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Finite le scuole, bambini e bambine si divertono (e imparano) nelle Fattorie Didattiche

PANE E BELLEZZA3Terminato l’anno scolastico, le fattorie didattiche di Coldiretti sono pronte ad accogliere i bambini nei centri estivi con attività di educazione e laboratori preparati per far trascorrere le vacanze in campagna.

Il Veneto è la regione prima in Italia per numero di aziende agricole vocate a questo servizio. “Sul territorio regionale se ne contano 449 – spiega Valentina Galesso, responsabile Donne Coldiretti – un numero che conferma la vocazione all’accoglienza degli operatori agricoli e soprattutto la loro professionalità maturata con corsi di formazione e di aggiornamento previsti dalle delibere che istituiscono l’elenco regionale. Con il progetto Semin’segni promosso dalle agricoltrici – continua Valentina Galesso – sono stati coinvolti oltre 20mila alunni in lezioni teorico pratiche. Attenzione particolare è stata rivolta anche ai più piccoli con interventi nelle scuole dell’infanzia di Venezia. Una prima esperienza – aggiunge Valentina Galesso – che grazie alla disponibilità delle imprenditrici agricole veneziane ha dato buoni risultati in termini di partecipazione”. Secondo l’Osservatorio di Coldiretti a livello nazionale sono 3448 le fattorie didattiche totali censite nel 2024 con una crescita del 4% rispetto allo scorso anno spinta dall’impegno delle imprenditrici agricole che promuovono il progetto “Educazione alla Campagna Amica” in collaborazione con le scuole.

L’obiettivo delle fattorie didattiche è formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno. Le fattorie didattiche sono una opportunità nata grazie alla legge di orientamento (18 maggio 2001) voluta dalla Coldiretti e cresciuta grazie alla nuova sensibilità green degli italiani che vanno alla ricerca di spazi aperti e contatto con la natura, ma anche della possibilità di far mangiare i bambini prodotti sani, buoni, genuini e a km zero. Non è un caso che il 70% degli italiani sogna di iscrivere i propri figli in una agri colonia, per trascorrere le vacanze estive in sicurezza con attività ricreative ed educative a contatto con la natura nei grandi spazi all’aria aperta, secondo l’ultima analisi Coldiretti/Notosondaggi.

L’attività didattica nelle fattorieNelle fattorie didattiche si impara “facendo”, attraverso attività pratiche ed esperienze dirette come seminare, raccogliere, trasformare, manipolare e creare. Le attività proposte da Donne Coldiretti sono moltissime, si va dal laboratorio del bio pittore per dipingere con i colori estratti da foglie, fiori e ortaggi a quello dei baby chef dove imparare a cucinare risparmiando fino a quello dei più esperti dove allenare i sensi dell’olfatto, del gusto, del tatto e della vista ed imparare a riconoscere le piante aromatiche o assaporare i diversi tipi di miele.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

17-19 giugno 2024, a Padova per la prima volta il convegno dell’Associazione Italiana di Ingegneria Agraria, cambiamento climatico al centro dell’incontro

Convegno Ingegneria Agraria PadovaPiù di 280 ricercatori, oltre 230 lavori presentati di cui 150 orali, 16 atenei coinvolti e vari enti di ricerca italiani, 10 stakeholder industriali: sono questi i numeri del convegno di medio termine dell’Aiia (Associazione Italiana di Ingegneria Agraria) che per la prima volta dal 1957, anno in cui è stata fondata, si svolge a Padova e viene organizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali (Tesaf) dell’Università degli Studi di Padova. L’evento inizierà il 17 giugno 2024 alle ore 14 con la cerimonia di apertura presso l’Aula Magna di Palazzo Bo e continuerà il 18 e il 19 giugno nelle sale di Padova Congress della Fiera di Padova. Si tratta di un’occasione importante per lo scambio di esperienze e risultati delle ricerche tra gli studiosi nei settori dell’idrologia e idraulica agraria, delle costruzioni e territorio rurale, delle macchine agricole, forestali e del verde, dell’energetica e la digitalizzazione applicata in agricoltura e rappresenta un qualificato ed esclusivo palcoscenico per valorizzare e far conoscere le innovazioni tecniche e tecnologiche di prodotti o di processi da parte di Aziende, Enti, Società che operano in questi settori.

L’ingegneria agraria contro il cambiamento climatico. Tutti i partecipanti sono chiamati a discutere e riflettere sul ruolo dell’Ingegneria agraria nel promuovere e sviluppare la resilienza al cambiamento climatico dei sistemi agricoli, agroalimentari e forestali. La difesa del suolo e il controllo delle acque in scenari meteorologici estremi, le tecnologie digitali sostenibili e circolari applicate al comparto produttivo agricolo, zootecnico e nell’industria agro-alimentare, la questione energetica, la valorizzazione dei rifiuti e la tutela del paesaggio rurale sono tutte tematiche attualissime e di estrema importanza sulle quali si confronteranno gli studiosi presenti. Per maggiori informazioni si può visitare il sito web https://aiiapadova2024.com/.

Fonte: Comitato organizzatore del convegno Aiia Padova 2024

“Le Gambarare nei secoli. Origini, sviluppo e rinunce di una comunità particolare”. Il 15 giugno a Mira (VE) conferenza aperta al pubblico del professor Mario Poppi, storico e divulgatore, premio Argav 2023

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Sabato 15 giugno alle ore 10.30 nel patronato di Gambarare di Mira, in provincia di Venezia, il professor Mario Poppi, Premio Argav 2023, storico e divulgatore, terrà una conferenza, promossa dall’Argav in collaborazione con la parrocchia di Gambarare, dal titolo: “Le Gambarare nei secoli. Origini, sviluppo e rinunce di una comunità particolare”. L’evento, aperto al pubblico, sarà preceduto dall’Assemblea di metà anno per l’approvazione dei bilanci Argav (ore 9.30, sala del patronato di Gambarare di Mira).

“Le Gambarare”. Dal basso medioevo fino a tutto l’Ottocento le terre a sud del fiume Brenta da Mira Vecchia a Fusina e alla laguna, cui era unito un saliente a nord del fiume dal Termine di Oriago alle bocche grandi di Bottenigo, furono denominate assieme “Le Gambarare”. Il nome era al plurale in quanto non indicava uno specifico paese, ma un territorio, costituito inizialmente dalle terre del dogado di Venezia (dalla laguna all’incirca fino a Dogaletto) cui, a seguito di scontri armati fra Venezia e Padova, dal sec. XIV vennero loro aggregati terreni di dipendenza Padovana fino alla cosiddetta ‘strada dell’Asse’ (da Piazza Mercato a Giare) e nella prima metà del ‘500 il comune padovano di Porto Menai. Nel 1374 la repubblica Serenissima organizzò il territorio delle Gambarare a gastaldia e nel 1516 lo eresse a provveditoria veneziana. Questa ebbe termine con la caduta della repubblica di Venezia nel 1797 ed ebbe allora inizio il momento più esaltante della storia politica del paese che si proclamò ‘municipalità’. Questa fu soppressa l’anno successivo a seguito dell’occupazione del Veneto da parte dell’Austria e il comune che ne rimase venne via via depauperato, soprattutto nei primi decenni dell’Ottocento, di alcune caratteristiche amministrative di cui aveva goduto. Nel 1867 si fuse con i comuni di Mira e Oriago per dare origine al nuovo comune di Mira, rinunciando a denominare la nuova comunità col proprio nome.

Ma è la vita religiosa che ha avuto a Gambarare delle curiosissime peculiarità. Nel 1508 la popolazione riusciva ad ottenere da papa Giulio II una bolla che rendeva i capifamiglia della parrocchia giuspatroni della chiesa parrocchiale, con diritto di eleggerne il sacerdote rettore. Nei secoli i capifamiglia delle Gambarare preservarono con molta attenzione le prerogative loro riconosciute dalla bolla pontificia. I momenti maggiormente critici si ebbero per contrasti fra i parrocchiani e i loro sacerdoti rettori, da essi chiamati sempre solo cappellani perpetui o inamovibili, ma mai parroci. Per far terminare i duri contrasti alcuni cappellani si rivolsero anche alla Santa Sede, e nel Cinquecento per ben tre volte i papi lanciarono l’interdetto contro la parrocchia. I diritti dei capifamiglia sulla chiesa e sulla elezione del parroco, mai prescritti da disposizioni canoniche, ebbero termine il 25 ottobre 1998, quando un’apposita assemblea di parrocchiani capifamiglia rinunciò a maggioranza al secolare diritto in cambio di alcuni privilegi ecclesiastici.

Assemblea Argav. La conferenza del prof. Pioppi sarà preceduta dall’Assemblea Argav, (ore 6.30 in prima convocazione e alle ore 9.30 in seconda convocazione, nel salone del patronato di Gamberare di Mira (Venezia), in via Chiesa Gambarare 100, con il seguente ordine del giorno: insediamento organi assembleari, saluti, relazione del Presidente, presentazione e approvazione bilancio consuntivo 2023, presentazione e approvazione bilancio preventivo 2024, dibattito, varie ed eventuali.

Entro mercoledì 12 giugno le iscrizioni al corso di formazione giornalisti a Padova su “Fusione nucleare, gli elementi chiave per il successo di questa tecnologia, tra cambiamento climatico ed evoluzione demografica”

Panoramica dell'Area di Ricerca CNRScienziati di tutto il mondo stanno accelerando la corsa verso l’energia da fusione, che permetterà di produrre energia sicura in larga scala e con bassissimo impatto ambientale. Qual è il ruolo dell’Italia nel panorama mondiale? Quali sono gli elementi chiave perché lo sviluppo di questa tecnologia abbia successo? Sarà in grado l’energia da fusione di penetrare il mercato energetico del futuro e da cosa dipenderà il fabbisogno di energia dei prossimi decenni?

Avvicinare alla conoscenza dell’argomento in una panoramica allargata, che include i temi del cambiamento climatico e del fabbisogno energetico legato alla stima dell’evoluzione demografica è l’obiettivo del corso di formazione giornalisti organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav e il Consorzio RFX (Ricerca sulla fusione nucleare) di Padova (nella foto in alto) che si svolgerà venerdì 14 giugno nella “Teaching room” in edificio NBTF (3 piano) in Corso Stati Uniti 4, Padova dalle ore 14 alle 18 (registrazione piattaforma formazione giornalisti entro il 12 giugno p.v. 4 crediti).

Relatori. Moderato da Maria Teresa Orlando, giornalista, responsabile Relazioni esterne e comunicazione Consorzio RFX, e coordinato da Marina Meneguzzi, consigliere Argav, il corso vedrà la partecipazione di Piergiorgio Sonato, docente ordinario di Scienze Elettriche all’Università di Padova e presidente del Consorzio RFX (Area della Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova); Marco Valisa, direttore del Consorzio RFX; Carlo Barbante, direttore Istituto di Scienze polari al Cnr; Chiara Bustreo, leader del Gruppo europeo di studi socio-economici sulla fusione. L’incontro sarà preceduto dai saluti dal presidente Argav Fabrizio Stelluto. Dopo gli interventi è prevista la visita agli impianti RFX (Area della Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova) e NBTF

12 giugno 2024, a La Vigna di Vicenza si celebra il caffè e Prospero Alpini, che lo introdusse per primo in Europa

Quaderno apliniano-copertinaMercoledì 12 giugno alle ore 17.30 verrà presentato alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza, in collaborazione con l’Accademia del Caffè “Prospero Alpini marosticense”, il “Quaderno Alpiniano”, una pubblicazione che celebra il caffè esplorandone la storia, le tradizioni e le innovazioni legate a questa affascinante bevanda. Dopo i saluti istituzionali del vicepresidente della Biblioteca “La Vigna” Raffaele Cavalli, interverranno Maurizio Rippa Bonati, presidente del Centro Studi “Prospero Alpini”, il vicepresidente dell’Accademia del caffè Giandomenico Cortese, e l’arch. Gianluca Parise.

Prospero Alpini, marosticense (Marostica, 23 novembre 1553 – Padova, 23 novembre 1616), è il medico-botanico (vedi anche articolo precedente) che importò per primo a Venezia la pianta del caffè e la conseguente bevanda, un decotto ricavato dalle bacche che rivoluzionò anche le relazioni sociali nei locali della Serenissima e da lì in ogni parte d’Europa. Dopo aver conseguito la laurea a Padova e aver praticato la medicina a Camposampiero, Alpini accettò l’invito del nobile Giorgio Emo, console al Cairo, ad accompagnarlo nelle terre d’Egitto. Durante questa esperienza nel Medio Oriente, Alpini trasse ispirazione per le sue ricerche e gli studi botanici, anche in merito alla pianta del caffè. Al suo ritorno, venne nominato Prefetto dell’Orto Botanico di Padova, uno dei più antichi e celebri al mondo. La storia e le vicende di Prospero Alpini, così come le sue scoperte, dalla pianta del caffè a quella del dattero, sono da tempo oggetto di particolare attenzione nella nostra regione. In suo onore è stato costituito un Centro Studi, collegato all’Ateneo Patavino, e da cinque anni a Marostica è stata avviata l’Accademia del Caffè “Prospero Alpini marosticense” che promuove e divulga anche scientificamente la tipica bevanda.

Il “Quaderno Alpiniano” (Edizioni Grafiche Leoni di Fara Vicentino), riccamente illustrato, nasce da un desiderio, più che da un’idea, di Mariangela Cuman, ed è stato realizzato dall’impegno e dalla creatività di Gianluca Parise, certosino interprete di puntuali indicazioni di una cronaca divenuta già storia. La pubblicazione contiene i contributi di numerosi studiosi, tra cui Carlo Cassina, Andrea CozzaBarbara Guidi, Giuseppe Antonio MuraroMassimo Rinaldi, e di appassionati alpiniani quali Cinzia Battistello, Giorgio Strapazzon, Otello Fabris, Francesca Xausa e Roberto Xausa. Leggerlo, scorrerlo, apprezzarne le immagini, ricche di colore e di sapore affascina e arricchisce. Alcune pagine ricordano la figura di Giuseppe Ongaro, primo presidente del Centro Studi dedicato a Prospero e illustre storico della medicina dell’Università di Padova.

InterventiRaffaele Cavalli, vicepresidente della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, Maurizio Rippa Bonati, presidente del Centro Studi “Prospero Alpini”, Giandomenico Cortese, vicepresidente dell’Accademia del caffè “Prospero Alpini marosticense”, Gianluca Parise, architetto. Modalità di partecipazione: ingresso libero, è gradita la registrazione: https://bit.ly/4dZERQV

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Veronafiere acquisisce “La Fiera di Vita in Campagna”  e incrementa il portafoglio di rassegne dirette 

Fiera di Vita in Campagna lezione potaturaVeronafiere prosegue nella realizzazione del piano strategico 2024/2026 e incrementa il portafoglio di rassegna dirette, dal quale genera il 90% del proprio fatturato, con l’acquisizione della manifestazione b2c “La Fiera di Vita in Campagna” (nella foto in alto un momento dei corsi organizzati nelle edizioni precedenti, credits Edizioni L’Informatore Agrario) che, a partire dal 2025 e per la sua 12ª edizione, si svolgerà dal 14 al 16 marzo nel quartiere fieristico di Verona. Si tratta di un format fisico dove prendono forma i contenuti della rivista Vita in Campagna edita da Edizioni L’Informatore Agrario e da oltre 40 anni punto di riferimento del mondo dell’hobbistica all’aria aperta.

La fiera di Verona, già leader nel rappresentare il settore primario b2b con Fieragricola (lo storico salone internazionale a cadenza biennale della meccanica, dei servizi e prodotti per l’agricoltura e la zootecnia), completa così la propria offerta agribusiness con un evento rivolto agli appassionati dell’hobby farmer e del mondo agricolo, che punta attraverso l’organizzazione diretta ad ampliarsi e ad affermarsi a livello nazionale ed europeo. Con il partner Edizioni Informatore Agrario, Veronafiere lavorerà nei prossimi mesi per sviluppare un format innovativo che integri e renda ancora più efficace il progetto fieristico.

8 giugno 2024, i soci Argav visitano il Giardino Vegetazionale Astego a Pieve del Grappa (TV)

Giardino vegetazionale AstegoViaggio nella bellezza di stagione è il tema della visita al Giardino vegetazionale Astego a Pieve del Grappa (Treviso), in via Valderoa, 24, organizzato da Argav grazie all’interessamento del vice presidente, Renzo Michieletto, per sabato 8 giugno p.v. La struttura è della Regione Veneto, gestita da Veneto Agricoltura; le attività didattiche sono a cura della cooperativa Salvatica.

Attivo per finalità vivaistiche dal 1920 e organizzato in una bella struttura a gradoni, il Giardino Vegetazionale Astego nasce formalmente nel 2000 per aggiungere alla funzioni di tutela e di conservazione delle specie locali anche quella divulgativa e didattico-naturalistica, avvicinando così i visitatori alla conoscenza degli ambienti vegetali del massiccio del Grappa e dei colli circostanti, riprodotti in successione in un unico luogo. Attraverso la cura e la manutenzione delle aiuole, l’ampliamento degli spazi di visita e la proposta di giochi nella natura, Veneto Agricoltura vuole sensibilizzare le nuove generazioni verso la protezione e la conservazione della biodiversità vegetale. Il Giardino è tuttora in fase di ampliamento per nuove proposte didattiche ed habitat.

Programma. Ore 10:15 Arrivo al Giardino. Ore 10:30 Saluti dei rappresentanti di Veneto Agricoltura, Argav e Cooperativa Salvatica. Ore 10:45 – visita guidata del Giardino, a cura di Dario Dalla Zuanna, Alessandro Manera e Claudio Mistura. Ore 12:30 – conclusione della visita e possibilità di cimentarsi nel labirinto. A seguire, picnic in loco.

Credits Foto giardino.astego.venetoagricoltura.com

Una Pac nazionalista? La nuova politica agricola europea 2023-2027 più centralista che regionale, per quella del futuro bisognerà attendere i risultati delle prossime elezioni europee

giancarlo_orsingher_argav_trentino(di Mattia Frizzera, giornalista socio Argav). Nonostante l’impegno degli eurodeputati Dorfmann e De Castro la Pac 2023-2027 è stata centralizzata a livello nazionale e sono venuti a mancare gli elementi di specificità regionali. La prossima Pac 2028-2033 si orienterà in base a quelli che saranno i risultati elettorali che emergeranno dalla chiamata alle urne per il Parlamento europeo dell’8 e 9 giugno 2024. Questi gli aspetti principali emersi il 31 maggio 2024 durante l’incontro di formazione giornalisti organizzato dall’Odg Veneto in collaborazione con Argav, su proposta del vice presidente Giancarlo Orsingher, giornalista trentino (in alto nella foto Mattia Frizzera) al circolo WigWam di Piove di Sacco (Padova).

La prima relazione è stata quella di Angelo Frascarelli, docente dell’Università di Perugia. Nel 1992 si è cominciato a parlare di qualità dei prodotti agricoli nella pac. Nel 1999 si introduce secondo pilastro, aumentare la coesione nelle aree rurali. La Pac ha un terzo circa del bilancio europeo assieme a sviluppo rurale e ambiente. Gli agricoltori con le loro proteste hanno chiesto garanzie prezzi, limitazione importazioni, abbandono visione troppo green della politica europea. Siamo all’undicesima fase della Pac, nata nel 1962, questa fase è stata discussa per sei anni ed approvata a larghissima maggioranza. Precorso lungo e difficile perché è una politica multiobiettivo, economico-ambientale-sociale.

Non si giustifica una Pac solo per l’agricoltura, ma multiobiettivo. Ci sono cinque sostegni al reddito, per la sostenibilità. Condizionalità rafforzata. C’è anche una condizionalità sociale, che prevede rispetto dei contratti con i lavoratori. Valorizzazione di aree di biodiversità, con una percentuale di aree a riposo. Da una parte vengono sostenuti i redditi. In Italia il 28% del reddito degli agricoltori viene dal sostegno europeo. Dal 15 marzo 2024 è partita una riforma della Pac, appena un anno dopo entrata in vigore, con esenzione dei vincoli ambientali per i piccoli agricoltori. Durante il dibattito fra il 2017 ed il 2020 si è parlato soprattutto di difesa del budget, con maggiori compromessi quindi in favore di aspetti ambientali e sociali. Le proteste degli agricoltori riguardavano anche il contesto di forte incertezza e cambiamento. In Italia ed Europa non ci sono problemi di approvvigionamento alimentare. Europa ha superato 200 miliardi di euro di export di prodotti alimentari. I problemi riguardano la grande volatilità dei prezziLa politica può aiutare gli agricoltori ad avere più potere all’interno della filiera. La sensibilità dei cittadini indirizzerà le proposte sulla Pac 2028-2033. Un obiettivo trasversale Pac è legato a innovazione e conoscenza. In Italia parliamo troppo poco di ricerca in agricoltura, difendiamo le colture con nuovi mezzi. Ricerca finanziata da Horizon, la Pac finanzia trasferimento ricerca alle imprese.

A seguire c’è stato l’intervento di Alberto Giacomoni, dirigente politiche sviluppo rurale Provincia di Trento. Elementi di economia circolare e agricoltura sostenibile, a partire da delibera provinciale del 26 agosto 2022. Valorizzazione e mantenimento della zootecnia, mantenendo razze autoctone (grigia e Rendena). C’è premio per lo sfalcio dei prati, aiuto perché le malghe vengano monticate. Obiettivo consolidare filiera di trasformazione dando enfasi a strutture che usano prodotti a km zero. Sostegno dell’agricoltura biologica negli alpeggi. Nuova misura prevede investimento su mitigazione cambiamenti climatici e benessere degli animali. Finanziamento aggregazioni enti di ricerca, agricoltori, consumatori. Tre interventi con il settore foreste: infrastrutture, imprese agroforestali, recupero di pascoli. Più del 60% dei fondi è dedicato a interventi che hanno prevalenza ambientale.

L’incontro di formazione è terminato con l’intervento di Franco Contarini, direttore Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) Veneto. Nel 2025 finirà la vecchia Pac. In Veneto ci sono 83mila aziende agricole, 412mila ettari di superficie forestale. La dotazione veneta è di 824milioni di euro, 44 interventi. Le priorità sono giovani, sostenibilità ambientale, innovazione, vivibilità dei territori, fragilità, focalizzazione. La voce maggiore sono 314milioni di euro per investimenti in irrigazione, 47milioni per assistenza tecnica e trasferimento informazioni. 

L’appuntamento si è concluso con la presentazione dell’Unione dei comuni dell’Alta Padovana, il Camposampierese. Una zona abitata da 88mila persone, con 800mila passaggi in bicicletta sul territorio e l’idea condivisa di creare uno sportello turistico ed uno legato alla ricerca di progetti europei.

Articolo già pubblicato dall’autore l’1/6/24 nel sito Salto.bz 

Ambiente. 256 alberi monumentali in Veneto preservati da 73 piccoli comuni

filari di gelso1Se tutte le regioni potessero essere identificate con un albero, al Veneto, secondo la cultura popolare, spetterebbe il gelso. L’albero delle more, fonte di nutrimento per i bachi da seta e base strategica per gli impianti dei vigneti a “bellussera” potrebbe ambire a monumento verde regionale, al pari degli ulivi in Puglia e i cipressi in Toscana. E’ quanto sostiene Coldiretti Veneto nel commentare il rapporto Piccoli Comuni e Alberi Monumentali d’Italia presentato a inizio maggio a Roma da Fondazione Symbola  in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Fai Cisl, AMI Alberi Monumentali d’Italia.

Il gelso per la tradizionale rurale è una pianta dal forte valore identitario: per anni ha contribuito allo sviluppo della bachicoltura sul territorio regionale e nella Sinistra Piave è l’elemento portante nei vigneti che con il loro particolare ricamo disegnano il paesaggi. Nelle campagne ancora sono presenti, qualche filare fa da perimetro ai fondi agricoli, fieri e solitari nei giardini privati, preziose presenze lungo le siepi che in alcune micro amministrazioni comunali sono addirittura specie protetta con sanzioni applicate in caso di incuria.

In Veneto sono censiti 256 alberi monumentali rilevati in 73 piccoli comuni. E’ anche questa l’attenzione che i piccoli comuni veneti (290 su 563 pari al 51,5% della superficie totale) dedicano alla conservazione dei beni culturali, alla biodiversità agroalimentare valorizzando borghi, contrade e tipicità fonti di nuova attrazione turistica. Il verde dei boschi, delle foreste, dei giardini  in questo senso costituisce una ricchezza il cui valore è ancora più strategico nel grave contesto di crisi climatica e rappresenta la componente più preziosa del parco forestale italiano, che interessa 110.545 kmq, pari al 36,6% del totale nazionale e fornisce al Paese preziosi servizi ecosistemici come benefici in termini di approvvigionamento, ad esempio fonti di acqua potabile, o come la fissazione del carbonio e la tenuta idrogeologica. La loro presenza è diventata un simbolo di resistenza come la sequoia gigante di Longarone sopravvissuta alla tragedia del Vajont, oppure di contenuto toponomastico come il cerro-sughera  che dà il nome al paese di Cerro Veronese. Ci sono piante “esagerate” come il corniolo cresciuto fuori misura a Pieve di Alpago e “sagge” tipo il faggio detto “fagheron” di Chies d’Alpago che ha un’età stimata sui 300 anni.

Il rapporto ci porta alla scoperta delle oltre 250 specie di alberi monumentali che popolano il Paese, che mostra inoltre una speciale relazione tra i piccoli comuni e i monumenti italiani, raccolti in un censimento in continua crescita grazie al lavoro del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Su un totale di 4.287 alberi monumentali individuati ad aprile 2024 sul territorio italiano, 2.107 si trovano nei piccoli comuni. Sono inoltre 1.548 i comuni italiani con almeno un albero monumentale, di questi 962 sono piccoli comuni. Guardando allo specifico delle regioni, il primato per numero totale di alberi monumentali spetta al Friuli-Venezia Giulia, con 454 monumenti verdi, di cui quasi la metà, 209, nei piccoli comuni.

Legge di Orientamento. “L’agricoltura è diventata sempre più centrale nella protezione dell’ambiente, assicurando una costante manutenzione del territorio e una salvaguardia del paesaggio, sia in termini di tutela dal dissesto idrogeologico che di difesa delle sue bellezze e della sua biodiversità, di cui gli alberi monumentali rappresentano senza dubbio un patrimonio inestimabile, anche in chiave turistica – dichiara Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto – Un ruolo riconosciuto dalla legge di Orientamento, fortemente voluta da Coldiretti, che è stato ora rafforzato dalla nuova figura dell’agricoltore “custode”. Oltre alla conservazione e valorizzazione delle produzioni locali, dall’allevamento di razze animali alla coltivazione di varietà vegetali, le aziende agricole sono diventate interlocutore qualificato delle pubbliche amministrazioni per la gestione del territorio, a partire proprio dalla difesa di formazioni vegetali e arboree monumentali. Si tratta di principi su cui la Coldiretti ha impostato la sua strategia e cioè la valorizzazione dei sistemi produttivi di qualità, sostenibili e rispettosi dell’ambiente affiancati dall’innovazione per rendere sempre più competitiva la produzione italiana e garantire un reddito adeguato agli agricoltori anche grazie al supporto delle attività connesse per attrarre così un numero crescente di giovani”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Concorso vini territorio Fondazione Edmund Mach, assegnato il premio “Sergio Ferrari”, per anni “colonna trentina” di Argav

assegnazione-del-premio-1In occasione del concorso vini del territorio, Fondazione Edmund Mach ha assegnato il premio dedicato alla memoria dell’ex professore Sergio Ferrari, per anni “colonna trentina” di Argav, che quest’anno è andato allo studente del corso enotecnico Daniele Bandera, per la costanza dimostrata nel percorso didattico e nell’apprendimento delle materie tecnico-scientifiche caratterizzanti il percorso enotecnico e per essersi distinto per la capacità di coinvolgimento dei propri compagni contribuendo alla loro capacità personale e alla propria. 

Lo studente ha ricevuto il premio dalla moglie dell’ex professore dell’Istituto Agrario, la signora Grazia e dalla figlia Chiara (nella foto in alto, credits Fem), e dal direttore generale Mario Del Grosso Destreri alla presenza del dirigente scolastico Manuel Penasa e del referente organizzativo, Andrea Panichi.  “Questo evento si inserisce bene nell’ambito delle attività che FEM ha in corso per celebrare il 150° anniversario della sua fondazione. Sia il vino, sia l’attenzione per il territorio sono due parole chiave per la missione della nostra istituzione”, ha commentato Mario Del Grosso Destreri. 

Il concorso è organizzato dal Centro Istruzione e Formazione con il patrocinio dei comuni di San Michele, Mezzocorona e Mezzolombardo e la collaborazione di Assoenologi sezione Trentino e sezione Alto Adige, Museo etnografico trentino e Consorzio Turistico Piana Rotaliana Königsberg.  Il concorso intende promuovere la qualità dei vini provenienti dai vitigni autoctoni o dalle interpretazioni territoriali di vitigni internazionali, ma rappresenta anche una interessante opportunità didattica per gli studenti del corso enotecnico per iniziare a prendere confidenza con i vini prodotti nel territorio e con le aziende produttrici. “Si tratta di una esperienza importante per gli studenti del percorso enotecnico – ha sottolineato il dirigente prof. Manuel Penasa – perchè grazie a questa manifestazione hanno l’opportunità di affiancare i commissari e mettere in pratica quanto hanno appreso in classe”. La commissione è composta da 30 esperti selezionati tra enologi, enotecnici, sommelier, giornalisti, provenienti da tutta Italia  e sono coordinati dall’enotecnico Luciano Groff.

Fonte: Fondazione Edmund Mach