• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Prosecco, contigentata per altri 3 anni la produzione di Glera, obiettivo stabilizzare il mercato

Vite proseccoLa giunta regionale veneta, accogliendo la richiesta del Consorzio del Prosecco DOC, d’intesa con la Regione Friuli Venezia Giulia, ha prorogato di altri 3 anni il divieto di nuove iscrizioni agli albi della DOC Prosecco dei vigneti Glera.

Evitare esuberi di offerta. L’obiettivo dichiarato è di mantenere stabile la superficie vitata destinata alla produzione di questa doc, in 20 mila ettari totali, di cui 16.500 in Veneto e 3.500 nella regione confinante. “Con questa iniziativa vogliamo accompagnare l’aumento di vendita del Prosecco Doc, mantenendone il prezzo stabile, evitando crisi in un mercato mondiale” ha affermato l’assessore all’agricoltura veneto Franco Manzato. “Nell’attuale situazione del mercato internazionale é infatti indispensabile evitare esuberi di offerta i cui effetti si ritorcerebbero negativamente sulle aziende”.

Nel 2013, prodotte oltre 240 milioni di bottiglie. “Quando il sistema produttivo ha dato vita alla rivoluzione del Prosecco, legando il nome di questo vino al territorio e non al vitigno, e facendone una bandiera del Nord Est italiano – ha aggiunto – l’obiettivo non era, né è, quello di battere lo Champagne come numero di bottiglie, ma di dare testimonianza dell’origine e della qualità di una produzione nata e sviluppatasi qui, che si esprime in un sistema strutturato al cui vertice ci sono i Superiori DOCG di Conegliano Valdobbiadene e Asolo, e sulla cima il Cartizze. Il risultato è stato raggiunto brillantemente, per questo vogliamo dare seguito agli obiettivi posti tre anni fa”. Si tratta infatti di oltre 240 milioni di bottiglie prodotte nel 2013, con una crescita del 24 per cento rispetto all’anno precedente, ma soprattutto con un aumento dell’export del 14 per cento. “In questi anni il Prosecco Doc ha raggiunto risultati che definire lusinghieri è riduttivo. L’impegno di tutti è quello di gestire la denominazione con responsabilità, consapevoli del ruolo socio-economico che la denominazione rappresenta per il nostro territorio”, ha affermato il presidente del Consorzio Zanette.

FIVI, sul testo unico della vite e del vino chiede maggior chiarezza a vantaggio di produttori e consumatori

MatildePoggi_Fivi_low

Matilde Poggi, presidente FIVI

Mercoledì 18 giugno scorso si è svolta a Roma l’audizione delle associazioni/organizzazioni della filiera vino presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, nell’ambito della discussione sulla proposta di legge C 2236 Sani “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino” –Testo Unico della vite e del vino. FIVI Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti è intervenuta sollecitando l’attenzione del legislatore su alcuni punti molto importanti per ottenere un testo finale che sia il più possibile chiaro e risponda alle esigenze espresse dai vignaioli/produttori italiani, e sia altrettanto rispettoso del diritto dei consumatori alla completa e corretta informazione.

I punti “caldi”: 1/definizione di vitigno autoctono Sono tratti dal documento “Osservazioni al testo unico”elaborato dal prof. Michele A. Fino, docente UNISG per Fivi, ed esposti alla Commissione dalla presidente della Federazione Matilde Poggi: L’Art. 8 c.1 (Titolo II) definisce “vitigno autoctono italiano” il vitigno la cui presenza è rilevata in aree geografiche delimitate del territorio nazionale. Questo significherebbe che qualsiasi vitigno, una volta piantato in Italia, diventerebbe automaticamente autoctono. Vi è una distanza abissale tra il sentito di consumatori e produttori e la lettera della legge. Questa distanza va superata. La proposta è piuttosto di evitare il ricorso alla definizione di autoctono; la si lasci all’ambito della critica enologica e della cultura gastronomica nazionale, ma si eviti di sancire giuridicamente una NON-DEFINIZIONE. Perché questa norma aprirebbe allo scempio del patrimonio ampelografico nazionale, dato che consentirebbe la registrazione come autoctono di qualsiasi cosa sia piantata alla data della sua entrata in vigore, senza riguardo né per le tradizioni produttive italiane né per il valore che hanno le vere peculiarità viticole nazionali sul mercato globalizzato: un patrimonio di biodiversità impareggiabile a livello mondiale.

I punti “caldi”: 2/etichettatura. L’Art. 52 (Titolo III) sulla Designazione, presentazione e protezione dei vini DOP e IGP rinvia alle disposizioni comunitarie e nazionali. FIVI ritiene assolutamente necessario che all’Art. 53, sull’Impiego delle denominazioni geografiche, venga aggiunto un comma che permetta di indicare la REGIONE in cui ha sede l’azienda viticola, anche se tale nome è una DO o IG. Ciò deve avvenire se non sull’etichetta, intesa come dicitura sulla bottiglia, almeno come indicazione sul sito e sui materiali aziendali .Occorre cioè distinguere, come NON fa il legislatore europeo e di conseguenza quello nazionale, tra etichettatura vera e propria e informazioni equiparate all’etichettatura, ma che hanno una ben diversa (e spesso nulla) capacità di creare confusione. L’interesse a proteggere dalle usurpazioni le DO e le IG non può portare al paradosso per cui un’azienda si trova privata del potere di indicare, sul proprio materiale di comunicazione, dove ha sede.

I punti “caldi”: 3/ istituto della diffida. L’Art. 58 (Titolo III) tratta dell’istituto della diffida per le infrazioni minori, per permettere di sanare l’irregolarità accertata con un richiamo formale. Secondo FIVI il limite minimo individuato di 600 euro è assolutamente troppo basso, dato che qualunque infrazione del tutto involontaria delle norme di etichettatura comporta una sanzione minima di 2000 euro (vd. art. 60 del Testo Unico). La proposta è di estendere l’applicazione della diffida a tutte le fattispecie in cui la sanzione è amministrativa, e non ci sia pericolo per la salute pubblica derivante dalla condotta del produttore che ha infranto le norme.

Istituzioni, FIVI chiede non più solo controlli ma sinergie con le aziende agricole. I vignaioli indipendenti sono convinti fin dal 2011, all’atto della presentazione del Dossier Burocrazia, che sia fondamentale un mutamento nel rapporto esistente fra legislatore e vignaiolo, ovvero che la struttura burocratica non debba più solo essere controllore delle aziende ma diventare cooperatore delle stesse, fornendo regole chiare ma “leggere” che l’impresa è tenuta a rispettare, ma che le permettano di produrre ed essere competitiva sui mercati internazionali. Per questo, FIVI continuerà a dare il proprio concreto contributo all’elaborazione di un Testo Unico che si auspica risulti il migliore possibile.

Chi è FIVI. 800 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 8.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. Circa 55 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale supera 0,5 miliardi di euro, per un valore in termini di export di più 200 milioni di euro. Gli 8.000 ettari di vigneto sono condotti per il 49 % in regime biologico/biodinamico, per il 10 % secondo i principi della lotta integrata e per il 41 % secondo la viticoltura convenzionale.

(Fonte: FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti)

Vendemmia 2014, anticipata, sana e in calo

Voucher agricolturaLa vendemmia 2014 sarà anticipata di almeno una settimana rispetto all’anno scorso. La produzione avrà probabilmente un calo generalizzato mediamente tra il 5% e il 10%, con punte del 20% per la Corvina.

Il primo appuntamento del Trittico vitivinicolo. Questi dati sono emersi a Conegliano-TV, dove il mondo vitivinicolo veneto si è riunito nei giorni scorsi per valutare lo stato fitosanitario del vigneto ad inizio estate. L’appuntamento, ormai tradizionale, a cura di Veneto Agricoltura-Europe Direct Veneto, in collaborazione con Regione e CRA-VIT, ha fatto il punto sull’andamento vegetativo delle piante e ha avanzato previsioni produttive per la prossima vendemmia. All’incontro ha partecipato anche l’assessore Regionale all’Agricoltura Franco Manzato che ha ricordato l’importanza del settore vitivinicolo e l’imminente avvio del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 che prevede ulteriori importanti finanziamenti per gli operatori del settore.

