• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Dura reazione degli allevatori italiani alla risposta del ciclista spagnolo Contador, positivo al test antidoping

“Ho mangiato un filetto spagnolo”, questa è stata la ridicola risposta di Alberto Contador, il ciclista spagnolo reputato il migliore al mondo, all’Unione Ciclistica Internazionale che aveva annunciato la sua positività ad un test antidoping,  parlando di intossicazione alimentare per una “piccola concentrazione di clenbuterolo (farmaco broncodilatatore che se usato in dosi elevate può causare effetti anabolizzanti)” per avere mangiato il 20 luglio della carne che gli era stata portata dalla Spagna durante il Tour de France su richiesta del cuoco della squadra.

La smentita londinese. La spiegazione di Contador è stata smentita da Andrew Franklyn Miller, medico dello sport presso il Centre for Human Performance di Londra e responsabile dello staff sanitario della nazionale britannica di canottaggio, che ha commentato la difesa del ciclista affermando: “I quantitativi di clenbuterolo trasmessi nell’organismo umano attraverso carne contaminata sono incredibilmente contenuti, a meno che non si consumino enormi quantitativi di carne”.

La presa di posizione italiana. Dura la reazione del Presidente degli allevatori del Consorzio Italia Zootecnica e di Unicarve, Fabiano Barbisan:  “Ancora una volta si tenta di screditare il comparto produttivo dell’allevamento bovino, che diventa capro espiatorio quando bisogna sviare l’attenzione da altri argomenti. La carne è troppo spesso ingiustificata vittima di attacchi da tutti i fronti, ora addirittura dal mondo sportivo! Chi si batte quotidianamente per garantire ai consumatori un prodotto al 100% di qualità, non può non esser stanco di queste continue ingiurie. E’ logorante ed inaccettabile che per la carne bovina gli unici messaggi trasmessi siano quelli di chi cerca di screditarla.”

Obiettivo: obbligatoria l’etichetta ora facoltativa. Sono anni ormai che gli allevatori italiani, guidati da Fabiano Barbisan, lottano per far diventare obbligatoria l’etichettatura facoltativa per le carni, uno strumento indispensabile per il consumatore, una vera e propria “carta d’identità” per avere tutte le informazioni sul prodotto. Attraverso l’etichettatura facoltativa è infatti possibile ottenere maggiori informazioni sulla carne, dall’allevamento dove è stato ingrassato l’animale, all’età, sesso, razza, alimentazione, oltre alle informazioni obbligatorie per legge quali il Paesi di nascita, allevamento, macellazione e sezionamento.

Sicurezza alimentare. “Noi allevatori– afferma Barbisan –  siamo certi  che il sistema di allevamento confinato/protetto, tipicamente italiano, dia la massima sicurezza alimentare poiché c’è il controllo totale dell’alimentazione, dell’acqua di abbeverata, dell’assenza di parassiti, del benessere animale  ed il controllo veterinario che accompagna il bovino, prima, durante e dopo la macellazione”. “La zootecnia da carne è già penalizzata dal mercato e dalla burocrazia – prosegue Barbisan – è vergognoso dover combattere quotidianamente contro le maldicenze. Se poi queste arrivano da sportivi di “caratura mondiale” per giustificare il doping- a che Santo dobbiamo votarci?”

(fonte Consorzio Italia Zootecnica)


PAC 2013, nuovo PSR e comunicazione integrata le emergenze del comparto veneto bovini da carne

AZOVE, l’Organizzazione Produttori del Veneto Bovini da Carne, ha incontrato l’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Franco Manzato. Tra i temi trattati nell’incontro sono emersi principalmente tre punti sui quali AZOVE ha manifestato alla Regione la volontà di contribuire proponendo idee e ponendosi come riferimento per la filiera veneta della produzione di bovini da carne.

Aiuti diretti agli allevatori di bovini da carne. “Abbiamo espresso il nostro interesse e la sicura collaborazione – ha spiegato il Presidente di AZOVE Pier Luigi Lovo – per quanto riguarda la convocazione della Conferenza Regionale sull’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale del Veneto, che si terrà a partire dal primo ottobre prossimo. Si tratta di un’occasione di confronto importante dalla quale dovranno emergere delle chiare indicazioni per la riforma della PAC 2013 affinché preveda degli aiuti diretti agli allevatori di bovini da carne. Solo con scelte forti da esercitare a tutti i livelli sarà possibile dare risposte chiare ad un comparto che soffre i contraccolpi della crisi e di un mercato che ha allargato le importazioni a scapito della qualità e della territorialità del prodotto al consumatore.”

