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Feste natalizie 2019/2020: a Segusino (TV), una delle edizioni del Presepio Artistico più belle di sempre. Ed il borgo si apre sempre più al turismo sostenibile con una nuova struttura ricettiva famigliare.

particolare Presepio Artistico di Segusino, edizione 2019/20 Laudato Sì

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Sarà per il tema scelto, il Cantico delle Creature “Laudato Sì” di San Francesco, che inneggia alle bellezze del creato, ma quella 2019 del Presepio Artistico di Segusino, borgo di 2 mila anime tra le provincie di Treviso e Belluno è, a mio parere, una delle edizioni più belle di sempre, visibile al pubblico sino al 2 febbraio 2020 (ulteriori informazioni http://www.presepiosegusino.it). Dal brolo con l’albero di mele e l’orto, al campo in cui si reca il contadino con il tabarro, alle stalle di ricovero degli animali, al granaio, alla strada di contrada storica di Feltre in cui si tiene il mercato di frutta e verdura, tutto concorre a creare stupore e ammirazione per il lungo lavoro di allestimento svolto con amorevole e certosina precisione dal gruppo dell’associazione parrocchiale Amici del Presepio di Segusino.

Antonio Zanella davanti alla sua casa vacanze Stajerat

Il borgo si apre sempre più al turismo. “Abbiamo scelto per questa edizione il cantico di San Francesco, che peraltro fu il primo a dar vita alla tradizione del presepe, con la riflessione che, ammirandolo nel suo insieme, si possa tornare a casa con un piccolo messaggio interiore di rispetto verso le meraviglie del creato“, ha spiegato Carlo Stramare, presidente dell’associazione, nonché socio onorario Argav, nell’accogliere insieme a Diego Longo, assessore al Turismo di Segusino, i soci Argav nella tradizionale visita natalizia al borgo. Che da quest’anno, nella borgata Riva Grassa, che abbiamo raggiunto a piedi in pochi minuti salendo da Riva Secca e ammirando i presepi allestiti nelle case, si arricchisce di una bella struttura ricettiva, la casa vacanze “Stajerat” (via De Gasperi 15), nome che rimanda al soprannome della famiglia di Antonio Zanella, la cui mamma era nota al tempo per la pesatura dei prodotti alimentari con la stadera, bilancia che si basa sul principio della leva. Antonio ha ben ristrutturato e arredato l’edificio di famiglia rispettando la struttura originaria e…la destinazione: vale a dire che la casa vacanze, composta da 3 camere matrimoniali e una camera singola, cucina, soggiorno e bagno, viene affittata – a prezzi molto convenienti – a famiglie e gruppi di amici che possano condividerne gli spazi in modo famigliare, oppure anche solo ad una persona, al momento da aprile a ottobre, ma presto anche d’inverno (per ulteriori informazioni e prenotazioni, tel. 347-5520851, email: zanellik1988@yahoo.it).

Marcello Coppe e Albino Zanella

Prodotti segusinesi, presto un logo per riunire i produttori. Dopo un gustoso aperitivo a base di salame fresco e arrosto, formaggio scek e vin brulè, preparati da altri Amici del Presepio, Marcello Coppe e Albino Zanella, che abbiamo trovato a “batter carta” nel cortile della casa vacanze Stajerat, ci siamo rifocillati con altri prodotti segusinesi nel locali comunali del CRA, con deliziosi piatti – dalle crespelle con pasta di salame e scek, allo spiedo, curato da Manolo Dalla Longa, menarosto dell’Accademia dello Spiedo dell’Alta Marca – al radicchio al forno alla pinza, preparati dai volontari della Pro Loco di Segusino, presieduta da Denis Coppe, altro socio onorario Argav. Che ha annunciato la prossima nascita di un logo in grado di riunire i tanti produttori locali, in modo da non disperdere le loro produzioni tipiche.