Il focus. L’andamento meteorologico particolarmente mite dello scorso inverno e inizio primavera (praticamente un lungo autunno), ha fatto germogliare la vite circa 15-20 giorni prima rispetto alla passata stagione. Questo anticipo fenologico sta perdurando e le cultivar precoci sono già in fase di chiusura grappolo, il che fa prevedere l’inizio della vendemmia per Pinot Grigio e Chardonnay a ridosso di ferragosto e nella prima decade di settembre per il Merlot. Condizioni simili si sono verificate recentemente solamente nelle annate 2003 e 2007. Come per le passate stagioni le aree più anticipate sono quelle centro/orientali (Vicenza e Padova in particolare), più in ritardo invece la provincia di Treviso. Lo stato sanitario delle piante è buono con un contenimento delle comuni infezioni fungine. Per quanto riguarda le rese produttive sembra si vada verso un calo generalizzato, variabile dal 5% al 10%, a colpire in particolare il Pinot Grigio e Corvina, meno la Glera e la Garganega.

Nel complesso, sostiene il pool di esperti coordinato da Veneto Agricoltura, si tratta di un ottimo avvio di stagione con queste particolarità: rese attualmente sotto la media; stato vegetativo ottimale sia in termini di sanità che di funzionalità foto sintetica; il clima sta prospettando un’annata “di calore e di luce” condizioni per un anticipo di maturazione e per alti livelli qualitativi; ottima sanità delle uve per una massima salubrità del prodotto.L’impressione generale è che il vigneto Veneto stia raggiungendo i massimi vertici di specializzazione con eccellenze nelle aree più vocate e forte indirizzo tecnico nelle aree dedicate ai vitigni internazionali.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Aperto bando per miglior tesi al mondo su vini spumanti italiani. Premio biennale consegnato a UnPOxExPO2015.

foto Forum Spumanti d'ItaliaE’ aperto il bando per partecipare al premio di laurea alla memoria di Giuseppe Comolli. Dal biennio accademico 1990-1991 ad oggi sono state premiate 13 tesi, di cui 4 redatte da non italiani e 9 da neolaureati nazionali.

Italia, primo esportatore al mondo di spumanti. Il premio è riferito ai lavori universitari di pregio che riguardano argomenti tecnici viticoli ed enologici, economici e promozionali, legali e giuridici per il settore e i vini spumanti e frizzanti prodotti in Italia esclusivamente Docg e Doc, ovvero quelli di massima qualità prodotti in particolari regioni e distretti territoriali con un disciplinare di produzione e riconosciuti dall’Unione Europea. Oggi gli spumanti italiani sono molto apprezzati, diventando l’Italia il primo esportatore al mondo per un valore base all’origine in cantina di 736 milioni di euro nel 2013 ( 2,285 mld/euro il valore reale al consumo nel Mondo) per circa 277 milioni di bottiglie spedite in 75 Paesi. Stati Uniti e l’Inghilterra, nell’ordine, sono i primi due Paesi esteri consumatori, seguiti da Germania e Russia.

Bando rivolto solo a tesi di lauree discusse negli anni 2013-2014. Il premio di laurea è assegnato all’autore di un elaborato di ricerca su temi viticolo, vinicolo, enologico, economico, legislativo, marketing, giuridico discusso in una Facoltà Universitaria Europea, al termine del corso di laurea ordinario o specialistico, sostenuto e superato in modo molto brillante, dedicata ad approfondire e valorizzare la produzione ed elaborazione di vini, vini spumanti ed effervescenti naturali di alta qualità italiani. Il bando è rivolto solo a tesi di lauree ordinarie e specialistiche (triennali) discusse negli anni solari 2013-2014, relativi anni accademici.

Il premio è uno solo, non è assegnato in ex-equo e qualora gli elaborati, come dice il bando, non fossero di alto valore sperimentale e di ricerca e il candidato non avesse un curriculum speciale, la commissione ha piena facoltà di non assegnare il premio. La borsa del premio è di euro 3.000 nette e sarà consegnata nell’anno 2015 in una città lungo il fiume Po, durante un evento accademico mondiale inserito nel programma Expo2015 e dedicato ai vini spumanti-frizzanti made in Italy. Al premiato viene rilasciato un attestato di merito. Un grazie particolare è rivolto all’emerito prof Mario Fregoni che per anni è presidente di commissione.

Maggiori info. Dopo le prime 3 edizioni del premio consegnate alla Università Cattolica di Piacenza, altre 3 edizioni presso il Consorzio Franciacorta, 2 edizioni a Trento, 3 edizioni in Altamarca a Conegliano e a Venezia, 1 a Strasburgo, con la edizione 2013-2014 la sede di valutazione torna essere Piacenza, città in cui ha lavorato e vissuto Giuseppe Comolli. Info e aggiornamenti sul sito www.ovse.org.

(Fonte: OVSE)

Veneto e Puglia le regioni più premiate al Concorso enologico nazionale dei vini Rosati

Concorso Rosati, le medaglie d'oro

Concorso Rosati, le medaglie d’oro

L’Italia “en rosé” può finalmente applaudire i 18 vini campioni del terzo Concorso enologico nazionale dei vini Rosati, promosso dall’assessorato alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia. Nel corso della cerimonia, tenutasi al Castello Aragonese di Otranto (LE), l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Fabrizio Nardoni, il senatore Dario Stefàno, ideatore dell’iniziativa, e la maestra di cucina Palma D’Onofrio, madrina dell’iniziativa, hanno premiato i tre migliori vini di ognuna delle sei categorie del concorso, che è stato autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole  e realizzato in partenariato con Assoenologi, Accademia Italiana della Vite e del Vino e Unioncamere Puglia.

In Puglia il 40% della produzione di vini Rosati italiani. «Il risultato di quest’anno premia ancora una volta e sempre di più una tendenza in ascesa di questa produzione  –  ha dichiarato l’assessore Fabrizio Nardoni –. Lo diciamo da Otranto e dalla Regione che rappresenta il 40% della produzione nazionale di questa qualità e da un territorio che con le misure OCM Vino, con le misure sulla “promozione del vino nei Paesi terzi”, così come con il Concorso esercita da tempo una forte accelerazione su un andamento di mercato che può essere di ulteriore successo per i vini italiani e pugliesi in particolare». «Non nascondo l’emozione per le cinque medaglie che la Puglia porta a casa – ha dichiarato il senatore Dario Stefàno – accrescendo così la qualità competitiva dei campioni. Una bella gara che parla della nostra storia, con la partecipazione di tutte le regioni che hanno portato il proprio  bagaglio di valori, di pratiche e di conoscenza. Una esperienza vincente in cui le nostre radici culturali e produttive divengono motori di crescita economica per le aziende ed i nostri territori».

Veneto e Puglia fanno man bassa nella categoria ‘Frizzanti IGT – IGP’. Si è aggiudicato la medaglia d’oro la ‘Marca Trevigiana IGT Rosè vino frizzante ‘Aura Letitiae’ 2013’ dell’azienda agricola Manera Luigi società agricola S.S. di Castelfranco Veneto (Treviso); medaglia d’argento alla Puglia con il ‘Valle d’Itria IGP Rosè vino frizzante ‘Prosit’ 2013’ della Cardone Vini Classici Srl di Locorotondo (Bari) e bronzo al ‘Veneto IGP Raboso Rosato vino frizzante 2013’ dell’azienda agricola La Pracurte di Fauro Francesco 2C Snc di Annone Veneto (Venezia). Ancora insieme le due Regioni sul podio nella categoria ‘Spumanti DOC – DOP’. Già nella edizione 2013 erano stati premiati i vini delle due cantine venete che hanno conquistato il primo e secondo posto, rispettivamente l’azienda agricola Benazzoli Fulvio di Pastrengo (Verona) con il ‘Bardolino DOC Chiaretto vino spumante brut ‘Ruffiano’ 2013’ e l’azienda agricola Righetti Enzo di Cavaion Veronese (Verona) con il ‘Bardolino DOC Chiaretto spumante brut 2013’’. La medaglia di bronzo, invece, è andata al ‘Salice salentino DOC vino spumante brut Rosè ‘Five Roses’ 2010’ dell’antica azienda agricola vitivinicola Leone De Castris di Salice Salentino (Lecce).