Altri obiettivi: comunicazione e nuovi strumenti economico finanziari. Un altro punto importante emerso durante il colloquio con l’Assessore Manzato è stato quello della predisposizione di nuovi strumenti economico finanziari per il sostegno alla crescita delle attività delle Organizzazioni di Produttori nel settore delle carni bovine, affinché con i piani operativi del prossimo PSR possano essere sostenute le attività produttive del comparto di casa nostra. “Abbiamo parlato anche di un altro tema fondamentale – interviene il Direttore di Azove Giuseppe Borin – quello della comunicazione. Comunicare la filiera della carne veneta al consumatore non è affatto semplice perché, tranne per i prodotti confezionati, è difficile che i tagli di carne vengano presentati nel banco della carne di supermercati e negozi con il marchio del produttore. E’ fondamentale quindi che vengano attivate iniziative capaci promuovere una comunicazione integrata del sistema delle carni venete, le uniche capaci di garantire la qualità di tutta la filiera, dall’allevamento, alla macellazione fino al confezionamento e alla vendita”.

(fonte Azove)

Zootecnia bovina da carne: l’allarme dei produttori del Veneto

“Ci associamo all’allarme lanciato dai colleghi europei nel meeting di Dublino. Il comparto veneto della zootecnia da carne è in difficoltà con una stagnazione dei prezzi che si affianca nell’ultimo periodo ad un aumento dei costi di produzione e non nascondiamo una certa preoccupazione per gli scenari futuri”. Lo ha dichiarato Pier Luigi Lovo, Presidente di AZOVE,l’Organizzazione Produttori del Veneto Bovini da Carne.

Produzioni europee da salvaguardare, altrimenti si aprono le porte a importazioni che non offrono garanzie. “In questo momento – ha aggiunto Lovo – diventa fondamentale la partita europea con la riforma della PAC (Politica Agricola Comunitaria) che deve andare nella direzione del miglioramento della competitività del comparto agricolo prevedendo degli aiuti diretti  e differenziati per gli allevatori da carne. E’ importante che le istituzioni e l’opinione pubblica comprendano che la zootecnia bovina da carne veneta, italiana ed europea garantiscono il rispetto di regolamenti ferrei nella produzione della carne: l’ attenzione all’impatto ambientale della pratica di allevamento, il benessere dell’animale, la garanzia della filiera, il rispetto delle norme igenico-sanitarie. E’ importante che le produzioni europee vengano sostenute e salvaguardate, diversamente si aprirebbero le porte alle importazioni che non offrono garanzie.”

(fonte Azove)

Quote latte: allevatori in piazza per far chiarezza sulle multe

Migliaia di allevatori da tutte le regioni saranno oggi in piazza davanti a Montecitorio durante la discussione della manovra alla Camera dei Deputati che sospende il pagamento delle multe sulle quote latte. La protesta e’ stata decisa dal Consiglio nazionale della Coldiretti per chiedere chiarezza sulle quote latte. Anche una nutrita delegazione di oltre un centinaio di allevatori veneti, guidata dal presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza raggiungerà Roma per partecipare al sit-in in piazza Montecitorio. Per la migliore comprensione del perché si è arrivati a questa manifestazione, ecco riassunti di seguito gli eventi che nel tempo si sono avvicendati in merito alle “quote latte”.

Antefatto. Nel 1983-84, per far fronte alle eccedenze di produzione, l’UE ha introdotto un regime di quote latte che comprendeva il pagamento di un prelievo supplementare a carico dei produttori di latte nei paesi che superavano la quota loro assegnata. Per molti anni dopo l’introduzione del regime delle quote latte l’Italia ha incontrato considerevoli problemi nella corretta applicazione del regime e nell’applicazione delle corrispondenti sanzioni. Dopo molti anni di trattative, nel luglio 2003  il Consiglio ha raggiunto un accordo all’unanimità – la Decisione del Consiglio 2003/530 – che concedeva ai produttori italiani di rimborsare i prelievi supplementari pendenti dal 1995/96 al 2001/02, per un valore € 1,386 miliardi di euro, in 14 rate annuali di pari entità, a partire dal 2004.

L’emendamento alla Manovra su quote latte. Lo scorso 7 luglio un emendamento al decreto legge sulla manovra, fortemente voluto dalla Lega e presentato in commissione Bilancio del Senato dal relatore Antonio Azzollini (Pdl),  ha stabilito che il pagamento delle rate per la restituzione delle quote latte venisse sospeso fino al 31 dicembre 2010. La copertura, pari a 5 milioni per il 2010, sarà a valere del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi di natura corrente.  La presentazione dell’emendamento ha suscitato la protesta degli allevatori in regola con il pagamento delle quote latte, di associazioni di categoria come la Coldiretti, Cia, Confagricoltura nonché del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, “istituzionalmente rispettoso” ma al contempo “sconcertato” di quanto avvenuto in Parlamento. L’emendamento ha invece trovato l’appoggio dell’associazione di categoria Copagri.

