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Verso Vinitaly 2014. Scelta del vino, “Lui&Lei” a confronto

bottiglie-di-vinoQuando scelgono un vino, l’uomo è “cicala” e la donna “formica”. Lei, parsimoniosa e attenta, è la “ragioniera” di casa, addetta all’acquisto di vino per il consumo quotidiano (nell’85% dei casi), che compra al supermercato (70%), più abitudinaria nella scelta e che privilegia, nel caso, le bollicine. Lui? Meno oculato, si riserva il compito di sceglierlo al ristorante (94%) e per le occasioni speciali (92%), rivolgendosi soprattutto all’enoteca (75%) ed accorda la propria preferenza ad un rosso corposo, non disdegnando la sperimentazione. I dati risultano dal sondaggio di Vinitaly  e Winenews, a cui hanno risposto 1.080 “enonauti”, appassionati già fidelizzati al mondo del vino e del web.

(Fonte: Veronafiere)

 

 

8 aprile 2014, a Vinitaly 2014 si parla prevenzione del deperimento dei vigneti

Logo_VignaDayDurata sempre più limitata dei vigneti e diffusione crescente delle malattie del legno: il deperimento della vite rappresenta il flagello con cui ci si misura oggi, paragonabile alla fillossera, se non peggiore, vista la sua portata planetaria e contro il quale l’unica strategia efficace è la prevenzione. Un tema cruciale di cui si parlerà al convegno  sulla prevenzione del deperimento dei vigneti organizzato a Vinitaly su idea di Marco Simonit di Simonit &Sirch e de L’Informatore Agrario martedì 8 aprile alle 9.45 (Sala Rossini, Centro Congressi Arena tra Padiglione 6 e 7).

Gestione pianta e malattie del legno. In primo piano le esperienze sulla gestione della pianta e sulle malattie del legno di illustri ricercatori stranieri, con i quali collaborano da tempo i Preparatori d’Uva, riuniti per la prima volta in Italia, che saranno presentate a una platea di produttori, tecnici e ricercatori. Un primo passo per condividere, discutere e sviluppare un «pensiero viticolo» che rimetta al centro dell’attenzione la vite, la sua salute e la sua longevità, foriera peraltro di elevata qualità dei vini. Un ruolo centrale, per arginare il problema, è svolto dalla potatura. “La potatura è l’operazione che più impatta sulla naturale propensione della vite all’accrescimento indeterminato, provocando in corrispondenza dei tagli coni di disseccamento più o meno estesi e aprendo potenziali vie di ingresso ai patogeni – anticipa Clementina Palese, giornalista de L’Informatore Agrario e moderatrice del convegno. A questa operazione colturale si può guardare come elemento di prevenzione del deperimento trasferendo le buone pratiche a coloro che effettivamente tagliano”.

Dalla tecnica alle testimonianze. Ampio e qualificato il parterre di esperti di levatura internazionale che svilupperanno il tema da un punto di vista tecnico. Sulla potatura della vite, strategica per mantenere le piante longeve e in grado di offrire uve di qualità, si esprimeranno l’australiano Alain Deloire, direttore del Wine and Grape Industry Centre in Australia e l’italiano Marco Simonit, di Simonit&Sirch e fondatore della Scuola Italiana di Potatura della Vite. Il tema critico delle malattie del legno sarà affrontato dallo svizzero Olivier Viret, capo della ricerca per Agroscope Chagins- Wädenswil ACW, dal francese Pascal Lecomte, del Centre de Recherches de Bordeaux e dall’australiano Richard Smart, consulente viticolo internazionale e docente presso l’Università della Tasmania. La seconda parte del convegno prevede gli interventi e un confronto con responsabili di tre aziende vitivinicole di riferimento: Andrea Lonardi di Bertani Domains, Marcello Lunelli di Ferrari Spumanti e Alessandro Ceretto dell’omonima azienda.

