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155 mila visitatori (+6% rispetto al 2013) e + 36% presenza buyer esteri: chiusa con successo la 48^ edizione di Vinitaly, dal cui podio il premier Renzi lancia la sfida “Export Vino 2020 + 50%”

Vinitaly 2014Con la visita di Matteo Renzi a Verona, prima volta di un presidente del Consiglio in visita a Vinitaly, si è concluso ieri il Salone internazionale del vino e dei distillati, svoltosi insieme a Sol&Agrifood, Rassegna dell’agroalimentare di qualità ed Enolitech, Salone delle tecnologie per la viticoltura, l’enologia e l’olivicoltura. La rassegna conferma la sua leadership di principale piazza di affari internazionale del vino, con un aumento degli operatori del 6% per un totale di 155.000 presenze in 4 giorni di manifestazione. Importante la crescita in termini numerici e qualitativi dei buyer esteri, saliti a 56.000 rispetto ai circa 53.000 del 2013, raggiungendo un’incidenza del 36% sul totale.

hashtag campo liberoIl premier Renzi lancia l’hashtag #campolibero. A Vinitaly il premier Renzi ha lanciato l’obiettivo del +50% dell’export enologico al 2020 e ha annunciato il piano in 18 punti per la semplificazione in agricoltura e per il sostegno delle imprese agricole e dei giovani. «Abbiamo creato un hashtag apposito, “#campolibero”, che sarà messo online sul sito del Ministero delle Politiche agricole. Resterà online fino al 30 aprile per osservazioni ed entro il 15 maggio ci sarà un provvedimento di investimento forte sui due temi». «Il Governo sta facendo molto per il vino – ha commentato Ettore Riello, presidente di Veronafiere durante l’incontro con Renzi – e l’investitura che abbiamo ricevuto dal Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina nella giornata inaugurale di Vinitaly per la realizzazione e la gestione del Padiglione del Vino ad Expo Milano 2015 è importante, perché riconosce alla fiera e a Vinitaly un ruolo centrale e di sistema per la promozione del vino italiano nel mondo». «L’affluenza di buyer dall’estero a Vinitaly in costante crescita negli anni – ha detto Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere è una dimostrazione della centralità della nostra manifestazione per gli operatori professionali di tutto il mondo. Nella top ten quest’anno abbiamo al primo posto la Germania, con gli Usa quasi a pari merito; seguono Gran Bretagna, Canada, Russia, Svizzera, Asia con Singapore, Hong Kong e Cina, la Francia al settimo posto, Austria, Giappone. All’undicesimo posto i Paesi Scandinavi con Danimarca, Svezia e Norvegia». Chiusa con successo la fiera, Vinitaly dà quindi appuntamento alla 49^ edizione, che si svolgerà a VeronaFiere dal 22 al 25 marzo 2015.

(Fonte: Verona Fiere)

 

 

 

Vinitaly 2014. Martedì 8 aprile spazio agli spumanti di vitigni veneti meno conosciuti

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-L’appuntamento è al Vinitaly 2014, l’8 di Aprile alle ore 15,00, presso lo Stand della Regione del Veneto, Sala al piano terra per la degustazione sulle “Bollicine Minori”.

Il Veneto è terra di antica tradizione enoica. Numerosi vitigni possono quindi portare l’appellativo di “antichi”. Alcuni nomi? Corvina, Rondinella, Dindarella e Molinara (Valpolicella, Bardolino ed Amarone), Glera (Prosecco), Garganega (Soave), Raboso Piave. Ma altre varietà a diffusione locale sono sopravvissute in zone ristrette, gelosamente tramandate da veri e propri “viticoltori custodi”. Sono questi vitigni in grado di aumentare e differenziare l’offerta di prodotti in grado di identificare i territori in cui ancora vengono allevati? A questa domanda tenta di rispondere il progetto “Valutazione delle varietà minori e/o locali alla spumantizzazione / frizzantatura” affidata dalla Regione a Veneto Agricoltura.