Nella categoria ‘Spumanti IGT e VSQ’ medaglia d’oro al Veneto, con il ‘Manzoni Moscato Rosato vino spumante di qualità dolce 2013’ dell’azienda agricola Ca’Salina S.S. di Valdobbiadene (Treviso); medaglia d’argento e di bronzo rispettivamente a Puglia e Lombardia, con il ‘Negroamaro vino spumante di qualità extra-dry Rosè ‘Melarosa’ 2011’ delle Cantine Due Palme Società Cooperativa Agricola di Cellino San Marco (Brindisi) e il ‘Pinot Nero vino spumante di qualità extra-dry Rosato ‘Cuvee Eleonora Giorgi’  della cantina Giorgi F.lli & C. SAS di Canneto Pavese (Pavia), che già lo scorso anno aveva ottenuto con un suo vino la medaglia d’oro nella categoria ‘Rosati frizzanti IGT – IGP’.

Tra l’Abruzzo e la Puglia, spunta la Lombardia. La cerimonia, condotta del giornalista RAI Attilio Romita, ha consacrato i migliori vini Rosati d’Italia, scelti tra 319 etichette di 245 cantine di tutte le 20 Regioni. Nella categoria ‘Tranquilli DOC – DOP’ quest’anno vi è stata la affermazione dei vini lombardi, oltre alla conferma dell’Abruzzo. La medaglia d’oro è andata al ‘Valtenesi DOP Chiaretto ‘Ca’Maiol’ 2013’ dell’Agricola Provenza di Desenzano del Garda (Brescia); l’argento al ‘Cerasuolo d’Abruzzo DOP ‘Unico’ 2013’ della tenuta Ulisse di Crecchio (Chieti) ed il bronzo al ‘Valtenesi DOC Chiaretto Vino Biologico ‘Selene’ 2013’ dell’azienda Civielle Sac di Moniga del Garda (Brescia). Molta Puglia, invece, nel medagliere dei ‘Tranquilli IGT – IGP’ . Il ‘Puglia IGT Susumaniello Rosato ‘Tre Tomoli Rosa’ 2013’ dell’azienda Vigna Flora di Saponari Filomena di Castellana Grotte (Bari) si è aggiudicato la medaglia d’oro, con una performance davvero notevole per un vino che è stato proposto per la prima volta all’ultima edizione del Vinitaly, prodotto con coltivazione biologica in circa 2000 bottiglie da un vigneto di appena tre tomoli. La medaglia d’argento è stata conquistata dal ‘Terre di Chieti IGT Rosato ‘Maylea’ 2013’ della cantina abruzzese Orsogna di O.V. Orsogna Sca di Orsogna (Chieti) mentre quella di bronzo è andata al ‘Puglia IGT Rosato 2013’ della Polvanera di Gioia del Colle (Bari), azienda già medagliata per la stessa categoria nell’edizione 2012.

Podio tutto emiliano per la categoria ‘Frizzanti DOC –DOP’: le cantine Lombardini Srl di Novellara (Reggio Emilia) si sono aggiudicate l’oro con il ‘Reggiano DOC Lambrusco Rosato vino frizzante secco ‘Il Campanone’ 2013’, mentre l’Emilia Wine società cooperativa di Arceto di Scandiano (Reggio Emilia)  la medaglia d’argento con il ‘Colli di Scandiano e di Canossa DOP Lambrusco Rosato vino frizzante secco ‘Rosaspino’ 2012’. Sul gradino più basso il ‘Lambrusco di Sorbara DOP Rosato frizzante secco ‘Rosa’ 2013 dell’azienda agricola Garuti Elio ed eredi Garuti Romeo di Sorbara di Bomporto (Modena). Ambedue le aziende vincitrici dell’argento e del bronzo sono vecchie conoscenze del podio del Concorso, avendo conseguito medaglie con i loro vini anche nella edizione dello scorso anno.  «Intravedo nel Rosato – ha concluso Palma D’Onofrio, madrina del concorso – un veicolo privilegiato per fare avvicinare al mondo del vino i consumatori del nord e dell’est Europa ancora poco educati ed avvezzi al vino di qualità. E’ un vino fresco, beverino, profumato, un vero jolly sulla tavola di tutti i giorni, soprattutto in estate quando il pomodoro troneggia sulle nostre tavole».

(Fonte: Concorso enologico nazionale dei vini Rosati)

Consorzio Tutela Vini Valpolicella: eletto il nuovo Cda. Riconfermato per i prossimi tre anni il presidente Christian Marchesini.

presmarchesini

Christian Marchesini

Il Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha un nuoco Cda, che ieri ha riconfermato all’unanimità come presidente  per il prossimo triennio Christian Marchesini e nel ruolo di vicepresidenti Marco Sartori e Daniele Accordini. Il nuovo Cda risulta inoltre composto da: Sergio Andreoli, Mauro Bustaggi, Elena Coati, Luca Degani, Paolo Fiorini, Lucio Furia, Celestino Gaspari, Andrea Lonardi, Giuseppe Nicolis, Andrea Sartori, Christian Scrinzi, Vittorio Zardini.

La Valpolicella rappresenta la seconda DOP del Veneto sia come superficie vitata, che come produzione dietro solo al Prosecco. Il  territorio può vantare una P.L.V. ad ettaro tra le più alte in Italia, e nell’ultima vendemmia si è attestata tra 18.000-20.000 €/Ha. I valori dei terreni sono aumentati e secondo una ricerca condotta da Assoenologi oggi si aggirano tra i 500.000-550.000 €/Ha. Il vigneto Valpolicella è cresciuto di estensione, raggiungendo 7.300 ettari ca. con la vendemmia 2013. Questo valore rappresenta il 25% del vitato veronese e il 10 % di quello veneto e che crescerà nonostante il blocco della rivendicabilità chiesta alla Regione Veneto e ottenuta fino al 2016 dal Consorzio.

Programma del triennio. I dati confermano per la vendemmia 2013 una produzione pari a 842.000 qli di uve di cui 303.000 messe a riposo per produrre Amarone e Recioto. “È la prima DOP del Veneto come operatori imbottigliatori (272). – ha ricordato Marchesini – Il 2013 si conclude con una sostanziale stabilizzazione dell’imbottigliato dell’Amarone-Recioto (+3%), con un leggero aumento del Ripasso (attestatosi a +5%) e con un evidente calo del Valpolicella (-11%), dovuto al successo del Ripasso, che chiude con un rapporto di 1/1.8 sull’Amarone. Quindi le denominazioni nel loro complesso portano ad una produzione di circa 60.000.000 di bottiglie, esportate per il 80%. Il nostro impegno proseguirà, così come nello scorso mandato, in direzione della valorizzazione della denominazione  e del territorio di produzione, investendo in particolare sulla formazione dei vitivinicoltori e sui sistemi di difesa integrata all’avanguardia, che stanno dando risultati notevoli e conferiscono valore aggiunto ai nostri vini, sinonimo di qualità ormai su tutti i mercato del mondo.

(Fonte: Consorzio Tutela Vini Valpolicella)

Confagricoltura Belluno chiede la modifica dell’Igt “Vigneti delle Dolomiti”

Immagine 1Confagricoltura Belluno, preso atto della istanza di modifica del disciplinare di produzione dei vini IGT “Vigneti delle Dolomiti”, in lingua tedesca “Weinberg Dolomiten”, presentata dal presidente del Consorzio vini del Trentino, ha chiesto alla Regione un’ ulteriore modifica per la Provincia di Belluno.

Inserire nell’Igt i vitigni Bianchetta Trevigiana e Pavana. Nello specifico, il presidente Diego Donazzolo ha chiesto una variazione del disciplinare per consentire la concessione dell’IGT, per la Provincia di Belluno, anche ai vitigni Bianchetta Trevigiana e Pavana, per i mosti e i vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, per almeno l’85% da tali corrispondenti vitigni. Tale richiesta corrisponde ad una necessità sentita in particolare nel feltrino, in quanto la Bianchetta Trevigiana e la Pavana sono presenti da molti anni in vigneti tradizionali.

Non tutti sanno che la viticoltura in provincia di Belluno è presente da alcuni secoli, come descritto nell’anno 1632 da Giovan Battista Barpo, decano del Capitolo della Cattedrale di Belluno, nei suoi tre libri dal titolo “Le delizie e i frutti dell’agricoltura e della villa”. Nel Libro Secondo – Trattato Quinto – di quest’opera, intitolato “Delle uve, delle viti e dei recipienti per il vino”, si legge, ad esempio: “Le viti amano più la collina o altri luoghi ben soleggiati e non già quelli freddi, paludosi, salmastri, ventosi od ombrosi” e ancora “Chi vuole le nere, chi le cameline chi le bianchette, chi le verdegne”. Interessante anche notare come nello stemma comunale di Seren del Grappa, ci sia la rappresentazione di un grappolo d’uva. Certamente il recente accresciuto interesse per questo comparto deve trovare il giusto riscontro non solo nella degustazione dei consumatori, ma anche nei disciplinari di produzione.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

Estate 2014, nel trevigiano la vendemmia inizierà prima di Ferragosto

prosecco2È ufficiale: la vendemmia inizierà prima di ferragosto! Il monitoraggio della fioritura dei diversi vitigni, operato dal Condifesa Treviso con il tecnico Fiorello Terzariol, che in questi mesi ha visitato diverse aziende vitivinicole trevigiane, evidenzia con certezza che la vendemmia si terrà anche quest’anno con largo anticipo rispetto alla tradizione.

Prima decade d’agosto vendemmia di Pinot grigio, glera a fine mese. “La riserva idrica accumulata con le abbondanti piovosità del primo trimestre 2014 e le alte temperature dello stesso periodo hanno favorito un importante anticipo vegetativo della vite di quest’anno”, dichiara Terzariol. Che aggiunge: “Nonostante la variabilità meteorologica che ha caratterizzato l’ultimo periodo di aprile e le prime due decadi di maggio, i dati in nostro possesso ci consentono di prevedere con una certa sicurezza la stagione della vendemmia dei vitigni che caratterizzano maggiormente la nostra viticoltura. Le basse temperature minime (dai 3° ai 5°) registrate intorno alla metà del mese di maggiohanno rallentato in parte l’avanzare fenologico della vite, che però ha iniziato la fiorituraintorno al 10 maggio nel caso dello Chardonnay e intorno al 15 maggio nel caso della Glera. È così che possiamo prevedere la vendemmia già nella prima decade d’agosto per il Pinot Grigio (base spumante) in tutta la regione e negli ultimi giorni dello stesso mese per la Glera del Coneglianese e del Vittoriese, a seguire nell’area del Valdobbiadenese”. La situazione registrata, ricalca l’andamento, in parte meteorologico e conseguentemente fenologico, registrato negli anni 2011, 2007 e 2003. Anche in quell’occasione la vendemmia si effettuò con largo anticipo rispetto alla stagione tradizionale.

(Fonte: Condifesa Treviso)

 

Il futuro è ‘rosato’: l’Italia ai vertici dell’export del Rosé

futuro-rosato-150x150Dall’analisi dei dati sul consumo mondiale di vino Rosato nel 2012, resi noti dall’Observatoire de l’Economie du Rosé a cura del Conseil Interprofessionnel des Vins de Provence, emerge che negli ultimi anni il consumo di vino Rosato in Italia ha registrato una crescita superiore al 13%.

Oltre il 9% del vino consumato al mondo è Rosato. Nel 2011 il consumo in Italia di Rosato ammontava infatti a circa 1,18 milioni di ettolitri, aumentato nel 2012 fino a 1,34 milioni, evidenziando una crescita complessiva del 13,38% con una tendenza al rialzo che sembra confermarsi anche nel 2013. Il report francese sottolinea che oltre il 9% del vino consumato al mondo è Rosato (22,3 milioni di ettolitri su un totale di 244) e che l’Italia, con il 6% del consumo mondiale, è al quarto posto, dopo Francia (36%), USA (13%) e Germania (7%). Secondo l’osservatorio della Provenza, i maggiori produttori di Rosato a livello mondiale sono Francia (28% del totale), Italia (20%) e USA (15%) mentre resta incontrastata la leadership dell’Italia nell’export, con il 43% del totale mondiale, seguita da Spagna (21%) e Francia (13%). Se in Francia la culla del Rosato è la Provenza, con il 35% della produzione nazionale, in Italia è la Puglia a fare la parte del leone, con una quota prossima al 40% della produzione nazionale.

10-11 maggio 2014, il concorso pugliese.E proprio in Puglia, con la partecipazione di etichette provenienti da tutte le 20 regioni d’Italia, è giunto alla sua terza edizione il Concorso enologico nazionale di vini Rosati (Bari 10-11 maggio 2014, premiazione al Castello Aragonese di Otranto il 31 maggio 2014), autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, ed organizzato dall’assessorato alle Risorse agro-alimentari della Regione Puglia in partenariato con Assoenologi, Accademia Italiana della Vite e del Vino e Unioncamere Puglia.
«Quello che per molti fu un tratto visionario del Concorso enologico pugliese è oggi più nitidamente una scelta politico-strategica di successo – dichiara l’assessore regionale alle Risorse Agroalimentari della Puglia, Fabrizio Nardoni – perché il trend dei consumi ci conferma che scommettere sul vino Rosato è vincente. La Puglia, ricchissima di produttori di Rosati, oggi è la terra che premia questo vino ed è gioco forza la terra che suggerisce al mercato il meglio dei Rosati di tutta Italia». Alla terza edizione del Concorso sono ammessi vini Rosati italiani tranquilli, frizzanti e spumanti divisi in sei categorie: vini tranquilli, sia a denominazione di origine (DOC – DOP) che a indicazione geografica (IGT -IGP); vini frizzanti, sia a denominazione di origine (DOC – DOP) che a indicazione geografica (IGT – IGP), vini spumanti a denominazione di origine (DOC – DOP) e vini spumanti a indicazione geografica protetta (IGP) e di qualità (VSP).

(Fonte: Garantitaly)

Vino santo trentino, identificata una difesa naturale dalla botrite

uve Nosiola per Vino santo trentino, sperimentazione

uve Nosiola per Vino santo trentino, sperimentazione

Il Vino santo trentino potrà diventare un prodotto ancora più sostenibile grazie al risultato di una sperimentazione condotta dalla Fondazione Edmund Mach, pubblicata in questi giorni sulla rivista scientifica “European Food Research and Technology”, che ha valutato la potenziale applicazione di microrganismi isolati da uve di Nosiola, poste in appassimento per la produzione di Vino santo trentino, come agenti naturali di bio-controllo per fronteggiare alcune avversità  dell’uva, come la Botrite.

L’evoluzione dei microrganismi in aiuto della qualità delle produzioni. Secondo gli esperti di San Michele l’applicazione di questi ceppi in fruttaio o in vigna, soprattutto nelle ultime fasi della maturazione, potrebbe contribuire a ridurre l’incidenza dei danni da Botrite quando i comuni trattamenti anticrittogamici non sono più praticabili. La sperimentazione è stata condotta da Raffaele Guzzon e Roberto Larcher del Centro di Trasferimento Tecnologico in collaborazione con Elena Franciosi  del Centro di Ricerca e Innovazione. “L’idea che ha guidato la sperimentazione –spiega Guzzon- è che microrganismi che siano cresciuti in un ambiente dove comunemente è presente Botrytis cinerea, sebbene in forma di “muffa nobile” si siano evoluti attivando dei meccanismi di autodifesa e inibizione verso questa muffa, utili per prevenirne lo sviluppo in contesti dovela Botrite rappresenti un rischio per la qualità delle produzioni”.

Uve di Nosiola, fonte di biodiversità. Il lavoro è stato svolto in collaborazione con quattro cantine trentine che hanno fornito le uve nel 2010 ed ha previsto la caratterizzazione molecolare e fisiologica della microflora isolata sulle uve in appassimento, giungendo all’identificazione di alcuni ceppi di lievito con una potenziale attività di bio controllo controla Botrite.Ne deriva che le uve tradizionali, comela Nosiola destinata alla produzione di vin santo trentino,  rappresentano una interessante fonte di biodiversità le cui possibili applicazioni appaiono ad oggi promettenti e quanto mai attuali. I numeri della sperimentazione: cantine coinvolte: 4;  Campioni di uve analizzati: 40;  Durata ricerca: 3 anni;  Microorganismi identificati e testati come agenti di bio controllo: 19;  Ricercatori e tecnici coinvolti: 6.  Pubblicazione scientifica, titolo e autori: European Food Research and Technology, “A new resource from traditional wines: characterisation of the microbiota of “Vino Santo” grapes as a biocontrol agent against Botrytis cinerea”,  Guzzon, R.; Franciosi, E.; Larcher, R. Research and Innovation Centre (2011-). Food Quality and Nutrition Department Technology Transfer Centre. Experiment and Technological Services Department (2012- )

(Fonte: Fondazione Edmund Mach)