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Fara Vicentino (Vicenza). Dal 21 al 31 agosto 2025, una mostra celebra Pietro Laverda, pioniere nella costruzione di macchine agricole

II Comune di Fara Vicentino, in collaborazione con l’Archivio Storico “Pietro Laverda” e con il patrocinio della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, invita a celebrare la figura di Pietro Laverda, pioniere nella costruzione di macchine agricole, con la mostra di documenti e macchine allestita dal 21 al 31 agosto 2025 nella sala “La Chapelle S.L.” a Fara Vicentino (Vicenza) con orario feriale 20.00–22.00, domeniche 10.00–12.00 e 15.00–22.00. Questa sera alle 20.30 si svolgerà l’evento inaugurale della mostra con la presentazione del libro di di Piergiorgio Laverda “Storia e storie del “meccanico” Pietro Laverda”.

Agricoltura biologica: il sostegno dell’Unione Europea a questa pratica dovrebbe correggere il tiro

Dagli anni ’90 del secolo scorso l’Unione Europea incoraggia l’utilizzo di pratiche agricole maggiormente sostenibili dal punto di vista ambientale. Tra queste, l’agricoltura biologica rimane l’unico metodo di produzione agricola attualmente standardizzato e disciplinato a livello UE. L’obiettivo dell’agricoltura biologica è produrre alimenti utilizzando sostanze e processi naturali, favorendo così una maggiore biodiversità e un minore inquinamento delle risorse idriche, dell’aria e del suolo. Nel 2022 circa 17 milioni di ettari, ossia il 10,5 % della superficie agricola totale utilizzata, erano coltivati nell’UE con pratiche biologiche.

In una relazione la Corte dei conti europea semina dubbi sull’efficacia del sostegno dell’UE all’agricoltura biologica. L’attuale strategia presenta carenze significative e non sono stati definiti né una visione né valori-obiettivo per il settore del biologico al di là del 2030. Se da un lato, grazie ai miliardi di euro che l’UE fornisce ogni anno, si è ampliata la superficie coltivata con metodi biologici, dall’altro si è prestata troppo poca attenzione ai requisiti e alle esigenze del settore. Di conseguenza, la produzione biologica rimane un mercato di nicchia ed è probabile, avvisa la Corte, che in questo ambito l’UE abbia sbagliato mira.

L’agricoltura biologica è una componente essenziale della strategia dell’UE “Dal produttore al consumatore” e può incidere sul raggiungimento degli ambiziosi obiettivi ambientali e climatici dell’Unione. Nel periodo 2014-2022, per la conversione all’agricoltura biologica o il mantenimento delle relative pratiche, gli agricoltori europei hanno ricevuto circa 12 miliardi di euro di sostegno dalla politica agricola comune (PAC) ed entro il 2027 dovrebbero percepire altri 15 miliardi di euro o quasi, secondo le previsioni. Tuttavia, la diffusione dell’agricoltura biologica varia notevolmente da uno Stato membro all’altro: si passa da meno del 5 % della superficie agricola di Paesi Bassi, Polonia, Bulgaria, Irlanda e Malta a oltre il 25 % in Austria.

“L’agricoltura europea sta diventando più verde e l’agricoltura biologica svolge un ruolo fondamentale in tal senso. Tuttavia, per un successo duraturo, non è sufficiente focalizzarsi solo sull’aumento della superficie coltivata con metodi biologici. Occorre fare di più per sostenere l’intero settore, sviluppando il mercato e incentivando la produzione”, ha dichiarato Keit Pentus-Rosimannus, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “Altrimenti, rischiamo di creare un sistema sbilanciato che dipende completamente dai fondi dell’UE, anziché un comparto dinamico trainato da consumatori informati”.