Il mercato oggi richiede novità di qualità, andare oltre la standardizzazione dei grandi vitigni internazionali. E’ quindi necessario operare nella direzione dello sviluppo della viticoltura regionale basandosi sulla valorizzazione delle produzioni tipiche. E’ quello che sta facendo Veneto Agricoltura. I vini spumanti e frizzanti sono ormai produzioni di primaria importanza, con valenze non solo “eno”: il Prosecco, infatti, è uno degli ambasciatori  del “saper fare” del Veneto. Alcune di queste, vinificate come “bollicine” saranno appunto oggetto della degustazione in programma a Vinitaly 2014.

Le varietà in degustazione. Molto curiose e saranno sei di cui quattro spumanti (Gruaja, Pinella, Pavana, Pedevenda), un metodo classico (Pedevenda) e una vino fermo a  sorpresa.Va segnalato infatti il fiorire di spumanti prodotti da vitigni considerati non “classici” e un’espansione del gradimento di “bollicine” provenienti da uve nere con colorazioni rosate. Nel territorio regionale veneto esistono vitigni che tradizionalmente vengono vinificati per produrre vino spumante o frizzante. Il progetto di Regione e Veneto Agricoltura divide il territorio in aree dove quel particolare vitigno viene tradizionalmente utilizzato per questo tipo di prodotti (ad esempio la Glera per le aree interessate alla DOC/DOCG Prosecco). Sono stati scelte come varietà minori (da produrre come spumanti, frizzanti e metodo classico) le seguenti Varietà (n=nero; b=bianco): Gruaja (n) diffusa nella zona di Breganze (VI), Pedevenda (b) diffusa nella zona di Breganze (VI), Verduzzo (b) diffuso in varie zone, Boschera (b) diffuso nei colli di Conegliano, Raboso Piave (n), Grapariol (b) diffuso nella zona Piave, Cavrara (n); Varietà in corso di iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà di Vite e presente nella zona dei Colli Euganei, Pinella (b) presente nella prov. di Padova, Pavana (n) Presente in Val Belluna e sotto sinonimo nel veronese, Bianchetta (b) Presente nel Bellunese, colli asolani, Kerner (b), Pinot Grigio (b) diffuso in varie zone. Le uve sono state lavorate presso il Centro Vitivinicolo di Conegliano di Veneto Agricoltura e le basi ottenute, spumantizzate poi presso la cantina di Microspumantizzazione (Autoclavi di 30 litri) gestita dal Centro stesso assieme all’Università di Padova – Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia (C.I.R.V.E.)

(Fonte: Veneto Agricoltura)

6-9 aprile 2014, a Verona Fiere, al via la 48^ edizione di Vinitaly

Vinitaly VenetoSi apre oggi alle ore 11 con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina il 48° Vinitaly, Salone Internazionale del vino e dei distillati. In concomitanza con Vinitaly, aprono anche Sol&Agrifood, la Rassegna dell’agroalimentare di qualità ed Enolitech, il Salone Internazionale delle Tecniche per la Viticoltura, l’Enologia e delle Tecnologie Olivicole ed Olearie.

L’Italia del vino vale oltre 5 miliardi di export ed è il primo esportatore del mondo con una quota del 21% del mercato internazionale e il Vinitaly, con 4100 espositori da più di 20 Paesi, riserva grande attenzione proprio alle iniziative rivolte al mercato estero. Alla cerimonia inaugurale – Auditorium Verdi Centro Congressi Veronafiere, ore 11 –, oltre al Ministro Martina, intervengono il Presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il Presidente della Provincia di Verona Giovanni Miozzi, il Sindaco di Verona Flavio Tosi, il Presidente e il Direttore generale di Veronafiere Ettore Riello e Giovanni Mantovani.

Nel pomeriggio, incontro con il Ministro Martina, Paolo De Castro, Giuseppe Sala, Commissario unico delegato del Governo per Expo 2015, Diana Bracco, Commissario Padiglione Italia, Riccardo Cotarella, Presidente Assoenologi, Ettore Riello, Presidente di Veronafiere, sul tema “Il vino italiano per Expo Milano 2015” (area Mipaaf piano terra Palaexpo, ore 15). Alle 16, sempre nell’area Mipaaf, il Ministro Martina e il Ministro dell’Interno Angelino Alfano con Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti e Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato scientifico, affrontano il tema “La legalità nel bicchiere, il piano di azione”.