Dacian Ciolos, Commissario Ue all'Agricoltura

Il Commissario Dacian Ciolos. In risposta all’emendamento, il Commissario UE per l’Agricoltura Ciolos ha riferito che “qualsiasi provvedimento il Governo italiano adotti per sospendere il pagamento da parte dei produttori italiani di latte delle sanzioni per la passata sovrapproduzione sarebbe contrario ad diritto dell’Unione europea e la Commissione sarebbe costretta ad avviare un procedimento d’infrazione contro l’Italia“. Il Commissario ha ricordato che l’accordo politico che consente ai produttori italiani di pagare il prelievo supplementare in 14 rate annuali di pari importo – come concordato nel 2003 e riconfermato dall’esercizio di valutazione dello “stato di salute” della PAC nel 2009 – prevede già il beneficio finanziario del rimborso di somme arretrate senza alcun pagamento di interessi. “Sospendere i pagamenti di quest’anno priverebbe i produttori di latte italiani affiliati dei vantaggi finanziari previsti dall’accordo politico”, ha affermato Ciolos, che ha inviato una lettera molto ferma al ministro italiano Giancarlo Galan.

Giancarlo Galan, Ministro delle Politiche agricole

La posizione del Ministro Galan. “Pur riconoscendo lo stato di crisi che sta attraversando il settore non risulta, al momento, possibile sospendere la riscossione del prelievo afferente ai periodi dal 1995/1996 in poi in ogni sua forma. Abbiamo effettivamente registrato la voce che nell’ambito della manovra vi sarebbe l’intenzione di presentare un emendamento che sospenda la riscossione del prelievo. Su una norma siffatta sono assolutamente contrario. E’ la contrarietà del Parlamento e più in particolare di quasi tutte le forze politiche di questa Camera che lo scorso anno – in sede di approvazione della legge 33 –  costrinsero al ritiro i presentatori di identici emendamenti. E’ la contrarietà della Commissione europea che aprirebbe nei nostri confronti una procedura di infrazione con conseguenze economiche a carico dell’Erario di svariate centinaia di milioni di euro. E’ la contrarietà della legalità, della trasparenza, dei comportamenti onesti derivanti dall’ordinamento comunitario e da quello nazionale. Non voglio credere alla eventualità della presentazione di una norma dagli effetti così devastanti ed immorali. Ma se questa ipotesi dovesse verificarsi, mi riservo tutte le valutazioni di mia competenza a salvaguardia di  quei valori di cui prima ho parlato. Valori irrinunciabili ai quali l’Autorità di Governo non può non ispirarsi”.

Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto

La posizione di Coldiretti Veneto. “Ancora una volta gli allevatori sono costretti ad abbandonare le proprie aziende per una questione di legalità – spiega Giorgio Piazza – Noi rispettiamo sempre la legge ma la legge rispetti noi. Se gli accertamenti in corso sono così “importanti” da determinare nella manovra la sospensione delle rate delle multe sulle quote latte, allora lo Stato rifaccia per l’ennesima volta i suoi conti ma, visto che venti anni non gli sono ancora bastati, intanto restituisca i soldi a tutti gli allevatori che hanno versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie calcolate su dati che lo stesso Stato oggi, con tanto di legge, ritiene non ancora certi. Se sono ancora da rifare i conti “chi sbaglia paga” deve valere per i produttori ma anche per lo Stato”. In Veneto, ricorda Coldiretti, la questione delle quote è sentita in particolare nel vicentino, nell’alta padovana, nel veronese, nel trevigiano e nel bellunese,  dove sono presenti circa 4.300 allevamenti ad indirizzo lattiero caseario che producono 11 milioni di quintali latte l’anno. Il settore zootecnico ha vissuto una profonda ristrutturazione non senza sacrifici e a fronte di notevoli investimenti da parte delle aziende che hanno scelto di stare sul mercato rispettando le regole. Regole che dovrebbero essere uguali per tutti. In più occasioni Coldiretti ha ricordato che il problema del settore latte non è quello delle quote ma piuttosto il prezzo, perché manca ancora una giusta remunerazione nei confronti dei produttori. Il prezzo alla stalla in Veneto è diminuito del 17% nell’ultima campagna assestandosi sui 34-36 euro al quintale (iva inclusa), importo non sufficiente per garantire un’adeguata redditività degli allevamenti.

(fonti Coldiretti Veneto/Commissione Ue Agricoltura/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

Agroalimentare Veneto: un 2009 discontinuo

Discontinuo, ecco il termine utilizzato dai tecnici di Veneto Agricoltura per disegnare l’andamento del settore primario veneto lo scorso anno. Il “Rapporto 2009 sulla congiuntura del settore agroalimentare veneto”,  presentato oggi, giovedì 24 giugno 2010, dall’Amministratore Unico dell’Azienda regionale Paolo Pizzolato, nella ormai tradizionale conferenza stampa di fine giugno. Pizzolato non si è soffermato solo al 2009, ma ha anche fornito alcuni dati, alcune proiezioni relative al primo semestre 2010, ormai al termine.

Riorganizzazione di Veneto Agricoltura. Il 2009 – ha detto Pizzolato – è stato un anno difficile per tutti i settori produttivi. Anche l’agricoltura non ha potuto sottrarsi a questo trend negativo. Comunque, il primario ha reagito meglio e quindi si cominciano già ad intravvedere segnali di ripresa. Veneto Agricoltura, azienda della Regione, si sta riorganizzando per rispondere alle richieste provenienti dal mondo agricolo e dalla stessa Regione. L’ente avrà una struttura più flessibile, più veloce nel dare feedback agli input della nostra imprenditoria agricola e agroalimentare, rendendosi sempre più struttura di servizio. Siamo anche un’azienda di ricerca applicata, al fine di portare l’innovazione al mondo agricolo, forestale e agroalimentare: i nostri progetti saranno sempre più finalizzati all’utilità concreta dell’imprenditoria per renderla sempre piú competitiva sui mercati europei e internazionale. Da tempo siamo all’avanguardia in vari settori, ad esempio quello delle agroenergie; procederemo spediti anche in altri tra cui la pesca e l’acquacoltura.

I dati 2009. Con una flessione dell’8,4% rispetto al 2008 per un totale di 4,5 miliardi di euro il fatturato del primario veneto sconta la diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli che ha interessato molte colture e allevamenti. Continua il calo delle imprese agricole venete, scese a 79.500 unità (-3,2% rispetto al 2008) e degli occupati in agricoltura (-1,8%). Positiva invece la bilancia commerciale, che registra una diminuzione delle importazioni (-13%), proporzionalmente maggiore di quella delle esportazioni (-8%), con una conseguente  riduzione del deficit di circa il 28% rispetto al 2008.

Attività colturali. Per il mais variazioni lievi rispetto all’anno precedente, che rimane la principale coltura del Veneto. Gli ettari sono scesi a 234.700 (-1,3%) mentre la produzione, grazie all’incremento della resa, è salita a 2.250.000 tonnellate (+1%). Il prezzo medio annuo è invece calato notevolmente attestandosi su circa 130 euro/t (-30%). Non è andata meglio per il frumento tenero: subisce una significativa contrazione della superficie coltivata (-9%) e della produzione (560.000 t, -14,6%), e registra un ribasso dei listini del 32% con un prezzo medio annuo sceso a 146 euro/t. Non dissimili i risultati del frumento duro con una contrazione produttiva del 12% e picchiata dei prezzi pari in media al -44%. Ride il riso, la cui produzione torna a crescere (18.500 t, +17%) e il cui prezzo, in un’annata commerciale particolarmente sfavorevole per i cereali, ha registrato un lieve aumento (+1,5%). Boom della superficie coltivata a colza più che raddoppiata in un anno, raggiungendo i 3.400 ettari, fatto che conferma l’interesse dei coltivatori per le agroenergie. Se cresce il colza, scende la soia, la cui coltivazione è calata 15% (61.000 ettari) come anche il prezzo (-14%); comunque  l’andamento climatico favorevole ha fatto lievitare la resa e di conseguenza la produzione (222.700 t, +26,5%). Superficie e produzione sostanzialmente stabili invece per la barbabietola da zucchero: gli ettari coltivati sono stati 15.700 (+3%) e la produzione 965.000 t (-1%).

Le orticole. Nel 2009 si è registrato un ulteriore calo delle superfici (ora  34.900 ettari, -1%). La variazione riguarda quasi esclusivamente le orticole in serra, scese a 3.650 ha, -8%. Il valore della produzione degli ortaggi segna invece una variazione moderatamente positiva (+1% circa), raggiungendo i 635 milioni di euro.  Bene il radicchio, salito a 9.750 ettari (+3%), con una produzione complessiva pari a 135.000 tonnellate (+2%). Il prezzo medio annuo è risultato in aumento del +15-20% a seconda della varietà con un’impennata dei prezzi nei primi mesi dell’anno, superiori anche del 60%, successivamente scesi a valori nella norma.  Si mangia più verdura? Forse. Si è visto che anche la lattuga ha registrato un significativo aumento di produzione (39.200 t, +7,5%) ma, come insegnano i manuali di economia, con la conseguente flessione delle quotazioni (-6%). Uguale sorte per la fragola, per la quale a una produzione di 225.00 tonnellate (+18%) ha fatto da contraltare una diminuzione di prezzo del -25%. Invariate invece la superfici coltivate a patata (3.200 ha, 126.000 t), con il prezzo in calo del 10%.

Florovivaismo. E’ una bella realtà produttiva regionale. Infatti sono ancora in crescita le superfici che hanno raggiunto i 3.200 ettari (+7%), con un incremento in particolare di quelle in coltura protetta (+11%). Cresce anche il numero delle aziende (1.733, +1%) per una produzione complessiva regionale di 1,38 miliardi di piante (+2,5%) di cui il 76% è costituito da materiale vivaistico. Le quotazioni dei fiori recisi sono risultate in aumento del +14%.

Frutta. Se da una parte la produzione delle principali colture è apparsa in significativa crescita, per effetto di un andamento climatico in molti casi favorevole, dall’altra si è assistito durante l’anno a un crollo dei prezzi all’origine. Qualche esempio? Il melo (produzione +10%) che ha visto abbassare le proprie quotazioni del -17%, ed ancor di più le pesche e le nettarine (produzione +19%, prezzi – 43%). Il pero invece, pur avendo prodotto il 7% in più, ha leggermente incrementato le quotazioni dell’anno precedente (+2%). Listini al ribasso anche per actinidia (-30%) e ciliegio (-15%). Le difficoltà a livello commerciale hanno messo in evidenza le carenze strutturali del comparto frutticolo e la necessità di riorganizzare l’offerta, stipulare accordi con la Grande Distribuzione ed espandere le esportazioni.

Vigne e vini. 70.000 sono all’incirca gli ettari del vigneto veneto. La vendemmia 2009 è da considerare moderatamente favorevole sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Sono stati raccolti circa 1,1 milioni di tonnellate (+1,5%) di uva che hanno consentito di ottenere 8,1 milioni di ettolitri di vino (+0,7%). Significative le variazioni riscontrate nella ripartizione delle tipologie di prodotto: sono aumentate del +25% le produzioni DOC-DOCG e del +71% quelle per i vini da tavola, mentre scendono del – 22% i vini IGT. Variazioni che vanno interpretate come conseguenza della riforma della OCM vino e delle modifiche apportate in alcune importanti denominazioni, in particolare nella DOC Prosecco. Le note stonate arrivano dal versante commerciale: sia per i prezzi delle uve – calati mediamente del -10-20%, con punte anche del 30-40% a seconda delle zone e delle tipologie -, sia per i prezzi dei vini (in particolare i bianchi alla borsa merci di Treviso hanno subìto un calo del -25%; i vini rossi DOC invece, alla borsa merci di Verona, hanno spuntato mediamente un +3% rispetto al 2008). Un miliardo di euro è il valore del vino veneto esportato nel 2009, una bella cifra ma in calo del -5,5% sul 2008.

Latte. La produzione di latte è stata pari a 11 milioni di quintali (-2%, fonte Agea), ma il comparto ha dovuto subire una diminuzione di prezzo notevole (-11%, mediamente 37 euro/100 litri Iva compresa). Il numero degli allevamenti è sceso di un ulteriore -3%, mentre l’annoso problema delle quote latte sembra avviato ormai a una soluzione considerando che gli esuberi di quota individuale sono diminuiti del 73% passando da 137.000 a 37.000 tonnellate. Oltre il 75% del latte prodotto in Veneto è destinato alla trasformazione casearia, con una netta prevalenza per i formaggi DOP (circa il 40%).

Carne. La produzione veneta di carne bovina nel 2009 è di circa 209.000 tonnellate (-2,3%), mentre il prezzo medio dei vitelloni è sceso del -3%. Per quanto riguarda la carne suina, a un moderato aumento della produzione (137.600 t, +1,5) è corrisposto il calo dell’8% dei prezzi, analogamente alla carne avicola che ha registrato una crescita produttiva del +2,4% rispetto al 2008, raggiungendo le 444.000 tonnellate, ma anche una flessione delle quotazioni pari al -2,3%.

Pesca. Nel 2009 si è registrato un aumento delle aziende attive nella pesca e acquacoltura del +3%, con un incremento più che proporzionale delle aziende dedite all’acquacoltura (+4,8%). Ma il numero dei pescherecci è diminuito del -5,4%, scendendo a 730 unità, mentre il prodotto transitato nei 6 mercati ittici regionali è diminuito dello 0,1% in quantità e dell’1,8% in valore, per un fatturato complessivo di circa 117 milioni di euro.

(fonte Veneto Agricoltura)

13 giugno 2010: a Loria (Tv), c’è “Azove Day”

Verrà inaugurato domenica 13 giugno alle ore 11.00 nel comune di Loria (TV) il nuovo stabilimento per la lavorazione della carne di Azove, prima e unica organizzazione di produttori carni bovine in Veneto riconosciuta dalla Regione.

“Azove Day”, è questo il nome dell’evento che sarà un momento importante non solo per la storia dell’associazione nata nel 1973 come consorzio e oggi realtà di riferimento per l’intero comparto, ma anche  per la carne veneta di qualità. “L’Azove Day non è solo l’inaugurazione dei nuovi stabilimenti di Loria e quindi l’avvio delle attività di sezionamento della nuova Azove Carni che si ritroverà adiacente al servizio di macellazione. E’ molto di più.  – spiega il Presidente di Azove Pier Luigi Lovo – L’Azove Day  per noi segna una tappa fondamentale di una realtà che, unica in Veneto nel settore carni, si può fregiare dello status di organizzazione di produttori. Una realtà che per l’esperienza pluridecennale, per la consistenza del patrimonio netto e del capitale sociale si presenta come il conseguente prolungamento imprenditoriale dei propri associati.”

Obiettivo: gestire l’intero ciclo di filiera. Oggi il settore della zootecnia bovina da carne risulta caratterizzato da un mercato fluttuante e difficilmente governabile, con costi di produzione ed oneri crescenti. Da questa analisi la scelta di Azove di far leva sulle sue caratteristiche di dinamicità e propensione al rischio d’impresa con lungimiranza e grande attenzione alle evoluzioni in atto. Il tutto con l’obiettivo di gestire l’intero ciclo di filiera. “Il progetto di crescita che Azove ha intrapreso,  – conclude il Presidente Lovo – con l’acquisto della modernissima e attrezzata struttura per la lavorazione delle carni situata a Loria, rientra in un ampio progetto volto ad incrementare l’attività stessa di macellazione e commercializzazione dei bovini conferiti dai soci. L’obiettivo è quello di concentrare l’offerta e trasformare una maggior quota di prodotto dei soci, recuperando ulteriore valore aggiunto.”

(fonte Azove)

A rischio zootecnia bovina italiana ed europea. Lettera a Galan di Intercarnepro

Il Presidente dell’Interprofessionale della carne in Italia, Fabiano Barbisan, ha scritto una lettera al Ministro Galan per metterlo in guardia su quanto potrebbe succedere in caso di riapertura delle trattative Mercosur (Mercato dell’America Meridionale) annunciate dalla Commissione europea, che così facendo sacrificherebbe la nostra zootecnia (e quella europea) sull’altare dell’automobile e della tecnologia.

Bistecche e polli americani in cambio di macchine e telefonini europei. In gioco ci sono, da una parte la sopravvivenza delle nostre aziende zootecniche, dall’altra la sicurezza alimentare per i consumatori. Barbisan ricorda che i prodotti agricoli dell’America Meridionale hanno costi di produzione molto inferiori a quelli italiani ed europei, non solo per le condizioni di vita in quei Paesi (costo manodopera, qualità materie prime, igiene negli allevamenti) ma anche per il livello dei controlli (tracciabilità, uso degli estrogeni, benessere animale).

Salvare il settore agricolo comunitario di bovini, suini e pollame. Barbisan ha chiesto quindi a Galan di schierarsi con i rappresentanti degli altri Paesi europei (Irlanda, Francia, Grecia, Ungheria, Lussemburgo, Polonia e Finlandia) in occasione del Consiglio Agricolo Europeo dei Ministri, previsto per oggi lunedì 17 maggio, che presenteranno una  mozione contro la posizione assunta dal Commissione europea, nonostante gli ammonimenti già pronunciati dai Commissari Cioloş (Agricoltura), Geoghegan-Quinn (Ricerca ed Innovazione) e Barnier (Mercato Interno) – sul possibile devastante impatto che i negoziati  Mercosur scatenerebbero su alcuni settori agricoli comunitari, in particolare quelli dei bovini, suini e pollame. Il Presidente di IntercarnePro, Barbisan, si è appellato dunque a Galan, chiedendogli di proporre, quale alternativa ad eventuali accordi Mercosur, di discuterli in sede di negoziati di Doha sulla liberalizzazione degli scambi mondiali.

(fonte Intercarnepro)

L’innovazione tinge di rosa il futuro della Latteria di Soligo (Tv)

Foto Latteria Soligo, momento dell'Assemblea dei soci 24 aprile 2010

Davide contro Golia, ovvero la Latteria di Soligo contro le grandi multinazionali agroalimentari. L’epilogo è lo stesso. Il piccolo può sconfiggere o stupire il gigante anche sul campo dello sviluppo, ricerca e innovazione. L’ultima assemblea della cooperativa trevigiana (circa 300 soci allevatori) avvenuta lo scorso 24 aprile  è stata all’insegna dell’innovazione, con l’introduzione di nuovi prodotti: il nuovo latte delattosato con aggiunta di fermenti lattici (unico in Italia) e il latte agli Omega 3. Il Ministero della salute ha già dato la sua autorizzazione su questi prodotti, che appartengono alla linea del latte per alimenti particolari e ad alta digeribilità e che potranno così entrare in produzione.

