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9 gennaio 2020, a Lonigo (VI) il consuntivo vendemmia 2019 in Veneto con focus sul futuro del mercato del vino

Si terrà giovedì 9 gennaio 2020 alle ore 9:30, alla Cantina di Collis Group a Lonigo (VI), il terzo e ultimo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto 2019 organizzato da Veneto Agricoltura di concerto con la Regione Veneto e Avepa.

Sotto i riflettori il consuntivo dell’ultima vendemmia, l’export di vino veneto e i mercati del vino. L’incontro plenario del mondo vitivinicolo regionale vedrà presenti tra gli altri anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, e il commissario dell’Agenzia regionale, Alberto Negro, oltre a tecnici ed esperti di settore. Nell’occasione, saranno forniti i dati consuntivi dell’ultima vendemmia nel Veneto, derivanti dalle dichiarazioni di produzione e affrontati altri importanti temi quali l’export di vino veneto nel 2019 e l’evoluzione dei mercati del vino, soprattutto in prospettiva futura. Il Trittico edizione 2020 inizierà invece come sempre con l’incontro in programma a giugno a Conegliano (Tv), dedicato allo stato fitosanitario del vigneto alla vigilia dell’estate, per continuare poi con il secondo focus a Legnaro (Pd) con le previsioni vendemmiali 2020.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Eletto il nuovo presidente di Strada del vino Colli Euganei

Roberto Gardina

Roberto Gardina è il nuovo presidente di Strada del vino Colli Euganei. L’imprenditore, fondatore dell’azienda agricola di Torreglia Quota 101, è stato eletto alla presidenza del Consiglio di Amministrazione del sodalizio euganeo nel corso della riunione del cda tenutasi lunedì 16 dicembre.

nuovo CdA Strada del vino Colli Euganei

Direttivo. Gardina, già vicepresidente dell’associazione, succede alla presidenza a Franco Zanovello, scomparso improvvisamente questa estate. La vicepresidenza è stata assegnata a Diego Bonato, dell’azienda agricola Reassi di Rovolon. Nel CdA entra inoltre Linda Zanovello, che gestisce assieme al fratello Marco l’azienda di Faedo di Cinto Euganeo fondata dal padre Franco nel 1976, Alberto Belluco della cantina La Roccola di Cinto Euganeo, Roberto Callegaro del frantoio Evo del Borgo di Arquà Petrarca, Martino Benato dell’azienda vitivinicola Vigne al Colle di Rovolon, Ida Poletto dell’Hotel AbanoRitz e Nicola Lionello dell’Antica Trattoria Taparo di Torreglia.

Sinergie territoriali. “Ringrazio per la fiducia che il CdA mi ha dimostrato, proseguiremo con la stessa dedizione ed entusiasmo il lavoro svolto negli anni, in particolare quello di Franco Zanovello, ponendoci sempre nuovi obiettivi e nuove sfide per la valorizzazione del territorio Euganeo. A tal proposito, prevediamo per il 2020 un’intensa programmazione di eventi e attività per promuovere l’offerta turistica enogastronomica. Porteremo avanti la proficua collaborazione con tutti gli attori preposti alla gestione, valorizzazione e cura della destinazione Terme e Colli Euganei, in particolare con il Parco, il Consorzio Vini e il Consorzio Terme e Colli Marketing con il quale stiamo lavorando per la realizzazione del nuovo sito internet della destinazione”, ha dichiarato il neo presidente.

Fonte: Servizio stampa Strada del vino Colli Euganei

Feste natalizie, “consumare veneto e attenzione agli abusivi, dannosi per economia e salute”, il consiglio di Confartigianato Imprese Veneto

Spenderanno oltre 1,1 miliardi di euro le famiglie venete per acquistare prodotti alimentari e bevande da mettere in tavola le prossime festività di Natale e fine anno. Pane, pasta, carni, salumi, formaggi, verdure, ortaggi, frutta e, soprattutto, dolci e vini, distillati e bevande, tutti prodotti dell’immenso “giacimento” della food economy del Veneto che, in particolare sotto le festività di Natale, registra sostanziose crescite di produzioni e vendite.

In Veneto più di 6.500 “artigiani del gusto” con oltre 13mila addetti. Un settore, quello dell’agroalimentare, rappresentato in regione da 6.576 imprese artigiane che danno lavoro a 13.102 addetti, con un’offerta enogastronomica 36 prodotti DOP, IGP e STG, ben 374 “tradizionali”, e una capacità export di circa 6 miliardi di euro all’anno. Sono questi alcuni dei numeri che emergono dall’analisi dell’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Veneto che, nel dossier “Food economy di MPI e artigianato alimentare nel 2019”, ha rielaborato i dati di Istat, UnionCamere-Infocamere e MIPAAF, su imprese e produzioni alimentari e consumi delle famiglie nell’ultimo anno. “I nostri artigiani del gusto utilizzano materie prime locali e metodi di produzione tipici che evidenziano il legame con il territorio regionale – commenta Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto e premio Argav 2018 – la genuinità di queste specialità fa bene alla salute, fa muovere l’economia e contribuisce a mantenere alta la bandiera del food regionale nel mondo. Per questo, i prodotti e le imprese della nostra tradizione alimentare, che hanno nella qualità e nell’artigianalità della lavorazione il proprio elemento distintivo, vanno promossi ancora di più”.

La spesa nelle festività natalizie. Le festività legate al Natale modificano notevolmente le abitudini di spesa anche dei consumatori veneti. A dicembre, infatti, il 95,3% della spesa in prodotti alimentari e bevande delle famiglie è costituita da prodotti alimentari e bevande analcoliche e per il restante 4,7% da bevande alcoliche. In particolare i prodotti più acquistati sono formaggi e latticini con una quota del 6,1% sul totale della spesa in prodotti alimentari e bevande, salumi con il 4,9%, pane con il 4,6% e altri prodotti di panetteria e pasticceria (tra cui rientrano in particolare i dolci da ricorrenza) con il 4,3%, prodotti in cui l’artigianalità rappresenta un importante fattore di qualità. Confartigianato stima una spesa delle famiglie venete in prodotti alimentari e bevande di 1,1 miliardi di euro, più alta di 181 milioni rispetto al consumo medio mensile. Inoltre, considerato come nella nostra regione una fetta consistente della spesa alimentare sia intercettabile dalle imprese artigiane, si stima che in Veneto verranno spesi circa 507 milioni di euro per prodotti da forno, salumi, latticini, formaggi, olio di oliva, dolci, gelati, condimenti e alcolici prodotti da artigiani. “I quasi 6 milardi di giro d’affari e l’export in continua crescita – continua Bonomo – certificano la qualità delle nostre produzioni alimentari, un patrimonio di bontà, varietà e tradizione unico al mondo. Impariamo a esserne orgogliosi e a difendere, tutti insieme, chi lo produce. In questo modo difendiamo il futuro dei nostri territori, delle nostre famiglie e delle nostre imprese e offriamo opportunità di lavoro per i giovani”.

Imprese e addetti dell’agrolimentare. Sono, come detto, 6.576 le imprese artigiane che operano in Veneto nel 2019 nella produzione di bevande e prodotti alimentari, in lieve calo rispetto allo scorso anno (- 1,4% equivalenti a 90 imprese in meno). A livello nazionale, invece, sono 87.499, con una perdita complessiva di 1.462 unità (-1,6%).

L’attacco di Confartigianato alle contraffazioni alimentari e all’abusivismo. “Da sempre siamo in prima fila contro il “fake food” – sottolinea il presidente di Confartigianato Veneto – una “rapina”, a livello nazionale, da 7 milioni di euro l’ora e da 60 miliardi di euro l’anno, di centinaia di milioni di euro solo in Veneto. E’ il business dell’agropirateria, della contraffazione, della frode nei confronti dell’agroalimentare made in Italy, il più clonato nel mondo, si tratta di un vero e proprio “scippo” ai danni del settore, un assalto indiscriminato e senza tregua, dove la criminalità organizzata fa veri affari. I consumatori vengono truffati, i piccoli imprenditori e gli agricoltori dell’agroalimentare derubati, a questo si aggiunge il fatto che ogni anno entrano nel nostro Paese prodotti alimentari “clandestini” e “pericolosi” per oltre 2 miliardi di euro. Poco meno del 5 per cento della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. E ciò significa che i controlli funzionano, ma il pericolo di portare a tavola cibi “a rischio” e a prezzi “stracciati” è sempre più incombente”.

L’appello. “Nel periodo delle feste crescono a dismisura i furbetti che, senza alcuna tutela per i consumatori, vendono prodotti alimentari in maniera totalmente abusiva – chiude Bonomo – tutto ciò sottraendo spazi di mercato a chi in maniera onesta rispetta le regole, paga le tasse, subisce i controlli, garantisce buste paga. Alle Autorità preposte, per questo, chiediamo più vigilanza in questo settore e sanzioni per gli abusivi”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

22 dicembre 2019, a Treviso Toio De Sarvognani, premio Argav 2017, racconta emozioni e lacrime, quelle arrivate con Vaia, nell’evento “Il Cansiglio…e la Luna”

Le meraviglie della Foresta del Cansiglio (BL-TV) e il disastro della tempesta Vaia saranno il filo conduttore del racconto che Toio De Savorgnani, premio Argav 2017 proporrà domenica 22 dicembre alle ore 18:00 sotto la Loggia del Cavalieri, in centro a Treviso. L’alpinista, ambientalista e scrittore vittoriese sarà l’attore principale dell’evento “Il Cansiglio… e la Luna”, e sotto la storica loggia proporrà le emozioni dei giochi di luci e ombre che si creano nella magica storica foresta, oggi gestita da Veneto Agricoltura.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Green Deal europeo: fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050

La Commissione europea ha presentato il Green Deal europeo, ossia una tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE, trasformando i problemi ambientali e climatici in opportunità in tutti gli ambiti e rendendo la transizione giusta e inclusiva per tutti.

Obiettivi ambiziosi ma doverosi. Il Green Deal europeo prevede una serie di azioni per stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento. Il documento illustra gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento disponibili e spiega come garantire una transizione giusta e inclusiva. Il Green Deal europeo riguarda tutti i settori dell’economia, in particolare i trasporti, l’energia, l’agricoltura, l’edilizia e settori industriali quali l’acciaio, il cemento, le TIC, i prodotti tessili e le sostanze chimiche.

Per tradurre in atti legislativi l’ambizione ad essere il primo continente al mondo a emissioni zero entro il 2050, la Commissione presenterà entro 100 giorni la prima “legge europea sul clima”. Per realizzare le ambizioni dell’Unione in materia di clima e ambiente, la Commissione presenterà inoltre la strategia sulla biodiversità per il 2030, la nuova strategia industriale e il piano d’azione sull’economia circolare, la strategia “Dal produttore al consumatore” per una politica alimentare sostenibile e proposte per un’Europa senza inquinamento.

Investimenti necessari. Per realizzare gli obiettivi del Green Deal europeo saranno necessari investimenti notevoli: attualmente per il 2030 si stima che occorreranno investimenti supplementari annui dell’ammontare di 260 miliardi di €, pari a circa l’1,5 % del PIL del 2018, per i quali sarà necessaria la mobilitazione dei settori pubblico e privato. All’inizio del 2020 la Commissione presenterà un piano di investimenti per un’Europa sostenibile per contribuire a soddisfare le esigenze di investimento. Almeno il 25 % del bilancio a lungo termine dell’UE dovrebbe essere destinato all’azione per il clima e la Banca europea per gli investimenti, la banca europea per il clima, fornirà ulteriore sostegno. Per fare sì che il settore privato contribuisca al finanziamento della transizione ecologica, nel 2020 la Commissione presenterà una strategia di finanziamento verde.

Fonte: Europe Direct Comune di Venezia

Agricoltura nei capannoni dismessi con la “vertical farm”, firmato l’accordo a Padova

esempio di vertical farm

Le nuove frontiere dell’agricoltura, sostenibile e innovativa, raggiungono le aree industriali e regalano una nuova vita a spazi dismessi, a capannoni ormai in disuso e difficilmente recuperabili. E’ la nuova frontiera della “vertical farm”, l’agricoltura che si sviluppa in spazi chiusi e ristretti, anziché nei tradizionali terreni per la coltivazione “in orizzontale”, e che permette di ottenere ortaggi, fiori, frutta e prodotti “nutraceutici“ in un ambiente con condizioni “climatiche” controllate, grazie all’automazione delle fonti energetiche, quasi azzerando l’uso di agrofarmaci e altri prodotti per il controllo dei parassiti.

Orti e giardini del futuro. In queste aree che l’industria ha abbandonato, in questi “vuoti” non più utili per le attività produttive, grazie alle innovazioni tecnologiche, alla ricerca e alla versatilità del settore primario, sarà possibile coltivare prodotti agricoli in condizioni ottimali, senza l’uso di pesticidi e con un consumo energetico ridotto. Coltivazioni idroponiche, a ridotto consumo d’acqua, in ambiente “indoor” permettono di riutilizzare spazi dismessi per attività produttive ad alto tasso di innovazione e a basso impatto ambientale. I vecchi capannoni dismessi diventano così orti e giardini del futuro. Il tutto grazie alla ricerca tecnologica condotta dall’ENEA e dal mondo universitario e all’apporto di innovazione di alcune aziende. Da questa partnership nasce il “Progetto Ri-Genera”, con il patrocino della Camera di Commercio, della Provincia e del Comune di Padova, attraverso la firma del protocollo d’intesa per la realizzazione e lo sviluppo di produzioni idroponiche in spazi dismessi tra ENEA, Coldiretti Padova, Parco Scientifico e Tecnologico Galileo, Idromeccanica Lucchini, Gentilinidue e Advance Srl (gruppo di spin-off dell’Università di Padova) sottoscritto ieri alla Camera di Commercio di Padova.

Hanno sottoscritto l’intesa Gabriella Funaro per Enea, Marco Giampieretti per Advance Srl, Massimo Bressan per Coldiretti Padova, Massimo Lucchini per Idromeccanica Lucchini, Nicoletta Marin per Gentilinidue, Alessio Zini per Parco Scientifico Tecnologico Galileo. “L’obiettivo – spiegano i promotori – è accelerare l’industrializzazione dei processi di vertical farming in Italia, favorire il recupero e la riqualificazione di spazi dismessi e promuovere lo sviluppo di attività produttive sostenibili, di qualità e ad alto valore nutraceutico. La presenza di un polo universitario di eccellenza nella ricerca agronomica e ingegneristica, di una consolidata tradizione agricola e industriale e di un sistema imprenditoriale dinamico e aperto all’innovazione rende il territorio della regione Veneto particolarmente adatto per l’avvio di attività sperimentali propedeutiche alla realizzazione del progetto, che potrà essere eventualmente replicato, in caso di esito positivo, a livello nazionale e internazionale”.

Come è nata questa iniziativa? Anzitutto da alcune considerazioni di ordine generale. La produzione di cibo rappresenta una delle maggiori sfide del prossimo futuro a causa dell’incremento della popolazione mondiale, della limitata disponibilità di terreno coltivabile e dei crescenti cambiamenti climatici. A questo proposito è necessario ridurre l’impatto ambientale delle produzioni agricole, massimizzando l’efficienza nell’uso delle risorse idriche e nutrizionali e minimizzando l’impiego di prodotti di sintesi per offrire al consumatore finale un prodotto sostenibile e sicuro. “Qui entrano in gioco – spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – le nuove frontiere dell’agricoltura: le colture idroponiche, o “senza suolo” o “fuori suolo”, comprensive di tutte le tecniche di coltivazione “indoor” senza uso di terreno agrario, sono un settore in forte crescita in Italia e all’estero. Inoltre contribuiscono di affrontare l’impegnativo aspetto della riqualificazione dei capannoni industriali dismessi, emergenza economica e sociale in tutte le regioni d’Italia, in particolare in quelle del Centro-Nord, ma al tempo stesso una grande opportunità per il rinnovamento e il rilancio dei sistemi produttivi locali. Queste “vertical farm” sono realizzate con sistemi di coltivazione idroponica indoor ad alta tecnologia che consente di aumentare notevolmente la produzione, abbattere il consumo di risorse naturali, ridurre le distanze tra produttore e consumatore e minimizzare l’uso di fitofarmaci”.

Le applicazioni pratiche e gli esempi già ci sono. ENEA ha realizzato in collaborazione con la Idromeccanina Lucchini un modello di vertical farm mobile, denominato “BoxXland”, consistente in un impianto modulare high tech per la coltivazione in container di prodotti orticoli in verticale e fuori suolo a ciclo chiuso, senza l’uso di insetticidi, in ambienti illuminati con luce a led e con un software che ne gestisce irrigazione e condizionamento dell’aria. Il primo prototipo di vertical farm realizzato per Expo 2015 è stato esposto in numerose fiere nazionali e internazionali del settore agroalimentare ed è attualmente commercializzato in Italia e all’estero. Sempre ENEA, in collaborazione con Gentilinidue e con i Dipartimenti di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente (DAFNAE) e Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università degli Studi di Padova, ha presentato nel 2016, nell’ambito del programma Horizon 2020 SME instruments – phase 1 dell’Unione Europea, il progetto “Vertical Farm 4.0” (impatto zero, km zero, scarti zero, emissioni zero) per il recupero di edifici industriali dismessi mediante la creazione di vertical farm, che ha ottenuto il “Seal of Excellence” da parte della Commissione Europea.

Un altro sistema innovativo di vertical farming in edifici dismessi, ribattezzato “Arkeofarm”, porta la firma di ENEA e Lucchini e consiste in un impianto per coltivazioni orticole intensive con sviluppo multipiano verticale, che impiega tecniche idroponiche avanzate in un ambiente chiuso e climatizzato, con illuminazione artificiale integrale a led, e che, in funzione della superficie coltivata, può essere ad alta o altissima automazione con sistemi automatici o robotizzati per tutte le operazioni, dalla semina, alla raccolta, al confezionamento; Entrambi i tipi di vertical farm, sia quella in container sia quella in edifici, possono contribuire alla rigenerazione di beni mobili e immobili dismessi dando loro una nuova destinazione d’uso a fini produttivi, generando un importante indotto economico, stimolando la nascita di distretti agroalimentari avanzati anche nelle aree urbane e periurbane e creando preziose opportunità di diversificazione e di apertura di nuovi mercati.

Ostacoli economici da rimuovere. Affinché queste soluzioni possano avere una diffusione su vasta scala, occorre però superare gli ostacoli economici derivanti dagli alti costi di investimento e di gestione per l’elevato grado di automazione delle linee produttive e i rilevanti consumi di energia e dalla qualità percepita dei prodotti, non sempre in linea con le esigenze del mercato. Qui entra in gioco Advance, spin-off dell’Università di Padova, che dispone delle competenze necessarie per selezionare i tipi di coltura, migliorare i processi produttivi e la qualità dei prodotti e per svolgere attività educative, di formazione professionale volte a migliorare la preparazione degli operatori e ad aumentare la consapevolezza dei produttori, dei consumatori e delle istituzioni sui benefici delle tecniche di coltivazione idroponica e di vertical farming. Insieme al Parco Scientifico Tecnologico Galileo, Advance può ottimizzare i processi produttivi al fine di aumentarne la sostenibilità economica e ambientale, analizzare le caratteristiche e le dinamiche dei settori di riferimento, individuare le filiere e le coltivazioni con il più alto grado di stabilità e di redditività e mettere a punto le strategie di marketing e comunicazione più adatte per rafforzare la competitività delle vertical farm e la loro capacità di penetrazione dei mercati.

Da Coldiretti invece arriva il contributo ad individuare gli spazi da adibire a vertical farm, gli imprenditori interessati ad avviare le relative attività e le figure professionali necessarie per la loro conduzione e a promuovere, in collaborazione con i partner e con gli altri soggetti pubblici e privati interessati, la cultura dell’idroponico high tech presso i propri associati, presso le istituzioni e presso il pubblico.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Il Cantico delle Creature protagonista del Presepio artistico di Segusino (TV), aperto dalla notte di Natale al 2 febbraio 2020

Dopo le passate edizioni dedicate alla storia centenaria del territorio, in occasione del Natale 2019 il Presepio Artistico di Segusino (Tv), complice il Laudato Si’, sceglie un tema a carattere storico-religioso che celebra la lode per il mondo che ci circonda, per la terra ed il creato che purtroppo l’uomo, spesso mosso da interessi economici, sta progressivamente rovinando.

Visione  positiva della natura. Il Presepio segusinese si ispira quindi al Cantico delle Creature, composto da San Francesco intorno al 1224. È il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore (ma non il testo più antico in assoluto). Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita. È una preghiera colmata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra San Francesco, che è anche colui che nel 1223 diede vita al primo presepio vivente della storia, realizzato a Greccio (un piccolo centro in provincia di Rieti) con l’aiuto di Giovanni Velita, castellano del paese. Ogni elemento citato nel cantico di San Francesco trova posto nella rappresentazione del presepio, con la riflessione che, ammirandolo nel suo insieme, si possa tornare a casa con un piccolo messaggio interiore di rispetto verso le meraviglie del creato.
Un ricordo particolare nel presepio 2019 di Segusino è rivolto a don Francesco Maragno, parroco dei paesi di Segusino, Vas e Caorera; tornato alla casa del Padre nel dicembre di un anno fa.

Il Presepio Artistico di Segusino, visitato ogni anno da 15-20000 persone, propone ad ogni edizione un tema diverso. E’ un opera allestita su una superficie di ca. 80-100 mq presso la ex-casa del cappellano di Segusino (TV) -viale Italia 270-. Tradizionalmente è ambientato nel paesaggio rurale veneto pedemontano anni 20-40 del 1900 e si contraddistingue per diversi aspetti artistici e scenografici, tra cui la particolare tecnica delle scene riflesse tramite gli specchi per aumentarne la profondità di visione e la prospettiva; spiccano inoltre la cura dei dettagli ed i particolari in miniatura. Il Presepio Artistico di Segusino è allestito dall’Associazione Parrocchiale Amici del Presepio, trentennale gruppo di persone (quest’anno ulteriormente arricchito di nuovi validi componenti) che si occupano della scelta del tema, dell’elaborazione delle scene e dell’allestimento dell’opera, partendo da uno studio che inizia sempre un anno prima e il lavoro di allestimento che impiega oltre 4 mesi di lavoro.

Visite guidate ai presepi nei borghi e passeggiata nella valle della Riù. Il Presepio è inserito nella rassegna intitolata “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” , che propone ai visitatori un’ampia panoramica di altre opere e rappresentazioni attraverso vie e borgate di Segusino. Ci saranno inoltre anche quest’anno le domeniche con visita accompagnata ai presepi nei borghi a cura dei vari gruppi spontanei di borgata; e la passeggiata, in collaborazione con gli Alpini di Segusino, alla scoperta del nuovo percorso naturalistico della valle della Riù. Il Presepio Artistico di Segusino fa parte anche de “L’Itinerario dei Presepi”, una guida che illustra alcuni tra i migliori presepi del Veneto e del Friuli.

Apertura. Il Presepio Artistico e “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” apriranno la notte di Natale, per rimanere aperti tutti i giorni fino a domenica 2 febbraio 2020. Tutte le info, il programma completo degli eventi e gli orari di apertura si possono trovare nel sito internet www.presepiosegusino.it o alla pagina Facebook: Presepio Segusino.

Fonte: Associazione Amici del Presepio di Segusino

L’agricoltura chiede, i meteorologi rispondono

L’agricoltore si trova a dover convivere con gli eventi meteo avversi da sempre. Per sopravvivere all’evoluzione climatica in corso serve innovazione a 360 gradi. Questa l’estrema sintesi dell’evento “L’agricoltura cosa chiede ai meteorologi” tenutosi al Teatro Zandonai di Rovereto (TN) nei giorni scorsi ed organizzato all’interno del Festival Meteorologia da Co.Di.Pr.A. (Condifesa Trento) in collaborazione con Condifesa di Bolzano e Condifesa di Verona.

Ad aprire i lavori dell’incontro si sono susseguiti sul palco i presidenti dei Consorzi di difesa Giorgio Gaiardelli, Stefan Klotzner e Luca Faccioni (rispettivamente, Trento, Bolzano e Verona), tutti concordi nel sottolineare l’importanza della meteorologia per gli agricoltori e di quanto essi siano attenti ai cambiamenti climatici in corso, in quanto li vivono sulla loro pelle. Anche Fabrizio Lorenz, presidente Itas (la compagnia assicuratrice è main sponsor dell’evento) ha voluto evidenziare la vicinanza di Itas al mondo agricolo, sottolineando come “nel nostro territorio vi sia una mole di dati importanti da dover essere gestiti e, in questo contesto, la meteorologia può dare una grossa mano studiandoli al fine di anticipare le situazioni di questo nuovo Mondo soggetto al cambiamento climatico”.

Necessario parlare di agrometorologia. La mattinata è proseguita con tre relazioni dal mondo della ricerca e del trasferimento tecnologico. In particolare, Dino Zardi, ideatore e coordinatore del Festival Meteorologia, è intervenuto evidenziando l’importanza della collaborazione tra i diversi enti presenti sul territorio provinciale e le diverse realtà produttive, il tutto per rendere sempre più efficiente la filiera primaria. Stefano Corradini, Fondazione Edmund Mach ha voluto sottolineare l’importanza di “non parlare solo di agricoltura o di meteorologia, ma è necessario parlare di agrometeorologia. Una scienza che combina le conoscenze di tipo meteorologico, climatologico, agronomico, informatico e modellistico”. Corradini – ha evidenziato che “l’agricoltura, il consumatore e il cittadino vogliono tutti la tutela dell’ambiente e per questo serve informazione e formazione”.

Le potenzialità e le peculiarità dell’intelligenza artificiale applicate al mondo agricolo e alla meteorologia sono state presentate da Cesare Furlanello, Fondazione Bruno Kessler, il quale ha evidenziato gli enormi passi in avanti che possono essere fatti grazie allo studio dei dati. Dopo gli interventi tecnici si sono susseguite due tavole rotonde per discutere e confrontarsi sul ruolo che il meteo deve avere in campo agricolo. “Due momenti di contaminazione – ha spiegato Andrea Berti, direttore di Co.Di.Pr.A. – che hanno visto la partecipazione di tecnici e politici e che hanno permesso di capire l’importanza di confrontarsi con le diverse realtà provinciali, regionali e nazionali su di un tema molto delicato come quello dei cambiamenti climatici per agire in sinergia”. Herbert Dorfman (europarlamentare), tra i relatori della tavola rotonda “politica”, ha portato il punto di vista della Comunità Europea focalizzando l’attenzione sull’European Green Deal, le regole per diventare il primo continente a impatto climatico zero, dove l’agricoltura deve contribuire. Sul tema europeo è intervenuto Albano Agabiti, presidente Asnacodi, evidenziando come il nuovo Piano di Gestione dei Rischi in preparazione sia pensato anche in vista della declinazione della Politica Agricola Comune futura, che dovrebbe prendere il via nel 2020, confermando l’importanza e la massima attenzione che il sistema Condifesa pone verso il nostro territorio provinciale.

Tavolo verde agri-young. Romano Masè, responsabile del Dipartimento agricoltura, foreste e difesa del suolo della Provincia Autonoma di Trento, sollecitato da una domanda dal pubblico, ha spiegato che “nelle prossime settimane sarà sottoscritta una convenzione con Co.Di.Pr.A. per impiegare i dati contenuti nel fascicolo aziendale al fine di velocizzare ed efficientare le operazioni assicurative. Quindi – ha continuato Masè – il fascicolo non sarà un solo strumento di controllo ma avrà un’importanza strategica di gestione. Un primo passo per creare una piattaforma informatica della Provincia, ma condivisa con tutti gli attori della filiera agricola” – ha concluso il dirigente provinciale. Le conclusioni della mattinata sono state affidate a Giulia Zanotelli, assessore all’agricoltura, foreste, caccia e pesca della Provincia di Trento. “I cambiamenti climatici e le loro conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti – ha spiegato l’assessore – e come Giunta e assessorato stiamo lavorando per cercare di mitigarne i danni, su tutti possiamo riportare l’esempio delle specie aliene presenti nel nostro territorio e mi riferisco alla cimice asiatica, alla Drosophila suzukii, ma non solo, anche la flavescenza dorata deve essere presa di petto – ha sottolineato Zanotelli. Un ruolo fondamentale al fine di permettere di guardare lontano alla nostra provincia – ha continuato l’assessore – viene rivestito dai giovani e per questo abbiamo istituito un tavolo verde agri-young, dove i giovani possono esprimere le loro esigenze e contribuendo attivamente, per la prima volta, alla stesura di una delibera di Giunta”.

Fonte: Servizio stampa Codipra

Plastic tax: Uecoop, serve piano strategico per ambiente

La plastic tax rischia di essere un’imposta non selettiva e di complicata gestione. La sua introduzione, al momento, non può essere accolta con favore, soprattutto se verrà applicata a quei manufatti che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione o consegna di prodotti alimentari, per molti dei quali non saranno disponibili, neppure fra sei mesi, alternative adeguate e più sostenibili“. E’ quanto afferma l’Unione Europea delle Cooperative (Uecoop) in occasione del vertice al Ministero dell’economia e delle finanze sul tributo per i contenitori in plastica.

La situazione odierna. E’ concreto il rischio che i maggiori costi a carico di fabbricanti e importatori vengano ribaltati sui soggetti a valle della filiera del consumo e, in particolare, sulle cooperative agricole di conferimento e sui loro soci nonché sui consumatori, senza alcuna garanzia di effetti positivi dal punto di vista ambientale. Uecoop, ricorda come gli imballaggi in plastica e i beni in polietilene siano già oggetto di un contributo ambientale a carico di produttori e utilizzatori destinato a coprire il costo per i maggiori oneri della raccolta differenziata, del riciclo e del recupero e che, dal 1 gennaio 2020, aumenterà senza un coordinamento tra i diversi prelievi.

Secondo Gherardo Colombo, presidente Uecoop: “Serve un piano strategico nazionale che conduca il pubblico, e non solo il privato, ad una duratura riduzione del consumo di oggetti di uso quotidiano, oltre che monouso, con più incentivi economici e di altro tipo tesi a generare circoli economici virtuosi che producano sviluppo e posti di lavoro. Nel frattempo verificare se, in Italia e nel resto d’Europa, il sistema della raccolta, del trattamento, del riciclo e del recupero delle materie plastiche funziona davvero come dovrebbe e se no, per quali ragioni. Inoltre – conclude Colombo – si potrebbe incentivare l’intervento sui beni della pubblica amministrazione per aumentare il livello di protezione ambientale anche nei settori di diretta responsabilità della stessa Pubblica Amministrazione”.

Fonte: Servizio stampa Uecoop

 

Itinerari del radicchio di Chioggia IGP, firmato il protocollo d’intesa

I firmatari del protocollo d’intesa

Lo scorso 9 dicembre è stato sottoscritto all’Ortomercato di Chioggia (VE), il protocollo d’intesa che unisce il mondo dell’agricoltura e del turismo per la realizzazione di sette percorsi destinati al turismo lento all’interno dell’area di produzione del Radicchio di Chioggia Igp, tra le provincie di Padova, Venezia e Rovigo. Si tratta di una macro area in cui, oltre al paesaggio orticolo di cui il Principe Rosso è indubbiamente il prodotto più rappresentativo, si trovano ambienti naturali tra i più suggestivi del Veneto, ossia la Laguna di Venezia e il Delta del Po.

Più di 200 realtà coinvolte. La firma costituisce un precedente unico nella collaborazione tra il mondo del primario e quello turistico, in quanto mai in precedenza gli interessi di sviluppo turistico hanno trovato una convergenza così larga. Il progetto “Gli itinerari del Radicchio di Chioggia Igp”, dopo il convegno di presentazione dello scorso 8 novembre, è diventato un volano aggregativo che ha riunito attorno ad un tavolo per la firma i presidenti e i rappresentanti di sette realtà operative: il Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp; il Consorzio di promozione turistica Lidi di Chioggia; l’A.S.A. Associazione Albergatori di Chioggia, Sottomarina Lido, Isola Verde; l’Ascot Associazione Operatori Balneari; La società Ortomercato del Veneto e la società di comunicazione Speak Out Srl, che si sono presi l’impegno di portare avanti congiuntamente un programma di azioni progettuali rivolte alla valorizzazione e il sostegno del settore turistico. Un risultato storico, dunque, in quanto sotto alle sigle elencate, tra alberghi, B&B, stabilimenti balneari, campeggi, aziende produttive e di trasformazione agricola, si ritrovano più di 200 realtà del territorio che saranno coinvolte nelle opportunità di sviluppo che il cicloturismo, il turismo gastronomico e quello di visitazione possono portare nel territorio.

Sinergia d’intenti. “Al Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp – spiega il presidente, Giuseppe Boscolo Palo – è appena stato rinnovato per un altro triennio, dal Ministero delle Politiche Agricole, l’incarico per la tutela e la vigilanza del prodotto e mi pare che questo sia già un risultato che ci pone in continuità con il nostro mandato.  Promuovendo il Chioggia Igp, facciamo conoscere anche la sua terra sia in termini di realtà unica nel suo genere, e per questo capace di trasferire valori inimitabili al Radicchio, sia come area piena di fascino e suggestioni che possono essere importanti anche ai fini turistici. L’unione porterà più forza nel realizzare progetti strutturali e nel reperire contributi europei, nazionali, regionali e comunali necessari alla promozione dell’offerta “slow”.

Destagionalizzazione turistica. “Il turismo rurale, quello naturalistico e il cicloturismo – spiega Giuliano Boscolo Cegion, presidente Associazione Albergatori Chioggia – sono tutte forme dell’offerta che possono contribuire nell’integrare le presenze e gli arrivi degli attuali centri turistici. Chioggia, infatti, potrebbe aumentare l’attuale milione e 400 mila turisti che arrivano ogni anno, ma sarà anche possibile aumentare la loro spesa media. Infatti, il turista standard della vacanza al mare spende circa 67 euro al giorno, mentre chi si sposta verso itinerari culturali, naturalistici o con scopi enogastronomici è disposto a tirare fuori dal portafogli anche 134 euro al giorno. Inoltre, l’offerta per il turismo lento può estendere la stagione turistica, aggiungendo al periodo estivo anche la primavera e l’autunno, i migliori momenti dell’anno per viaggiare su due ruote”. Ed è questa la fetta che potrebbe essere ampliata, proponendo al turista non solo le località più rinomate, ma attirandolo verso le altre preziose e molteplici destinazioni di cui l’area di produzione del Radicchio di Chioggia Igp è punteggiata.

Prodotti tipici semprù motivo di viaggio. “Creare degli itinerari di visitazione che conducono alla conoscenza di un territorio attraverso i prodotti tipici – spiega Renzo Bonivento, presidente del Consorzio di promozione turistica riconosciuto dalla Regione Veneto Lidi di Chioggia – è un modo di accrescere la conoscenza sia del prodotto che del territorio. Perché, a tutti gli effetti, i prodotti tipici sono forme commestibili della terra che li produce, elementi che rientrano come ingredienti nella cucina locale, ossia in quella cucina che il mondo ci invidia e che sta diventando uno dei driver per orientare il turismo internazionale. I prodotti tipici, infatti, stanno diventando sempre più dei punti di riferimento per l’individuazione delle destinazioni turistiche. Erano il 21% tre anni fa quelli che per la scelta delle loro vacanze cercavano la visita di musei del gusto, l’escursione lungo le strade del Vino o il soggiorno in agriturismo e oggi sono diventati il 48%”.

I sette percorsi dedicati all’area di produzione del celebre Radicchio sono stati pensati per collegare le principali ciclovie che attraversano l’area tra la Laguna di Venezia e il Delta del Po. Da Ovest raggiungono l’Adriatico la Destra Adige, che collega il centro Europa con Rosolina, la B12 Ciclovia del Po, che dalle foci del grande fiume giunge nella zona meridionale del Delta veneto, la Ciclovia VenTo, che da Torino raggiunge Venezia e attraversa il centro di Chioggia, l’Itinerario Tartaro-Fissero-Canalbianco che dal Medio Polesine raggiunge Porto Levante. Da Nord invece scende il Corridoio Adriatico che da Trieste raggiunge Santa Maria di Leuca in Puglia. “Questa contaminazione tra importanti realtà produttive del territorio, che insieme formano un unicum senza repliche in altre località- ha concluso Giorgio Bellemo, presidente di Ascot, Associazione Operatori Balneari – sono la spinta propulsiva per valorizzare il patrimonio di bellezze, culturale, storico ed altro che non siamo mai riusciti a far ben comprendere”. Per i primi mesi del nuovo anno, intanto sarà pronta, la cartina dei sette percorsi, con testi in due lingue, interattiva con il web attraverso dei Qr-Code, nella quale sarà possibile trovare tutti gli itinerari comprensivi di roadmap e schede di presentazione dei siti di interesse storico, architettonico e paesaggistico, nonché le aziende disponibili per una visita e per far conoscere le produzioni connesse al Radicchio di Chioggia Igp e alla sua trasformazione.

Sottoscrittori del protocollo d’intesa. Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp e amministratore delegato dell’Ortomercato del Veneto; Giuliano Boscolo Gegion, presidente A.S.A. Associazione Albergatori di Chioggia, Sottomarina Lido, Isola Verde; Renzo Bonivento, presidente del Consorzio di promozione turistica Lidi di Chioggia; Michele Ghezzo, presidente Consorzio di Promozione e Sviluppo Po e suo Delta; Giorgio Bellemo, presidente di Ascot, Associazione Operatori Balneari; Giampaolo Venturato, legale rappresentante della società Speak Out Srl.

Fonte: Servizio stampa Speak Out