Programma. Ore 10.00 – Saluti. Giovanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere, Antonio Boschetti, Direttore de L’Informatore Agrario. Modera Clementina Palese, giornalista de L’Informatore Agrario. Ore 10.10 – Il Sacro Graal, ovvero la perfezione della potatura della vite. Alain Deloire Direttore del Wine and Grape Industry Centre – Charles Sturt University, Wagga Wagga – Australia. Ore 10.30 – Malattie del legno e loro prevenzione
Olivier Viret – Capo della ricerca – Agroscope Changins-Wädenswil ACW – Svizzera. Ore 10.50 – La progressione delle malattie del legno in Francia (10 anni), nuova definizione dei sintomi e parassiti associati. Contributo video.
Pascal Lecomte INRA UMR 1065 SAVE (Santé et Agroécologie du VignoblE) Centre de Recherches de Bordeaux – Francia. Ore 11.10 – Malattie del legno un problema sempre più rilevante specialmente per le barbatelle
Richard Smart Consulente viticolo internazionale e docente presso l’Università della Tasmania – Australia. Ore 11.30 – Potatori dalla parte della pianta: nuovi mestieri nel campo della prevenzione. Marco Simonit  Co-fondatore di Simonit&Sirch. Guida oggi l’equipe dei Preparatori d’Uva ed è fondatore della Scuola Italiana di Potatura della Vite. Ore 11.45 Domande e risposte. Ore 12.00 Talk show con i rappresentanti di tre aziende vinicole Bertani Domains (Andrea Lonardi); Ferrari Spumanti (Marcello Lunelli); Ceretto (Alessandro Ceretto). Preregistrazione all’indirizzo:  www.informatoreagrario.it/vinitaly2014

(Fonte: L’Informatore Agrario)

Verso Vinitaly 2014. Mercato del vino italiano salvo grazie all’export, ma fondamentale per la costruzione dell’immagine aziendale

Vinitaly VenetoCon i consumi interni in calo, l’Italia del vino si salva soprattutto grazie all’export, ma le aziende hanno ben chiaro che il mercato italiano ricopre un ruolo chiave proprio quando l’obbiettivo sono i mercati internazionali, più reattivi se il mercato domestico garantisce quella visibilità che poi viene spesa sulle piazze internazionali.

A Vinitaly la storia delle cantine che continuano a investire in Italia. È il caso di quelle cantine che, controcorrente e con l’export che resta il loro driver fondamentale, crescono con numeri confortanti anche nel mercato interno. E che con le loro case history, saranno tra le protagoniste di Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del mondo del vino, a Verona dal 6 al 9 aprile.Un fenomeno quello della corsa all’esportazione che, tuttavia, a ben guardare, ha prodotto qualche frettolosa analisi, che ha indotto molte aziende a “tirare i remi in barca” nel mercato interno, lasciando qualche spazio libero alle cantine che, invece, hanno continuato a ritenere importante il ruolo delle vendite entro i confini nazionali.

Il consumo di vino in Italia. La spesa per il vino non è andata così male nel recente passato, almeno stando ai dati Istat sulla spesa dei consumi delle famiglie italiane.  In termini assoluti, dopo il calo del 2009, ci sono stati anni tutti leggermente positivi. Nel 2012 le famiglie italiane hanno speso 12 euro al mese per comprare vino, il 2,5% della spesa per alimentari di 468 euro e lo 0,48% della spesa totale mensile di 2.419 euro. Il vino resta la bevanda alcolica di riferimento. Da un punto di vista geografico, nel Nord si continua a spendere più che al Sud, ma le tendenze sono diverse. Nel Nord-Ovest la spesa sta calando di anno in anno ed è oggi uguale a quella del Nord-Est, poco meno di 14 euro per famiglia, dove invece c’è stata una crescita. Al centro si è stabilizzata al 10% circa sotto i livelli pre-crisi, mentre al Sud e nelle isole sembra essere incominciata una fase di crescita, passando da 8,8 euro nel 2009 a 9,56 nel 2012, cioè il livello pre-crisi del 2007.

Mercato interno privilegia vini bianchi e bollicine. Dal lato dei produttori, evidentemente, la forbice tra vino esportato e vino venduto sul mercato domestico, resta tendenzialmente larga con, in media, tra il 70 e l’80% delle etichette destinate all’export. Nel mercato interno, però, proprio per questo fatto, i margini di crescita non mancano. E, specialmente per le cantine che producono vini bianchi e bollicine, questa forbice diminuisce almeno del 5%. Si tratta, nel caso di queste tipologie, anche di una risposta ai gusti dei consumatori che stanno cambiano e che, sempre più chiaramente, privilegiano vini poco impegnativi e di piacevolezza immediata e, chiaramente, dalla disponibilità di prodotti dal rapporto qualità/prezzo molto equilibrato.

