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10 gennaio, soci Argav in visita al Presepio artistico e al territorio di Segusino (Treviso)

Grazie all’impegno dei soci onorari, Carlo Stramare e Denis Coppe, dell’associazione Amici del Presepio artistico di Segusino, sabato 10 gennaio i soci Argav saranno in visita al territorio segusinese. 

Programma

Ore 10:00 Ritrovo a Segusino (TV), zona Chiesa Parrocchiale – Presepio Artistico (navigatore: viale Italia, 270 Segusino). Ore 10:15, visita al Presepio Artistico di Segusino, edizione 2025 dal titolo: “La vita è bella…?” ispirato al celebre film di Roberto Benigni del 1997. Ore 11:00, visita al Birrificio di Quero (nel vicino comune di Setteville): il birrificio di Quero è una realtà giovane, di proprietà di Emil Zanella e Adriano Mondin: due amici d’infanzia che hanno coltivato la passione per la produzione della birra, prima per hobby e poi come lavoro. Si farà quindi la visita al laboratorio di produzione della birra e all’attiguo locale di degustazione e ristorazione. Ore 12:00 circa: pranzo presso il Birrificio di Quero con portate abbinate ai vari tipi di birra artigianale. Ore 15:00 circa: Saluti finali.

Rischi invisibili e clima estremo: oltre 26,5 milioni di euro di contributi comunitari per la patrimonializzazione dei fondi mutualistici trentini

Co.Di.Pr.A. annuncia un risultato straordinario per l’agricoltura trentina: Agea ha confermato 26,5 milioni di euro di contributi comunitari destinati alla patrimonializzazione dei Fondi IST Mele, IST Latte e Fitopatie. Si tratta di un traguardo strategico, frutto di un percorso pluriennale e della collaborazione con Ministero dell’Agricoltura, Provincia Autonoma di Trento, Agea, Asnacodi Italia e le organizzazioni agricole.

Il risultato affonda le radici nel 2019, quando il Consorzio decise di trasformare una normativa complessa in strumenti concreti per la stabilità economica delle imprese. Giorgio Gaiardelli, presidente dell’epoca, e Andrea Berti, allora direttore e oggi alla guida di Asnacodi Italia e Agriduemila Hub Innovation, ricordano quel passaggio come “un atto di visione e anche di coraggio. Partimmo da una norma difficile da interpretare – spiegano – ma sostenuti da amministratori, soci, istituzioni e organizzazioni agricole, presentammo il progetto convinti che il Trentino potesse diventare un laboratorio avanzato di gestione del rischio. Il risultato di oggi, con oltre 26,5 milioni assegnati ai fondi, oltre la metà del budget nazionale, conferma quella intuizione e apre una nuova pagina sulla protezione della redditività delle imprese”. Berti sottolinea, inoltre, come studi condotti con le principali università italiane confermino un cambio strutturale del clima e del contesto economico: “servono risorse pubbliche e strumenti moderni per offrire risposte concrete alle aziende. I fondi mutualistici sono decisivi, e senza la solidità patrimoniale di Co.Di.Pr.A. il difficile e lungo percorso amministrativo iniziato nel 2019 non sarebbe stato sostenibile per le imprese”.

L’attuale coordinatore dei fondi IST Mele, IST Latte e Fitopatie e direttore di Co.Di.Pr.A. Marica Sartori, sottolinea come la perseveranza sia stata decisiva: “Questo risultato dimostra che Co.Di.Pr.A. e tutti i componenti dei Comitati di Gestione, espressione plurale del settore agricolo trentino, hanno saputo credere in strumenti innovativi e continuare a sostenerli anche nei momenti più complessi. Oggi più che mai dobbiamo guardare oltre l’orizzonte, mantenendo i piedi ben saldi a terra, ma aprendo occhi e mente alle nuove opportunità offerte dalle tecnologie e dal nuovo paradigma della gestione del rischio. Continueremo a investire in digitalizzazione e innovazione, senza mai perdere la prossimità ai nostri Associati, che rimangono il cuore e l’anima del Consorzio”.

L’assessore provinciale all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali Giulia Zanotelli evidenzia come l’agricoltura trentina sia da sempre sinonimo di eccellenza e presidio del territorio “ma oggi deve fare i conti con clima e mercati sempre più instabili, che mettono sotto pressione la redditività delle nostre imprese. In questo contesto, la gestione del rischio non è un elemento accessorio, ma una leva strategica per garantire continuità produttiva e competitività al settore. Il risultato ottenuto da Co.Di.Pr.A. conferma il valore di un percorso che la Provincia ha sostenuto convintamente, basato sull’innovazione e su un lavoro di sistema”. Secondo Zanotelli “gli strumenti tradizionali non bastano più: servono soluzioni moderne e integrate, capaci di tutelare il reddito delle aziende anche di fronte a danni non immediatamente visibili. Per questo, la manovra di bilancio 2026 prevede 3,6 milioni di euro a favore del sistema, senza dimenticare l’integrazione di 5,2 milioni sulle annualità 2022 e 2023, a copertura della minor contribuzione nazionale”. L’assessore assicura che “continueremo a investire anche nella gestione attiva del rischio – dalle tecnologie di monitoraggio ai sistemi di difesa, fino all’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale – perché il futuro delle nostre filiere passa dalla capacità di prevenire i danni e di proteggere il reddito.

Fonte testo e foto: servizio stampa Co.di.Pr.A

L’anno idrologico in Veneto parte col segno meno, e in montagna si aspettano ancora le grandi nevicate

L’anno idrologico, periodo che va da ottobre e settembre dell’anno successivo, dopo un’estate piovosa, è iniziato in Veneto con il forte segno meno: -37% di piogge ad ottobre e a novembre.

Ciò che maggiormente impensierisce è la mancanza di neve in montagna: le poche nevi scese a novembre si sono disciolte velocemente; i primi accumuli in linea con la media stagionale si registrano solo a partire dai 2.600 metri. E’ importante ricordare che le nevicate che scendono tra fine ottobre e dicembre, dal punto di vista della riserva idrica, sono le più importanti dell’inverno perché attraverso il processo di fusione e riconsolidamento tipico di questa fase dell’anno si forma quello stratto di ghiaccio più solido che si scioglie più lentamente rilasciando acqua anche a stagione inoltrata.

Male anche la situazione nei principali corsi d’acqua: a novembre (mese tipicamente piovoso) tutte con il segno meno le portate dei grandi fiumi: Brenta (-44%),  Adige (-22%), Bacchiglione (-36%), Po (-39%). [dati Arpav]

Fonte testo e foto: servizio stampa Anbi Veneto

Riforestazione in Veneto: in consegna 90 mila alberi per l’incremento del patrimonio arboreo regionale

Veneto Agricoltura e Regione del Veneto incentivano la riforestazione del territorio regionale e la cittadinanza risponde presente: grazie all’iniziativa “Alberi per la Pianura Veneta”, prontamente accolta da numerosi comuni e cittadini, sono quasi 90 mila le nuove piante che anche in questo momento stanno sorgendo nel territorio regionale, ripopolando in maniera significativa il patrimonio arboreo del Veneto.

La campagna di riqualificazione ambientale, che rientra nell’ambito della legge regionale n° 14 del 18 giugno 2024, e che inquadra una serie di azioni di contrasto all’impatto antropico sull’ambiente, ha infatti raggiunto numeri di rilievo: dei 423 comuni invitati, 275 hanno aderito, richiedendo al Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Veneto Agricoltura a Montecchio Precalcino – struttura vivaistica specializzata che costituisce il cuore operativo del progetto – 88.870 piante, divise tra giovani alberi e arbusti autoctoni.

La distribuzione delle piante, ancora in corso, è iniziata il 15 ottobre scorso e proseguirà con una seconda tranche tra febbraio e marzo 2026. Nel frattempo, però, ha già preso il via la fase di piantumazione, di cui si stanno occupando i richiedenti in prima persona, seguendo le indicazioni fornite dai tecnici di Veneto Agricoltura.

Nel dettaglio, 69.457 piante sono destinate a singoli cittadini, mentre le restanti 19.413 verranno impiegate dalle Amministrazioni comunali per concretizzare specifiche iniziative dal respiro green sparse per gran parte del Veneto.

La provincia che ha richiesto più alberi è Treviso (61 comuni richiedenti per un totale di 27.661 piante), seguita da Vicenza (54 comuni, 17.174 piante) e Padova (62 comuni, 16.872 piante). Fuori dal podio Venezia (37 comuni, 16.105 piante), Verona (29 comuni, 5.938 piante) e Rovigo (32 comuni, 5.120). La campagna, per ovvi motivi geografici, non ha riguardato la montuosa Belluno.

Spostando lo sguardo sui singoli comuni, nella graduatoria degli alberi richiesti dai cittadini, spiccano San Biagio di Callalta a Treviso (2400 piante), Vicenza (1775 piante) e la veneziana Santa Maria di Sala (1180 piante). In quella delle Amministrazioni comunali, invece, ad occupare le prime tre posizioni sono Chioggia (1500 piante), Lozzo Atestino nel padovano (1200 piante) e la veronese Villa Bartolomea (800 piante).

Da sottolineare poi le varietà di piante distribuite: si tratta di specie appartenenti alla flora spontanea del Veneto, tipiche della vegetazione del bosco di pianura e coltivate nei vivai del Centro di Montecchio Precalcino a partire da semi raccolti direttamente in natura. In questo modo solo piante autoctone, che già popolavano i boschi veneti migliaia di anni fa, stanno ricomparendo nel territorio regionale: un ritorno all’antico che sarà decisivo per riqualificare, già nell’immediato futuro, un ambiente profondamente segnato dallo sviluppo dell’epoca contemporanea.

Fonte testo e foto: servizio stampa Veneto Agricoltura

Cementificazione suolo, Padova “maglia nera” con oltre il 50 per cento del terreno occupato nel capoluogo

L’erosione dei terreni fertili a causa di cementificazione e degrado fa sparire ogni anno decine ettari di terreno feritile ma anche cibo e coltivazioni per decine di migliaia di euro. È l’allarme lanciato da Coldiretti, sulla base di dati Ispra, in occasione della Giornata mondiale del suolo che si è celebrata lo scorso 5 dicembre. A detenere “la maglia nera” è la città di Padova, con oltre metà del suolo cementificato e irrimediabilmente perduto, un record nazionale, e non va meglio nel resto della provincia dove nel 2024 sono andati perduti altri 116 ettari portando a quasi 40 mila gli ettari coperti da superfici artificiali.

Un fenomeno che non accenna ad arrestarsi. Questo processo ha generato serie conseguenze sulla cura del territorio e sulla sicurezza idrogeologica italiana, intensificando gli impatti dei mutamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi. “L’espansione incessante delle zone urbanizzate – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – ostacola l’assorbimento adeguato delle acque piovane, che scorrono invece in superficie, elevando i pericoli di inondazioni e smottamenti. Contiamo decine di zone esposte a rischi idrogeologici, in particolare allagamenti, una situazione aggravata dai cambiamenti climatici, con eventi estremi più frequenti, anomalie stagionali e precipitazioni brevi ma violente”.

Secondo Coldiretti occorre salvaguardare il capitale agricolo e i suoli produttivi, valorizzando il ruolo sociale, culturale ed economico delle imprese rurali nelle aree interne. Una posizione condivisa dal 78% degli italiani, secondo il report Coldiretti/Censis 2025, che considerano l’agricoltura il baluardo più efficace per prevenire il dissesto idrogeologico e tutelare il paesaggio.

Da ciò deriva l’urgenza di misure rapide per bloccare il consumo di suoli fertili, a iniziare dall’approvazione della legge sul consumo di suolo bloccata da tempo in Parlamento e che – secondo Coldiretti – potrebbe fornire all’Italia uno strumento innovativo e avanzato.

“Ma il suolo va ripristinato anche nelle città – continua Lorin – dove le aree verdi urbane rappresentano solo il 2,9% dei territori comunali e i parchi e giardini con aree gioco una porzione ancora più piccola. Da qui il nostro appello alla pubblica amministrazione per un cambio di passo necessario a garantire la presenza di alberi, fondamentali per la salute fisica e mentale, per ridurre le emissioni di CO2, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità, ridurre le temperature”.

Mamme No Pfas: motivazione della sentenza “Miteni” denuncia il profitto economico che calpesta la salute pubblica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Comitato Mamme No Pfas Vicenza-Padova_Verona (Premio Argav 2021) la seguente nota.

La Corte d’Assise di Vicenza ha pronunciato una sentenza storica che squarcia il velo su decenni di omissioni: i vertici della Miteni sono stati condannati per aver avvelenato le nostre acque e causato un disastro ambientale senza precedenti. Come Mamme No PFAS, sottolineiamo con forza che la motivazione della sentenza, depositata qualche giorno fa, colpisce duramente la strategia d’impresa e i manager imputati i quali, operando in piena consapevolezza delle criticità ambientali, hanno deliberatamente scelto di privilegiare il profitto economico e il risparmio sistematico sui costi di messa in sicurezza a scapito della salute pubblica. Con pene che arrivano fino a oltre 17 anni, viene finalmente sancito che non si è trattato di un incidente, ma di una strategia volta a nascondere dati vitali alle autorità pur di continuare l’attività d’impresa, accumulando ricchezza mentre il “plume” tossico si diffondeva sotto i piedi di 300 mila persone.

Esposizione a PFAS e malattie: la scienza parla chiaro

Per quanto concerne le malattie, la motivazione della sentenza della Corte d’assise fa riferimento all’ipercolesterolemia come patologia causalmente collegata ai Pfas, non individuando altre patologie, anche perché quasi tutte le parti civili costituite non hanno affatto chiesto un risarcimento del danno biologico (in quanto questo non era un processo per lesioni), ma soltanto del danno da “metus” per la paura dell’insorgenza di malattie.Tuttavia, la scienza parla chiaro. La IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e studi internazionali (il C8 Health Project negli USA) e ricerche italiane (condotte da CNR, ISS e Università di Padova) confermano il legame tra esposizione ai PFAS e gravissime patologie: in primo luogo tumori, ma anche malattie cardiovascolari, alterazioni del sistema endocrino, influenza negativa su gravidanza e sviluppo, mancata o ridotta risposta vaccinale, maggiore suscettibilità alle infezioni come il COVID. Ricordiamo anche che uno studio condotto dall’Università di Padova ha rilevato un eccesso di quasi 4000 morti in 30 anni nelle aree colpite.

Lo studio epidemiologico e la bonifica. Dalle parole ai fatti

Siamo stati definiti una “popolazione soggetta a un’intossicazione collettiva cronica” eppure, dopo quasi 10 anni di promesse e delibere, lo studio epidemiologico deve ancora partire. Il tutto mentre il terreno contaminato di Miteni continua a rilasciare queste sostanze nell’ambiente perché ancora non si è iniziata la bonifica.La nostra battaglia non finisce qui. Chiediamo, ancora una volta, che le istituzioni passino dai vari proclami e “valutazioni di fattibilità” alla realtà dei fatti. La giustizia ha riconosciuto il crimine ambientale; ora si proceda con studio epidemiologico e bonifica!

Fino al 6 gennaio, conveniente opportunità per scoprire le piante dell’Orto botanico di Padova nel periodo invernale

Fino al 6 gennaio 2026, l’Orto botanico di Padova propone delle visite guidate individuali senza costi aggiuntivi rispetto al biglietto d’ingresso, alle ore 11 e alle ore 15.

Durante la visita si scoprono le strategie adottate dalle piante per superare il periodo invernale e il clima più rigido, e si approfondiscono le particolarità di alcune spezie usate soprattutto in questo periodo di festa.

Per partecipare è necessarioc prenotarsi scrivendo a prenotazioni@ortobotanico1545.it o contattando il numero 049 827 3939 (tutti i giorni dalle 9 alle 17, eccetto il 24, 25, 31 dicembre e 1 gennaio).

L’Orto è aperto eccezionalmente di lunedì anche il 5 gennaio, con orario dalle 10 alle 17 (ultimo ingresso alle ore 16.15). Nelle giornate di mercoledì mercoledì 31 dicembre l’Orto è aperto fino alle ore 14, con ultimo ingresso alle ore 13.15. Il sito è chiuso giovedì 1 gennaio 2026.

Riuso e riciclo dei rifiuti urbani in Europa: progressi troppo lenti secondo la Corte dei conti europea

Secondo una relazione pubblicata lo scorso 26 novembre dalla Corte dei conti europea, molti Stati membri dell’UE fanno fatica a raggiungere i valori-obiettivo di riutilizzo e di riciclo dei rifiuti urbani. A causa di vincoli finanziari e di debolezze nei rispettivi piani di gestione dei rifiuti, troppo spesso smaltiscono i rifiuti nelle discariche. La Corte ha constatato che l’attuale mercato del riciclo è in difficoltà, la raccolta differenziata rimane in certi casi a un livello molto basso e le tariffe addebitate ai cittadini non coprono necessariamente tutti i costi di gestione dei rifiuti.

“La circolarità è un fattore determinante per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’UE. Per conseguire questi obiettivi, l’UE dovrebbe creare le condizioni necessarie per rendere il settore del riciclo economicamente redditizio”, ha affermato Stef Blok, il membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “I cittadini e le imprese svolgono un ruolo cruciale. Gli incentivi fiscali, come anche far pagare ai cittadini il volume o il peso dei rifiuti che generano, possono indurre a differenziare i rifiuti e a ridurne la quantità”.

Il diritto dell’UE ha dato la priorità, in modo chiaro, alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclo dei rifiuti: ne sono scaturiti valori-obiettivo e obblighi giuridici per gli Stati membri. Ciò si riflette anche nelle norme disciplinanti i finanziamenti UE, che hanno gradualmente favorito gli investimenti nell’economia circolare, escludendo le pratiche non sostenibili, come il conferimento in discarica. Tuttavia, i progressi degli Stati membri dell’UE nel conseguimento dei valori-obiettivo relativi ai rifiuti urbani sono molto diversi, e in alcuni di essi sono scarsi o nulli. La Commissione europea ha però avviato le procedure d’infrazione lentamente: per i valori-obiettivo relativi al 2008, dette procedure sono iniziate solo nel 2024.

Un altro grave problema, secondo la Corte, è la sostenibilità economica del settore del riciclo. Se non vi sono abbastanza impianti di riciclo, i valori-obiettivo non possono essere raggiunti. In alcuni Stati membri tali impianti sono però rari o, specie quelli per la plastica, rischiano di chiudere a causa dell’aumento dei costi, della scarsa domanda per i prodotti ottenuti e per l’importazione di plastica più economica da paesi non-UE. La Corte sottolinea che è necessario rendere economicamente conveniente l’attività dei riciclatori, iniziando ad individuare le problematiche sul versante della domanda e dell’offerta che incidono sul mercato unico dei prodotti circolari e delle materie prime secondarie.

A livello nazionale, gli auditor della Corte hanno analizzato una serie di progetti di gestione dei rifiuti cofinanziati dall’UE, rilevando ritardi nell’attuazione e sforamento dei costi. La Corte ha inoltre constatato che negli Stati membri sottoposti ad audit (Grecia, Polonia, Portogallo e Romania) i passi avanti compiuti verso una gestione efficace dei rifiuti urbani sono lenti, a causa di finanziamenti pubblici insufficienti e dell’incapacità di utilizzare appieno strumenti economici quali i sistemi di cauzione-rimborso, l’aumento dell’imposta sul conferimento in discarica e l’applicazione di una tariffa sui rifiuti basata sul volume o sul peso dei rifiuti prodotti (il principio “paghi quanto butti”). Le imposte sul conferimento in discarica variano in modo così significativo tra gli Stati membri che i rifiuti possono persino essere spediti da un paese all’altro per ragioni economiche. Per risolvere tale questione, la Corte raccomanda di valutare la fattibilità di un’armonizzazione dei tributi sul conferimento in discarica e sull’incenerimento in tutta l’UE.

Informazioni sul contesto

I rifiuti urbani sono composti per lo più di materiali d’imballaggio e di rifiuti organici (rifiuti biodegradabili di giardini e parchi nonché rifiuti alimentari e di cucina). Una gestione efficace dei rifiuti urbani richiede la raccolta differenziata ben organizzata di vari materiali, infrastrutture adeguate per la cernita, il trattamento, l’incenerimento e/o il conferimento in discarica e un mercato economicamente sostenibile per i materiali risultanti dal riciclaggio. Gli attuali valori-obiettivo sono fissati dalla direttiva quadro in materia di rifiuti, dal regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio e dalla direttiva relativa alle discariche di rifiuti; tutta questa normativa è stata modificata numerose volte. La Commissione ha annunciato che un nuovo atto legislativo sull’economia circolare sarà adottato nel 2026 al fine di affrontare le questioni relative al mercato e alla domanda per il riciclaggio. Le principali fonti di finanziamento dell’UE per i progetti in materia di rifiuti urbani sono i fondi della politica di coesione e del dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Fonte: servizio stampa Corte dei conti europea

Dall’esperienza dei Consorzi di bonifica un manuale per la gestione idraulica del territorio

Un approccio complessivo alla progettazione idraulica che riconosca nei corsi d’acqua la loro natura di elementi di connessione tra campagne e città appare sempre più fondamentale in epoca di cambiamenti climatici, dove i fenomeni estremi si manifestano sottoforma di periodi siccitosi e nubifragi capaci di riverberarsi su territori vasti anche quando si abbattano su aree molto circoscritte.

Questa visione complessiva caratterizza storicamente l’operato dei Consorzi di bonifica, enti che nel loro lavoro quotidiano di prevenzione del rischio idraulico, della gestione della rete irrigua e, sempre più, della salvaguardia degli ambienti d’acqua, hanno come finalità ultima l’adattamento dei territori alle esigenze abitative e lavorative dell’uomo: “bonum facere”, appunto, rendere adatto alla vita e alle attività dell’uomo.

In un Nord Est di fiumi a regime torrentizio e territori soggiacenti al mare, la sicurezza idraulica dei centri abitati inizia nelle campagne, ragion per cui progettare interventi a servizio dell’agricoltura richiede consapevolezza degli effetti che tali interventi possono avere su scala molto più ampia. Questa considerazione rappresenta il punto di partenza del volume “Bonifica e Irrigazione”, manuale tecnico che intende costituire un compendio, a servizio di studenti, docenti, professionisti, delle progettualità dei Consorzi di bonifica del Veneto finalizzate alla gestione idraulica del territorio. Si parla di impianti idrovori e irrigui, di derivazioni, canali, manufatti di sbarramento e regolazione che sempre più rappresenteranno marcatori territoriali, nodi di un’unica grande infrastruttura idraulica generatrice di paesaggio, ambiente, comunità.

Il volume, edito da Cleup, promosso dall’Associazione Triveneta dei Dirigenti della Bonifica, con il contributo di ANBI Veneto, e redatto dal professor Vincenzo Bixio, decano dell’Istituto di Idraulica, oggi Dipartimento Ingegneria Civile Edile Ambientale ICEA dell’Università degli Studi di Padova, è stato presentato nel corso di un incontro pubblico tenutosi presso la Sala dell’Archivio Antico del Palazzo del Bo, sede dell’Università degli Studi di Padova, lo scorso 22 ottobre, nella giornata di studio “Sviluppi della cultura tecnica nella progettazione delle opere di bonifica e irrigazione”. L’iniziativa, alla quale hanno partecipato ricercatori, docenti, professionisti e rappresentanti istituzionali e tecnici dei consorzi di bonifica, è stata aperta dei saluti del presidente dell’Associazione Triveneta dei Dirigenti dei Consorzi di Bonifica Graziano Paulon, ai quali sono seguiti i saluti di Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto, e della professoressa Flora Faleschini, del dipartimento ICEA.

“Il volume presenta il quadro aggiornato delle conoscenze ed esperienze di progettazione dei sistemi di gestione delle acque nell’ambito delle trasformazioni territoriali ma rappresenta anche un’occasione di rilancio verso la ricerca di nuovi percorsi o nuove soluzioni a problemi ricorrenti che si manifestano con declinazioni sempre diverse” – ha spiegato il presidente dell’Associazione Triveneta dei Dirigenti della Bonifica Graziano Paulon che, nella sua introduzione alla mattinata, ha posto anche l’accento sulla necessità di riattivare in ambito universitario percorsi formativi d’eccellenza dedicati alla Bonifica e all’Irrigazione.

Il tema della formazione e della condivisione delle conoscenze è stato oggetto del saluto di Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto: “Non vi è progresso senza formazione. La bonifica, per mantenere il proprio ruolo centrale, ha bisogno di investire costantemente sull’aggiornamento e sulla crescita professionale delle proprie risorse. Siamo orgogliosi, come associazione, di promuovere la cultura tecnica, di studiare e divulgare i fondamenti della progettazione e della manutenzione delle infrastrutture idrauliche e irrigue.”

L’ingegner Carlo Bendoricchio, componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione dei Dirigenti e direttore del Consorzio di bonifica Acque Risorgive, ha aperto la sessione tecnica con un intervento dedicato al quadro climatico in continuo mutamento, alle soluzioni proposte dai Consorzi di bonifica, al ruolo sempre maggiore che la sensibilità ambientale sta assumendo nella gestione della rete idraulica, sia per quanto riguarda la sicurezza sia per quanto riguarda la gestione irrigua.

La mattina è proseguita con gli interventi della professoressa Lucia Bortolini, del Dipartimento TESAF Università di Padova; della dottoressa Francesca Pivirotto, professionista e ricercatrice in materia archivistica; dal prof. Armando Brath, Presidente della Associazione idrotecnica Italiana; al prof. Vincenzo Bixio è spettato l’intervento conclusivo. Moderatore: il prof. Marco Favaretti, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Padova.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Presepio Artistico di Segusino (Treviso), l’edizione 2025 dedicata ai bambini. Il presepio è visitabile dalla notte di Natale al 1 febbraio 2026

Nel celebre film di Roberto Benigni “La vita è bella” questa frase era un’esclamazione; nel Presepio Artistico di Segusino Natale 2025 iventa una domanda: “La vita è bella…?”.  Raccontano gli “Amici del Presepio Artistico di Segusino”:

Il film di Benigni (1997) porta indietro nel tempo al 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale, e nonostante il film si concluda in maniera parzialmente tragica, porta con sé un messaggio di liberazione: la fine di un brutto periodo che ha segnato l’umanità. Nel Presepio di Segusino Natale 2025 si vuole ricordare questo momento storico, però lo si vuole anche mettere a confronto con alti due importanti momenti storici: il primo è quello “dell’oggi”, con le tragedie che vediamo ogni giorno in Medio Oriente, e che tutti noi abbiamo davanti agli occhi continuamente. Il secondo confronto è con la vita povera, ma tranquilla, che padri e nonni vissero negli anni della loro giovinezza a Segusino, una vita che probabilmente si potrebbe definire “un po’ fuori dal mondo”.

“Nell’edizione 2025 del Presepio di Segusino, oltre alla Natività, tre sono i passaggi chiave che compongono la rappresentazione: il primo passaggio è raffigurato da un bambino dei giorni nostri seduto sul divano di casa e che, con telefonino, pc e smart tv, si imbatte su un video che racconta i fatti che stanno accadendo in Medio Oriente. Il secondo passaggio raffigura un bambino di 80 anni fa, che ha appena finito di vivere la tragedia dell’Olocausto (rappresentato nella scena finale del film “La vita è bella”). Il terzo passaggio è la vita normale e allegra di alcuni bambini segusinesi di circa 60 anni fa, durante un giorno di festa, in occasione di un matrimonio in paese. Il tutto è intervallato da altre due scene molto più tradizionali, in stile classico del Presepio Artistico di Segusino”.

“Con le scene a tema di questa edizione si vuole porre questa riflessione: nessun bambino dovrebbe mai dover vivere ciò che stanno vivendo oggi i bambini in Medio Oriente, così come nessun bambino dovrebbe mai dover vedere ciò che altri suoi coetanei stanno vivendo in quei territori e come nessun bambino dovrebbe mai dover vivere ciò che hanno vissuto i bambini di 80 anni fa durante l’Olocausto”.

“Perché la vita bella, quella che ogni bambino dovrebbe poter vivere è quella spensierata, felice e ingenua di bambini nati e cresciuti in un piccolo paesino tra le montagne, dove tradizioni e rispetto si mescolano col lavoro, col sacrificio e con l’amicizia. Dove le storie di guerra non arrivano, dove, se tutto il mondo fosse così, non ci sarebbe più bisogno di invocare la pace!”.

Il Presepio Artistico di Segusino, allestito come di consuetudine nella ex casa del Cappellano, in Viale Italia 270, è a entrata libera, e sarà aperto tutti i pomeriggi dalla notte di Natale fino a domenica 1 febbraio 2026, nei giorni festivi anche al mattino. Nel borgo torna anche “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” rassegna di presepi ed eventi legati al Natale. Gli orari completi e tutte le informazioni si possono trovare sul sito internet http://www.presepiosegusino.it sui canali social Presepio Segusino, oppure telefonando al 334.3797867.