• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

La cultura del fosso/5. Un racconto nel dialetto della Bassa Padovana.

Ecco il quinto racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto in veneto da Orazio Bernardini, si intitola “Scao e schia, viajo par fossi da i arzarini a brusaure“.

Da puteo, partivo da i Arzarini, frassion de Brusene nea provincia de Padoa e caminando drio el fosso dea strada che n’dava verso ea ceseta de i Arzarini par ‘ndare a catare me nono Nadae.

Passavo davanti ea botega de Vidae (osteria e generi alimentari della Famiglia Vidale n.d.r.), pa che i tempi na roba grande, anca se solo de venti metri quadri. Prima de rivare a ea ceseta dei Arzarini, giravo a sinistra dove ghe stava i Toni Calo (Famiglia Ancona n.d.r.). Passavo el ponte del Scao (Scolo Altipiano n.d.r.), on fosso grande che ghe coreva tacà na stradina longa che no ea finiva mai, rivavo in fondo dove ghe stava ea Nea (Famiglia … n.d.r.).

Qua catavo on troso e girandoghe torno rivavo ai campi del nono Nadae Piseo (Natale Picello n.d.r.). Ghe jera na caresà longa co, parte pa parte dei ragi de vegne. In fondo catavo on ponteseo de piere, fato a volta, che me portava in corte dea casa Granda co’ i porteghi dove i meteva i cari pieni de fen. Casa granda. Cusina granda. Gran fogoearo co’ el caliero sempre pronto par far ea poenta. Me nono Nadae gheva on gran orto che confinava co ea Schia (Scolo Schilla n.d.r.). Anca questo on fosso grando. Ma pi picolo del Scao. E da rente ghe jera el loamaro e dee gran piante de nogara e parfin na vegna de ua moscata.
Me nono Nadae gaveva tanti fioi, diese vivi e tre morti picinini, che in tuti i saria sta ben tredese.

Me ricordo ben me zia Maria Piseo che, rivà a i tenpi nostri ea ga vissuo pi de 90 ani. So mario Joanin “Frapiero”, me zio, eo ciamavo roccia, parchè grande e forte. I gaveva on fioeo che se ciama Efrem e che desso dirissimo che’l sia vivace ma aeora se diseva che el fosse “discolo”. E me ricordo, ma podaria sbaliare vista ea me età, che a diese ani, par indrissarlo i lo ga mandà in coejo a Possagno. Cossi el xe “vegnù ben”.

Staltro me cùgin, che me ricordo, el se ciama Redento, fiolo de me barba Anselmo Piseo e dea Rina de i Toni Calo e questo el xe deventà on gran intenditor de vin. Mi so deventà vecio, vago verso i 80, ma so’ contento. Speta, speta, me desmentegavo: el di’ del Santo Nadae me nono, che el se ciamava Nadae parchè proprio in ch’el dì el jera nato, el me dava ea mancia disendome “daghei a to mama (Elena Picello n.d.r.) che ea te toga i noni”, cussì jera ciamà na specie de pantofoe, on gran lusso pa chei tenpi! Tenpi che ‘ndavo scuoea: prima, seconda e tersa tuti insieme. In te na camara de na casa. Da Vido ai Arzarini. Ogni puteo, da casa, se portava na soca pa metarla in te la stua par scaldarse.

E par gabineto… el fosso fora dea porta! Ragassi. Forsa e corajo. Ea andarà tuto ben. Ma bisogna canbiare registro, a incominsiare da inquinare de manco.

Chi desiderasse leggere i racconti precedenti, ecco i link: racconto 1 ,  racconto 2 racconto 3, racconto 4

 

Progetti europei LEADER, a 25 anni di distanza se ne misurano gli effetti, l’esperienza del Trentino

Centro Mascalcia

(di Giancarlo Orsingher* socio Argav) “Una scommessa per il futuro”. Così l’Unione europea intitolava nella primavera del 1992 il seminario di presentazione dell‘iniziativa LEADER. E proprio di una scommessa si trattava, perché prevedeva di concretizzare programmi pilota di sviluppo rurale in zone difficili applicando una metodologia nuova per l’epoca, integrando cioè agricoltura, turismo, PMI, ambiente, servizi, formazione, ecc.

In pochi ci credevano, eppure a quasi trent’anni dalla sua nascita LEADER è diventato ormai un pilastro dello sviluppo rurale europeo. Il Trentino orientale, in particolare Valsugana orientale, Vanoi e Valle dei Mocheni, era stato una delle 217 aree pilota europee e qui, dal 1992 al 1996, si era sviluppato il Progetto Leader “Lagorai Sud”. In provincia di Trento era attivo anche un altro Leader, in Alta val di Non. Ma a 25 anni di distanza possiamo dire che i circa quattro milioni di euro di finanziamenti investiti allora hanno portato a qualcosa di duraturo sul territorio oppure non sono serviti a niente? Proviamo brevemente a vedere quanto è rimasto di ciò che è stato fatto, ricordando che il Leader “Lagorai Sud”, gestito dal Consorzio BIM Brenta sotto la presidenza di Pierino Donati, prevedeva sei iniziative tematiche denominate “La montagna abitata”, “La montagna della salute”, “Valli per la pesca”, “La montagna a cavallo”, “Itinerari della memoria” e “Scuola di natura”.

Maso Lagorai

La montagna abitata. Venne finanziato il recupero di otto masi e baite per essere adibiti a ospitalità rurale; tre nel Tesino, due sulla montagna di Roncegno e uno ciascuno nel Vanoi, a Torcegno e a Palù del Fersina. Quasi nessuno dei beneficiari era all’epoca già operativo nel settore dell’ospitalità. Il finanziamento era vincolato ad avviare un’attività di ospitalità e a mantenerla per almeno dieci anni. A 25 anni di distanza sei delle otto strutture sono ancora pienamente attive e la loro attività si è ampliata nel tempo, trasformandosi in un paio di casi in agriturismo, mentre negli altri ha mantenuto la caratteristica di “turismo rurale”, in pratica una sorta di quello che oggi viene chiamato “albergo diffuso”. Prima della conclusione di Leader gli otto beneficiari costituirono la cooperativa “Vacanze in baita”, con l’obiettivo di gestire in maniera unitaria l’offerta delle otto strutture, ampliandola poi possibilmente ad altre. L’aspetto più interessante è che “Vacanze in baita” si è radicata sul territorio al punto che oggi sono ben 82 le strutture che la compongono, dal Vanoi alla Vigolana e al pinetano, passando per il Tesino, la Valsugana e la val dei Mocheni e anche con una puntatina in val di Sole e val di Non. “La montagna abitata” è stata quindi senza dubbio un’iniziativa di grande successo.

La montagna della salute. Oltre a qualche piccolo intervento su castanicoltura e apicoltura, l’iniziativa principale aveva visto la coltivazione di ortaggi (zucchino, pomodoro e radicchio di Treviso soprattutto) da parte di una cinquantina di aziende. La superficie interessata era stata di circa 13 ettari, per lo più ricavati in aree marginali. Questo tipo di coltura non ha però avuto successo e la maggior parte degli impianti è stata poi trasformata nel corso degli anni in coltivazioni di piccoli frutti. Un’azienda però, quella avviata a Bieno da Fabio Busarello e oggi gestita dal figlio Igor, ha investito nel settore dell’orticoltura e nel tempo ha sviluppato una filiera legata al radicchio trevigiano e ad altri ortaggi, lanciando anche a partire dai primi anni Duemila la “Festa del radicchio”, diventata ormai un appuntamento imperdibile di inizio autunno per il paese all’imbocco del Tesino. Possiamo quindi dire: risultati solo parzialmente raggiunti.

Valli per la pesca. Sei erano stati gli interventi realizzati con il LEADER “Lagorai Sud”: il potenziamento/miglioramento di tre troticolture e la realizzazione ex novo di due laghetti per la pesca sportiva e dell’incubatoio dell’Associazione pescatori dilettanti del Tesino. Due delle tre troticolture sono ancora pienamente operative mentre la terza è ora diventata l’incubatoio dell’Associazione pescatori dilettanti della Valsugana. L’incubatoio del Tesino è rimasto in attività fino al decennio scorso, per essere poi sostituito da uno di maggiori dimensioni. Dei due laghetti per la pesca sportiva, quello di Castello Tesino è stato aperto fino ad alcuni anni fa, mentre è ancora attivo quello sul torrente Lusumina a Bieno. Risultato quindi abbastanza positivo.

La montagna a cavallo. Sembrava un’iniziativa destinata a fallire, sia perché impostata forse in maniera troppo ambiziosa che per il fatto che erano in pochi a crederci. L’ipotizzato centro ippico a Castello Tesino non venne realizzato e tutti gli sforzi si concentrarono così sul “Centro per la mascalcìa”, gestito dall’Associazione Amici del cavallo Valsugana orientale, che vide la luce in località Spagolle di Castelnuovo nella speranza di poterlo far diventare un luogo dedicato anche all’ippoterapia. Con gli anni il Centro si è ampliato, sono state aggiunte altre strutture ed è diventato come lo conosciamo oggi: un affermato punto di riferimento per l’attività equestre e proprio per l’ippoterapia. Sulla scia de “La montagna a cavallo”, il turismo equestre ha poi visto anche la nascita del percorso di ippotrekking nel Trentino orientale. Iniziativa quindi ottimamente riuscita.

Itinerari della memoria. Il recupero a scopo turistico-didattico della Miniera di Erdemolo, il restauro degli affreschi murali di Canal san Bovo, la ristrutturazione di Palazzo Gallo di Castello Tesino erano i tre principali progetti di quest’azione. Per tutti e tre la riuscita è stata completa, con la miniera meta annualmente di molti visitatori, gli affreschi murali inseriti nei circuiti di visita dell’Ecomuseo del Vanoi e Palazzo Gallo sede di associazioni e mostre.

Scuola di natura. Non è diventato invece ciò che era in programma l’edificio delle ex scuole elementari di Caoria di Canal san Bovo, dove si sarebbe dovuta insediare, in collaborazione con alcuni soggetti, sia locali che esterni, una scuola per avvicinare residenti, turisti e studenti al mondo del “Cuore verde del Vanoi”. Grazie al Comune e all’Ecomuseo del Vanoi la vecchia scuola è però poi diventata la “Casa del Sentiero etnografico”: un luogo dove, anche se in modo in parte diverso da quanto pensato inizialmente, si ragiona sulla propria identità e sul proprio territorio.

In conclusione si può dire che a 25 anni di distanza molto di quanto seminato con le risorse sostanzialmente limitate a disposizione del primo progetto LEADER è rimasto, si è sviluppato e ha portato un contribuito importante allo sviluppo dell’offerta del territorio.

* Articolo pubblicato in precedenza da Giancarlo Orsingher su Ilcinque.info

28 maggio 2020, i giovani imprenditori agricoli veneti si incontrano nel loro primo webinar regionale

Si terrà giovedì 28 maggio alle ore 21 il primo webinar organizzato, a livello regionale, tra i giovani imprenditori di Coldiretti. Anche se la tecnologia è diventata una consuetudine nelle vite degli imprenditori agricoli che, tra applicazioni digitali e satellitari per praticare un’agricoltura di precisione e l’impiego dei canali social per il marketing aziendale sono abituati a confrontarsi con l’on line, questo sarà il primo grande evento di coinvolgimento dei soci delle sette province che vedrà protagonisti tutti gli imprenditori under 30 veneti.
Tra gli obiettivi, la voglia di rincontrarsi e confrontarsi dopo tanto tempo, ma soprattutto di preparare al meglio i giovani imprenditori per la ripresa. “Un confronto sulle normative e approfondimenti sulle materie economiche finanziarie – spiega Alex Vantini, delegato regionale – è un’opportunità che offriamo a tutti gli imprenditori impegnati nella conduzione delle proprie aziende agricole. In questo periodo l’abitudine alle interpretazioni legislative, repentine ordinanze, faq urgenti hanno influito sulle modalità di essere responsabili di cantine, fattorie, agriturismi, stalle e tanto altro. È dunque importante trovare formule d’avanguardia di incontro perché le esperienze pratiche diventino insegnamento costruttivo. Alla luce dei nuovi dati del Piano di Sviluppo Rurale che registra nuovi insediamenti in campagna per 425 neo imprenditori pari a 27 milioni di investimento occorre considerare che il Covid-19 non ha stoppato la voglia di fare impresa in agricoltura”.
Interventi. Al webinar interverrà il direttore di Coldiretti Veneto Tino Arosio, modererà i lavori Alex Vantini mentre il seminario interattivo sarà tenuto da Malko Malcotta, responsabile del servizio AgriCorporate Finance e Paolo Bortoletto, capo area fiscale. “Abbiamo sposato subito l’idea di organizzare il webinar perché si sentiva la necessità di ritrovarsi e considerati i limiti dell’emergenza sanitaria avremmo rischiato di dover aspettare ancora mesi – commenta Federica Vidali, delegata provinciale del gruppo giovani -. Per iscriversi al webinar basta contattare la segreteria di Giovani Impresa presso la propria Coldiretti provinciale. Il giorno dell’appuntamento sarà inviato il link al collegamento e anche a una scheda per le domande e per esprimere la propria preferenza sulle proposte di temi futuri”.
Fonte: Servizio stampa Coldiretti Rovigo

Mobilità lenta, contributi del Gal Patavino a favore delle principali piste cicloturistiche della Bassa Padovana

Il GAL Patavino assegna 1.000.000 di euro di contributi all’area rurale della Provincia di Padova, a supporto della mobilità lenta del territorio.

