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“Paesaggi ereditati e progetto futuro, nuove alleanze per curare la terra”, al via oggi a Padova (ore 16) il corso a cura del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova

Cosa possiamo imparare dai paesaggi ereditati, sopravvissuti al successo dell’agricoltura industriale, per i paesaggi futuri? Come innestare un sapere colturale millenario con le scoperte delle nuove scienze biologiche, ecologiche, agronomiche? Come ritrovare nuovi equilibri per una relazione consapevole con la terra e i suoi frutti? A queste domande vuole rispondere il corso che ha inizio oggi, giovedì 16 gennaio, alle ore 16 fino alle 18.30 nel Complesso Didattico di Biologia e Biomedicina Fiore di Botta a Padova, in via del Pescarotto 8. Si tratta del trentesimo corso di aggiornamento sul giardino storico dal titolo Paesaggi ereditati e progetto futuro. Nuove alleanze per curare la terra, a cura del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova e coordinato da Antonella Pietrogrande e diretto da Francesca Chiesura Lorenzoni e Francesca Dalla Vecchia.

La trentesima edizione del corso si svolgerà sino a maggio 2020. Di fronte all’incalzare dei cambiamenti climatici e dei danni ambientali, che impongono la necessità di nuove visioni e strategie per curare la terra, nostro bene comune, il corso propone una riflessione sui paesaggi agrari nella società contemporanea. Le odierne forme omologate e prive di identità dei paesaggi agrari europei sono il risultato delle radicali trasformazioni avvenute nella seconda metà del Novecento, a seguito dell’adozione di pratiche agricole di tipo monocolturale, semplificate e meccanizzate, basate sull’uso generalizzato di sostanze chimiche. L’attuazione di questo nuovo indirizzo ha provocato una drastica riduzione del numero degli addetti e un conseguente venir meno di quell’attenta custodia dei luoghi da parte di chi aveva un rapporto diretto con la terra.

«Giardino mediterraneo» è stato definito da Emilio Sereni il «bel paesaggio agrario» degli agrumeti siciliani, dove ancora oggi vengono applicate tecniche specializzate di sistemazione del suolo di origine araba. A riprova dello stretto legame tra agricoltura e giardino, Sereni ricorda come le aiuole ben squadrate, i regolari allineamenti delle alberature, il digradare delle terrazze del giardino all’italiana, ripetano le forme che disegnavano il paesaggio agrario. Anche lo scrittore Mario Rigoni Stern riprende questa immagine nella sua descrizione di una località dell’altopiano di Asiago chiamata «Giardini», per i suoi appezzamenti delimitati da muretti a secco, così ordinati e precisi da ingentilire il paesaggio. Questo concetto di bellezza, risultato del lavoro dell’uomo in armonia con la natura, è insito nell’idea  archetipica di giardino, unità di bello e buono. Il giardino, memoria del mondo, ci indica dunque la strada a cui tornare. Il rapporto tra giardino e paesaggio produttivo è infatti oggi motivo di riflessione, come dimostrano vari interventi di reintroduzione di pregiati vitigni, frutteti e orti, attuati in diversi siti storici.

Il corso terrà presenti due versanti di indagine. Da un lato proporrà un’osservazione e uno studio dei paesaggi rurali nella loro evoluzione storica e cercherà di dare delle risposte sul come e perché si sia perso un positivo rapporto tra il sapere degli uomini e l’ambiente. Dall’altro lato proporrà un’esplorazione sia delle nuove visioni dei sistemi agricoli che applicano alla coltivazione i concetti dell’ecologia, sia delle nuove pratiche di una agricoltura di ritorno, in particolare di giovani che utilizzano tecnologie innovative e recuperano nel contempo valori smarriti, paesaggi culturali, produzioni di qualità e migliori luoghi di vita. Una ricognizione del fenomeno dell’agricoltura urbana – cioè del tentativo di ibridare due mondi alternativi e due paesaggi, palesatosi in varie maniere – darà modo di approfondire un tema che sta attirando sempre maggiore interesse. Torneremo a occuparci anche di giardino storico, l’argomento che ci contraddistingue, non come di un soggetto di ricerca e sapere chiuso, ma piuttosto come di un punto di partenza per una riflessione più complessiva sul paesaggio. Per analizzare questi fenomeni saranno presentati come di consueto diversi punti di vista, oltre agli strumenti che permettono di comprenderli e analizzarli. Riflettere sull’interpretazione di questi e altri problemi, coniugando la storia del paesaggio e del giardino con le esigenze di una contemporaneità consapevole, è il compito che si dà il XXX corso del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.

Programma. 16 GENNAIO, ore 16.00. Ridare nuovi equilibri ai paesaggi curando la terra. Visioni attuali dei sistemi agricoli, Giuseppe Barbera – Università degli Studi di Palermo. 23 GENNAIO, ore 16.00 Le colture del passato: quale lezione per i paesaggi futuri? Viviana Ferrario – Università IUAV di Venezia; Giustino Mezzalira – Veneto Agricoltura. 30 GENNAIO, ore 16.00 La città campagna. Evoluzione della pratica dell’agricoltura urbana dagli inizi del XX secolo, Franco Panzini – Università IUAV di Venezia. 6 FEBBRAIO, ore 16.00 L’impatto del cambiamento climatico sulla biodiversità vegetale: quali possibili soluzioni? Tavola rotonda con: Mariacristina Villani – Università di Padova Orto botanico; Patrizio Giulini – Gruppo Giardino
Storico Università di Padova; Nicoletta La Rocca – Università di Padova Dipartimento di Biologia; coordina Francesca Dalla Vecchia – Università di Padova Dipartimento di Biologia, Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 13 FEBBRAIO, ore 16.00 Dai paesaggi dell’abbandono al ritorno dell’agricoltura in montagna, Mauro Varotto – Università di Padova Dipartimento di Scienze Storiche Geografiche e dell’Antichità. 27 FEBBRAIO, ore 16.00 Antiche bonifiche, sistemi e contratti agrari “per la cura della terra”. Il Consorzio Uomini di Massenzatica e la Corte benedettina di Correzzola
Carlo Ragazzi – presidente del Consorzio Uomini di Massenzatica; Stefano Zaggia – Università di Padova Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale. 5 MARZO, ore 16.00 Michele Busiri Vici tra arte del giardino, rapporto con il paesaggio e sistemazioni dell’antico, Tavola rotonda con Alberta Campitelli – già dirigente Ville e Parchi Storici del Comune di Roma, vice-presidente Associazione Parchi e Giardini d’Italia; Massimo De Vico Fallani – Università di Roma Sapienza; Elisa Zannoni
architetto Roma. 12 MARZO, ore 16.00 Relazioni, intrecci, connessioni fra giardino e paesaggio rurale: dai frutteti trentini al territorio del prosecco, Tavola rotonda con: Fabrizio Fronza – Agronomo, Curatore dei parchi di Levico e Roncegno; Francesco Vallerani – Università di Venezia Ca’ Foscari Dipartimento di Economia; coordina Mariapia Cunico – Università IUAV di Venezia 19 MARZO, ore 16.00 I vigneti tra paesaggi ereditati e neo-paesaggi globalizzati: i casi della Valtellina e di Saint-Émilion
Luca Bonardi – Università degli Studi di Milano Statale; Serge Briffaud – École Nationale Supérieure d’Architecture et de Paysage de Bordeaux. 26 MARZO, ore 16.00 La tempesta Vaia e il nuovo assetto del paesaggio montano, Raffaele Cavalli – Università degli Studi di Padova Dipartimento TESAF. 2 APRILE, Convegno Bellezza e produttività nel giardino e nel paesaggio rurale italiano in collaborazione con: Orto Botanico Università di Padova, International Scientific Committee on Cultural Landscapes ICOMOS-IFLA, Associazione Parchi e Giardini d’Italia Bellezza e produttività nel giardino e nel paesaggio rurale italiano. 16 APRILE, ore 16.00 Scritture contadine, Luciano Morbiato – Università di Padova. 23 APRILE, visita Il sistema ville-giardini-campagna nel territorio di Mirano (Venezia) a cura di Alberto Gregio, Renzo Niero – Bel-Vedere Lab, Mirano; Margherita Levorato – Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 30 aprile/1-2-3-4 maggio viaggio di studio
Paesaggi e giardini dell’isola di Maiorca e gli interventi paesaggistici dell’arciduca Luigi Salvatore d’Asburgo a cura di Tòfol Arbona Castañer – paesaggista, specialista di analisi del territorio di Maiorca; Júlia Roman – Universitat de les Illes Balears ( UIB ); Helga Swendinger – biografa dell’arciduca, Vienna; con Silvia Datei, Margherita Levorato, Antonella Pietrogrande – Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 7 MAGGIO, ore 16.00 L’acqua nei giardini del Mediterraneo arido: ieri e oggi, José Tito Rojo – Università di Granada. 14 MAGGIO, ore 16.00 Erbario cinematografico, Antonio Costa – Università di Padova. 16 MAGGIO, visita Dal Parco del castello di Miramare al progetto paesaggistico di Paolo Bürgi al San Michele sul Carso goriziano a cura di Anna Chiara Vendramin – studio Vendramin Padova, Parco Castello di Miramare, Trieste; Cristina Cremonese, Luis Zenatto – Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 21 MAGGIO, ore 16.00 Agricoltura ed ecologia: esperienze sul campo, Tavola rotonda con: Sergio Lironi – presidente onorario di Legambiente- Padova; Marco Miglioranza – Agritour, Vicenza; Leopoldo Spessato – Agriaton, Padova; coordina Gianpaolo Barbariol – Gruppo Giardino Storico Università di Padova
28 MAGGIO, ore 16.00. ‘Coltivare’ paesaggi oggi in modo consapevole Anna Lambertini, Tessa Matteini – Università di Firenze Dipartimento di Architettura (DiDA) Coordinatore responsabile del corso: Antonella Pietrogrande, direttori del corso: Francesca Chiesura Lorenzoni, Francesca Dalla Vecchia. Fondatore: Patrizio Giulini; segreteria: Cristina Cremonese, Silvia Datei. Contributo di partecipazione 95 € (studenti 50 €). Ulteriori informazioni sul corso possono essere richieste scrivendo a segreteria@giardinostoricounivpadova.it