Mercati internazionali più reattivi se il mercato interno garantisce visibilità e diffusione. In più, le cantine con più esperienza hanno cominciato “in patria” un lavoro molto puntuale sul marchio, con investimenti mirati e un affinamento dei rapporti commerciali interni, guardando in prospettiva agli effetti anche sulle piazze estere. Il ruolo del mercato interno come vetrina per gli acquirenti esteri è e resta del tutto fondamentale, ed è difficile che un importatore straniero voglia a tutti i costi un prodotto se questo non è ben presente nel mercato d’origine. Anche le aziende che producono grandi vini, soprattutto rossi, hanno ben chiaro che il mercato italiano ricopre un ruolo chiave. Forse non in termini di consumi, perché il mercato domestico non sta metabolizzando l’attuale congiuntura e c’è un rallentamento innegabile dei consumi. Ma l’importanza del mercato interno diventa assolutamente rilevante quando si vogliono aggredire i mercati internazionali, perché questi ultimi sono più reattivi se il mercato domestico garantisce visibilità e diffusione. Insomma anche se i grandi vini in Italia vengono consumati più sporadicamente, il mercato interno resta fondamentale per la costruzione e l’affermazione dell’immagine aziendale, che poi viene spesa sulle piazze internazionali.

La vendemmia 2013 ci racconta di una produzione complessiva tra i 47 e i 48 milioni di ettolitri di vino (dati Assoenologi) e, stando ai dati Istat, l’export assorbe poco più di 20 milioni di ettolitri, il resto, evidentemente, resta entro i confini nazionali. In Italia, la situazione è ancora incerta e i segnali, benché positivi, sono ancora troppo timidi. Ma il mercato italiano in termini numerici resta sempre un mercato fondamentale e se le vendite calassero in modo incontrollato, diventerebbe assai difficile garantirsi un recupero con le pur positive performance oltre confine.

(Fonte: Veronafiere)

Conservazione del vino, 6 mesi in casa paragonabili a due anni in cantina, la temperatura (sbagliata) la causa dell’invecchiamento precoce

bicchiere_di_vinoChe il vino si conservasse meglio in cantina piuttosto che in appartamento già si sapeva. Ma ora dalla Fondazione Edmund Mach arriva un’importante conferma scientifica che spiega perché e quanto l’età chimica cambia nei diversi ambienti facendo scoprire inaspettate reazioni e nuovi composti.

Reazioni indotte dalla temperatura. Stando alla ricerca, intitolata “L’influenza della conservazione sull’età chimica dei vini rossi” e pubblicata in questi giorni sulla rivista Metabolomics, nella tipica conservazione domestica l’età chimica del vino accelera di ben quattro volte: molte decine di composti cambiano concentrazione partecipando a reazioni indotte dalla temperatura. In particolare la conservazione domestica induce la formazione di composti, mai osservati prima, che nascono dall’unione tra i tannini e l’anidride solforosa, e una classe di pigmenti del vino, denominata “pinotine”, che fa evolvere il colore del vino verso toni più aranciati. Aumentandone, appunto, l’età chimica.

Ricerca finanziata dal Ministero, 400 bottiglie di vino monitorate. La ricerca, svolta all’interno del progetto Qualità alimentare e funzionale “Qualifu” finanziato dal Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ha permesso di seguire per due anni l’evoluzione di 400 bottiglie di Sangiovese, vino tipicamente da invecchiamento, conservato in vetro scuro con tappo di sughero naturale. Duecento bottiglie sono state collocate nella cantina aziendale della Fondazione Mach, ad una temperatura costante tra i 15 e i 17 gradi e con umidità del 70 per cento; le altre duecento sono state collocate in condizioni simulanti la conservazione domestica, al buio, con una temperatura oscillante, secondo le stagioni, tra 20 e 27 gradi. I vini sono stati campionati ogni sei mesi.

Collaborazioni. La ricerca si è svolta nei laboratori di metabolomica dotati di strumenti che consentono di misurare contemporaneamente l’evoluzione di circa un migliaio di composti presenti nel vino, e si è avvalsa della collaborazione delle cantine (sia sperimentale che aziendale) della Fondazione Mach. E’ stata condotta dai ricercatori Panagiotis Arapitsas, Daniele Perenzoni e Andrea Angeli, e da Giuseppe Speri, nell’ambito della sua tesi sperimentale in Viticoltura ed Enologia.

Conservare il vino in luogo idoneo. “Sei mesi in appartamento fanno raggiungere al vino una età chimica che corrisponde ad un affinamento di due anni nelle condizioni ideali di cantina” spiega Fulvio Mattivi, coordinatore del Dipartimento qualità alimentare e nutrizione, e autore della pubblicazione. ”Produttori, ristoratori, enoteche e distributori dovrebbero verificare se i loro locali siano idonei alla conservazione ottimale dei vini, specie nei mesi caldi, e in caso contrario valutare quale sia la conservazione massima da non superare, se queste condizioni ideali non possono essere assicurate. Bastano infatti pochi gradi in più per rendere un locale non idoneo ad una conservazione prolungata”.

La conservazione induce reazioni e crea nuove classi di composti. Un altro dato interessante emerso dalla ricerca è che, per quanto riguarda i composti di valenza salutistica, in due anni gli antociani (ossia i pigmenti rossi estratti dall’uva) sono diminuiti nell’ordine del 30 per cento in cantina e dell’80 per cento in ambiente domestico. La temperatura induce l’idrolisi dei flavonoli glicosidi, in particolare dei derivati della quercetina, e porta alla diminuzione di svariati composti, tra cui l’acido pantotenico (vitamina B5).

(Fonte: Fondazione Edmund Mach)

Verso Vinitaly 2014. Ecco il “borsino” dei vigneti più preziosi d’Italia.

Conegliano-Valdobbiadene-Colline-Prosecco-DOCG

Conegliano-Valdobbiadene-Colline-Prosecco-DOCG

Il valore dei vigneti nei top terroir del Bel Paese enoico tiene, nonostante la crisi, e anzi costituisce un elemento di valorizzazione fondamentale per chi voglia investire in aziende vitivinicole italiane. Ad evidenziarlo, arriva una rilevazione di WineNews, che sarà al centro del dibattito di Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del mondo del vino in programma a Verona dal 6 al 9 aprile.

I top terroir. Un indicatore economico dello stato di salute dell’Italia enoica che disegna una quadro ricco e articolato da cui emerge una “classifica” che vede, al primo posto, i vigneti altoatesini, stabilmente intorno ai 550.000 euro di valutazione per ettaro, quelli dell’Amarone, con quotazioni oscillanti fra i 480.000 e i 500.000 euro, seguiti da quelli del Prosecco nei territori di Conegliano e Valdobbiadene, dove la forbice sta tra i 380.000 e i 350.000 euro ad ettaro, analogamente alle quotazioni dei vigneti trentini; vengono poi quelli piemontesi della denominazione Barolo a 350.000 euro, i vigneti di Montalcino, tra i 350 e i 330.000 euro, incalzati, sempre in Toscana, da quelli piantati a Bolgheri, che oscillano tra i 320 e i 300.000 euro. Seguono, poi, i vigneti della Franciacorta, intorno ai 230.000 euro, quelli piemontesi del Barbaresco tra i 200 e i 230.000 euro ad ettaro, le vigne del Nobile di Montepulciano, che valgono tra 150.000 e 200.00 euro, quelle del Chianti Classico, che stanno tra i 120 e i 150.00 euro ad ettaro, seguite dai vigneti sulle pendici dell’Etna, che possono valere tra i 60.000 e i 120.00, quelli tra le colline di Montefalco, intorno ai 100.000 euro e, infine, quelli di Taurasi tra i 50 e i 60.000 euro ad ettaro.

Il Bel Paese subito dopo la Francia per valore dei propri vigneti. Il vigneto italiano resta, quindi, un solido rifugio per gli investimenti, nonostante la perdurante crisi economica, marcando una netta controtendenza rispetto al generale crollo dei valori del mercato immobiliare. Probabilmente le cifre stratosferiche che circolavano alcuni anni fa, rappresentando una approssimazione un po’ per eccesso del valore dei vigneti più importanti d’Italia, si sono contratte, ma resta fermo il fatto che le superfici vitate in Italia conservano il proprio peso patrimoniale. Un peso che mette, in termini mondiali, il Bel Paese subito dopo la Francia per valore dei propri vigneti. Anche qui, evidentemente, la crisi si è fatta sentire e non mancano zone di produzione che hanno subito un decremento del valore del proprio patrimonio vitato, ma questo non è certamente avvenuto nelle aree maggiormente vocate, che hanno rispecchiato esattamente il buon andamento delle bottiglie prodotte sui mercati, specie quelli internazionali.

