• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Aperte le iscrizioni al corso accelerato per bachicoltori tenuto da novembre 2016 dall’Associazione Italiana Gelsibachicoltura

bachi_adultoSono aperte le adesioni al corso accelerato per futuri bachicoltori promosso dall’Associazione Italiana Gelsibachicoltura (AIG) in collaborazione con Coldiretti. Il programma, concentrato in 24 ore totali e distribuito in tre giorni di cui due dedicati alla formazione teorica e uno alla pratica, ha lo scopo di fornire l’abc dell’allevatore di bachi con un particolare riguardo alla coltivazione di gelsi, pianta indispensabile per l’alimentazione dei “cavalieri”.

I temi trattati durante l’attività formativa riguardano la filiera della seta, le malattie e la profilassi negli allevamenti,  potatura, cura e manutenzione degli alberi, aspetti economici e finanziari, i contributi europei, esperienze di start up e di ritorno alla professione. L’inizio è previsto per il mese di novembre prossimo. Per informazioni scrivere a: info@gelsibachicoltura.it o chiamare al numero 0422-954100.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

 

25 ottobre 2016, il direttivo Argav si incontra ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Il prossimo direttivo Argav si terrà  martedì 25 ottobre 2016 dalle ore 18,45 nella sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzarello di Piove di Sacco (PD). Ordine del giorno: approvazione verbale precedente; comunicazioni del Presidente; comunicazione della Segretaria; domande iscrizione nuovi soci; candidatura Premio Argav; prossime attività; varie ed eventuali.

 

Ambiente. Conferenza dei servizi dice no a pirogassificatori nel trevigiano

Gianpaolo Bottacin

Gianpaolo Bottacin

“La conferenza dei servizi chiamata ad esprimersi sui progetti di realizzazione di pirogassificatori (alimentati a biomasse) a Paese e Gaiarine, nel trevigiano, ha dato parere negativo. Un esito che arriva dopo un lungo e attento lavoro istruttorio, svolto sulla base di dati tecnici oggettivi. Aveva fatto altrettanto qualche giorno fa anche la Commissione tecnica regionale in materia ambientale”. Commentando il parere contrario della conferenza di servizi, riunitasi ieri per l’esame dei progetti per i due impianti, l’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin, sottolinea che il diniego viene dato dalle strutture della Giunta regionale al termine di un preciso iter tecnico come previsto dalla normativa statale.

Richiesta la riduzione degli incentivi. “La complessità della materia e i limiti sulle nostra possibilità di intervento su un tema che è per lo più di legislazione statale circoscrivono le nostre possibilità di intervento ma ho già chiesto al Governo in maniera formale di ridurre questi incentivi, per evitare che possano proliferare richieste di impianti che, per quanto legittime, non siano strettamente necessari e funzionali alle esigenze del territorio. Viceversa, si rischiano pericolose distorsioni”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Il Marrone di San Zeno Dop ora è anche bio. La bontà del frutto ed il riconoscimento festeggiati per tre fine settimana dal 22 ottobre al 6 novembre con iniziative culinarie e di intrattenimento.

marronesanzenodop

Marroni di San Zeno Dop

(di Marina Meneguzzi) Il marrone dei record in Italia è veneto e precisamente veronese: si tratta del Marrone di San Zeno di Montagna, amena località situata a poco più di 600 metri nel comprensorio del monte Baldo, con vista diretta sul lago di Garda. Che, peraltro, oltre a deliziare lo sguardo, dona una particolare dolcezza al frutto autunnale che cresce nei declivi boschivi.

presentazionefestamarronidopsanzenoottobre2016

da sx Ugo Bonafini, Claudio Valente, Maurizio Castellani, Andrea Perotti, Simone Campagnari

I primati da record. Ebbene, dopo essere stato il primo nel Bel Paese (ed in Europa) ad ottenere la Dop nel 2003, in virtù delle tecniche di lavorazione tradizionali applicate ed in particolare della curatura (novena e rissara), il marrone sanzenate (Castanea sativa Mills) è il primo in Italia ad aver ottenuto il marchio “bio” ad un anno poco più dall’inizio delle pratiche di riconoscimento. E questo grazie alla naturalità dell’ambiente e dei metodi di coltivazione in cui e con cui viene prodotto. Ad annunciarlo con giusto orgoglio lo scorso 12 ottobre alla stampa, tra cui Argav, riunita per l’occasione a San Zeno nelle splendide sale trecentesche del palazzo “Ca’ Montagna”, sono stati i fautori di questo successo, a cominciare dai produttori soci del Consorzio di Tutela, rappresentati dal presidente e dal vice presidente, rispettivamente Simone Campagnari e Ugo Bonafini, ed ancora il sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, Andrea Perotti, consigliere comunale e il presidente di Coldiretti Verona Claudio Valente.

castagnetohtcastagneto

il castagneto di Giovanni Gondola

Biologico per natura, con uno scoiattolo per mascotte. “In taluni e speciali casi, il periodo di conversione dall’agricoltura non biologica a quella biologica  può essere superato – ha spiegato Campagnariad esempio quando gli appezzamenti siano superfici allo stato naturale non trattate con prodotti vietati nell’ambito della produzione biologica da almeno tre anni. E’ questo il nostro caso, poiché il nostro marrone è sempre stato del tutto naturale, coltivato con i sistemi tradizionali, rigorosamente a mano e senza utilizzo di trattamenti chimici. Avepa (Agenzia Veneta per i pagamenti in agricoltura) lo ha riconosciuto e lo scorso 7 ottobre ha concesso il riconoscimento retroattivo. Ad oggi, già tredici aziende produttrici sono registrate a produzione biologica (oltre il 70 per cento della produzione). L’obiettivo del Consorzio – che raggruppa 45 soci che coltivano un totale di oltre 2mila ettari di castagneti tra i 250 e i 900 metri – è raggiungere il 100 per cento entro il 2018“. “Il Marrone di San Zeno Dop è una coltura di nicchia che esprime perfettamente un nuovo concetto di agricoltura in grado di dare risposta e valore ai prodotti agricoli di periferia e di montagna, che necessitano di “strade nuove” per essere conosciuti e apprezzati. Si tratta prima di tutto di una scelta culturale che, se ben gestita, può tradursi anche in una felice scelta economica“, ha affermato  Claudio Valente, la cui organizzazione agricola ha affiancato il Consorzio nell’ottenimento della certificazione bio.

riccimarronisanzenodop

Marroni di San Zeno Dop

Recupero di castagni abbandonati. La raccolta dei marroni, ancora in corso, dovrebbe superare abbondantemente i 200 quintali ottenuti nel 2015. Un’ottima resa, dunque, avvenuta in un’annata in cui, specie in Sud Italia, si parla di crolli di produzione del 90 per cento a causa di un parassita di origine cinese, il cinipide. “Ma non si tratta di fortuna – ha precisato il sindaco Castellanibensì di un preciso piano di prevenzione e investimento iniziato 5 anni fa, con un’attività di lotta integrata al parassita attraverso i lanci del suo nemico naturale, il parassitoide Torymus sinensis“. Tra gli obiettivi che uniscono Amministrazione e Consorzio, oltre alla valorizzazione e promozione del prodotto, c’è il recupero di castagni abbandonati – si parla di alberi vecchi di 200/300 anni con una circonferenza di 7/8 metri ciascuno – all’interno dei boschi disseminati nei comuni della Comunità montana del Monte Baldo: Brentino-Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna. “Al momento non è possibile calcolare con esattezza il numero di piante da recuperare ma stiamo parlando di almeno altrettanti duemila ettari“,  ha detto Campagnari.

caldarrostemarronesanzenodopLe feste in omaggio ad un frutto che si adatta bene in cucina. Dunque, da quest’anno, nell’etichetta che si trova nelle confezioni in vendita del marrone che, ricordiamo, si differenzia dalla castagna, frutto della pianta selvatica, per essere originato da una pianta coltivata e migliorata con successivi innesti, oltre alla dicitura della Dop, con logo, peso, annata di produzione e luogo di confezionamento, si potrà trovare anche il marchio bio. Metà della produzione annuale sarà venduta durante la 44° Festa della Castagne, che coincide con la 13° edizione della Festa del Marrone di San Zeno Dop, entrambe organizzate dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Consorzio, ed in programma a San Zeno di Montagna per tre fine settimana, il 22 e 23 ottobre, il 29 e 30 ottobre e il 5 e 6 novembre. “Negli anni la Festa del Marrone è cresciuta sia nell’offerta, sempre più di qualità e differenziata, sia nel numero di visitatori, provenienti anche al di fuori della provincia veronese e drl Veneto“, ha riferito Perotti, che coordina la realizzazione delle feste. Tra gli intrattenimenti in programma, c’è il mercatino dei sapori, dove si potrà degustare il marrone in molteplici vesti e ricette, dalla caldarrosta al frutto sciroppato alla birra Castanea passando da quella più caratteristica, il minestrone di marroni, protagonista di un vero e proprio premio che verrà assegnato a chiusura della manifestazione.

giancarlozanollitavernakus

Giancarlo Zanolli titolare della Taverna Kus

Menù raffinati a base di marroni. Nei giorni di festa le cucine saranno sempre aperte e pronte a servire i piatti tipici della zona del Baldo anche nei ristoranti locali. A questo proposito, fino al 13 novembre, cinque ristoranti aderenti al progetto “San Zeno Castagne, Bardolino & Monte Veronese” (Al Cacciatore, Bellavista, Costabella, Sole e Taverna Kus) offriranno agli avventori 5 diversi menù degustazione con pietanze, dall’antipasto al dessert, a base di marroni (da 35 a 44 euro, gradita prenotazione, maggiori info http://www.ristosanzeno.it). Grande importanza viene data dagli chef al minestrone, piatto della tradizionale autunnale di San Zeno, declinato dai ristoranti in differenti versioni di consistenza e di sapori, tutte da assaggiare.

ugobonafinicastagnocinquecentenario

Ugo Bonafini abbraccia il suo castagno cinquecentenario per evidenziare la circonferenza del tronco

Novena e rissara, cosa s’intende. A spiegare la tecnica di curatura dei marroni è Bonafini, anche produttore di formaggio di malga sul Baldo e fortunato possessore in località Lumini di un castagno cinquecentenario: “I frutti raccolti subiscono trattamenti di cura secondo il metodo tradizionale, quali la “novena” e la “rissara” (ricciaia in dialetto veronese). La prima consiste nel far riposare i marroni in acqua fredda per 9 giorni (da qui novena) cambiando parte o tutta l’acqua ogni 2, senza aggiunta di nessun additivo. La rissara invece, praticata da sempre su questi monti, consiste nell’accumulare all’aperto i frutti ed i ricci per 8-15 giorni. In entrambi i casi, l’obiettivo è favorire una fermentazione naturale per far aprire il frutto e preservarlo da funghi, muffe e parassiti”.

ricciaia

La rissara di Gondola

Con le corde sui rami. Oggi, quasi tutti i produttori effettuano la “novena”. Ma c’è ne è ancora uno che pratica la “rissara“. Si tratta di Giovanni Gondola, socio del consorzio e titolare insieme alla famiglia dell’hotel Castagneto (tel. 045-7285121), struttura immersa in un bosco di castagneti secolari (110 in tutto). Da metà ottobre, il contadino-albergatore si cimenta direttamente nella raccolta dei marroni, salendo sui rami più alti con le corde e raggruppando i ricci nella rissara. “Un lavoro faticoso, a fine sera lo si sente nelle braccia, ma per me è di impagabile soddisfazione” ha raccontato Gondola. E guardando il suo volto sorridente e disteso, non si stenta a credergli.

Bruchi, patate spaziali e mele di città per i buongustai di domani

3943_comunicazioneInsetti2

Insetti

Spaghetti lunari alle locuste, aguto in forno con contorno di patate marziane, frutta dei tetti milanesi: l’indicazione culinaria per il nostro futuro arriva dall’International Inventors Exhibition di Venezia (PalaExpo, fino ad oggi), dove non mancano le innovazioni per la cucina tradizionale, ma dove si sono anche confrontati, per iniziativa dell’Università di Bologna, esperti internazionali sul tema dell’ “agricoltura per un mondo sostenibile”.

Il futuro alimentare della Terra non dipenderà…dalla terra! L’indicazione comune è che il domani prossimo della nostra nutrizione non potrà dipendere dalla terra, ormai depauperata di sostanze organiche e sottoposta ad una crescente pressione antropica (la popolazione in continuo aumento), bensì dalle colture “fuori suolo”, impiantate su letti artificiali, ricchi di mirati apporti nutrienti. A tale scopo potranno essere utilizzati i capannoni industriali dismessi, ma soprattutto i tetti delle città, con evidenti vantaggi di carattere ambientale; gli studi dell’Università di Bologna (proff. Giorgio Prosdocimi Gianquinto e Francesco Orsini) dimostrano che i raccolti urbani “fuori suolo” garantiscono una salubrità del prodotto non inferiore a quella attualmente assicurata dalle colture in terreni perlopiù compromessi da inquinamento ed eccessivo sfruttamento. L’Ateneo felsineo ha già calcolato che i tetti del capoluogo emiliano potrebbero produrre il 77% del fabbisogno alimentare della popolazione cittadina!

Entomofagia. Restando sul Pianeta, per scoprire nuove opportunità alimentari, è necessario, secondo l’Università di Padova (prof. Maurizio Paoletti), abbandonare i consueti gusti per volgere l’attenzione verso le specie maggiormente presenti: insetti, ragni, acari e crostacei così come tradizionalmente fanno le popolazioni aborigene; non solo: si dovranno “addomesticare” nuove razze animali come gli aguti o le cavie porcellus, destinate ad affiancare polli e conigli.

Colture spaziali. Se non bastasse, comunque, in un futuro prossimo potremmo rivolgerci alle colture spaziali: ad affermarlo sono gli studi dell’Università di Napoli (prof.ssa Stefania De Pascale) che, in collaborazione con gli enti  spaziali, sta ricercando come alimentare gli astronauti che, entro il secolo, raggiungeranno Marte con missioni lunghe almeno 500 giorni; impensabile, quindi, alimentarsi solo con cibi “ad hoc” così come portarsi appresso derrate alimentari terrestri.  Sarà quindi necessario “coltivare”, grazie a “tecniche biogenerative”, durante il viaggio e creare serre marziane o, ancor prima lunari. I problemi maggiori? L’assente o ridotta forza di gravità e le radiazioni cosmiche. Lo “space farming” punterà inizialmente su patate, grano e soia; in attesa delle prime colonie spaziali si sta, intanto, sperimentando nei luoghi terrestri più inospitali (dall’Antartide al K2). Qualcuno già sogna nuove puntate di masterchef…

Fonte: Servizio Stampa D-nest Inventors

Etichetta origine latte, storica conquista per allevatori e consumatori

nuova-etichetta-latte

nuova etichetta latte

Storico via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari. Una conquista per i produttori e anche per i consumatori, che finalmente potranno sapere da dove arriva il latte a lunga conservazione o quello usato per latticini e altri prodotti.

L’obbligo dell’etichetta arriva perché sono scaduti senza obiezioni alle ore 24 del 13 ottobre i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento dell’Unione Europea quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. In occasione dell’apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio, Coldiretti ha presentato in anteprima le confezioni di latte, burro e mozzarella con le nuove etichette per aiutare i consumatori a scegliere.

Il provvedimento riguarda l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con: a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”; b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”; c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.

Le diverse diciture. Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte: nome del paese”. Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione. Infine se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione. L’entrata in vigore e fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi, auspicabilmente, dal primo gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.

Tre cartoni di latte uht su quattro sono di origine straniera. “Adesso finalmente le nostre mucche possono mettere la “firma” su tutto il latte che esce dalle stalle, la cui salubrità è garantita a livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa. Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta”, commenta Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova (circa 600 le aziende zootecniche associate della provincia, per un fatturato di 87 milioni di euro e una produzione di 2 milioni 150 mila quintali di latte l’anno).

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova

Il futuro delle aziende bio? Avere una filiera propria per dar certezza di qualità della materia prima, ne parla Marco Negro Marcigaglia, dell’azienda vicentina che ha prodotto nel 1994 la prima bevanda di riso bio in Italia

thebridge(di Marina Meneguzzi) L’Italia si colloca da tempo fra i maggiori produttori di biologico in Europa e nel mondo. Ma forse non tutti sanno che la prima bevanda di riso biologica prodotta in Italia ha avuto i natali nel Vicentino, e precisamente a San Pietro Mussolino, località che si trova nelle Piccoli Dolomiti, in alta Val di Chiampo.

Una felice intuizione. A produrla fu nel 1994 Ernesto Marcigaglia, oggi purtroppo scomparso, in risposta ad un momento di crisi professionale (al tempo faceva impresa nel settore del pellame ad Arzignano) e ad un bisogno personale: migliorare l’alimentazione a beneficio della propria salute. Fu così che Ernesto iniziò ad avvicinarsi al “mondo bio”. Ma lo spirito imprenditoriale insito in lui era difficile da tenere a bada. Da consumatore, Ernesto notò che non c’era nessuna azienda italiana a fare le bevande vegetali bio. Da qui a fondare The Bridge, il passo fu breve.

Il nome aziendale, “Il Ponte” in inglese, scelta fatta guardando già al mercato estero, principale fruitore di alimenti bio, palesa l’indelebile cambiamento verso un nuovo stile di vita più sostenibile e consapevole vissuto al tempo da Ernesto, sempre con il continuo sostegno della moglie Margherita e dai figli Marco e Paolo. “L’intuizione che ebbe nostro padre si dimostra oggi sempre più vera”, ha affermato Marco Negro Marcigaglia, alla guida insieme alla famiglia dell’azienda, in occasione dell’incontro con i soci Argav al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco lo scorso 23 settembre. “Valorizzare questo tipo di alimentazione sana e biologica, concetto del tutto pionieristico più di vent’anni fa, è una tematica più che mai attuale e quello che era solo il sogno di un uomo coraggioso e anticonformista è diventato oggi uno stendardo da seguire, premiato da un mercato in continua crescita”.

Qualche numero. L’azienda ha registrato nel 2015 un fatturato di 20,5 milioni di euro, realizzato per il 60 per cento all’estero (soprattutto Francia, Ungheria, Spagna, Inghilterra), attraverso la vendita nei negozi specializzati come anche nella grande distribuzione. Anche il clima aziendale è dei migliori: i 55 dipendenti provengono in gran parte dal paese, dove tutti conoscono tutti, e a legare le persone tra loro sono rapporti di parentela e amicizia. “L’unica azienda a fare del nepotismo un valore aggiunto”, è stato lo scherzoso commento a questo proposito del presidente Argav, Fabrizio Stelluto, moderatore dell’incontro.

Naturalità dei prodotti e acqua di sorgente. Le bevande vegetali bio The Bridge sono composte dall’80 per cento di acqua, quella pura, ricca di sali minerali e a basso contenuto di sodio della fonte Papalini (450 metri), e dal 20 per cento di materia prima. Il riso arriva dal Piemonte, l’avena proviene da Italia, Francia e Spagna, le mandorle dalla Sicilia, la quinoa dalla Bolivia, la soia dall’Italia. Tutti fornitori certificati bio. “Ma per le aziende biologiche il futuro va in una precisa direzione – ha spiegato Marco – quella di crearsi una propria filiera, in modo da riuscire a controllare direttamente la materia prima. Per noi, essere autentici nei confronti dei consumatori è determinante”.

 

 

Paesaggi terrazzati, se ne parla al terzo incontro mondiale in corso in Italia. Prima delle 10 tappe previste, la Valpolicella, nel veronese.

marogneDopo le edizioni cinese (Mengzi 2010) e peruviana (Cusco 2014), è in corso in  Valpolicella, terra dell’Amarone, la prima delle 10 tappe del III Incontro mondiale dell’International Terraced Landscapes (ITLA), che si sta svolgendo in Italia (6-15 ottobre 2016). Focus del meeting è comprendere e orientare il futuro dei paesaggi rurali terrazzati del mondo. L’incontro veneto è stato organizzato dalla Regione Veneto con l’Università di Padova, l’International Terraced Landscape Association e l’Università IUAV di Venezia.

Marogne. In Valpolicella, gli esperti mondiali hanno potuto ammirare i paesaggi terrazzati su cui si snodano 222 chilometri di marogne – i muretti di pietra che sostengono i vigneti in pendenza – e conoscere il percorso intrapreso dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella per il mantenimento di questi muretti a secco nel quadro dell’attività di sensibilizzazione dei propri soci verso progetti di qualificazione ambientale. Spiega Olga Bussinello, direttore del Consorzio: “Stiamo lavorando contemporaneamente su due fronti, in primo luogo stiamo perfezionando la pratica di  riconoscimento della Valpolicella come “Paesaggio rurale di interesse storico” e, sul fronte operativo, da tempo stiamo lavorando sulla sostenibilità ambientale, con il protocollo di certificazione di prodotto volontariaRiduci Risparmia Rispetta” (RRR) che contempla non solo gli aspetti di conduzione agronomica, la biodiversità vegetale e animale, anche nel terreno, ma anche il rispetto della conformazione esistente del paesaggio e, quindi, la manutenzione degli elementi che lo disegnano, come appunto le marogne. Si tratta di una certificazione di area che considera il processo produttivo a tutto tondo: l’ambiente e le risorse, tra cui il paesaggio, e la tutela degli abitanti. Dall’annata 2016, dopo cinque anni di applicazione sul territorio, il protocollo è stato certificato: superato il controllo di un organismo terzo, il marchio RRR potrà essere apposto sulle bottiglie”.

Al termine delle 10 tappe, un manifesto da presentare al Governo. I convegni tematici che si svolgono durante l’Incontro mondiale ITLA sono finalizzati a raccogliere le idee degli esperti e degli attori che a vario titolo lavorano sui territorio per approdare a un documento finale, un manifesto, da presentare al ministro Martina. Un documento in cui verranno individuate le aree di intervento sui paesaggi terrazzati italiani e i soggetti che potrebbero portare un contributo. Durante il confronto svoltosi a Villa Spinosa (a Negrar in Valpolicella), particolare interesse ha riscosso tra gli esperti presenti il protocollo RRR per le sue basi scientifiche importanti e per contemplare il suolo quale risorsa “non rinnovabile” la cui tutela è irrinunciabile, tanto da individuarlo come protocollo di sostenibilità di cui generalizzare l’applicazione. La candidatura della Valpolicella a ‘Paesaggio rurale di interesse storico’ è stata accettata dal Ministero delle Politiche Agricole e il dossier, per arrivare al riconoscimento, è in via di definizione. Sottolinea Bussinello: “Una sfida non facile perché le denominazioni dei vini Valpolicella (Valpolicella, Ripasso, Amarone e Recioto) si estendono su ben 19 municipalità. Il paesaggio è patrimonio non solo dei viticoltori, ma anche di tutti gli altri cittadini dei 19 Comuni. Gli impegni di tutela e valorizzazione dovranno essere assunti non solo dai produttori vitivinicoli, ma anche dalle Amministrazioni!”. “I paesaggi, e in particolare quelli in pendenza e terrazzati in aree come la Valpolicella non sono oggi a rischio di abbandono, ma di ‘trasformazione’ per gli elevati costi di gestione e per la perdita della sapienza necessaria per la manutenzione e la costruzione dei muri a secco”, aggiunge Christian Marchesini, presidente del Consorzio.

Fonte: Consorzio Tutela vini Valpolicella

14 ottobre 2016, a Vicenza “invasione” di mele nella Biblioteca La Vigna

1522-dsc_0148In virtù delle mostre pomologiche inaugurate dalla Biblioteca tra fine settembre e i primi di ottobre, venerdì 14 ottobre 2016 alle ore 18, nel piano nobile di Casa Gallo – Zaccaria de “La Vigna”, il tema della mela sarà al centro di una Conversazione” attraverso le visioni dell’Arte e del Mito, della Geografia, della Coltura, dell’Alimentazione, della Scienza e della Pomologia.

Interverranno Giovanna Grossato (critico d’arte e giornalista), Viviana Ferrario (docente Iuav e ricercatrice), Giustino Mezzalira (Veneto Agricoltura), Antonio Cantele (Associazione “Opfel on Pira”, Lusiana, VI), Giovanni Moretton (Consorzio PomPrussian” Faller, BL), Fabio Sgreva (Consorzio melo Decio di Belfiore, VR), Davide Nucilla (Gruppo Densiloc “Giardino della memoria fruttale” di Fregona,TV), Mauro Pasquali (Presidente Slow Food Veneto), Alberto Storti (biologo molecolare) e Mario Bagnara (Presidente Biblioteca “La Vigna”).

Mostra e assaggi. A conclusione, il profumo di migliaia di mele storiche di Veneto Agricoltura condurrà all’appartamento scarpiano per vedere la mostra di Margherita Michelazzo con le installazioni site specific sui temi della salvaguardia dell’identità genetica, dell’innovazione e sostenibilità ambientale presentate il primo di ottobre con successo di critica e pubblico. Seguirà un buffet a tema, offerto da Associazioni e Consorzi delle mele storiche, dalla Locanda del gusto, vegana di Corso Fogazzaro, dalla Pasticceria Stra di Dueville (VI) e dal Pastificio Bassani di Cavazzale (VI).

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Vitivinicoltura in Italia, cambiamenti e prospettive al centro dell’evento di formazione Ordine dei Giornalisti del Veneto realizzato in collaborazione con Artevino e Argav

14914825_10206081481870261_1973069495_n

Il parterre dei relatori insieme al socio Argav Gian Omar Bison (secondo da dx), co-promotore del corso

Venerdì 4 novembre 2016 a Verona, nella sala conferenze “Erminio Lucchi” (piazzale Olimpia 3), dalle ore 14.30 alle ore 18.30, si terrà l’evento di formazione per giornalisti “Panorama vitivinicolo, la rivoluzione degli ultimi 30 anni” proposto dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto e realizzato in collaborazione con Artevino e Argav (4 crediti, posti disponibili 180, già pubblicato nella piattaforma Sigef).

Relatori e temi. Introduzione: Com’è cambiato il panorama viticolo nazionale negli ultimi trent’anni. Situazione e prospettive. (Attilio Scienza – Università di Milano); I format della degustazione. Oggettività e soggettività della degustazione. La grammatica del vino tra omologazione e standardizzazione. (Roberto Gardini – Docente Alma e AIS); Comunicare e promuovere il vino. Metodi di comunicazione, commercializzazione e marketing tra vecchi e nuovi strumenti: fiere e reti vendite, web marketing e social advertising, e-commerce, applicazioni smartphone (Thomas Bandini – Vinitaly Wine Club).Alla fine dei lavori,  si svolgerà una degustazione didattica guidata da Roberto Gardini.