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29 novembre, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione giornalisti Odg Veneto in collaborazione con Argav su “Pfas gli inquinanti eterni. Un’emergenza da non dimenticare”

Premio Argav foto 3

Venerdì 29 novembre, dalle 18.30 alle 20.30, al Circolo Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova), si svolgerà il corso di formazione giornalisti organizzato dall’Odg Veneto in collaborazione con Argav dal titolo “Pfas, gli inquinanti eterni. Un’emergenza da non dimenticare” (2 crediti, iscrizioni entro il 26 novembre sulla piattaforma di formazione giornalisti).

Il tema trattato

Il corso vuole fare il punto su una grave contaminazione presente in maniera drammaticamente silente nel Veneto, informando, in particolare sulle conseguenze per la salute maschile attraverso la presentazione di appositi studi. Accanto a questo si aggiornerà sull’andamento dell’iter giudiziario e sull’azione delle “Mamme no Pfas”, premio Argav 2022 (nella foto la premiazione).

Relatori

Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente Argav, vicepresidente vicario di Unarga, responsabile ufficio comunicazione di Anbi; Sara Zanferrari, collaboratrice de Il Gazzettino, socia Argav; Francesco Bertola, medico ematologo, presidente Isde (International Society of Doctors for the Environment) Vicenza. E stato premiato da “Medici per l’ambiente “ per aver promosso lo studio su “Pfas e fertilità maschile” che si sta conducendo nell’area rossa nel Veneto; Patrizia Zuccato e Ivana Lonigo dell’associazione Mamme No Pfas, gruppo di genitori del Veneto impegnato per avere acqua pulita, perché i fiumi e le falde del territorio contaminato sono stati irrimediabilmente pregiudicati dalle sostanze tossiche denominate PFAS; Marco Milioni, giornalista a Vicenzatoday.it e Today.it, che si è occupato di inchieste e approfondimenti in materia ambientale, economica, nonché di criminalità organizzata.

28 novembre, a Cavallino-Treporti (Venezia) l’incontro “Le sfide della laguna regolata di fronte ai cambiamenti del clima” con l’intervento di Fabrizio Stelluto, presidente Argav

LagunaRegolata2024

Il Comune di Cavallino-Treporti (Venezia) promuove la decima edizione del “Patentino dell’Ospitalità”, trentuno percorsi di formazione gratuita dedicati alla comunità e in programma da novembre 2024 al 15 marzo 2025: dal progetto “Blue&Green” con i temi della sostenibilità e con un approccio alle prossime sfide che la località dovrà affrontare, agli approfondimenti legati alla storia locale, dal ruolo delle batterie a difesa di Venezia, alle recenti scoperte legate alla Villa Romana sommersa di Lio Piccolo, nonché aneddoti e curiosità sulle isole che circondano Cavallino-Treporti e tante altre tematiche di sicuro interesse per la cittadinanza.

Tra le novità, un corso in partnership con Argav

“Tra le novità proposte quest’anno ci sono i corsi legati al tema del cambiamento climatico, le curiosità sulla produzione della birra locale e sui panificati – spiegano l’assessore al turismo e alla cultura Alberto Ballarin e la consigliera Angela Lazzarini che, assieme alla sindaca Roberta Nesto seguono il progetto. In particolare, giovedì 28 novembre 2024 alle 20:45, nel centro civico di Ca’ Savio (via Concordia 27) si terrà il corso “Le sfide della laguna regolata di fronte ai cambiamenti del clima” e relatori saranno Pierpaolo Campostrini, direttore Corila (Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia) e Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

Il tema trattato

Il 3 ottobre 2020 per la prima volta, grazie all’intervento del MOSE, l’acqua del mare e quella della laguna sono state separate. La laguna di Venezia è diventata una “laguna regolata”, ovvero con un controllo antropico della propagazione della marea. Questo fatto ha conseguenze importanti sia sugli habitat, che su economia e società. I cambiamenti climatici porteranno, inevitabilmente, a un aumento della frequenza delle chiusure del MOSE e, nel lungo periodo, altri interventi dovranno essere posti in essere per la protezione dei centri abitati. Lo sviluppo di nuova conoscenza interdisciplinare, connessa alla capacità di innovazione e di integrazione con i meccanismi di gestione politico-amministrativa, permetterà il mantenimento di preziosi servizi ecosistemici, la salvaguardia del patrimonio culturale, lo sviluppo sostenibile delle società.

Programma e informazioni per l’iscrizione ai corsi a questo link

Fonte: servizio stampa Comune Cavallino-Treporti

Il buon raccolto di pere destinato a marmellate e succhi per i danni da cimice asiatica

Impianto di pere in VenetoLa cimice asiatica colpisce ancora, e a farne le spese in Veneto sono le pere. Quantità buona, quest’anno, per i produttori, che si trovano principalmente a Verona e Rovigo, e in maniera più marginale a Padova e Venezia, ma è la qualità ad essere compromessa a causa delle punture dell’insetto, con il risultato che gran parte del raccolto è destinato a essere trasformato dall’industria in marmellate e succhi.