(Fonte: Verona Fiere)

Verso Vinitaly 2014. Proclamati i vincitori del 21° Concorso Enologico Internazionale, premio “Gran Vinitaly 2014” a Cavit di Trento

concorso-enologicoCon 73 medaglie assegnate, su quasi 3.000 vini iscritti ufficialmente in gara, si è chiuso il 21° Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly svoltosi alla Fiera di Verona dal 27 al 31 marzo scorso e organizzato con il patrocinio della Commissione dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, dell’Union Internationale des Oenologues, nonché dei Ministeri delle Politiche agricole alimentari e forestali e dello Sviluppo Economico. A conquistare il massimo riconoscimento con il Premio Gran Vinitaly 2014, la Cavit S.C. di Trento, che ha ottenuto il maggior punteggio con due medaglie conseguite in gruppi diversi.

Le categorie premiate. Vini tranquilli, vini frizzanti e vini spumanti sono le categorie di classificazione dei quasi 3.000 campioni arrivati da 30 Paesi, anonimizzati prima della competizione, e sottoposti al vaglio delle 21 commissioni di valutazione, presiedute da Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi e presidente del Comitato nazionale Vini del Ministero dell’agricoltura. Quindici le sessioni di lavoro per oltre 40 ore complessive di esaminazione che ha debuttato in formato digitale; una novità assoluta ed un importante investimento tecnologico voluti da Veronafiere e da Assoenologi che non trovano riscontro in altre grandi analoghe competizioni internazionali. Per Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere «la competizione rappresenta per le aziende che vi partecipano una importante leva per il marketing, non solo per le vincitrici di medaglie, meno del 3% sul totale dei campioni in assaggio, ma anche per quelle che hanno ottenuto la Gran Menzione. La prossimità di data del Concorso al Vinitaly favorisce, inoltre, la conoscenza dei vini premiati da parte degli operatori professionali provenienti da oltre 120 Paesi che saranno presenti alla manifestazione».

I premi. Sono stati assegnati complessivamente 715 diplomi di “Gran Menzione”, 17 Gran Medaglie d’Oro, 16 Medaglie d’Oro, 18 Medaglie d’Argento, 22 Medaglie di Bronzo. Oltre  al “Gran Vinitaly 2014” assegnato a Cavit S.C., il premio speciale “Vinitaly Nazione 2014“, attribuito al produttore di ogni Paese che ha ottenuto il maggior punteggio calcolato dalla somma delle valutazioni riferite ai migliori tre vini insigniti del diploma di “Gran Menzione”, è stato attribuito a Divino Nordheim Thüngersheim EG – Nordheim-Bayern (Germania), Cantine Due Palme Soc. Coop. Agricola – Cellino San Marco (BR) (Italia), Murfatlar Romania S.A. – Murfatlar (Romania).  Il Premio speciale “Denominazione di Origine 2014″, assegnato al vino di ogni denominazione di origine italiana che in assoluto ha conseguito il miglior punteggio (a condizione che per ogni denominazione di origine abbiano partecipato almeno 40 campioni), è stato attribuito a: Amarone della Valpolicella Doc “Campo dei Gigli” 2008 Società Agricola Tenuta Sant’Antonio – Colognola ai Colli (VR), Gutturnio Doc Riserva “Duca di Ferro Mont’Arquato” 2010 Casabella – Ziano Piacentino (PC), Montepulciano d’Abruzzo Dop “Murelle” 2012 Cantina Miglianico Soc. Coop. Agr. – Miglianico (CH), Prosecco Doc Treviso Frizzante 2013 Antonio Facchin & Figli S.S. Soc. Agr. – San Polo di Piave (TV), Trentino Doc Vin Santo ʺArèleʺ 2000 Cavit S.C. – Trento, Valdobbiadene Prosecco Docg Superiore Spumante Dry “Paradiso” 2013 Cà Salina di Bortolin Gregorio – Valdobbiadene (TV). Il premio “Banca Popolare di Verona” è stato assegnato al vino Colli Piacentini Doc Malvasia Passito “Sensazioni D’inverno – le Virtù del Poggio” 2011 della Società Agricola Terzoni Claudio S.r.l. – Vernasca (PC) per aver conseguito il miglior punteggio fra tutti i vini veneti, o emiliano romagnoli, o trentini o friulani di tutte le categorie previste dal regolamento del 21° Concorso Enologico Internazionale.

