno ha preso il via con 8 mesi di ritardo. In questo momento – ha concluso il presidente – le imprese non sono in grado di dire cosa avranno a disposizione e pianificare l’investimento. Tutto questo rende incredibilmente difficile fare proposte e soprattutto rende sgomenti gli importatori che trattano allo stesso tempo con i nostri colleghi europei, che conoscono i programmi con mesi di anticipo rispetto a noi”.

“Il vino italiano è un parco giochi per i winelover di tutto il mondo”, ma “è un cavallo di razza che abbiamo tenuto troppo tempo ai box”. È la sintesi del faccia a faccia tra Jancis Robinson critica, scrittrice e giornalista di vino per il Financial Times, e la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta. “Non ho ricordi – ha aggiunto Jancis Robinson –che la qualità del vino italiano sia mai stata più alta di adesso: è la congiuntura perfetta per poter sfruttare appieno i cambiamenti sullo scenario globale. Tutto ciò che l’Italia deve fare è dimenticarsi della Francia. Mentre i cugini d’Oltralpe attraversano una crisi di fiducia che precede i tragici fatti di Parigi, l’Italia deve trovare il coraggio di affermare la propria identità”. Un’identità ancora giovane, come ha commentato Silvana Ballotta: “Il vino ha assunto solo recentemente la consapevolezza di non essere solo un prodotto agricolo e per questo è importante lavorare sulla promozione come ha fatto il settore della moda. Dobbiamo essere pronti a rischiare di più, anche alzando un po’ i prezzi. La comunicazione – ha proseguito la Ceo della società fiorentina che cura l’internazionalizzazione di oltre 400 aziende italiane – è fondamentale in questo processo, e il piano straordinario del viceministro Calenda è sicuramente una buona notizia, perché porterà una bella iniezione di fondi per la promozione. Ma non è solo una questione di denaro, è altrettanto importante spenderlo bene”. E sui mercati Far East, ha concluso Ballotta: “In Cina è ‘il piccolo passo che fa la lunga strada’. Bisogna sapersi e potersi muovere, mettere in campo una promozione che miri all’educazione del consumatore cinese. E in questo contesto il binomio con la gastronomia non può rappresentare un vincolo. Il vino deve potersi integrare e sperimentare con la cucina cinese, senza essere ghettizzato con quella italiana”. Infine, secondo Jancis Robinson, sono i vini italiani i veri candidati a riempire il vuoto lasciato dai grandi francesi: “Il Bordeaux in passato era il simbolo del vino pregiato, ora non è più di moda. Nel settore lusso i vini italiani possono colmare questa lacuna”.

Fonte: Servizio Stampa Business Strategies

 

 

Biodiversità, chiave di volta per sviluppare salute e potenzialità del vigneto

Vigneto_PNVenerdì 20 novembre scorso si è tenuto nel Castello dell’Acciaiolo a Scandicci (FI) il convegno “Quale natura in vigneto? VinNatur, le scienze naturali a supporto dei viticoltori naturali” organizzato da Vinnatur-Associazione Viticoltori Naturali. L’incontro ha visto protagonisti agronomi e naturalisti impegnati in vari progetti e iniziative accomunate da un nuovo approccio alla vigna e soprattutto al suolo sul quale essa insiste, vero e proprio patrimonio prezioso di ogni viticoltore.

Rinforzare le difese naturali della vite. Ad aprire il convegno, l’intervento dell’agronomo Ruggero Mazzilli, fondatore della Stazione sperimentale per la viticoltura sostenibile di Panzano in Chianti, che, tra i vari argomenti affrontati, ha approfondito un tema nuovo e molto interessante, ovvero le prove sperimentali che sta effettuando con vari induttori di resistenza che possono aiutare le viti a rinforzare le proprie difese naturali e quindi ad affrontare più efficacemente patologie e stress. Stefano Zaninotti, agronomo e responsabile del team di esperti del gruppo Vitenova vine wellness, ha presentato i primi risultati emersi dal progetto triennale “Fertilità biologica dei terreni”, che VinNatur ha intrapreso nel 2014.  Dai sopralluoghi e dalla raccolta dei dati, avvenuta periodicamente nelle 15 aziende agricole socie coinvolte, si sono potute definire le condizioni dei terreni e stabilire le misure necessarie per riportare in equilibrio quelli in squilibrio o in situazioni di difficoltà, dovute soprattutto ad una scarsa respirazione o ad un’attività microbiologica discontinua, o alterata da errate pratiche agricole.