Reti e trattamenti inutili

“Dispiace per la produzione di pere, perché quest’anno la quantità è andata bene dal punto di vista quantitativo, perché la merce c’era in quasi tutte le varietà – sottolinea Francesca Aldegheri, presidente del settore frutticolo di Confagricoltura Veneto -. Purtroppo il problema della cimice asiatica vede un miglioramento per altri tipi di frutta, come le mele, ma per le pere no. Le reti, i trattamenti specifici e altri accorgimenti non sono serviti a molto, perché l’insetto aggredisce i frutteti, causando danni molto importanti. Il prodotto, di conseguenza, difficilmente riesce ad essere venduto come fresco, e viene dunque destinato all’industria. Il risultato è una perdita economica, perché i prezzi spuntati sono molto bassi. E quest’anno il mercato non è stato ingeneroso, perché il prodotto fresco è stato remunerato bene. Peccato che pochi siano riusciti ad avere frutti perfetti per la commercializzazione nei negozi di ortofrutta e nei supermercati”.

Frutto sempre meno coltivato, anche in Romagna

Il risultato è che la coltivazione del frutto diventa sempre meno appetibile, come dimostrano i dati di Veneto Agricoltura. Anche nel 2023 continua la discesa delle superfici, con 1.820 ettari totali e la perdita dell’11,9% rispetto all’anno precedente. Verona mantiene il primato della produzione con 970 ettari e il 54% degli impianti, pur registrando un calo del 10,6%. Segue Rovigo che soffre ancora di più con un decremento del 16,8 per cento e 485 ettari rimasti. Emorragia ancora più consistente a Padova (220 ettari, – 17,9%) e Venezia (75 ettari, -21,1%). Il ministero dell’Agricoltura, nel tentativo di salvare una coltivazione storica per l’Italia, ha approvato un decreto per il sostegno della pera, coinvolta in una grave crisi produttiva causata anche da eventi climatici come siccità, alluvioni e gelate. Agli aiuti potranno accedere le imprese agricole che abbiano registrato nel 2024 un decremento superiore al 30 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno 2022. “Ben vengano gli aiuti al settore, ma i valori assegnati potrebbero non essere sufficienti per sostenere il mantenimento di una coltivazione sempre più difficoltosa da portare avanti – chiarisce Aldegheri -. In Emilia Romagna stanno estirpando alla grande, anche a causa dei problemi aggiunti della maculatura bruna e dell’alternaria, ma pure nel nostro areale le superfici coltivate a pero sono in costante calo, perché è diventato difficile salvaguardare il prodotto. E siccome da anni non si riesce a fare reddito, tra cimice, gelate e siccità, tanti decidono di chiudere con i frutteti e cambiare coltura”.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

23 novembre 2024, a Galzignano Terme (Padova) il corso di formazione giornalisti Odg in collaborazione con Argav al Museo diffuso Colli Euganei (MuCE)

Si intitola “Il Museo diffuso: il paesaggio come motore del territorio. L’esperienza dei colle Euganei, patrimonio MAB Unesco”, il corso di formazione giornalisti organizzato dall’Odg Veneto in collaborazione con Argav al Museo Colli Euganei (MuCE), in via Fabio Filzi, 4 a Galzignano Terme (Padova) sabato 23 novembre dalle ore 10 alle ore 13 (3 crediti, iscrizioni su piattaforma formazione giornalisti entro il 21 novembre 2024).  

La tematica affrontata

In un’epoca in cui i musei stanno sempre più diventando spazi virtuali, grazie all’uso di tecnologie avanzate come la realtà aumentata e le ricostruzioni digitali, il museo diffuso rappresenta una nuova concezione di fruire la natura, la storia, l’arte, l’archeologia e la cultura in generale. Il MuCE, che già ospitava diverse sezioni interne interattive e multisensoriali, dall’archeologia dei Colli all’epoca medievale e moderna al mondo contemporaneo, al percorso dedicato alla scuola e alle due sale dedicate alla natura) da ottobre 2024 si è dotato di una nuova sezione “a cielo aperto” con 3 nuovi percorsi esterni, che danno la possibilità di approfondire la conoscenza dei Colli Euganei (patrimonio Mab Unesco) dal punto di vista storico, artistico e ambientale, dando risalto all’eccezionale biodiversità che li contraddistingue. La struttura apre quindi a nuove opportunità di esplorare e conoscere il passato, confermando la necessità di non perdere il contatto con le esperienze concrete, che solo i luoghi fisici possono offrire.

Relatori

Gli interventi saranno a cura di Valeria Lunardi, avvocato, assessore Cultura Comune di Galzignano Terme; Giulia Deotto, direttrice MuCE, Museo Colli Euganei; Monica Pregnolato, Soprintendenza Abap (Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso); Andrea Cozza, medico e storico della disciplina; conte Armando Pizzoni Ardemani, Giardini di Valsanzibio; Giuseppe Palmisano, Museo di Veterinaria Università degli Studi di Padova; Elisa Brener, Giulio Pietrobelli e Osvaldo Orlando, collaboratori MuCE – Museo dei Colli Euganei; Stefan Marchioro, Regione del Veneto; Federico Ceccarello, Master Turismo 4.0 Università degli Studi di Padova; Davide Selmin, comune di Galzignano Terme; Nicola Selmin, Consorzio dei vini dei Colli Euganei. Modera Mauro Gambin, giornalista.

Foto panorama Galzignano Terme (credits MuCE)

20 novembre, alla biblioteca La Vigna di Vicenza la presentazione del calendario “El Poiana 2024”

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Anche quest’anno ritorna alla biblioteca “La Vigna” di Vicenza l’appuntamento con El Poiana, il vero ed autentico almanacco meteorognostico vicentino per l’anno 2024, che sarà presentato mercoledì 20 novembre alle ore 17.00. Con le illustrazioni litografiche di Galliano Rosset e i consigli dello chef Amedeo Sandri, il calendario offre molteplici e curiosi spunti sulla storia e sulle tradizioni popolari locali, alle cui ricerche ha collaborato anche il ristorante Molin Vecio di Caldogno (Vicenza).

Il filo conduttore

L’edizione 2024 del calendario ha come tema principale la vita delle campagne venete, un aspetto strettamente intrecciato con i progressi in ambito tecnico-agrario. Questi progressi erano il risultato del sapere accumulato dagli studiosi dell’epoca, spesso associati all’Università di Padova, da cui emergevano innovazioni e scoperte che poi venivano diffuse nelle campagne attraverso le cattedre di agricoltura. Sarà affascinante esplorare come le teorie e le scoperte degli studiosi siano state tradotte in metodi pratici per migliorare le coltivazioni, l’allevamento del bestiame e l’intero ciclo agricolo. La presentazione sarà un viaggio affascinante alla scoperta di come la scienza e l’istruzione abbiano avuto un impatto tangibile sulla vita quotidiana delle comunità agricole venete, creando una connessione vitale tra l’ambiente accademico e la realtà rurale.

Prospero Alpini

Una tavola speciale del calendario è dedicata a Prospero Alpini nel 470° anniversario dalla nascita, che per primo in Europa descrisse e disegnò la pianta del caffè, rendendo noto l’uso che veniva fatto dei suoi semi tostati per preparare una bevanda fino ad allora pressoché sconosciuta ai veneziani e a molta parte del nord Europa. La serata sarà allietata da un brindisi finale offerto dalla trattoria Molin Vecio.

Interventi

Danilo Gasparini, presidente del Consiglio scientifico della Biblioteca “La Vigna”, Galliano Rosset, scrittore, storico e illustratore, Amedeo Sandri, chef. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Lo studio del tempo attraverso gli alberi racconta la storia trentina e quello della Basilica della Natività di Betlemme

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Dendrocronologia: dal greco déndron, “legno”, chrónos, “tempo”. In pratica “lo studio del tempo attraverso gli alberi”. E’ stato questo il tema dell’interessante incontro che il 28 ottobre scorso la Rete di Riserve del fiume Brenta ha organizzato a Carzano (Trento) nell’ambito de “I Lunedì della Rete”, con ospite Mauro Bernabei, ricercatore del CNR-IBE, Centro Nazionale delle Ricerche – Istituto di Bioeconomia, e in particolare responsabile del laboratorio di dendrocronologia ospitato nella sede di San Michele all’Adige .

Dottor Bernabei, che cos’è la dendrocronologia?

Come detto, è la scienza che studia gli anelli di accrescimento degli alberi in relazione al tempo. Cioè, la scienza che assegna a ogni anello presente su un pezzo di legno o un tronco, un preciso anno di calendario. E’ stata fondata all’inizio del secolo scorso dall’astronomo americano Andrew Ellicott Douglas (1867-1962) che voleva studiare la periodicità delle macchie solari e lui è stato il primo a mettere su un piano cartesiano gli anni in ascissa e l’ampiezza degli anelli in ordinata; un tipo di grafico che usiamo ancora oggi. Da allora la dendrocronologia ha preso varie direzioni, tutte partendo dalla crescita annuale del legno degli alberi. In realtà ci sono altri “strumenti” che consentono lo studio del passato, come i coralli o le carote di ghiaccio, ma questi non hanno una “unità di misura” così piccola e ben definita come gli alberi, che appunto hanno una scansione annuale e quindi consentono una grande precisione.

Andando indietro nel tempo è giusto dire che, anche se non usava questo nome, già Leonardo da Vinci si occupava di dendrocronologia?