Fonte: Gruppo giardino storico Università di Padova

Dazi sul vino made in Italy, speranza nella diplomazia Ue da parte degli organizzatori di Anteprima Amarone 2016 (1-2 febbraio 2020) e Vinitaly 2020

“Un fattore tanto esogeno quanto ingiusto rischia di colpire uno dei capisaldi dell’export veronese: il vino. Negli 5 ultimi anni i rossi veneti – dove la Valpolicella incide per il 70% del valore – sono cresciuti del 46% sul mercato americano, un dato che va ben oltre l’incremento export di vino made in Italy nello stesso periodo”. Lo ha detto il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello, in merito al paventato allargamento a vino, olio e pasta italiani della lista dei prodotti europei a potenziale dazio aggiuntivo, all’esame del dipartimento del Commercio statunitense.

Vini a fascia media i più a rischio. “C’è molta preoccupazione – ha aggiunto – ma al tempo stesso la consapevolezza che attraverso un salto di qualità della diplomazia Ue si possa ancora evitare ciò che a tutti gli effetti suonerebbe come una beffa commerciale dopo tanti anni di investimenti in promozione e crescita dei nostri brand verso un top buyer sempre più strategico. Siamo preoccupati soprattutto per i vini a fascia media, quindi per il Valpolicella – che negli Usa esporta il 17% dell’intero export – e il Ripasso. Sull’Amarone vogliamo sperare di poter contare sulla sua forte identità e sul fatto che sia un vino meno sostituibile di altri. Ma la leva del prezzo mette ovviamente a rischio anche il nostro grande rosso, che negli Usa raccoglie a valore il 15% delle vendite complessive realizzate all’estero. Anche di questo – ha concluso Bussinello – si parlerà ad Anteprima Amarone, in programma al Palazzo della Gran Guardia a Verona dall’1 al 2 febbraio 2020, con un focus dedicato a 2 mercati tanto importanti quanto difficili a causa di congiunture geopolitiche che nulla dovrebbero avere a che fare con il libero mercato”.

Diplomazia scongiuri agguato commerciale. «Ci auguriamo che la missione del Commissario al Commercio, Phil Hogan in programma negli Stati Uniti, possa scongiurare ciò che riteniamo essere un vero e proprio agguato commerciale ai danni dell’agroalimentare italiano ed europeo. L’eventuale lista allargata espressa dal dipartimento del Commercio americano (Ustr) non sarà infatti esecutiva prima di metà di febbraio: per questo è necessario che l’Unione europea dia riscontro alle istanze contenute nella lettera della ministra alle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, recapitata nei giorni scorsi al Commissario Hogan». Lo ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, a commento della procedura di consultazione dell’Ustr, che minaccia di allargare la lista dei prodotti a potenziale dazio aggiuntivo includendo tra gli altri anche vino, olio e pasta italiani. «Inutile dire – ha aggiunto Mantovani – come per il comparto vino la preoccupazione sia enorme: basti pensare che, complici anche le scorte accumulate nei mesi precedenti, i vini fermi francesi sottoposti all’extra-dazio del 25% hanno registrato un calo di vendite negli Usa del 36% a valore nel solo mese di novembre rispetto alla stessa mensilità sul pari periodo 2018. Contestualmente, secondo il nostro Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor, l’Italia ha chiuso il mese con una crescita di quasi il 10%. Ora, con la calamità delle possibili imposte aggiuntive la produzione interna non sarà in grado di soddisfare la domanda e l’Europa rischia così di perdere quote di mercato difficilmente recuperabili in futuro, a tutto vantaggio del Nuovo Mondo produttivo. Da parte nostra – ha concluso Mantovani – proseguiamo nella nostra attività di supporto del settore nel principale mercato mondiale, anche con una task force operativa in grado di ampliare del 20% la presenza di operatori statunitensi ospiti già a partire dal prossimo Vinitaly , in programma a Verona dal 19 al 22 aprile 2020, e al tempo stesso di accelerare sulle nuove frontiere commerciali di un comparto ancora troppo legato agli sbocchi tradizionali».

