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Questa mattina, a Stra (VE), Luigi D’Alpaos presenta il suo ultimo libro “SOS Laguna”

Questa mattina, sabato 14 dicembre, alle ore 10, nella sede municipale di Stra (Ve), Luigi D’Alpaos, professore Emerito di Idraulica all’Università di Padova, presenta il suo ultimo libro “SOS Laguna” (Mare di Carta editore), dialogando con la giornalista e scrittrice Sara Zanferrari.

Il libro è dedicato ai più recenti problemi della laguna e ai suoi difficili rapporti con l’uomo moderno, i cui obiettivi mal si conciliano con i temi della salvaguardia dell’ambiente lagunare e sono perseguiti senza tenere nel debito conto quel fenomeno epocale che sarà il probabile innalzamento del livello medio del mare nel corso del secolo, innalzamento dato ormai per certo dai più autorevoli organismi internazionali. Il volume porta nuovi elementi al dibattito in corso sulla salva-guardia della laguna di Venezia e del suo porto commerciale.

Libri che hanno il dono della chiarezza. Luigi D’Alpaos ha avuto, fino a qualche anno fa, la cattedra di professore di idraulica all’università di Padova, una cattedra che ha onorato, sia con gli importanti studi riguardanti il Veneto (aveva, per esempio, previsto con incredibile esattezza le conseguenze dell’alluvione che ha colpito, nel 2010, il Bacchiglione), oltre che formando varie generazioni di preparati e competenti ingegneri idraulici. Pur supportati da approfonditi studi scientifici, i suoi libri vengono esposti in modo che ogni cittadino possa farsi una idea ponderata dei “prenditori”, come li definisce l’autore, e dei politici che hanno agito nell’esclusivo proprio tornaconto; non in nome del bene comune; tutto senza giri di parole ma in modo diretto.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Intercomunale Brenta Sicuro, che continua nella sua azione di collaborazione e divulgazione per far conoscere le problematiche ambientali venete, focalizzate al rischio idrogeologico: indagini sulle criticità arginali dei fiumi Brenta e Bacchiglione, supportare da autorevoli studi scientifici, hanno rilevato un alto rischio dei nostri territori. Rischio che merita la costante attenzione di ogni cittadino ed amministratore, anche se non direttamente responsabile delle manutenzioni. Altra importante battaglia in corso è quella che riguarda il completamento dell’idrovia Padova-mare che consentirebbe di alzare, in modo significativo, il livello di sicurezza di una vasta area fra le provincie di Venezia e Padova, area abitata da ben oltre 500.000 persone.

La presentazione del libro avviene con la collaborazione ed il patrocinio del Comune di Stra, che ha messo a disposizione la migliore sede possibile: il nuovo municipio di Villa Loredan. Al termine della presentazione si potrà anche acquistare il volume e richiedere all’autore la dedica. Un piccolo rinfresco, collocato nel cortile interno della villa, sarà l’occasione per un brindisi augurale di buone feste.

Fonte: Associazione Intercomunale Brenta Sicuro

 

A Montecchio Maggiore (VI) sorto un nuovo bosco per iniziativa di due studenti e con l’appoggio delle Istituzioni

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) E’ comparso un nuovo bosco con circa 500 tra alberi e arbusti a Montecchio Maggiore (VI), in una fascia compresa tra la pedemontana e la zona industriale ad Ovest. Tutto questo grazie all’impegno e alla caparbietà di due studenti, Elena Baldisseri e Aldo Soraru.

Riforestazione urbana. Il progetto, poi, ha dovuto avere il sostegno di molte componenti: dell’Associazione Civiltà del Verde di Vicenza, dell’Amministrazione Comunale, che ha reso disponibile il sito d’impianto, di Agno Chiampo Ambiente, che ha sostenuto sia finanziariamente che logisticamente l’iniziativa, come anche di molti volontari che hanno finanziato il progetto, offrendo il loro lavoro per l’impianto, e del Comitato Volontario Protezione Civile di Montecchio Maggiore, che ha supportato l’intervento per il trasporto dei materiali. Grazie a tutti loro, ma non solo, è stato possibile realizzare un intervento di riforestazione urbana. Una fascia boscata lineare per la quale è stato fondamentale anche il supporto di Veneto Agricoltura, e in particolare con la consulenza del Vivaio di Montecchio Precalcino, Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta, da cui il materiale vivaistico è provenuto.