Il riferimento agli anelli degli alberi si trova in tantissimi testi antichi: ci sono citazioni nella Bibbia, nella letteratura assira ed egiziana e ne scrivono autori classici greci e latini come ad esempio Esiodo, Plinio e Vitruvio. Però il primo riferimento alla dendrocronologia lo fa proprio Leonardo da Vinci, che nel trattato sulla pittura, nel libro Degli alberi e delle verdure, scrive una frase che recita più o meno così “…li circoli degli rami e degli alberi segati mostrano il numero delli suoi anni”, cioè quello che sappiamo tutti, che contando gli anelli abbiamo l’età della pianta, e poi dice “quali furono più umidi e più secchi secondo la maggiore o minore loro grossezza”, cioè aveva capito che l’ambiente circostante agli alberi influiva sull’ampiezza degli anelli, vale a dire la base per ogni considerazione dendrocronologica, cioè che a un’annata favorevole tutti gli alberi rispondono formando grandi anelli, mentre durante un’annata negativa gli alberi formano piccoli anelli.

Tra i pionieri della dendrocronologia moderna troviamo però anche un trentino.

Eh sì. Il primierotto Elio Corona, scomparso nel 2015 a 85 anni di età, è stato il primo a pubblicare lavori scientifici sulla dendrocronologia ed è considerato un riferimento per tutti noi dendrocronologi. E’ stato il mio professore sia per la tesi di laurea che per la tesi di dottorato; anzi credo di essere stato l’unico studente ad aver svolto il dottorato con lui. Cosa dire di Elio Corona? Lui è stato un grande e tutti i suoi studenti lo ricordano con molto piacere. E’ stato, ad esempio, il primo a datare i violini di Stradivari con la dendrocronologia, a studiare dipinti su tavola di importanti artisti come Raffaello e in generale ad applicare la dendrocronologia ai beni culturali. Seguire le sue lezioni era per tutti noi studenti – e potrei citarne tanti – veramente bellissimo. E’ stato proprio l’aver seguito le sue lezioni che mi ha portato a fare il dendrocronologo. Nello scorso ottobre sono stato a parlare dei risultati di una ricerca che ho fatto in Primiero e per me è stato grande motivo di orgoglio essere tornato nella sua terra d’origine (lui era nato a Mezzano) a parlare di dendrocronologia.

Che cosa ci permette di conoscere la dendrocronologia?

Proprio per il fatto che è l’unico “strumento” a cadenza annuale, ci consente di conoscere le caratteristiche dell’ambiente nel quale le piante sono cresciute nel corso della loro vita. E intendo tutte le caratteristiche, perché come diceva il professor Corona, le piante contengono mille segreti scritti negli anelli. La cosa veramente difficile è decrittarne il significato. Da quando è nata, la dendrocronologia ha poi preso mille strade: c’è la dendroecologia, cioè lo studio dell’ecologia basata sugli anelli del legno e in Italia ci sono laboratori di eccellenza in questo campo, quelli di Padova e Viterbo su tutti. C’è la dendrogeomorfologia che è lo studio delle valanghe e dei movimenti franosi; a titolo di esempio ricordo che qualche anno fa, incaricato dal tribunale, avevo studiato anche i faggi della famosa valanga di Rigopiano, per valutare se quelle piante fossero già state percorse in passato da una valanga simile a quella che poi distrusse l’albergo. Poi abbiamo la dendroclimatologia per studiare il clima, ma anche la dendroglaciologia per lo studio dei ghiacciai. E così via. La dendrocronologia è utilizzata in mille aspetti diversi. Per esempio esiste una scienza che in Italia non conosciamo, che si chiama dendropirocronologia, cioè lo studio degli incendi che percorrono i boschi e che è molto applicata negli Stati Uniti oppure in Scandinavia.

Lei si occupa in particolare di datazione dendrocronologica, che ha uno stretto collegamento con la cultura, con l’archeologia. Venendo ai casi concreti, riuscite a datare manufatti molto antichi, come ad esempio strumenti musicali.

Ah, certamente! Gli strumenti musicali sono l’ideale. Io dato un paio di strumenti musicali quasi ogni settimana. Con questi è molto più facile che in altre situazioni, nel senso che gli strumenti musicali presentano una tavola armonica in abete rosso di risonanza, per la quale il liutaio ha usato legno senza difetti, senza nodi, senza deviazioni di fibratura, per cui basta fare una fotografia alla tavola armonica e la datazione viene fatta molto facilmente. Ma oltre agli strumenti musicali, ultimamente stiamo datando molti dipinti fiamminghi in quercia di incredibile fattura sia dal punto di vista della preparazione della tavola, spessa solo 5 mm, sia dal punto di vista artistico. Datiamo però anche strutture lignee antiche. Per citare alcuni esempi, in passato ho datato il tetto della Basilica della Natività di Betlemme, il palazzo Reale di Napoli, duomo, battistero e campanile di Giotto a Firenze, la “Sala dei Mappamondi” del Museo Egizio a Torino e così via. Per quanto riguarda il Trentino, quando sono arrivato io nel 2003 c’erano pochissime serie di riferimento, ma grazie ad un progetto portato avanti con il Servizio Foreste della PAT e in particolare con i forestali del distretto di Malè, utilizzando legni rinvenuti nelle torbiere della Val di Sole e Val di Non siamo riusciti a costruire delle cronologie che vanno indietro per oltre 11.000 anni e adesso abbiamo la possibilità di confrontare i manufatti che troviamo nel territorio trentino con cronologie di riferimento dello stesso territorio e della stessa specie e questo rende le datazioni molto più efficaci.

Nella serata fatta in Primiero alla quale ha accennato prima era intervenuto parlando dei “tabià”

Sì, nel Primiero esistono numerose di queste strutture diffuse sul territorio, mi sembra che ne siano state censite circa 4.000; sono bellissime, in legno e pietra, e di queste non si sa bene l’antichità. Non conoscendo l’epoca di costruzione le autorità hanno difficoltà a gestire i permessi per i loro restauri perché non si sa quanto siano antichi e quindi non si sa se devono essere soggetti a vincoli di conservazione particolari. Abbiamo allora iniziato a lavorare su un paio di “tabià”, uno nel centro del comune di Siror e un altro in località Poline e i risultati sono stati molto sorprendenti per tutti, in particolare per le amministrazioni e per la Soprintendenza: la parte più antica del “tabià” di Siror (nella foto in alto) risale al 1475 mentre per quello di Poline la datazione che abbiamo fatto lo indica come costruito addirittura nel 1446. Quindi edifici della metà del Quattrocento… nessuno l’avrebbe mai immaginato. E adesso, grazie all’aiuto della Soprintendenza, l’intenzione è di continuare a studiare altri edifici. Ha scoperto anche un possibile collegamento del Trentino con la Basilica della Natività di Betlemme

Ci sarebbe molto da parlare sulla Basilica della Natività di Betlemme…

Inizialmente non volevo nemmeno andare a fare il lavoro perché non avevo le cronologie di riferimento, quelle che adesso abbiamo qui per il Trentino che, come dicevo, sono fondamentali. Arrivando a Betlemme e andando a studiare i legni abbiamo visto che c’era anche del larice; inizialmente pensavo che si trattasse di un errore perché il larice a Betlemme non cresce: è infatti una specie assolutamente alpina. Proseguimmo con il campionamento sul larice, che datai al 1412 e confrontai la cronologia media della Basilica della Natività con quella del Trentino: praticamente erano la stessa. Andavano esattamente a sovrapporsi una sull’altra! Quindi quello è larice delle Alpi orientali, probabilmente trentino, tagliato a inizio Quattrocento. Chiedendo come fosse possibile scoprii che c’era stato un accordo che aveva coinvolto il Papa, il Duca di Borgogna, il re d’Inghilterra e perfino un sultano Mamelucco per chiedere e finanziare al più grande commerciante e imprenditore dell’epoca, ovvero Venezia, la risistemazione del tetto della Basilica della Natività. E i Veneziani usarono legno delle Alpi orientali e le loro maestranze per costruirlo. A giudicare da come la serie di Betlemme va d’accordo con la serie del Trentino non escludo che possano venire da montagne d’alta quota dell’area compresa tra Trento e Venezia. Dico montagne d’alta quota perché su carotine lunghe 12-13 cm sono stati contati più di 400 anelli. Questo vuol dire che gli anelli erano veramente molto piccoli come si verifica quando le piante crescono in alta quota, dove l’accrescimento è molto lento.

Ci sarebbe molto altro da dire anche sulla quercia dell’Anatolia e sul cedro del Libano che abbiamo trovato nella Basilica…

Da quest’ultimo esempio intuiamo che la dendrocronologia non serve solo a datare un manufatto… Sì, ci sono alcune altre applicazioni importantissime. La prima è appunto quella utilizzata per il larice di Betlemme: se abbiamo un manufatto, per esempio un violino, del quale non conosciamo la provenienza del legno, confrontando la serie del violino con quella di tante cronologie di riferimento, riusciamo a capire da dove proviene quel pezzo di legno. Infatti, la correlazione sarà tanto maggiore quanto più simili saranno state le caratteristiche ambientali e quindi si riesce a fare studi che si chiamano di “dendroprovenienza”, cioè si può capire dove si è originato il legno. Un altro risultato che la dendrocronologia consente a volte di ottenere è quello che riguarda l’attribuzione delle opere: per esempio sempre facendo riferimento ai violini, noi sappiamo che i liutai usavano spesso legno dallo stesso tronco per fare i loro strumenti. Confrontando le serie noi riusciamo a capire e a confermare quindi se è stato lo stesso liutaio a costruire quel violino. Infine, tutti conosciamo la datazione al radiocarbonio. E’ importante sapere che questa datazione è basata proprio sulla dendrocronologia perché la curva di calibrazione del radiocarbonio, cioè dove si datano i manufatti con radiocarbonio, è costruita sulla base degli anelli del legno. Quindi è la dendrocronologia che consente la più famosa datazione al radiocarbonio.

Gli anelli di accrescimento

Un anello di accrescimento è lo strato di tessuto legnoso prodotto nel corso di un periodo vegetativo da una pianta legnosa. L’attività periodica del cambio dell’albero produce una serie di anelli concentrici intorno al midollo, ben visibili in sezione trasversale del fusto. Ogni anello è generalmente costituito da una porzione primaverile, chiara, e una estiva, scura, chiaramente distinguibile anche a occhio nudo. Contando gli anelli degli alberi è possibile risalire all’età della pianta, in quanto ognuno rappresenta la crescita di una stagione vegetativa. L’ampiezza degli anelli dipende dalle condizioni climatiche e ambientali in cui la pianta vive, temperatura e umidità in primis ma non solo. In linea di massima possiamo dire che più l’anello è ampio e più l’annata di crescita è stata favorevole, più è sottile e più la crescita è stata stentata. Quindi se in un anno si verificano piogge abbondanti e clima mite, la risposta della pianta sarà una crescita notevole o, al contrario, avremo un accrescimento minore quando la disponibilità di acqua sarà poca e il clima più rigido.

16 novembre, a Rovereto (Trento) c’è il Festivalmeteorologia

Droni-MeteoIl Festivalmeteorologia, in collaborazione con Condifesa di Trento, Condifesa di Bolzano, Asnacodi Italia e con il supporto di Agriduemila Hub Innovation, presenta un evento dedicato alle nuove frontiere dell’innovazione in campo agricolo. Il 16 novembre 2024, dalle ore 8.30, al Mart e Trentino Sviluppo a Rovereto (Trento), prenderà vita una giornata di incontri, dialoghi e presentazioni tecniche per esplorare l’integrazione tra meteorologia avanzata, tecnologia e sostenibilità agricola. L’evento è pensato per agricoltori, professionisti del settore assicurativo, scienziati e tutti coloro che vogliono scoprire e sperimentare le novità in campo agrometeorologico e tecnologico.

Un programma ricco di innovazione e networking

La sessione plenaria si aprirà nella sala conferenze del Mart con un intervento introduttivo di Giovanni Menapace (Co.Di.Pr.A.), Michael Simonini (Condifesa Bolzano) e Albano Agabiti (Asnacodi Italia), coordinati da Ilaria Pertot (C3A). Sarà una panoramica delle opportunità e delle sfide del settore, in cui verranno esposti i temi cruciali per l’agricoltura contemporanea: digitalizzazione, precision farming, e adattamento ai cambiamenti climatici. La giornata proseguirà con un dibattito tra Alessandro Molinari (ITAS Mutua), Andrea Sozzi Sabatini (Munich Re) e Yuri Narozniak (Datafolio) che si confronteranno sui modelli assicurativi e riassicurativi di fronte alle nuove sfide climatiche. I partecipanti scopriranno come il settore assicurativo stia evolvendo per rispondere alle esigenze di un’agricoltura sempre più esposta a eventi estremi e a nuove tipologie di rischio. La tavola rotonda, si aprirà con Antonio Boschetti (L’Informatore Agrario) che intervisterà figure di spicco come Francesco Pugliese (Diagram) e Gianluca Ferrari (Hypermeteo). A seguire, la tavola rotonda vedrà gli interventi di Andrea Berti (Asnacodi Italia), Samuele Trestini (Università di Padova), Marica Sartori (Co.Di.Pr.A. Trento), Salvatore Parlato (Diagram), Alessandra Bonetti (Rurall), Fabio Antonelli (Fondazione Bruno Kessler) e Andrea Piazza (Meteotrentino), che arricchiranno la discussione con una panoramica sui numeri, sulle risorse e sui progetti che stanno plasmando il futuro dell’agricoltura in chiave smart e sostenibile. L’intervento conclusivo sarà affidato a Dino Zardi (Aisam) e a un rappresentante della Provincia Autonoma di Trento, che tireranno le fila della mattinata e offriranno una prospettiva istituzionale su come l’innovazione tecnologica possa supportare la resilienza del territorio agricolo.

Droni in agricoltura

L’evento prenderà il via sotto la cupola del Mart, dove i partecipanti saranno accolti da una colazione di benvenuto, all’insegna del networking informale e della scoperta artistica. Un momento per incontrarsi e scoprire le opere suggestive di Paolo Tait, con la sua installazione “tra cielo e terra”, che esplora i legami profondi tra natura e ricerca. Saranno presenti rappresentanti e esperti di aziende e istituzioni come Co.Di.Pr.A., Condifesa Bolzano, ITAS, AgriRisk, Enogis, Netafim, Radarmeteo, Hypermeteo, Kuhen, Università di Trento-C3A e altri ancora, pronti a condividere conoscenze e innovazioni.Il pranzo sarà ospitato nella hall di Trentino Sviluppo, un momento di scoperta e di confronto su progetti d’avanguardia grazie alla presenza di 8 aziende innovative che presenteranno le ultime novità in campo agrometeo. La giornata si chiuderà con una dimostrazione pratica dedicata ai droni in agricoltura, organizzata in collaborazione con Rurall. I partecipanti potranno osservare in azione droni di ultima generazione, utilizzati per monitorare le colture e rilevare dati ambientali. Una tecnologia che promette di rivoluzionare la gestione delle risorse agricole e di migliorare l’efficienza produttiva.

Fonte: servizio stampa Condifesa Trento

15 novembre-22 dicembre 2024, a Treviso la mostra “Italia giardino del mondo” dedicata al patrimonio dei giardini italiani, classici e contemporanei

S’inaugura venerdì 15 novembre alle ore 18, in Fondazione Benetton studi ricerche, nella sede di Palazzo Bomben a Treviso, l’esposizione fotografica “Italia giardino del mondo” (Where Nature meets Art, Craft and Design), prima tappa italiana della mostra itinerante dedicata al patrimonio dei giardini italiani, classici e contemporanei, concepita, insieme all’omonima pubblicazione, come progetto di promozione integrata dell’Italia, prodotto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. All’inaugurazione pubblica, dopo un saluto di Luigi Latini, direttore della Fondazione Benetton studi ricerche, interverrà, con una relazione introduttiva, Chiara Santini, professoressa ordinaria di Storia dei giardini e del paesaggismo all’Ecole nationale supérieure de paysage di Versailles, coordinatrice del comitato scientifico e curatoriale della mostra. L’esposizione sarà aperta fino a domenica 22 dicembre, il venerdì ore 15-19, sabato e domenica ore 10-13, 15-19. Ingresso libero.

L’immagine e la cultura del “giardino italiano”

Sono questi gli aspetti al centro di un percorso espositivo prevalentemente iconografico, che descrive, in una prospettiva di lunga durata storica, dal Rinascimento ai nostri giorni, uno straordinario patrimonio di “monumenti viventi”, visto attraverso fotografie d’autore e documenti storici. Ma anziché procedere cronologicamente, o per modelli formali o regionali, la mostra si propone di dar conto della ricchezza di questo patrimonio articolando il percorso espositivo attorno a sette chiavi tematiche che attraversano la storia del giardino italiano: il rapporto con il paesaggio, il disegno, l’acqua, la ricerca botanica, il dialogo con le arti, la dimensione sociale, il valore del mestiere; si vuole puntare così l’obiettivo su quell’insieme di saperi e tecniche di cui i giardini italiani sono espressione attraverso il tempo, e che offrono uno sguardo su quel patrimonio di creatività tutta italiana che è stato una delle matrici della cultura europea, non solo dell’arte dei giardini, ma anche del paesaggio e più in generale del rapporto uomo/natura.

Dal Rinascimento e dall’affermarsi del cosiddetto “Giardino all’italiana”

Riferibile al modello dei giardini cinquecenteschi toscani e laziali, la mostra giunge ai giorni nostri, attraverso parchi pubblici e privati, ville storiche, giardini monumentali e richiami ai saperi e alle pratiche che, attraverso il tempo, hanno rivelato il “saper fare” italiano in questo campo. In tal senso, emergono da questo viaggio alcune delle figure protagoniste del progetto del giardino nell’Italia contemporanea. Primi fra tutti, Pietro Porcinai (1910-1986), paesaggista fiorentino cui dobbiamo il maggiore contributo al formarsi di un’idea di paesaggio italiano moderno, per la sua capacità di confrontarsi e intrepretare in chiave progettuale un’eredità ricchissima, riuscendo al tempo stesso a far dialogare storia e innovazione, evocando un ampio spettro di temi quali l’ecologia, la collaborazione tra le professioni, la missione sociale del paesaggio, allora del tutto estranei alla cultura italiana. E Maria Teresa Parpagliolo (1903-1974), capace di affermarsi, nel periodo tra le due guerre e nel secondo dopoguerra, in un campo professionale nuovo per l’Italia – quello dell’architettura del paesaggio – e sostenere l’importanza di un progetto sinergico tra parchi pubblici e giardini privati in cui conciliare funzione estetica e valori ambientali.

In mostra anche libri e carte sul tema del giardino italiano

Accompagna la mostra una pubblicazione che raccoglie tutte le immagini esposte, le fotografie d’autore e il materiale iconografico storico, con saggi accademici per ogni sezione. Inoltre, il percorso espositivo, in questa tappa italiana in Fondazione Benetton, sarà arricchito da una selezione, curata da Michele Tobia (architetto, borsista in Fondazione Benetton nel 2022), di libri e carte sul tema del giardino italiano posseduti nelle sezioni e nei fondi speciali del patrimonio documentario della biblioteca della Fondazione Benetton Studi Ricerche. La mostra sarà protagonista di un tour internazionale con il sostegno della rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura e sarà una vetrina itinerante di una bellezza e capacità inventiva italiana da valorizzare o ancora da scoprire, favorendo nuovi itinerari di turismo sostenibile e la diffusione di una rinnovata sensibilità ambientale e paesaggistica. Il progetto è stato curato da Sabina Minutillo Turtur e Renato Fontana, prodotto dalla Bye Bye Silos con il contributo di un comitato scientifico curatoriale di accademici specializzati in storia del giardino e architettura del paesaggio: Chiara Santini (École nationale supérieure de paysage, Versailles), Paolo Cornaglia e Marco Ferrari (Politecnico di Torino), Luigi Latini, Andrés Holguín e Lorenza Gasparella (Università Iuav di Venezia). Sono partner dell’iniziativa anche l’Associazione parchi e giardini Italiani, il Fondo per l’ambiente italiano e Grandi giardini italiani.

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche/foto giardino del Castello Ruspoli

Prezzi del latte alla stalla in Veneto: la cooperazione paga di piú, in crescita la produzione di formaggi Dop

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Nel primo semestre del 2024 i prezzi del latte alla stalla hanno mostrato una sostanziale stabilità, seguita da una lieve crescita. In Veneto, i valori sono leggermente aumentati, passando da 50,25 euro/hl a gennaio a 51,50 euro/hl a giugno (IVA esclusa), con un trend positivo seppur contenuto. Nonostante questo incremento, secondo i dati dell’Osservatorio Latte dell’Ismea, la media dei primi sei mesi del 2024 risulta inferiore dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.

La cooperazione veneta remunera più del mercato

Secondo l’analisi che l’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura realizza annualmente sui prezzi del latte pagato alla stalla dalle cooperative lattiero-casearie venete, emerge che il prezzo medio ponderato di liquidazione si è attestato a 62,7 euro/hl (incluso di IVA e premio produzione), registrando un aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente e proseguendo nel trend di leggera crescita dei pagamenti riconosciuti ai soci. L’aspetto più importante da evidenziare, in ogni caso, è che questo valore è superiore di circa l’11,8% rispetto al prezzo di mercato del latte alla stalla, a conferma della capacità della cooperazione veneta di remunerare più del mercato il prodotto conferito dagli allevamenti associati.

Per i formaggi Dop luci e ombre

Il 75-80% del latte prodotto viene trasformato in prodotti caseari e oltre la metà di questa produzione è costituita da formaggi a Denominazione di Origine Protetta (Dop). L’andamento della produzione di formaggi Dop nel Veneto rivela un quadro contrastante: nel lungo periodo, gli ultimi dieci anni, i quantitativi evidenziano solo una leggera flessione (-0,3%), rimanendo sostanzialmente invariati. Nel dettaglio si osserva una crescita in particolare nella produzione di Monte Veronese Dop (+13,2%) e Provolone Valpadana Dop (+7%), mentre dall’altro lato risultano in calo le produzioni di Montasio Dop (-14,7%) e Casatella Trevigiana Dop (-16,3%). Nel breve periodo, invece, la produzione di formaggi a Denominazione risulta essere in ripresa dopo le riduzioni registrate nel biennio 2021/22 post-Covid: nel 2023 i quantitativi certificati si sono riportati a circa 50.300 tonnellate, +2,2% rispetto al 2022. In crescita soprattutto la produzione di Grana Dop (+5,7%), Piave Dop (+25,4%), Casatella Dop (+11,4%) e Monte Veronese Dop (+8,3%), mentre presentano una riduzione il Montasio Dop (-11,8%), e in misura meno rilevante il Provolone Valpadana Dop (-2,8%) e l’Asiago Dop (-1,6%). Nel complesso, si stima che nel 2023 il valore della produzione dei formaggi a Denominazione di origine in Veneto si sia attestato a circa 435 milioni di euro, un dato in crescita di circa l’8,8% rispetto all’anno precedente.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Istituito il Premio Angelo Pangrazio per un servizio giornalistico dedicato ai temi dell’ambiente, elaborati da inviare entro il 31 dicembre

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L’assocazione “Amici di Angelo Pangrazio” bandisce la prima edizione del Premio Angelo Pangrazio, che si propone di tener viva la memoria del giornalista veronese (Zevio 1957 – Padova 2022), che dedicò tanta parte della sua attività ai temi dell’ambiente, sia come inviato del TGR Rai del Veneto, sia come autore del volume Lupi a Nordest. Antiche paure, nuovi conflitti (Cierre 2022), cui lavorò negli ultimi anni della sua vita.

Il premio

Dell’importo di € 1.000 (mille), il premio è sostenuto anche dal Sindacato dei giornalisti del Veneto e dalla Fnsi, e sarà assegnato a un servizio giornalistico in lingua italiana, pubblicato su qualsiasi supporto (carta stampata, internet, radio, televisione) e apparso negli anni solari 2023 e 2024. La data di scadenza per la consegna degli elaborati è fissata al giorno 31 dicembre 2024 alla segreteria del premio (gliamicidiangelo@gmail.com ) ) unitamente alla scheda di partecipazione , compilata in tutte le sue parti e a un breve curriculum vitae del richiedente. Per elaborati audio e/o video si prega di utilizzare un servizio di trasferimento dati, come wetransfer o simili. Il premio, attribuito da una giuria di giornalisti e di esperti nominata dal direttivo dell’associazione Amici di Angelo Pangrazio, verrà consegnato durante una cerimonia pubblica che si svolgerà sabato 22 febbraio 2025, alle ore 11, presso la sede del mensile «Nigrizia» (Verona, vicolo Pozzo 1).

Fonte: Sindacato giornalisti del Veneto