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Chioggia Ortomercato mantiene sino al 2021 la partecipazione pubblica. Nell’incontro con Vallardi (Commissione Agricoltura Senato) chiesto il catasto ortofrutticolo, terzietà nella definizione dei costi di produzione del radicchio e maggiore attenzione alla tematica “biodiversità”.

da sx Giuseppe Boscolo Palo, Daniele Stecco, Ketty Fogliani, Giampaolo Vallardi

Venerdì 25 gennaio scorso si è tenuto al mercato ortofrutticolo di Brondolo (Chioggia-Venezia) un incontro tra i soci (Opoveneto, Capo, Sico e SST) della società Chioggia Ortomercato che gestisce il mercato, le altre società che operano nella struttura, l’amministrazione comunale rappresentata dall’assessore all’agricoltura e mercati Daniele Stecco con il presidente della Commissione Agricoltura del Senato sen. Giampaolo Vallardi e l’on. Ketty Fogliani.

Sono stati affrontati vari temi. Innanzitutto le modifiche apportate con il punto 723 della Legge di Bilancio del 30/12/2018 n. 145 all’art. 24 del D.L. del 19/8/2016 n. 175 che permettono il mantenimento della partecipazione pubblica (SST) in Chioggia Ortomercato fino al 31/12/2021 in virtù dei bilanci in attivo della società stessa nel triennio precedente (2014-15-16) alla ricognizione del 2017, bilanci che per inciso continuano ad esprimere un segno positivo anche nel 2017 e 2018. Giuseppe Boscolo Palo, Amministratore Unico di Chioggia Ortomercato, nell’affermare che un primo risultato è stato ottenuto perché questo permetterà di uscire dallo status di proroga gestionale attraverso una delibera del consiglio comunale di affidamento del servizio di gestione a SST (società pubblica interamente controllata dal comune e proprietaria del compendio immobiliare del mercato di Brondolo) a cui deve seguire una nuova convenzione tra SST e Chioggia Ortomercato (i cui soci privati erano già stati individuati attraverso gara ad evidenza pubblica) per permettere a quest’ultima di stipulare nuovi contratti con gli operatori garantendo tempistiche utili per l’ammortamento degli investimenti strutturali che questi si apprestano a sostenere.

Ricerca nuove sinergie. L’assessore Daniele Stecco ho evidenziato delle criticità derivanti dal limite di tre anni inserito nella modifica e quindi della necessità di lavorare coesi per superare questa scadenza nel chiedere una deroga particolare al governo. Ha, inoltre, sottolineato l’importanza strategica che riveste il mercato di Brondolo nel quadro generale dei mercati veneti, ancor più oggi per il fatto che la Camera di Commercio Delta Lagunare di Venezia e Rovigo ha deciso di alienare il vicino mercato ortofrutticolo di Rosolina. Il rilancio del ruolo del mercato ortofrutticolo di Brondolo non può prescindere da una razionalizzazione e riorganizzazione dei mercati ricercando sinergie operative innanzitutto con i mercati di Padova (MAAP) e di Lusia per poter puntare a fornire servizi innovativi a 360 gradi.

Necessità di un catasto orticolo. Infine è stato richiesto, da Giuseppe Boscolo Palo e da Cesare Bellò, coordinatore del comitato radicchio dell’Organismo Interprofessionale, al senatore Vallardi un impegno della sua commissione sulla costituzione, oltre a quello frutticolo, del Catasto orticolo dato che questo settore esprime i 2/3 della PLV nazionale complessiva; di adoperarsi nell’individuare un processo per addivenire alla
certificazione dei costi di produzione del radicchio da parte di un organismo terzo perché ad oggi assistiamo a proposte contrattuali che stanno uccidendo le aziende agricole, come evidenziato da uno
studio del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia IGP e da Chioggia Ortomercato; di approfondire, anche attraverso un’audizione, la tematica “buone pratiche agricole-buone pratiche ambientali” in riferimento alla conservazione/sviluppo della biodiversità negli agrosistemi locali ed in
risposta ai desiderata del consumatore europeo.

Fonte: Servizio stampa Chioggia Ortomercato del Veneto

Allerte alimentari, come funziona il sistema

Come funzione il sistema delle allerte alimentari? Nel sesto video della serie IZSVe «100 secondi» prodotta dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), un’introduzione al sistema delle allerte alimentari: dalle origini delle allerte alla segnalazioni al RASFF, passando per le analisi di laboratorio e i richiami dei prodotti rischiosi.

Il Veneto è la sesta regione italiana per produzione di energia pulita. Belluno la provincia più virtuosa.

È uscito il rapporto di Legambiente Comuni Rinnovabili 2018, che ogni anno fotografa lo sviluppo delle fonti rinnovabili nei territori italiani. Per la prima volta è stato suddiviso in edizioni regionali e corredato da un report speciale che racconta e valorizza gli sforzi e le buone pratiche adottate da enti pubblici e privati per un futuro 100% rinnovabile, già realtà per trentasette Comuni.

L’Italia è uno dei Paesi più virtuosi quanto a percentuale di energia rinnovabile consumata sul totale: secondo il rapporto ISPRA sulle emissioni nazionali di gas serra, il mix energetico nazionale è composto per il 17% di produzione rinnovabile, contro una media europea del 13%. Tenendo conto che molti Paesi comprendono tra le rinnovabili anche l’energia nucleare, l’Italia che ne è priva può farsi vanto di avere uno dei sistemi energetici più efficienti al mondo.

In Veneto. Secondo quanto emerge dal rapporto di Legambiente negli ultimi anni in Veneto c’è stato un aumento della capacità installata e della produzione di energia da fonti rinnovabili del 111%, con un’impennata impressionante del fotovoltaico, che nel 2016 ha visto aumentare la produzione del 1358% rispetto al 2010, mentre eolico e bioenergie hanno registrato rispettivamente +847% e +453%. Grazie a questi investimenti, la percentuale di energia prodotta in Veneto da fonti rinnovabili si attesta al 44% del totale (6° tra le regioni italiane), trainata da idroelettrico (50%) e seguita da fotovoltaico e bioenergie (entrambi con una quota del 24,7%).

Tra le provincie venete la più virtuosa è Belluno, con una percentuale di energia rinnovabile prodotta sul totale pari al 96%, seguita da Treviso (79%), Vicenza (74%), Verona (70%), Padova (67%), Rovigo (60%) e infine Venezia (8%), ancora ben lontana dal traguardo della sostenibilità energetica. Per quanto riguarda l’apporto delle varie fonti di energia rinnovabile, si riscontra una netta preponderanza dell’idroelettrico nelle provincie che comprendono aree montuose, mentre le provincie di pianura si servono principalmente di fotovoltaico e bioenergie. Secondo il rapporto, la ripartizione dei consumi di energia elettrica in Veneto nei diversi settori vede al primo posto l’industria (49%), seguita da terziario (30%), residenziale (18%) e agricoltura (2,3%).

Dieci infine i meritori Comuni che sono, secondo il rapporto di Legambiente, 100% rinnovabili per quanto riguarda l’energia elettrica, cioè con la loro produzione possono raggiungere la piena indipendenza dai combustibili fossili per questo loro fabbisogno: Bagnolo di Po, Fossalta di Portogruaro, Camisano Vicentino, Longarone, Campiglia dei Berici, Rosà, Tezze sul Brenta, Cerea, Quero Vas e Cittadella.

Nel nostro Paese ancora l’83% dell’energia viene prodotta in modo non rinnovabile, con i combustibili fossili che la fanno ancora da padrone, anche grazie ai cospicui incentivi erogati dallo Stato. Alcune novità arrivano però dall’Unione Europea che ha adottato lo scorso 21 dicembre la nuova direttiva sulle energie rinnovabili, con l’obiettivo di raggiungere 32% di energia rinnovabile entro il 2030, in risposta al grido d’allarme lanciato in autunno dagli scienziati dell’IPCC sui drammatici effetti del cambiamento climatico.

Un aspetto rilevante della nuova direttiva è la possibilità per i cittadini europei di diventare prosumers (sia produttori che consumatori) e di poter vendere l’energia peer to peer, ovvero da cittadino a cittadino senza dover passare per un’impresa energetica come attualmente è d’obbligo in Italia. Questo sistema permetterebbe di produrre in loco energia pulita e di vendere l’eccesso direttamente al vicino di casa, oppure consentirebbe ai condómini di installare un impianto fotovoltaico comune sul tetto e beneficiare tutti dell’energia prodotta, soluzione ad oggi irrealizzabile a causa della rigida equazione per cui ad un impianto di produzione deve corrispondere un solo consumatore finale. Si tratta di occasioni importanti, starà anche ai singoli la capacità di accettare la sfida e prendere parte alla transizione energetica in corso.

Fonte: Newsletter Legambiente Padova – redazione Ecopolis

Il primario veneto cresce, sfiorati nel 2018 i 6,5 mld/euro

“L’agricoltura sottostà all’andamento meteo delle stagioni, che non sempre è favorevole, ma negli ultimi anni si ritrova a fare i conti anche con i cambiamenti climatici. Ciononostante, il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta nel 2018 sfiora i 6,4 miliardi di euro (6,393), in deciso aumento rispetto all’anno precedente (+8%)”.

Dichiarazioni istituzionali. L’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, intervenuto ieri alla conferenza stampa di presentazione delle prime stime elaborate da Veneto Agricoltura sull’andamento del settore agroalimentare regionale nel 2018, rimarca questo importante traguardo, sottolineando che la Regione si pone costantemente al fianco degli agricoltori, cercando le soluzioni più adeguate alla crescite delle loro aziende, anche attraverso le misure del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, per il quale il Veneto risulta essere la prima Regione in Italia per pagamenti effettuati. Da parte sua, il direttore dell’Agenzia regionale, Alberto Negro, nel ricordare l’importanza dei Report agroalimentari elaborati ogni anno da Veneto Agricoltura, strumenti essenziali per la programmazione dell’attività degli imprenditori agricoli, ha evidenziato che la buona performance raggiunta nel 2018 dall’agroalimentare veneto è legata ad una serie di fattori quali, innanzitutto, l’aumento delle quantità prodotte di numerose colture (uva su tutte), mentre l’andamento dei prezzi di mercato ha inciso in maniera positiva sul valore delle colture erbacee e ha influito negativamente sulle coltivazioni legnose e sugli allevamenti.

Il Report 2018, illustrato da Alessandra Liviero del Settore Economia e Mercati di Veneto Agricoltura, fornisce come ogni anno a gennaio le prime valutazioni sull’andamento del settore agroalimentare veneto nell’anno che si è appena concluso, in attesa del Report definitivo che come sempre viene presentato alla vigilia dell’estate. Imprese. Al terzo trimestre 2018, le imprese venete attive si attestano a 63.422 unità (-0,7%), un dato in linea con l’andamento del settore nazionale, che registra anch’esso una lieve diminuzione (-0,4%). La flessione ha riguardato esclusivamente le ditte individuali (51.834 unità), in calo dell’1,6%, ma che costituiscono ancora l’81,7% del totale delle imprese agricole venete. In aumento invece tutte le forme societarie. In calo dello 0,2% anche il numero di imprese del comparto alimentare veneto, mentre a livello nazionale si registra una sostanziale stabilità.

Occupati. Nello stesso periodo del 2018 preso in considerazione, si evidenzia un deciso decremento degli occupati agricoli a livello regionale, scesi del -9,5% rispetto allo stesso periodo del 2017. Si tratta di una perdita degli addetti in controtendenza rispetto alla media italiana (+1,1%). In diminuzione sia gli occupati indipendenti (-12,5%) che dipendenti (-3,3%). Import/Export. Per quanto riguarda il commercio con l’estero, il deficit della bilancia commerciale veneta è rimasto sostanzialmente sugli stessi livelli del 2017, con un saldo negativo attestatosi a circa 318 milioni di euro, in leggera flessione (-1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di fatto, risultano praticamente invariate anche le importazioni e le esportazioni: le prime si mantengono a circa 5,3 miliardi di euro (+0,2%), mentre l’export si conferma di poco inferiore ai 5 miliardi di euro (+0,3%).

Cereali. Andamento climatico sfavorevole per i cereali autunno-vernini per l’elevata piovosità nei mesi di marzo e maggio e scarsità di acqua e temperature elevate ad aprile con conseguente diminuzione delle rese ad ettaro (-12% per il grano tenero, -10% per il grano duro). È andata meglio per il mais che ha visto un aumento delle rese del 11%, ma il calo degli investimenti del 15% ha comunque comportato una perdita di produzione del 6%. Colture industriali. Relativamente alle colture industriali, la soia segna una resa in aumento del +20% rispetto al 2017, anno particolarmente negativo in termini produttivi, nonostante la cimice asiatica e alcune anomalie dovute al caldo notturno nel mese di agosto. In aumento gli investimenti (+7%) e la produzione (+28%) a scapito del prezzo in flessione del 9%. Tutti segni negativi a due cifre per la barbabietola da zucchero (superficie -10%, resa -13%, produzione -21% e prezzo -14%), per la quale si intravede un recupero nel 2019 considerato l’aumento del prezzo internazionale dello zucchero e del sostegno comunitario accoppiato. Male anche il tabacco (-10% produzione, -5,6% rese), bene le colture energetiche, con il girasole che aumenta rese (+5%) e produzione (+28%) e la colza che si mantiene stabile nonostante rese in contrazione (-9%).

Orticole. L’andamento climatico ha favorito problemi fitosanitari anche per le principali colture orticole che hanno segnato rese negative con diminuzione della produzione per patata (127.400 t, -2%) e lattuga (-8%); in aumento la produzione di radicchio (134.400 t, +8%) in virtù di un incremento della superficie (+4,7%) e delle rese (+3%). Annata negativa per le fragole, con riduzione degli investimenti e della produzione di oltre il 20%, nonostante rese e prezzi in aumento. Nel 2018 le superfici investite a orticole sono scese a circa 26.700 ettari, in calo del 3% rispetto all’anno precedente. Si stima che le orticole in piena aria, che rappresentano il 75% degli ortaggi coltivati in Veneto, possano attestarsi su circa 23.500 ettari (-4%), mentre le orticole in serra, stimate in circa 3.850 ettari, si riducono del -2,8%; in aumento le piante da tubero (3.270 ha, +5%).

Frutticole. Annata climatica tutto sommato favorevole per le frutticole, che ha permesso un incremento delle rese e della produzione di mele (291.000 t, +24%) e di kiwi (57.400 t, +46%) anche se al di sotto dei livelli standard considerati normali per le colture. Le condizioni meteo hanno, invece, creato problemi fitosanitari per ciliegio, pesco-nettarine e pere (queste ultime particolarmente colpite dalla Cimice asiatica), portando a cali consistenti di rese e produzione. A parità di superficie, la resa del pero è scesa del -5% e la produzione del -6%, mentre le pesche-nettarine hanno visto ulteriormente ridursi la superficie dedicata (-16%), con conseguente flessione della produzione (-18%).

Vitivinicoltura. Annata eccezionale per la vitivinicoltura, agevolata da un andamento climatico altalenante, ma tutto sommato favorevole, che ha portato la produzione di uva a 16,4 milioni di quintali raccolti (+48,9% rispetto alla scarsa vendemmia del 2017). Il vino prodotto si stima essere pari a quasi 13,4 milioni di hl (+40,1% rispetto al 2017). La superficie vitata regionale è aumentata nel corso del 2018 fino a 94.414 ettari (+3,4%). Il prezzo delle uve registrato nel 2018 risulta essere pari a 0,63 €/kg. Continua ad andare a gonfie vele l’export di vino veneto con un valore di esportato, nel periodo gennaio-settembre 2018, di circa 1,58 miliardi di euro, in rialzo del +3,4%.

Zootecnia. Per quanto riguarda il settore zootecnico, la quantità di latte prodotta dovrebbe attestarsi a 1,18 milioni di tonnellate su base annua, in linea con la produzione 2017 (+0,6%). Il prezzo del latte crudo alla stalla ha tenuto in Veneto, con una media annua pari a 36,05 euro/100 l. In aumento le produzioni dei principali formaggi. All’aumento delle macellazioni di capi di allevamenti veneti del +2,7% è corrisposto un andamento leggermente sfavorevole del mercato (-1,5%). La disponibilità interna e il modestissimo incremento dei consumi non hanno favorito nemmeno le importazioni di carne fresca bovina, diminuita in quantità del -2,3% nei primi 9 mesi del 2018. Stabile la produzione di suini (+1,5%), ma con fatturato e prezzi in calo del 10%. Stagnante il consumo domestico di carne avicola che ha indotto ad una contrazione della produzione (-4%), ma prezzi in aumento del 2,7%. Crolla la produzione di conigli (-22%) e il fatturato del settore, di cui il Veneto è leader a livello nazionale. Annata sfavorevole per le uova il cui mercato segna una contrazione dei prezzi del 4,5%.

Pesca. Continua ancora la fase di calo della produzione della pesca marittima sbarcata nei mercati ittici regionali che segna un ulteriore -12% rispetto all’anno precedente. Nel 2018 il settore dei molluschi bivalvi di mare continua invece la risalita dei volumi pescati segnando un +64,3% sul 2017. Sostanzialmente stabili flotta e imprese.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

25 gennaio 2019, conviviale Argav al Wigwam ad Arzerello, stasera si parlerà di “esperienze artigiane” da regalare e regalarsi, di ambiente e dei prodotti De.Co Val Posina

Questa sera, venerdì 25 gennaio, a partire dalle ore 19 i soci Argav si ritroveranno al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) per la conviviale mensile, che avrà ospiti: Cecile Rousset, consulente turismo Confartigianato Veneto e titolare agenzia VivoVenetia per presentare i cofanetti delle “esperienze artigiane”, Paolo Politeo, co-fondatore Kyoto Club per anticipare i temi del ventennale dell’associazione, che opera per la sensibilizzazione e l’informazione sui temi dell’efficienza energetica, rinnovabili, mobilità sostenibile, Alessandro Manzardo, eng. PhD. Università Padova per illustrare il progetto “Passaporto ambientale”.

Produzioni sostenibili nell’Alto Vicentino. A curare l’aspetto gastronomico saranno le eccellenze del comune di Posina (Vicenza), presente con Andrea Cecchellero, sindaco, che presenterà il progetto di qualificazione e valorizzazione delle De.co. della Val Posina, con Andrea Dal Maso, allevatore di trote, Roberto Comparin, produttore di salumi tipici, tra cui la rinomata sopressa delle Valli del Pasubio e Luca Lorenzato, artigiano birraio.

#adottaunbosco: i padovani rispondono all’appello delle donne di Coldiretti Veneto. Adesioni da tutta Italia.

Asiago (VI), alberi sradicati dopo l’uragano di ottobre 2018

Ultimi posti disponibili al Teatro Verdi di Padova per il concerto solidale organizzato dalle donne di Coldiretti che vedrà sul palco due artisti poliedrici come Chiara Luppi e Vittorio Matteucci, accompagnati dall’U.S. Band, impegnati in un repertorio studiato apposta per raccogliere fondi a favore del rimboschimento delle montagne venete.

Foresta didattica. Da indiscrezioni si sa che molte autorità politiche si sono già assicurate il biglietto per contribuire al progetto promosso dalle imprenditrici che porta il titolo di #adottaunbosco. “Da questo evento prenderà forma la possibilità di mettere a dimora in un vivaio un certo numero di piante – spiega la bellunese Chiara Bortolas, vice presidente nazionale di Donne Impresa – da destinare poi alla creazione di una “foresta didattica” come azione concreta per restituire linfa e ossigeno ai territori segnati dalla calamità del 29 ottobre scorso.

Adesioni da tutta Italia. Con l’aiuto dei cittadini, degli sponsor, delle autorità, delle colleghe di ogni parte d’Italia dalla Calabria, dall’Abruzzo, isole comprese fino alla Valle d’Aosta, contiamo in un abbraccio corale per restituire ai turisti e alla collettività la bellezza del paesaggio dell’Altopiano di Asiago, del Cadore e dell’Agordino. E’ una responsabilità che come agricoltrici sentiamo forte guardando ad un futuro possibile di ricrescita del verde. Fino ad ora in molti hanno dimostrato attenzione al tema aderendo con spirito di soccorso, sostenendo anche economicamente le campagne di solidarietà avviate da Coldiretti – conclude Bortolas –  Insieme possiamo fare ancora di più. L’appello è rivolto a tutti affinchè platea e galleria siano sold out per una giusta causa”.

Biglietteria: da martedì a sabato 10:00-13:00 – 15:00 – 18:30 – info 049.87770213 – biglietti in vendita anche on line www.teatrostabileveneto.it Prezzi biglietti: Platea e Palco PPiano € 30,00 – Palco I e II ordine € 25,00 – Galleria € 15,00

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Canapa, serve qualità per essere competitivi sul mercato, se ne parla nel Padovano il 30 gennaio prossimo nel convegno Anga Confagricoltura Veneto

Claudio Previatello

Il mercato della canapa si sta rapidamente evolvendo e richiede più competenze e qualità per essere competitivi. Dopo il boom del 2017, che ha visto un exploit di coltivazioni in tutta Italia, oggi il mercato è fortemente condizionato dalle importazioni di prodotto straniero e il prezzo del prodotto è fortemente in ribasso. Di questo si parlerà in un convegno promosso dai giovani di Anga-Confagricoltura Veneto nella sede di Confagricoltura Padova, ad Albignasego (Pd) mercoledì 30 gennaio alle 17.

C’è bisogno di canapa di qualità. Claudio Previatello, giovane coltivatore polesano e referente nazionale di Confagricoltura per la canapa, esaminerà criticità e prospettive della coltura, spiegando quali sono le filiere potenziali e presenti e le possibili redditività per gli agricoltori in riferimento alle norme di legge che disciplinano la coltivazione. In Veneto si stima che gli ettari coltivati a canapa siano 400, con capolista il Padovano che conta oltre un centinaio di ettari. Sono soprattutto i giovani tra i 25e i 35 anni a lanciarsi nel nuovo settore, che però non è quell’infinito filone aureo che tanti immaginavano. “Il boom vertiginoso in cui il mercato assorbiva di tutto, scarti compresi, è finito – spiega Previatello -. Oggi il mercato è oberato dalle importazioni di Paesi come Svizzera e Spagna, che offrono un prodotto di qualità maggiore, pulito e senza semi, e inoltre dispongono di strutture idonee per la lavorazione e l’essiccazione che noi non abbiamo. Tanti agricoltori italiani si sono trovati ettari di prodotto inutilizzabile, o pagato a 200 euro al chilo quando i costi di produzione, essendo tanto il bisogno di manodopera, arrivano anche a 250 euro al chilo. Quello che noi vogliamo spiegare ai nostri coltivatori è che devono fare canapa di qualità, su estensioni limitate, se non vogliono rimanere scottati. Devono capire come coltivarla, qual è la varietà ideale per la propria azienda, dove collocarla, a chi farla lavorare. Il mercato ha un grande futuro, ma bisogna mettersi in testa che la canapa rimarrà un settore di nicchia e che quindi deve rimanere una forma di integrazione al reddito, non l’unica su cui puntare”.

Far chiarezza sul quadro normativo. Giulio Manzotti, presidente di giovani di Confagricoltura Veneto, spiega che il convegno sarà aperto agli agricoltori di tutte le età: “Fino ad oggi si è fatto un gran parlare di canapa, ma ci sono state date poche informazioni tecniche che ci aiutassero a capire se e quanto l’investimento potesse essere redditizio. Questo convegno vuole fare chiarezza anche sul quadro normativo, con dati certi e informazioni sulla filiera e sul quadro normativo in Italia”.

L’esperienza. Previatello, titolare dell’azienda agricola Al Capiteo di Grignano Polesine, ha vinto lo scorso anno il premio Smau per l’innovazione grazie a un sistema di microirrigazione per le fragole. Da oltre un anno ha iniziato a produrre canapa per inflorescenza grazie alla collaborazione con il Crea di Rovigo e il supporto del ricercatore Giampaolo Grassi, con 600 piante coltivate in serra. “Raccogliamo il fiore, poi lo facciamo lavorare da una ditta esterna che ce lo riconsegna pulito, quindi lo vendiamo al grossista – spiega -. Dal 2019, però, lanceremo una nostra linea di tisane, creme e di nutraceutica, che può essere più remunerativa. Per riuscire a fare ottima qualità, non si possono fare estensioni grandissime e bisogna limitare la manodopera, che richiede 8 persone a ettaro. Auspichiamo che il governo ci aiuti, dandoci la possibilità di coltivare le stesse varietà che si coltivano negli altri Paesi. Oggi ci sono troppe restrizioni che rischiano di mettere le briglie a un settore che ha grandi potenzialità”.

School of cheese, prorogati a venerdì 8 febbraio i termini di partecipazione al progetto promosso da 4 Consorzi Dop del formaggio, tra cui l’Asiago, che premia la creatività degli studenti

A seguito di numerosi riscontri positivi ricevuti dagli Istituti comprensivi di Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Trentino Alto-Adige e Sardegna coinvolti nel progetto School of Cheese, le quattro DOP di formaggi Asiago, Gorgonzola, Pecorino Sardo e Taleggio promotrici del contest, hanno deciso di estendere il termine per l’invio dell’adesione a venerdì 8 febbraio 2019.

Fruitori i bambini delle scuole elementari. Il fine del contest è portare i bambini a riconoscere le denominazioni di origine, in particolare quella dei prodotti contraddistinti dal marchio DOP, accrescere la loro cultura alimentare e diventare protagonisti di scelte salutari, imparando che il benessere può coniugarsi con gusto e piacere. Il contest, avviato lo scorso 3 dicembre, che si sarebbe dovuto chiudere lo scorso 18 gennaio, è dedicato ai bambini delle scuole elementari delle sette regioni italiane – precisamente delle classi terze, quarte e quinte. L’elaborato che i bimbi saranno invitati a creare con l’aiuto degli insegnanti – sia esso fumetto, un racconto, un servizio fotografico o un gioco, qualsiasi cosa emerga dalla loro creatività – dovrà “raccontare” le prerogative dei formaggi partner, i loro valori nutrizionali, gli abbinamenti e le sinergie possibili.

Il concorso prevede il coinvolgimento di circa 3.500 scuole (circa 500 per ogni regione citata) di cui le prime 10 classi terze, 10 quarte e 10 quinte per ogni regione che avranno inviato la propria iscrizione entro l’8 febbraio, saranno gli effettivi partecipanti. Questi riceveranno entro metà febbraio un kit ludico-didattico gratuito contenente materiale editoriale per i docenti, declinato in modo da offrire loro informazioni e approfondimenti sui prodotti e gli obiettivi della campagna, e materiale rivolto ai bambini realizzato con un linguaggio a loro comprensibile e con una grafica accattivante, con il quale gli alunni potranno mettere alla prova la loro creatività.

Le quattro DOP Consorzio Tutela Formaggio Asiago, Consorzio per la tutela del Formaggio Gorgonzola, Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Sardo e Consorzio Tutela Taleggio realizzeranno inoltre un video, una modalità molto efficace pensata in particolare per i bambini, che possa completare i materiali a disposizione. Vi sarà inoltre un help desk attivo, per fornire assistenza continua agli insegnanti durante l’elaborazione delle proposte artistiche e il  sito web www.schoolofcheese.it.

Il regolamento prevede che ogni classe partecipante possa inviare un solo elaborato, a partire dal 4 marzo ed entro il 29 marzo 2019, quello che meglio illustri il significato del progetto, il valore del marchio DOP e le caratteristiche dei formaggi oggetto della proposta, concentrandosi sui loro valori nutrizionali e i possibili abbinamenti. Di questi ne verrà scelto uno, che verrà premiato durante TUTTOFOOD, evento internazionale organizzato da Fiera Milano dal 6 al 9 maggio 2019.

Fonte: Servizio stampa contest School of cheese

Musetto d’oro 2019, vince un gruppo di amici, i “The king of macha”. Il prossimo 7 marzo, una delegazione della confraternità andrà a Norcia per la consegna della raccolta benefica.

I The king of macha, vincitori dell’edizione 2019 Musetto d’oro

Centinaia di musetti, chili di purè e cren. Così la Confraternita del Musetto ha celebrato il 17 gennaio scorso, giorno di Sant’Antonio Abate protettore dei Norcini, alla Caneva dei Biasio di Riese Pio X (TV), la seconda edizione della goliardica cena a buffet.

I confratelli hanno dovuto bloccare le iscrizioni una settimana prima dell’evento. In gara c’erano trenta produttori “de casada”, la maggioranza del Trevigiano, ma alcuni, come Sandro Stefanuto di Villotta di Chions, in provincia di Pordenone, hanno dovuto fare chilometri per partecipare all’evento. Una serata unica nel suo genere, ospitata in una cantina tra le botti antiche e che ogni anno propone anche in abbinamento i migliori vini della Caneva dei Biasio: in questo caso, scelto un Raboso Spumante Rosato, che sarà anche la bottiglia ufficiale della Confraternita per il 2019.

Il vincitore. Tra tutti, ha portato a casa l’ambito “Musetto d’Oro” un gruppo di sei amici che si sono dati il nome di “The Kings of the Macha”. Sono di Montebelluna, da 16 anni ogni 8 dicembre – luna permettendo – uccidono il maiale che deve pesare tra i 250 e i 260 chili e avere un anno di vita. Nella vita fanno altro: direzione commerciale, bonifiche dall’amianto, rappresentanti di dolciumi, panettieri ed essiccatori del legno. Il loro portavoce è Roberto Durante. “La nostra ricetta è semplice: carne, pepe, sale e tradizione”, dice. “Farne meno ma farli buoni, poi in cottura due ore e quarantacinque nell’acqua dopo aver fatto i tre buchi con lo stuzzicadenti”. A premiarli, l’assessore regionale Federico Caner, che peraltro era in giuria e nella finalissima ha potuto degustare più volte i musetti. “Molto buono come gusto, equilibrato”, ha commentato. “Da caldo e da freddo non variava la bontà e anche visivamente era perfetto”. Dietro di loro, si è classificata l’azienda agricola Rossi, quindi Roberto Daminato, Costa del Sol, i Bagolari e al sesto posto Guizzo.

un momento della cena Musetto d’oro 2019

I giurati. Guidati dalle schede di degustazione tecniche appositamente predisposte da Mariano Alberton, oltre a Caner c’erano, il compositore Mario Brunello, il sindaco di Riese Matteo Guidolin e il suo vice Mario Zonta, l’ex assessore di Castelfranco Giancarlo Saran, i giornalisti Luigi Agostino Mariani, Mimmo Vita, socio Argav e Cristiana Sparvoli, il presidente della Confraternita del Formaggio Asiago Piave Fabio Bona e quello della soppressa, Bruno Valle; senza dimenticare lo chef Nino Baggio, Vittorio Scapinello, esperto veterinario, Alessandro Bragagnolo, noto norcino e Adriano Cavarzan, tecnico dell’Usl.

Il 7 marzo a Norcia. Il sindaco Guidolin, che nella serata ha vestito i panni di Gran Norcino, ha annunciato che il prossimo 7 marzo una delegazione della Confraternita si recherà a Norcia per portare quanto raccolto per la beneficenza. “Un anno fa la Confraternita era un’idea, ora invece siamo una realtà”, dice. “Dopo il successo di Porcomondo, la conferma che nella nostra sede a Cendrole il 17 gennaio è diventato un appuntamento imperdibile, l’attenzione da parte di autorità e esperti di enogastronomia da tutta Italia lo conferma, siamo orgogliosi del Museto”.

Fonte: Servizio stampa Confraternita del Musetto

2-4 febbraio 2019, a Verona tutto pronto per Anteprima Amarone 2015

Posizionamento, internazionalizzazione e strategie di promozione del brand più iconico della Valpolicella. Sono i temi più caldi della “Red Week”, la settimana dedicata al “Grande Rosso” (29 gennaio – 4 febbraio) che culminerà con Anteprima Amarone (2-4 febbraio, Palazzo della Gran Guardia di Verona), la 16^ edizione dell’evento targato Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

Sotto i riflettori la promettente annata 2015 e non solo: storia, cultura e qualità, ma anche mercati, impatto economico, sostenibilità e formazione sono infatti al centro degli appuntamenti in programma a Verona già dal 29 gennaio, per un focus di filiera che coinvolgerà anche il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio (2 febbraio).

Ad anticipare il battesimo dell’annata 2015 sarà The Second Valpolicella Annual Conference (1 febbraio, Verona – Sala Maffeiana), il vertice socio-economico internazionale dedicato ai due focus “Amarone della Valpolicella come brand di lusso per conquistare i mercati” (ore 9.30) e al “Riconoscimento dei valori del Vino” (ore 11.30). Saranno invece il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Andrea Sartori e il ministro Gian Marco Centinaio ad aprire Anteprima Amarone 2015 in un confronto su “Brand, valore, export e turismo: Il poker per l’Italia nel calice” (2 febbraio, Verona – Palazzo della Gran Guardia, ore 11.00. Giornata riservata alla stampa). A seguire, spazio anche alle contaminazioni con “Red Passion e Sorsi di Cultura”, la sessione che vedrà protagonisti Giordano Bruno Guerri, storico, accademico e saggista e la giornalista cinematografica e scrittrice, Laura Delli Colli.

Apertura al pubblico e agli operatori del settore. Le degustazioni di Anteprima Amarone apriranno le porte al pubblico domenica 3 febbraio (dalle 10 alle 19, ingresso a pagamento), mentre il giorno successivo sarà riservato agli operatori di settore (dalle 10 alle 17). Info e prevendita biglietti Anteprima Amarone www.consorziovalpolicella.it

Sono invece dedicati alla formazione i primi giorni della “Red Week” di Anteprima Amarone: dal 29 al 31 gennaio 24 candidati da tutto il mondo, alcuni dei quali in corsa per il titolo di Master of Wine, parteciperanno al Valpolicella Education Program (VEP), il corso di alta formazione sulla viticoltura, i vini e il territorio promosso dal Consorzio. Al termine delle lezioni, i candidati sosterranno un esame per diventare Valpolicella Wine Specialists (VWS), il titolo che darà loro la possibilità di essere inseriti nel network globale di divulgatori della Valpolicella riconosciuti ufficialmente dal Consorzio.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Tutela Vini Valpolicella