Parola chiave, biodiversità. Zaninotti e i suoi collaboratori hanno poi introdotto un nuovo progetto di ricerca “Il vigneto e il supporto dei naturalisti”,  che si presenta quale ideale prosieguo di quello in corso sui suoli, ma allo stesso tempo aggiunge elementi di grande novità. In primis, vi è l’approccio al vigneto quale sistema complesso, che possiede una biodiversità determinata dalle interazioni che si vengono a creare fra la fauna, la flora, il suolo e il bilancio naturale dell’ambiente. Maggiore è la biodiversità che caratterizza il sistema, maggiore è il suo potenziale e maggiori sono il suo equilibrio e la sua capacità di auto-regolarsi. Questo significa maggiore salute. Da qui nasce la necessità di monitorarne lo stato e studiare il modo di incrementarne la biodiversità. La micro-biologa Irene Franco Fernandez ha illustrato il ruolo specifico della biologia nella misurazione delle condizioni di fertilità di un terreno attraverso vari indici, fra i quali i più importanti risultano essere la biomassa e il quoziente di respirazione. Il botanico Cristiano Francescato  si è soffermato invece sulla flora quale indicatrice di qualità dell’ecosistema vigneto. In particolare ha affrontato concetti quali la determinazione di quali siano le specie autoctone o aliene, che pure hanno trovato condizioni adeguate alla sopravvivenza all’interno del sistema vigna. Perché è necessario assumere il maggior numero di informazioni possibili sull’identità naturale dell’ambiente vitato. Infine, Costanza Uboni, entomologa, ha coinvolto e affascinato la platea con il racconto del suo lavoro per stabilire la biodiversità entomologica complessiva di una vigna, attraverso la cattura e il riconoscimento delle varie famiglie di insetti che colonizzato il terreno. Questo perché: “quante più morfospecie di insetti vivono in una vigna, tanto più essa è in equilibrio”.

Maule: “Scienza, via maestra per conoscere e calibrare gli interventi in vigna”. A conclusione del convegno, le parole di Angiolino Maule, presidente di VinNatur: “Con questo nuovo progetto, ribadiamo ancora una volta la nostra scelta di collaborare con la scienza, perché riteniamo che questa sia la via maestra per poter conoscere e di conseguenza calibrare i nostri interventi in vigna, in modo da ritrovare nel calice ciò che le radici delle viti hanno potuto raccogliere e trasformare, ottenendone un vino naturale, il più possibile sano. Si tratta di iniziative impegnative, sia in termini di energie che di costi per la nostra associazione, ma secondo noi praticare una viticoltura sana e sostenibile per l’ambiente e per l’uomo, è possibile. Noi ci crediamo. E crediamo che diffondere cultura, fra i produttori nostri soci e fra gli appassionati di vini, sia fondamentale perché i primi producano e i secondi consumino con consapevolezza”.

Fonte: VinNatur

Regione Veneto aumenta i fondi a disposizione delle imprese vitivinicole per gli investimenti produttivi

bottiglie-di-vinoLa Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan, ha approvato i bandi per assegnare 4 milioni e 365 mila euro di aiuti alle imprese vitivinicole che investono negli impianti di produzione o nei processi di affinamento, commercializzazione e distribuzione dei vini.

Aumentati i fondi utilizzando le risorse previste per la vendemmia verde. Ora il provvedimento passa all’esame della commissione Agricoltura del Consiglio regionale per il parere di competenza. Solo dopo questo passaggio la Giunta potrà aprire i termini per la presentazione delle domande. Saranno finanziati sino al 40 per cento della spesa, gli investimenti strutturali delle aziende e quelli diretti al miglioramento delle attrezzature. “La Regione ha deciso di incrementare  i fondi assegnati al Veneto dal programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo anche con le risorse previste per la vendemmia verde, visto l’ottimo andamento delle stagione 2015  – dichiara l’assessore Pan – in modo da allargare la platea dei beneficiari e di assicurare un adeguato sostegno a chi investe per  migliorare il rendimento globale dell’impresa  ed essere più competitivi nella produzione e nella commercializzazione dei prodotti vitivinicoli. Tra gli obiettivi prioritari delle misure di sostegno agli investimenti – sottolinea Pan – ci sono i risparmi energetici, l’efficienza energetica globale e i trattamenti sostenibili posti in essere dalle aziende”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Il corso di avvicinamento al vino e alla viticoltura FIS-Argav scopre gli “acini nobili” di Maculan

Soci Argav Maculan(di Omar Bison) Venerdì 13 novembre scorso, a Breganze (Vi), ospiti dell’Azienda vitivinicola Maculan, si è svolta la seconda “lezione” del corso base per giornalisti/comunicatori del vino, promosso in collaborazione da ARGAV, UNAGA e FIS Veneto (Fondazione Italiana Sommelier).

“Acini Nobili”. E’ stata l’occasione per apprendere nozioni interessanti sotto la guida attenta di Mariucia Pelosato e per degustare vini importanti, caratteristici, diversi ma tutti dotati di grande personalità: Gewurtztraminer dell’Abbazia di Novacella in Alto Adige; Five Roses (rosato cerasuolo, novanta per cento negro amaro e dieci per cento malvasia nera) dell’Azienda Leone De Castris; il Principe di casa Maculan: gli “Acini Nobili” di uva vespaiola. Un passito di nicchia, quest’ultimo, che supera i duecento grammi litro di residuo zuccherino, gran corpo, struttura e persistenza aromatica; che conosce un percorso cadenzato e funzionale di affinamento e che soprattutto risulta equilibrato, per la tipologia, non scadendo nello stucchevole. Nell’eccesso di “sciropposità”.Se la vespaiola è il biglietto da visita di Breganze e di Maculan, di colline vulcaniche e tufacee in grado di conferire ai vini imprintig distintivi, Acini Nobili è il Top di gamma. Dalle stesse uve appassite da cui si ricava il Torcolato, gli acini attaccati da Botritys Cinerea, la cosiddetta muffa nobile responsabile di morbidezza e rotondità gustativa, vengono scelti uno ad uno per diventare “Acini Nobili”.

L’evoluzione nel Dna aziendale. La visita in azienda è poi proseguita con Angela Maculan, figlia di Fausto, l’artefice del miracolo Maculan, subentrato in azienda al padre sin dagli anni settanta del secolo scorso. Curioso, sperimentatore, innovatore in un azienda specializzata nella vinificazione, nelle pratiche di cantina, priva, allora, di un ettaro di vigneto. Oggi gli ettari di proprietà sono 50, ed esporta in ben 19 paesi nel mondo. Tolti il Tai (l’ex Tocai, Rosso in questa zona) e la Vespaiola, i vitigni lavorati sono i classici internazionali, in purezza o blend, nel caso del Brentino (cabernet sauvignon e Merlot), bordolese. Il prossimo appuntamento del corso Argav – FIS a Gennaio presso l’Azienda Speri Viticoltori di Pedemonte (Vr).

Corso di avvicinamento al vino e alla viticoltura Argav-FIS Veneto, prima tappa alle “Carline” di Lison Pramaggiore (Ve)

Corso FIS ARGAV Le Carline

Soci Argav in visita a Le Carline

(di Gian Omar Bison) L’Italia delle tante eccellenze agroalimentari ha nel vino la migliore espressione del “made in Italy” di qualità certificata e riconosciuta per grandissima parte. Dalle DOP fino al vino biologico, i produttori nazionali legano alle peculiarità dei nostri climi, alle vocazioni dei territori e dei sistemi di allevamento delle uve e di produzione dei vini codificati e controllati, per raggiungere nei vini qualità e finezza di livello internazionale.

Nel veneziano, la prima tappa del corso. Nel Veneto, che in questo fa la parte del leone, due settimane fa siamo andati a conoscere come ArgavUnaga l’azienda vitivinicola Le Carline, di Daniele Piccinin e famiglia,  a Pramaggiore (Ve). Occasione data dal corso di avvicinamento al vino e alla vitivinicoltura promosso dall’Argav insieme con FIS Veneto (Fondazione Italiana Sommelier), associazioni che su questo hanno costruito un protocollo d’intesa.

Un’azienda vitivinicola specializzata in vino bio, ma anche vini per vegani e vegetariani. Alle Carline gli argomenti sono spaziati dalla viticoltura, all’economia, all’export, oltre al biologico. Che non è solo una filosofia produttiva specifica, astratta, basata su convinzioni che vanno dalla presunta maggiore salubrità del prodotto finito o maggiore rispetto dell’ambiente. Allevare uve e produrre vino biologico seguendo le prescrizioni del Regolamento europeo 203/2012, potendosi per questo fregiare del marchio “vino biologico”, significa rivolgersi ad una fetta specifica di consumatori di vino nel mondo. Un target mirato, che esiste da anni e che ha la pretesa di brindare con prodotti esclusivi e caratteristici, anche da un punto di vista organolettico. Le Carline, dal 1988, sotto la guida di Daniele, con la moglie Diana e i due figli, seguendo la tradizione del padre Aurelio, produce 4000 quintali circa di uve biologiche, per vini tutti certificati ICEA (Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale); inoltre, vinifica bottiglie per vegani e vegetariani. Tutto codificato da specifici disciplinari di produzione, controlli compresi.