Secondo gli auditor della Corte, è possibile che il sostegno della PAC ignori gli obiettivi ambientali e di mercato. Ad esempio, gli agricoltori possono ricevere fondi dell’UE anche se non applicano la rotazione delle colture o gli standard in materia di benessere degli animali, princìpi fondamentali dell’agricoltura biologica. Gli auditor hanno inoltre rilevato che era prassi giuridica comune autorizzare l’utilizzo di sementi non biologiche per coltivazioni biologiche e osservano che attualmente non vi è modo di valutare fino a che punto si siano concretizzati i presunti benefici ambientali dell’agricoltura biologica.

Il sostegno della PAC era inteso a compensare gli agricoltori per i costi aggiuntivi e il mancato guadagno dovuti al passaggio dall’agricoltura tradizionale a quella biologica. Per ricevere i fondi dell’UE, gli agricoltori biologici non erano tenuti ad assicurare una produzione biologica: è anche per questo che tale produzione continua a costituire un mercato molto piccolo, che rappresenta non più del 4 % dell’intero mercato degli alimenti dell’UE.

Più in generale, la Corte mette in discussione la strategia dell’UE in questo ambito. Sebbene l’attuale piano d’azione per il settore rappresenti un miglioramento rispetto al precedente, mancano elementi chiave: non sono ancora previsti obiettivi adeguati e quantificabili per il settore biologico, né modi per misurare i progressi compiuti. Inoltre, la Corte evidenzia la mancanza di una visione strategica al di là del 2030, che apporti la stabilità e la prospettiva a lungo termine necessarie per il successo del settore. In pratica, l’unico obiettivo (non vincolante) che l’UE ha fissato per il settore è quello di aumentare la superficie destinata all’agricoltura biologica. Tuttavia, lo sviluppo e le ambizioni di espansione dell’agricoltura biologica variano notevolmente da un paese all’altro dell’UE, tanto che l’Unione rischia di non raggiungere il valore-obiettivo del 25 % fissato per il 2030. La Corte avverte che, per correggere il tiro, la diffusione dell’agricoltura biologica in Europa dovrebbe raddoppiare.

Fonte testo e foto: servizio stampa Corte dei conti europea

Porcini e finferli: parte la stagione dei funghi sulle montagne venete. Coldiretti: “Condizioni ideali, ma raccolta solo in sicurezza e nel rispetto del bosco”. Ecco il vademecum!

È ufficialmente partita anche sulle montagne del Veneto la stagione dei funghi. Il mix di piogge e caldo ha favorito una nascita eccezionale di porcini, finferli e altre varietà, in particolare nei boschi del Cansiglio, Altopiano di Asiago, Monte Grappa, Nevegal e Dolomiti Bellunesi. Lo segnala Coldiretti Veneto, che insieme a Federforeste ha elaborato un vademecum “acchiappa funghi” per consentire a tutti di godersi questa attività in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente.

Le regole da seguire: sicurezza, ambiente e buone pratiche

La ricerca dei funghi richiede preparazione, attenzione e rispetto della natura. Ecco alcune semplici ma fondamentali indicazioni: scegliere percorsi adeguati alle proprie condizioni fisiche e mentali, evitando itinerari troppo impegnativi. Informare qualcuno sul luogo dell’escursione e, se possibile, non andare da soli. Controllare sempre il meteo, poiché i temporali estivi sono pericolosi in ambiente boschivo. Indossare abbigliamento adatto: scarponi con suola scolpita, capi a strati e zaino con l’essenziale. Raccogliere solo i funghi che si conoscono con certezza, rivolgendosi al servizio micologico dell’ULSS in caso di dubbi. Non distruggere i funghi sconosciuti e non danneggiare la flora. In molte aree è necessario il tesserino o un permesso: informarsi sempre sulle normative locali. Vietato l’uso di rastrelli e uncini, che danneggiano il micelio e compromettono la riproduzione dei funghi. Pulire i funghi sul posto per favorire la diffusione delle spore. Trasportarli solo in cestini rigidi e areati, mai in sacchetti di plastica.