Piccole realtà fonte di grande innovazione. “Tutto parte dall’analisi dei bisogni dei consumatori e dal rendersi conto che i consumi sono cambiati – spiega Lorenzo Brugnera,  presidente della Latteria di Soligo – Così abbiamo cominciato a fare ricerca e a sviluppare nuovi prodotti in questa direzione. Pur avvalendoci di collaborazioni importanti con il mondo universitario, per il latte delattosato ci siamo avvalsi esclusivamente di risorse interne alla nostra realtà. Ciò dimostra che piccolo può essere davvero bello e fonte di grandi innovazioni”.

Anno di primati. Il latte senza lattosio nasce perché questo zucchero è fonte di allergie e intolleranze. Grazie all’aggiunta di un enzima naturale, il lattosio è stato trasmformato in glucosio e galattosio, due zuccheri naturali che si assorbono con facilità. Questo nuovo latte ha lo 0,1 % di lattosio contro altri prodotti similari che n presentano un minimo dello 0,3 %. “La nostra fortuna è che partiamo da un prodotto di altissima qualità grazie al lavoro dei nostri allevatori – continua il presidente Brugnera – Siamo i primi in Italia a produrre il delattosato con aggiunta di fermenti lattici. Anche in questo caso sarà un prodotto innovativo è di grande impatto.  Altra novità annunciata dala Latteria di Soligo, la certificazione O.P. (Organizzazione di produttori) ricevuta dalla Regione Veneto, uno status nuovo che qualifica la Latteria come vera filiera del latte, dalla stalla alla tavola.

Garantire prezzi dignitosi agli allevatori.  Un altro annuncio importante ai soci della Soligo è stato quello del prezzo del latte pagato dalla latteria per la campagna 2009  a € 0,40 al litro. Un prezzo molto buono nel panorama italiano. “L’Italia zootecnica si è trovata ad affrontare un 2009 a dir poco disastroso durante il quale gli allevatori si sono visti pagare anche 28 centesimi al litro e a volte meno a fronte di un costo di produzione variabile che non è diminuito proporzionalmente. Tale situazione destabilizza le aziende produttrici alle prese con la fluttuazione dei costi dell’alimentazione zootecnica e in generale della gestione della stalla. Garantire dei prezzi dignitosi del latte è indispensabile per mantenere inalterata la grande qualità dei nostri prodotti” ha concluso Brugnera.

(fonte Latteria Soligo)

Accordo Fieragricola e Anarb: Zoosystem diventa un appuntamento annuale

foto Fieragricola:edizioni precedenti di Zoosystem Bruna

Un accordo tra Veronafiere e Anarb (l’Associazione nazionale degli allevatori di razza Bruna) trasforma in annuale l’evento Zoosystem Bruna, la mostra-confronto dedicata agli animali Brown Swiss, fino allo scorso febbraio appuntamento biennale durante Fieragricola.

Un appuntamente itinerante negli anni dispari. La partnership, peraltro già in essere tra Fieragricola e Anarb, permette così estendere a cadenza annuale un momento particolarmente sentito nel mondo zootecnico, soprattutto dagli allevatori, ma anche da mangimisti, veterinari, cooperative lattiero-casearie, trasformatori, esperti di genetica e di genomica – quest’ultima frontiera esplorata con successo proprio dallo staff guidato dal numero uno di Anarb, Pietro Laterza, e dal direttore generale, Enrico Santus. Zoosystem Bruna sarà un appuntamento itinerante (Zoosystem Tour). Questo ovviamente negli anni dispari, dal momento che negli anni pari il grande evento si terrà nel ring di Fieragricola, a Verona, spesso teatro non soltanto della mostra nazionale, ma anche del confronto europeo tra le federazioni e gli allevatori di vacche di razza Bruna.

Veronafiere: la zootecnia, baluardo per il territorio. «L’intesa tra Fieragricola e Anarb – commenta il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – conferma il ruolo centrale della manifestazione di Verona per il settore primario e rappresenta, per il nostro ente, una tappa ulteriore di un processo di potenziamento degli strumenti in grado di rilanciare la zootecnia e le produzioni lattiero- casearie. Anche attraverso questo Zoosystem Tour. Il segmento zootecnico, infatti, da un lato rappresenta un baluardo per il territorio, l’ambiente e l’economia locale, dall’altro è il motore di un mercato lattiero, costituito da un’ossatura di oltre 43mila aziende e quasi 180mila occupati».

razza Bruna

Prima tappa in Puglia nel marzo 2011. Nel 2011 è stata individuata a Noci, in provincia di Bari, la città ospitante per il debutto di questa kermesse. «La Puglia, infatti, è un’area dove gli animali di razza Bruna sono piuttosto presenti e rappresentano un avamposto anche redditizio per la zootecnia e l’economia del territorio». Lo garantisce il presidente di Anarb, Pietro Laterza, entusiasta dell’iniziativa condotta in sinergia dagli allevatori di Bruna e da Fieragricola. La data deve ancora essere ufficializzata, ma l’evento dovrebbe cadere intorno alla metà di marzo.

forme di Maccagno

Genomica e valorizzazione dei prodotti. Per Anarb il 2010 è iniziato sotto i migliori auspici, dopo il successo registrato a Fieragricola con il campionato europeo della Bruna. «Stiamo proseguendo, inoltre, nel progetto dedicato allo sviluppo della genomica – precisa il direttore, Enrico Santus – che rappresenta per gli allevatori un ulteriore progresso verso il miglioramento delle produzioni, la longevità, la salute animale». Senza dimenticare gli aspetti legati alla genetica, altro aspetto centrale per migliorare le performance in stalla. L’attenzione è dunque rivolta all’intero patrimonio di vacche di razza Bruna, circa 105mila bovine in tutta Italia.

Razza Bruna: bilancio positivo. Nonostante l’economia, nel settore primario, non brilli certo per i risultati, il bilancio per la razza Bruna è positivo. Anche grazie al marchio «disolabruna». «Lo scorso anno abbiamo confermato che il mondo del latte non è omologabile in una medesima condizione di sofferenza – analizza Santus -. Il latte destinato alla trasformazione industriale senza dubbio è penalizzato, ma se si cercano strade differenti per la valorizzazione e la promozione di prodotti particolari e con caratteristiche qualitative ed organolettiche peculiari, anche il reddito dei produttori trae beneficio. E i bilanci di molte cooperative dell’arco alpino lo stanno a dimostrare».

(fonte Veronafiere)

Allevamenti vacche da latte: Italia solo settima in Europa, in testa i Paesi dell’est

Allevamenti vacche da latte? In pole position stanno i paesi dell’Est europeo. L’Italia, infatti, è al settimo posto nell’UE, con 62.800 allevamenti nel 2007 (pari al 3%). In testa, Romania e Polonia, nelle quali si concentra il 70% degli allevamenti, seguite da Lituania e Bulgaria; solo dal quinto posto in poi si scorgono le potenze della vecchia Europa: Germania, Francia e appunto l’Italia.

In Italia oltre il 50% degli allevamenti di vacche da latte è concentrato in 4 regioni: Trentino Alto Adige (moltissimi piccoli allevamenti, quasi tutti in Alto Adige), Lombardia, Piemonte, Campania. Il Veneto, con 6.400 allevamenti (pari al 10%), si trova in quinta posizione. Il progetto di ricerca “Le vacche da latte – un confronto europeo”, è stato condotto dagli esperti di Veneto Agricoltura con l’obiettivo di confrontare il comparto degli allevamenti da latte tra i paesi comunitari, le regioni italiane e il Veneto.

Studiare le dinamiche europee del latte riserva anche qualche sorpresa. Dati Eurostat dicono che nel periodo 2000-2007 gli Stati più rilevanti dell’UE hanno registrato una continua variazione negativa degli allevamenti; l’Italia però fa eccezione, essendo l’unico Paese che ha mostrato una ripresa del 3% nel biennio 2005-2007, ma con una perdita finale del 24% rispetto al 2000, in linea con quella comunitaria. In questo trend negativo, il Veneto presenta uno dei dati peggiori, in quanto nel periodo 2000-2005 si è registrata la perdita di oltre la metà degli allevamenti; solo tra il 2005-2007, sulla scia dell’andamento nazionale, c’è stato un piccolo recupero che ha portato il numero finale al 57% rispetto al 2000.

Per quanto riguarda il numero di vacche da latte nel 2007
, nell’UE il 60% è distribuito in cinque Stati: l’Italia, con 1.900.000 capi (pari all’8%), viene dopo Germania, Francia, Polonia e Regno Unito, seguita dalla Romania, il primo Stato per numero di allevamenti, come detto. Il Veneto, con 154.100 capi, detiene una quota dell’8% del totale nazionale, anch’esso quinto dopo Lombardia, Emilia Romagna e Campania (che hanno il 50% delle vacche italiane), e Piemonte.

Un dato interessante è quello sulla variazione della consistenza media degli allevamenti nell’UE
nel periodo 2000-2007, ovvero il rapporto tra il numero di vacche da latte e allevamenti: qui Veneto (+31%) e Italia (+30%) fanno meglio della media UE (+21%) e, ancor più rilevante, dei principali Paesi produttori di latte, cioè la Germania (+29%), i Paesi Bassi (+27%) etc., fino al Regno Unito, che ha addirittura diminuito la propria consistenza del 5% rispetto al 2000. Per quanto riguarda la produzione di latte nel 2008, l’Italia si posiziona di nuovo al quinto posto della scala europea; su base nazionale il Veneto, con circa 1.040.000 t., sale al terzo, dopo Lombardia ed Emilia Romagna.

(fonte Veneto Agricoltura)