Siamo in una terra di mezzo, nel Veneto Orientale,  al centro dell’area DOC Lison–Pramaggiore, Doc Venezia e Lison DOCG tra Venezia, Treviso e Pordenone.  “Coltivare biologico – puntualizza Daniele Piccininsignifica secondo noi non sfruttare le piante e il terreno per ottenere uve di ottima qualità, ricche di aromi intensi, vinificate in azienda con la convinzione di ottenere un prodotto finale eccellente e salubre. Inoltre abbiamo voluto intraprendere la strada della produzione di vini senza l’aggiunta di solfiti, ne di altri coadiuvanti enologici”. E poi percorsi di certificazione specifici richiesti per l’esportazione mirata in Paesi come il Canada, la Cina e gli Stati Uniti. Principi generali quelli sposati alle “Carline”che poi si ritrovano, ad esempio, nelle tecniche di appassimento del Dogale, Verduzzo Friulano pluridecorato anche recentemente al Concorso della Città del Vino, che matura in appassitoio, naturalmente, secondo le condizioni climatiche. Ma vale anche, ovviamente, per le lavorazioni in vigna, dalle attenzioni prestate alla potatura verde al non utilizzo di anticrittogamici o insetticidi di sintesi. Da tutto questo sono nati tra gli altri, il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Cabernet, il Bianco ed il  Merlot.

Prossima tappa del corso FIS-ARGAV nel vicentino. Il secondo appuntamento del corso di avvicinamento al vino e alla viticoltura è in programma il 13 novembre all’azienda Maculan di Breganze (Vi).

9 ottobre 2015, al via il corso di avvicinamento alla degustazione del vino FIS-ARGAV

bicchiere_di_vinoNell’ambito dell’accordo di collaborazione firmato da ARGAV con Fondazione Italiana Sommelier, prenderà il via il 9 ottobre per terminare il 15 gennaio 2015 il corso di avvicinamento alla degustazione del vino (max 16 partecipanti), che si terrà in 4 importanti cantine venete.

Programma. Le lezioni si terranno dalle ore 17,15 alle 20,30. Dopo la parte teorica, seguirà quella pratica con la degustazione guidata di 3 vini per ogni serata, di cui uno della cantina ospitante.  Venerdì 9 ottobre 2015 nella cantina Az. Agricola Le Carline (via Carline 24, Pramaggiore-Venezia tel. 0421799741 ) si parlerà di “Tecnica della degustazione“, docenti saranno Mariucia Pelosato e Massimiliano Masini. Venerdì 13 novembre 2015 nella cantina Az. Agricola Maculan (via Castelletto 3, Breganze-Vicenza, tel. 0445-873733) si parlerà di “Enologia e produzione del vino bianco, rosso  e rosato“, docenti Mariucia Pelosato e Paola Dallemulle. Giovedì 3 dicembre 2015,  nella cantina Az. Agricola Cecchetto (via Piave 67, Tezze di Piave-Treviso, tel. 0438-28598), si parlerà di “Produzione vini spumanti, dolci, e speciali gli strumenti di lavoro ed elevazione di cantina botti, barrique e bottiglie“, docenti Filippo Busato e Mauro Businaro. Venerdì 15 gennaio 2016, nella cantina Speri Viticoltori (via Fontana 14, Pedemonte-Verona, tel. 045-7701154), si parlerà di “Conservazione del vino, principali difetti (tappo) temperature di servizio e bicchieri, guide mode e scheda a punteggi“, docenti Raul D’Alessandro e Nicola Campanini.

La Jury des Prix dell’OIV (Organisation internationale de la Vigne et du Vin) assegna la menzione speciale al libro “Il vino nella storia di Venezia”

Il vino nella storia di Venezia_copertinaL’ Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) ha premiato “Il vino nella storia di Venezia – Vigneti e cantine nelle terre dei dogi tra XIII e XXI secolo” con la Menzione speciale del prestigioso concorso internazionale che premia ogni anno i libri migliori che riguardano il mondo del vino. La cerimonia di consegna del Premio si terrà lunedì 19 ottobre alle ore 19 presso l’Ambasciata di Romania a Parigi.

Il Premio. “Il vino nella storia di Venezia – Vigneti e cantine nelle terre dei dogi tra XIII e XXI secolo”, edito da Biblos (www.biblos.it), ha ricevuto la Menzione speciale nella categoria “Storia e belle arti”. I riconoscimenti assegnati dalla Giuria dei Premi dell’OIV ogni anno sono un punto di riferimento e riconoscimento internazionale nel mondo del vino. Il Premio della Giuria viene assegnato da molti anni ai migliori libri pubblicati nel corso degli ultimi due anni in ambito scientifico, tecnico, economico, giuridico, geografico, storico, ma anche nei settori della salute, della letteratura e delle belle arti. E dal 2010, per promuovere la scoperta dei vini e la cultura del vino, sono state aggiunte delle categorie che permettono un approccio edonistico e multiculturale: l’abbinamento tra vino e cibo, scoperta e presentazione dei vini, vini e territori di tutto il mondo.

Nel libro, il progetto di recupero di antichi viti. “Il volume raccoglie i contributi di alcuni tra i massimi conoscitori della storia del rapporto tra Venezia ed il vino – afferma Carlo Favero, direttore del Consorzio e curatore del libroquali Alvise Zorzi, il prof. Attilio Scienza e altri professionisti dell’Università di Padova, Milano, Venezia, Modena e Reggio Emilia, del Cra di Conegliano, del Cirve di Conegliano, dell’Archivio di Stato di Venezia, dell’Accademia italiana della vite e del vino. Una pubblicazione che costituisce una base per una moderna storia dell’enologia nella città lagunare e del suo entroterra”. Il libro raccoglie i risultati del progetto di recupero delle antiche viti che ha permesso di dare nuova vita al patrimonio viticolo della città lagunare con la realizzazione di due autentici musei naturali, uno sull’isola di Torcello e l’altro all’interno del convento dei Carmelitani Scalzi. “Concepire un libro che racconti la lunga e complessa storia di Venezia, utilizzando il vino come trama, è un modo originale ed efficace di condurre il lettore ed il visitatore attraverso la città ed i suoi territori di un tempo – spiega Giorgio Piazza, presidente del Consorzio Vini Venezia – . Le memorie di un passato glorioso, e le testimonianze d’arte e lavoro, si conservano tuttora in monumenti, chiese collezioni, biblioteche, piazze, orti e giardini. Un libro da leggere, consultare, confrontare. Un libro di storia, di tecnica, di costume”.

L’OIV è l’ organismo intergovernativo di tipo scientifico e tecnico, di competenza riconosciuta nell’ambito della vigna e del vino. Ne fanno parte 35 Stati. La sua mission è quella di indicare ai propri membri provvedimenti che tengano conto delle preoccupazioni dei produttori, dei consumatori e degli attori della filiera vitivinicola; assistere le altre organizzazioni internazionali intergovernative e non governative, in particolare quelle che perseguono attività normative; contribuire all’armonizzazione internazionale delle pratiche e delle norme esistenti e, per quanto necessario, all’elaborazione di nuove norme internazionali, per migliorare le condizioni di elaborazione e commercializzazione dei prodotti vitivinicoli e contribuire alla considerazione degli interessi dei consumatori.

Fonte: Consorzio Vini Venezia

Vendemmia 2015. Anteprima Assoenologi, in Veneto +10 per cento rispetto al 2014. E la Fivi dice no all’arricchimento del vino a prescindere dall’annata.

Voucher agricoltura

Vendemmia

Sarà una vendemmia da libro degli annali, sia per quantità che per qualità. Con il 10 per cento di produzione in più, i viticoltori veneti raggiungeranno il record dei 9,1 milioni di ettolitri prodotti e salgono in vetta alla classifica nazionale”. Giuseppe Pan, assessore regionale all’Agricoltura, evidenzia soddisfatto le prime anticipazioni dell’associazione nazionale degli enologi che danno al Veneto la palma nell’incremento della raccolta delle uve e della produzione di vini per il 2015. “E’ il risultato di una stagione climatica d’eccezione – commenta – nella quale le alte temperature dell’estate forse più calda del secolo si sono combinate con le piogge di agosto; ma anche di una politica che ha consentito impianti di vigneti di qualità e premiato il lavoro delle cantine sociali”.

Oltre 10 milioni di euro a sostegno dell’export vinicolo veneto. “Ora la sfida è quella di potenziare la promozione e la commercializzazione all’estero dei nostri marchi di qualità – prosegue Pan – possibilmente sfruttando l’onda lunga dell’Expo che ci proietta verso i nuovi mercati del lontano Oriente e d’Oltreoceano.  Anche quest’anno la Regione Veneto impegna oltre 10 milioni di euro per sostenere progetti di promozione e di commercializzazione all’estero dei suoi vini, che valgono il 32 % dell’intero export enologico nazionale. Il mondo ha imparato a conoscere e ad apprezza Prosecco e Amarone, ma il Veneto è terra anche di vitigni storici che meritano di essere riscoperti e valorizzati. Ora dobbiamo concentrarci di più nel mantenere alta la qualità dei nostri marchi e nel diffonderne immagine e cultura, perché i viticoltori veneti nulla hanno da invidiare ai grandi produttori che sinora hanno detenuto il controllo di mercati internazionali”. “Purtroppo – conclude l’assessore veneto – il governo nazionale va in direzione opposta, visto che ha ridotto del 30 per cento i contributi ministeriali ai progetti di promozione multiregionali dei vini italiani, costringendo regioni e aziende a rimodulare gli impegni di spesa. E’ un atto di incomprensibile miopìa che penalizza la competitività del ‘made in Italy’ in un settore di prestigio, che ha grandi potenzialità e tutte le carte in regola per conquistare nuove piazze e nuovi consumatori”.

Arricchimento del vino? Solo quando serve davvero, il parere di Fivi. A proposito della vendemmia 2015, la veneta Matilde Poggi, presidente FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (900 aziende associate), ha scritto agli assessori all’agricoltura delle regioni e province autonome d’Italia per chiedere di non autorizzare per l’annata 2015 l’arricchimento del vino. Pratica, questa, che consiste nell’aggiunta al mosto d’uva o al vino in fermentazione di Mosto Concentrato Rettificato (MCR) portando ad un aumento del tenore alcolico finale.

La normativa europea prevede che l’arricchimento sia consentito dagli stati “qualora le condizioni climatiche lo richiedano” e lo Stato italiano ha delegato le regioni a decidere in materia, “previo accertamento della sussistenza delle condizioni climatiche”. Un intervento pensato per limitare gli svantaggi di annate piovose e poco assolate, come è stata la 2014. Accade ora che molte regioni, su richiesta dei Consorzi di Tutela, abbiano già consentito o stiano consentendo l’arricchimento per l’annata 2015, che tutto può dirsi tranne che poco soleggiata. “La pratica  – commenta Fivi – dovrebbe essere intesa come una extrema ratio, cui ricorrere solo nelle annate effettivamente estremamente sfavorevoli oppure in aree eccezionalmente colpite da avversità atmosferiche”.  L’arricchimento – conclude Poggi – favorisce i furbetti che manipolano vini di bassa qualità a discapito di chi lavora seriamente. Questa normativa avvantaggia i produttori poco seri e non tiene conto di una domanda che nel mondo è composta sempre più di consumatori che cercano un rapporto franco e leale con i produttori e privilegiano vini di qualità, che siano tali grazie alle uve da cui nascono”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto e Fivi

 

Vendemmia 2015 interessante ma complessa, specie nelle aree non irrigate.

vendemmia-2011-umberto-cesari-300x196La vendemmia 2015? Senz’altro interessante ma complessa, soprattutto nelle aree non irrigate. Questo il quadro disegnato ieri a Legnaro (Pd), nella sede di Veneto Agricoltura, da Regione, CREA Viticoltura Conegliano, AVEPA, coordinati dagli esperti dell’azienda regionale.

Valori di produzione in crescita. Per fortuna, però, la vite si sta dimostrando una pianta altamente adattabile e resistente alle diverse condizioni climatiche. Basti fare un confronto tra la scorsa annata viticola e quella del 2013, che per certi versi assomiglia molto a questa in corso: continue precipitazioni nel 2014, con suoli inzuppati e viti aggredite dalle malattie fungine; grande caldo e scarse precipitazioni nel 2013, come del resto si sta verificando in questo periodo. Ciò nonostante, in un caso o nell’altro, la vite si adatta e produce. “Produzione che nel Veneto – ha ricordato l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan – ha raggiunto lo scorso anno i 10,45 milioni di quintali di uva pari a 8,2 milioni di ettolitri di vino per un valore relativamente all’export di 1,67 miliardi di euro. La vendemmia 2015 supererà senz’altro questi valori, visto che le prime indicazioni prevendemmiali mettono il sorriso ai viticoltori”.

