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Il Parco Colli Euganei proclamato Riserva della Biosfera Mab Unesco

Colli Euganei biosfera Unesco“E’ una grande giornata per i Colli Euganei: ieri, venerdì 5 luglio, sono stati ufficialmente iscritti nella Lista delle Riserve Mondiali della Biodiversità (Mab) Unesco: luoghi esemplari in cui lo sviluppo economico, sociale e culturale è sostenibile e trae giovamento dal rispetto dell’ecosistema e della biodiversità. Sono luoghi vivi e unici al mondo, in cui è possibile assicurare uno sviluppo eco-compatibile e un ambiente vivibile in un contesto globale caratterizzato da processi di rapida urbanizzazione e di eccessivo consumo energetico considerati come fattori scatenanti dei cambiamenti climatici. Con il risultato di oggi, il Veneto arriva a 18 riconoscimenti Unesco conquistando il record nazionale: 9 siti patrimonio materiale (da Venezia a Verona, da Vicenza a Padova, dalle Dolomiti a Conegliano e Valdobbiadene, dai siti palafitticoli alle opere di difesa veneziane), 5 patrimoni immateriali (Arte delle perle di vetro, Tocatì, Transumanza, Muretti a secco, Opera lirica), 4 riserve MAB (Po Grande, Delta del Po, Monte Grappa, Colli Euganei). Per i Colli ora si aprono nuovi scenari, siamo pronti ad un grande progetto di promozione e sviluppo”. Così il presidente della Regione del Veneto Zaia ha annunciato l’esito dell’incontro del Consiglio intergovernativo dell’Unesco riunito in questi giorni ad Agadir in Marocco, che ha decretato l’iscrizione del sito veneto.

La decisione è stata presa all’unanimità dai delegati dei 35 Stati membri del Consiglio intergovernativo in rappresentanza degli oltre 180 Stati parte del programma MAB dell’UNESCO, rete che si compone di 748 siti in tutto il mondo di cui 20 in Italia.  “La candidatura dei Colli Euganei è stata avanzata a settembre 2023 dal presidente del Comitato Nazionale Mab Unesco, professor Pier Luigi Petrillo che ringrazio- ricorda il presidente Zaia-. Nel documento si evidenziavano le caratteristiche dei Colli Euganei che vantano un paesaggio spettacolare caratterizzato da un gruppo di 81 colline vulcaniche di altezza variabile da 300 metri a 600 metri nella Pianura Padovano-Veneta a sud-ovest della città di Padova, tra cui il Monte Venda, la collina più alta della regione, oltre a centri termali e a una rigogliosa pianura agricola con numerosi uliveti e vigneti.”.

La riserva Mab Unesco dei Colli Euganei è il più grande bacino termale d’Europa, con una superficie di circa 23 km2. L’area totale del sito ora iscritto nella lista dell’Unesco è di 34.090 ha, comprendente sei aree centrali che coprono una superficie di 2.980,51ha o l’8,74% del sito proposto, zone cuscinetto che coprono un totale di 5.331 ha e rappresentano il 15,21% dell’area, e aree di transizione che coprono 25.925 ha e corrispondono al 76,05% del territorio totale del sito. Il Programma MAB UNESCO (Man and the Biosphere Programme) nasce nel 1971 come programma intergovernativo volto a fornire basi scientifiche alle azioni di impulso all’uso sostenibile e razionale, oltre che alla conservazione, delle risorse della cosiddetta “biosfera”, incoraggiando, allo stesso tempo, formule equilibrate di gestione nel rapporto uomo/ambiente a livello globale.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Salute e sicurezza sul lavoro nella pesca tradizionale: un progetto per promuovere cultura in un settore strategico dell’economia del Veneto

Tavolo relatori_lightImplementare una cultura condivisa della salute e della sicurezza nel lavoro e puntare su una maggiore formazione, in un’ottica di migliore prevenzione dei rischi: sono le due leve su cui insistere, anche per supportare e far crescere la pesca nelle acque interne e dell’acquacoltura, settore fondamentale in Veneto. E’ quanto emerge dal progetto “Sicurezza a bordo e fattore umano”, promosso da Legacoop Veneto e Inail Veneto, in partnership con Isfid Prisma (ente di consulenza e formazione dell’associazione veneta), i cui risultati sono stati presentati lo scorso 25 giugno nella sede di Legacoop a Marghera (VE).

Tra le azioni previste dal progetto, un’indagine preliminare: è il primo monitoraggio sul tema relativamente al settore della pesca tradizionale, punto di partenza per definire criticità e bisogni ma anche per individuare le aree di intervento possibili all’interno della progettualità e non solo. Nello specifico, si tratta di un ambito della pesca da proteggere e sostenere (non da ultimo per le gravi emergenze, una su tutte il granchio blu), che vede peraltro un’attenzione sempre maggiore delle politiche europee, in primis per la sostenibilità delle sue pratiche e per il potenziale economico e occupazionale in crescita. D’altro canto, è un comparto costituito per la maggior parte da cooperative di liberi professionisti, che rispettano le leggi esistenti in materia di salute e sicurezza ma, allo stesso tempo, affrontano quotidianamente molteplici rischi, per alcuni dei quali le norme esistenti e la cultura della prevenzione da loro posseduta risultano essere insufficienti.