(Fonte: VeronaFiere)

Verso Vinitaly 2014. Scelta del vino, “Lui&Lei” a confronto

bottiglie-di-vinoQuando scelgono un vino, l’uomo è “cicala” e la donna “formica”. Lei, parsimoniosa e attenta, è la “ragioniera” di casa, addetta all’acquisto di vino per il consumo quotidiano (nell’85% dei casi), che compra al supermercato (70%), più abitudinaria nella scelta e che privilegia, nel caso, le bollicine. Lui? Meno oculato, si riserva il compito di sceglierlo al ristorante (94%) e per le occasioni speciali (92%), rivolgendosi soprattutto all’enoteca (75%) ed accorda la propria preferenza ad un rosso corposo, non disdegnando la sperimentazione. I dati risultano dal sondaggio di Vinitaly  e Winenews, a cui hanno risposto 1.080 “enonauti”, appassionati già fidelizzati al mondo del vino e del web.

(Fonte: Veronafiere)

 

 

8 aprile 2014, a Vinitaly 2014 si parla prevenzione del deperimento dei vigneti

Logo_VignaDayDurata sempre più limitata dei vigneti e diffusione crescente delle malattie del legno: il deperimento della vite rappresenta il flagello con cui ci si misura oggi, paragonabile alla fillossera, se non peggiore, vista la sua portata planetaria e contro il quale l’unica strategia efficace è la prevenzione. Un tema cruciale di cui si parlerà al convegno  sulla prevenzione del deperimento dei vigneti organizzato a Vinitaly su idea di Marco Simonit di Simonit &Sirch e de L’Informatore Agrario martedì 8 aprile alle 9.45 (Sala Rossini, Centro Congressi Arena tra Padiglione 6 e 7).

Gestione pianta e malattie del legno. In primo piano le esperienze sulla gestione della pianta e sulle malattie del legno di illustri ricercatori stranieri, con i quali collaborano da tempo i Preparatori d’Uva, riuniti per la prima volta in Italia, che saranno presentate a una platea di produttori, tecnici e ricercatori. Un primo passo per condividere, discutere e sviluppare un «pensiero viticolo» che rimetta al centro dell’attenzione la vite, la sua salute e la sua longevità, foriera peraltro di elevata qualità dei vini. Un ruolo centrale, per arginare il problema, è svolto dalla potatura. “La potatura è l’operazione che più impatta sulla naturale propensione della vite all’accrescimento indeterminato, provocando in corrispondenza dei tagli coni di disseccamento più o meno estesi e aprendo potenziali vie di ingresso ai patogeni – anticipa Clementina Palese, giornalista de L’Informatore Agrario e moderatrice del convegno. A questa operazione colturale si può guardare come elemento di prevenzione del deperimento trasferendo le buone pratiche a coloro che effettivamente tagliano”.

Dalla tecnica alle testimonianze. Ampio e qualificato il parterre di esperti di levatura internazionale che svilupperanno il tema da un punto di vista tecnico. Sulla potatura della vite, strategica per mantenere le piante longeve e in grado di offrire uve di qualità, si esprimeranno l’australiano Alain Deloire, direttore del Wine and Grape Industry Centre in Australia e l’italiano Marco Simonit, di Simonit&Sirch e fondatore della Scuola Italiana di Potatura della Vite. Il tema critico delle malattie del legno sarà affrontato dallo svizzero Olivier Viret, capo della ricerca per Agroscope Chagins- Wädenswil ACW, dal francese Pascal Lecomte, del Centre de Recherches de Bordeaux e dall’australiano Richard Smart, consulente viticolo internazionale e docente presso l’Università della Tasmania. La seconda parte del convegno prevede gli interventi e un confronto con responsabili di tre aziende vitivinicole di riferimento: Andrea Lonardi di Bertani Domains, Marcello Lunelli di Ferrari Spumanti e Alessandro Ceretto dell’omonima azienda.