Secondo l’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor (fonte: stime su dati doganali), l’Italia nel 2019 chiuderà le vendite verso gli Usa in crescita di circa il 5%, per un corrispettivo record che sfiorerà 1,8 miliardi di euro. Si tratta di un’incidenza di quasi il 28% sull’export globale di vini made in Italy, molto più del suo competitor francese – che pur è il principale fornitore a valore -, la cui quota non arriva al 20% per effetto di una più ampia e organica scacchiera dei mercati di riferimento. Gli Stati Uniti hanno infine registrato nell’ultimo quinquennio il maggior incremento tra i 5 top mercati mondiali per il vino italiano, con un +38,6% a valore.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella/Veronafiere

 

Sicurezza alimentare in ambiente domestico, corso online gratuito “Vuoi venire a cena? Sicuramente sì, anzi…con sicurezza!” proposto da ISZVe e disponibile sino al 31/12/2020

Vuoi venire a cena? Sicuramente, anzi… con sicurezza!” è un corso online gratuito realizzato dall‘Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) nell’ambito delle attività di progetto di Ricerca Corrente IZS VE 09/16 finanziato dal Ministero della Salute. L’iniziativa formativa affronta il tema della sicurezza alimentare in ambiente domestico, attraverso il processo che comunemente viene effettuato nel momento in cui si decide di invitare ospiti a cena: i commensali hanno esigenze particolari? Come scegliere le materie prime? Come preparare e come conservare il cibo in modo sicuro?

Obiettivi e programma. Al fine di aiutare il partecipante a scelte e azioni consapevoli, per ogni alimento sono affrontati gli aspetti principali relativi a: allergie e intolleranze; pulizia e igiene dell’ambiente (cucina) e della persona; manipolazione e conservazione degli alimenti. Il corso fornisce ai partecipanti le conoscenze necessarie volte alla riduzione di esposizione al rischio da patologie trasmesse da alimenti. Intende promuovere la consapevolezza dei rischi legati alla preparazione dei cibi e la promozione di una maggiore attenzione al rispetto di corrette pratiche igieniche.

Modalità di fruizione. Il corso si svolge interamente online e si articola in moduli formativi con audio-lezioni e documenti di testo. Sarà disponibile fino al 31 dicembre 2020, e richiede un impegno di circa 2 ore. Per iscriversi è necessario accedere al portale IZSVe Learning Store, registrare il proprio profilo-utente, mettere il corso nel carrello e completare l’ordine come se fosse un normale corso a pagamento. Il corso è gratuito e pertanto non verrà addebitato alcun costo.

Qualità dell’aria in Veneto nel 2019, valori medi PM10 in calo rispetto al 2018

“I nuovi dati ARPAV sulla qualità dell’aria dimostrano un ulteriore calo dei valori medi di PM10 rispetto al 2018. Una conferma che da almeno 20 anni, pur conoscendo tutti i limiti del bacino padano dove c’è scarso ricambio di aria, siamo in diminuzione dei valori medi dei principali inquinanti a conferma che le 72 misure contenute nel piano aria hanno efficacia per le quali sono stati spesi 965 milioni di euro negli ultimi tre anni. Tra questi, 702 milioni destinati al trasporto pubblico, 106 alle infrastrutture e 92,5 milioni di euro all’efficientamento energetico”. Per il PM 10 dal 2012 il valore medio è al di sotto dei limiti imposti a livello europeo”. Così l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin commenta i primi dati disponibili, ancora in corso di elaborazione da parte di ARPAV, che fotografano la situazione della qualità dell’aria nel territorio veneto nel corso del 2019.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Spezie, profumi e sapori, “l’oro” di Pigafetta in mostra a Vicenza alla Biblioteca La Vigna dal 18 gennaio al 14 febbraio 2020

In occasione delle celebrazioni dei 500 anni dal viaggio di Antonio Pigafetta, nato a Vicenza tra il 1480 e il 1491, storiografo dell’impresa di Magellano, sabato 18 gennaio 2020 ci sarà una giornata vicentina dedicata al tema delle spezie, e sarà aperta dalla Biblioteca Internazionale “La Vigna”.

Primo a descrivere alcune spezie orientali. Le navi della spedizione di Magellano, partite da Siviglia nel 1519, giunsero dopo mille peripezie alle Molucche, isole dove crescono le spezie orientali. Pigafetta, nella sua straordinaria Relazione del viaggio, riferisce in diversi passaggi le sue osservazioni su queste piante delle quali nessuno, prima di lui, aveva descritto l’aspetto. Chiodi di garofano, noci moscate, zenzero e altri aromi erano ricercati in Europa per la cucina di quanti se ne potevano permettere l’acquisto. Proprio alla botanica e agli usi gastronomici delle spezie citate dal nobile vicentino è dedicata un’interessante mostra allestita a “La Vigna”, con esposizioni di libri antichi, illustrazioni botaniche e ricette.

Ingresso libero. La mostra sarà inaugurata alle ore 10.00 del 18 gennaio a Palazzo Brusarosco Zaccaria, sede della Biblioteca, in Contra’ Porta S. Croce, 3 – Vicenza. Dopo i saluti iniziali del presidente della Biblioteca Remo Pedon e del vicepresidente Giustino Mezzalira, interverranno Francesco Mezzalira, naturalista, sul tema della mostra “Pigafetta alla scoperta delle spezie”, mentre il loro impiego sarà oggetto di un intervento di Danilo Gasparini, docente di Storia dell’agricoltura e dell’alimentazione. La mostra sarà visitabile fino al 14 febbraio 2020 negli orari di apertura della Biblioteca (dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30).

Fonte: Biblioteca La Vigna

Vigneto veneto, dati 2019, produzione in calo sul 2018, export in aumento ma ora grandi timori per dazi Usa e Brexit

“Il comparto vitivinicolo veneto, ormai da diversi anni, sta procedendo come una locomotiva e i numeri presentati nei giorni scorsi lo confermano. Non mancano le preoccupazioni, che in questo momento si chiamano principalmente dazi USA e Brexit. Fondamentale per superare le eventuali future incertezze dei mercati sarà il saper fare squadra, continuando a puntare sulla qualità del prodotto nel rispetto dei disciplinari. Certamente non ci sarà spazio per i “furbetti” che fanno perdere credibilità al comparto”. Con queste parole l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, ha introdotto i lavori del terzo e ultimo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto, evento promosso da Veneto Agricoltura e Regione con Avepa, che ormai da molti anni richiama ad inizio anno a Lonigo (VI), presso la Cantina dei Colli Berici del Gruppo Collis, una larga rappresentanza del mondo vitivinicolo regionale.

I dati. Nel 2019 il vigneto veneto, che si estendeva su 97.347 ettari, ha prodotto ben 13.158.777 quintali di uva, in calo del -19,81% rispetto al 2018 (vendemmia, ricordiamolo, che per quantità resterà negli annali), ma superiore del +13,02% rispetto al 2017. Complessivamente sono stati 10.497.537 i quintali di uva a bacca bianca raccolti, trainati dall’”asso-prendi-tutto” Glera ovvero Prosecco, e 2.661.239 quelli a bacca nera. Trasformata in vino, tutta questa uva ha prodotto 10.941.775 ettolitri, segnando un calo del -18,4% sul 2018 ma una crescita del +14,3% sul 2017. Per quanto riguarda l’export, nei primi nove mesi del 2019, il Veneto ha esportato vino per oltre 1,6 miliardi di euro (+3,5% rispetto allo stesso periodo del 2018). Sono questi, in sintesi, i numeri che fotografano il comparto vitivinicolo veneto nel 2019 presentati a Lonigo.

In dettaglio. Luca Furegon di Avepa e Nicola Barasciutti della Direzione Agricoltura della Regione Veneto, hanno evidenziato che i sistemi “Verona” e “Treviso” si confermano autentici superstar del vitivinicolo veneto, sia per superficie dedicata che per quantità di uva prodotta. Il Prosecco continua a dominare la graduatoria delle prime 10 DO, cioè Denominazioni di Origine (DOCG, DOC e IGT) regionali, con oltre 4 milioni di quintali di uva raccolta nel 2019 su una superficie complessiva di ben 35.677 ettari, comunque in calo del -12,41% rispetto al 2018. Segue a grande distanza quella Delle Venezie (Pinot Grigio), che accusa un calo del -30,51% sul 2018, e il Conegliano Valdobbiadene (-24,01%). Ottima invece la performance delle DO Soave (+17,48%) e Venezia (+50,44%), quest’ultima salita dal 9° al 6° posto della classifica.

Nel Veneto, comunque, non si fa solo quantità, ma anche e soprattutto qualità. Basti pensare che degli oltre 13 milioni di quintali di uva raccolta nel corso dell’ultima vendemmia quasi 9 milioni (8.942.886) sono costituiti da uva DOC (Denominazione di Origine Controllata), 1.433.849 quintali DOCG (Denominazione di Origine Controllata Garantita) e 2.312.695 IGT (Indicazione Geografica Tipica). Trasformati in vino, sono stati prodotti 6.877.755 ettolitri di DOP bianco, 968.444 DOP rosso, 1.467.663 IGP Bianco e 932.053 IGP Rosso. I restanti 700mila ettolitri sono costituiti da vino da tavola e varietale.

Export. Il Veneto – ha sottolineato Antonella Trabuio del Sistema Statistico Regionale – si conferma prima Regione italiana (Piemonte, Toscana e Trentino-Alto Adige seguono a distanza siderale) e quarta potenza mondiale dopo Francia, Italia e Spagna. I primi tre Paesi importatori del nettare veneto sono risultati nel 2019 gli USA (dove però incombono i dazi imposti da Trump), il Regno Unito (per il quale all’orizzonte si stagliano le incertezze dovute alla Brexit) e la fedele Germania.

Le “rivoluzioni” dei mercati internazionali del vino. Ogni anno, a Lonigo, Veneto Agricoltura propone l’approfondimento di un tema di grande attualità. In questa occasione si è discusso dell’evoluzione, o meglio delle “rivoluzioni”, che in tempi recenti hanno interessato i mercati internazionali del vino. “Nell’ultimo decennio – ha ricordato Fabio Piccoli, direttore responsabile di Wine Meridian – il mercato del vino ha subito profonde modificazioni dettate non solo dalla congiuntura economica che ha coinvolto gran parte delle economie mondiali, ma anche dalle profonde evoluzioni sociali e culturali che hanno determinato grandi cambiamenti in gran parte del mondo. Oggi, le imprese del vino devono affrontare nuovi consumatori, un nuovo trade e, complessivamente, uno scenario competitivo che si modifica molto più velocemente rispetto al passato, dove anche il packaging svolge un ruolo non secondario”. Nel suo intervento, Piccoli ha anche presentato le più recenti evoluzioni dei mercati e, in particolare, i nuovi strumenti che le aziende dovranno mettere in campo per essere pronte a queste nuove sfide.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

L’Università di Padova mette a punto un sistema di previsione delle piene fluviali unico in Europa finanziato dalla Regione Veneto

Un modello scientifico capace di prevedere le piene dei fiumi con 72 ore di anticipo per permettere di prendere decisioni ed effettuare scelte a tutela di popolazione e territori. Questo è il modello IMAGe, sistema di previsione delle piene fluviali della Regione del Veneto, messo a punto dal Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale dell’Università di Padova in collaborazione con la Regione.

Modello unico in Europa. “Come riconosciuto anche dall’Autorità di Distretto, il nostro è un modello unico in Europa – ha spiegato ieri l’assessore regionale all’ambiente e protezione civile Gianpaolo Bottacin, in occasione della presentazione – un modello al quale sta guardando con estremo interesse anche il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, dato che è del tutto esportabile. Per noi è fondamentale, lo abbiamo visto in occasione di Vaia. Stiamo parlando di previsione che si traduce in prevenzione, aspetto del tutto prioritario nel campo della difesa idraulica”.

Il modello permette di sapere con anticipo se e esattamente quando (a che ora) un fiume esonda attraverso delle modellazioni di generazione e di propagazione delle piene, che si traducono in report. Tutti questi dati vengono gestiti nella centrale operativa nella sede della Protezione Civile regionale a Marghera (VE). “Si parte da una previsione meteo a misura fatto dalla Regione attraverso Arpav e poi, man mano che ci si avvicina all’evento previsto, c’è una fase di interazione fra dato previsto e dato osservato – ha spiegato il professor Luigi D’Alpaos, accademico dell’Università di Padova e luminare della difesa idraulica che ha visto nascere e segue tutt’ora il progetto a capo dell’equipe di altri due docenti e tre ricercatori – stiamo parlando di una cascata di strumenti a disposizione della Regione del Veneto per gestire le emergenze fluviali, capace di garantire informazioni molto utili anche nel campo della pianificazione”.

Obiettivo: estenderlo a tutti i bacini fluviali. Il modello è stato messo a punto fino ad oggi per quanto riguarda tre bacini idraulici del Veneto: Brenta-Bacchiglione, Piave e Muson dei Sassi. Obiettivo è quello di estenderlo a tutti i bacini fluviali. “È stato particolarmente utile durante Vaia – ha sottolineato l’assessore – ad esempio i dati forniti ci hanno detto come gestire i bacini del Brenta Bacchiglione. Ad esempio ci hanno consentito di gestire il bacino del Corlo per evitare di mettere a rischio le popolazioni rivierasche e il ponte di Bassano. La Regione dal 2013 ha investito già quasi 900 milioni per opere di difesa idraulica in tutto il Veneto attraverso quello che è denominato ‘piano D’Alpaos’ – ha concluso Bottacin – e lì abbiamo previsto di investire risorse anche sugli strumenti previsionali come IMAGe. Questo strumento consente di prendere decisioni strategiche tipo l’evacuazione di intere popolazioni con adeguato supporto scientifico”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Maiali, la peste suina in Cina fa crescere le quotazioni della carne nazionale, passate da 1,13 a 1,80 al chilo, buone prospettive per l’export. Ma c’è timore del contagio in Italia attraverso i cinghiali.

Volano i prezzi dei maiali in conseguenza della peste suina che da un anno sta falcidiando gli allevamenti della Cina, obbligandola a sopprimere circa 200 milioni di maiali, pari al 40 per cento dei capi del Paese. Per il Veneto, dove il valore della produzione del comparto nel 2018 è stato stimato dall’Istat in 202 milioni di euro, è un trend che fa tirare un sospiro di sollievo agli allevatori, dopo un decennio durissimo per il settore.

Buone nuove per l’export. “Da giugno 2019 è iniziata un’inversione di tendenza, che sta proseguendo anche in questo inizio 2020 – spiega Rudy Milani, presidente degli allevatori suini di Confagricoltura Veneto -. Le quotazioni sono passate da 1,13 euro al chilo agli attuali 1,80 euro al chilo. All’Italia, che non è autosufficiente, è mancata infatti la quota dei Paesi europei che in parte la rifornivano e che ora esportano in Cina e perciò il prezzo dei maiali da macello nazionali è schizzato in alto. L’industria della trasformazione per anni aveva acquistato materia prima all’estero, ma ora deve rifornirsi sul mercato interno. Ci auguriamo che, grazie a questa situazione, si cominci finalmente a ragionare in termini di filiera nazionale tracciata, con un vero made in Italy che parta dalla carne utilizzata. Avremmo anche ottime possibilità con l’export in Cina, dove l’ammanco di carne di maiale si sta facendo sentire. Peccato che il governo abbia posto molti paletti sanitari, che ad oggi ci consentono solo di esportare frattaglie. Il nostro vantaggio sarebbe invece quello di spedire in Oriente anche tagli nobili, in modo da aprire un canale di cui il nostro mercato si potrebbe avvantaggiare nei tempi futuri”.

Il numero di allevamenti veneti al 31 dicembre 2018 (dati Veneto Agricoltura) si aggira intorno alle 9.800 unità, di cui la stragrande maggioranza a conduzione familiare (circa 7.700 unità) con in carico poco meno di 3.000 capi. Gli allevamenti con finalità da reddito sono 1.885, con 633.000 capi censiti nell’ultimo controllo. Le province dove si concentra la produzione sono Verona, che detiene circa un terzo del totale, seguita da Treviso (20%) e Padova (17%). Quindi Rovigo, Vicenza, Venezia e infine, con una piccola quota, Belluno.

Accanto alle note positive c’è però il timore che la peste suina arrivi anche nel nostro Paese, dato che è già giunta in Europa e attualmente i contagi hanno colpito allevamenti in Polonia e in Paesi dell’Est europeo, a poche decine di chilometri dai confini tedeschi. “La peste suina non contagia l’uomo, ma si propaga velocemente anche tramite gli animali selvatici come i cinghiali – rimarca Milani -. Bisogna rafforzare i controlli per la biosicurezza, applicando le linee guida della Commissione europea, e soprattutto gestire le enormi popolazioni di cinghiali che sono portatori sani della peste suina. In Veneto abbiamo una popolazione di cinghiali fuori controllo, perché non ci sono antagonisti naturali che la contengano. Nella nostra regione la popolazione dei cinghiali continua ad aumentare a dismisura, arrivando a contare migliaia di esemplari che stanno creando danni notevoli all’ambiente e alle attività agricole. Bisogna adottare misure di contenimento efficaci, con catture e abbattimenti mirati, anche per evitare il diffondersi di una malattia catastrofica come la peste suina negli allevamenti, che comporta l’abbattimento immediato di tutti i capi e il blocco delle esportazioni di carni suine e derivati. Il malaugurato diffondersi di un’epidemia di peste suina in Italia condannerebbe a morte le aziende di allevamento e una quota importante dell’export agroalimentare nazionale, che vale 8 miliardi”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Emergenza Pfas, entro il 21 marzo 2020 acqua pulita nell’area rossa. Nel frattempo, pubblicato il bando di gara per le opere finalizzate a dare risposta all’emergenza per Montagnana (Pd) e l’area berica.

“Con la pubblicazione del nuovo bando per la realizzazione della condotta Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore si completa una parte importante dell’intervento commissariale. Il 2020 sarà un anno fondamentale, nel quale potremo vedere completati i lavori per portare acqua pulita in tutta l’area rossa. Ricordo, comunque che, in attesa delle opere, l’acqua attualmente erogata ai Comuni della zona rossa ha già raggiunto l’obiettivo zero PFAS Zero, grazie ai sistemi di filtrazione mediante assorbimento su carbone attivo granulare, come stabilito dai limiti emanati dalla Regione Veneto. Limiti sui quali attendiamo ancora risposta dal Ministro Costa”. Così il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta la notizia, comunicata dal Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, Nicola Dell’Acqua, il quale ha l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da PFAS entro il 21 marzo 2020.

Bando per la bassa Padovana e l’area berica. “È stato pubblicato il bando di gara per le opere finalizzate a dare risposta all’emergenza PFAS per Montagnana (Padova) e l’area berica – spiega Dell’Acqua – stiamo parlando della nuova condotta Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore, che comprende oltre 22 chilometri di tubazioni da posare e il serbatoio di accumulo da 10.000 metri cubi che sarà realizzato a Montagnana”. Si tratta di un intervento del costo complessivo di oltre 25 milioni, dei quali 22,6 milioni rientrano nel finanziamento per le opere commissariali. Il Soggetto Attuatore è Acquevenete spa. I lavori partiranno nei primi mesi del 2020, non appena concluse le operazioni di aggiudicazione della gara. La nuova condotta di collegamento Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore permetterà di sostituire l’attuale fornitura di acqua dalla centrale di Madonna di Lonigo, contaminata da PFAS, convogliando acqua da fonti diverse da quelle inquinate. In caso di necessità, l’acqua potrà essere prelevata anche dalle centrali di Vescovana e Piacenza d’Adige, che attingono dal fiume Adige acqua ugualmente sicura e del tutto priva di PFAS.

“L’idea alla base del progetto – prosegue Dell’Acqua – è quella di creare un grande serbatoio di accumulo a Montagnana, della capacità di 10.000 metri cubi, dove verranno convogliate le disponibilità notturne di acqua: negli orari notturni, infatti, il prelievo è minore ed è possibile creare delle scorte d’acqua da distribuire agli utenti dei Comuni interessati nel corso della giornata”. Sarà, dunque, necessario prolungare l’esistente condotta Monselice-Ponso, realizzando il nuovo tratto Ponso-Montagnana, per una lunghezza complessiva di 9.260 metri, con una condotta adduttrice del diametro nominale di 600 millimetri, in ghisa sferoidale, materiale sicuro e durevole nel tempo. La nuova tubazione sarà posata prevalentemente in campagna, lungo il tracciato di progetto della superstrada S.R. n.10 VAR, in corrispondenza del bordo sud della stessa. Le operazioni di esproprio sono già in fase avanzata. Il progetto prevede, inoltre, la realizzazione del nuovo serbatoio strategico di Montagnana, composto da due moduli della capacità ciascuno di 5.000 metri cubi, con annessa centrale di pompaggio.

Altri lavori. “Dal serbatoio di Montagnana sarà, quindi, realizzata la nuova tubazione di collegamento con la rete di Pojana Maggiore, sempre del diametro nominale di 600 millimetri – sottolinea il Commissario Dell’Acqua – un’ulteriore connessione verrà realizzata con la condotta esistente, proveniente dalla centrale di Madonna di Lonigo. In tal modo sarà possibile alimentare, oltre a Pojana Maggiore, anche i Comuni di Asigliano, Orgiano e Alonte e Noventa Vicentina”. Il progetto proseguirà con la realizzazione del tratto di collegamento alla rete di Montagnana, in derivazione dalla condotta per Pojana, in corrispondenza di via Sette Albere all’incrocio con via Fossa di Buoso. Questo tratto di condotta avrà un diametro nominale di 400 mm e una lunghezza di 1.670 metri. Infine, per il funzionamento complessivo del sistema, sarà necessario costruire anche 800 metri di nuova condotta a Monselice, come tratto di collegamento con la condotta di adduzione proveniente dai pozzi di Camazzole, con la posa di tubazione in ghisa sferoidale del diametro nominale di 700 mm lungo viale Tre Venezie, via Piemonte e via Veneto.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Venerdì 31 gennaio 2019, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) il corso di formazione giornalisti organizzato dall’Odg Veneto in collaborazione con Argav, tema “Le api, campanello d’allarme per l’ambiente che cambia”

da sx Fabrizio Stelluto, presidente Argav e Paolo Fontana, premio Argav 2017

Venerdì 31 gennaio 2019, dalle 19 alle 21, al circolo Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8, si svolgerà il corso di formazione per giornalisti (2 crediti) “Le api, campanello d’allarme per l’ambiente che cambia”, organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav e già presente nella piattaforma Sigef.

Relatori dell’incontro, moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, saranno: Franco Mutinelli (Istituto Zooprofilattico delle Venezie), Paolo Fontana (ematologo Fondazione Edmund Mach, premio Argav 2017), Michele Merella (presidente Apidolomiti), Emanuele Rigato (cofondatore start up Smart Bugs).