Il 23% dei pescatori non sa nuotare. Dall’indagine svolta emerge come per chi lavora nelle imbarcazioni della pesca tradizionale e/o ne è proprietario salute e sicurezza continuino a non essere considerate tra le priorità. E d’altra parte si tratta di un settore a forte tradizione familiare, in cui il mestiere è tramandato come insieme di prassi e di regole non scritte; al contempo, è formato da lavoratrici e lavoratori di età matura: a confermarlo l’anagrafica degli intervistati composta per l’80% da over 40, il che porta a pensare che se da un lato c’è maggiore esperienza, dall’altro proprio quest’ultima porta nella quotidianità a sottovalutare i rischi. Lo studio – che ha coinvolto 157 intervistati tra presidenti di cooperative associate, proprietari di imbarcazione e imbarcati – rileva, infatti, che una larga parte sia degli armatori che degli imbarcati non considera rischioso il proprio lavoro (solo il 20% degli armatori e il 14% degli imbarcati ha un’assicurazione privata ulteriore rispetto a quella di Inail), nonostante il 30% di questi ultimi dichiari di essere stato coinvolto in un incidente. Ciò si lega al fatto che, trattandosi di un mestiere che si tramanda in famiglia (74% dei casi), spesso si danno per scontati i rischi connessi: basti pensare che appena il 14% degli armatori e il 17% degli imbarcati dichiara di aver ricevuto informazioni sui rischi a bordo e il 23% degli imbarcati non sa nuotare.

Tra i due gruppi esiste una diversa posizione in merito alla formazione: tutti i presidenti hanno riferito di aver organizzato corsi per il personale, ma solo poco più della metà degli armatori e degli imbarcati dichiara di averli frequentati. Risulta inoltre evidente una fragilità sul fronte della dotazione di dispositivi di sicurezza a bordo, a partire dalla cassetta di primo soccorso (il 50% degli armatori e quasi il 20% degli imbarcati ne è sprovvisto) – che comunque non risulta essere un obbligo –, e dalla capacità di utilizzare gli estintori, se pure presenti (circa il 45% sia degli armatori che degli imbarcati non ha svolto corsi di formazione). A questo si aggiunge, infine, che il 22% degli armatori e il 9% degli imbarcati dichiara di non controllare la dotazione periodicamente.

Le dichiarazioni. «Per incentivare la prevenzione chiediamo il supporto delle istituzioni, invitandole a valutare anche l’ipotesi di introdurre un meccanismo di premialità nei bandi di finanziamento rivolti al settore della pesca tradizionale, a favore di coloro che adottino procedure e comportamenti volti a migliorare le condizioni di sicurezza a bordo». Così Antonio Gottardo, responsabile del settore Agroalimentare e Pesca di Legacoop Veneto, che ha spiegato: «Pure in questo modo si contribuirebbe alla costruzione di una cultura condivisa, e il comparto sarebbe senz’altro maggiormente competitivo e attrattivo per i giovani». «Inail Veneto ha accolto favorevolmente la proposta di realizzare un percorso di sensibilizzazione in un settore esposto a numerosi rischi, mettendo al centro il lavoratore esposto e mirando a rafforzarne la consapevolezza – ha dichiarato Alice Bossan, dirigente dell’Ufficio Attività istituzionali di Inail Veneto, evidenziando il valore del progetto –. Informazione e formazione, lungo tutto il percorso di vita lavorativa, devono entrare nel patrimonio culturale di questa lunga tradizione veneta, consentendole di progredire su basi di maggiore sicurezza per tutti i soggetti coinvolti». «La consapevolezza dei rischi e la formazione continua – ha spiegato Daniela Novelli, direttrice di Isfid Prisma – sono fondamentali per garantire la sicurezza degli imprenditori ittici e del personale a bordo. Attraverso questa e future iniziative, ci impegniamo a promuovere una cultura della sicurezza che protegga i lavoratori e valorizzi il settore, chiamato anche su questo fronte a guardare sempre più all’impresa come modello organizzativo e di gestione». Per dare un supporto concreto a imprese e pescatori, in collaborazione con Inail Veneto, Isfid Prisma ha predisposto alcune schede informative che rispondono alla ridotta consapevolezza rilevata: una sorta di “decalogo” che tra le altre cose indica i dispositivi di sicurezza consigliati a bordo e offre una panoramica sui rischi legati alla movimentazione manuali dei carichi, con gli accorgimenti da adottare per evitarli.

Fonte: Servizio stampa Legacoop Veneto

Iscrizioni aperte a Casa Cervi (Reggio Emilia) per la nuova edizione della Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni» dedicata a “Paesaggi migranti” (27-31 agosto)

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Iscrizioni aperte in presenza e online per la XVI edizione della Scuola estiva in programma dal 27 al 31 agosto 2024 presso l’Istituto Alcide Cervi di Gattatico (Reggio Emilia) intitolata allo studioso e politico Emilio Sereni e dedicata al rapporto fra paesaggio e migrazioni. Cinque giornate di lezioni frontali, laboratori, uscite didattiche (la visita presso la comunità dei Sikh di Novellara), reading, mostre, proiezioni e momenti conviviali. Presente Mimmo Lucano, parlamentare europeo dei Verdi e sindaco di Riace. Prevista l’installazione di un’opera dell’artista internazionale Michelangelo Pistoletto.

Qual è il rapporto fra paesaggio e migrazioni? In che modo i flussi migratori, sul lungo periodo, hanno trasformato il paesaggio rurale, urbano, sociale e culturale? È questo il tema della XVI edizione della Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni», intitolata al più importante storico del paesaggio agrario italiano, in collaborazione con quindici atenei da tutta Italia. L’edizione di quest’anno, “Paesaggi migranti”, si pone l’obiettivo di indagare la questione migrante, profondamente centrale nel nostro tempo, e l’effetto che gli spostamenti delle comunità hanno avuto sul paesaggio, ieri come oggi. A partire dalla lectio magistralis di apertura di Giuseppe Barbera (Università di Palermo), sulle antiche migrazioni arabe in Sicilia, fino agli spostamenti più recenti, che hanno creato spesso occasioni di rinascita e di confronti culturali. La Scuola intende prendere in esame i più significativi flussi migratori che sul lungo periodo hanno interessato le campagne italiane, che si sono tradotti in fenomeni di abbandono o, viceversa, in processi di ‘neopopolamento’. Un fenomeno che non riguarda solo il paesaggio agrario in senso stretto, ma anche il paesaggio sociale, quello del lavoro e degli stili di vita, il paesaggio culturale, con uno sguardo anche all’impatto sulle città.

Programma. La Scuola, che ha superato i quindici anni di vita, è una delle più significative esperienze formative multidisciplinari sul paesaggio: ogni anno richiama da tutta Italia studiosi afferenti a diverse discipline e operatori impegnati nei campi della scuola e della formazione, dell’amministrazione pubblica, dei musei e del territorio. I cinque giorni di esperienza formativa prevedono lezioni frontali, tenute da docenti ed esperti del settore da tutto il Paese, ma anche laboratori, uscite sul territorio, presentazioni di libri, installazioni artistiche, proiezioni e momenti conviviali che rendono la Scuola un’occasione unica di incontro e di scambio fra studiosi e tecnici di più discipline. Ci saranno anche reading e momenti teatrali, che sono stati condivisi con la XXIII edizione del Festival di Resistenza, appuntamento nazionale di teatro civile di Casa Cervi. Non mancherà la visita al nuovo Museo di Casa Cervi, inaugurato nel 2021, che ripercorre la vicenda dei Fratelli Cervi e della loro Famiglia. Anche la fotografia sarà protagonista, con la mostra del fotografo Nicola Spadafranca e l’inaugurazione dell’esposizione degli scatti del concorso fotografico XI Premio nazionale Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni». Quest’anno, dal ricchissimo programma della Scuola, si segnala la presentazione del progetto artistico-culturale “La bandiera del mondo” di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese, con la proiezione di due video sul celebre artista de “La Venere degli stracci”. Per il 29 agosto è fissata la visita a Novellara (Reggio Emilia), alla scoperta della più grande comunità Sikh d’Italia e del loro Tempio.

Fra i relatori, non solo docenti, ma anche scrittori, artisti, tecnici, amministratori, personalità provenienti dal mondo istituzionale. Fra gli altri, Iolanda Rolli, già Prefetta di Reggio Emilia, Elena Carletti, vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia e già Sindaca di Novellara e Matteo Biffoni, presidente CITTALIA – delegato ANCI all’Immigrazione e Politiche per l’Integrazione e Sindaco di Prato.

Il percorso formativo della Scuola è rivolto in particolare a insegnanti, studenti e dottorandi che operano nelle discipline storiche, geografiche, ambientali, paesaggistiche, socio-economiche, politiche, antropologiche, oltre agli amministratori, ai pianificatori tecnici, ai funzionari del territorio e delle pubbliche amministrazioni e si propone concretamente come snodo fra ricerca, scuola, cittadinanza attiva e governo del territorio. Quest’anno sono previsti crediti formativi per architetti, agronomi e assistenti sociali. La partecipazione alla Scuola (40 ore) è valida anche per la formazione docenti; gli insegnanti possono utilizzare il bonus scuola nel contributo di iscrizione.

Sfida per il futuro delle comunità. Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Alcide Cervi: «I migranti oggi non sono solo un problema ma una sfida decisiva per il futuro delle nostre comunità, specialmente dell’Europa con il suo trend impressionante di denatalità. Il paesaggio italiano che accoglie i migranti sarebbe un grande tema di creativo interesse per Emilio Sereni. Questo è il tema della nostra scuola estiva di quest’anno, sul quale è urgente consolidare una strategia positiva per il futuro. Il nuovo paesaggio italiano, il nuovo paesaggio dell’Europa partirà da qui». Rossano Pazzagli, direttore della Scuola di Paesaggio e docente presso l’Università del Molise: «La Scuola “Emilio Sereni” è ormai uno degli appuntamenti più importanti per lo studio del paesaggio in Italia. Rivolta a studiosi, professionisti e amministratori, essa raccoglie i massimi esperti sulla storia e la pianificazione del paesaggio, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei valori e delle trasformazioni paesaggistiche e approdare a una più avanzata coscienza di paesaggio. Questa edizione mette insieme due importanti questioni del nostro tempo: quella ambientale e quella migratoria, che richiedono entrambe politiche pubbliche più avanzate per sfuggire alla perdita di risorse essenziali come sono appunto il paesaggio e la coesione e l’inclusione sociale». Chiara Visentin, responsabile scientifica della Biblioteca Archivio Emilio Sereni e docente presso il Politecnico di Milano: «Un tema necessario, quello di questa ultima edizione della Scuola di paesaggio, strettamente legato alla nostra attualità. Il paesaggio considerato come prodotto sociale, un patrimonio di civiltà che si manifesta nella diversità delle culture, in una dimensione progettuale tanto fisica quanto antropologica. Alla stratificazione del paesaggio nel tempo, ai diversi apporti che la storia deposita nel suo palinsesto, si affiancheranno i molteplici contributi depositati dalla geografia delle migrazioni».

Per informazioni e iscrizioni è possibile scrivere alla mail biblioteca-archivio@emiliosereni.it o chiamare i numeri 0522 678356/335 8015788. Il programma completo, le info e il modulo di iscrizione possono essere scaricati qui: https://www.istitutocervi.it/scuola-di-paesaggio-emilio-sereni-2024

Fonte: Ufficio Stampa Istituto Alcide Cervi

Presentata a Noventa Vicentina (VI) la Mappa delle attrattività dell’area Berica

comuni-del-distretto-del-commercio-area-berica-con-associazioni-e-studenti-aderenti-al-progettoIl Distretto territoriale del commercio “Area Berica” che comprende i comuni di Agugliaro, Albettone,  Asigliano, Campiglia dei Berici, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore e Sossano ha presentato lo scorso 20 giugno 2024 la Mappa delle Attrattività dell’Area Berica. La presentazione, svoltasi nel comune di Noventa Vicentina (VI) ha visto la presenza dei Sindaci dei Comuni aderenti, le realtà associative di natura economica, sociale e culturale, gli studenti dell’Istituto “Umberto Masotti” che hanno contribuito alla realizzazione della mappa e alcune realtà commerciali.

Interventi. Mattia Veronese, sindaco del Comune  di Noventa Vicentina che ospita l’evento e funge da capofila, ha sottolineato la qualità del progetto che ha messo in rete i comuni dell’area berica permettendo così delle azioni concordate per l’incremento economico con l’attrattiva del turismo culturale, sportivo, gastronomico. Franco Frazzarin, manager del Distretto del commercio Area Berica, ha evidenziato l’importanza della promozione dell’area e del  commercio, gli obiettivi della Mappa delle Attrattività e del logo che costituisce il marchio di area che deve valorizzare e promuovere le risorse nell’area dei Sette Comuni del Distretto del Commercio. “E’ ancor più importante in questo momento storico che vede mutare la domanda dei viaggiatori con attenzione al turismo lento, esperienziale, a contatto con la natura, usando spesso la bici ecc. È dunque un passaggio per arrivare a costruire il “prodotto turistico dell’area” visto che tutti gli elementi del nuovo turismo sono offribili dall’area”. Importante è stata la scelta di rivolgersi ai giovani studenti per la realizzazione della Mappa delle Attrattività, quelli dell’I.I.S. “Umberto Masotto” di Noventa Vicentina, assistiti dai loro docenti con il coordinamento del prof. Gianni Ciscato. Maurizio Drago, giornalista enogastroturista consigliere Argav, ha puntato sulla comunicazione del turismo e della gastronomia, due formidabili risorse per l’Area Berica. “La gente viene in questo territorio per gustare il territorio stesso in senso lato e per mangiare prodotti e piatti tipici. Il turismo enogastronomico si è sviluppato enormemente in questi anni e i dati del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2024 dimostrano che per oltre il 57% dei turisti si muove per recarsi in territori e provare le tipicità gastronomiche di quei luoghi, oltre che a vivere un’esperienza. È importante fornire a loro una mappa delle attrattività che permetta una rapida visione di quello che può offrire il territorio stesso”. Gianni Ciscato, docente di disegno e storia dell’arte, ha affermato: “La mappa delle attrattività dell’Area Berica che abbiamo predisposto con alcune classi del nostro Liceo identifica alcune pregevoli opere architettoniche del territorio, meritevoli di attenzione e di visita. Due sono i filoni individuati: quello delle Ville venete, alcune addirittura precorritrici della Civiltà di villa, che ci raccontano del raffinato equilibrio tra terra e acqua così risolto dall’uomo che qui ha operato. Ulteriore filone è quello degli edifici religiosi che con la loro presenza in ogni centro sono segni di una fede comune antica.” Giulia Dal Maso, studentessa della classe 4. Liceo scientifico, ha aggiunto: “Io ho approfondito la Villa palladiana “Poiana”, edificio simbolo di Poiana Maggiore. Ho capito che la villa è un grande racconto dell’identità dei committenti e dell’epoca in cui essi hanno vissuto e operato. Quella dei Poiana fu una famiglia anticamente dedita alle imprese militari, poi impegnata nella gestione e bonifica di vasti terreni agricoli e che, nel corso del Cinquecento, ha inoltre abbracciato la cultura dell’umanesimo secondo la sensibilità veneta”. Riccardo Gobbi, studente della classe 4. Liceo scientifico, ha chiosato: “Io ho approfondito Villa Barbarigo, edificio simbolo e sede municipale di Noventa vicentina. Questa è una villa di stampo decisamente nobile, di proprietà di una ricca famiglia veneziana che qui a Noventa Vicentina disponeva di vasti possedimenti. La rilevanza della famiglia la si vede dalle dimensioni dell’opera. Edificio e spazi esterni, e dall’apparato decorativo degli affreschi interni che celebrano l’eroica storia familiare e le virtù umane nonché gli impegni agricoli della famiglia”.

Fonte: Servizio stampa Distretto del commercio Area Berica

Le acque inquinate individuate grazie alle lucciole: eccezionale sperimentazione all’Università di Bologna

fotoUtilizzare le proprietà delle lucciole per individuare contaminanti nelle acque: è questo l’eccezionale risultato della ricerca, sviluppata nel Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna, partner scientifico del Consorzio C.E.R. – Canale Emiliano Romagnolo.

Le lucciole, infatti, emettono luce per reazione chimica:si preleva il loro gene e lo si trasferisce in una cellula batterica oppure di lievito o di mammifero e queste cellule possono essere riprogrammate, tramite biologia sintetica, illuminandosi con colori diversi in presenza di altrettanti inquinanti (PFAS, metalli pesanti, pesticidi, tossine, interferenti endocrini, ecc.). “E’ evidente l’importanza di tale ricerca per la salute pubblica soprattutto ora che all’ordine del giorno c’è l’utilizzo delle acque reflue in agricoltura. In Italia, un freno all’uso di tale risorsa è infatti l’incapacità della gran parte dei depuratori di intercettare le microplastiche, inquinanti in forte aumento e lesivi della salubrità alimentare: un sistema di alert, unitamente all’indispensabile certificazione di un ente terzo, aumenterebbe significativamente le garanzie per i consumatori” commenta Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi).

Le cellule oggetto della ricerca in corso sono, però, Ogm (Organismo Geneticamente Modificato) e quindi, nel nostro Paese, utilizzabili solo in laboratorio; possono essere, però, sostituite nell’ambiente da batteri marini naturalmente bioluminescenti per l’analisi della tossicità oppure possono essere riprodotte attraverso sistemi di trascrizione e traduzione in vitro per analisi sul campo, utilizzando supporti in carta a basso costo e sostenibili, interfacciabili con smartphone per analisi e lettura dei dati. “La ricerca dell’Università di Bologna apre scenari nuovi ad ulteriore garanzia della qualità del cibo italiano, perché potrebbe mettere lo stesso agricoltore nelle condizioni di monitorare costantemente lo stato della risorsa idrica utilizzata. Si arricchirebbe così la proposta di Anbi per rendere sempre più sostenibile l’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione e che oggi, accanto alla costante ricerca di efficientamento della rete idrica, vede nel miglior consiglio irriguo di Irriframe e nella certificazione Goccia Verde, due strumenti, oggetto dell’interesse internazionale” conclude Massimo Gargano, direttore generale di Anbi.

Fonte: Servizio stampa Anbi

28 giugno, la biodiversità viticola del passato risorsa per la viticoltura del futuro, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) serata conviviale Argav in collaborazione con l’associazione Graspo

Dedicata al tema “La biodiversità viticola del passato risorsa per la viticoltura del futuro” la serata conviviale organizzata venerdì 28 giugno da Argav al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD) a partire dalle ore 18:30. La serata vedrà i saluti del presidente Argav Fabrizio Stelluto e sarà coordinata dalla consigliera Marina Meneguzzi (foto in alto credits Vini Milo). 

L’incontro è organizzato in collaborazione con Graspo (Gruppo di ricerca amelografica per la salvaguardia e la preservazione dell’originalità e della biodiversità viticola), associazione fondata da tre enologi veneti che opera a livello nazionale per la ricerca attiva sul fronte del recupero di antichi vitigni italiani e internazionali abbandonati perché considerati poco produttivi. Le diverse varietà di uva recuperate, dimostrano invece di poter diventare una risorsa per la viticoltura del futuro, sia in chiave di cambiamento climatico, sia dal punto di vista dell’offerta commerciale.

Interventi e relatori. Ore 18.30 Aldo Lorenzoni (Associazione Graspo). ““100 Custodi per 100 Vitigni, la biodiversità viticola in Italia” Ore 19.00 Viviana Ferrario (Università Iuav di Venezia) e Gianmarco Guarise (Associazione Graspo). “La vite maritata, la Vernazola e la piantata storica di Urbana (PD)”. Ore 19.30 Luigino Bertolazzi (Associazione Graspo). Introduzione ad alcuni dei vitigni dimenticati riscoperti: Brepona, Vernazola, Marcobona, uva gatta, Gambugliana, Cenerente, Liseiret, Vulpea, Piccola nera, Hoertroete, la Regina di Margreid.

Profili dei relatori. Aldo Lorenzoni: Accademico della Vite e del Vino, enologo, dal 1998 al 2020 direttore del Consorzio Tutela Vino Lessini Durello, del Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto e dei Consorzi Arcole DOC e Merlara DOC. Animatore delle Strade del Vino del Soave, del Durello e dell’Arcole. È autore e coordinatore di numerose pubblicazioni e promotore delle candidature e del riconoscimento delle colline vitate del Soave a primo paesaggio rurale di interesse storico italiano e le vigne tradizionali del Soave come patrimonio agricolo di valore globale del programma GIAHS – FAO. Dal 2001 fondatore e guida di Graspo. Viviana Ferrario: geografa, professore associato, insegna Geografia del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia. Si interessa di paesaggi agrari storici e di agricultural heritage. Coordina diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali per la conoscenza e la valorizzazione delle pratiche agricole tradizionali e del paesaggio agrario. Attualmente è responsabile scientifico dell’Accordo di collaborazione tra l’Università Iuav e la Regione del Veneto per il Piano Paesaggistico Regionale e del progetto Smart Meadows sulla conoscenza e valorizzazione del prati stabili finanziato su fondi FSE in partenariato con Slow Food. Luigino Bertolazzi: enologo presso affermate aziende veronesi, è esperto degustatore e divulgatore. Ha ricoperto ruoli tecnici presso Cantina di Soave ed è stato presidente dell’Associazione Enotecnici Italiana Veneto Occidentale. Attualmente è presidente di commissione per la valutazione dell’idoneità dei vini DOC presso l’ente certificatore Siquria e collabora come formatore con le principali istituzioni del settore vinicolo. Ha recentemente collaborato con l’azienda Monte Barro (Capo Verde) per indicare le migliori pratiche vitivinicole da seguire in zona tropicale. Partecipa alla individuazione e conservazione di vitigni residuali altrimenti destinati ad andare perduti. Attuale vice presidente di Graspo e Accademico della Vite e del Vino. Gianmarco Guarise: dal 1990, fotografo professionista a Borgo Veneto (Pd). Nel tempo libero si dedica alla sua grande passione: fare il vino, ottenuto dalla “Bina” (piantata storica veneta ultra centenaria). In qualità di viticoltore custode, con impegno e dedizione negli anni ho conservato, curato e mantenuto una delle tradizioni di famiglia. 

Terzo tempo. Al termine dell’incontro ci sarà la consueta ospitalità offerta ai partecipanti (previa iscrizione alla mail info@wigwam.it) dal nostro anfitrione e collega giornalista Argav Efrem Tassinato, presidente Wigwam Club Italia. 

 

Giardino Vegetazionale Astego: un luogo didattico di immersione nella natura. Giovedì 27 giugno, Veneto Agricoltura ne festeggia l’anniversario con una visita guidata in gruppo

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(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Sabato 8 giugno scorso i soci Argav hanno visitato il Giardino Vegetazionale Astego di Veneto Agricoltura in via Valderoa, 34 a Pieve del Grappa (TV). Un luogo speciale, da scoprire, vivere, conoscere. Su un ex vivaio della forestale istituito nel 1920 per ricostruire il patrimonio arboreo perduto con il Primo conflitto Mondiale, arricchitosi poi nel 2000 della funzione divulgativa e didattica naturalistica, formato da una sequenza di gradoni, sono stati ricostruiti gli ambienti vegetazionali tipici del nostro ambiente, dalla pianura alla montagna, che si possono osservare scendendo questa gradonata verde.

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Uno strumento di didattica ambientale che aiuta i ragazzi a sviluppare i sensi a contatto con la natura e apprezzare la flora e la fauna. Ci hanno accolti Dario Dalla Zuanna e Alessandro Manera di Veneto Agricoltura e Claudio Mistura, di Salvatica, l’associazione che anima il Giardino con visite e laboratori didattici. Con grande professionalità e passione ci hanno accompagnati in una visita affascinante e intensa. Dalla casa degli insetti che accoglie i visitatori all’ingresso, all’aula didattica di dendrologia (studio botanico delle piante legnose); dal giardino roccioso che richiama il vicino Massiccio del Monte Grappa, ai vari ambienti naturali (il bosco planiziale, il querceto, il lariceto, l’abieteto, lafaggeta montana, il roseto, il tiglio gigante) ma anche quelli artificiali realizzati con i nostri giardini, come il labirinto. Considerata la vicinanza con il museo Gypsotheca di Antonio Canova, il memoriale Brion di Carlo Scarpa, il borgo di Bassano del Grappa e il sacrario militare del Montegrappa, il Giardino Vegetazionale Astego si inserisce perfettamente in un tour storico-culturale di prim’ordine nel cuore del Veneto.

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Giovedì 27 giugno 2024 alle ore 10 Veneto Agricoltura ne celebra l’anniversario con una visita guidata in gruppo e rinfresco a buffet.

Rigenerare spazi urbani per la salute, l’esempio di 4 “Comuni attivi” del Veneto

Graminacea in giardino(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Si è tenuto presso il Palazzo della Regione a Venezia la fase conclusiva del laboratorio “Rigenerare spazi urbani per la salute”, percorso iniziato prima del 2020 e  che ha coinvolto tecnici delle ULSS, insegnanti e dirigenti scolastici, tecnici e amministratori locali.

I risultati. Questo laboratorio ha prodotto una serie di osservazioni introdotte nel Piano Regionale di Prevenzione Sanitaria ma anche un ciclo di seminari tra il 2023 e il 2024 e la costituzione dei cosiddetti “Comuni Attivi” che basano le loro attività per promuovere la “Salute Urbana (Urban Health)”, attraverso il movimento (lo sport, 1 Km al giorno, gruppi di cammino, pratiche motorie ai parchi…), la rinaturalizzazione degli spazi esterni scolastici e l’uso delle aree verdi per i benefici multipli che possiamo avere con l’immersione nella Natura. Sono state presentate le attività di quattro comuni attivi (Tribano e Due Carrare in provincia di Padova, Vigonovo in provincia di Venezia e Feltre in provincia di Belluno), che hanno potuto illustrare quanto messo in atto nelle rispettive realtà per quanto riguarda soprattutto il movimento delle persone con innumerevoli progetti dai quali è emerso l’importanza delle relazioni tra le persone per migliorare lo stato di Salute.

Amministrare ciò che c’è o sviluppare ciò che è possibile? Il prof. Ripamonti, psicosociologo dell’università Cattolica di Milano è intervenuto poi illustrando alcuni concetti relativi alla Salute Globale prima di svolgere il ruolo di moderatore della tavola rotonda che ne è seguita con la partecipazione di alcuni dei relatori del ciclo di seminari che si sono tenuti tra l’autunno 2023 e giugno 2024. Il prof. Ripamonti ha illustrato una serie di concetti a partire dall’approccio diverso che ci può essere nell’attività di un Ente Locale rispetto l’Amministrare ciò che c’è (che è il minimo), o sviluppare ciò che è possibile, attraverso un processo creativo che consideri di poter avere delle “utopie ragionevoli“per migliorare il nostro piccolo pezzo di mondo (quelle “utopie”, che apparentemente sembrano tali ma spesso sono state messe in atto da altri comuni italiani o europei; quindi se qualcuno lo ha già fatto non sono utopie). Ha posto l’accento su come sia importante concentrarsi su cosa produce salute (fattori di salute), e che non si tratta solamente di prevenire le malattie; che metà delle famiglie milanesi è formata da una sola persona e che la solitudine fa male alla salute, fa somatizzare malattie. Come la società moderna produce un fenomeno definito “Malessere da Benessere”: in molti casi non si sta male, ma ci si sente male.

“Tre spazi” (anzi quattro). Ha quindi fatto presente che il concetto di salute (“completo stato di benessere psico-fisico e non solo assenza di malattie”), non risponde più alla realtà odierna. Salute, oggi, è uno “stato di equilibrio e adattamento anche alle malattie”, è anche saper convivere con malattie croniche. Ha puntato poi l’accento sui “tre spazi” che corrispondono agli ambienti della nostra vita: quello della casa, quello produttivo e il terzo spazio, quello pubblico. A questi tre spazi, poi, si è aggiunto il quarto: quello digitale nel quale si rifugiano spesso le persone sole, ma lo spazio che si è molto consumato/usurato/ridotto è lo spazio pubblico, ed è quanto mai necessario “rigenerare i luoghi del terzo spazio” anche per riaccendere le relazioni tra le persone. Ha ancora sottolineato come gli ambienti (il contesto – con-tessere), ci formano, nel bene e nel male. Non è quindi sufficiente fare movimento ma circondarci di ambienti favorevoli, belli, accattivanti che provocano il contagio sociale positivo. Gli spazi verdi (che fanno parte del terzo spazio), devono diventare luoghi curati creando meccanismi per creare contagio sociale positivo. Durante la tavola rotonda è emerso come una relazione importante sia anche con la Natura, che gli spazi verdi devono diventare luoghi verdi per il grande valore che Natura e alberi hanno in sé. Valore anche economico perché, come è stato dimostrato dalla letteratura, ogni € 2,00 spesi per promuovere la salute si ha un risparmio di € 13,00 e ogni € 1,00 investito nel verde urbano ha un ritorno turistico pari a € 3,00. E’ stato altresì rimarcato il concetto di “chilometro quadrato” attorno alle scuole composto da percorsi e aree stimolanti. Un funzionario della Direzione di pianificazione territoriale della Regione Veneto ha poi portato la testimonianza che con il nuovo Testo Unico Urbanistico, in via di approvazione, c’è un articolo specifico che rivede i cosiddetti standard urbanistici (DM 1444/1968, oramai superati), con il concetto nuovo e più attuale delle Dotazioni Territoriali, ma anche che sarà istituzionalizzato il tavolo tecnico sulle Infrastrutture verdi attivato dal 2021 ad oggi e di cui fanno parte vari partecipanti al workshop dell’Osservatorio Regionale Urban Health. Nel pomeriggio, suddivisi i partecipanti in gruppi di lavoro, sono stati evidenziati i problemi che ostacolano o frenano l’avvio di azioni Urban Health, ma anche che cosa può facilitarle. Servono sicuramente risorse umane e finanziarie ma è altrettanto importante crederci (avere la volontà di farlo), quindi comunicare.

All’insegna del motto “Golosi di natura” (23 giugno-20 ottobre) cinque camminate guidate in Valsugana per gustare la biodiversità rurale delle Rete di Riserve del Brenta (Trento)

Golosi-di-Natura-2024_copertina-1024x717Il nostro vice presidente Giancarlo Orsingher ci rende partecipi di una bellissima iniziativa che si svolgerà tra questa estate e l’autunno, “Golosi di natura”, organizzata dalla Rete di Riserve del Brenta (Trento) in collaborazione con La Campirlota – Narratori di territorio e piccoli contadini per consentire di apprezzare, in tutti i sensi, la biodiversità rurale e incontrare i piccoli produttori del territorio attraverso 5 camminate guidate in programma dal 23 giugno al 20 ottobre 2024.

23 giugno, “Si fa presto a dire…pera”, Altopiano della Vigolana, ore 10-18. Pere antiche, giovani agricoltori e un territorio da riscoprire. Si andrà alla scoperta di vecchi alberi da frutto e di nuovi progetti agricoli che preservano la biodiversità, con la visita alle aziende agricole Ca’ dei Baghi e La Contea e una chiacchierata con gli amici dell’associazione La Pimpinella.

6 luglio, “Metti una sera in malga”, Roncegno-Ronchi, ore 15-20. Un formaggio di malga racchiude una quantità immensa di erbe e fiori di montagna che esistono solo grazie all’antica pratica dell’alpeggio. In cammino, se ne parlerà con Francesco Gubert, scoprendo la realtà di piccole e coraggiose malghe.

11 agosto, “Di vini, terrazzi e tenacia”, Colle di Tenna, ore 16–20. Dedizione, fatica, e un po’ di cocciutaggine. Ecco gli ingredienti speciali dei vini prodotti da Michele Sartori, su terrazzamenti sottratti al bosco, là dove la viticoltura ha radici profonde. Se ne parlerà con Michele, Melissa Scommegna e Fabio Zottele, in cammino e davanti a un buon calice di vino.

8 settembre, “Le chiacchiere non danno farina”, Grigno, ore 10–18.  La coltivazione dei cereali è forse la pratica più antica della storia dell’agricoltura. Nel secolo scorso in Trentino è andata quasi a sparire, ma il gruppo di visionari di Selva Green e il giovanissimo Daniele di El Pizo stanno provando a invertire la rotta. In cammino, se parlerà con loro di biodiversità e cibo sano.

20 ottobre, “Maestri di generosità”, Torcegno-Telve di Sopra, ore 14.30–18.30. Il castagno è l’emblema della generosità: regala così tanto, chiedendo in cambio solo un po’ di cure e di rispetto. Si camminerà tra i maestosi castagneti di Telve insieme a Linda Martinello, laureata in Scienze ambientali, e a suo fratello Christian, apicoltore e castanicoltore, lasciandosi ispirare dalle suggestioni filosofiche di Lucia Ferrai. Ulteriori informazioni: info@lacampirlota.it e 349 5805345 (Elisa Travaglia) – whatsapp o sms https://www.reteriservebrenta.it  

lacampirlota.it

 

I “Pensieri obliqui” di Fabrizio Stelluto, presidente Argav, per Verde a nordest: tra gli astensionisti alle elezioni europee, anche chi lavora nel settore primario?

In Europa, ad avere voce in capitolo sono gli elettori, ma