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Zootecnia inquinata in Lazio: solidarietà del Consorzio Italia Zootecnica all’allevatore che ha denunciato l’inquinamento ambientale

Valle dei Veleni, così è chiamata dal 2005 la Valle del Sacco, quella zona del Lazio dove più di cinquanta aziende in nove paesi, tra Roma e Frosinone, sono state costrette a vedere distrutti anni di sacrifici. Colleferro; Gavignano; Segni; Paliano; Anagni; Sgurgola; Morolo; Supino, Ferentino: in questi paesi nel 2005 è stata dichiarata l’emergenza. Una sostanza tossica per l’uomo, vietata in Italia dal 2001, era stata ritrovata in quantità superiori ai limiti nel latte dei bovini, nel fieno e nel mais.

Da allora l’area di Colleferro continua ad essere utilizzata per lo stoccaggio e l’interramento di rifiuti tossici, senza che nessuna istituzione intervenga per far cessare questa situazione vergognosa. Ieri la “Valle degli Orrori” è tornata sugli schemi televisivi a far parlare di sé a seguito di una denuncia in televisione da parte di un allevatore che sta perdendo tutte le sue greggi per avvelenamento.

Istituzioni lontane. Noi agricoltori – ha detto Fabiano Barbisan, Presidente del Consorzio L’Italia Zootecnica – siamo sottoposti a rigidissimi sistemi di controllo e dobbiamo rispettare le regole ferree della Direttiva Nitrati, per prevenire la benché minima forma di inquinamento. Sembra però – continua Barbisan – che gli Enti pubblici e, nella fattispecie, la Regione Lazio, possano “soprassedere” alla cura del territorio ed al controllo degli scarichi abusivi di sostanze tossiche. Ma non erano stati investiti milioni di euro dalla Regione Lazio per bonificare la zona e rilanciare l’agricoltura e la zootecnia della Valle? Nulla, ancora una volta il Settore Primario è stato coinvolto in una vicenda scandalosa: bestiame, latte, foraggi, terreni…avvelenati dalle discariche abusive nascoste nella Valle.

Appello ai Ministri Fazio e Prestigiacomo. L’impegno degli agricoltori andrebbe premiato, perché nonostante le enormi difficoltà del settore vanno avanti e continuano a garantire produzione. Il Consorzio L’Italia Zootecnica esprime tutta la sua solidarietà all’allevatore laziale che ha avuto il coraggio per primo di denunciare quanto successo alla sua azienda e di preservare in questo modo la salute dei consumatori interrompendo la commercializzazione dei prodotti. Facciamo un appello ai Ministro della Salute, Fazio e dell’Ambiente Prestigiacomo, affinché intervengano con fermezza per sanare il malcostume di chi, istituzione, avrebbe dovuto occuparsi delle oltre 50 aziende vittime di una politica che certo non le aiuta.

(fonte Consorzio L’Italia Zootecnica)

Latte veneto: i dati 2010

Diminuiscono nel 2010 gli allevamenti da latte nel Veneto e si contrae in parte la produzione. Questo il dato principale che emerge dalle ultime ricerche sul lattiero-caseario dell’Osservatorio Economico di Veneto Agricoltura. Un lavoro che conferma sfortunatamente il trend negativo del settore iniziato con la campagna 2004/2005 (1.203.000 tonnellate prodotti nel 2003/04 e 1.106.000 nel 2009/10).

Nonostante ciò il comparto nel Veneto tiene; e si conferma terzo produttore nazionale di latte con una quota pari al 10% (40% la Lombardia e 16% l’Emilia Romagna). Un risultato apprezzabile considerati gli annosi problemi di mercato e la riduzione progressiva delle quotazioni del latte crudo alla stalla. Con picchi che hanno sfiorato il +50%, è anche cresciuta l’anno scorso la media regionale di produzione di latte per azienda, passata dai 1.765 quintali del 2003/2004 ai 2.607 (+60% a Treviso e Venezia). Un dato che, considerato che il numero di aziende è diminuito dalle 6.814 del 2003/04 alle 4.223 del 2009/10, spiega il processo in atto di concentrazione e progressiva industrializzazione rurale nella produzione del latte, mirante al contenimento dei costi e la redditività aziendale.