Vendemmia anticipata solo in provincia di Bolzano.  “A pochi giorni dall’avvio della vendemmia anche nel Nord Est, che sarà lunga visto che l’uva è perfettamente sana e con bucce spesse – sottolinea Diego Tomasi direttore del Crea Viticoltura Conegliano – va detto che i mesi vegetativi da giugno in avanti hanno lasciato un’impronta che le prossime settimane non potranno cancellare. Infatti, dopo un avvio che sembrava portare ad un’annata precoce, il caldo di luglio ha frenato lo sviluppo vegetativo e il procedere delle fasi fenologiche, per cui l’inizio della vendemmia si posizionerà su date “normali” o leggermente anticipate (solo nella provincia di Bolzano è confermato un anticipo vendemmiale di circa due settimane)”.

Attesi vini equilibrati, morbidi e rotondi. L’uva si presenta quasi ovunque perfettamente sana e integra, elemento che caratterizza la vendemmia 2015, e anche la pianta non ha subito gravi attacchi da funghi e parassiti. Proprio a causa delle elevate temperature di questa estate, le prime analisi chimiche sugli acini indicano valori zuccherini su livelli medi e così dovrebbero rimanere. Non sarà quindi un’annata da vini alcolici a tutto vantaggio di vini più equilibrati. Le acidità sono in netto calo, per cui sono attesi vini meno freschi ma più morbidi e rotondi. Al momento, i vigneti in collina irrigata sono in netto vantaggio rispetto alle realtà che stanno subendo lo stress idrico, questo grazie alle minori temperature diurne e alle notti più fresche e ventilate. Tutta la provincia di Bolzano, da questo punto di vista, sembra avviata ad un’ottima annata.

Punti di forza. La vendemmia 2015 presenta sanità delle uve, equilibrio vegetativo delle viti, produzioni non esuberanti, zuccheri e acidità nella media, ma con ottime opportunità qualitative per gli altri componenti. Per contro le elevate temperature diurne costringono la pianta a chiudere gli stomi già alle prime ore del mattino per ridurre le perdite di acqua; da qui i lenti incrementi in zuccheri che si stanno verificando e il calo acido. Vediamo ora in sintesi come si annuncia la vendemmia 2015 nel Nord Est per Provincia.

Veneto/1. BellunoLa produzione, salvo imprevisti, sarà più abbondante rispetto al 2014 dato che i grappoli, fini dai primi giorni di agosto, si presentavano più carichi e rigonfi. Si stima una produzione del 10-15% in più rispetto alla scorsa annata sia per le uve bianche che per quelle nere. Si stima un ulteriore aumento del 8-10% della resa complessiva per l’entrata in produzione di nuove superfici. PadovaLa produzione, sia per le uve bianche che nere, è stimata in linea con quella del 2014. Infatti, complessivamente la potenzialità produttiva segnalata è buona, ma non abbondante. Lo stato fitosanitario è ottimale e questo consente di ipotizzare che non vi saranno forti riduzioni di produzione. Il contesto é dunque assai diverso da quello del 2014 quando, a fronte della forte carica delle piante, la produzione è stata ridotta dai danni provocati da marciumi e peronospora dovuti alle eccessive precipitazioni. Quest’anno, casomai, l’incognita è data dal protrarsi delle alte temperature e dalle scarse  precipitazioni. Va segnalato, infine, l’entrata in produzione di circa 295 ettari di vigneti a bacca bianca, che costituiranno il 5% circa della superficie complessiva in produzione. Per quanto riguarda i vigneti a bacca nera, sono entrati in produzione circa 73 ha di vigneti la cui superficie rappresenta l’1% circa della superficie complessiva.