I lavori sono iniziati venerdì pomeriggio 6 dicembre (momento del tracciamento per la predisposizione dell’impianto), proseguiti sabato pomeriggio 7 dicembre e conclusi (al 98% delle cose da fare) domenica mattina 8 dicembre. Ora mancano alcuni aggiustamenti, come la protezione delle giovani piantine in modo che non siano danneggiate dagli animali o dall’uomo (che spesso usa maldestramente il decespugliatore). Ma piano piano, con pazienza, si arriverà a ultimare l’intervento che è stato pensato circa un anno prima. Un intervento che ha costato riflessioni su cosa piantare, come piantare, quando piantare. Poi, quando sembrava arrivato il momento giusto (primi di novembre 2019) l’andamento meteo ha costretto il rinvio per oltre una mese per impraticabilità del suolo a causa delle continue piogge. Si è giunti, con soddisfazione e gran pazienza nell’accettare anche i tempi della natura, che non sono quelli dell’uomo moderno, a vedere concretizzarsi un progetto che richiamava alla necessità di mettere le “mani in Terra”, cioè riprendere contatto diretto con ciò da cui proveniamo e di cui abbiamo bisogno per vivere, una attività rivolta fattivamente a migliorare il nostro ambiente urbano. A tutto ciò ha dato ancor più valore l’utilizzo di compost di qualità prodotto localmente dalla Società Agno Chiampo Ambiente, un compost prodotto da sola matrice vegetale.

La transumanza è patrimonio culturale immateriale Unesco

La transumanza è stata proclamata patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il Veneto, ora, può far valere le vie dei pascoli previste da un progetto di legge depositato in Consiglio regionale. E’ quanto annuncia Coldiretti nel commentare positivamente la decisione del Comitato intergovernativo dell’Unesco, riunito a Bogotà, in Colombia per tutelare l’antica pratica che consiste nella migrazione stagionale del bestiame lungo le rotte migratorie nel Mediterraneo e nelle Alpi.

La candidatura della transumanza, che ha visto l’Italia capofila di una alleanza con Grecia e Austria, è stata avanzata nel 2017 per tutelare una pratica ancora oggi diffusa sia nel Centro e Sud Italia, ma anche al Nord dove sono localizzati i Regi tratturi, partendo da Amatrice e Ceccano nel Lazio ad Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia. Pastori transumanti sono ancora in attività anche in Veneto e nell’area alpina in particolare in Lombardia e nel Val Senales in Alto Adige. Il voto positivo dell’Unesco – evidenzia la Coldiretti – certifica il valore della tradizionale migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che, insieme ai loro cani e ai loro cavalli, si spostano dalla pianura alla montagna, percorrendo le vie semi-naturali dei tratturi, con viaggi di giorni e soste in luoghi prestabiliti, noti come “stazioni di posta”.

Un’attività ad elevato valore ecologico e sociale. Un riconoscimento importante – sottolinea la Coldiretti – che conferma il valore sociale, economico, storico e ambientale della pastorizia che coinvolge in Italia ancora 60mila allevamenti nonostante il fatto che nell’ultimo decennio il “gregge Italia” sia passato da 7,2 milioni di pecore a 6,2 milioni perdendo un milione di animali. Il riconoscimento tutela un’attività ad elevato valore ecologico e sociale poiché – continua la Coldiretti – si concentra nelle zone svantaggiate e garantisce la salvaguardia di ben 38 razze il cui futuro è minacciato da un concreto rischio di estinzione, a vantaggio della biodiversità del territorio: dalla rustica pecora sarda alla pecora Sopravissana dall’ottima lana, dalla Brogna con testa e gli arti privi di lana alla pecora Comisana con la caratteristica testa rossa, dalla gigantesca Bergamasca fino a quella massese dall’insolito manto nero.

A pesare sono i bassi prezzi pagati ai pastori, il moltiplicarsi degli attacchi degli animali selvatici, la concorrenza sleale dei prodotti stranieri spacciati per nazionali ma anche del massiccio consumo di suolo che ha ridotto drasticamente gli spazi e i tradizionali percorsi usati proprio per la transumanza delle greggi con pesanti ripercussioni sull’economia nazionale ma anche sull’assetto ambientale del territorio perchè quando un allevamento chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni.

L’Italia può contare su molti “tesori” già iscritti nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. L’elenco tricolore comprende l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’’arte dei pizzaiuoli napoletani (2017), la Falconeria, iniziativa cui l’Italia partecipa assieme ad altri 17 Paesi e dal novembre 2018 l’“Arte dei muretti a secco” sulla base della candidatura avanzata dall’Italia con Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Accanto al patrimonio culturale immateriale, l’Unesco ha riconosciuto nel corso degli anni anche un elenco di siti, e proprio l’Italia è lo Stato che ne vanta il maggior numero a livello mondiale.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Michele Boato, premio Argav 2019: “Pfas l’emergenza in Veneto più grave e sottovalutata, fallito il piano di azione mondiale contro il riscaldamento globale”

da sx Fabrizio Stelluto e Michele Boato

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) L’inquinamento da Pfas delle falde acquifere è la più grave emergenza ambientale che abbiamo oggi in Veneto e di cui ancora non abbiamo compreso tutta la gravità: è il monito lanciato da Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto Alexander Langer, nel ricevere dal nostro presidente, Fabrizio Stelluto, il premio Argav 2019, lo scorso 7 dicembre, nel centro congressi del ristorante hotel La Bulesca, a Selvazzano Dentro (PD). Boato ha paragonato le mamme venete del comitato “No Pfas”, alle mamme di Taranto che chiedono la chiusura dell’ex Ilva: da Nord a Sud, in Italia le donne lottano per la tutela della salute dei loro figli, un diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività sancito dalla nostra Costituzione.

Storico attivista ambientale, Boato si è proclamato estremamente pessimista in merito al futuro: “Abbiamo fatto la resistenza ambientale ma dobbiamo ammettere di aver perso, da Cop 21 di Parigi (2015), in cui si definiva un piano di azione globale per limitare il riscaldamento al di sotto dei 2° C, a Cop 25 di Madrid (2019) tutto è fermo, e molti studi prevedono che stiamo andando velocemente verso un innalzamento della temperatura di 4° C. Dico sempre ai miei amici dell’Alpago che sono fortunati a vivere lì e che da qui a 20 anni tutti noi che viviamo in pianura vorremo risiedere in montagna. Il problema è che non ci sono capi di stato in grado di affrontare davvero il problema del cambiamento climatico. In Italia, le situazioni ambientali migliori sono paradossalmente legate alla povertà o comunque ad uno sviluppo economico limitato”. Boato comunque non si dà per vinto e proclama di essere passato da “resistente” perdente a “resiliente”, per cercare di limitare, almeno, i danni.

Va in questa direzione anche il suo recente impegno associazionistico di riunire architetti, urbanisti e paesaggisti per progettare una Mestre diversa dall’attuale, da sottoporre poi al giudizio dei cittadini. Nella sua idea dovrebbe essere una Mestre più vicina all’immagine che Carlo Goldoni (1707-1793) espresse nella commedia “La cameriera brillante” (1753-54) : quella, cioè, di una “Versailles in piccolo” per la presenza di grandi ville e giardini – una per tutte, quella settecentesca, di cui si narrano ancor oggi le vestigia, che si trovava sul molo del canal Salso in piazza Barche, con teatro, sala da lettura, voliere, giardini all’italiana, casa del caffè e orto botanico -.

Nel 2020 la prima vendemmia del “Glera resistente”

Nel 2020 saranno pronti i primi grappoli di Glera resistente e si potrà procedere alle prime microvinificazioni dalle piantine di Glera resistenti a malattie come la peronospera e lo oidio, ottenute dagli incroci con parentali resistenti nell’ambito del progetto Gleres, frutto di una convenzione siglata da Confagricoltura Treviso e il Crea-Ve – Centro di ricerca, viticoltura ed enologia.

Un processo lungo. Si cominciano dunque a vedere i primi frutti del lavoro svolto dai ricercatori del Crea di Conegliano, che recentemente ha preso in affitto 8 ettari di terreno dalla Fondazione Cerletti, a Susegana (TV), per mettere a dimora le migliaia di piantine sottoposte a miglioramento genetico con la speranza di arrivare, in un futuro prossimo, a un prosecco davvero biosostenibile. Entro febbraio saranno circa 4.500 piantine quelle messe a dimora. “Faremo già dal prossimo anno le prime microvinificazioni da ogni piantina, che frutteranno l’equivalente di una lattina, circa 33 centilitri, di vino – spiega Riccardo Velasco, direttore del Crea di Conegliano -. Potremo quindi già cominciare a capire se, oltre a essere resistenti, i nuovi vitigni producono anche uva di qualità idonea per fare Prosecco. Nei successivi due anni metteremo a dimora altre 10.000 piantine resistenti, per un totale di 15.000 nel triennio. Su queste eseguiremo un’ulteriore selezione arrivando mediamente a 300 microvinificazioni ogni anno, dalle quali mi aspetto dalle 5 alle 10 piantine ottimali su cui puntare per arrivare alla registrazione dei nuovi vitigni. Il processo è lungo, ma proprio per questo è garanzia di solidità. La Glera non è nata ieri, ma è frutto di anni di sperimentazioni. Così sarà anche per i nostri nuovi vitigni resistenti”.

Varietà resistenti alle principali malattie della vite. “Il progetto sta proseguendo molto bene – sottolinea il presidente Giustiniani – e dimostra che abbiamo intrapreso la strada giusta per una vitivinicoltura sempre più attenta alla tutela degli ecosistemi e delle risorse naturali. Le nuove varietà, resistenti alle principali malattie della vite, potranno ridurre le perdite produttive in modo sostenibile e diminuire i costi di gestione del vigneto. Il miglioramento genetico è indispensabile per un settore come la viticoltura e il nostro progetto permetterà di arrivare a un Prosecco davvero biosostenibile, con l’utilizzo di minori trattamenti”.

Le cantine che partecipano al progetto sono Le Rive, Ruggeri & C, Foss Marai, Fratelli Bortolin, Le Contesse, Biancavigna, Masottina, Borgoluce, Luca Ricci, Col Vetoraz spumanti, Adriano Adami, Le Colture, Fratelli Mercante, Abbazia di Busco, Tenuta San Giorgio, Marcello del Majno, Graziano Merotto. Finora le varietà di viti resistenti alle malattie registrate in Europa sono 370 e anche l’Italia comincia a compiere grandi passi in avanti. Le viti resistenti si stanno moltiplicando nei vigneti sperimentali, nei vivai e anche nelle aziende, che commercializzano i primi vini prodotti da viti resistenti (e quindi senza trattamenti) con un ottimo successo, soprattutto all’estero.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Oggi alle 17 a Mestre (VE) la presentazione del libro “Serenissimo baccalà”. Si replica giovedì 12 dicembre a Venezia.

Il baccalà è uno dei piatti tradizionali della cucina italiana e, soprattutto, di quella veneta. Gustoso, diverso, popolare e raffinato insieme. Ogni regione ha la sua ricetta tipica, lo cucina alla sua maniera: bianco o rosso, alla veneziana o alla vicentina, alla genovese o alla messinese, alla maniera dei frati o delle monache. Ma come è arrivato in Italia e come arriva oggi? Quali sono i segreti e le ricette da un capo all’altro della penisola?

Presentazioni del libro. A tutte queste domande, e non solo, risponde “Serenissimo baccalà“, scritto da Ermanno Tagliapietra e Michela Dal Borgo (Casa editrice Biblioteca dei Leoni, dicembre 2019, pagg. 160), con contributi di Arrigo Cipriani ed Edoardo Pittalis. Il libro sarà presentato al pubblico oggi, lunedì 9 dicembre, alle 17 a Mestre (VE) alla libreria Ubik e giovedì 12 dicembre alle ore 17.00 a Venezia, Scoleta dei Calegheri San Tomà.

Fonte: Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato

 

All’Orto Botanico di Padova tante attività durante le festività natalizie

Torna anche quest’anno l’appuntamento con la manifestazione Natale all’Orto botanico di Padova: laboratori, attività, spettacoli, concerti, mostre, visite guidate e aperture serali straordinarie per festeggiare il Natale e l’arrivo del nuovo anno.

Visite guidate gratuite. Dal 7 dicembre al 6 gennaio, nei fine settimana e nei festivi, le visite guidate diventano gratuite. Si potrà accedere con prenotazione obbligatoria (telefono: 049 8273939) pagando il solo biglietto di ingresso all’Orto.

Sabato 21 e domenica 22 dicembre. Nel fine settimana l’ingresso all’Orto si arricchisce di un fitto programma di attività. Con il Gruppo Alcuni sarà raccontato il genio di Leonardo da Vinci ai più piccoli, attraverso laboratori a ciclo continuo e una straordinaria ricostruzione di una macchina ideata dal celebre scienziato, artista e inventore italiano. Insieme all’Orchestra di Padova e del Veneto sarà sperimentata una versione de Il flauto magico muovendoci insieme ai due violinisti e alla voce narrante all’interno delle serre. E poi ancora: gli spettacoli per famiglie In un paese tutto bianco e Gli aiutanti di Babbo Natale con Schedìa Teatro, Ullalà Teatro Animazione e Rosso Teatro. Sempre sabato 21 e domenica 22 dicembre sono in programma due degustazioni guidate di tè, laboratori creativi dedicati al riuso e due aperture serali straordinarie, fino alle 20, per godersi in notturna l’installazione Radici al vento, testa nella terra di Michele De Lucchi e la mostra Seconda Natura di Quayola.

Domenica 5 gennaio. Per festeggiare l’inizio del nuovo anno l’appuntamento è per domenica 5 gennaio con la Playtoy Orchestra, che di ritorno dalla sua tournée in Cina si esibirà alle 16 e alle 21 in uno straordinario concerto con i giocattoli.

Due giornate di ingressi speciali a 5 euro. Nei giorni 5 e 6 gennaio, nell’ultimo weekend lungo di apertura prima della pausa invernale, l’Orto botanico sarà visitabile con un biglietto speciale ridotto a 5 euro e, limitatamente a domenica 5, con un’apertura speciale serale dalle 19.30 alle 22.30 che comprende la visione dell’installazione Radici al vento, testa nella terra di Michele De Lucchi e la mostra Seconda Natura di Quayola. Per il programma completo, le informazioni sulle tariffe e sulle riduzioni e per prenotarsi: www.ortobotanicopd.it Le prenotazioni saranno attive a partire da lunedì 9 dicembre.

Fonte: Orto Botanico di Padova

Panetthòn 2019, a vincere la sfida a carattere solidale una pasticceria padovana

podio Panetthòn 2019

E’ stata la pasticceria Le Sablon di Padova ad aggiudicarsi la quarta edizione di Panetthòn, la sfida solidale tra i migliori panettoni artigianali del Veneto. La finale si è disputata mercoledì 4 dicembre nella storica sala Rossini del Caffè Pedrocchi di Padova.

L’etichetta “solidale” definisce le finalità benefiche dell’inziativa, il cui ricavato è stato destinato ai progetti della Onlus padovana “Amici di Adamitullo”, che da dieci anni in Etiopia garantisce il sostegno alle attività scolastiche ed educative di circa mille bambini e adolescenti frequentanti la Missione salesiana di Adamitullo, piccolo paese a tre ore di auto dalla capitale Addis Abeba.

Al secondo posto Merry Day, medaglia di bronzo invece per Il Chiosco. 38 in totale i maestri pasticceri di tutto il Veneto che hanno deciso di mettersi in gioco partecipando al singolare concorso ideato da Daniele Gaudioso, medico oculista padovano e accademico della cucina. La giuria – composta da esperti del settore e giornalisti enogastronomici – ne ha selezionati 12, nel corso di una degustazione rigorosamente alla cieca avvenuta domenica 24 novembre. Ecco l’elenco degli artigiani che hanno partecipato alla serata finale:  Gardellin, L’arte della pasticceria, Bacelle, Le Sablon, Merryday e Celso per la provincia di Padova; Milady per la provincia di Venezia; Saporè, Lorenzetti, Panificio Antichi sapori  e Infermentum per la provincia di verona; il Chiosco di Lonigo per la provincia di Vicenza.

I panettoni ammessi. Da sempre al concorso sono ammessi solo panettoni rigorosamente privi di emulsionanti, conservanti, mono e digliceridi degli acidi grassi (quelli classificati come E471) e di tutti quegli additivi che vengono usati per una conservazione più lunga nel tempo dei prodotti alimentari. Panettoni classici, con uvetta e canditi, prodotti con materie prime di altissima qualità, che hanno una durata limitata ma che in cambio presentano una bontà senza paragoni. Una vetrina di qualità e di rigore nel rispetto dei valori tradizionali e salutistici del prodotto “panettone”.

Le giurie. A decretare il panettone più buono del Veneto, in aggiunta alle votazioni della giuria tecnica, anche il voto di una giuria popolare, composta dai golosi gourmet  presenti al Pedrocchi, chiamati anche loro a valutare – sempre alla cieca – i 12 panettoni finalisti. Questi i componenti della giuria tecnica: il sommelier Angelo Sabbadin, il maestro pasticcere Dario Loison, l’accademico della cucina Daniele Gaudioso, Claudia Stefani di Cookdigusto, il libero gourmet Federico Menetto, i giornalisti Paolo Brinis, Antonio Di Lorenzo, Renato Malaman e Antonino Padovese, Marco Mintrone di Idea Food &Beverage, Silvio Mason della Gastronomia Al Carmine di Padova.

Fonte: Servizio stampa Panetthòn

Attribuito a Michele Boato il Premio Argav 2019, sabato 7 dicembre la cerimonia di consegna

Il Direttivo Argav ha deciso di attribuire a Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, il premio Argav 2019, destinato a personalità distintesi per dare lustro alla regione su temi quali agricoltura, alimentazione, ambiente, agroalimentare, territorio, pesca, foreste, energie rinnovabili. La consegna avverrà sabato 7 dicembre alle ore 12.00, nel centro congressi “La Bulesca”, a Selvazzano Dentro, nel padovano. Nel corso degli anni recenti, a ricevere il premio Argav sono stati, tra gli altri, l’attore Marco Paolini, la scienziata Ilaria Capua, il poeta-musicista Bepi De Marzi e, nel triennio scorso, Toio De Savorgnani (co-fondatore di Mountain Wilderness), Paolo Fontana (presidente della World Biodiversity Association), Agostino Bonomo (presidente di Confartigianato Veneto).

Chi è. Michele Boato, veneziano, docente di economia, fonda, nel 1981 a Mestre (VE), la prima Università Verde d’Italia. Eletto deputato nel 1987, “obbliga” l’allora ministro, Donat Cattin, a ridurre all’1% il fosforo nei detersivi per risolvere l’eutrofizzazione dell’Adriatico. A fine 1988 si dimette e torna ad insegnare. Nel 1990-2000, eletto consigliere regionale e poi assessore all’ambiente del Veneto, avvia le prime raccolte dei rifiuti “porta a porta” e fa approvare la legge, che abbassa di 500 volte il limite di campo elettromagnetico da elettrodotti (0,2 microtesla, il più basso al mondo). E’ protagonista di innumerevoli battaglie ambientaliste, tra cui quella contro i progetti di trivellazioni metanifere in Alto Adriatico. Ha fondato e diretto le riviste venete “Smog e dintorni”, “Tam Tam Verde”, “Tera e Aqua” e, dal 2000, il periodico nazionale Gaia, edito dall’ Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, nato nel 1996. E’ co-fondatore di Federconsumatori; presiede la Fondazione ICU-Istituto Consumatori e Utenti ed il Premio Laura Conti per tesi di laurea di economia ecologica.

Diversabilmente, fattorie sociali in campo

Laboratori sensoriali per allenare gusto, tatto e olfatto a riconoscere le caratteristiche e le virtù dei prodotti della terra: li hanno proposti le donne imprenditrici di Coldiretti a Padova in occasione di Diversabilmente, la manifestazione sul diritto allo studio e al lavoro per tutti promossa dall’Associazione Pedagogica Socio Culturale Athanatos in collaborazione con l’Università, Regione del Veneto, Comune e altri enti anche di formazione oltre a Donne Impresa Coldiretti.

Le fasce deboli che trovano accoglienza nelle aziende agricole. Proprio il gruppo delle imprenditrici venete ha presentato l’esperienza delle fattorie sociali che in Veneto registra un forte consenso tra gli operatori agricoli. Sono centinaia i nuovi iscritti ai corsi di abilitazione per poi accedere ufficialmente all’albo regionale. Le nuove povertà, anziani, malati psichici, detenuti ed emarginati sono le fasce deboli che trovano accoglienza in una azienda agricola dove una famiglia può dare conforto e i primi strumenti per preparare una persona all’inserimento in società o ad un mestiere. Per mostrare dal vivo quanto la campagna sia utile a questi disagi, durante la giornata, sono stati organizzati laboratori condotti da giovani titolari d’impresa che hanno tradotto in atti concreti una vocazione innata per l’economia solidale. Interesse e partecipazione da parte dei presenti che hanno rivolto alle imprenditrici numerose domande sulla loro attività e il loro impegno sociale.

Qui si può trovare accoglienza. All’iniziativa hanno partecipato la fattoria didattica e agriturismo Va Oltre di Galesso e Leorin, di Bovolenta; l’agriturismo Barchessa da Rio di Elena Pieropan, “donna dello zucchero” di Ponte San Nicolò,la fattoria didattica Al Giglio di Rampazzo a Padova, La Colombara di Rossetto a Grantorto, Fattoria Ponchio di Saccolongo, fattoria didattica e agriturismo Casa in Campagna di Francesca Frison a Torreglia.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova