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6-7 maggio 2017, al Castello di Lispida, nei colli Euganei (PD), allestito il più grande banco d’assaggio di vini da suolo vulcanico

Minerali, sapidi, longevi, i vini vulcanici si danno appuntamento il 6 e 7 maggio alla seconda edizione di Vulcanei 2017, al  Castello di Lispida, Monticelli di Monselice (PD). Una due giorni che propone più di 50 produttori per oltre 200 vini, un viaggio attraverso l’Italia dei vulcani, dalla Sicilia al Veneto, per andare poi oltre confine a scoprire i vini della Stiria e della Slovenia, ospiti d’eccezione di quest’anno.

Esiste un fil rouge che unisce i vini nati su suoli vulcanici. Vitigni diversi, differenti latitudini ma caratteristiche comuni che si declinano in mineralità, sapidità e longevità, un mix che ha fatto dei volcanic wines un punto di riferimento per gli appassionati di tutti i continenti. Con l’Italia che, come spesso accade nel settore enologico, conferma un ruolo di leadership grazie a una biodiversità che non conosce eguali e che spazia da nord a sud, da Bianchi in grado di evolvere negli anni a Rossi che uniscono struttura e freschezza. Un fenomeno, quello delle colture su suoli vulcanici, che riguarda 124 milioni di ettari nel mondo (4 volte l’estensione dell’Italia) e che offre prodotti dalle caratteristiche uniche.  Di questo e altro si parlerà nel corso di Vulcanei, tappa 2017 di Volcanic Wines, ospitata al Castello di Lispida, uno dei luoghi simbolo del vino italiano, furono proprio i Conti Corinaldi, in questa splendida tenuta, a dare i natali ai primi bordolesi italiani, piantando viti di merlot e cabernet destinate alla produzione di vino.

La manifestazione è organizzata dal Consorzio Vini Colli Euganei, in collaborazione con l’associazione Volcanic Wines, la Strada del Vino Colli Euganei e il Consorzio Terme Euganee.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Vini Colli Euganei

28 aprile 2017, all’incontro Argav-Wigwam in Saccisica si parla di reti d’impresa operanti nella sostenibilità ambientale, turismo esperenziale e lupi. A fine convivio, in degustazione la Brasiola® del Piave, il “bigolo solidale”, il ragù di gallina Padovana ed il merlot dell’Abbazia bio.

foto di repertorio, incontri Argav-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco

Venerdì 28 aprile si terrà a partire dalle ore 19 ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) il consueto incontro conviviale realizzato in collaborazione con Wigwam.

Saranno ospiti: Antonio Casotto, presidente Ethan SpA per presentare la rete d’imprese “Veneto Green Cluster” attiva nel settore della sostenibilità ambientale, riconosciuta dalla Regione Veneto e dell’Unione Europea; Giancarlo Ferron, guardiacaccia e scrittore, per presentare il suo ultimo libro “Lo sguardo del lupo”; Cecil Rousset, operatrice turistica, per presentare la proposta di turismo esperenziale di Confartigianato Veneto.

I produttori e gli artigiani protagonisti della serata sono: Alessandro Doretto, maitre sabreur dell’Antica Trattoria Alla Fossetta di Musile di Piave (V(, locale storico veneto, per presentare la novità “La Brasiola® del Piave”;  Enrico e Alberto Artusi, titolari del Pastificio Artusi di Casalserugo (PD, che produce pasta fresca artigianale di alta qualità, per presentare il “Bigolo solidale”, fatto con farina di grano Iervicella del territorio terremotato; Matteo Fiorenzato, co-titolare della Macelleria da Diego di Codiverno di Vigonza (PD), specializzata nella produzione artigianale di rugù della tradizione di carne e vegetali, per presentare il ragù di Gallina Padovana e Raffaele Sovran, vitivinicoltore di Sesto al Reghena (PN) per presentare il il Merlot dell’Abbazia Bio. Degustazioni a fine incontro preparate e presentate da Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico e chef, presidente del Circuito Wigwam.

17 maggio 2017, Argav in collaborazione con Anbi organizza a Cittadella (PD) il seminario di formazione per giornalisti su consumo del suolo e gestione risorsa idrica

Mercoledì 17 maggio 2017, nella sede del Consorzio di bonifica Pedemontano Brenta (riva IV Novembre, 15) a Cittadella (PD) si terrà dalle 9 alle 16 il seminario “Consumo del suolo e gestione della risorsa idrica“, approvato dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto e organizzato da Argav in collaborazione con Anbi. Il corso, riservato ai giornalisti, è già presente in piattaforma Sigef (6 crediti).

Gli argomenti trattati Nel corso dell’incontro si parlerà del ruolo dei Consorzi di bonifica nella pianificazione del territorio, della legge sul consumo del suolo, di irrigazione, ambiente ed energia pulita e della gestione consortile della risorsa idrica. Con un trasferimento in pullman, è prevista anche la visita guidata della centrale idroelettrica di San Lazzaro a Bassano del Grappa (VI) e successiva visita guidata all’area forestale di infiltrazione a Carmignano di Brenta (PD). Relatori saranno: Andrea Crestani (direttore Anbi), Giuseppe Cappocchin, Umberto Niceforo (direttore Consorzio di bonica Pedemontano Brenta), Fabrizio Stelluto (presidente Argav), Giuseppe Romano (presidente Anbi).

29 aprile 2017, 300 anni dall’erbario Patarol, a Venezia fra nomi e immagini di piante

Fu tra il 1717 e il 1719 che il veneziano Lorenzo Patarol creò un erbario che oggi costituisce la più antica raccolta botanica conservata al Museo di Storia Naturale di Venezia con oltre un migliaio di esemplari di piante essiccate, talvolta accompagnate da farfalle e libellule. A 300 anni di distanza, uno dei preziosi tomi esce dai depositi del museo e viene esposto al pubblico per una settimana laddove venne realizzato, il palazzo Rizzo Patarol, oggi sede dell’Hotel Boscolo Venezia (Fondamenta Madonna dell’Orto 3500)  con lo splendido giardino affacciato sulla laguna nord.

Inaugurazione. In occasione di questo anniversario, sabato 29 aprile 2017, alle ore 16.00 Wigwam Club Giardini Storici Venezia ha realizzato l’evento “300 anni dell’erbario Patarol“, con l’inaugurazione dell’esposizione dell’erbario Patarol, della cartellinatura delle piante più significative presenti nel giardino del palazzo e della mostra fotografica a cura di Francesca Saccani. Alla presentazione, interverranno: Martina Di Luca, direttrice del Boscolo Venezia, Mauro Bon, responsabile del Museo di Storia Naturale di Venezia, Mariagrazia Dammicco, presidente del Wigwam Club Giardini Storici Venezia, Raffaella Trabucco, curatrice del Museo di Storia Naturale di Venezia, Anna Saccani e Marcello Santin, graphic e product designer, autori del progetto di cartellinatura. Seguirà una passeggiata fra storia e scienza nel giardino con la biologa Chiara Baradello e la naturalista Fabrizia Gianni.

L’esposizione continua fino ai primi di maggio. Da domenica 30 aprile a venerdì 5 maggio, saranno organizzate visite guidate all’erbario e al giardino a cura del Wigwam Club Giardini Storici Venezia. L’evento rientra nel progetto “Venezia è un Giardino” promosso dal Wigwam Club grazie alla donazione di un socio danese. Prenotazione obbligatoria sia per sabato 29 aprile che per la successiva settimana di visite (giardini.storici.venezia@gmail.com 328.8416748 / 388.4593091). L’iniziativa nasce dalla collaborazione fra Wigwam Club Giardini Storici Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia/Museo di Storia Naturale, Boscolo Venezia Hotel, Laguna Fiorita onlus.

Fonte: Wigwam Club Giardini Storici Venezia

Cave, Regione Veneto presenta il piano, Bottacin: “Massima tutela dell’ambiente”

Cave Salzano

L’assessore regionale alla Difesa del Suolo e all’Ambiente Gianpaolo Bottacin ha presentato martedì 4 aprile scorso  in Seconda Commissione consiliare il piano cave.

I principi cardine. “Dopo l’impugnazione da parte del governo nazionale del nostro articolo di legge regionale approvato in dicembre – ha sottolineato l’assessore -, abbiamo presentato il nuovo piano cave che ne riprende peraltro la filosofia e i cui principi cardine sono il divieto di aprire nuove cave e un massimo 9.5 milioni di metri cubi di ampliamenti nei prossimi dieci anni”. “Ma non solo: tutti gli ampliamenti – ha precisato Bottacin – dovranno passare tramite la Commissione VIA e le autorizzazioni sugli ampliamenti saranno date dalle Province e non più dalla Regione”.
Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Siccità: dichiarato lo stato di crisi in Veneto

Nonostante le precipitazioni dei giorni scorsi, persiste una grave carenza di disponibilità idrica in Veneto. A causa delle anomale condizioni meteoriche, con un’ordinanza del presidente della Regione, è stato perciò dichiarato lo stato di crisi idrica su tutto il territorio regionale fino al 15 maggio prossimo, con riserva di modifica dei contenuti in relazione all’andamento meteorologico.

Cosa prevede. Viene anzitutto stabilito che non potranno essere superati determinati valori delle portate derivate o subderivate dal fiume Adige, nel cui bacino si registra la situazione più critica. In particolare, per quanto riguarda il Consorzio di bonifica Veronese, il valore è di 28 metri cubi/secondo complessivi, con una riduzione per singola derivazione di almeno il 40% rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione; per il Consorzio di 2° grado L.E.B. il valore da non superare è di mc/s 14 complessivi. L’ordinanza stabilisce inoltre che le utenze irrigue, non ricomprese nei precedenti consorzi di bonifica, dovranno ridurre del 50%, rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, il prelievo di portate derivate o subderivate dal fiume Adige mentre, per quanto riguarda il bacino del fiume Piave, le utenze irrigue dovranno ridurre il prelievo di concessione del 20% rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, come previsto nel caso di eventi di lieve siccità.

Per consentire l’accumulo della risorsa, il gestore degli invasi idroelettrici di Santa Croce, Mis e Pieve di Cadore, per l’intero periodo di attuazione delle misure, provvederà a trattenere integralmente la risorsa idrica. Nell’alveo del fiume Piave deve comunque essere garantita una portata di minimo deflusso vitale, a valle della traversa di Nervesa della Battaglia, di almeno 7 metri cubi al secondo. Per gli altri bacini idrografici, escluso il bacino del fiume Po, le utenze irrigue dovranno ridurre il prelievo di concessione del 20%, rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, con riferimento non alle singole derivazioni, bensì alla portata complessiva, derivata dal medesimo sistema irriguo. Indicazioni sono contenute nell’ordinanza anche per i soggetti gestori di manufatti con capacità di regolazione e invaso, tra cui il gestore dell’invaso idroelettrico del Corlo che, per l’intero periodo di attuazione delle misure, dovranno provvedere a regolare il relativo sistema, in modo tale che sia garantito il mantenimento della portata di minimo deflusso vitale nel fiume Brenta dopo la confluenza con il torrente Cismon e a valle delle prese irrigue del Consorzio di bonifica Brenta.

Confronto con Trento e Bolzano. Considerata l’eccezionale siccità nel bacino dell’Adige, il Veneto ha avviato anche un confronto con le Province Autonome di Trento e di Bolzano, finalizzato a definire un protocollo di gestione delle risorse idriche del fiume, allo scopo di preservare e tutelare, secondo principi di salute pubblica, il prioritario attingimento idropotabile sull’asta terminale.

Fonte: Asterisconet.it

Nato Bubble’s Italia Magazine, periodico dedicato alle bollicine italiane

E’ stato tenuto a battesimo a Vinitaly 2017 Bubble’s Italia Magazine, nuovo magazine patinato edito dal toscano Andrea Zanfi, e dedicato alle bollicine italiane. Direttore editoriale è Giampietro Comolli, noto winemaker e winebubbler italiano.

Una scommessa editoriale controcorrente. “In epoca di grande sviluppo digitale è una scelta controcorrente, voluta ricercata e motivata, saranno 3 uscite all’anno, con due selezioni delle 100 migliori etichette come consiglio, il meglio del meglio“, racconta Andrea Zanfi.  Aggiunge Comolli: “Le bollicine sono un patrimonio del made in Italy che hanno bisogno di un palcoscenico di alto livello per competere e per emergere nella globalità: finalità e obiettivo concreto e reale del magazine, non in vendita in edicola e libreria, è quello di portare nelle case di 10.000 consumatori di eccellenze nuove proposte di consumo“.

Fonte: Servizio stampa Bubble’s Italia Magazine

22 aprile, Giornata Mondiale della Terra: appello al presidente della Commissione Europea Juncker: “Ogni giorno in Europa degradati 500 ettari di terra fertile, serve una direttiva per proteggere il suolo!”

Oggi è la Giornata Mondiale della Terra, e Coldiretti Padova partecipa attivamente alla task force per la campagna “Salva il suolo“. “Vogliamo essere in prima linea per promuovere una concreta inversione di rotta sul consumo del suolo. Siamo noi responsabili dell’ambiente che lasceremo ai nostri figli e non possiamo voltarci dall’altra parte. L’agricoltura poi ha pagato anche nel nostro territorio un prezzo altissimo al cosiddetto sviluppo“, afferma Federico Miotto, presidente dell’associazione di categoria padovana.

L’appello, rivolto a Claude Juncker e inviato in questa occasione, fa riferimento all’obiettivo delle Nazioni Unitefermare il degrado di suolo a livello globale entro il 2030’ ed è rivolto alla Commissione Europea affinché faccia la sua parte, con la consapevolezza che le politiche europee hanno un’impronta molto profonda sui suoli e i territori del resto del mondo. A lanciarlo sono i promotori dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “People4Soil”, a nome delle 500 organizzazioni che hanno aderito al network europeo. Al presidente della CE si chiede di fermare il consumo di suolo sviluppando un quadro legislativo vincolante per gli Stati Membri, che riconosca al suolo lo status di “bene comune” proprio come l’aria e l’acqua.

La superficie agricola europea, pari a 170 milioni di ettari, benché ragguardevole, non è in grado di rifornire il mercato europeo delle materie prime, che dipende in larga misura dalle importazioni. Se abbiamo un così forte bisogno di terre coltivate, la priorità dovrebbe essere proprio quella di proteggere il nostro suolo! E invece ogni giorno vengono urbanizzati o degradati 500 ettari di suolo europeo, e in molti casi il degrado corrisponde a una perdita definitiva della risorsa, ad esempio in seguito a urbanizzazioni. “Il suolo è la risorsa naturale più preziosa e scarsa in Europa, ma non la proteggiamo! Negli ultimi 50 anni, in Europa la superficie coperta di cemento e asfalto è raddoppiata, arrivando a 20 milioni di ettari: due volte la superficie agricola italiana. Senza contare tutte le altre minacce a carico dei suoli: 3 milioni di siti contaminati, 10 milioni di ettari gravemente danneggiati dall’erosione e 14 milioni a rischio desertificazione sono alcune cifre di danni già registrati. Se vogliamo che la comunità internazionale arresti il degrado di suolo, dobbiamo iniziare dalla nostra casa comune: è urgente una direttiva europea per la tutela  dei suoli!”

In Italia la task force formata da ACLI, Coldiretti, FAI, INU, Legambiente, LIPU, Slow Food e WWF punta il dito anche sulla grave empasse del progetto di legge nazionale contro il consumo di suolo, da tre anni rimpallato dalle commissioni delle due Camere e, da 11 mesi, impantanato al Senato: “L’Italia per una volta poteva essere capofila europea, come primo Paese a darsi regole per il contenimento del consumo di suolo, ed invece quel provvedimento, che pareva sospinto da consenso unanime, sembra essersi infilato in un tunnel di cui ancora non si vede la fine”.

Una politica attiva a difesa del suolo è anche una politica di sicurezza e sviluppo economico: suoli sani e ricchi di sostanza organica consentono produzioni agricole di maggior qualità e più resistenti ai rischi climatici; allo stesso tempo fermare la cementificazione di suoli agricoli è l’unico modo per concentrare gli investimenti edilizi nei luoghi che hanno davvero bisogno di rigenerazione: le città. Si tratta di una politica di sviluppo di lungo termine, che salvaguarda le risorse e il patrimonio europeo, ma è anche il caposaldo delle strategie di mitigazione e adattamento climatico.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova

Florovivaismo veneto, 2016 anno difficile, ma cresce la produzione complessiva. Con l’acquisizione della CAC (Conformità Agricola Comunitaria) cresce la propensione all’export.

Anche nel 2016 il settore florovivaistico veneto conferma di attraversare una fase di transizione: calano ancora le aziende e le superfici, ma le quantità prodotte risalgono. Nonostante alcuni segnali positivi, legati alle certificazioni e alla propensione all’esportazione, permangono tuttavia le difficoltà di mercato, fortemente influenzate dalla debolezza della domanda interna e dai prezzi.

La ristrutturazione del settore non pare essere ancora del tutto conclusa, come si può cogliere dai dati sulle fonti di approvvigionamento e sui canali commerciali che indicano come siano in atto ulteriori cambiamenti nelle scelte strategiche da parte delle aziende, nel tentativo di trovare soluzioni migliorative per affrontare il mercato. È questo, in sintesi, quanto emerge dall’analisi annuale effettuata dagli esperti economici dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario.

Il numero di aziende venete attive è sceso a 1.491 unità (-2,4% rispetto al 2015): in calo soprattutto le province di Rovigo (-4,5%), Vicenza (-4,2%). Padova, seppur in flessione dell’1,3%, si conferma la prima provincia per numerosità delle aziende (456), seguita da Treviso (316), che presenta però un calo più rilevante (-3,4%). La superficie destinata al florovivaismo in Veneto è leggermente diminuita, scendendo a circa 2.730 ettari coltivati (-1,1%). La flessione riguarda esclusivamente le superfici coltivate in piena aria (2.070 ha, -1,6%), mentre sono in ripresa quelle in coltura protetta (circa 660 ha, +1%). A livello provinciale, Padova (900 ettari) e Treviso (circa 500 ettari) fanno segnare le maggiori flessioni in valore assoluto, perdendo circa una ventina di ettari ciascuna; da segnalare le maggiori superfici coltivate a Verona (465 ettari) e Rovigo (290 ettari circa), trainate dall’aumento di ettari destinati a vivaismo frutticolo.

Nota positiva, la produzione complessiva regionale viene stimata a poco meno di 1,5 miliardi di pezzi, in crescita del +7,3% rispetto al 2015. Risultato fortemente influenzato dal comparto del vivaismo orticolo, la cui produzione supera l’1,1 miliardi di piantine (+9,5%); in aumento anche la produzione del vivaismo frutticolo (18,6 milioni di piante, +11,8%), mentre è sostanzialmente stabile quella di piante ornamentali e in flessione l’output del vivaismo viticolo (-9%). La produzione di materiale vivaistico torna a rappresentare una parte rilevante della produzione veneta, con una quota del 77% (+18 punti percentuali rispetto al 2015) mentre il rimanente 23% è costituito da prodotto finito.

Manutenzione parchi e giardini in attivo. Il fatto che il settore non sia ancora del tutto uscito dalla situazione di difficoltà trova riscontro nella stagnazione del valore della produzione che nel 2016 si è attestato a circa 206 milioni di euro, in leggera crescita rispetto all’anno precedente (+0,5%), ma con un andamento alquanto altalenante negli ultimi cinque anni. Va detto, tuttavia, che questo risultato è frutto di dinamiche contrapposte tra le diverse macro-attività del comparto: la produzione di fiori e piante (52,6 milioni di euro) e la produzione vivaistica (circa 28 milioni di euro) sono entrambe in calo dell’1%, mentre il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese ha quasi raggiunto i 125 milioni di euro (+1%).

Canali commerciali. Rispetto alla provenienza delle forniture, è in ripresa la scelta di auto approvvigionamento del materiale di base, utilizzata in maniera massiccia dalle aziende del vivaismo orticolo, dove costituisce l’80% della provenienza del materiale di lavorazione, e il 61% degli approvvigionamenti per gli altri comparti. Da segnalare il forte calo delle forniture provenienti da paesi esteri dell’Unione Europea, a favore di un incremento delle forniture nazionali e soprattutto da altri paesi extra-UE, in particolare per quanto riguarda i comparti ornamentali e frutticoli. Per quanto riguarda i canali commerciali, l’aumento della produzione di materiale vivaistico ha portato con sé la conseguenza di una ripresa delle vendite ad altri vivaisti e/o aziende agricole, la cui quota si è riportata al 77,4% sul totale, a scapito di tutti gli altri canali di vendita (a privati/hobbisti, dettaglianti e grossisti), che registrano un calo.

Sale l’export. Poche variazioni invece per quanto riguarda l’area di commercializzazione: si segnala la flessione delle vendite a livello regionale, la cui quota sul totale scende dal 22,6% al 21,5% e locale (33,1%) a favore dell’aumento della quota di vendite destinate all’estero in ambito UE, che registrano un’ulteriore crescita passando dal 5,2% al 6,3%, e delle vendite sul territorio nazionale (38,7%). Positivo, in tal senso, il calo delle aziende iscritte come “piccolo produttore” (684 aziende, -5,9%) a fronte di una crescita di quelle iscritte al Registro Unico dei Produttori (820 aziende, +1%) e all’incremento ancora più consistente di quelle in possesso dell’autorizzazione all’uso del Passaporto fitosanitario necessario per l’esportazione (410 aziende, +7,6%). Se a ciò si aggiunge la crescita registrata nelle aziende che hanno ottenuto la CAC (Conformità Agricola Comunitaria) necessaria per la commercializzazione nell’UE, che nel 2016 sono state 225 (+5%), è ipotizzabile una maggiore propensione e capacità delle aziende venete ad esportare nei mercati esteri le proprie produzioni.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

21 aprile, Vicenza, le signore della botanica a “La Vigna”

Venerdì 21 aprile 2017, alle ore 17.30, la Biblioteca Internazionale “La Vigna, in collaborazione con l‘Associazione Amici dei Parchi, presenterà il volume di Elena Macellari dal titolo “Le Signore della botanica” (Ed. Aboca). Presenta e modera l’incontro Paola Goretti, storica dell’arte con interventi del presidente della Biblioteca Internazionale La Vigna Mario Bagnara e dell’autrice.

Molte scoperte sono da attribuire all’altra metà del cielo. Per molto tempo le scienze botaniche, a livello ufficiale, sono state riservate agli uomini: erano loro ad essere considerati gli scienziati e gli esperti in materia. In realtà, fin dall’antichità le donne hanno fatto uso della botanica a scopo terapeutico, e sicuramente molte scoperte in questo ambito sono da attribuire al loro lavoro. Un sapere a volte praticato nell’ombra, sofferto e taciuto accanto a quello accademico degli uomini. Solo a partire dal Novecento le donne poterono far parte di accademie scientifiche e società botaniche, dando così il loro prezioso contributo come scienziate.

Le botaniche. L’autrice, con un minuzioso e attento lavoro di ricerca d’archivio, ha ricostruito gli studi e le ricerche compiute da numerose botaniche italiane del Novecento, poco conosciute al grande pubblico, come Eva Mameli Calvino, Eleonora Francini, Albina Masseri e Camela Cortini. L’autrice, con una scrittura chiara e nello stesso tempo avvolgente, prende per mano e conduce alla scoperta della vita e dell’opera di queste donne che, nonostante le discriminazioni ancora presenti in campo scientifico nel XX secolo (e con tutta probabilità anche oggi, ndr), hanno saputo dare un contributo significativo nel settore della botanica. Il libro è corredato da preziose immagini che, oltre a farci conoscere queste studiose e appassionate di botanica, ci aiutano a conoscere meglio il contesto culturale e scientifico del nostro recente passato.La botanica è anche donna: questo arriveremo ad affermare a gran voce alla fine della lettura di questo libro, grati e riconoscenti a queste donne che, con forza e determinazione e tra mille difficoltà, sono riuscite ad affermare la loro personalità e la loro opera.

L’autrice. Elena Macellari è laureata in Scienze e tecnologie agrarie e ha conseguito un dottorato in Assetto del territorio. Ha lavorato presso le facoltà di Agraria di Perugia e di Milano. Attualmente si occupa di progettazione del giardino e del paesaggio; si dedica anche alla ricerca e allo studio dell’arte del giardino e della storia della botanica. È membro della Società Botanica Italiana. Tra i suoi libri: Eva Mameli Calvino, Giardinieri ed esposizioni botaniche in Italia (1800-1915), Nello specchio di Mabel, Nabù e il giardino cosmico.

Fonte: Biblioteca internazionale La Vigna