Vicenza la provincia regina nel totale della produzione regionale (30%), seguita sul podio da Verona (25%) e Treviso (15%). Il valore della produzione 2009 è stato di circa quattrocento milioni di euro pari al 10% di tutto il settore agricolo Veneto, in diminuzione rispetto al 2008, dovuto all’andamento negativo del prezzo del latte alla stalla. La “mandria” di vacche da latte è composta da poco più di 200.000 capi che coprono circa l’11% del totale nazionale. Le razze più presenti in regione sono la Bruna Alpina, la Pezzata Rossa e, soprattutto, la Frisona italiana che, con quasi 100.000 vacche, rappresenta quindi il 50% circa del patrimonio regionale. L’indagine di Veneto Agricoltura conferma inoltre che la maggior parte del latte veneto viene destinata alla caseificazione, per la produzione di formaggi tipici e a denominazione d’origine.

(fonte Veneto Agricoltura)

Prime valutazioni 2010 settore agroalimentare veneto: molte luci e qualche ombra

Vigneto a Conegliano (TV)

La parola d’ordine è garantire l’occupazione, la produttività e il reddito delle imprese agricole, passando per la sburocratizzazione amministrativa del settore. Lo ha detto ieri, mercoledì 19 gennaio, a Legnaro (Pd) Franco Manzato, Assessore regionale all’Agricoltura, introducendo le “Prime valutazioni 2010 sull’andamento del settore agroalimentare veneto”, rapporto elaborato come ogni anno da Veneto Agricoltura.

Agricoltura veneta in ripresa. Manzato ha anche sottolineato che, nonostante le difficoltà di bilancio, l’attenzione della Regione Veneto per il settore primario non verrà meno e i dati 2010 che ne evidenziano una leggera ripresa sono di grande conforto per il lavoro che si sta facendo. Anche Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, ha evidenziato che i dati 2010 relativi il settore primario fanno ben sperare. L’agricoltura veneta si incardina infatti in un sistema economico generale che posiziona la nostra Regione tra le locomotive del treno-Italia.

I dati presentati da Veneto Agricoltura. Rispetto ai risultati negativi del 2009 (contrazione del fatturato pari al –8,4%), l’agricoltura veneta ha registrato nel 2010 un significativo recupero del valore della produzione che ha raggiunto i 4,8 miliardi di euro (+7%) per effetto della ripresa dei mercati. Nei dettagli, invece, va sottolineato che nella nostra regione il 2010 ha registrato una fisiologica diminuzione del numero di imprese attive (77.500 unità –2,6% sul 2009). Invece, è continuato a crescere il numero di imprese del comparto alimentare salite a oltre 7.600 aziende (+2% rispetto al 2009) mentre contemporaneamente è calato del 12% il deficit della bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari. Questo risultato scaturisce da un aumento delle esportazioni (+12%) che risulta essere più che proporzionale rispetto a quello delle importazioni (+7%). Il saldo negativo è pertanto sceso a circa 635 milioni di euro (nello stesso periodo del 2009 era di circa 720 milioni).

Esaminando i singoli comparti, bene il vino che per l’annata 2010 ha confermato il Veneto regione leader nazionale con una produzione di 1,1 milioni di tonnellate di uva (+ 2%) per 8,2 milioni di ettolitri di vino. I prezzi delle uve sono tornati a crescere con un aumento medio del 14% ma con punte del 30-40%. Non si può dire altrettanto per il latte, per il cui comparto la campagna 2010/11 è iniziata con 4.278 allevamenti, 135 in meno rispetto alla precedente campagna, mentre la quota totale di produzione assegnata di 11,62 milioni di quintali è in diminuzione di circa 5.600 quintali (- 2%) sull’anno precedente. Il Veneto mantiene comunque il suo peso a livello nazionale intorno al 10,4% e Vicenza rimane l’area a più alta produzione di latte della regione registrando il 31% del totale delle aziende. Il prezzo del latte crudo si è mantenuto basso per i primi sei mesi mentre ha recuperato da giugno in poi.

Carne bovina: la produzione veneta è stimata attorno alle 210.000 tonnellate, in linea con quella dell’anno precedente, ma con quotazioni in calo, aggravate dall’aumento dei costi di produzione nel secondo semestre, dovuti specialmente alle spese di alimentazione degli animali. Come se non bastasse, il quadro si incupisce in quanto le stime sui consumi nazionali stanno fornendo segnali fortemente negativi. Infatti, i dati ISMEA sui consumi delle famiglie stimano, per il 2010, una contrazione del consumo di carne bovina intorno al -3,5% (5% per il bovino adulto, categoria importante in Veneto). Infine, l’importazione di carne dall’estero, in particolare quella fresca o refrigerata, è aumentata nei primi sei mesi del 2010 del 5%.

Polli, suini e prodotti ittici. Diverso il discorso per il comparto avicolo che dovrebbe far segnare la miglior performance degli ultimi anni con un aumento della produzione di carne di circa il 5%, pari a circa 1,2 milioni di tonnellate di prodotto a peso morto). Stagnazione invece per il comparto suinicolo, in generale crisi. La produzione di carne suina è stimata in circa 140.000 tonnellate, analoga a quella del 2009. Anche la pesca non va bene: i dati relativi ai primi cinque mesi del 2010 indicano una produzione in significativo calo (-17% in quantità e -22% in valore).

Migliori notizie dalle colture erbacee che hanno registrato nel 2010 una produzione simile a quella dell’anno precedente ma con prezzi in notevole aumento, soprattutto per i cereali. Il mais si conferma la coltura più estesa in Veneto con una superficie di circa 275.000 ettari (-1% sul 2009) e una produzione di oltre 2,2 milioni di tonnellate (-2%). Il prezzo medio annuo si è attestato sui 168,8 euro/t, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente. In diminuzione, ben più netta però rispetto al mais, anche la superficie coltivata a frumento tenero (92.000 ettari, -8%), sostenuta però da un buon aumento della resa di oltre il 5%. Ciò ha permesso di contenere il calo produttivo al 3% per una produzione complessiva di 545.000 tonellate. Il prezzo medio annuo, pari a 182 euro/t, è risultato in aumento del 15% rispetto alla quotazione media del 2009.

Annata positiva anche per le colture industriali, barbabietola da zucchero a parte. Aumenta considerevolmente la produzione di soia (272.000 tonnellate, +22% rispetto all’anno precedente). Positiva poi l’annata del tabacco con una crescita sia degli investimenti (8.500 ha, +12%) che della resa (+12%) e una produzione finale stimata in circa 32.700 tonnellate (+25%).

Calano infine le superfici investite a orticole scese a 32.600 ettari (-1%). La risalita delle quotazioni ha comunque consentito al comparto di aumentare il valore della produzione di circa il 10%. Specificatamente alla produzione di radicchio, va sottolineato che nel 2010 gli ettari coltivati sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente (8.400 ha) segnando un incremento in provincia di Venezia (1.900 ha, +17) a cui si contrappone una riduzione di superfici coltivate in provincia di Padova (2000 ha, -14%). Il miglioramento della resa ha consentito di ottenere una produzione complessiva di radicchio di circa 119.500 tonnellate di prodotto (+11% rispetto al 2009). Resta simile a quella del 2009 la produzione del comparto frutticolo, che comunque registra per alcune colture delle buone performance con notevoli aumenti delle quotazioni: pesche e nettarine (+48%), ciliegie (+14%), actinidia (11%). Nel 2010 si è interrotto invece il trend di crescita della superficie destinata al florovivaismo (3.200 ha, -1% rispetto al 2009). La provincia di Padova ha confermato la sua leadership concentrando il 33% degli ettari (1.050) coltivati a livello regionale. Complessivamente nel Veneto si sono prodotte 1,48 miliardi di piante (+7%).

(fonte Veneto Agricoltura)

Bolzanino il nuovo direttore dell’Associazione Industriali delle Carni

Cambio della guardia alla direzione generale di Assica (Associazione industriali delle carni). Dopo oltre vent’anni Gianni Gorreri lascia l’incarico a Franco Finato, 48 anni, originario di Bolzano. ”Accolgo con entusiasmo e senso di responsabilita’ questa importante sfida – ha commentato il nuovo direttore – certo di contare sul sostegno di qualificati collaboratori e di poter valorizzare la positiva eredita’ che ha saputo costruire chi mi ha preceduto”. Tre le priorita’, Finato, che sara’ coadiuvato anche dal nuovo vicedirettore Davide Calderone punta ad aggiornare la strategia di sviluppo del settore suinicolo, creare nuovo valore all’interno della filiera ed essere sempre piu’ al servizio degli associati.