Programma. Ore 10.00 – Saluti. Giovanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere, Antonio Boschetti, Direttore de L’Informatore Agrario. Modera Clementina Palese, giornalista de L’Informatore Agrario. Ore 10.10 – Il Sacro Graal, ovvero la perfezione della potatura della vite. Alain Deloire Direttore del Wine and Grape Industry Centre – Charles Sturt University, Wagga Wagga – Australia. Ore 10.30 – Malattie del legno e loro prevenzione
Olivier Viret – Capo della ricerca – Agroscope Changins-Wädenswil ACW – Svizzera. Ore 10.50 – La progressione delle malattie del legno in Francia (10 anni), nuova definizione dei sintomi e parassiti associati. Contributo video.
Pascal Lecomte INRA UMR 1065 SAVE (Santé et Agroécologie du VignoblE) Centre de Recherches de Bordeaux – Francia. Ore 11.10 – Malattie del legno un problema sempre più rilevante specialmente per le barbatelle
Richard Smart Consulente viticolo internazionale e docente presso l’Università della Tasmania – Australia. Ore 11.30 – Potatori dalla parte della pianta: nuovi mestieri nel campo della prevenzione. Marco Simonit  Co-fondatore di Simonit&Sirch. Guida oggi l’equipe dei Preparatori d’Uva ed è fondatore della Scuola Italiana di Potatura della Vite. Ore 11.45 Domande e risposte. Ore 12.00 Talk show con i rappresentanti di tre aziende vinicole Bertani Domains (Andrea Lonardi); Ferrari Spumanti (Marcello Lunelli); Ceretto (Alessandro Ceretto). Preregistrazione all’indirizzo:  www.informatoreagrario.it/vinitaly2014

(Fonte: L’Informatore Agrario)

Verso Vinitaly 2014. Mercato del vino italiano salvo grazie all’export, ma fondamentale per la costruzione dell’immagine aziendale

Vinitaly VenetoCon i consumi interni in calo, l’Italia del vino si salva soprattutto grazie all’export, ma le aziende hanno ben chiaro che il mercato italiano ricopre un ruolo chiave proprio quando l’obbiettivo sono i mercati internazionali, più reattivi se il mercato domestico garantisce quella visibilità che poi viene spesa sulle piazze internazionali.

A Vinitaly la storia delle cantine che continuano a investire in Italia. È il caso di quelle cantine che, controcorrente e con l’export che resta il loro driver fondamentale, crescono con numeri confortanti anche nel mercato interno. E che con le loro case history, saranno tra le protagoniste di Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del mondo del vino, a Verona dal 6 al 9 aprile.Un fenomeno quello della corsa all’esportazione che, tuttavia, a ben guardare, ha prodotto qualche frettolosa analisi, che ha indotto molte aziende a “tirare i remi in barca” nel mercato interno, lasciando qualche spazio libero alle cantine che, invece, hanno continuato a ritenere importante il ruolo delle vendite entro i confini nazionali.

Il consumo di vino in Italia. La spesa per il vino non è andata così male nel recente passato, almeno stando ai dati Istat sulla spesa dei consumi delle famiglie italiane.  In termini assoluti, dopo il calo del 2009, ci sono stati anni tutti leggermente positivi. Nel 2012 le famiglie italiane hanno speso 12 euro al mese per comprare vino, il 2,5% della spesa per alimentari di 468 euro e lo 0,48% della spesa totale mensile di 2.419 euro. Il vino resta la bevanda alcolica di riferimento. Da un punto di vista geografico, nel Nord si continua a spendere più che al Sud, ma le tendenze sono diverse. Nel Nord-Ovest la spesa sta calando di anno in anno ed è oggi uguale a quella del Nord-Est, poco meno di 14 euro per famiglia, dove invece c’è stata una crescita. Al centro si è stabilizzata al 10% circa sotto i livelli pre-crisi, mentre al Sud e nelle isole sembra essere incominciata una fase di crescita, passando da 8,8 euro nel 2009 a 9,56 nel 2012, cioè il livello pre-crisi del 2007.

Mercato interno privilegia vini bianchi e bollicine. Dal lato dei produttori, evidentemente, la forbice tra vino esportato e vino venduto sul mercato domestico, resta tendenzialmente larga con, in media, tra il 70 e l’80% delle etichette destinate all’export. Nel mercato interno, però, proprio per questo fatto, i margini di crescita non mancano. E, specialmente per le cantine che producono vini bianchi e bollicine, questa forbice diminuisce almeno del 5%. Si tratta, nel caso di queste tipologie, anche di una risposta ai gusti dei consumatori che stanno cambiano e che, sempre più chiaramente, privilegiano vini poco impegnativi e di piacevolezza immediata e, chiaramente, dalla disponibilità di prodotti dal rapporto qualità/prezzo molto equilibrato.

Mercati internazionali più reattivi se il mercato interno garantisce visibilità e diffusione. In più, le cantine con più esperienza hanno cominciato “in patria” un lavoro molto puntuale sul marchio, con investimenti mirati e un affinamento dei rapporti commerciali interni, guardando in prospettiva agli effetti anche sulle piazze estere. Il ruolo del mercato interno come vetrina per gli acquirenti esteri è e resta del tutto fondamentale, ed è difficile che un importatore straniero voglia a tutti i costi un prodotto se questo non è ben presente nel mercato d’origine. Anche le aziende che producono grandi vini, soprattutto rossi, hanno ben chiaro che il mercato italiano ricopre un ruolo chiave. Forse non in termini di consumi, perché il mercato domestico non sta metabolizzando l’attuale congiuntura e c’è un rallentamento innegabile dei consumi. Ma l’importanza del mercato interno diventa assolutamente rilevante quando si vogliono aggredire i mercati internazionali, perché questi ultimi sono più reattivi se il mercato domestico garantisce visibilità e diffusione. Insomma anche se i grandi vini in Italia vengono consumati più sporadicamente, il mercato interno resta fondamentale per la costruzione e l’affermazione dell’immagine aziendale, che poi viene spesa sulle piazze internazionali.

La vendemmia 2013 ci racconta di una produzione complessiva tra i 47 e i 48 milioni di ettolitri di vino (dati Assoenologi) e, stando ai dati Istat, l’export assorbe poco più di 20 milioni di ettolitri, il resto, evidentemente, resta entro i confini nazionali. In Italia, la situazione è ancora incerta e i segnali, benché positivi, sono ancora troppo timidi. Ma il mercato italiano in termini numerici resta sempre un mercato fondamentale e se le vendite calassero in modo incontrollato, diventerebbe assai difficile garantirsi un recupero con le pur positive performance oltre confine.

(Fonte: Veronafiere)

Conservazione del vino, 6 mesi in casa paragonabili a due anni in cantina, la temperatura (sbagliata) la causa dell’invecchiamento precoce

bicchiere_di_vinoChe il vino si conservasse meglio in cantina piuttosto che in appartamento già si sapeva. Ma ora dalla Fondazione Edmund Mach arriva un’importante conferma scientifica che spiega perché e quanto l’età chimica cambia nei diversi ambienti facendo scoprire inaspettate reazioni e nuovi composti.

Reazioni indotte dalla temperatura. Stando alla ricerca, intitolata “L’influenza della conservazione sull’età chimica dei vini rossi” e pubblicata in questi giorni sulla rivista Metabolomics, nella tipica conservazione domestica l’età chimica del vino accelera di ben quattro volte: molte decine di composti cambiano concentrazione partecipando a reazioni indotte dalla temperatura. In particolare la conservazione domestica induce la formazione di composti, mai osservati prima, che nascono dall’unione tra i tannini e l’anidride solforosa, e una classe di pigmenti del vino, denominata “pinotine”, che fa evolvere il colore del vino verso toni più aranciati. Aumentandone, appunto, l’età chimica.

Ricerca finanziata dal Ministero, 400 bottiglie di vino monitorate. La ricerca, svolta all’interno del progetto Qualità alimentare e funzionale “Qualifu” finanziato dal Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ha permesso di seguire per due anni l’evoluzione di 400 bottiglie di Sangiovese, vino tipicamente da invecchiamento, conservato in vetro scuro con tappo di sughero naturale. Duecento bottiglie sono state collocate nella cantina aziendale della Fondazione Mach, ad una temperatura costante tra i 15 e i 17 gradi e con umidità del 70 per cento; le altre duecento sono state collocate in condizioni simulanti la conservazione domestica, al buio, con una temperatura oscillante, secondo le stagioni, tra 20 e 27 gradi. I vini sono stati campionati ogni sei mesi.

Collaborazioni. La ricerca si è svolta nei laboratori di metabolomica dotati di strumenti che consentono di misurare contemporaneamente l’evoluzione di circa un migliaio di composti presenti nel vino, e si è avvalsa della collaborazione delle cantine (sia sperimentale che aziendale) della Fondazione Mach. E’ stata condotta dai ricercatori Panagiotis Arapitsas, Daniele Perenzoni e Andrea Angeli, e da Giuseppe Speri, nell’ambito della sua tesi sperimentale in Viticoltura ed Enologia.

Conservare il vino in luogo idoneo. “Sei mesi in appartamento fanno raggiungere al vino una età chimica che corrisponde ad un affinamento di due anni nelle condizioni ideali di cantina” spiega Fulvio Mattivi, coordinatore del Dipartimento qualità alimentare e nutrizione, e autore della pubblicazione. ”Produttori, ristoratori, enoteche e distributori dovrebbero verificare se i loro locali siano idonei alla conservazione ottimale dei vini, specie nei mesi caldi, e in caso contrario valutare quale sia la conservazione massima da non superare, se queste condizioni ideali non possono essere assicurate. Bastano infatti pochi gradi in più per rendere un locale non idoneo ad una conservazione prolungata”.

La conservazione induce reazioni e crea nuove classi di composti. Un altro dato interessante emerso dalla ricerca è che, per quanto riguarda i composti di valenza salutistica, in due anni gli antociani (ossia i pigmenti rossi estratti dall’uva) sono diminuiti nell’ordine del 30 per cento in cantina e dell’80 per cento in ambiente domestico. La temperatura induce l’idrolisi dei flavonoli glicosidi, in particolare dei derivati della quercetina, e porta alla diminuzione di svariati composti, tra cui l’acido pantotenico (vitamina B5).

(Fonte: Fondazione Edmund Mach)

Verso Vinitaly 2014. Ecco il “borsino” dei vigneti più preziosi d’Italia.

Conegliano-Valdobbiadene-Colline-Prosecco-DOCG

Conegliano-Valdobbiadene-Colline-Prosecco-DOCG

Il valore dei vigneti nei top terroir del Bel Paese enoico tiene, nonostante la crisi, e anzi costituisce un elemento di valorizzazione fondamentale per chi voglia investire in aziende vitivinicole italiane. Ad evidenziarlo, arriva una rilevazione di WineNews, che sarà al centro del dibattito di Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del mondo del vino in programma a Verona dal 6 al 9 aprile.

I top terroir. Un indicatore economico dello stato di salute dell’Italia enoica che disegna una quadro ricco e articolato da cui emerge una “classifica” che vede, al primo posto, i vigneti altoatesini, stabilmente intorno ai 550.000 euro di valutazione per ettaro, quelli dell’Amarone, con quotazioni oscillanti fra i 480.000 e i 500.000 euro, seguiti da quelli del Prosecco nei territori di Conegliano e Valdobbiadene, dove la forbice sta tra i 380.000 e i 350.000 euro ad ettaro, analogamente alle quotazioni dei vigneti trentini; vengono poi quelli piemontesi della denominazione Barolo a 350.000 euro, i vigneti di Montalcino, tra i 350 e i 330.000 euro, incalzati, sempre in Toscana, da quelli piantati a Bolgheri, che oscillano tra i 320 e i 300.000 euro. Seguono, poi, i vigneti della Franciacorta, intorno ai 230.000 euro, quelli piemontesi del Barbaresco tra i 200 e i 230.000 euro ad ettaro, le vigne del Nobile di Montepulciano, che valgono tra 150.000 e 200.00 euro, quelle del Chianti Classico, che stanno tra i 120 e i 150.00 euro ad ettaro, seguite dai vigneti sulle pendici dell’Etna, che possono valere tra i 60.000 e i 120.00, quelli tra le colline di Montefalco, intorno ai 100.000 euro e, infine, quelli di Taurasi tra i 50 e i 60.000 euro ad ettaro.

Il Bel Paese subito dopo la Francia per valore dei propri vigneti. Il vigneto italiano resta, quindi, un solido rifugio per gli investimenti, nonostante la perdurante crisi economica, marcando una netta controtendenza rispetto al generale crollo dei valori del mercato immobiliare. Probabilmente le cifre stratosferiche che circolavano alcuni anni fa, rappresentando una approssimazione un po’ per eccesso del valore dei vigneti più importanti d’Italia, si sono contratte, ma resta fermo il fatto che le superfici vitate in Italia conservano il proprio peso patrimoniale. Un peso che mette, in termini mondiali, il Bel Paese subito dopo la Francia per valore dei propri vigneti. Anche qui, evidentemente, la crisi si è fatta sentire e non mancano zone di produzione che hanno subito un decremento del valore del proprio patrimonio vitato, ma questo non è certamente avvenuto nelle aree maggiormente vocate, che hanno rispecchiato esattamente il buon andamento delle bottiglie prodotte sui mercati, specie quelli internazionali.

Le variabili che compongono il valore di un vigneto in produzione. Si va dal costo dei diritti d’impianto (la cui liberalizzazione ha infiammato nel recente passato la discussione in sede europea e il cui prezzo è tendenzialmente in rialzo), all’esposizione, alla natura geologica dei terreni, all’età dei vigneti impiantati, all’appartenenza a specifiche sottozone e, naturalmente, al prestigio di determinate denominazioni. A complicare ulteriormente il quadro, la situazione economica generale che ha un peso non secondario: può far levitare o decrescere il valore di quel ettaro di vigneto in rapporto al suo andamento positivo o negativo, pur restando fermo il dato nazionale generale che vede il valore medio di un ettaro di vigneto a 36.000 euro, cioè molto superiore a quello delle altre colture che è di 19.400 euro (dato Inea – Istituto Nazionale di Economia Agraria), che stima il valore dei vigneti italiani, dall’inizio del nuovo Millennio, cresciuto del 2%, nonostante la contrazione dei prezzi a partire dal 2008).

Cifre stellari per i vigneti del Cartizze. Ammesso che si trovi qualcuno disposto a vendere (un fenomeno quello della mancanza di un numero considerevole di trattative che, peraltro, coinvolge, molte se non quasi tutte le zone produttive più importanti), la zona vertice della piramide qualitativa del Prosecco ha raggiunto anche la cifra record di 1,2 milioni di euro per un ettaro di vigneto. O, per fare un altro esempio, i vigneti piantati a Cannubi, la collina più importante del Barolo, dove un ettaro può valere anche più di 700.000 euro. Ma va detto che, nei fatti, si tratta quasi sempre di stime virtuali, sia per la loro poca rappresentatività in termini di ettari sul mercato, sia perché fanno capo a zone di produzione altamente di successo e/o storia in cui non esiste un vero e proprio mercato o esiste in forme del tutto sporadiche e marginali.

(Fonte: VeronaFiere)