 

 

 

Comunità solidali e sostenibili, Wigwam avvia il progetto 2020 nel Padovano con Ministero del lavoro e regione del Veneto

Bimbi botanici al Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

L’ambiente è per antonomasia il bene comune delle comunità locali e, nella globalità, per le specie viventi nel loro complesso. Tra di loro strettamente interdipendenti, perciò essenziali l’una all’altra. E’ oramai però sotto gli occhi di tutti la devastazione che, quella che tra di esse, ha sviluppato più intelligenza ma non altrettanta consapevolezza, sta compiendo a spese delle altre, di quella vegetale e di quella animale ma anche a danno di una parte dell’umanità stessa: quella più debole ed anche numericamente maggioritaria.

Cosa fare? Da quasi cinquant’anni Wigwam, una tra le primissime organizzazioni eminentemente ecologiste nate in Italia e nel mondo, tra quelle riconosciute con decreto del Ministero dell’Ambiente e che ospita gli incontri di formazione e informazione mensili Argav, si dedica alla creazione di consapevolezza attraverso attività educative, in specie rivolte ai più giovani, e alla promozione di progetti di sviluppo sostenibile (sostenibilità: culturale, sociale, economica, ambientale) orientati all’interesse delle comunità locali, intese come entità territoriali solidali e coese che perseguono il bene comune di chi ci vive. Per 2020 l’Associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, ha avviato il progetto denominato “Comunità Solidali e Sostenibili”, mirato a promuovere azioni a tutti i livelli per combattere gli effetti del cambiamento climatico attraverso: lo sviluppo della cultura del volontariato e della cittadinanza attiva, in particolare tra i giovani; la promozione di percorsi educativi e formativi sui mutamenti climatici, in particolare nelle scuole; la sensibilizzazione delle persone sulla necessità di adottare comportamenti responsabili per contribuire a minimizzare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulle comunità naturali e umane.

Le azioni del progetto saranno realizzate attraverso un’attività a impatto educativo di impronta ambientale – che sia anche occasione di allenamento alla coesione sociale – con bimbi e ragazzi (5-14 anni) e con giovani (15-24 anni) cui si aggiungeranno persone over 65 anni depositarie di sapere esperienziale al fine di produrre, sull’intera popolazione dell’area interessata, un riverbero che orienti a:  comportamenti più solidali ed inclusivi; modelli economici e di produzione non dissipativi, duraturi e sostenibili; relazioni sociali che facilitino l’aiuto reciproco e aumentino la sicurezza degli insediamenti umani; conoscenza dell’ecosistema locale, perciò all’acquisizione delle buone pratiche per il suo recupero dove sia stato compromesso, per la sua salvaguardia dove risulti ancora abbastanza integro ed infine, per la sua corretta valorizzazione a beneficio delle comunità locali stesse e del potenziale incoming turistico e di dinamiche di interscambio con altre comunità locali organizzate di tutto il mondo, generatori delle economie necessarie per la sussistenza della popolazione residente.

L’ambito territoriale (territori comunali interessati dalla proposta progettuale) sono l’area periurbana di Padova con particolare attenzione all’hinterland Nord ed Est coi comuni di Vigodarzere, Vigonza, Noventa Padovana, Padova quartiere di Camin e Ponte San Nicolò. L’area Sud Est della Provincia di Padova (la Saccisica e il Conselvano) coi territori comunali di Legnaro, Brugine, Arzergrande, Piove di Sacco, Sant’Angelo di Piove di Sacco, Codevigo, Bagnoli di Sopra e Casalserugo.

Le attività si articoleranno in quattro tipologie di azione: La didattica e i laboratori di “Bimbi Botanici” che verteranno sul riconoscimento del patrimonio arboreo del proprio territorio e sulla creazione di un erbario con attività in aula e in escursione; La didattica e i laboratori su “La Cultura del fosso” per l’educazione alla scoperta delle valenze dei fossi, quali contenitori di biodiversità, di funzione idraulica, di cultura materiale, di paesaggio; Studenti comunicatori di comunità attraverso la selezione e formazione di giovani tra i 17 e i 23 anni, interessati a sperimentarsi nell’azione di comunicatori della propria comunità. Infine, concepita anche come incentivante il dialogo intergenerazionale, l’azione degli Anziani maestri, attraverso la selezione di persone over 65 disponibili ad affiancare con la loro esperienza i giovani nella realizzazione delle attività educative.

Partner del progetto dell’Associazione Nazionale Wigwam APS Italia: l’Associazione Wigwam Circolo di Campagna Arzerello APS di Piove di Sacco, l’Associazione Wigwam Circolo di Campagna Il Presidio APS di Padova-Camin, L’Associazione AUSF APS (Associazione Universitaria Studenti Forestali dell’Università di Padova) con sede ad Argipolis di Legnaro ed infine L’Associazione “Il Grido Alé ODV” e l’AUSER ODV entrambe di Sant’Angelo di Piove di Sacco. Supporteranno il progetto il Comune di Arzergrande, il Comune di Brugine, il Comune Bagnoli di Sopra, il Comune di Casalserugo, il Comune di Legnaro, il Comune di Ponte San Nicolò, il Comune di Sant’Angelo di Piove di Sacco, il Comune di Vigodarzere, il Comune di Vigonza ed infine UNAGA, l’Unione Nazionale dei Giornalisti di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente – Gruppo di specializzazione della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana).

Fonte: Servizio stampa Wigwam

4 gennaio 2020, i soci Argav visitano il Presepio Artistico di Segusino (TV). Nell’occasione, presentato dalla Pro Loco il logo “Prodotti Segusinesi a Km 0”.

il formaggio s-cek di Segusino

Come tradizione, oggi, sabato 4 gennaio, i soci Argav fanno visita agli amici di Segusino (TV) ed al loro Presepio Artistico, frequentato ogni anno da migliaia di persone. Il programma della giornata prevede anche la presentazione del logo dei “prodotti segusinesi”, un ulteriore passo di un progetto di marketing territoriale cresciuto nel corso degli anni.

Programma. Il ritrovo è alle 10:00 in viale Italia 270 (zona Chiesa Parrocchiale), visiteremo il Presepio Artistico edizione 2019 dal titolo “Laudato Si“, visitabile dal pubblico sino al 2 febbraio 2020. Alle 11:00, andremo in passeggiata (su strada) verso i borghi Riva Secca e Riva Grassa di Segusino, con visita ad alcuni dei Presepi nei Borghi. Versoe le 11:30 nella borgata Riva Grassa, visiteremo la struttura ricettiva-casa vacanze “Casa Stajerat”, aperta di recente. Verso le 13:30 rientreremo in paese, nei locali del CRA (struttura comunale) per la presentazione del nuovo logo “Prodotti Segusinesi a Km 0” di Pro Loco Segusino.

Riconoscere se il pesce è fresco, in 100 secondi i suggerimenti dell’IZSVe

Facendo attenzione ad alcune caratteristiche possiamo riconoscere se il pesce che stiamo acquistando è fresco e può essere consumato in sicurezza. Se il pesce è intero si devono considerare vari aspetti, mentre valutare la freschezza di un trancio di pesce invece può essere più complicato. Numerosi i suggerimenti che si possono trarre da questo video della serie «100 secondi», realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Fonte: Servizio comunicazione ISZVe

Pesca, in altalena il comparto veneto nel 2018

pesca vongole

Come ogni anno a dicembre arriva il report di Veneto Agricoltura dedicato all’andamento del comparto regionale della pesca riferito all’anno precedente, in questo caso il 2018, per il quale sono disponibili e completamente analizzabili tutti i dati. In estrema sintesi, i tecnici dell’Agenzia rilevano che lo scorso anno i vari settori della filiera ittica del Veneto hanno presentato numeri in altalena: cresce lo sbarcato nei mercati ittici locali; stabili la flotta marittima, il numero delle imprese e l’export; male il comparto della venericoltura (allevamento delle vongole).

In dettaglio. Flotta peschereccia Sembra essersi assestata la consistenza dei pescherecci della flotta marittima veneta, dopo un lungo periodo di forte calo, visto che alle 658 unità rilevate nel 2018 corrisponde un calo dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Si registra anche un leggero decremento del numero di imprese attive nella filiera ittica regionale che, con 3.787 unità, segnano un -0,3% rispetto al 2017, di contro, con 7.774 unità lavorative attive, gli occupati risultano in crescita dell’1,2%. Prodotto sbarcato – Lo sbarcato locale, che giornalmente arriva nei sei mercati ittici regionali (Venezia, Chioggia, Caorle, Pila, Scardovari e Porto Viro), ha fatto segnare un rialzo della produzione del 4,8% rispetto al 2017, a fronte delle 20.153 tonnellate prodotte, mentre il fatturato in controtendenza perde il 4,4% (47,8 milioni di euro), calo causato dalla discesa dei prezzi di vendita alla produzione (-5% medio). La voce che maggiormente ha inciso sull’aumento dei quantitativi sbarcati nei mercati è rappresentata dal pesce azzurro (alici e sardine), che nel 2018 ha visto crescere i volumi del 14% netto, con il mercato di Pila-Porto Tolle ad incidere in maniera determinante (+34,9%). Prodotto allevatoSull’ottovolante le produzioni di allevamento, visto che per la venericoltura nel 2018 risultano 10.274 tonnellate prodotte e una perdita annua del -30,5%. Ben altra cosa per la mitilicoltura regionale, che registra nell’anno analizzato un deciso aumento produttivo del +27,6%, a fronte delle 19.786 tonnellate complessive prodotte, con il prodotto marino ad incidere maggiormente sulla crescita dei volumi (+31,9%). Anche la piscicoltura vede scendere leggermente i volumi prodotti (-0,4%), mentre il valore della PLV sale del +15,2%. Molluschi di mare – Infine, con le 4.560 tonnellate rilevate nel 2018, i due Co.Ge.Vo. veneti mostrano un decremento della produzione complessiva di molluschi di mare del 17,9% rispetto all’anno precedente, con le vongole che perdono il 18,5%.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

“Frutticoltori senza reddito da cinque anni. E i mercati chiuderanno”, la lettera di fine anno di Piero Spellini, membro di giunta di Confagricoltura Verona.

Piero Spellini

Riceviamo dall’ufficio stampa di Confagricoltura Veneto e pubblichiamo la lettera di fine anno scritta da Piero Spellini, membro di giunta di Confagricoltura Verona, sul difficile momento che stanno attraversando i frutticoltori veronesi, e non solo.

Sono un vecchio appassionato frutticoltore. Ho investito fino a sei mesi or sono nella mia azienda nel Villafranchese perché fosse sempre all’avanguardia, e oggi è considerata tale. Gli ultimi investimenti sono stati per chiudere gli appezzamenti, protetti da rete antigrandine, con le reti a fori sottili (anti carpo) per cercare di contenere l’invasione della cimice asiatica. La cosa è riuscita solo molto parzialmente.

Finite le raccolte ho cominciato a guardarmi in giro. La contabilità porta a risultati che definire sconfortanti è essere pazzescamente ottimisti. Mi sono chiesto se sono una mosca bianca o se non so produrre in modo economico. Ho avviato da vecchio ingegnere una mia indagine personale, che voglio condividere. Ho contattato circa 200 frutticoltori. Nessuno mi ha detto di aver chiuso il bilancio in maniera positiva, nella stragrande maggioranza dei casi, “a microfoni spenti”, conferma che sono cinque anni consecutivi che non si fa bilancio. I produttori di mele sono indecisi se togliere le piante quest’anno o provare per l’ultima volta. I peri hanno le radici che godono il fresco sopra terra. Il sistema bancario dice che, se guardiamo il debito rispetto al patrimonio, si può ancora resistere al fallimento un paio d’anni, ma se lo guardiamo rispetto ai fatturati e alle prospettive il settore è già morto.

Mi sono guardato in giro: dal prossimo anno non apriranno certamente il mercato delle pesche di Villafranca e quello di Valeggio; gli altri tre stanno discutendo su cosa fare, visto che i peschi sono spariti dalle campagne. Verona, che cercava di togliere a Latina la prima genitura del kiwi, ha tolto i frutteti, per la moria delle piante. Teoricamente questo sarebbe un anno buono per i prezzi, ma non c’è produzione e la poca che c’è è rovinata dalla cimice. I meli cercano di resistere, ma sono stati drasticamente estirpati per i prezzi irrisori e da ultimo per la cimice. Ho letto la relazione presentata dalla Regione Veneto, certamente fatta bene, ma fotografa una situazione del tutto irreale: cito solo il prezzo delle mele a 0,56 euro, contro un prezzo di campagna di 20 centesimi e un costo di produzione superiore ai 30.

Per quanto riguarda la legge sul caporalato, voglio dire che anche io mi sento vittima, ma del costo globale della manodopera e della burocrazia. Se anche l’anno prossimo il prezzo di vendita sarà uguale, non sarò in grado di pagare gli operai. Quanto alla burocrazia, ho assunto tra gli altri due ragazzi, il giovedì, per la raccolta che doveva cominciare il lunedì: uno se n’è andato in bicicletta con gli amici fino a Catanzaro, l’altro in Bulgaria a fare gare di moto. Assunzione, stipendio a ore zero, licenziamento totale euro 210 (senza contare il mio tempo perso), che tradotto in chili di mele a 20 centesimi sono 1.050 chili. Evito di commentare per non essere scurrile. Possibile che non si riesca a capire che la raccolta che dura forse due settimane non è un impiego, ma un’attività occasionale, che in Germania, Austria, Francia è considerata tale, che da dove oggi arrivano le mele (cioè Polonia, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca) la manodopera per la raccolta costa 3,5 euro all’ora e loro, europei come noi, possono vendere a 20 centesimi mentre noi chiudiamo le aziende?

La mia zona è sempre stata all’avanguardia, ma ora con la sparizione delle pesche e del kiwi sta subendo una rapidissima trasformazione. Tre ettari di pesche mantenevano una famiglia, tre ettari di prato mantengono cinque vacche, forse, non certo una famiglia. Che quindi cerca di affittare, ma appezzamenti piccoli non li vuole nessuno, oppure cerca di vendere se trova qualcuno che compera, con prezzi crollati. Il numero delle aziende nei prossimi tre anni sarà drasticamente ridimensionato.

“Vertical Farm” negli edifici dismessi, precisazioni sulla nascita del progetto da parte di Gentilinidue

In merito al progetto Ri-Genera, di cui abbiamo dato notizia riportando la comunicazione stampa inviataci da Coldiretti Padova, riceviamo e pubblichiamo la precisazione di Nicoletta Marin Gentilini di Gentilinidue di Padova, coinvolta nel progetto.

“Spiego meglio come è nato il progetto. Nel 2015 ero nel gruppo di progettazione che ha vinto il concorso Padova Soft City per una riqualificazione della città in chiave smart ed ecosostenibile. Proprio facendo ricerca per il concorso ho scoperto che, in occasione dell’Expo 2015, Enea inaugurava la prima Vertical farm 100% italiana. Li ho subito contattati per conoscere da vicino quel micro sistema agricolo tecnologicamente avanzato. Nel 2016 ho partecipato ad un bando di Horizon 2020 SME instruments. Affiancata da Enea e Università di Padova, ho presentato il progetto Vertical Farm 4.0 (zero suolo, zero rifiuti, zero acqua, zero emissioni) per la riconversione di siti industriali dismessi in moderni sistemi di vertical farming ottenendo anche il “Seal of Excellence” cioè il riconoscimento ufficiale da parte della CE. Purtroppo avevano esaurito i fondi ma non mi sono persa d’animo e dopo tre anni di duro lavoro e muri di gomma, ho finalmente trovato due persone che hanno creduto in me e nella mia “vision”, i rappresentanti di Advance e Coldiretti. Ho ricontattato Enea e Lucchini, miei vecchi partner di progetto, abbiamo aggiunto il Parco Scientifico Tecnologico Galileo e finalmente il 17 dicembre scorso siamo arrivati alla firma del protocollo d’intesa. Nel 2019 sono apparsa nel libro “100 donne che cambieranno l’Italia” o che almeno ci provano e questo è il mio primo progetto per farlo”.

Trentino, anno agricolo a due facce, senza eventi estremi ma con una serie diffusa di episodi calamitosi. Le considerazioni del Condifesa Trento.

Il 2019 in Trentino potrebbe essere definito, dal punto di vista agricolo, a due facce. Se da un lato non si sono riscontrati eventi estremi, come la tremenda gelata del 2017, dall’altro si sono verificati una serie diffusa di episodi calamitosi che hanno causato danni a numerose colture agrarie della provincia.

Grandine, gelo, vento e pioggia: danni per oltre 40 milioni di euro.  “Fortunatamente oltre il 90% degli agricoltori si assicura e gran parte estende le garanzie e le protezioni aderendo a fondi agevolati (sotto soglia, fitopatie, mancati conferimenti e stabilizzazione del reddito) – spiega Andrea Berti, direttore di Co.Di.Pr.A. – andando a tutelare con uno strumento assicurativo circa 430 milioni di euro di produzioni agricole, oltre ad ulteriori 515 milioni di euro coperti con soluzioni mutualistiche. In particolare – continua il direttore – nella nostra provincia aderiscono a soluzioni di gestione del rischio oltre il 90% delle mele e il 75% dell’uva con una media che sfiora l’85%. Le aree maggiormente colpite da eventi atmosferici avversi – evidenzia Berti – sono la zona di Denno, Campodenno in Val di Non, in Valsugana, nelle Giudicarie (Stenico e Dorsino), nella zona di Trento Sud e in Vallagarina. I danni sono da imputare principalmente a grandine, gelo, vento ed eccesso pioggia (per l’uva da vino) che hanno causato danni agli assicurati per oltre 40 milioni di euro. Le compagnie di assicurazione, spiega il direttore – entro Natale ristoreranno i danni agli assicurati.

“Altro capitolo va riservato alla cimice asiatica – evidenzia Berti – su questo fronte stiamo ottenendo il via libera dal Ministero dell’agricoltura per attivare un Fondo che prevede di coprire i danni causati da fitopatie tra le quali anche la cimice a partire già dal 2020. Questo insetto alieno, da una prima analisi, sembra abbia causato danni per oltre 7 milioni di euro alle colture trentine, in particolare su melo. Stiamo lavorando con la Fondazione Mach per strutturare al meglio il Fondo – sottolinea Berti – in coerenza e quale strumento a supporto di una puntuale applicazione diffusa delle condizioni del «Piano Cimice», responsabilmente e a tempo di record strutturato dalla nostra Provincia”. “Già nel 2019 – spiega Giorgio Gaiardelli, presidente del Consorzio – grazie ad un intervento della Provincia, riusciamo ad indennizzare una parte di questi danni agli agricoltori del nostro territorio attraverso due strumenti mutualistici di Co.Di.Pr.A.: il fondo cooperative e il fondo sotto soglia. Numerose le adesioni ai fondi per la stabilizzazione del reddito (IST) dedicati al mondo melicolo e zootecnico e al Fondo fitopatie vegetali. “Oltre il 70% delle superfici dei nostri associati – evidenzia Gaiardelli – ha aderito a questi innovativi strumenti di gestione del rischio, evidenziando lungimiranza e capacità di programmazione dell’agricoltore. Come Consorzio siamo stati i primi a livello nazionale a credere nei fondi IST, supportando le adesioni dei nostri soci ai fondi che prevedono una contribuzione pubblica del 70%”.

Fonte: Servizio stampa Codipra

Radicchio di Chioggia Igp, al vaglio della Commissione europea il nuovo disciplinare proposto dal Consorzio. Ed il presidente Boscolo Palo invita gli orticoltori a certificarsi.

Giuseppe Boscolo Palo

A dieci anni dal riconoscimento europeo dell’IGP per il Radicchio di Chioggia, il Consorzio adegua il disciplinare di produzione all’evoluzione delle modalità di coltivazione e delle esigenze di mercato. «E’ stato un lavoro paziente e meticoloso – spiega il presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Boscolo Palo – che abbiamo svolto di concerto con la Regione Veneto, prima, e con il Ministero delle Politiche agricole, poi. Il disciplinare non è stato stravolto, ma sono state apportate piccole, ma sostanziali modifiche che hanno tenuto conto delle esigenze sia dei produttori che degli operatori commerciali».

Entrando nei dettagli. Gli aspetti produttivi riguardano innanzitutto il peso del cespo, che viene fissato tra i 200 e i 600 grammi per entrambe le tipologie, precoce e tardivo; consentendo di proporre un ottimo prodotto adatto alle diverse destinazioni del mercato. Infatti, il consumatore potrà scegliere le pezzature di peso inferiore se si tratta di single o quelle medio grandi per la famiglia; inoltre, l’industria del lavorato, soprattutto quella della IV gamma, richiede un prodotto più grande, più pratico da lavorare e con una migliore resa. C’è poi la densità colturale, finora talvolta soggetta a contenziosi interpretativi con l’Organismo di controllo e certificazione, che ora viene portata a 10-14 piante per metro quadro nella tipologia precoce e 8-12 piante per metro quadro nella tipologia tardivo. Si tengono così in conto lo sviluppo e l’applicazione di nuove tecniche colturali (uso di serre, tunnel, pacciamature, meccanizzazione del trapianto, ecc.), che comportano la possibilità di modificare i sesti d’impianto della cultura, attuando nelle file coltivate una maggiore variabilità nella densità di piante a metro quadrato, in modo da ottenere pezzature di peso e volume decrescenti all’aumentare del sesto d’impianto, a seconda della destinazione commerciale del prodotto. Infine, viene adeguata la resa produttiva alle variazioni di peso del cespo e della densità colturale introdotte nella revisione del disciplinare, fissando la quantità massima per ettaro in 35 tonnellate in campo, dopo una prima toelettatura da parte del produttore per eliminare le foglie esterne di colore verde o rosso non uniforme. Poi, con la seconda sfogliatura di rifinitura, che viene effettuata nella successiva fase di confezionamento assieme alla selezione dei cespi più idonei, la resa rapportata a ettaro si può ridurre anche fino ad un 30% del peso iniziale. Per questo, il quantitativo di Radicchio di Chioggia commerciabile col marchio IGP, dopo il passaggio presso il confezionatore, deve rimanere entro le 28 tonnellate rapportate ad ettaro, chiarendo così che il limite massimo fissato nella versione originaria del disciplinare va riferito al prodotto collocato sul mercato e non a quello raccolto in campo. “Va precisato – sottolinea Boscolo Palo – che, in ogni caso, le caratteristiche organolettiche di sapidità e croccantezza peculiari del Radicchio di Chioggia restano invariate, quando non addirittura esaltate con l’applicazione delle densità e sesti d’impianto fissati col nuovo disciplinare, e ciò è dimostrato dalle specifiche prove sperimentali effettuate dall’Università di Padova e prodotte a supporto della proposta di modifica”.

Fase di confezionamento e immissione sul mercato. Il nuovo disciplinare esplicita che il periodo di commercializzazione del Radicchio di Chioggia IGP va dal 1 aprile al 31 agosto, per la tipologia “precoce”, e dal 1 settembre al 31 marzo, per la tipologia “tardivo. In tal modo viene coperto l’intero arco dell’anno, senza sovrapposizioni di prodotto del precedente raccolto con il nuovo, al momento dell’immissione al consumo. E’ un chiaro segnale ed una opportunità per la filiera commerciale che potrà così approvvigionare ininterrottamente gli scaffali della distribuzione, fidelizzando il consumatore. Ma la vera novità introdotta per la fase commerciale è l’inclusione delle lavorazioni di IV gamma tra le operazioni di confezionamento. In termini pratici, questo comporta che anche il Radicchio di Chioggia confezionato in buste, tagliato e lavato pronto al consumo, potrà fregiarsi della denominazione (senza quindi dover scrivere, ad esempio, “Insalata di…”) ed essere ben riconoscibile grazie al logo circolare “RADICCHIO di CHIOGGIA I.G.P.” con lo scudo a fondo bianco e bordatura gialla e all’interno il leone rampante di colore rosso; inoltre potrà affiancare anche il marchio comunitario azzurro con scritta circolare gialla “INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA”.

Orticoltori invitati a certificarsi “Se non ora, quando?”. “Questa inclusione apre notevoli prospettive di mercato – afferma Boscolo Palo -, dato che incrementa il servizio abbinato al prodotto, che può essere offerto a consumatori con capacità di spesa medio-alta, disposti ad attribuire un valore monetario all’elemento “tempo. Aspettiamo impazienti la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, che dovrebbe avvenire entro i prossimi mesi per poter applicare il nuovo disciplinare già dalle produzioni della prossima primavera. Questo dovrebbe rinfrancare la fiducia dei nostri produttori di radicchio, soprattutto quelli più professionalmente preparati e legati al territorio, dato che, voglio sottolinearlo con forza, resta fermo e consolidata nel disciplinare l’autoproduzione del seme quale caratteristica peculiare per arrivare a produrre Radicchio di Chioggia Igp. Credo sia l’unico modo per differenziarsi nel mercato, evidenziando la forte identità territoriale del nostro radicchio. Invito quindi gli orticoltori ad attivarsi per la certificazione della produzione e ad entrare nel Consorzio di tutela, che da 10 anni ormai sostiene la promozione del Radicchio di Chioggia Igp.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela radicchio di Chioggia Igp

Veneto seconda regione italiana per mense scolastiche bio, ma pochissime le strutture iscritte al Fondo nazionale che consente di ridurre i costi a carico dei beneficiari del servizio

Il nuovo logo per i prodotti biologici Ue

Con 215 strutture di ristorazione scolastica bio, il Veneto è la seconda regione italiana, dopo la Lombardia, per numero di mense che offrono pasti biologici agli studenti. “Ma pochissime stazioni appaltanti ed aziende di ristorazione collettiva utilizzano il Fondo nazionale per le mense scolastiche biologiche, operativo dallo scorso anno e destinato a ridurre i costi a carico dei beneficiari del servizio di mensa scolastica biologica. Eppure accedere ai fondi è facile, basta iscriversi al registro nazionale delle stazioni appaltanti e dei soggetti eroganti”. E’ l’invito rivolto dall’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan a Comuni, scuole e aziende della ristorazione collettiva fatto in occasione del seminario tecnico sulla ristorazione scolastica biologica, promosso nei giorni scorsi dalla Regione Veneto in collaborazione con il Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali, nel palazzo Grandi Stazioni a Venezia.

Entro il 30 marzo iscrizione sulla piattaforma nazionale. “Sinora solamente tre stazioni appaltanti (una per provincia a Treviso, Venezia e Vicenza) e cinque soggetti eroganti (tre nel Vicentino e uno nel Padovano) hanno richiesto l’iscrizione all’apposita piattaforma informatica attivata dal Ministero delle politiche agricole per il servizio di mense scolastiche biologiche, e una sola stazione appaltante ha avuto accesso ai benefici di legge. Il che significa che, su un totale di 167.168 pasti ‘biologici’ erogati, solo a 19.920 pasti annui sono riconosciuti gli incentivi economici che vanno a ridurre i costi a carico dei beneficiari del servizio”. Da qui l’invito dell’assessore a tutti i potenziali offerenti del servizio di ristorazione scolastica biologica a presentare entro il 30 marzo la richiesta d’iscrizione alla piattaforma nazionale delle stazioni appaltanti e dei soggetti erogatori.

In Veneto il 6 per cento della superfice coltivata è destinata al biologico, le imprese agricole interessate sono il 3,5 per cento del totale e il totale degli operatori regionali bio, tra produttori, preparatori e importatori, supera i 3500. Il Veneto è la seconda regione in Italia, dopo la Lombardia, a registrare il maggior intervento di superfici agricole investite in colture biologiche (più 38%) ed è al terzo posto in Italia per numero di attività bio in rapporto al numero di abitanti.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto