• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Vacca Rendena, razza resiliente, longeva, fertile ma vulnerabile all’estinzione

La_bovina_DUCE_FURBA_al_pascolo

La vacca Rendena è conosciuta per la sua longevità, fertilità, resistenza alle malattie e adattabilità ai ripidi pascoli alpini. Nonostante queste qualità eccezionali, è classificata come “vulnerabile all’estinzione”, essendo stati registrati nel 2022 solo 6057 esemplari. Una carta di identità sulla razza emerge dallo studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Genetics Selection Evolution”. Il lavoro, condotto dalle Università di Piacenza, Padova e Pavia in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach (Fem), è la prima analisi dettagliata della diversità molecolare di questa razza e si concentra sulla genetica e l’evoluzione della Rendena, una risorsa zootecnica di grande rilevanza per il territorio trentino.

Una razza presente in gran parte in Veneto e Trentino

Complessivamente ad oggi si hanno poco più di 200 allevamenti in tutto il Nord Italia, distribuiti prevalentemente in Trentino (32% dei capi, dato riferito ai controlli per il latte 2021) ed in Veneto (oltre 60% dei capi), e con presenze minime anche il Lombardia, Friuli, Emilia Romagna e Piemonte (dati Associazione nazionale allevatori bovini razza Rendena).

Lo studio

Dal titolo “Eredità genetica e firme adattative: indagare la storia, la diversità e le firme di selezione nei bovini Rendena resistenti alle epidemie di peste bovina del XVIII secolo”, l’analisi descritta nello studio ha rivelato che questa razza condivide componenti genetiche con altre razze alpine e della valle del Po e possiede una prossimità genetica alla razza Original Braunvieh. Il dato rifletterebbe gli sforzi storici di ripopolamento di questa razza in Trentino, in particolare dopo la seconda guerra mondiale. Nel corso dello studio, che vede il coinvolgimento per Fem del Centro ricerca e Innovazione e del Centro trasferimento tecnologico, in particolare di Heidi Hauffe, Erika Partel e Matteo Komjanc, sono emerse evidenze delle differenze di composizione e della frequenza con cui si rinvengono le varianti di sequenza del Dna, indice del fatto che la selezione praticata dai Rendeneri nel corso dei secoli ha lasciato un segno nel genoma, che nel caso della Rendena è orientata alla produzione di latte e carne, all’adattamento all’ambiente alpino e alla risposta immunitaria, quest’ultima probabilmente indotta dalle epidemie di peste bovina che hanno colpito le Alpi qualche centinaio di anni fa. Lo studio suggerisce che la razza Rendena ha spiccati tratti distintivi che le permettono di prosperare nell’ambiente alpino, accrescendone il valore per gli allevatori locali. Preservare queste caratteristiche di adattamento è essenziale non solo per mantenere la diversità genetica e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali, ma anche per garantire la resilienza e la sostenibilità del sistema zootecnico e delle comunità che su di esso insistono nell’area della Val Rendena.

Fonte: Fem, foto Wikipedia


Rinvio per l’Italia di altri 2 anni dell’applicazione della normativa europea sul deflusso ecologico, i Pensieri Obliqui del presidente Argav Fabrizio Stelluto

L’emendamento al Ddl Sicurezza e la stretta sulla cannabis light: rischi per il comparto della canapa

Olio-di-Semi-di-CanapaL’emendamento al Ddl Sicurezza, approvato nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, che prevede la stretta sulla cannabis light equiparata a quella non light, mette a rischio la sopravvivenza di un intero comparto impegnato in una coltivazione dove sono stati fatti investimenti significativi. Per questo Coldiretti chiede la modifica di un emendamento che danneggia pesantemente le aziende agricole. “Di fatto l’infiorescenza della canapa rappresenta una parte fondamentale del valore aggiunto della pianta, – spiega Carlo Belotti, direttore di Coldiretti Padova – e vietarne la raccolta e l’essicazione rischia di far crollare un intero settore dove sono impegnati diversi agricoltori, anche nella nostra provincia. Coldiretti aveva espresso più volte la necessità di tutele per gli agricoltori che producono canapa in piena legalità, come pure riconosciuto dalla normativa europea, anche per rispondere a mercati come quelli della nutriceutica, della cosmetica, dell’industria o dell’arredo”.

La produzione nella Bassa padovana

Nella provincia padovana la coltivazione della canapa è ripresa negli ultimi cinque sei anni sulla spinta di alcuni giovani agricoltori che, in particolare nella bassa padovana, tra Monselice e Montagnana, dopo aver frequentato alcuni percorsi formativi organizzati anche da Coldiretti, hanno deciso di scommettere su questa coltura alternativa che ben si adatta ai terreni del territorio e anche al cambiamento climatico, visto che è una pianta che richiede poca acqua ed è in grado di resistere a lunghi periodi di siccità. Attualmente il settore conta qualche decina di coltivatori in tutta la provincia con poco più di un centinaio di ettari coltivati negli ultimi anni. Un numero che potrebbe crescere ma che le incertezze normative rischiano invece di azzerare.

Una coltivazione sostenibile dal punto di vista ambientale

“Invece la canapa – aggiunge Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – è la coltivazione del futuro che viene da un passato non troppo lontano. Poco più di mezzo secolo fa era ancora coltivata nelle campagne padovane e venete (il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore al mondo dietro soltanto all’Unione Sovietica, poi il declino per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche) e ora è tornata in auge, tanto che nel giro di qualche anno la coltivazione è cresciuta sensibilmente. A spingere la diffusione della canapa anche la resistenza della pianta alla siccità, fenomeno ormai sempre più frequente proprio nel territorio della Bassa Padovana. La canapa non ha bisogno di essere irrigata e resiste molto bene anche nelle annate più secche. Inoltre non è minacciata dalle piante infestanti e non richiede perciò particolari trattamenti. Siamo ancora agli inizi ma le potenzialità ci sono perché di questa pianta non si butta via niente, dal fusto alle inflorescenze.

Il suo utilizzo

La canapa è utilizzata anche per esperienze innovative, con produzioni che vanno dalla nutraceutica agli usi terapeutici, dalle farine agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a pasta, biscotti e cosmetici. “L’agricoltura del domani è proprio questo continuo guardare all’innovazione – aggiunge Lorin – tenendo presente le richieste dei consumatori, sempre più attenti ai temi della salute e dell’ambiente. Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà normative, la coltivazione di canapa è cresciuta e siamo in grado pertanto di mettere a disposizione solo nella nostra provincia diverse centinaia di quintali di seme all’anno per gli usi terapeutici e alimentari, ma anche oltre 15 mila quintali di biomassa per molti altri impieghi. Siamo pronti a collaborare con le aziende di trasformazione e il mondo della ricerca farmaceutica per valorizzare al massimo questo prodotto”.

Un settore produttivo a rischio

Questo emendamento, invece, toglie la possibilità di raccogliere, utilizzare ed essiccare l’infiorescenza, blocca anche le esportazioni verso i mercati esteri che rappresentano una grossa fetta del nostro mercato tagliando le aziende italiane completamente fuori dalla competizione a livello europeo. Ora si mette a rischio un settore produttivo che in Italia conta migliaia di persone impiegate e circa 4mila ettari coltivati.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Gal Patavino, circa due milioni di euro di contributi per il territorio che va dai Colli Euganei all’Adige

Parco Colli Euganei

Grazie al Programma di sviluppo locale, finanziato dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, a luglio il Gal Patavino ha attivato 5 nuovi bandi destinati a imprese agricole e non, enti pubblici, fondazioni e associazioni senza scopo di lucro.

Bando per migliorare la qualità di vita 

Durante la fase di costruzione della strategia, il territorio ha espresso la necessità di incrementare i servizi che migliorano la qualità della vita della popolazione, e per questo il Gal ha pubblicato un bando di oltre 900.000 euro. Al bando possono partecipare gli enti locali, le fondazioni e le associazioni senza scopo di lucro, proponendo investimenti dedicati a servizi alla persona, sociali, servizi culturali e ricreativi e per le reti di prossimità. Il contributo copre al 100 per cento le spese sostenute per realizzare il progetto.

Bando per imprese artigianali e dei servizi

Per le imprese dell’artigianato e dei servizi, il Gal destina quasi 260.000 euro, con due bandi a cui potranno accedere le imprese di nuova costituzione (persone fisiche che hanno un progetto imprenditoriale e imprese avviate da meno di 6 mesi) e imprese che intendono investire per migliorare la propria attività. Il finanziamento per le imprese che investono su immobili e attrezzature è del 50 per cento.

Bando per imprenditori e cooperative agricole a favore di ambiente e clima

Il settore agricolo tra Colli e pianura padovana è destinatario di 300.000 euro, e li riceveranno imprenditori e cooperative agricole che sosterranno costi per l’ambiente e il clima. Con un contributo dell’ottanta per cento, il Gal sostiene le imprese agricole che investono nella riduzione dell’emissione di gas climalteranti e altri agenti inquinanti.

Invito a imprese, enti e realtà del terzo settore a candidarsi

Il Gal ha infine pubblicato anche il bando a gestione diretta che consentirà di realizzare informative per la fruibilità di tutto il territorio dei 43 Comuni interessati dall’azione del Gal Patavino. Il presidente del Gal Patavino, Federico Miotto, fornisce ulteriori elementi “con i bandi aperti finora, compreso quello per l’innovazione agricola pubblicato a giugno e il prossimo previsto ad agosto sul Progetto di Comunità, rendiamo disponibili quasi due milioni di euro per lo sviluppo locale, per contrastare lo spopolamento e sostenere lavoro ed economia. Il Gal pubblica i bandi, ma dietro c’è un lavoro di squadra per cui ringrazio Regione Veneto e Avepa della collaborazione. Come sempre, inoltre, le Associazioni di categoria economica socie del Gal sono in prima linea insieme a noi per lo sviluppo dell’area. L’invito a imprese, enti e realtà del terzo settore è quello a candidare i progetti per ottenere il finanziamento”. Ulteriori info: tel.0429 784872 www.galpatavino.it

Fonte: Gal Patavino

Latte crudo, le cose da sapere per un consumo consapevole e sicuro

La crescente richiesta di alimenti naturali ha orientato le scelte di consumo verso alimenti ritenuti in possesso di migliori proprietà nutrizionali e organolettiche, tra questi il latte crudo e alcuni formaggi a breve stagionatura ottenuti da latte crudo. È però necessario che il consumatore sia informato sui rischi che questi alimenti possono comportare, soprattutto per le persone fragili, e su come evitare problemi sanitari anche piuttosto seri.

Cosa si intende per latte crudo

Si intende un latte che non ha subito trattamenti termici con temperature superiori ai 40°C, come la bollitura o la pastorizzazione. I trattamenti termici sono in grado di eliminare eventuali microrganismi presenti nell’alimento e nocivi per l’uomo, come per esempio Campylobacter, Listeria monocytogenes, Salmonella, Staphylococcus aureus, Escherichia coli produttore di tossina Shiga (STEC). Questi batteri patogeni possono causare infezioni con sintomi lievi (febbre e disturbi gastrointestinali come diarrea e vomito) ma anche evolvere in forme più gravi come meningite, sindrome emolitico-uremica (SEU) e in alcuni casi il decesso.

Come consumare il latte crudo

Il consumo di latte crudo in sicurezza richiede dunque alcune precauzioni. Innanzitutto il latte crudo può essere acquistato direttamente presso l’azienda agricola di produzione oppure attraverso i distributori automatici. In secondo luogo, il latte crudo deve essere consumato dopo essere stato bollito: per questo sui distributori di latte crudo è obbligatoria la dicitura “da consumarsi solo dopo bollitura”. Sui distributori devono essere riportate informazioni chiare per il consumatore: data di scadenza del latte, specie di provenienza (bovino, ovino, caprino, ecc.), informazioni relative al produttore, con indicazione completa della sede. Nel caso in cui il latte crudo venga acquistato già imbottigliato, la data di scadenza e la dicitura relativa alla bollitura devono essere riportate in etichetta. Il latte crudo va consumato entro tre giorni dalla data di mungitura.

Il consumo di formaggi a latte crudo

Anche per l’acquisto o il consumo di formaggi a latte crudo poco stagionati, specialmente presso piccoli produttori come malghe e agriturismi, è sempre bene verificare la presenza di informazioni chiare al consumatore. In questi casi è assolutamente da evitare il consumo di formaggi a latte crudo da parte di bambini in età prescolare, donne in gravidanza, anziani e persone immunodepresse. In queste fasce di popolazione, infatti, l’eventuale infezione con E. coli STEC che possono essere presenti nel latte crudo può portare ad una malattia molto grave, la sindrome emolitico- uremica (SEU).

I valori nutrizionali del latte pastorizzato

Per quanto riguarda le proprietà nutrizionali, la pastorizzazione non altera in modo significativo il valore nutrizionale del latte, garantendo un alimento non solo più sicuro ma anche altrettanto buono e genuino rispetto al latte crudo. La direttrice generale dell’IZSVe (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezia) Antonia Ricci raccomanda quindi la massima attenzione: “Le persone che intendono consumare, o far consumare ai propri figli, questo tipo di alimenti, devono essere consapevoli dei potenziali rischi, ma anche delle modalità per evitarli: la bollitura del latte e il non utilizzo di formaggi freschi a latte crudo da parte dei bambini sotto i 5 anni di età mettono al sicuro da possibili rischi che, seppur rarissimi, possono avere conseguenze anche molto gravi”.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezia

Borse di studio sul paesaggio, candidature entro venerdì 30 agosto 2024

Il giardino musicale di Herning_Carl Theodor SorensenLaureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino a venerdì 30 agosto 2024 alle ore 12 per partecipare al bando della decima edizione delle Borse di studio sul paesaggio, istituite annualmente dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche per sostenere giovani laureati desiderosi di intraprendere un percorso di ricerca nel campo della cultura del paesaggio e del giardino, e della cura dei luoghi.

Le borse di studio sono indirizzate a tre aree tematiche che corrispondono al profilo culturale e al campo operativo di tre figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione: Sven-Ingvar Andersson (Progetto di paesaggio), Rosario Assunto (Teorie e politiche per il paesaggio) e Ippolito Pizzetti (Natura e giardino). L’edizione 2024/2025 prevede l’attivazione di due borse di studio residenziali e semestrali (15 gennaio 2025-15 luglio 2025), ognuna corrispondente a una delle tre aree tematiche, a scelta del candidato. Saranno privilegiate proposte dai contenuti originali, innovativi e coerenti con l’indirizzo scientifico della Fondazione. Il valore di ciascuna borsa è fissato in euro 10.000,00 (lordi).

Candidature. Le borse sono destinate a laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri, che non abbiano compiuto i 40 anni alla data del 31 agosto 2024. Non possono concorrere i titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprano un impiego pubblico o privato e svolgano una qualunque attività lavorativa in modo continuativo. Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito www.fbsr.it. La domanda dovrà essere inviata all’indirizzo paesaggio@fbsr.it entro venerdì 30 agosto 2024, alle ore 12. Per ulteriori informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, via Cornarotta 7-9, T 0422 5121

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton studi ricerche, foto Il Giardino musicale di Herning Carl Theodor Sorensen, Fbsr

Trento. Agricoltori in campo per scoprire le nuove frontiere della gestione del rischio

Incampo2024Dai portinnesti per rinnovare i frutteti con varietà più resistenti agli attacchi biotici e abiotici ai sistemi di supporto alle decisioni; dalle attrezzature per proteggere le colture da grandine, gelo, pioggia e insetti, agli impianti di irrigazione e fertirrigazione capaci di gestire in maniera efficiente e multiscopo la risorsa idrica (che in alcune stagioni scarseggia anche in un territorio circondato da montagne, valli e corsi d’acqua) e garantire una corretta nutrizione delle colture. E poi gli strumenti assicurativi, dalle polizze tradizionali alle index based passando per i fondi mutualistici, con un focus sulla necessità di aumentare il budget di risorse delle fonti di finanziamento necessarie per sostenere la transizione tecnologica e digitale delle nostre imprese. Di tutto questo si è parlato il 25 luglio scorso a Denno (TN), nella sede della cooperativa Coba Melinda, primo dei due appuntamenti del 2024 con “In campo per la difesa”, l’evento ideato dal 2022 da Edagricole e Asnacodi Italia e che ha visto Co.Di.Pr.A., il Consorzio di difesa della provincia di Trento, protagonista assieme ad Agriduemila Hub Innovation.

Prossima frontiera lettura e fotointerpretazione digitale di immagini raccolte in campo. Una giornata che ha permesso di far conoscere agli imprenditori agricoli e riflettere su tutte le “armi” oggi disponibili per combattere contro avversità climatiche, fitopatie, infestazioni parassitarie e crisi di mercato, con l’obiettivo di rendere consapevoli le imprese agricole delle straordinarie opportunità che oggi possono essere sfruttate per progettare e costruire efficienti strategie di gestione del rischio in grado di favorire il necessario adattamento ai cambiamenti epocali in atto, tutelando così le migliori tradizioni del mondo agricolo e riconoscendo il giusto reddito agli sforzi che gli agricoltori mettono in campo per portare nelle nostre tavole e nel mondo intero le eccellenze del Made in Italy. “Prossima frontiera di applicazione la lettura e fotointerpretazione digitale di immagini direttamente raccolte in campo per anticipare, ancora più dell’occhio dell’uomo, il monitoraggio delle malattie delle piante”, spiega Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A.

Fonte: Servizio stampa Co.Di.Pr.A.

Mobilità sostenibile e risparmio sul budget delle vacanze la formula vincente offerta a Vipiteno, in Alto Adige (oltre a relax nella natura, sport e divertimento per i bambini). E l’8 settembre, c’è la sagra dei canederli!

(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Chiamatela Vipiteno, dal latino Vipitenum, nome che gli antichi Romani diedero nel 15 a.C. al loro insediamento militare fondato in prossimità dell’attuale località nella vallis Vipitina (Alta valle Isarco, dal fiume omonimo, divenuta in tedesco Wipptal), e ripreso in seguito all’annessione del Tirolo del Sud al Regno d’Italia dopo il Primo conflitto mondiale.

Chiamatela Sterzing, il toponimo tedesco affermatosi intorno al 1200 quando il territorio venne occupato dalla tribù germanica dei Bavari, e legato alla leggenda del pellegrino storpio di nome Störz, simbolo degli antichi ospizi presenti nell’abitato, la cui effige con gruccia e rosario tra le mani campeggia in ogni stemma cittadino sotto le ali dell’aquila tirolese.

Vipiteno o Sterzing che a dir si voglia, la città più a nord d’Italia è da sempre caratterizzata da un grande senso di ospitalità, favorito dalla sua fortunata posizione geografica – incastonata com’è tra le vie che conducono ai valichi -, che l’ha resa storico crocevia tra nord e sud, Mediterraneo, Alpi ed Europa centrale.

I vantaggi dell’active Card

La cittadina (i Vipitenesi però ci tengono a chiamarla città, seppur di montagna, visto che fin dal 1295 i suoi abitanti già pagavano le imposte in qualità di cittadini), conta oltre 7 mila abitanti, ma nel corso dell’anno la zona turistica, che include val di Vizze e Campo di Trens (quest’ultimo comprensivo di 3 paesi, Stilves, Maria Trens e Mules), annovera circa 1.300.000 pernottamenti. A proposito di soggiorno, la grande novità 2024 lanciata dalla cooperativa turistica è l’active Card Vipiteno, valida tutto l’anno e riservata gratuitamente agli ospiti che pernottano in una struttura ricettiva loro socia. La card consente di avere libero accesso ai mezzi pubblici (treni regionali e autobus) in tutta la provincia di Bolzano e agli oltre 90 musei altoatesini nonché di accedere a tanti sconti e agevolazioni (ad esempio, il 20% sul biglietto funivie di Monte Cavallo, Racines e Ladurns). Grazie alla collaborazione con le organizzazioni turistiche di Racines e Monte Cavallo, viene offerto anche un programma settimanale che comprende visite della città, escursioni all’alba sul Monte Cavallo, tour in e-bike, visite alle fattorie, degustazioni, ecc. «Crediamo molto in questo progetto di accoglienza, pensato per incoraggiare gli ospiti a viaggiare in modo sostenibile sfruttando i mezzi pubblici e per offrire loro tante opportunità convenienti di conoscenza delle nostre località, Vipiteno in testa, da cui, praticamente, si può fare tutto a piedi!», spiega Florian Mair, direttore della cooperativa turistica Vipiteno, Val di Vizze e Campo di Trens (ulteriori informazioni turistiche www.vipiteno.com, tel. 0472 765325).

Sul Monte Cavallo, la montagna di casa

In effetti, dal centro storico, si può raggiungere in dieci minuti al massimo di passeggiata la funivia di Monte Cavallo. Rinnovata completamente nel 2022, sia nelle cabinovie che nelle stazioni a monte e a valle, consente a tutti gli appassionati di sport all’aperto (scuole sci d’inverno, d’estate noleggio bici e guide escursionistiche) di arrivare in pochi minuti a circa 2.000 metri di quota (ulteriori info www.montecavallo.com, tel. 0472 765521). Sull’altopiano le famiglie troveranno il «Rossy Park» (dalla mascotte equina Rossy) con giochi e animali  – tra cui alpaca e lama – e la nuova «Rossy walk» (percorso avventura di 3,3 chilometri con giochi didattici) che faranno la felicità dei ragazzi. Ci sono inoltre 11 baite con ristoro, come ad esempio la malga Jörgnerkaser (tel.333 2259558), uno dei tre caseifici tradizionali del piccolo villaggio di montagna Valmigna, dove si può gustare pane con burro e formaggi freschi di giornata, tra cui il graukäse, ovvero il formaggio grigio, realizzato con il latte avanzato dalla produzione del burro, e ancora tirtlen (frittelle) servite con crauti, da provare anche nella versione dolce con semi di papavero. Sul Köpfl, la cima del Monte Cavallo, si può godere di un’ampia vista panoramica che spazia dalle Alpi della Zillertal, alle Dolomiti, alle Alpi Sarentine fino alle Alpi dello Stubai. Ci sono pure un’altalena panoramica e la campana dei desideri da far risuonare a ogni pensiero espresso. Numerose le possibilità di escursioni e itinerari alpinistici, dalla semplice passeggiata rilassante fino alle vie più impegnative. Da non perdere poi l’esperienza adrenalinica – e in tutta sicurezza – del Panorama Mountain Coaster, il bob su rotaia (foto in alto) per tutta la famiglia che corre sulle ampie praterie in quota (lunghezza circa 1.303 metri con un dislivello di 273,7 metri, pendenza media in discesa 21% circa e velocità 40 km/h al massimo). D’inverno, invece, oltre allo sci da discesa e di fondo, si può scendere in slitta lungo i 10 chilometri di pista illuminata che dalla montagna porta a valle.

Arte e cultura in uno dei borghi più belli d’Italia

Vipiteno combina diversi elementi che caratterizzano la vacanza ideale in montagna: esplorazione delle vette, sport all’aperto, cultura e divertimento lungo le vie del centro, dominato dalla Torre delle Dodici (1468-1472). Simbolo della cittadina, la torre è stata costruita per sorvegliare l’abitato da nemici e incendi e deriva il nome dai rintocchi della sua campana che avvisavano gli abitanti della pausa di mezzogiorno. Alta 46 metri, sorge sulla porta d’entrata che divide la Città vecchia dalla Città nuova, entrambe zone pedonali, ed è visitabile tra fine novembre e inizio gennaio in occasione dell’allestimento del mercatino natalizio cittadino e in estate durante la festa delle lanterne (nelle serate di mercoledì 7 e 21 agosto 2024).

La Città vecchia è composta dal borgo originario con edifici caratterizzati da bovindi, pergole e archi un tempo occupati da botteghe e artigiani, oggi da ristoranti, dove si possono gustare pietanze tipiche, e negozi. Qui, in piazza Città, dove peraltro ogni venerdì si tiene il mercato dei contadini dell’Alta Val Venosta, c’è la magnifica chiesa di S. Spirito (1399), una delle chiese gotiche meglio conservate di tutto l’Alto Adige e che, nel Medioevo, apparteneva alla struttura ospitale che dava vitto e alloggio a forestiere e pellegrini, in cui oggi sono ospitati anche gli uffici di informazione turistica, da cui partono, da maggio a ottobre, ogni venerdì alle ore 16, le visite guidate della città di un’ora circa. Gli affreschi presenti nella chiesa (foto in alto), che risalgono al primo decennio del Quattrocento e sono opera del maestro Johannes di Brunico, restaurati verso la fine degli anni Ottanta del secolo scorso, sono fortemente influenzati dalle opere di Giotto e ricordano lo stile della Cappella degli Scrovegni a Padova. Purtroppo, da agosto 2024, la chiesa sarà chiusa per degli interventi architettonici interni, per cui non sarà visitabile per alcuni mesi.

La Città nuova è la parte più caratteristica e celebrata della città, ed è una delle più belle strade di tutto il Tirolo storico. Incendiata parzialmente nel 1443, venne ricostruita in sintonia con il prestigio economico raggiunto al tempo dai cittadini grazie alla presenza delle miniere di argento di Monteneve Ridanna, che sono rimaste attive, pensate, sino al 1985. Le case dai colori vivaci e con le preziose insegne medievali in ferro battuto dei mestieri, che oggi ospitano negozi, hotel e raffinati ristoranti con enoteca, ne testimoniano la vocazione commerciale e la grande ricchezza del tempo. A metà della Città nuova si trova il Palazzo comunale: costruito tra il 1468 ed il 1473, è considerato il gioiello dei palazzi civici del Tirolo, e il consiglio comunale si riunisce ancor oggi nella splendida sala gotica rivestita in legno (nella foto in alto, visitabile durante gli orari di apertura del municipio).

Tra le manifestazioni più attese che animano il centro storico a settembre c’è la sagra dei canaderli (quest’anno cade domenica 8), organizzata dalla cooperativa turistica insieme ai ristoratori del territorio, e che vede l’allestimento di una tavolata di 400 metri lungo il centro storico (nella foto a sx), in cui saranno servite oltre 70 varianti dei tradizionali “gnocchi di pane”, da quelli più tradizionali allo speck a quelli più raffinati al fegato o quelli stagionali ai funghi fino a quelli dolci. Situata un po’ al di fuori del centro cittadino, all’uscita sud della città, si trova invece l’imponente parrocchiale di Nostra Signora della Palude (XIV secolo, più volte rimaneggiata fino al XVIII secolo).

In val di Vizze e Campo di Trens

Naturalmente ci sono da esplorare anche i dintorni di Vipiteno. A Campo di Trens, tutta la famiglia può percorrere il nuovo sentiero delle api (ca. 2 km), con postazioni didattiche utili a informare bimbi e adulti sulla vita di questo prezioso insetto, oppure inforcare la bicicletta e percorrere dei tratti della pista ciclabile Venezia-Monaco. C’è poi da vedere il santuario di Maria Trens (XV secolo), meta costante di pellegrinaggi, e Castel Tasso (1104), uno dei manieri medievali meglio conservati di tutto l’Alto Adige (foto in alto) di proprietà dall’Ottocento della famiglia Thurn und Taxis, i fondatori del servizio postale nei territori tedeschi. Nella struttura, oggi gestita da una coppia di giovani, che hanno approntato anche una modalità di visita con Qr code scaricabile dal cellulare, si possono vedere diversi locali con arredi d’epoca (ulteriori info tel. 339 2643752). A Campo di Trens c’è anche Castel Pietra, (prima metà del Duecento), di proprietà privata, per cui non visitabile, ma le cui mura e la torre rotonda si possono scorgere dal ristorante Sprechenstein, in origine il maso del castello, oggi deliziosa locanda gestita da Soufien Kasmi che propone piatti a base di prodotti locali di qualità preparati in chiave innovativa. Anche la val di Vizze (1.500 metri di altitudine) offre numerose possibilità escursionistiche, con tour da facili (vedi il nuovo percorso dei funghi, lungo circa 1 km, adatto a tutta la famiglia) a difficili, anche in alta montagna (Gran Pilastro 3.510 metri), con la possibilità ad Avenes di percorrere la nuova via ferrata Olberg (difficoltà media, 500 metri di lunghezza in arrampicata, 230 metri di altitudine, 3 ore in tutto con discesa il tempo di percorrenza), o di ammirare la cascata Moassl a S. Giacomo.

Uno sguardo alle attività agricole locali

Per quanto sia sempre una meraviglia verde, anche in Alto Adige, come in tutta Italia, i boschi stanno avanzando a scapito dei prati per il pascolo, in quanto ci sono sempre meno giovani che si dedicano all’allevamento delle mucche e quindi al lavoro agricolo, che impegna tutto l’anno e che frutta compensi solo integrativi al reddito principale. Nel territorio di Vipiteno l’economia ruota naturalmente intorno al turismo e a due grandi realtà aziendali, la Leitner, che produce impianti a fune e alla storica Latteria, cooperativa fondata nel 1884 che oggi conta 170 dipendenti e una produzione di 1,5 milioni di vasetti di yogurt al giorno, commercializzati a livello nazionale. Produzione che non è destinata ad aumentare, a detta della guida che accompagna i numerosi turisti e visitatori che vogliono visitare la Latteria, proprio per il numero limitato di attività agricole nella zona, tanto che dei 560 contadini con malghe oltre i 1.300 metri d’altezza che conferiscono loro ogni giorno il latte, oltre duecento gestiscono fattorie nel Tirolo oltre frontiera. In compenso, ci sono sempre più attività di produzione e raccolta di erbe di montagna, impiegate nella produzione artigianale di prodotti cosmetici, tisane e liquori artigianali, ottimi ricordi di viaggio da regalare o regalarsi.

Foto: Società cooperativa turistica Vipiteno, Val di Vizze, Campo di Trens

La Corte dei conti europea avvisa: “Ue poco preparata ad affrontare nuove crisi del gas”

BandiereBruxelles

Se l’Unione europea vuole essere pienamente preparata ad affrontare una nuova crisi del gas vi è ancora molto da fare, avverte una nuova relazione della Corte dei conti europea pubblicata lo scorso 24 giugno.

Premessa. Poco prima della massiccia invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, il gas rappresentava circa un quarto del consumo energetico lordo nell’Ue, con le quote più elevate in Italia e nei Paesi Bassi (entrambi al 41 %), a Malta(40 %) e in Ungheria (34 %). Nello stesso anno, oltre il 20 % dell’energia elettrica dell’Ue e quasi il 40 % di tutta l’energia termica era prodotta a partire dal gas. Dato che l’Ue importa più tre quarti del gas che consuma, la sicurezza dell’approvvigionamento energetico è essenziale per sostenere l’economia e assicurare la prosperità.

Benefici poco chiari. Nonostante le misure di emergenza adottate in risposta all’uso delle forniture di gas come arma da parte della Russia, i benefici apportati da tali azioni dell’Ue non sono sempre chiari. La Corte dei conti europea evidenzia le nuove sfide che l’Ue deve affrontare se vuole garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di gas a lungo termine, come la maggiore dipendenza dal gas naturale liquefatto (GNL) e la necessità di decarbonizzare parte del proprio consumo di gas.

Il rapido abbandono delle importazioni di gas dalla Russa, che nel 2021 rappresentavano il 45% di tutte le importazioni di gas dell’Ue, ha creato una crisi dell’offerta, che a sua volta ha scatenato una crisi di accessibilità economica. Nell’agosto del 2022 i prezzi all’ingrosso del gas hanno raggiunto un picco di 339 euro per megawattora (rispetto ai 51 euro/MWh dell’agosto 2021). I paesi dell’Ue hanno iniziato a sovvenzionare i prezzi del gas e dell’energia elettrica (circa 390 miliardi di euro per il solo 2022) per ridurre l’impatto sulle famiglie e sulle imprese. Alla fine del 2023 l’Ue era riuscita a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di gas abbandonando quello russo mentre i prezzi si erano stabilizzati, raggiungendo i livelli pre-crisi agli inizi del 2024. “La crisi scatenata dall’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina nel 2022 ha messo alla prova la resilienza dell’Ue a un improvviso cambiamento dell’approvvigionamento di gas. Nonostante l’impennata dei prezzi e i significativi costi per le famiglie e per le imprese che ciò ha comportato, non abbiamo fortunatamente sperimentato una grave penuria di gas” ha affermato João Leão, responsabile dell’audit per la Corte dei conti europea. “Dato che l’Ue dipende dal gas estero, non può mai adagiarsi sugli allori quando si tratta di sicurezza dell’approvvigionamento. E i consumatori non hanno alcuna garanzia in merito alla sua accessibilità economica, in caso di una futura grave penuria”.

Durante la crisi, l’Ue ha raggiunto l’obiettivo di ridurre la domanda di gas del 15 %, ma gli auditor della Corte non sono stati in grado di stabilire se ciò fosse dovuto alle sole misure adottate o anche a fattori esterni (ad esempio, gli alti prezzi del gas e un inverno mite). Analogamente, l’obbligo di riempimento degli impianti di stoccaggio del gas in tutta l’Ue è stato rispettato e l’obiettivo del 90 % è stato addirittura superato. Praticamente però si tratta dei normali livelli di riempimento prima della crisi. Inoltre, è impossibile valutare l’efficacia del tetto al prezzo del gas dato che i prezzi si sono mantenuti bassi dopo che è stato introdotto.

Tra le altre misure adottate, c’è stato il lancio della piattaforma AggregateEu per fornire un canale alternativo per gli scambi di gas, anche attraverso acquisti congiunti. Anche in questo caso, non è stato possibile stabilire se la piattaforma abbia fornito un valore aggiunto rispetto alle piattaforme esistenti dato che le differenze di prezzo tra gli Stati membri dell’Ue indotte dalla crisi si erano già fortemente ridotte quando AggregateEu è entrata in attività.

Guardando al futuro, la Corte conclude che l’Ue deve consolidare il quadro per l’accessibilità economica del gas. Avverte inoltre che molti Stati membri sono ancora riluttanti a firmare accordi bilaterali di solidarietà. Alcuni paesi dell’Ue taglierebbero persino le forniture di gas a un paese vicino in caso di emergenza. Infine, la Corte sottolinea gli insufficienti progressi in materia di cattura, stoccaggio e utilizzo del carbonio (Ccus), che potrebbero rappresentare anch’essi una sfida per la sicurezza dell’approvvigionamento a lungo termine. Alla luce degli obiettivi climatici (in particolare, zero emissioni nette entro il 2050), la necessità di ridurre le emissioni di carbonio derivanti dal consumo di gas costituirà un elemento sempre più importante del panorama della sicurezza dell’approvvigionamento dell’U3. Ad oggi, vi sono quattro progetti commerciali Ccus operativi nell’Ue in grado di catturare fino a 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Tuttavia, è una goccia nell’oceano rispetto ai 450 milioni di tonnellate di CO2 che sarà necessario catturare ogni anno attraverso il Ccus per conseguire gli obiettivi climatici dell’Ue entro il 2050.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

14, 21 e 28 settembre, 5 ottobre gli appuntamenti di Mar de Molada, il teatro lungo il Piave con Marco Paolini

Dopo VajontS 23, Marco Paolini, attore, autore e regista, premio Argav 2010, torna a fare teatro di «prevenzione civile» con il nuovo progetto Mar de Molada, ideato da Paolini per La Fabbrica del Mondo, messo a punto da Arteven, prodotto da Jolefilm e realizzato con il sostegno di Regione del Veneto e Veneto Agricoltura. Si tratta di un racconto corale a tappe che attraverserà i prati del bacino del Piave, dalla Marmolada fino a Venezia. Per quattro fine settimana da metà settembre all’inizio di ottobre, dall’alba al tramonto, chiamerà a raccolta migliaia di persone per creare un racconto del territorio partendo non dalla terra ma dalle acque: le fonti, i torrenti, i fiumi le valle, la laguna, elementi fondamentali della vita, del nostro modello di sviluppo, dell’agricoltura, delle città.

La filosofia del progetto. «Partiremo dai Serrai di Sottoguda, ai piedi della Marmolada. Lì sei anni fa, un piccolo torrente, il Pettorina, affluente del Cordevole, a sua volta affluente del Piave, ha trascinato via tutto quello che caratterizzava il meraviglioso paesaggio di quella gola. Tra poche settimane quella gola, dopo un’opera di restauro realizzata da Veneto Acque in collaborazione con la Regione del Veneto, tornerà visitabile – racconta Marco Paolini -. Mar de Molada partirà proprio da questo simbolo della fragilità del luogo in cui viviamo e scenderà con appuntamenti settimanali lungo il Piave per arrivare sull’Adriatico, a Vallevecchia, l’ultimo pezzo di costa veneta agricola dove ancora si legge un paesaggio diverso da quello del turismo. È stretto lo spazio tra le montagne e il mare: lo stravedo certi giorni, ce le fa vedere vicine, è un luogo denso. Oggi siamo tutti preoccupati di essere vittime di un territorio fragile. Mi chiedo: perché subirne il racconto? Bisogna costruirlo, bisogna essere abitanti e sceglierlo. Il mio lavoro nasce dalla necessità di dar conto del fatto che tutti viviamo in riva al mare. Questa è la filosofia del progetto Fabbrica del Mondo».

Le date. Il primo appuntamento di teatro campestre sarà all’alba (ore 7.30) di sabato 14 settembre sui prati di Malga Ciapela (Belluno) per Mar de Molada Serrai di Sottoguda, il 21 settembre alle 15 a Sospirolo (Tv) dove il Cordevole sta per buttarsi nel Piave ci sarà Mar de Molada Certosa di Vedana, la settimana successiva, il 28 settembre, sempre alle ore 15, ancora lungo il Piave per Mar de Molada Grave del Montello, per chiudere il 5 ottobre alle 16.30 con Mar de Molada Vallevecchia nella Brussa, poco sopra l’estuario del Piave. Gli spettacoli si svolgeranno icon modalità rispettose dell’ambiente ospitante. L’afflusso del pubblico sarà regolato da un biglietto d’accesso “posto prato unico” in vendita su Vivaticket (12 euro più commissioni). Ulteriori informazione www.mardemolada.org

Un lavoro corale. Per creare questo progetto Paolini è partito con lo studio della documentazione dell’Arpav e delle fonti regionali per tutto quel che riguarda l’assetto idrogeologico, si è confrontato con scienziati e tecnici esperti che nelle Università e negli enti regionali si occupano di acqua. Sul palco assieme a Paolini ci saranno Patrizia Laquidara, poliedrica artista, tra le voci più intense e liriche della musica d’autore contemporanea, che accompagnerà il racconto con il canto, Giovanni Frison, musicista e compositore delle arie dello spettacolo e un coro di narratori popolari. E poi ad ogni appuntamento cori, bande, e conversazioni con scienziati e tecnici che racconteranno alcuni aspetti della vita del Piave e degli altri fiumi veneti mettendoli in relazione alla nostra esperienza. «Ogni volta ci sarà lo spettacolo, sempre un po’ diverso, ma anche conversazioni. Non venite col tempo risicato, venite per prendervi una giornata per camminare o andare in bicicletta, per stare sulle rive, per prendere in mano un sasso, per guardare quello che ci sta intorno. Perché lo spettacolo non sarà solo sul palcoscenico, sarà essere noi, 2000 persone sedute sul prato, che senza lasciar dietro di sé nemmeno una carta per terra si porteranno via qualcosa che dura e che ci lega ai fiumi della nostra terra», conclude l’attore Paolini.

Fonte: La Fabbrica del Mondo/Veneto Agricoltura