‘Il mancato rispetto di queste regole può comportare multe salate e il sequestro del raccolto”, avverte Coldiretti. Il Veneto, con la sua ricca biodiversità forestale, rappresenta uno dei territori più vocati alla raccolta dei funghi. L’attività, oltre al valore ricreativo, ha anche un’importanza economica, sostenendo filiere locali e alimentando mercati, ristorazione e sagre tradizionali.

Trento. Sostenibilità e varietà resistenti nel futuro della Padergnone Vivai Viticoli Cooperativi, che nel 2025 festeggia i 70 anni di vita 

Padergnone Vivai Viticoli Cooperativi, impresa cooperativa composta da 23 soci (foto a sinistra) impegnati nella produzione di oltre 6.500.000 barbatelle con un fatturato di oltre 8 milioni di euro, nei giorni scorsi ha festeggiato il settantesimo anniversario di fondazione.. Stiamo parlando dell’azienda leader del settore a livello regionale e della seconda realtà imprenditoriale a livello nazionale.

Che cos’è la barbatella

E’ innanzitutto una talea, ovvero una propaggine di vite caratterizzata dalla “barba”, vale a dire le radici, che viene utilizzata per la propagazione vegetativa della vite senza dover partire dal seme. Le barbatelle si compongono di un piede franco (portainnesto) di vite americana indenne dalla Fillossera (un insetto parassita che attacca le specie europee), sul quale viene innestato un tralcio di vite europea della varietà desiderata. «La cooperativa – ha ricordato il presidente Adriano Morelli – è nata il 25 ottobre del 1955 quale risposta organizzata al problema della frammentazione produttiva e alla necessità di individuare adeguate forme di specializzazione attraverso nuove combinazioni di innesto, una maggiore scelta varietale e migliori selezioni clonali per rispondere al meglio ai mercati allora emergenti».

Le tappe fondamentali del processo di innovazione

Fra le tappe fondamentali di questi settant’anni ricordiamo l’inaugurazione della prima sede di via Barbazan a Padergnone avvenuta nel 1975, grazie alla quale è stato possibile individuare nuovi e confortevoli spazi per la cernita, lo stoccaggio delle barbatelle e i nuovi uffici per l’amministrazione e la direzione. Il percorso di innovazione e di adeguamento ai bisogni di una viticoltura moderna e al passo con i tempi ha spinto inoltre la struttura al miglioramento delle tecniche produttive al fine di ottenere maggiori rese nella produzione delle barbatelle. A questo importante risultato è seguita la realizzazione delle prime celle frigorifere per la conservazione del prodotto mentre, negli anni Novanta, la cooperativa ha affrontato con coraggio e determinazione una nuova rivoluzione agronomica. Questa è consistita nell’introduzione della tecnica della pacciamatura, per evitare lo sviluppo di piante infestanti e nell’utilizzo della paraffina per consolidare il punto di innesto e proteggerne il taglio. Accanto allo sviluppo della meccanizzazione e delle nuove tecnologie, altre tappe fondamentali sono state l’ampliamento del volume destinato alla cella frigorifera avvenuta nel 2001 e la ristrutturazione della sede amministrativa, avvenuta nel 2019.Altro importante traguardo è stato l’acquisto del nuovo capannone, collocato poco distante dalla sede, che ha garantito l’aumento della base produttiva di oltre 2 milioni di nuove barbatelle e la costruzione di altre due celle autonome dedicate alle produzioni vivaistiche biologiche. A seguire ricordiamo l’acquisto della macchina per la termoterapia, utile nel garantire ampi margini di garanzia contro la Flavescenza dorata, la predisposizione dei nuovi gemmai nei pressi di Verona e in Sardegna in aree con minor incidenza di malattie della vite e l’ampliamento dei terreni destinati a nuovi portainnesti.

Le sfide future: qualità, sostenibilità, competitività

«Le sfide future – ha precisato il direttore della cooperativa Fabio Comai – sono rappresentate dalla produzione di viti resistenti alle diverse malattie e virosi che oggi colpiscono la viticoltura europea anche in relazione ai cambiamenti climatici e all’aumento delle temperature. Per questi motivi è stato costituito il CIVIT, il Consorzio Innovazione Vite, formato al 70% dalle quote di AVIT, l’Associazione dei Vivaisti Viticoli Trentini (a cui aderisce la Padergnone Vivai), e dalla Fondazione Mach, con il 30% delle restanti quote. Fra i compiti del Consorzio figura la ricerca per nuove selezioni clonali, la messa a punto di varietà resistenti e/o tolleranti ai diversi fitopatogeni e lo studio di nuovi portainnesti più performanti rispetto alla carenza idrica e alla crisi climatica». Analogamente, la cooperativa aderisce al Consorzio di ricerca sulla vite AMPELOS di cui è il socio più rappresentativo e del quale è presidente il direttore della Padergnone Vivai, Fabio Comai. Sul versante commerciale, la Padergnone Vivai si rivolge attualmente al mercato nazionale nella misura del 70% e a quello estero nella misura del 30%. Le previsioni future indicano la fidelizzazione del parco clienti nazionale e un ampliamento sull’estero, specie nell’area balcanica e in Sud America.

Fonte testo: servizio stampa Padergnone Vivai Viticoli Cooperativi, credit foto Blog Padergnone Vivai Viticoli Cooperativi

14-17 agosto, a Codevigo (Padova), nel borgo di Rosara, c’è il CassoPipa Festival, con grigliata a Ferragosto

Dal 14 al 17 agosto 2025 a Codevigo (Padova), nel borgo di Rosara , nell’area con giardino e tensostruttura dell’Unità Pastorale di Codevigo, si svolge il CassoPipa Festival – Edizione di Ferragosto, format gastronomico itinerante nato a Chioggia nel 2024 e dedicato alla valorizzazione della cucina lagunare e rurale, alla filiera corta e alla comunità locale. Il festival, oltre a portare in tavola pietanze a base di ingredienti “dal produttore al consumatore”, offre anche un’opportunità concreta di lavoro ai pescatori nei periodi di fermo biologico, coinvolgendoli direttamente nella preparazione dei piatti e acquistando pescato dalla piccola pesca locale. Una scelta che sostiene la filiera corta, l’economia del mare e rafforza la comunità.

Programma

La manifestazione propone un’area Cucina della Laguna con piatti tipici preparati da pescatori-cuochi, un’area Street Food Farm to Fork, con carni, verdure e formaggi locali, una zona Degustazioni & Birre Artigianali con la presenza di birrifici veneti selezionati, uno spazio Comunità & Artigianato, dove esporranno produttori e artigiani locali e un’area Ttavolate & Convivialità, con posti a sedere condivisi. Le cene sono ogni sera dalle 18.30, mentre evento clou della kermesse sarà la grigliata di Ferragosto, dalle 10.30 alle 16.30. Durante il festival saranno esposti i disegni frutto del concorso per i bambini “Disegna il campanile di Chioggia”, ossia quello di Sant’Andrea di Chioggia, che ospita il più antico orologio da torre al mondo.

Ulteriori informazioni: https://www.cassopipa.it https://www.facebook.com/cassopipastreetfoodfestival

Fonte foto e testo: servizio stampa CassoPipa Festival

Completata la “Via Del Respiro”, la pista ciclabile a sbalzo sulla laguna di Cavallino-Treporti (Venezia)

Il 18 luglio scorso il Comune di Cavallino-Treporti (Venezia) ha consegnato alla comunità la conclusione definitiva della pista ciclabile a sbalzo di via Pordelio, un’opera unica in Europa che rappresenta un punto di riferimento per la mobilità dolce e la valorizzazione del paesaggio lagunare. Realizzata su una struttura metallica sospesa per 6,5 dei suoi 8,5 chilometri totali, la pista si affaccia direttamente sulla laguna veneziana, offrendo un’esperienza ciclabile immersiva e inedita, a stretto contatto con la natura. Oltre al forte impatto scenografico, l’opera assume un ruolo fondamentale nella messa in sicurezza della viabilità di via Pordelio, togliendo definitivamente le biciclette dalla carreggiata e restituendo ordine e sicurezza alla circolazione stradale.

L’investimento complessivo ha superato i 20 milioni di euro, di cui circa 13 milioni sostenuti dal Comune di Cavallino-Treporti e quasi 7 milioni dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche, partner strategico che ha contribuito in modo determinante anche alla realizzazione del secondo stralcio dell’opera, comprendente lo sbalzo a Cavallino, la messa in sicurezza del tratto fronte Trattoria Da Gino e il tratto di Ca’ Pasquali, realizzati dall’impresa Costruzioni Cicuttin Srl.

Grande emozione tra i presenti all’inaugurazione per la partecipazione di Alessandro Ballan, ex ciclista professionista, vincitore del Giro delle Fiandre 2007 e campione del mondo su strada 2008, che ha espresso stupore e ammirazione per l’opera. Durante l’evento, la sindaca Nesto ha conferito a Ballan il titolo di Ambasciatore del Turismo del Comune di Cavallino-Treporti, per il suo impegno nel promuovere i valori del ciclismo, in armonia con l’identità turistica e ambientale del territorio. A confermare il valore strategico dell’infrastruttura anche la FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, che ha rinnovato per l’ottavo anno consecutivo la bandiera gialla con 5 Bike Smile, il massimo riconoscimento nazionale per le politiche comunali a favore della ciclabilità.

La pista ciclabile a sbalzo di via Pordelio diventa così non solo simbolo della mobilità sostenibile del futuro, ma anche icona del paesaggio lagunare veneto, capace di unire sicurezza, innovazione e turismo esperienziale in una visione integrata di sviluppo.

Fonte testo e foto: servizio stampa Comune di Cavallino-Treporti

Pesce azzurro: aumentano i quantitativi pescati in Veneto

Il Veneto si conferma il punto di riferimento dell’Adriatico per quanto riguarda la pesca del pesce azzurro. A certificarlo il report sulla pesca ai piccoli pelagici pubblicato da Veneto Agricoltura, che mostra non solo come si peschino quantitativi maggiori di alici e sardine sulla costa, ma anche come le tonnellate pescate siano in crescita rispetto al 2023. 

Nel 2024, infatti, i pescherecci veneti autorizzati hanno catturato 5.550 tonnellate di alici e 2.307 tonnellate di sardine, numeri che equivalgono rispettivamente a un +23,2% e a un +13,6% in confronto all’anno precedente. Queste cifre non colmano totalmente il divario con il 2013, quando venivano pescate 5.604 tonnellate di alici e 4.830 tonnellate di sardine, ma sono più che sufficienti per consolidare il Veneto in cima alla classifica del pesce azzurro pescato nell’Adriatico. Seguono l’Emilia Romagna (774 t di alici, 1.687 t di sardine), le Marche (1.840 t di alici, 496 t di sardine) e l’Abruzzo (2.101 t di alici, 40 t di sardine).

La maggiore disponibilità di prodotto ittico, se si considera l’ultimo biennio, ha avuto risvolti positivi anche sui due mercati veneti di riferimento: Chioggia ha incassato 2,2 milioni di euro dalle alici (+21,5% sul 2023) e 1,6 milioni di euro dalle sardine (+14,3% sul 2023), mentre gli incrementi di valore fatti registrare da Pila-Porto Tolle sono più contenuti sulle alici (+4,7%, con un incasso di 4,1 milioni di euro) e decisamente più ingenti sulle sardine (+45,9%, con un incasso di 640.000 euro).

Un fattore chiave nel determinare questi risultati è stata la flotta peschereccia veneta, la quale si è riconfermata come la più numerosa dell’Adriatico. Delle 75 volanti autorizzate alla pesca dei piccoli pelagici in questo mare, 22, ovvero il 29%, appartengono infatti al Veneto, che distanzia l’Emilia Romagna e le Marche di 5 unità. 

Tuttavia, nonostante il primato, le imbarcazioni venete risultano in calo: nel 2023 erano 28, nel 2017 addirittura 41. Non una sorpresa, visto che da quell’anno il numero di volanti è diminuito su tutta la costa (nel 2017 erano complessivamente 117), ma sicuramente una situazione da tenere monitorata alla luce dell’aumento delle spese dei tempi più recenti: rispetto al 2017, i costi complessivi che una coppia di volanti in Veneto deve sostenere è cresciuta di circa 20.000 euro, a fronte di 13 giorni in meno di pesca annuali (147 nel 2024, 160 nel 2017).

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Incendi boschivi, ogni anno nell’Unione Europea va in fumo una superficie superiore a quella del Molise, risultati incerti per le misure comunitarie stanziate per evitarli

Gli incendi boschivi rappresentano una delle diverse calamità naturali che si sono intensificate a causa dei cambiamenti climatici, bruciando vaste aree di zone boschive e provocando vittime, perdita di biodiversità e perdite economiche stimate a circa due miliardi di euro all’anno. Tuttavia, la resilienza delle foreste agli incendi boschivi può essere migliorata, ad esempio attraverso una governance dei rischi appropriata, un’adeguata gestione delle foreste e attività di pianificazione del paesaggio. Sebbene la Commissione europea sostenga i paesi dell’UE mediante finanziamenti, la politica forestale resta di competenza di ciascuno Stato membro. A questo riguardo, la Corte dei conti europea ha effettuato una speciale relazione in merito a come gli Stati membri utilizzano le risorse Ue per affrontare gli incendi boschivi.

Ebbene, i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea non sono sempre utilizzati in maniera efficace sul campo. Nel documento si legge che i fondi UE per affrontare gli incendi boschivi non sono spesi in maniera sistematica laddove le necessità e i rischi sono maggiori, o in una prospettiva a lungo termine, nonostante ciò sia di cruciale importanza per il conseguimento di risultati tangibili. Adottare questo tipo di approccio è invece fondamentale, in quanto gli incendi boschivi sono divenuti più frequenti e gravi nell’UE negli ultimi anni.

Sebbene l’ammontare preciso di questi fondi UE non sia in larga misura noto, una cosa è certa: un importo sempre crescente di finanziamenti UE (in particolare mediante il dispositivo per la ripresa e la resilienza – RRF) potrebbe essere utilizzato a tale scopo. E siccome prevenire è meglio che curare, i paesi dell’UE adesso tendono a concentrarsi più sulle misure di prevenzione, come la creazione di fasce tagliafuoco e la rimozione della vegetazione. In Portogallo, ad esempio, la Corte dei conti europea ha rilevato che la percentuale spesa in questo ambito è salita dal 20 % al 61 % tra il 2017 e il 2022. Analogamente, nella regione nord-occidentale spagnola della Galizia, è dal 2018 che la prevenzione fa la parte del leone nel bilancio relativo agli incendi boschivi. Sono questi segnali incoraggianti, in quanto gli esperti ritengono che il passaggio verso la prevenzione sia necessario per ridurre la probabilità e l’impatto degli incendi.

Nonostante ciò, gli incendi boschivi si sono intensificati negli ultimi anni, sia in termini di quantità che di entità. E i cambiamenti climatici sicuramente hanno una parte in questa tendenza. Nell’UE il numero degli incendi boschivi riguardanti superfici superiori a 30 ettari è triplicato tra il 2006-2010 e il 2021-2024, raggiungendo nel secondo periodo un numero medio annuo di quasi 1.900. Di conseguenza, anche l’area colpita è aumentata significativamente, fino ad arrivare a una media annua di oltre 5.250 km quadrati negli ultimi quattro anni. In altre parole, una superficie superiore a quella del Molise va in fumo nell’UE ogni anno.

“Rafforzare le misure di prevenzione contro gli incendi boschivi è senza dubbio un passo nella giusta direzione”, ha affermato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “Ma per evitare che il sostegno dell’UE si riveli solo un fuoco di paglia, i fondi dell’Unione devono essere spesi in modo da garantire i migliori risultati e un impatto sostenibile”.La Corte dei conti europea ritiene che i progetti selezionati per ricevere i finanziamenti UE non sempre sono indirizzati a aree in cui l’impatto sarà maggiore. In alcune regioni spagnole, ad esempio, la dotazione finanziaria era ripartita tra tutte le province, a prescindere dai rischi e dalle esigenze. Inoltre, la Corte dei conti europea ha riscontrato che alcune delle misure finanziate si basavano su informazioni non aggiornate. In Grecia, ad esempio, dove nel 2023 l’area bruciata è stata di tre volte superiore alla media annuale per il periodo 2006-2022, l’elenco delle aree soggette al rischio di incendi boschivi risale a oltre 45 anni fa. In Portogallo, la Corte ha rilevato che un’area parzialmente inondata aveva ricevuto in priorità fondi UE per affrontare gli incendi boschivi. All’origine di ciò vi era il mancato aggiornamento della mappa della pericolosità, per cui era stato ignorato il fatto che diversi anni fa era stata costruita una diga in quel punto.

Nel complesso, la Corte dei conti europea conclude che è difficile stabilire gli effettivi risultati conseguiti dai finanziamenti dell’UE per affrontare gli incendi boschivi. Ciò non è però solo dovuto a una mancanza di dati, indicatori incoerenti o un monitoraggio carente: dipende anche dal fatto che la sostenibilità delle azioni finanziate non è sempre assicurata, soprattutto in relazione all’RRF. Nonostante quest’ultimo abbia fornito significativi finanziamenti supplementari una tantum (470 milioni di euro in Grecia per lavori di prevenzione e 390 milioni di euro in Portogallo), nessuno di tali paesi riserva risorse UE o nazionali per assicurare che le misure di prevenzione restino efficaci nel lungo termine. La Corte dei conti europea conclude pertanto che è possibile che l’impatto dell’azione dell’UE in materia di prevenzione si limiti a un massimo di tre o quattro anni.

Fonte testo e foto: servizio stampa Corte dei conti europea

10 agosto, ad Abano Terme (Padova) degustazioni di prodotti del territorio per la seconda edizione de “Le stelle di San Lorenzo”

Domenica 10 agosto 2025, la città di Abano Terme, in provincia di Padova, torna ad accendersi con la seconda edizione di “Le Stelle di San Lorenzo”, un evento speciale che unisce celebrazione religiosa, intrattenimento e valorizzazione del territorio in occasione della festa del Santo Patrono. Promossa da Ascom Confcommercio Abano Terme, in collaborazione con l’assessorato alle Manifestazioni, Federalberghi, Confindustria Veneto Est – Sezione Turismo, e con le associazioni Appe, Confartigianato, CNA, Confesercenti e la parrocchia di San Lorenzo, e organizzata da “Padova Stories”, la manifestazione coinvolgerà tutta la città in un’atmosfera magica, tra shopping sotto le stelle, spettacoli e degustazioni di prodotti tipici.

Il programma prende il via alle 19.00 con l’apertura straordinaria dei negozi fino alle 24.00, mentre le principali vie cittadine si trasformeranno in un palcoscenico a cielo aperto. Musica dal vivo, danza, performance artistiche, giochi e racconti animeranno le vie del centro di Abano Terme. Al Duomo di San Lorenzo sabato 9 agosto, con inizio alle ore 21, ci sarà il concerto in onore al Santo. Alla domenica 10 agosto, alle ore 10.30, la santa messa presieduta dal vescovo emerito Mons. Antonio Mattiazzo.

Fonte: ufficio stampa Le stelle di San Lorenzo

Educazione alimentare nelle scuole, via a raccolta firme per proposta legge popolare #firmaperlasalute. Tra i sostenitori dell’iniziativa, promossa da Associazione Longaevitas, anche Confagricoltura e Cia 

“Come medici siamo molto preoccupati dall’obesità infantile che è arrivata al 41%, sommando l’obesità vera e propria all’11% e il sovrappeso al 30%. Bisogna agire”. Lo ha detto Giorgio Calabrese, nutrizionista e direttore del Comitato scientifico Longaevitas Aps (Associazione di promozione sociale che promuove stili di vita sani e sostenibili, coadiuvata da esperti in nutrizione, medicina e sostenibilità), nel corso della presentazione della proposta di legge popolare che intende introdurre l’insegnamento nelle scuole dell’Educazione alimentare (nella foto a sinistra un momento della presentazione).

Ha osservato Calabrese: “Siamo già quasi sicuri che questi ragazzi, che una volta si ammalavano alla nostra età, cioè quando arrivavano ai 70 anni, oggi sono in condizione di potersi ammalare ai trent’anni, ai 25 anni, perché non hanno certezze di tipo nutrizionale. Bisogna lavorare tanto nelle scuole, ma dobbiamo anche formare i cosiddetti ‘formatori’ dei bambini, i docenti ma anche delle figure professionali, dalla dietista al biologo, dal medico dietologo all’internista, all’igienista, che devono dare la sicurezza ai bambini di vivere molto bene. Aiutateci a raccogliere le firme per questo progetto di legge per introdurre l’insegnamento dell’educazione alimentare nelle scuole”.

“Questa iniziativa”, ha aggiunto Salvo Latino, presidente del Comitato promotore Longaevitas, “nasce da un’esigenza concreta e da un progetto condiviso: restituire centralità all’educazione come strumento di salute, consapevolezza e sviluppo. Il nostro primo obiettivo e’ raccogliere un grande numero di firme per presentare in Parlamento la proposta di legge d’iniziativa popolare che vuole introdurre, in modo strutturale, l’educazione alimentare nelle scuole. È stata elaborata con il supporto del nostro Consiglio scientifico, diretto dal professor Giorgio Calabrese, e nasce dal lavoro congiunto di esperti, istituzioni e cittadinanza attiva. È un investimento educativo e culturale per la salute pubblica, che risponde all’emergenza di obesità infantile, malnutrizione e sedentarietà. Ma è anche una leva strategica per il futuro del Paese: riduce i costi sanitari, valorizza il Made in Italy, promuove la sostenibilità e la responsabilità sociale. E’ un progetto strutturale che, a costo zero, può davvero migliorare la qualità della vita”, ha concluso Latino.

Sovrappeso, obesità e malattie cronico-degenerative sono, infatti, in costante aumento e rischiano di diventare a breve un’emergenza sanitaria e sociale: senza una correzione di rotta sul piano culturale/educativo le conseguenze sulla salute pubblica e sulla spesa sanitaria nazionale saranno insostenibili. La proposta di Longaevitas prova a tracciare una strategia e a fornire una risposta concreta al benessere e alla salute pubblica. Per firmare la proposta di legge popolare è possibile collegarsi al link https://longaevitas.it o recarsi presso i tavoli di raccolta firme che saranno promossi su tutto il territorio nazionale.

Alla presentazione sono intervenuti, esprimendo il pieno sostegno all’iniziativa dei relativi Ordini Professionali, Associazioni ed enti, Sandro Gambuzza, per Confagricoltura che ha annunciato anche il prossimo coinvolgimento del CNEL; tramite Luigi Degano, Consigliere CONAF, col pieno contributo dell’ordine alla raccolta firme. Lo stesso hanno fatto Giorgio Donegani, Consigliere OTAN, Pietro Ruffoni per Healthy Food, Graziano Scardino, CIA, che ha espresso piena condivisione del progetto e il sostegno ufficiale della Confederazione degli agricoltori, Antonio Crabolu per l’Ass. nazionale città dell’olio, Nadia Accetta, Donna donna APS e la giornalista Stefania Corrado. Una grandissima partecipazione di tutte le reti territoriali di riferimento, dunque.

Fonte testo e foto: servizio stampa Longaevitas