(fonte Ansa.it)

Direttiva Nitrati: deroghe e non deroghe

Dopo un anno di negoziato la risposta della UE alla richiesta italiana di innalzare il limite dei 170 chili di azoto spandibili per ettaro l’anno nelle zone vulnerabili, sembrerebbe slittare a metà 2011. Sullo sfondo lo scadere a fine anno dei Piani d’Azione quadriennali delle regioni del bacino padano veneto (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia) che stabiliscono in modo dettagliato come applicare la “direttiva nitrati” per rientrare nei parametri di spandimento consentito. Piani da revisionare in conformità alla normativa nazionale e che saranno sottoposti alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

Con questo scenario, il progetto RiduCaReflui“, di Regione e Veneto Agricoltura diventa ancora più importante perché analizza “percorsi modello” per il trattamento dei reflui zootecnici in grado di consentirne il loro riutilizzo trasformandoli, così, in una risorsa energetica (produzione di biogas a monte del trattamento) e agronomica (produzione di fertilizzanti organici da trattamenti conservativi dell’azoto), . “Non è più nostra intenzione percorrere la strada dei rinvii – ha recentemente ricordato l’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Franco Manzato – rispetto ad una normativa europea che non risponde alle esigenze degli agricoltori”. E proprio per questo i percorsi analizzati con “RiduCaReflui” forniranno alle aziende venete diverse soluzioni logistiche, tecnologiche e contrattuali per operare entro i limiti della “direttiva nitrati”.

Un esempio. All’Azienda Agricola Casar Sant’Anna a Valeggio sul Mincio (VR), dove si allevano suini all’ingrasso destinati ai circuiti DOP del prosciutto di Parma e di San Daniele, la potenzialità produttiva della struttura è pari a circa 12.000 capi; attualmente vengono allevati tra i 4.200 e i 6.500 suini, di peso compreso tra i 25 kg/capo sino a 160÷170 kg/capo. La rimozione delle deiezioni avviene mediante lavaggio delle corsie con la frazione liquida del digestato in pressione. Qui il liquame alimenta un impianto di digestione anaerobica, in cui viene eventualmente co-digerito siero e insilato di mais. La co-digestione garantisce la produzione di biogas necessaria per alimentare il cogeneratore installato (120÷135 kWe sino a 170 kWe), qualora il numero di suini e la relativa quantità di liquame prodotta non sia sufficiente. L’impianto di produzione di biogas risale al 1985 (impianto “semplificato”, funzionamento in regime di psicrofilia); nel 2006 è stata aggiunta una specifica parte operante in regime mesofilo. I terreni in proprietà sono pari a circa 20 ettari coltivati a mais e orzo. A questi vanno aggiunti 180 ettari in asservimento necessari per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e/o digestati prodotti.

Giorgio Piazza di Coldiretti Veneto:” Il problema non è solo agricolo“. I dati comunicati dall’Assessore Franco Manzato in merito alla produzione di nitrati in agricoltura  evidenziano la trasparenza del comparto zootecnico mentre altrettanto non si può dire per altri settori”. Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto associazione che ha provveduto al 45% delle comunicazioni presentate dagli allevatori, punta il dito verso l’abitudine di considerare la zootecnia l’unica responsabile dell’inquinamento di azoto delle falde acquifere. “Gli allevatori sono in grado di fornire quantitativi esatti di produzione di reflui e la loro destinazione: procedure burocratiche e verifiche delle autorità garantiscono la completa rintracciabilità per letame e liquami – spiega Piazza –  stessa prassi non è possibile, ad esempio, in caso di presenza di depuratori comunali che per la sanificazione dell’acqua producono azoto e altri agenti che vengono riversati direttamente nei corsi d’acqua”. Nessun tentativo, da parte di Piazza,  di scaricare le colpe da un sistema all’altro, ma solo cercare di dare almeno una visione più obiettiva del problema legato alla Direttiva Nitrati, regolamento comunitario che disciplina la fertilizzazione organica dei terreni.

Su tutto deve prevalere la tutela dell’agricoltura italiana. “In questi anni le  nostre aziende sono ricorse a vari opportunità manifestando una capacità reattiva non indifferente – insiste Piazza -. Nonostante i casi di insurrezione popolare molti sono gli  impianti a biogas realizzati in zone vulnerabili mentre sempre più sono gli accordi registrati tra imprese agricole per la distribuzione ad hoc, quella su  superfici  che non utilizzano sostanza organica quale elemento fondamentale per prevenire la perdita di fertilità. “Fa ben sperare la cordata politica degli assessori all’agricoltura delle regioni più zootecniche d’Italia – conclude Piazza – che pur proponendo soluzioni alternative confermano una linea comune, quella della tutela dell’agricoltura italiana”.

Maltempo in Veneto: secondo Coldiretti, – 30% di latte da mucche per lo stress da alluvione

L’eccezionale ondata di maltempo ha spaventato anche gli animali che in molti casi sono stati costretti ad abbandonare le stalle allagate sottoponendosi ad uno stress straordinario che sta provocando il crollo nella produzione di latte fino al 30 per cento nelle mucche, tra le quali si stanno registrando anche casi di malattie da raffreddamento.  E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sugli effetti del maltempo, in occasione dell’annuncio degli stanziamenti da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e della visita nella Regione del Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Ecomiabile solidarietà tra imprenditori agricoli. Dopo l’emergenza immediata nelle stalle e nelle campagne del Veneto riprende, anche se con grande difficoltà, il lavoro grazie – sottolinea la Coldiretti – alla solidarietà e alla grande caparbietà dei veneti. Chi ha subito l’allagamento delle case e dei magazzini sta verificando la funzionalità dei mezzi agricoli mentre nei campi lasciati liberi dall’acqua è in corso la verifica dello stato delle colture alcune delle quali, come le asparagiaie, dovranno essere ripiantate. Da segnalare l’’encomiabile solidarietà che – sostiene la Coldiretti – si sta manifestando tra gli stessi imprenditori agricoli. Nel Padovano tornano a ripopolarsi le stalle evacuate dopo la rottura del Bacchiglione, del Frassine e del Tesina. Sono più di un migliaio i capi bovini che sono tornati a “casa” dopo oltre una settimana di difficoltà da parte degli allevatori, costretti a peregrinare più volte al giorno anche in più stalle in cui erano ospitati provvisoriamente gli animali. A Casalserugo, Ponte San Nicolò, Bovolenta, Cartura sono almeno una ventina le stalle ripulite a tempo di record dal fango dell’alluvione e ripopolate, anche grazie alla solidarietà degli altri agricoltori della Coldiretti che si sono offerti per un aiuto.

Allarme per l’alimentazione del bestiame. Si torna lentamente alla normalità anche negli allevamenti fra Veggiano, Mestrino, Saccolongo dopo l’alluvione ma ora – evidenzia la Coldiretti – resta grave il problema dell’ alimentazione del bestiame con i foraggi che sono stati nella quasi totalità distrutti dall’acqua. Nella Bassa Padovana, fra Saletto, Ospedaletto, Vighizzolo, Carceri, Megliadino San Fidenzio e San Vitale, gli allevamenti di pollame maggiormente colpiti hanno perso tutti gli animali che sono morti affogati e devono quindi ripartire da zero: ripuliti i capannoni è in corso il recupero ed il ripristino di tutte le strutture. In provincia di Vicenza in particolare a Arcugnano, Caldogno  si torna a mungere in una quindicina di allevamenti gli stessi che avevano dovuto interrompere le consegne alle latterie di latte prodotto da più di 500 mucche. Le cantine del veronese – continua la Coldiretti – stanno ripristinando le attrezzature e i macchinari (trattrici,muletti,linee di imbottigliamento, impianti di filtraggio). Ancora da quantificare i danni alle scorte di concimi, mangimi, fieno e altri mezzi tecnici con il sistema dei Consorzi agrari del Veneto che – conclude la Coldiretti – sta già rispondendo con consegne direttamente nelle aziende, ripristinando la dotazione necessaria per la ripresa del lavoro.

Coldiretti Veneto sollecita nell’immediato la sospensione delle scadenze fiscali e previdenziali ed  il rifinanziamento della legge 16/2009 che eroga un credito di esercizio agevolato alle imprese che oggi devono recarsi in banca per disporre delle somme necessarie per l’avvio della propria attività.

(fonte Coldiretti Veneto)

Produttori Carne Bovina del Veneto: dopo l’alluvione, necessario provvedimento per spargimento reflui nel periodo invernale

L’alluvione che ha invaso molti paesi del Veneto ha causato pesanti danni e disagi anche al settore zootecnico.  “Da una rapida indagine tra i nostri associati – spiega il Presidente di Azove, Pier Luigi Lovo – possiamo dire che fortunamtamente non ci sono bovini morti annegati, ma le nostre attività sono state duramente colpite: campi e strade sott’acqua, case e strutture per il ricovero degli animali seriamente danneggiate, danni alle colture, difficoltà logistiche e di trasporto, difficoltà nel garantire l’alimentazione agli animali,  impossibilità di effettuare lo spandimento degli effluenti zootecnici sui terreni, proprio in questo periodo che è l’ultimo periodo utile prima del blocco stagionale imposto dalla normativa. A tal proposito sarebbe opportuno un  provvedimento della Regione che, come conseguenza dello stato di calamità, consentisse lo spargimento dei reflui anche nel periodo invernale, in deroga al divieto imposto dalla direttiva nitrati.”

(fonte Azove)

Fatturato in aumento per l’organizzazione produttori carne bovina del veneto

Fatturato in aumento del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2009: è questa la notizia che il Presidente di Azove Pier Luigi Lovo ha portato nei giorni scorsi ai numerosi incontri territoriali con i soci. “Il settore della zootecnia bovina da carne sta vivendo una situazione complessa e difficile. – Ha spiegato il Presidente Lovo – Nel primo semestre 2010 Azove ha risposto a questa crisi investendo con coraggio nella realizzazione di un nuovo stabilimento di lavorazione delle carni (a Loria – TV) ed investire nell’ innovazione e nell’ implemento dei servizi ci ha premiati con dati importanti.” + 4,5% sui capi da ristallo acquistati sui mercati comunitari, + 9% di vitelloni da macello conferiti dai soci e + 8% di capi macellati direttamente.

“Anche il numero dei soci è aumentato, oggi sono 155, – prosegue il Presidente Lovo – ribadendo il trend di crescita della compagine sociale degli ultimi anni e confermando la validità dei servizi offerti. Obiettivo principale di quest’anno: – ha annunciato il Presidente – aumentare del 10 % la percentuale di bovini trasformati direttamente da Azove. In questo modo possiamo valorizzare l’alta qualità della carne ottenuta con un sistema di produzione certificato e garante di un alto benessere dell’animale oltre che della sostenibilità ambientale.”

La cooperativa gestisce interamente il ciclo produttivo curando tutte le seguenti fasi: approvvigionamento bovini selezionati e collaudati, vendita bovini da macello a garanzia di pagamento, assistenza veterinaria, assistenza nutrizionale, fornitura materie prime e mangimi propria formulazione, convenzioni con Istituti bancari per acquisto bestiame, servizi informatici, servizi disciplinari di qualità ed etichettatura, informazione e formazione per rispondere agli impegni legislativi e alle richieste dei clienti.

(fonte Azove)

Recupero reflui zootecnici: il 13 ottobre nel trevigiano dimostrazione di Veneto Agricoltura

Nell’ambito del progetto “RiduCaReflui”, mercoledì 13 ottobre dalle ore 09.00 presso l’Azienda Diana (di Veneto Agricoltura) a Bonisiolo di Mogliano Veneto (TV), si terrà una dimostrazione di macchine e soluzioni tecniche per la migliore distribuzione dei reflui zootecnici. L’obiettivo? Un corretto apporto di elementi nutritivi al suolo, il contenimento delle perdite di azoto, l’allargamento del periodo di distribuzione, la riduzione del compattamento del terreno e delle emissioni di odori sgradevoli.

Azoto: causa d’inquinamento per acque, terreni e atmosfera. Da che mondo è mondo il concime naturale è sempre stato considerato una ricchezza per gli agricoltori intenti a ottimizzare le colture aumentando l’apporto dei nutrienti che arrivano al suolo. Da un po’ di tempo sappiamo che i reflui zootecnici cosparsi nei campi possono essere, causa l’azoto, fonte d’inquinamento per le acque, per i terreni e per l’atmosfera. “RiduCaReflui” si occupa di questo: trovare una soluzione che valorizzi i reflui zootecnici e ne contenga il carico inquinante considerati i vincoli imposti dalla cosiddetta Direttiva Nitrati (676/91/CE). Dopo i saluti dell’Amministratore Unico di Veneto Agricoltura Paolo Pizzolato e l’introduzione dei lavori di Riccardo De Gobbi e Giustino Mezzalira di Regione Veneto e Veneto Agricoltura, la descrizione dei cantieri sarà fatta da Luigi Sartori dell’Università di Padova.

Per adesione: 049-8293920 divulgazione.formazione@venetoagricoltura.org. In caso di maltempo la dimostrazione in campo sarà sostituita da una presentazione dei cantieri presso la tecnostruttura adiacente agli appezzamenti predisposti per l’attività. Al termine della dimostrazione i tecnici di Veneto Agricoltura saranno a  disposizione per illustrare le prove sperimentali presenti in azienda e relative ai diversi settori produttivi. Il progetto, RiduCaReflui, ideato per ridurre il carico inquinante generato dai reflui zootecnici nell’area del Bacino Scolante della Laguna veneta, intende analizzare percorsi modello per il trattamento dei reflui zootecnici in grado di consentirne il loro riutilizzo trasformandoli, così, in una risorsa energetica (produzione di biogas a monte del trattamento) e agronomica (produzione di fertilizzanti organici da trattamenti conservativi dell’azoto). Questi percorsi forniranno alle aziende diverse soluzioni logistiche, tecnologiche e contrattuali.

(fonte Veneto Agricoltura)

Unicarve lancia sul mercato “Scrigni” di carne garantita a prezzi contenuti. Prossimi obiettivi: “Strade e Confraternita della carne”

Dopo oltre un anno di sperimentazione, Unicarve presenterà giovedì 21 ottobre 2010, alle ore 12.30, in occasione della riunione del Consiglio Regionale a Palazzo Ferro Fini a Venezia, il progetto di filiera corta dello “Scrigno delle Carni”. Una buona notizia per i consumatori e in particolare per le famiglie perché potranno acquistare circa 5 kg. di buona carne di qualità, proveniente dagli allevamenti associati Unicarve, aderenti a disciplinari di qualità e di etichettatura per dare la massima garanzia anche in materia di tracciabilità.

Prezzi da 6,99 a 14,99 euro. I consumatori potranno scegliere fra 7 proposte di Scrigno: il Plus, il Premium, il Convenienza, il Gran Risparmio, tutti con carne di vitellone, lo Scrigno di solo vitello a carne bianca, di solo suino od il Gran Mix (vitellone, vitello e suino). I prezzi vanno da €. 7,95 al kg. sino ad un massimo di €. 11,99 al kg per il vitellone, €. 6,99 per il suino ed €. 14,99 per il vitello a carne bianca.

Acquisto in negozi convenzionati, Gas e on line. Innovativo il sistema di commercializzazione che dà ai consumatori la possibilità di ordinare lo Scrigno delle Carni direttamente nei negozi convenzionati con Unicarve, come ad esempio il Gruppo Ama Crai di Montebelluna, che per primo ci ha creduto (oltre 220 punti vendita in Veneto e Friuli V.G.) oppure di acquistarlo direttamente tramite i G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale) o, nel caso di consegne superiori a 5 Scrigni anche a domicilio, con possibilità di ordinarlo direttamente dal sito web www.loscrignodellecarni.it. Il progetto è stato presentato anche alla Società Consorzi Agrari d’Italia che ha manifestato l’intenzione di partecipare alla commercializzazione dello Scrigno delle Carni dando la possibilità ai consumatori di ordinarlo e ritirarlo presso le numerose e capillari Agenzie sparse in tutta Italia. Il primo ad inserirlo nelle proprie Agenzie sarà il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno. Unicarve ha previsto anche uno Scrigno dedicato ai ristoranti ed agli agriturismo, soprattutto per quelli che non dispongono di un proprio allevamento e voglio offrire ai consumatori la carne del territorio.

Prossimi obiettivi: “Strade e Confraternita della carne”. Unicarve ha in cantiere anche l’organizzazione delle “Strade della carne” che prevede il coinvolgimento di allevatori, agriturismo, ristoranti e punti vendita che accetteranno di commercializzare la carne bovina tracciata (etichettatura), con indicate le informazioni utili al consumatore per individuare chi ha allevato la carne, dove ed in che modo. Completerà il progetto dello Scrigno anche l’organizzazione della “Confraternita della carne”, un sodalizio che promuoverà con eventi ed iniziative la buona tavola con protagonista la carne prodotta in Italia.

(fonte Unicarve)