Gli interventi. I contributi sosterranno la realizzazione di 5 interventi sulle principali piste cicloturistiche del territorio che va dai Colli Euganei alla Bassa Padovana, grazie ad altrettante aggregazioni di comuni. Per l’Anello dei Colli: i comuni di Monselice (capofila) Battaglia Terme e Montegrotto Terme investiranno in un tratto lungo la sponda destra del Canale Bisatto; mentre i comuni di Este (capofila), Baone, Cinto Euganeo, Lozzo Atestino, Rovolon, Vò, Teolo e Torreglia risolveranno criticità sul tratto di competenza. Per l’anello delle Città Murate: i comuni di Montagnana (capofila) Carceri, Megliadino San Vitale, Merlara, Piacenza d’Adige, Urbana e Vighizzolo d’Este si sono coordinati per migliorare l’accessibilità del tratto; mentre la Provincia di Padova collabora con i Comuni di Este, Ospedaletto, e Borgo Veneto per risolvere criticità sulla sommità arginale del fiume Frassine e mettendo in sicurezza il tratto. Per l’itinerario “Dai Colli all’Adige” i Comuni di Pernumia (Capofila), S. Pietro Viminario, Tribano, Pozzonovo, Bagnoli di Sopra, Anguillara Veneta hanno promosso un progetto sul canale Bisatto per il congiungimento dell’itinerario con l’Anello dei Colli Euganei.

I progetti finanziati dal GAL rientrano nella realizzazione del Programma di Sviluppo Rurale finanziato dal Fondo Europeo FEASR, sostenuto anche da Regione Veneto e Stato italiano. Il presidente del GAL Federico Miotto “in un momento così difficile per il settore turistico, gli interventi finanziati dal GAL Patavino rappresentano uno stimolo alla ripresa e allo sviluppo”. Il presidente della Provincia di Padova, Fabio Bui: “Il GAL contribuisce alla realizzazione di interventi complementari a quelli della Provincia, in una logica di coordinamento che è determinante per ottimizzare le risorse”.

A fine maggio un altro nuovo bando. Sempre destinato alla mobilità lenta, realizzato in collaborazione con la Provincia di Padova, riserva agli enti quasi 620.000 euro di contributi per potenziare le piste cicloturistiche del territorio, e continuare a sostenerne il rilancio.

Fonte: Servizio stampa Gal Patavino

Sicurezza idraulica, ai Consorzi di bonifica del Veneto oltre 26 milioni per il dopo tempesta Vaia

Supera i 26,5 milioni di euro (per l’esattezza 26.729.579,70) il valore complessivo dei fondi che la Protezione Civile, attraverso due ordinanze del Commissario per l’emergenza Vaia Luca Zaia, mette a disposizione dei Consorzi di Bonifica del Veneto per la sicurezza idraulica del territorio regionale.

Si tratta di 23 progetti d’intervento inseriti nel “Piano degli Interventi urgenti in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato il Veneto dal 27 ottobre al 5 novembre 2019”, che hanno come oggetto la realizzazione, la manutenzione, il ripristino e la ristrutturazione di canali di scolo e bacini di laminazione, la messa in sicurezza di torrenti e argini, la ristrutturazione e l’adeguamento di impianti idrovori, sostegni e manufatti idraulici in tutti e 10 i comprensori di bonifica regionali. Ora che i finanziamenti sono stati comunicati ai soggetti attuatori, inizia l’iter che porterà alle gare d’appalto: secondo quanto previsto dalle ordinanze i contratti di assegnazione dei lavori dovranno tutti essere firmati entro la fine di settembre.

Messa in sicurezza del Veneto. “I finanziamenti che stanno arrivando sono fondamentali per la messa in sicurezza del Veneto, una regione ad elevato rischio idraulico e pesantemente colpito da Vaia – afferma Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi regionali di bonifica -. Dobbiamo sempre avere ben presente che i frequenti eventi atmosferici estremi di cui siamo testimoni sono causati da mutamenti climatici epocali. I Consorzi sono in prima linea in queste sfide e la loro nomina, nell’aprile 2019, a soggetti attuatori per la gestione dei danni di Vaia rappresenta un ulteriore riconoscimento dell’efficienza e capacità progettuale del sistema veneto della Bonifica”.

Siccità. Continua Crestani: “Ma la sicurezza idraulica rappresenta solo una faccia della medaglia, l’altra è costituita dai lunghi periodi siccitosi con la conseguente opera di gestione accorta della risorsa idrica effettuata dai Consorzi anche in questa prima parte di 2020 dove la scarsità di piogge ha causato grandi difficoltà all’agricoltura. Secondo la riunione dell’Osservatorio per gli utilizzi idrici del Distretto delle Alpi Orientali, tenutasi mercoledì 13 maggio scorso, tutti i principali fiumi della regione, con eccezione del Piave, registrano in questi giorni portate più basse della media, ma basta un nubifragio per mettere la rete idraulica regionale nuovamente sotto stress”.

Nello specifico, le risorse per i Consorzi di Bonifica previste nel Piano degli Interventi post Vaia sono distribuite come segue. il Consorzio di Bonifica Veronese (sede a Verona) è destinatario di 3.750.000 euro che verranno impiegati in tre interventi che interessano i comuni di Rivoli Veronese, Isola della Scala e limitrofi, Legnago. Il Consorzio Veneto Orientale (sedi a Portogruaro), riceverà 3.339.579,70 euro per tre interventi che interessano in particolar modo i comuni di Torre di Mosto, Gruaro e San Stino di Livenza. Il Consorzio Piave (sede a Montebelluna, Tv) si aggiudica 2.800.000 di euro per un sostanzioso progetto tra Codogné e San Fior. 2.900.000 euro andranno invece al Consorzio Acque Risorgive (sede a Mestre-Venezia) per tre interventi che coinvolgeranno i comuni di Curtarolo, Campagna Lupia e Mira. Il Consorzio Delta del Po (sede a Taglio di Po) riceverà 2.600.000 euro equamente suddivisi su due interventi che interesseranno Rosolina, Porto Viro e Porto Tolle. Il Consorzio Adige Po (sede a Rovigo) riceverà 2.500.000 di euro per lavori di sistemazione idraulica tra Pontecchio Polesine, Guarda Veneta e Crespino. Al Consorzio Alta Pianura Veneta (sede a Cologna Veneta, Vr) andranno 2.800.000 euro per cinque progetti tra Zevio e Caldiero, Lonigo, Caldogno e Villaverla, Sossano e Vo’ Euganeo, Sovizzo. 2.400.000 euro andranno al Consorzio di Bonifica Adige Euganeo (sede a Este) per due progetti di sistemazione di sponde di canali: canale Fossa Molesana, tra i comuni di Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra e Tribano, e Collettore Generale Acque Alte, tra Piacenza d’Adige, Ponso, Santa Margherita d’Adige e Vighizzolo d’Este. Al Consorzio Brenta (sede a Cittadella) andranno 2.640.000 euro per due interventi a Bassano del Grappa e Piazzola sul Brenta. Infine, 1.000.000 di euro andrà al Consorzio Bacchiglione (sede a Padova) per interventi alle botti a sifone di Codevigo e Piove di Sacco.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

 

Nuova passerella al Giardino Botanico Litoraneo di Rosolina (RO)

E’ stata realizzata di recente una nuova passerella pedonale che consentirà a visitatori e turisti di attraversare la barena nell’area sud-est del Giardino botanico litoraneo di Porto Caleri a Rosolina (Ro). L’opera, realizzata da Veneto Agricoltura sulla base di un progetto redatto dall’U.O. Forestale della Regione del Veneto, sostituisce un vecchio manufatto demolito nel 2018.

La nuova passerella risulta essere di grande importanza sia per la tutela delle specie vegetali che popolano la barena, sia per la riduzione della superficie di calpestio. Inoltre, la tipologia costruttiva, di recente introduzione, e i materiali utilizzati per la realizzazione del manufatto garantiscono una sua maggiore durabilità nel tempo e una più agevole percorrenza da parte dei visitatori. L’opera è stata interamente realizzata dagli operatori forestali di Veneto Agricoltura, con il solo intervento esterno riguardante la posa della paleria. Il Giardino botanico, ubicato nella parte meridionale del litorale di Rosolina Mare, interessa una superficie di circa 24 ettari. Realizzato dalla Regione Veneto nel 1990 in un’area in seguito dichiarata Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.) ed entrata a far parte del territorio del Parco regionale Veneto del Delta del Po, ha lo scopo di conservare un ambiente naturale unico e di notevole interesse scientifico.

La visita agli ambienti del Giardino, si sviluppa lungo tre diversi sentieri: uno breve, che interessa in maniera particolare la pineta; uno intermedio, che include tutti gli ambienti tranne la zona umida d’acqua salmastra; uno più lungo, che include anche quest’ultima.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Tempesta Vaia, al via a nuovi cantieri per ripristino opere viabilistiche colpite dal maltempo del 2018

La Regione Veneto, in conseguenza agli eccezionali eventi metereologici che hanno interessato la regione dal 27 ottobre al 5 novembre 2018, ha annunciato il via libera al piano del commissario per il 2020 da parte del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile che garantisce l’avvio di centinaia di nuovi cantieri nelle zone colpite dalla tempesta Vaia. Nel corso di quest’anno saranno liquidati i 42 milioni che restano dopo che lo scorso anno sono stati assegnati i primi 25 milioni. Di seguito un quadro sintetico, di massima, delle principali aree di intervento previste nel Piano del Commissario 2020.

Sorgenti sicure. 15 milioni di euro sono stati assegnati alla messa in sicurezza delle sorgenti e alla realizzazione di interventi di ammodernamento delle opere acquedottistiche per aumentare la resilienza delle sorgenti, in caso si verifichino condizioni simili a quelle che si sono create in occasione della tempesta Vaia.

Opere idrauliche. Circa 100 milioni di euro sono riservati all’adeguamento delle opere idrauliche in tutto il territorio del Veneto per ridurre il rischio idraulico su tutta la rete idraulica principale e secondaria. Le opere saranno eseguite dalle strutture della Regione del Veneto, Geni Civili e U.O. Forestale e dai Consorzi di Bonifica.

Strade. Oltre 45 milioni di euro del piano sono indirizzati al ripristino della rete stradale danneggiata e all’adeguamento delle infrastrutture.

Comuni. Alle amministrazioni comunali, per il ripristino dei danni alle infrastrutture pubbliche danneggiate da Vaia e per opere volte all’aumento della resilienza vengono assegnati 60 milioni di euro: 40 milioni verranno destinati ai 24 Comuni maggiormente colpiti; i rimanenti 20 milioni sono destinati ai 64 Comuni colpiti con minore intensità.

Progettazioni. Circa 5,5 milioni di euro sono destinati alla redazione di progetti esecutivi di opere strategiche come, ad esempio, il nuovo ponte in sostituzione del ponte Bailey sul fiume Piave a Belluno, l’aumento della resilienza dei collegamenti intervallivi, come, ad esempio, la variante al tracciato della SR 203 per bypassare l’abitato di Alleghe, la galleria Pala Rossa ed il ponte sul torrente Cismon in località Ponte Oltra nei Comuni di Lamon e Sovramonte.

Serrai di sottoguida. Per quanto riguarda i Serrai di Sottoguda in Comune di Rocca Pietore, sono stati impegnati 8,5 milioni di euro per il ripristino dell’intera valle al fine di renderla nuovamente fruibile, nel rispetto delle peculiarità dell’area patrimonio dell’UNESCO. Nel 2019 sono stati avviati i lavori per circa 2 milioni di euro relativi ai primi interventi di pulizia, quest’anno saranno rifatti i sottoservizi con l’obiettivo di rendere la zona sicura in caso di eventi della portata di Vaia.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

La cultura del fosso/4. Anche la montagna ha i suoi fossi.

Ecco il quarto racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto dal socio Argav Edoardo Comiotto, è dedicato al tema “Anche la montagna ha i suoi fossi. Sono ruscelli, poi torrenti e fiumi. Tutti con un loro ecosistema, e storia e leggende. Utilità e poesia“.

Per chi come me, della generazione anni Cinquanta del secolo scorso, abitava in montagna, i ruscelli e i fossi erano luoghi d’una particolare attrazione. Non solo perché vi si trovavano gamberi, spesso raffigurati negli affreschi delle chiesette rurali, e qualche trota, ma perché erano frescura d’estate e luoghi dai contorni magici.

Distante poco più di un chilometro da casa mia, c’è un grande masso rotondo che incombe sopra un’ansa del torrente Maor, un affluente del Piave. Ragazzi senza pensieri, dai pantaloncini corti, percorrevamo tutta d’un fiato la distanza dal paese alla pozza d’acqua che rimaneva fredda anche a Ferragosto. Ma il piacere di calarci in questa piscina naturale era più forte dei brividi che correvano sulla nostra pelle. Rigorosamente tutti nudi, non c’erano i costumi da bagno e non ci vergognavamo del nostro corpo. Solo dopo pochi anni ci complimentavano, con un po’ di invidia, con chi lo aveva più grande. Solo all’apparire dei primi peli ci avventuravamo in discorsi, fantasie e commenti su come erano fatte le ragazze e il mistero delle donne ci teneva svegli la notte.

Col crescere degli anni, questa pozza non ci bastava più e ci recavamo sotto la piccola frazione di Campo, da dove si poteva scendere velocemente verso la “vaschetta”, una vera e propria ampia vasca da bagno che lo scorrere dell’acqua aveva scavato nella roccia. Al finire dell’inverno aspettavamo i primi tepori per scendere nella gola per immergerci nell’acqua ancora gelata. Un anno avevamo calcolato male l’andamento stagionale e quando ci trovammo a ridosso della “vaschetta” il ghiaccio ai bordi era ancora presente. Non ci perdemmo d’animo e a turno, nessuno voleva essere un codardo, ci immergemmo nell’acqua gelida. All’uscita, l’esclamazione corale degli amici ci faceva dimenticare per un attimo i brividi, le labbra blu, la “pel de pita”, che aveva avvolto tutto il nostro corpo. Non c’erano asciugamani od altro, solo gli indumenti che avevamo addosso, ma nessuno si ammalò, ce la cavammo solo con un po’ di tosse.

Il torrente Maor scorre alle pendici del colle dove s’erge il Castello di Zumelle, sito sulla via Claudia Augusta Altinate ed eretto nel 46 d.C. Qui la pendenza dell’alveo del torrente è minore e lo scorrere dell’acqua, più calmo, creava ampie pozze addossate alla parete rocciosa. Eravamo tanto allenati alla corsa che, pur salendo il pendio molto scosceso, riuscivamo a raggiungere il maniero in poco tempo e qui ci immergevamo nella storia e nel nostro fantasticare. Il rientro era molto più veloce, non solo correvamo, ma saltavamo come dei caprioli giù per il sentiero improvvisato che, al nostro continuo passare, scalfendo l’erba, s’era segnato con la terra battuta.
Nel seguire l’età e il torrente, spinti anche dalle prime curiosità sul mondo femminile, arrivammo alla “serra”, uno sbarramento di cemento che era stato costruito per rallentare lo scorrere impetuoso dell’acqua. Per congiungere le due sponde della valle, sopra la serra era stata posta una passerella, tesa con fili d’acciaio, che dondolava minacciosamente al nostro passare. Saputo che le ragazze di Villa di Villa, la frazione dirimpettaia alla nostra, si recavano in quel luogo per fare il bagno e prendere il sole, ci appostavamo dietro i cespugli e i massi per vederle seminude, vestite con le sole mutandine. Anche se i rovi ci pungevano e la postazione ideale per guardarle era scomoda e non facile da raggiungere, non demordevamo e stavamo a guardarle…estasiati.

Era il gioco delle parti, le ragazze sapevano che stavamo acquattati ad ammirarle e, fingendo di non essere a conoscenza, si spogliavano maliziosamente. Per noi non erano le mitiche Anguane dei laghetti cadorini, ma fonte di desiderio anche se ancora non ben definito. Quando se ne erano purtroppo andate, ci tuffavamo nell’acqua creata dallo sbarramento. In alcuni tratti l’ampia pozza era profonda quasi due metri. Molti di noi avevano imparato a nuotare con stili del tutto personali, il più usato era quello del gatto.

Dalla serra, dopo un breve tragitto, il torrente si immetteva nel Piave. Qui il bagno, era sì una conquista come l’età adolescenziale, ma mancava la gioia della novità, della fantasia. Stavamo uscendo dall’età giovanile per entrare in quella degli adulti, dimenticando il piacere della scoperta che la magia delle cose non è fuori di noi ma celata dentro i sogni.

Per chi desiderasse leggere i racconti precedenti, può farlo a questi link: racconto 3, racconto 2, racconto 1

No a diseguaglianze e rispetto dell’ambiente le battaglie di Greenaccord onlus, perché #indietrononsitorna

E se provassimo a pensare alla pandemia di Covid19 come ad un’occasione per ripartire in modo diverso, per intraprendere la strada della giustizia sociale ed ambientale? È questo l’obiettivo della campagna #indietrononsitorna di Greenaccord onlus, partita il 18 maggio scorso.

Insostenibilità sistema globale basato sui consumi. «Il Covid19 ha messo in evidenza quanto la natura possa influenzare la vita dell’uomo. E, se il rapporto uomo-natura non è corretto, le conseguenze possono essere devastanti – spiega Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord -. Durante l’inattività dovuta alla pandemia, è risultato evidente, ad esempio, che con la riduzione del traffico d’auto e delle attività lavorative, l’aria si ripulisce e la natura riprende il proprio spazio. Noi, come associazione, da anni denunciamo l’insostenibilità dell’attuale sistema globale basato sui consumi. Un sistema che distrugge l’ambiente, e non si preoccupa minimamente dell’impatto negativo sulla vita delle persone, in particolare di chi vive nei Paesi in via di sviluppo. Per questo, con la nostra campagna #indietrononsitorna vogliamo rimarcare che è venuto il tempo del cambiamento, che il futuro va costruito su altre basi, che occorre una “conversione ecologica” dagli attuali modelli produttivi ad altri più inclusivi e generativi che tengano in dovuto conto le fragilità del creato».

Greenaccord, associazione nata nel 2003 per stimolare l’impegno di tutti sul tema della salvaguardia ambientale, e rafforzata nei suoi intenti dall’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco, scende in campo con una nuova iniziativa. La campagna #indietrononsitorna non lascia posto ai fraintendimenti. Serve un altro modello sociale e ambientale perché il pianeta è allo stremo. I membri del Direttivo, in primis, ma anche quanti vorranno tra coloro che hanno partecipato alle attività dell’associazione in tutto il mondo, ci “metteranno la faccia”. Invieranno, cioè, la loro foto con il manifesto con lo slogan “indietrononsitorna”, che sarà postata in tutti i canali social dell’associazione. Lo slogan, oltre che in italiano, è tradotto in inglese #nogoingback e spagnolo #atrásnosevuelve, perché l’associazione ha da sempre un respiro internazionale.

La campagna intende anche promuovere l’annuale Forum Internazionale dell’Informazione per la salvaguardia della natura, che si terrà in ottobre. Ancora una volta il tema sarà #indietrononsitorna, e sarà dedicato proprio alle fragilità. Arrivata alla sua XVI edizione, anche l’iniziativa firmata Greenaccord si trova quest’anno a fare i conti con le restrizioni dettate dalla pandemia. Pertanto, per la prima volta, sarà soltanto online.

Fonte: Servizio stampa Greenaccord onlus

Orticole di stagione, emergenza coronavirus alibi per speculazioni e offerte al ribasso, nella Gdo precedenza a prodotti stranieri piuttosto che a quelli del territorio

L’emergenza Coronavirus spinge verso il basso il prezzo all’origine dei prodotti agroalimentari di stagione. Dovrebbe essere il contrario, considerato che in queste settimane di lockdown la spesa alimentare non ha fatto che crescere e anche i prezzi al consumo sono aumentati. Ma per gli agricoltori non è così, anzi, il Coronavirus sta fornendo l’alibi per speculazioni e offerte al ribasso sui principali prodotti di stagione.

Mirko Guglielmi

Una strategia inaccettabile, afferma Coldiretti Padova, a scapito di migliaia di agricoltori che stanno fornendo prodotti freschi e di qualità, deprezzati dalla merce straniera che invade i nostri mercati. Una testimonianza significativa viene da Mirko Guglielmi, imprenditore agricolo di Montagnana (PD) che in questi giorni sta raccogliendo decine di quintali di cipolle fresche, pronte per essere immesse sul mercato. “Fino ad un paio di settimane ci dicevano che nella grande distribuzione c’era una notevole richiesta di cipolle e di patate – racconta l’imprenditore – ora che abbiamo le primizie e un prodotto di ottima qualità ci vengono proposti dei prezzi scandalosi, 25 centesimi al chilo per la cipolla fresca e lavorata, esattamente la metà di quanto ci veniva pagata lo scorso anno. I buyer ci dicono che il prezzo è crollato a causa del Coronavirus e perché i magazzini sono pieni di merce arrivata dall’estero. Come già è accaduto le settimane scorse per gli asparagi prima e in seguito per le fragole, ho l’impressione che il Coronavirus ormai sia diventato una scusa per acquistare a basso costo i prodotti agricoli che poi vengono venduti ad un prezzo nettamente più alto. Noi con 25 centesimi al chilo ci paghiamo appena le spese ma rischiamo anche di restare con molto prodotto invenduto. Anche gli stessi commercianti assicurano che non ci guadagnano nulla e così lungo la filiera”.

Ma allora i 90 centesimi o l’euro al chilo che paga il consumatore a chi vanno? Perché si continuano ad acquistare dall’estero prodotti alimentari presenti in quantità nelle nostre campagne e con una qualità nettamente superiore? Chi ci guadagna oggi nell’usare l’emergenza sanitaria come alibi per speculare sui prezzi? La speculazione sui prezzi, osserva Coldiretti Padova, e l’invasione di prodotti a basso costo e di minore qualità dall’estero è un fenomeno che sta penalizzando il “made in Italy” e gli stessi consumatori. “A farne le spese sono anzitutto i nostri produttori – afferma Massimo Bressan, presidente Coldiretti Padova- che in questi mesi hanno lavorato duro per continuare a garantire prodotti alimentari freschi nonostante le difficoltà delle limitazioni. E’ necessario però garantire la stabilità dei prezzi lungo tutta la filiera per bloccare ogni tentativo di speculazione a danno dei consumatori e degli agricoltori”.

Mesi duri quelli dell’emergenza Covid 19 anche per i produttori di radicchio e di orticole dell’area di Rosolina (RO), che hanno visto bloccare i loro canali di conferimento. Il radicchio pronto per la consegna post invernale è rimasto stivato nei frighi mentre nei campi, pur partendo in ritardo la produzione primaverile a causa della situazione generale, ora è già pronto il nuovo prodotto. Ma nessuno lo chiede e lo consumerà. “All’inizio si trattava solo del radicchio – afferma il presidente di zona Antonio Beltrame -, poi questa situazione anomala dei mercati ha portato sul fondo anche altre colture come ad esempio insalata e cipollotti. Siamo arrivati alla proposta di ricevere dai 5 agli 8 centesimi a chilogrammo: con questa cifra non si ripaga né la produzione, tantomeno la raccolta. Non abbiamo contratti con la grande distribuzione e non potevamo collocarci lì, la nostra commercializzazione è dedicata ai negozi, agli spacci, ai ristoranti, dove vendiamo il fresco. Quindi, con i canali Horeca immobili a causa del lockdown, ma anche con le esportazioni bloccate e i consumi non in linea con il periodo siamo arrivati alla disperazione. Si spera, con la timida ripresa della ristorazione, che la situazione abbia un’inversione di marcia perché la situazione è ormai insostenibile”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova e Rovigo