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Settore agricolo in Veneto, il rapporto 2023 di Veneto Agricoltura, tra luci e ombre

Nel 2023 il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta viene stimato in 7,7 miliardi di euro, in leggero calo del -2,3% rispetto al 2022. Ad incidere negativamente sono state sia la riduzione dei quantitativi prodotti per numerose colture, sia una generale tendenza alla riduzione dei prezzi, dopo l’impennata inflazionistica registrata nel 2022, anche in seguito alle instabilità che si sono create nell’economia a livello mondiale in seguito allo scatenarsi della crisi tra Russia e Ucraina.

In flessione soprattutto il valore prodotto dalle coltivazioni agricole (-8,8%), in particolare quello generato dalle coltivazioni legnose (-15,9%), sui cui hanno influito in maniera molto negativa le variazioni quantitative della produzione, mentre le coltivazioni erbacee hanno presentato una diminuzione del valore prodotto più contenuta (-2,0%).

Per quanto riguarda gli allevamenti, si rileva un lieve peggioramento in termini di quantità prodotte, controbilanciato dall’incremento dei prezzi di mercato, con un valore della produzione che si stima in aumento del +2,2%. In ulteriore crescita (+8,4% circa) vengono stimate le attività di supporto all’agricoltura (contoterzismo, attività post-raccolta, servizi connessi, ecc).

A incidere positivamente sul risultato economico degli agricoltori è la diminuzione dei consumi intermedi, ossia i beni e servizi consumati o trasformati dai produttori che, in linea con la generale riduzione dei prezzi e quindi anche delle materie prime e dei costi produttivi, evidenziano una diminuzione del -4,3% rispetto all’anno precedente. Di conseguenza ciò si traduce in un leggero incremento del valore aggiunto (+0,6% rispetto al 2022), che costituisce una nota positiva in quanto segnala che gli agricoltori hanno trattenuto una maggior quota del risultato economico generato dalla produzione.

Fonte: Veneto Agricoltura

Crisi climatica e attività umane influiscono sulla crisi idrica, per far fronte alla siccità in atto arrivano le “soluzioni basate sulle natura”

Schermata 2024-07-22 alle 12.04.24Alcuni effetti dei cambiamenti climatici come le temperature elevate e le scarse precipitazioni sono tra le maggiori cause della siccità. Soprattutto in Italia, la situazione è aggravata da una gestione non sostenibile delle risorse idriche e da infrastrutture ormai obsolete. Secondo l’ultimo report dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) le condizioni potrebbero addirittura inasprirsi: le analisi degli scenari climatici futuri prevedono infatti un aumento del rischio di siccità con un incremento particolarmente significativo nella regione mediterranea.

Un fenomeno complesso e multidimensionale

La siccità è generalmente definita come un fenomeno che si sviluppa gradualmente nel tempo in seguito ad un lungo periodo di scarse precipitazioni, provocando uno squilibrio idrogeologico. Tuttavia, trattandosi di un evento complesso e multidimensionale, la sua definizione rimane spesso soggetta a interpretazioni flessibili. Esistono infatti diverse tipologie di siccità che sono tra di loro interconnesse ma che variano in base alla durata dell’evento. Le quattro categorie di siccità possono essere così riassunte: siccità meteorologica, che costituisce la definizione più comune, facendo riferimento alla siccità come una persistente carenza di precipitazioni, spesso accompagnata da altri fattori climatici quali alte temperature, venti intensi e bassa umidità che contribuiscono ad aggravare l’evento; siccità agricola, che si sviluppa quando la continua assenza di precipitazioni (siccità meteorologica) comporta un calo dell’umidità nel suolo, causando stress idrico alle piante e riducendo così le rese delle colture; siccità idrologica, che si verifica quando il persistente deficit di umidità nel suolo causa una diminuzione del flusso dei corsi d’acqua e dell’accumulo idrico nei bacini, generando così una significativa riduzione della disponibilità idrica; siccità socio-economica e ambientale, che comprende l’insieme degli impatti derivanti dal disequilibrio tra la disponibilità della risorsa idrica e la domanda in ambito sociale, nella tutela degli ecosistemi terrestri ed acquatici, nonché nelle attività economiche.

Come l’essere umano contribuisce ad aumentare il rischio di scarsità idrica

La siccità rappresenta un fenomeno naturale il cui principale fattore scatenante è legato alla variabilità delle precipitazioni o delle nevicate (per le zone di alta quota). Tuttavia, l’incremento degli episodi di siccità verificatosi negli ultimi anni, sia in termini di durata, frequenza ed intensità, è da attribuire principalmente alle attività antropiche. Le azioni dell’essere umano nel corso dell’ultimo secolo hanno generato cambiamenti climatici sempre più evidenti: l’aumento delle temperature e le modifiche nei regimi delle precipitazioni e delle nevicate contribuiscono pertanto a rendere gli eventi di siccità sempre più comuni e impattanti. In Italia, ad esempio, si osservano inverni sempre più secchi con una riduzione delle precipitazioni nevose sulle Alpi, fondamentali per rifornire i bacini idrici. Le attività umane contribuiscono inoltre ad accrescere la scarsità idrica – o stress idrico – che si verifica quando la domanda di risorse idriche supera la disponibilità degli ecosistemi naturali. Tra queste azioni vi sono prelievi idrici eccessivi e gestione non sostenibile delle risorse (per esempio in Italia l’estrazione di acqua dalle falde sembra avvenire a ritmi eccessivi, tanto che l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha classificato il nostro Paese come uno con un livello medio-alto di stress idrico; inoltre, le infrastrutture idriche sono datate (in Italia a causa delle tubature danneggiate si registrano perdite fino al 42% dell’acqua immessa nei sistemi) e c’è poi una crescente urbanizzazione e uso del suolo, che riducono la capacità del terreno di assorbire e trattenere l’acqua.

Rischi economici e impatti ambientali

Solitamente il primo settore a risentire degli effetti della siccità è quello legato all’agricoltura. Secondo la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), infatti,l’83% di tutti i danni causati dalla siccità nel mondo sono registrati dal settore agricolo. Nel 2022, la grave siccità che ha colpito l’Italia ha fatto registrare una perdita di produzione di tutto il comparto agroalimentare di circa 6 miliardi di euro. Altri settori che risentono dei danni della siccità sono in particolare quello energetico, dove l’acqua riveste un ruolo fondamentale per la produzione idroelettrica, e il settore turistico, strettamente legato ad attività ricreative nei fiumi e nei laghi. Inoltre, il clima secco e arido dovuto alla siccità contribuisce a creare condizioni favorevoli per un aumento di incendi boschivi con conseguenze devastanti per boschi e foreste. Oltre ai conseguenti impatti economici, si osserva che la siccità comporta effetti negativi anche sull’ambiente. A subire i danni più rilevanti sono gli ecosistemi acquatici, dove la carenza di risorse idriche porta alla degradazione dell’ecosistema stesso, con conseguente perdita di biodiversità che colpisce pesci, piante e altri organismi. Infine, il deterioramento dei sistemi naturali e la diminuzione della biodiversità portano a una conseguente riduzione dei servizi ecosistemici, essenziali per l’essere umano e per la vita sulla Terra.

Gestione sostenibile della risorsa e soluzioni basate sulla natura

Da questo contesto emerge la necessità e l’urgenza di adottare un nuovo approccio integrato nella gestione della risorsa idrica e individuare soluzioni adeguate per adattarsi agli impatti della siccità. Una pianificazione e gestione integrata della risorsa idrica a scala bacino che assicuri una equa distribuzione dell’acqua tra tutti i suoi utilizzatori (agricoltura, energia, per usi civili, per l’ambiente) rappresenta uno primo passo verso la protezione della risorsa a lungo termine. L’acqua dovrebbe essere erogata in base alla reale disponibilità della risorsa idrica, rispettando le norme relative al “deflusso ecologico”. Bisogna inoltre ridurre le ingenti perdite di acqua nelle reti di distribuzione attraverso investimenti ed interventi strutturali. Le Nature Based Solution (Nbs) – soluzioni basate sulla natura – rappresentano un contributo virtuoso ed efficace per far fronte alla siccità. Le foreste di infiltrazione ne sono un esempio, in quanto esse permettono di ricaricare falde acquifere garantendo allo stesso tempo nuovi habitat per la biodiversità. I bacini di ritenzione invece hanno la funzione di stoccare le acque piovane e servono come riserva d’acqua in periodi di siccità. Le Nature Based Solution contribuiscono inoltre al benessere dei cittadini creando nuove opportunità ricreative e supportano gli agricoltori in pratiche irrigue più sostenibili.

Il contributo di Etifor

Etifor (società di consulenza ambientale altamente specializzata nata all’interno del Dipartimento territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova) sta contribuendo a salvaguardare la risorsa idrica mettendo in pratica Nature Based Solutions come Bosco Limite, (nella foto in alto, credit Etifor) la più grande area forestale di infiltrazione del Veneto. Altre azioni includono i miglioramenti ambientali realizzati nell’area del Medio Brenta attraverso il progetto LIFE Brenta 2030. Tali interventi includono la realizzazione di Nature Based Solutions come aree umide, prati e boschi umidi planiziali (cioè di pianura) che concorrono ad aumentare la quantità e a migliorare la qualità della risorsa idrica, preservando allo stesso tempo la biodiversità locale.

Fonte notizia: Etifor

25 luglio, torna “In campo per la difesa”, prima tappa del 2024 in Trentino

Alla sua terza edizione, torna “In campo per la difesa”, manifestazione organizzata da Edagricole e Asnacodi per supportare gli imprenditori agricoli nella gestione del rischio. La prima tappa dell’evento, a partecipazione gratuita su iscrizione, si terrà il 25 luglio dalle 9.30 alle 16 nella sede del Consorzio Ortofrutticolo Bassa Anaunia (Coba), una delle cooperative che fa capo a Melinda, loc. Poz n.7 a Denno, in provincia di Trento.

Una panoramica su tutte le “armi” oggi a disposizione degli imprenditori agricoli per combattere contro avversità climatiche, fitopatie, infestazioni parassitarie e crisi di mercato. Una giornata in frutteto durante la quale si parlerà di polizze agevolate e fondi mutualistici ma anche di reti di copertura multifunzionali, ventoloni, sistemi di irrigazione antibrina, centraline agrometeorologiche, Dss, varietà e portinnesti. Tutti strumenti indispensabili per progettare e costruire una strategia di gestione del rischio in grado di tutelare gli sforzi che gli imprenditori agricoli fanno ogni giorno per difendere i raccolti, portarli sul mercato e garantirsi un reddito adeguato.

Programma. Ore 9.30 accredito partecipanti Ore 10.00-12.30 tour guidato in frutteto a cura di Sara Vitali, Edagricole 1° tappa: genetica. Portinnesti e varietà per rispondere al cambiamento climatico
Franco Micheli, CTT Fem; Massimiliano Gremes, Melinda; Walter Malleier, vivaista. 2° tappa: frutteto smart. Tecnologie integrate per una gestione mirata del frutteto, Stefano Corradini, Fem, Raffaele Giaffreda, FBK, Andrea Bertolini, Radarmeteo-Hypermeteo, Marco Flaim, Revo, Steno Fontanari, Enogis. 3° tappa: irrigazione. Risparmio idrico ed efficienza produttiva con l’irrigazione di precisione, Fabrizio Zottele, CTT Fem, Giorgio Marcolla, Consorzio Irriguo di Denno, Alessandro Arnoldi, Almagra, Bruno Giampieretti, Netafim. 4° tappa: sistemi di difesa attiva. Coperture, irrigazione antibrina, ventole e bruciatori per contrastare le avversità climatiche Alessandro Palmieri, Unibo, Mirco Darra, Arrigoni, Nicola Rossati, Khuen. 5° tappa: credito e strumenti assicurativi. Polizze agevolate e fondi mutualistici per proteggere il reddito, Massimo Pinamonti, Cassa Rurale Val di Non, Giovanni Menapace, Codipra, Gianluca Bertolas, Agriduemila Hub Innovation, Luca Giletta, Gi&Bi One Aon. 6° tappa: melinda. Produzione, raccolta e confezionamento allo stabilimento Coba Melinda, Valentino Dalpiaz, Coba Melinda. Ore 12.30 pranzo. Ore 14.00-16.00 convegno. La gestione del rischio tra ricerca e nuove sfide: aspetti tecnici, esperienze, scenari, modera Simone Martarello, Edagricole. Ore 14.00 saluti istituzionali Giovanni Menapace, presidente Codipra. Ore 14.30. Scenario agronomico ed economico per la frutticoltura trentina su melo, ciliegio e piccoli frutti. Alessandro Palmieri, Università di Bologna, Ore 14.50. La ricerca al servizio della gestione del rischio, Matteo de Concini, Responsabile Unità Frutticoltura Centro Trasferimento Tecnologico Fondazione Edmund Mach. Ore 15.00 tavola rotonda Esperienze a confronto per una strategia condivisa, Introduce:Andrea Berti, direttore Asnacodi Italia, Marica Sartori, direttore Codipra, Fabio Antonelli, Fondazione Bruno Kessler, Tiziano Ioris, Agrianaunia
Stefano Dalpiaz, Melinda, Ore 15.45 conclusioni, Albano Agabiti, presidente di Asnacodi Italia

L’evento è valido come riconoscimento diCFP-Crediti Formativi Professionali per gli iscritti: al Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, al Collegio Nazionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati (1CFP all’ora), all’ Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (in fase di accreditamento).

Fonte: Condifesa eventi

Il socio Argav Fabio Guerra nominato Cavaliere al merito della Repubblica per il supporto dato durante la pandemia nel creare una squadra operativa e solidale per l’approvvigionamento alimentare di persone sole e in difficoltà nel trevigiano

Fabio Guerra Cavaliere del lavoro

Domenica 2 giugno scorso, in occasione della Festa della Repubblica , svoltasi in piazza dei Signori a Treviso, il socio Argav Fabio Guerra è stato insignito del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica. La cerimonia di consegna dell’onorificenza, concessa dal presidente Sergio Mattarella con decreto del 27 dicembre 2023, è avvenuta nel Palazzo dei Trecento al cospetto del Prefetto Angelo Sidoti e del sindaco di Treviso Mario Conte.

La motivazione. Titolare a Oderzo (TV) di un supermercato, il socio Fabio Guerra, sempre apprezzato per la sua giovale presenza, è stato di supporto durante la pandemia per l’approvvigionamento alimentare di persone sole e in difficoltà che abitavano nel comune di Oderzo e territori limitrofi, creando una squadra operativa e solidale. Si è inoltre distinto per la promozione dei prodotti tipici dei territori italiani, e in particolare di quelli veneti e friulani, attraverso l’organizzazione di seminari specifici e la partecipazione a trasmissioni radiofoniche dedicate all’alimentazione. E’ stato anche docente all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, in provincia di Cuneo, fondata da Carlo Petrini, “padre” di Slow Food.  

Disponibilità risorsa idrica a giugno in Veneto: + 34% rispetto alla media degli ultimi 30 anni. Nel ghiacciaio della Marmolada, al momento situazione migliore rispetto al 2022

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Nel mese di giugno le precipitazioni medie sono state pari a circa +34% rispetto al valore atteso (media ultimi 30 anni) su quasi tutta la regione, ad eccezione di alcune porzioni del Polesine e delle aree perilagunari. All’inizio del mese sono stati registrati importanti apporti ad alta quota, mentre nella seconda parte è stato favorito lo scioglimento a causa della temperatura più elevata. Si registra comunque ancora un innevamento abbondante per il periodo. Anche la temperatura si è attestata su valori prossimi alla norma del periodo rispetto alla media degli ultimi 30 anni. 

Più neve. Il valore di Swe(Snow Water Equivalent) complessivo ha evidenziato per l’inizio del mese di luglio la presenza di un consistente manto nevoso sui rilievi alpini. Per quanto attiene al Veneto, a inizio giugno ci sono stati ancora apporti di neve fresca oltre i 2600 metri per circa 20 – 40 cm mentre nella seconda parte del mese la temperatura mite ha determinato un diffuso scioglimento nivale che peraltro è visibile anche nello stato di morbida dei grandi fiumi. I ghiacciai delle Dolomiti e le zone glaciali sono ancora ricoperti da neve invernale (nella foto in alto, il ghiacciaio della Marmolada nel luglio del 2024 a sinistra e nel luglio del 2022 a destra. Si noti l’abbondanza di neve nella situazione attuale rispetto a quella della grande siccità del 2022). 

Le falde. Gli apporti meteorici abbondanti anche a giugno hanno contribuito per buona parte della regione (alta pianura veronese esclusa) a mantenere i livelli di falda su valori ben superiori a quelli attesi e spesso vicini ai massimi ventennali per il periodo.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Influenza aviaria, allo studio test specifici per i bovini e il latte crudo

bovini al pascolo

A seguito della diffusione del virus influenzale H5N1 ad alta patogenicità (HPAI) negli allevamenti degli Stati Uniti, gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali delle Venezie (IZSVe) e della Lombardia ed Emilia-Romagna (IZSLER), in accordo con il Ministero della Salute, si sono resi disponibili ad organizzare test sperimentali su bovini e latte crudo allo scopo di produrre dati scientifici utili ad una valutazione del rischio e per una precisa diagnosi, qualora dovessero presentarsi eventuali riscontri sul territorio nazionale di casi analoghi a quelli statunitensi. Questi studi mirano ad ampliare il quadro delle conoscenze scientifiche attualmente a disposizione e a fornire una risposta efficace e tempestiva in caso di rischio sanitario, attraverso metodi di laboratorio validati.

Allo stato attuale non vi è alcuna evidenza di infezione, neanche pregressa, nella popolazione bovina in Europa. La circolazione del virus H5N1 nelle vacche da latte ad oggi è stata segnalata solo negli Stati Uniti. Occorre, inoltre, ribadire come, sulla base delle informazioni fin qui raccolte, l’Oms continui a ritenere basso il rischio attuale per la popolazione umana rappresentato dal virus H5N1 e da basso a moderato il rischio per le persone che possono essere esposte ad animali infetti, come allevatori, veterinari e operatori del settore.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Con Agri Press, opportunità per i giornalisti del settore di conoscere l’agricoltura europea 

foto di gruppo(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Trentacinque giornalisti agricoli provenienti da 18 Paesi dell’Unione europea attivi nei settori di carta stampata, radio, televisione e web hanno risposto all’invito di Agri Press, piattaforma rivolta ai giornalisti agricoli che offre loro una serie di utili servizi, creata all’interno della Direzione generale “Agricoltura” (Dg Agri) della Commissione europea e recentemente ristrutturata, partecipando nelle settimane scorse a un’intensa tre giorni belga per approfondire le tematiche legate alla nuova Politica Agricola Comune (Pac) e per conoscere alcune realtà di eccellenza del settore primario belga.

Ad oggi ne fanno parte 748 giornalisti (71 italiani), che possono accedere, mediante registrazione al portale, a una serie di notizie di attualità sulle tematiche europee legate ad agricoltura, agroalimentare, sviluppo rurale e foreste, a informazioni sui bandi europei, su eventi a Bruxelles e nei diversi Stati membri. Sono inoltre disponibili pubblicazioni tematiche e i collegamenti a video, foto e file audio liberamente scaricabili o i podcast (in inglese) della serie “Food for Europe”. Molto utili sono poi gli articoli “pronti all’uso” su diverse tematiche, come ad esempio quello recente sul valore aggiunto dei servizi ecosistemici dell’agricoltura nelle zone montane.

L’interattività da parte dei partecipanti è possibile in diverse modalità: dal condividere le proprie storie agricole al pubblicare gli eventi locali che possono essere di interesse per i colleghi, oltre naturalmente al poter contattare giornalisti delle più svariate regioni europee. Una delle iniziative più interessanti di Agri Press è però sicuramente l’organizzazione, almeno un paio di volte all’anno, di visite di studio e seminari in diversi Paesi europei, generalmente in quello che ospita la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. I giornalisti membri della piattaforma possono avanzare la propria candidatura per partecipare alle attività, con costi a carico della Commissione europea. 

L’evento belga accennato in apertura è stato proprio uno di questi e ha seguito i due viaggi di studio nella regione spagnola dell’Aragona nell’autunno scorso e in Grecia nella primavera di quest’anno. La trasferta in Belgio si è svolta in parte nel cuore delle istituzioni europee e in parte sul territorio.La sede della Dg Agri a Bruxelles ha visto prima l’introduzione di Michael Niejahr, vicedirettore generale ad interim della stessa, che ha illustrato brevemente lo stato di avanzamento degli sviluppi della Pac negli ultimi mesi, mentre Wolfgang Burtscher, direttore generale “Agricoltura e sviluppo rurale”, ha offerto una panoramica dei risultati e delle sfide della Pac nel mandato della Commisisone che si è appena concluso. Altri funzionari hanno poi approfondito le sfide e le soluzioni attuali e future, l’Ocm e le pratiche commerciali sleali, l’importanza dell’agricoltura nel commercio internazionale mentre una breve sessione è stata dedicata alle “misura d’informazione della Pac”, una grande opportunità per chi opera nel mondo della comunicazione agricola. Olof Gill, portavoce della Commissione europea per l’agricoltura e il commercio, ha accennato all’importanza del comunicare correttamente la Pac, mentre Catherine Geslain-Lannelle, direttrice responsabile della “Strategia e analisi delle politiche”, ha chiuso il seminario presentando l’attuale processo di riflessione nell’avvio della Pac post 2027, sottolineando l’importanza di una preparazione tempestiva.

La visita in campo. Nella giornata successiva, a sud est di Bruxelles i giornalisti hanno visitato due allevamenti lattiero-caseari che fanno capo a Fairecoop, la cooperativa belga per i latticini, la frutta (pere e mele) e la carne che ha creato il marchio “Fairebel”. Una cooperativa che tra l’altro ha anche un interessante progetto di cooperazione in alcuni paesi africani con gli allevatori belgi che portano la loro esperienza al fine di produrre latte in maniera sostenibile in Mali, Niger e Senegal. La sostenibilità ambientale, con una grande attenzione anche alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, alla diminuzione degli imballaggi e al loro riciclo, è al centro della politica commerciale di Faircoop, assieme alla ricerca della qualità e alla sostenibilità sociale.

leaflet AGRI PRESS

Iscrizione alla piattaforma. Per concludere non si può che sottolineare l’utilità di Agri Press per chi si occupa di comunicazione agricola, invitando i giornalisti a dare un’occhiata alla piattaforma all’indirizzo https://agri-press.network.europa.eu per sfruttare le interessanti opportunità che offre la struttura della Dg Agri.

Trento. Con il progetto “Terra, aria, acqua” sottoscritto il protocollo per aumentare la biodiversità in campagna e in città

Firmatari Procollo Terra Aria AcquaLa biodiversità come elemento di resilienza contro i cambiamenti climatici, ma anche come fattore di resistenza alle avversità, malattie, funghi e parassiti in campagna e soprattutto come valore per una nuova alleanza fra agricoltori, città e cittadini. Sono questi i contenuti del progetto “Terra Aria Acqua” avviato nel 2020 dall’Associazione Biodistretto di Trento in collaborazione con il Muse (Museo delle Scienze di Trento) e il Comune di Trento (nella foto in alto, i firmatari del protocollo).

Obiettivi dell’indagine mappare e monitorare la biodiversità all’interno delle aziende agricole e in alcuni parchi urbani al fine di individuare le azioni più efficaci per migliorare lo stato ecologico e la funzionalità di questi ambienti, valorizzando le connessioni tra campagna e città e incrementare la sostenibilità dei sistemi produttivi. A tal fine – hanno spiegato Paolo Pedrini e Chiara Fedrigotti, naturalisti del Muse – è stata monitorata la presenza di specifici bio-indicatori (uccelli, impollinatori, anfibi) all’interno di tre parchi urbani (Melta, Gocciadoro e delle Coste) e presso le aziende agricole del Biodistretto (Tenute Lunelli, Cantina La Vis, Cooperativa Samuele, Maso Martis, Società Frutticoltori Trento, Moser Trento, Foradori, Cantina di Aldeno, Cantina di Trento, Maso Cantanghel). che gravitano attorno alla città per un complesso di una ventina di siti rappresentativi di tutte le tipologie di suolo, produzioni e livelli di naturalità.

Le possibilità di intervento individuate sono state quindi declinate entro le tre “matrici” di Terra, Aria e Acqua e raccolti successivamente nel “Protocollo per agricoltori-custodi” sottoscritto da tutte le aziende agricole aderenti al Biodistretto di Trento. Si tratta di misure migliorative che le aziende si impegnano a perseguire nel prossimo futuro anche attraverso piccoli progetti di economia circolare e il coinvolgimento dei cittadini.

Per quanto riguarda il capitolo Terra, si parla ad esempio di ottimizzare gli interventi di inerbimento e concimazione attraverso l’utilizzo del sovescio (sfalcio in superficie o interramento di piante o di parti di piante allo stato fresco), il ricorso alla concimazione organica anziché di sintesi, la manutenzione e ricostruzione dei muretti a secco e la rigenerazione di incolti e scarpate aride per farne dei veri e propri incubatori di biodiversità.

Sul versante Aria si parla di misure in soprassuolo che puntino all’aumento della biodiversità come nel caso della costruzione di nuove siepi, boschetti e alberi isolati, considerati a tutti gli effetti dei “serbatoi di insetti utili o di predatori di parassiti”. Altri interventi riguardano l’installazione di strutture artificiali per favorire la presenza di insetti e volatili predatori dei parassiti delle colture come nel caso dei nidi artificiali, mattoni-nido sulle nuove costruzioni o l’utilizzo dei coppi tradizionali per favorire la nidificazione.

La sezione delle buone pratiche relativa all’Acqua prevede infine la creazione di microambienti umidi o il riutilizzo di vecchi manufatti per favorire la riproduzione di anfibi, libellule e piante acquatiche e per garantire un minimo di apporto idrico nei periodi più siccitosi oltre a interventi migliorativi nei pressi di rogge e canali.

Fonte: ufficio stampa Biodistretto di Trento

Filiera carne bovina italiana. Chiesto al Ministro Lollobrigida la possibilità di scegliere un livello 3 negli eco-schemi di sostenibilità

mucche da carneIntercarneitalia – Italia Zootecnica, il Comitato produttori vitelli carne bianca e Assocarni hanno scritto al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida per chiedere di inserire un livello 3 negli eco-schemi dedicati alla zootecnia nell’ottica di migliorare il piano strategico nazionale in vigore da gennaio 2025 che regola la nuova Pac 2023 – 2027 e offrire nuove opportunità alle aziende zootecniche di certificarsi, dimostrando la sostenibilità ambientale, sociale ed economica degli allevamenti italiani, da poter applicare nell’ambito del Psn dall’1 gennaio 2025, che va nella direzione auspicata dalla Commissione europea con Farm To Fork e New Green Deal e potrà portare dei vantaggi considerevoli alle aziende di allevamento, così riassumibili: possibilità di finanziare la certificazione Sqnz delle aziende per almeno un triennio, con l’utilizzo della Misura Srg 03 delle Regioni; possibilità di commercializzare la carne bovina ottenuta dagli allevamenti certificati Sqnz, con il claim “Prodotto da Allevamenti Sostenibili”, certificazione già auspicata e ricercata dalla Grande Distribuzione Organizzata; possibilità di organizzare progetti di comunicazione, informazione e promozione del Sistema di Qualità “Allevamenti Sostenibili”, utilizzando la Misura Srg 10 delle Regioni.

Possibilità di scelta. Le aziende di allevamento di bovini da carne e di vitelli a carne bianca, che intendono usufruire dei premi previsti dall’Eco schema 1, oltre a poter scegliere quale applicare tra il livello 1 (riduzione dell’antimicrobico resistenza) e il livello 2 (adesione al sistema di qualità nazionale per il benessere animale con pascolamento), potrebbero scegliere, in alternativa, il nuovo livello 3 proposto dalle associazioni con il vantaggio per le aziende di allevamento della possibilità di finanziare la certificazione Sqnz per almeno un triennio, con l’utilizzo della Misura SRG 03 delle Regioni; la possibilità di commercializzare la carne bovina ottenuta dagli allevamenti certificati Sqnz, con il claim “Prodotto da Allevamenti Sostenibili”, certificazione già auspicata e ricercata dalla Grande Distribuzione Organizzata; la possibilità di organizzare progetti di comunicazione, informazione e promozione del Sistema di Qualità “Allevamenti Sostenibili”, utilizzando la Misura SRG 10 delle Regioni.

Fonte: Intercarneitalia – Italia Zootecnica

Arte bianca. Molino Rachello di Musestre (TV) fra i primi in Italia nel settore a presentare il bilancio di sostenibilità

Oasi rachello PortegrandiLa sostenibilità è ancora un concetto poco chiaro, percepito soprattutto in riferimento a tematiche ambientali e non viene associato ad aspetti sociali e di “governance”: è quanto emerge da un’indagine di Molino Rachello presso i propri stakeholders e riportata a commento del primo bilancio di sostenibilità dell’azienda molitoria con sede a Musestre, nel trevigiano e presentato in occasione dell’annuale meeting “Terreni d’incontro” con i partner del progetto Oasi.

“Si tratta di una scelta etica e volontaria, perché vogliamo misurare, rendicontare e monitorare le attività ed i progetti collegati alle tematiche ESG, valorizzando il nostro contributo all’Agenda ONU 2030: sono 10 gli obiettivi e 17 i target, che validano le azioni da noi finora intraprese per garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo” dichiara Gabriele Rachello, direttore generale del Molino, giunto alla sesta generazione. Il bilancio è articolato in tre “impegni” per consapevolezza alimentare, ambiente e persone: per ognuno vengono presentate le scelte fin qui messe in atto, nonchè indicati gli orizzonti e gli obbiettivi, che l’azienda vuole raggiungere.

Profilo. Molino Rachello fattura annualmente 31 milioni di euro e macina circa 52.000 tonnellate di grano (di cui 8.000 bio), da cui ne ricava 40.000 di farina; il 97% del mercato è nazionale con preponderanza del Triveneto: il 53% della produzione è destinata all’industria alimentare, il 31% al comparto artigiano, 8% ai distributori, il 5% alla Grande Distribuzione Organizzata ed ai suoi panifici; la linea “Oasi Rachello”, composta da farine di cereali italiani con filiera certificata e controllata, rappresenta al momento circa il 10% del volume e si rivolge sia al canale professionale che a quello del consumatore finale attraverso i supermercati e la vendita on-line. I valori affermati sono quelli di sicurezza e trasparenza, tracciabilità e controllo di filiera, innovazione e ricerca (trasmissione di competenze e “know how”), digitalizzazione (ottimizzazione dell’efficienza produttiva), nutrizione sana (incentivazione di metodi colturali naturali e biologici, nonchè organizzazione di momenti informativi, indirizzati all’opinione pubblica).

L’Oasi Rachello comprende terreni agricoli italiani (attualmente in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana), ubicati lontano da fonti d’inquinamento e dove viene promossa un’agricoltura controllata, secondo un condiviso disciplinare colturale a basso impatto ambientale; ai produttori viene riconosciuto un premio aggiuntivo, che va dal 5% al 7% in più rispetto ai listini della borsa merci di Bologna. Un’interessante conferma arriva dal confronto fra le aree coltivate in modo convenzionale e quelle biologiche: queste ultime hanno una minore incidenza sull’ecosistema, dovuta all’uso limitato di fertilizzanti ed all’assenza di fitofarmaci. Proprio l’esperienza delle Oasi permette di ridurre fortemente le emissioni di anidride carbonica, legate alle attività agricole necessarie alla produzione del grano. Nel ciclo produttivo di Molino Rachello non esistono praticamente scarti di lavorazione, perché anche la crusca ed il cruschello, cioè le parti più esterne del chicco, sono utilizzati per la produzione di farine integrali o destinati a mangime zootecnico (la quantità di rifiuto corrisponde allo 0,05% della materia prima utilizzata, mentre il 72,6% dei rifiuti collegati al ciclo produttivo sono riciclabili).

Grande attenzione viene dedicata all’imballo totalmente riciclabile seppur, per legge, i confezionamenti in carta a diretto contatto con prodotti alimentari devono essere composti da prodotto vergine; ciò significa che i pack non possono derivare da materiali riciclati. Utilizzando un LCA (Life Cycle Assessment) è anche emerso che il ciclo di vita dell’organizzazione aziendale ha impatti significativi sull’ambiente, dovuti per quasi il 92 % alla produzione agricola del grano, e per poco più dell’8% alla fase di produzione farina, packaging e trasporto. Per mitigarli, Molino Rachello si impegna ad attuare azioni mirate ed inserite, per quanto possibile, tra i propri obiettivi futuri.“Questo primo bilancio di sostenibilità – conclude Gabriele Rachello – rappresenta un punto di partenza importante, perché ci ha permesso di prendere piena consapevolezza dell’impatto delle nostre scelte sull’ambiente. Il nostro impegno rimane ora rivolto al miglioramento continuo, al cambiamento ed all’innovazione, perché vogliamo essere riconosciuti come azienda affidabile, credibile e soprattutto sostenibile”.

Fonte: servizio stampa Molino Rachello