Le variabili che compongono il valore di un vigneto in produzione. Si va dal costo dei diritti d’impianto (la cui liberalizzazione ha infiammato nel recente passato la discussione in sede europea e il cui prezzo è tendenzialmente in rialzo), all’esposizione, alla natura geologica dei terreni, all’età dei vigneti impiantati, all’appartenenza a specifiche sottozone e, naturalmente, al prestigio di determinate denominazioni. A complicare ulteriormente il quadro, la situazione economica generale che ha un peso non secondario: può far levitare o decrescere il valore di quel ettaro di vigneto in rapporto al suo andamento positivo o negativo, pur restando fermo il dato nazionale generale che vede il valore medio di un ettaro di vigneto a 36.000 euro, cioè molto superiore a quello delle altre colture che è di 19.400 euro (dato Inea – Istituto Nazionale di Economia Agraria), che stima il valore dei vigneti italiani, dall’inizio del nuovo Millennio, cresciuto del 2%, nonostante la contrazione dei prezzi a partire dal 2008).

Cifre stellari per i vigneti del Cartizze. Ammesso che si trovi qualcuno disposto a vendere (un fenomeno quello della mancanza di un numero considerevole di trattative che, peraltro, coinvolge, molte se non quasi tutte le zone produttive più importanti), la zona vertice della piramide qualitativa del Prosecco ha raggiunto anche la cifra record di 1,2 milioni di euro per un ettaro di vigneto. O, per fare un altro esempio, i vigneti piantati a Cannubi, la collina più importante del Barolo, dove un ettaro può valere anche più di 700.000 euro. Ma va detto che, nei fatti, si tratta quasi sempre di stime virtuali, sia per la loro poca rappresentatività in termini di ettari sul mercato, sia perché fanno capo a zone di produzione altamente di successo e/o storia in cui non esiste un vero e proprio mercato o esiste in forme del tutto sporadiche e marginali.

(Fonte: VeronaFiere)

14 marzo 2014, a Pieve di Soligo (TV) si parla della valorizzazione del legno locale per la produzione di botti di qualità

bottiVenerdì 14 marzo 2014, a partire dalle ore 9.00, presso la sede del Gal Alta Marca (Villa Brandolini, piazza Libertà 7) di Solighetto di Pieve di Soligo (TV) si terrà l’incontro “BA.RO.C.CO., valorizzazione del patrimonio boschivo locale integrata con la produzione vitivinicola di qualità”, organizzato da T.E.R.R.A. con il patrocinio di Veneto Agricoltura, Gal Alta Marca e Aikal verso Expo 2015.

Invito alla partecipazione. “Obiettivo dell’incontro – afferma Marco Abordi, dottore forestale, ideatore e coordinatore del progetto -, è quello di creare le necessarie sinergie pubblico-private per attivare un progetto di filiera con importanti ricadute locali economiche, sociali ed ambientali. L’apporto di idee, la disponibilità di collaborazione e la condivisione di informazioni sono lo strumento per costruire un progetto utile e concertato con il territorio”.

Un progetto replicabile in tutta la pedemontana alpina e appenninica. Dall’incontro dovrebbe fuoriuscire la creazione di un gruppo di lavoro composto da tecnici, imprese ed enti, in grado di dare avvio a un nuovo progetto pilota di valorizzazione del legno locale, finalizzato alla produzione di barrique di qualità destinate alle cantine della zona di provenienza del legname per la produzione di un vino di elevato valore aggiunto.Il progetto, facilmente replicabile in tutto l’arco delle pedemontana alpina e appenninica dove si produce vini di qualità in prossimità di boschi pedemontani, consentirebbe di raggiungere diversi obbiettivi: attivare una nuova filiera locale e quindi anche professionalità e nuovi posti di lavoro;· creare nuove competenze tecniche finalizzate alla coltivazione dei boschi e la scelta di piante da barrique; manutentare un territorio a rischio idrogeologico; creare dei prodotti di nicchia di elevato valore territoriale e commerciale; legare la sostenibilità ambientale delle cantine e delle vigne anche a un territorio locale più ampio; creare nuovi boschi, anche planiziali, di elevato valore ecologico e produttivo; valorizzare il made in Italy.

Programma. Durante l’incontro si discuterà con esperti del settore, imprese che già anno sperimentato segmenti delle sopra citata filiera e potenziali enti competenti e finanziatori. Ecco nel dettaglio il programma della mattinata: ore 9.00, Saluti dell’Assessore all’Ambiente della Provincia di Treviso Alberto Villanova e di Michele Genovese, coordinatore GAL dell’Alta Marca Trevigiana – Introduzione del workshop e illustrazione del programma; ore 9.30, Presentazione progetto di filiera  Ba.ro.c.co. (Marco Abordi – T.E.R.R.A. srl); ore 9.50, La produzione delle Barrique, storia e potenzialità locali (Piero Garbellotto – Garbellotto Botti); ore 10.10, Affinamento del Raboso del Piave nei legni autoctoni  (Az. Agr. Cecchetto Giorgio); ore 11.30, Le foreste della Serenissima tra passato e futuro (Giustino Mezzalira – Veneto Agricoltura); ore 11.50, Legno Veneto: esperienze di costruzioni realizzate con il legno della nostra Regione. (Andrea Zenari – Consorzio Legno Veneto); ore 12.10, Il progetto Assi del Cansiglio (ITLAS Laborlegno); ore 12.30, La valorizzazione energetica dei prodotti secondari delle filiera “bosco – legno –cantina” (Ing. Donadello, Bim Piave Nuove Energie); ore 12.50, Progetti di valorizzazione culturale e gastronomica verso EXPO 2015 (Ettore Bonalberti AIKAL verso Expo 2015); ore 13.10, Tavola rotonda “Le opportunità di realizzazione di un progetto di filiera” – modera Speranza Boccafogli (Sinergie Soc. Cons.), introduce Filippo Taglietti (Consorzio Prosecco); ore 13.45, Aperitivo e degustazione vini.

(Fonte: Terrasrl)

Presentata l’edizione 2014 di Vinitaly (Veronafiere 6-9/4), tra le novità un unico padiglione per gli espositori stranieri, grande attenzione ai vini bio. Prossimo obiettivo, Expo 2015.

Vinitaly Veneto«Vinitaly è la massima espressione dell’eccellenza vitivinicola italiana e per questo non ho dubbi che sarà protagonista durante i sei mesi dell’Expo a Milano. Presto vedremo svilupparsi il potenziale cui abbiamo lavorato insieme finora. Nei prossimi giorni il ministero farà dei passi avanti con Expo in questo senso». Così il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, a Roma, durante la conferenza stampa di presentazione di Vinitaly 2014, in riferimento agli atti attuativi per il padiglione vino che verranno firmati a breve tra ministero ed Expo. «Riconosco la centralità di Vinitaly – ha poi aggiunto Martina – anche per lo stile, la capacità e la forza di promuovere all’estero il vino tricolore e le sue imprese».

Internazionalizzazione è tra le parole chiave della 48ª edizione di Vinitaly, presentata ieri nella Capitale. Il più importante salone mondiale dedicato ai vini e ai distillati torna, infatti, a Veronafiere dal 6 al 9 aprile 2014. La manifestazione si conferma network globale per la promozione del sistema vitivinicolo, con buyer in arrivo da oltre 120 nazioni. Uno strumento a servizio delle imprese del settore, soprattutto di quelle italiane che nel 2013 hanno totalizzato oltre 5 miliardi di euro di export. «In questo quadro, Vinitaly è sempre più strategico – ha spiegato il presidente di Veronafiere Ettore Riello – per la sua capacità di valorizzare una parte così importante dell’eccellenza agroalimentare italiana. Il continuo lavoro di sviluppo della rassegna, l’interpretazione degli scenari di mercato e un’esperienza di oltre cento anni nel campo fieristico, ci hanno permesso di superare per la prima volta i 100mila metri quadrati espositivi netti, con il sold out già da parecchi mesi».

Tra le novità di quest’anno, due sono proprio dedicate al focus sull’estero. La presenza degli espositori stranieri per la prima volta è stata resa organica, all’interno di un unico padiglione che prende il nome di Vininternational – International Wine Production. In questa direzione va anche l’iniziativa di International Buyers’ Lounge, con Taste and Buy: nuova area per il b2b wine&spirit dedicata a operatori che arrivano da oltreconfine.  «Uno dei punti di forza di Vinitaly – ha dichiarato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – è da sempre quello di proporre un percorso di andata e ritorno. Grazie alla rete di Vinitaly International, infatti, accompagniamo le imprese italiane negli Usa, in Russia e in Cina, favorendo al contempo l’arrivo di quelle estere all’appuntamento di Vinitaly a Verona, che genera un indotto di oltre 300 milioni di euro sul territorio. Per favorire le presenze internazionali di quest’anno, con buyer da 120 Paesi, abbiamo investito oltre un milione di euro nelle attività di incoming». Per Mantovani, la strada dell’internazionalizzazione è quella giusta: «Se il Pil italiano, fermo da 12 anni – continua con un esempio –, seguisse le performance di crescita media del 6,5% annuo del nostro vino all’estero, avremmo risolto da tempo i problemi del Paese».

Vinitaly 2014 parla bio. In questa edizione, grande attenzione anche al mondo del biologico, grazie al debutto di Vinitalybio: salone specializzato riservato ai vini biologici certificati, realizzato con la collaborazione di FederBio. L’intento è quello di valorizzare le produzioni enologiche che seguono le norme del regolamento UE, e di rispondere a una precisa domanda del mercato, in particolare nei Paesi del Nord Europa, dell’America del Nord e dell’Estremo Oriente. Presente alla conferenza anche il presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro che ha ribadito l’importanza del settore vitivinicolo per la crescita dell’agroalimentare italiano: «Se applicassimo i risultati ottenuti dal vino italiano all’estero a tutta la filiera agroalimentare, potremmo tranquillamente raddoppiare gli attuali 33 miliardi di euro di export. Naturalmente per raggiungere questo obiettivo abbiamo bisogno di tanti Vinitaly, di tante fiere in grado di accompagnare le imprese, mettendole a sistema».

Sol&Agrifood. In contemporanea alla rassegna veronese, dal 6 al 9 aprile tornano anche Sol&Agrifood ed Enolitech, i due saloni che completano l’offerta di Vinitaly con l’eccellenza del food e delle tecnologie per la viticoltura, l’enologia e l’olivicoltura made in Italy.

(Fonte: Veronafiere)

Vini trentini, via libera alla sottozona Val di Cembra

Cembra mostra Muller Thurgau vigneti terrazzati a giovo - deflorianL’assemblea del Consorzio Vini del Trentino, riunita il 27 febbraio scorso nella nuova sede di palazzo Trautmannsdorf,  ha dato via libera a proposte di modifica dei disciplinari delle Igt Vigneti delle Dolomiti e Vallagarina e della Doc Trentino.

Una sottozona superiore alla Doc. La più innovativa riguarda l’istituzione all’interno della Doc Trentino di una sottozona di eccellenza da attribuire al vitigno Müller Thurgau e ad altri vitigni pregiati coltivati o ancora da introdurre in Val di Cembra. Merita evidenza il fatto che la sottozona è una qualifica superiore alla Doc. I tre documenti dovranno ora compiere un tragitto burocratico piuttosto lungo: Provincia di Trento, Comitato nazionale per le denominazioni di origine, Commissione europea.

(Fonte: Trentino Agricoltura)

Viticoltura. Impianti vitati, con la nuova PAC si passa dai diritti alle autorizzazioni

Marogne della ValpolicellaLa riforma della Pac nel settore vitivinicolo è stato il tema di tre convegni organizzati nei giorni scorsi da Coldiretti Verona a cui hanno partecipato complessivamente oltre 750 produttori agricoli del territorio scaligero. I convegni, svolti a Sona, Monteforte d’Alpone e Illasi hanno avuto come relatore Domenico Bosco, responsabile ufficio vitivinicolo della Confederazione Nazionale Coldiretti e come moderatore Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona.

Novità e conferme. “La riforma della Pac nel settore vitivinicolo – ha evidenziato Domenico Bosco – prevede delle novità ma anche conferme sia in termini di risorse che di regole. Possiamo, infatti, dire che c’è una conferma del budget specifico per il settore vitivinicolo, una gestione delle risorse mediante PNS quinquennali, la conferma delle misure preesistenti. Ci sarà, e questa è una novità, la possibilità di azioni di promozione dei vini anche sul mercato interno ma tale disposizione è ancora da definire. Ci sarà un sostegno alla ristrutturazione e riconversione per motivi sanitari e una nuova misura di ricerca e sviluppo per migliorare la qualità dei prodotti e l’impatto ambientale. Ci sarà la possibilità di sostegno alla viticoltura di montagna o a forte pendenza (PSR) e il pagamento unico disaccoppiato per i produttori di uva”.

Vigneti esentati dall’obbligo di greening. “Per quanto riguarda le regole – continua Bosco -, possiamo sottolineare che i vigneti sono esentati dal rispettare le regole del greening (non obbligo di mantenere le aree di interesse ecologico), norme di gestione del potenziale produttivo basate su un nuovo sistema di autorizzazione degli impianti viticoli, conferma della definizione a livello Ue dei prodotti vitivinicoli, conferma della classificazione dei vini comunitari (Dop-Igp; varietali-annata), conferma delle norme comunitarie su etichettatura (indicazioni obbligatorie e facoltative) e del sistema Ue delle partiche enologiche (zuccheraggio – eliminazione aiuto ai mosti)”.

Il sistema delle autorizzazioni è stato particolarmente approfondito. Infatti, gli impianti e i reimpianti di vigneti – ha spiegato Bosco – sono consentiti solo previa concessione, ai produttori interessati da parte degli Stati membri, di una autorizzazione che sarà gratuita, espressa in ettari e legata ad una specifica superficie. Gli Stati membri concedono autorizzazioni fino all’uno per cento annuo della superficie vitata nazionale (clausola di salvaguardia), ma hanno la facoltà di ridurre questa percentuale e limitarne il rilascio in zone specifiche (Do/Ig – senza Ig) tenendo conto delle raccomandazioni dei Consorzi di tutela e/o delle Oo.Pp. Sia la riduzione che le limitazioni non possono azzerare le autorizzazioni concedibili e devono essere giustificate (es. rischio di offerta eccedentaria o svalutazione dei prodotti a Do-Ig), al fine di contribuire ad un aumento ordinato degli impianti vitati. Gli Stati membri fissano criteri di ammissibilità obiettivi e non discriminatori (es. disponibilità di superficie, capacità e competenze professionali, rischio appropriazione della notorietà delle denominazioni, uno o più dei criteri di priorità). Se gli ettari richiesti sono inferiori alla percentuale fissata, le richieste di autorizzazione considerate ammissibili sono tutte accettate. Se invece le richieste ammissibili sono superiori alla percentuale fissata le autorizzazioni sono concesse in proporzione e/o in base a criteri di priorità (giovani produttori, requisiti ambientali, ricomposizione fondiaria, sostenibilità economica, incremento della competitività aziendale e di territorio, incremento della qualità dei prodotti a Do-Ig, aumento della dimensione di aziende piccole e medie)”.

Un sistema di autorizzazioni valido fino al 2030. “Gli Stati membri – ha proseguito Bosco – concedono automaticamente autorizzazioni, che non sono conteggiate ai fini del raggiungimento della soglia di salvaguardia, ai produttori che estirpano un vigneto dopo il 1° gennaio 2016. L’autorizzazione per reimpianto può essere concessa anche prima della estirpazione purché questa sia effettuata entro 4 anni dalla data del nuovo impianto. L’autorizzazione è utilizzata esclusivamente nella stessa azienda in cui avviene l’estirpazione (non potrà essere ceduta a terzi) e può essere vincolata al reimpianto della stessa Do/Ig di provenienza; come lo è oggi per i diritti di non è concessa in caso di estirpazione di vigneti non autorizzati. Il produttore che ha ricevuto un’autorizzazione e non la utilizza entro tre anni è soggetto a sanzione. Il sistema di autorizzazioni si applicherà fino al 2030 in tutti gli Stati membri produttori di vino ma con alcune eccezioni (regola del de minimis). Sono inoltre previsti alcuni principi per la gestione transitoria dei diritti di impianto ancora validi, detenuti al 31 dicembre 2015. “Il nuovo sistema di autorizzazioni – ha concluso Domenico Bosco – continua a prevedere che gli Stati membri debbano tenere sotto controllo gli impianti viticoli e detengano inventario e schedario viticolo. Come nel sistema dei diritti di impianto sono considerati illegali gli impianti di vigneto effettuati senza le specifiche autorizzazioni e c’è l’obbligo di estirpazione per gli impianti non autorizzati. Il rispetto delle regole deve essere assicurato dagli Stati membri che impongono sanzioni e accertano che le superfici vitate provenienti da impianti non autorizzati non beneficiano di misure di sostegno da parte della Ue”.

(Fonte: Coldiretti Verona)