Veneto/2. RovigoSi segnalano produzioni nella media o leggermente in calo rispetto al 2014 (-5/10%), soprattutto sulle varietà a bacca nera. Fortunatamente il grande caldo delle scorse settimane sembra si stia esaurendo, ma servirebbero anche delle piogge ristoratrici di cui i vigneti ne hanno un gran bisogno. Nel 2015 si registra l’entrata in produzione di circa 12 ettari di vigneti a bacca bianca, che costituiranno il 5% circa della superficie complessiva in produzione; circa i vigneti a bacca nera, sono entrati in produzione 3 ha di vigneti la cui superficie rappresenta l’1% della superficie complessiva. Treviso:  in linea generale, le stime di produzione danno segnali di crescita rispetto al 2014, in particolare per le uve bianche. Per le uve nere, invece, si potrebbero verificare delle lievi riduzioni, soprattutto a carico del Merlot per la presenza di casi di peronospora larvata. Per effetto sia del trend di aumento di superfici vitate (Glera e Pinot Grigio), che riguarda ormai da anni la provincia di Treviso, sia del buon andamento stagionale, in particolare delle fasi di fioritura e allegazione, si stima, rispetto al 2014, un significativo aumento medio della produzione pari al 18%. Questo incremento è imputabile soprattutto alle uve bianche, che oramai costituiscono circa l’83% della superficie vitata provinciale. Inoltre, è previsto un recupero di produttività per unità di superficie di circa il 10% rispetto al 2014, attribuibile al buon andamento stagionale. A questi fattori va aggiunto un aumento di circa l’8% dovuto all’entrata in produzione di nuovi impianti realizzati nelle campagne 2012/2013 e 2013/2014. L’apporto dell’entrata in produzione dei nuovi vigneti sul totale é stimato intorno al 2%. In definitiva, si stima una produzione totale provinciale di 5.300.000 q cosi distinti: uve bianche 4.560.000 q; uve nere 740.000 q.

Veneto/3. VeneziaLe previsioni produttive, considerando il prosieguo di un buon andamento meteo, sono positive sia per quanto riguarda la quantità, per la quale è presumibile una produzione media superiore del 10/15% rispetto al 2014, che per la qualità. Le variazioni rispetto al 2014 sono da imputare esclusivamente alle differenti precipitazioni: troppo abbondanti l’anno scorso, quasi inesistenti quest’anno. VeronaPer il 2015 si stima una produzione complessiva di 4.442.970 q di uva così ripartiti: uve bianche 2.701.163 q, di cui 1.180.273 DOP; uve nere 1.741.806 q, di cui 1.245.835 DOP. Dall’analisi dei dati raccolti si ritiene che le rese per il 2015 abbiano un incremento del 15%. Tale dato trova riscontro nel buon andamento climatico stagionale registrato sino ad ora, caratterizzato soltanto dalla presenza di un po’ di siccità localizzata e da un evento grandinigeno che ha colpito in modo significativo soltanto alcune ristrette aree. Da segnalare, infine, una scarsa presenza di fitopatologie. VicenzaSono previste variazioni tutte in aumento di circa il 25% rispetto al 2014 con punte del 50-60% nella zona DOC Breganze. Tale incremento è dovuto alla mancanza di fenomeni grandinigeni che lo scorso anno sono stati invece intensi e diffusi in quasi tutto l’areale di coltivazione della vite. L’incidenza della resa complessiva con l’entrata in produzione dei nuovi vitigni é del 4% sulla superficie totale vitata.

 

Trentino-Alto Adige. BolzanoSi stima una quantità probabilmente vicina alla media degli ultimi anni con una produzione di 325.000 hl. TrentoE’ atteso un incremento del 15-20% rispetto al 2014. Maggiore la produzione di uve a bacca nera rispetto alle bianche.

Friuli-Venezia Giulia. In linea generale, è previsto un leggero aumento produttivo (5-8%) rispetto allo scorso anno, dovuto soprattutto a una maggiore fertilità delle gemme, a uno stato sanitario al momento decisamente superiore rispetto al 2014 e all’entrata in piena produzione di alcune centinaia di ettari di nuovi impianti (specialmente uve bianche).

 

Resto d’Italia, Francia e Spagna. Nel corso del focus sono stati effettuati dei collegamenti in videoconferenza con le principali Regioni viticole d’Italia, nonché con Francia e Spagna per fare il punto con i nostri principali competitors. Piemonte: si prevede un leggero calo produttivo rispetto al 2014 a tutto vantaggio della qualità; Emilia-Romagna: ottima situazione fitosanitaria e produzione in contenuto aumento; Toscana: altissima qualità e produzione in linea con le medie annuali; Puglia: grosso incremento produttivo grazie alle favorevoli condizioni climatiche e buona qualità; Sicilia: uve precoci già in corso di vendemmia, qualche problema fitosanitario ma buona qualità. In Francia, produzione in linea con lo scorso anno, ottima situazione fitosanitaria, attesa grande qualità. I cugini francesi dovranno però abituarsi alle ondate di calore. Spagna: quantità in calo e ottima qualità. La relazione generale con i dati previsionali della vendemmia 2015 nel Nord Est d’Italia può essere scaricata dal seguente link.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura