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La grande alluvione in mostra per non dimenticare il Polesine. Le immagini e il ricordo 70 anni dopo.

(di Romina Gobbo, giornalista, consigliere Argav) C’è chi racconta di aver ospitato una famiglia sfollata e chi di aver ascoltato alla radio gli appelli alla solidarietà. Sono passati settant’anni, ma in Veneto il ricordo dell’alluvione che, tra il 14 e il 25 novembre 1951, si riversò sul Polesine, è ancora vivo.

Non era la prima volta che il Po fuoriusciva, anzi, quell’area è da sempre contesa fra terra e acqua, lo attesta già lo storico romano Tito Livio. Ma quella fu la prima calamità naturale dell’Italia del dopoguerra e, proprio per la sua portata, ne divenne anche il primo evento mediatico. Un territorio rurale sconosciuto ai più, marginale, e molto povero, in un’epoca in cui non esisteva la televisione, grazie a riviste come La Domenica del Corriere e L’Europeo e a grandi firme come Enzo Biagi, Sergio Zavoli, Toni Cibotto, si trovò catapultato sulla scena mondiale.

Ha il sapore della rinascita la mostra “70 anni dopo. La Grande Alluvione” (aperta fino al 31 gennaio 2022, a palazzo Roncale, Rovigo), curata del giornalista Francesco Jori e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. «Alle immagini e cronache dell’alluvione, abbiamo aggiunto documenti che raccontano la storia del Polesine e la resilienza della sua popolazione. Quell’evento ha generato dei cambiamenti nel tessuto fisico, sociale, ed economico del Polesine – spiega Jori, che è anche autore del libro “I giorni del diluvio” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine) –. La ricostruzione innescò un meccanismo di accelerazione dello sviluppo: l’economia passò dall’essere solo agricola, al manifatturiero, ai servizi all’industria, e oggi il tasso di crescita si è allineato al resto del Veneto. Per questo, volevamo che le celebrazioni per il settantesimo andassero oltre la memoria del fatto calamitoso, che rimane comunque la “madre di tutte le alluvioni”». In undici giorni si riversarono nel territorio polesano 8 miliardi di metri cubi d’acqua, inondando 100mila ettari, e distruggendo 20mila micro aziende e 150mila quintali di prodotti, uccidendo un centinaio di persone e migliaia di animali. Il tutto per danni per 300 miliardi di lire dell’epoca e un esodo drammatico: 180mila profughi, 80mila dei quali non fecero più ritorno.

La mostra fa memoria di un’epoca che non è ancora troppo lontana, ma che rischia di sbiadire mano a mano che gli ultimi testimoni vengono a mancare. «Avevo quasi dodici anni. La mia era una famiglia da sempre abituata all’acqua. Papà era un pescatore e aveva una piccola impresa di drenaggi fluviali – racconta Luciano Rovatti di Occhiobello –. Non ho mai più rivisto gli occhi di papà così preoccupati come quel 14 novembre 1951 quando, con un boato sordo, l’argine si aprì. Papà, con la sua imbarcazione, continuò per giorni a portare in salvo persone». Le immagini in bianco e nero raccontano di lanci di viveri e medicinali dagli aerei, persone ammassate nei camion con le poche cose salvate, volti sperduti, i vestiti logori. Bello l’allestimento, interessanti il documentario sulla tragedia a firma dell’Istituto Luce, e i tre professori universitari, “ologrammi” che si alternano per raccontare passato e presente del territorio.

pubblicato su Avvenire – giovedì 11 novembre 2021 – pag. 10 e su http://www.scriptandclick.com

Lutto in casa Argav

lutto

Domenica 14 novembre scorso è mancato il papà del collega giornalista Argav Donato Sinigaglia, consigliere Unarga. Il rito funebre sarà celebrato domani, mercoledì 17 novembre, alle ore 10:30 a Rovigo nella chiesa di San Pio X.

Il Presidente, il Direttivo, i giornalisti e i soci Argav esprimono a Donato e alla sua famiglia sentite condoglianze e vicinanza in questo momento di dolore.

Eletto il nuovo direttivo Argav, Fabrizio Stelluto riconfermato presidente, Renzo Michieletto nominato vice presidente vicario mentre vice presidente è il trentino Giancarlo Orsingher

Ospiti del centro culturale San Paolo a Vicenza, conosciuto in Veneto, e non solo, per dar vita ogni anno al Festival Biblico, i soci Argav si sono riuniti sabato 13 novembre scorso per l‘Assemblea elettiva, ponendo così termine al regime di “prorogatio” dell’organismo dirigente, a seguito della pandemia.

Il nuovo direttivo resterà in carica sino al 2024 ed è così composto: per la categoria soci giornalisti, Fabrizio Stelluto, riconfermato presidente (al centro della foto in alto), Renzo Michieletto, eletto vice presidente vicario (a sx della foto in alto), il trentino Giancarlo Orsingher, nominato vicepresidente (a dx della foto in alto), Marina Meneguzzi, Alessandro Bedin, Gian Omar Bison, Emanuele Cenghiaro, Maurizio Drago, Mauro Poletto, Andrea Saviane, Clara Grossi e Romina Gobbo; per la categoria soci aderenti: Mirka Cameran Schweiger, riconfermata segretaria e tesoriere, Nadia Donato, Giorgio Pavan. Invitati permanenti: Mimmo Vita (Comitato Tecnico Scientifico Unarga e Presidente Ucsi Veneto), Edoardo Comiotto (Confagricoltura Veneto), Giuliano Marchesin (Unicarve), Donato Sinaglia (consigliere Unaga), Efrem Tassinato (tesoriere Unarga), Sandra Chiarato (Ufficio stampa Coldiretti Veneto).

Nuovo Direttivo 13 novembre 2021

Ospiti d’eccezione all’incontro,Lisa Bellocchi, neo-presidentessa di Efaj (Associazione dei giornalisti agricoli europei), Roberto Zalambani, presidente Unarga (Unione Nazionale Associazioni Regionali Giornalisti Agroambientali) e Diego Neri (Sindacato Giornalisti del Veneto), che hanno portato i loro saluti e contributi in merito alla situazione professionale della categoria in Italia e all’estero.

Diego Stelluto MimmoEfrem Tassinato 13 novembre 2021Lisa Bellocchi 13 novembre 2021Roberto Zalambani 13 novembre 2021

Il Cansiglio non può e non deve essere venduto, all’indomani del 34° raduno di alpinisti e ambientalisti in difesa della Foresta, alcune riflessioni in merito

Il Cansiglio non è in vendita

Riceviamo e pubblichiamo da Michele Boato, direttore Ecoistituto Veneto Alex Langer, Giancarlo Gazzola, vicepresidente nazionale Mountain Wilderness, Toio de Savorgnani, Ecoistituto Langer e Mountain Wilderness, nonché premio Argav 2016

Quella svoltasi domenica 14 novembre scorso è stata la 34° volta che alpinisti ed ambientalisti si sono ritrovati per riaffermare, con la loro presenza, che la Foresta del Cansiglio è un luogo da tutelare e conservare. La montagna è sempre più frequentata da un gran numero di persone che cercano un contatto con la natura, staccando dalle città affollate, caotiche ed inquinate.

Abbiamo cominciato negli anni ’80 del secolo scorso opponendoci all’espansione delle piste e impianti da sci del Pian Cavallo friulano sul versante veneto, ancora intatto. Purtroppo, in qualche decina di anni, il riscaldamento climatico che spinge la neve sempre più in alto ci sta dando ragione: se avessero costruito quegli impianti, ora sarebbero in continua passività, con bilanci in rosso ripianati sempre con soldi pubblici.

Siamo stati presenti per chiedere la demolizione e il recupero della situazione originaria delle due basi militari abbandonate di cima Pizzoc e Pian Cansiglio, come poi è accaduto.

Ci siamo anche opposti all’abbattimento di 2000 cervi accusati di far “morire la foresta” per la distruzione del sottobosco e dei piccoli alberi, ma anche quello squilibrio era causato dall’uomo, che aveva eliminato tutti i predatori. Ora con il ritorno dei lupi, nel giro di solo qualche anno, i cervi sono scesi a meno di 400, quindi ad un numero fisiologico che non mette in pericolo la foresta.

Abbiamo manifestato contro la installazione di pale eoliche alte forse 120 metri sulla cima del Pizzoc, uno dei punti di passaggio degli uccelli migratori tra i più importanti in Europa ed il progetto è stato abbandonato.

Negli ultimi anni abbiamo fatto sentire la nostra voce per impedire l’inizio di una campagna di vendite che vedeva come prima alienazione l’ex albergo San Marco, abbandonato da anni, ma a cui sarebbero seguiti poi altri edifici e parti di Cansiglio, i pascoli ad esempio. Siamo stati molto criticati per aver speso tanto tempo ed energie per difendere un rudere ormai inutilizzabile, ma stavamo difendendo un principio, non un edifico ammalorato : il Cansiglio, luogo identitario per veneti e friulani, ma importante anche per tutta la comunità nazionale, NON PUO’ E NON DEVE ESSERE VENDUTO.

In questa 34° edizione del raduno, forse ormai il più duraturo incontro ambientalista di tutte le Alpi, abbiamo ricevuto dei messaggi di sostegno da parecchi esponenti noti a livello veneto ma anche nazionali. Il prof. Paolo Maddalena, giurista ed ex vicepresidente della Corte Costituzionale, che ci ha esortato ad andare avanti poiché, sono parole sue, “..la foresta del Cansiglio è un bene archeologico, storico, paesaggistico ed ambientale di immenso valore,che va tutelata in modo particolare..” e che bisogna far valere il principio sul quale la Costituzione è ben chiara che i beni pubblici rilevanti sono proprietà di tutti i cittadini e non possono essere venduti, mentre le istituzioni, Stato o Regioni, non ne sono proprietari, ma solo i gestori, nell’interesse di tutti, senza possibilità di vendita In caso di vendita o svendita, il ricorso al giudice è inevitabile.

Ma quest’anno abbiamo lanciato anche un ulteriore messaggio, quello di conservare i grandi alberi, che in Cansiglio sono molti e ad essi dovrà essere data sempre più importanza, poiché una Foresta ricca di alberi vetusti ha un valore ecologico molto più alto, ma anche di fascino e bellezza, valori di cui abbiamo bisogno, anche a discapito dell’economicità. L’appello inviato dal metereologo e divulgatore Luca Mercalli del pericolo insito nel cambiamento climatico in atto è sintetico ma efficace “ Diamo tutti una mano agli antichi alberi del Cansiglio, e loro la daranno a noi. Per salvarci entrambi dalla crisi climatica”.

Invece il prof. Stefano Mancuso, accademico e neurofisiologo vegetale, uno dei botanici più noti attualmente, ci ha mandato una riflessione di valore molto più generale, partendo dalla considerazione che “senza le piante non esisterebbe la vita sulla Terra…senza i nosti amati alberi, che davvero insieme a tutte le altre piante rappresentano l’asse che sorregge la vita del mondo, il nostro pianeta sarebbe una palla di roccia e sabbia, simile alle immagini che ci arrivano da Marte.. e che un bosco non è una coltivazione per la produzione di legno, ma la casa della vita e il luogo in cui possiamo comprenderla. Il legno è l’ultimo dei benefici che ci regalano gli alberi. Quando sono morti”. Un messaggio sul quale riflettere

Paola Favero, alpinista e scrittrice, ex responsabile come carbiniere-forestale delle foreste di Cansiglio e Somadida, invita a riflettere sul fatto che “ ..di fronte alle nuove emergenze la Foresta del Cansiglio richiede di essere protetta…per la biodiversità che racchiude, limitando il più possibile le utilizzazioni, cioè il taglio degli alberi, per raggiungere età e dimensioni sempre più vetuste, diventando un luogo privilegiato per l’educazione e la divulgazione ambientale, per la ricerca scientifica e per il benessere umano….Stiamo inoltre assistendo ad un collasso degli ecosistemi forestali a causa delle tempeste di vento ( Vaia ad es.) e degli incendi boschivi che ci fanno perdere ogni anno milioni di ettari nel mondo…di fronte a tutto questo dovremmo puntare a salvare il più possibile i boschi esistenti, che sulla Terra sono già stati ridotti del 50%.

Il prof. Franco Viola, ripercorrendo la sua lunga carriera di ecologo forestale, invita con il suo messaggio ad “andare oltre alla tecnica e alla valutazione solo monetaria della Foresta, per comprendere anche il valore della cultura e della ricerca, poiché ignorare quei capisaldi può significare la rovina per l’intera umanità”.

Il botanico Cesare Lasen, primo presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ricorda che le foreste costituiscono l’ecosistema terrestre più importante…più ricco di benefici per la specie umana per cui “..se anche nelle proprietà pubbliche si decide di perseguire e privilegiare il mercato, si diventa complici di un irreversibile degrado... sfatiamo una volta per tutte che sia il bosco ad aver bisogno dell’uomo, anziché l’esatto contrario. Non c’è tempo per una transizione ecologica. Necessita, urgentemente, un’autentica conversione”.

IL prof. Lucio Montecchio, docente universitario di malattie delle piante e degli alberi monumentali afferma che..”bisogna voler bene, al Cansiglio, equilibrio di convivenze difficili che rischiano di essere sbilanciate da scelte miopi. A me piacciono i panorami mai uguali e i grandi alberi, che di quelli avremo sempre più bisogno… a me piacerebbe che il Cansiglio restasse com’è.”

Infine Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness International, che ha partecipato più volte al raduno, ricorda l’importanza di questo evento annuale poiché “..il Cansiglio rappresenta per tutti quelli che lo conoscono un luogo del cuore, da difendere senza se e senza ma..”.

Un sostegno dall’esterno così qualificato, caloroso e ricco di spunti, rappresenta sicuramente un notevole stimolo per tutte le associazioni e per tutti gli ambientalisti impegnati nella difesa del Cansiglio. Gli elementi non mancano per fornire motivazioni che sosterranno il lavoro nei prossimi anni, sempre in difesa dell’Antica Foresta del Cansiglio.

Monitoraggio dei cervi in Cansiglio (Tv-Bl), i primi risultati

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Utili indicazioni gestionali derivanti dalla presenza dei cervi nella Foresta demaniale regionale del Cansiglio (Tv-Bl), gestita da Veneto Agricoltura, arrivano da un progetto che prevede il monitoraggio di alcuni esemplari. Obiettivo dell’iniziativa, che ha visto il coinvolgimento di Regione del Veneto, Veneto Agricoltura, Università Ca’ Foscari di Venezia, Corpo di Polizia Provinciale di Belluno e del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Tarvisio, è quello di raccogliere specifiche informazioni sul comportamento dei cervi in determinate situazioni, per esempio durante il periodo della riproduzione e nei mesi invernali, ma anche di evidenziare quelli che sono gli effetti della loro presenza sulle altre specie animali che abitano quest’area e sulla rinnovazione forestale nonché sulle specie fruttifere del sottobosco.

Effetti che complessivamente risultano essere piuttosto negativi, visto che a patire maggiormente è proprio la rinnovazione dei soprassuoli forestali, con pesanti conseguenza anche su altre specie di elevato valore conservazionistico, quali il gallo cedrone o il francolino di monte, e sulle componenti della biodiversità meno evidenti quali, ad esempio, le comunità dei coleotteri carabidi. L’azione di monitoraggio con la tecnica della radiotelemetria satellitare svolta in Cansiglio sta fornendo in questi giorni interessanti risultati, ma va detto che il progetto è partito nel 2015, quando cioè dieci femmine di cervo erano state catturate e munite di radio collare satellitare con l’obiettivo di acquisire, come accennato, informazioni sul comportamento della specie, in particolare sugli spostamenti dei cervi durante il periodo delle nevicate e in corrispondenza del periodo riproduttivo. Successivamente, tra il 2020 e il 2021, nonostante le restrizioni dovute all’emergenza COVID-19, uno staff di specialisti coordinato dall’Università Cà Foscari di Venezia ha catturato altri cinque esemplari maschi adulti di cervo munendoli di radio collare satellitare al fine di acquisire ulteriori informazioni sulla biologia della specie e in particolare sul comportamento riproduttivo.

Più in dettaglio, i dati raccolti su due cervi catturati nel mese di ottobre 2020 hanno confermato l’ipotesi che parte di questi maestosi animali raggiungano l’area demaniale del Cansiglio solo per la stagione degli amori (che tra settembre e ottobre richiama numerosi appassionati vista la facilità di osservazione e il fascino che suscita il suono dei bramiti). Al di là di questo breve periodo, i maschi di cervo possono spostarsi al di fuori del Cansiglio per trascorrere il resto dell’anno a distanze lineari che superano anche i dieci chilometri. Nei primi giorni di ottobre il lavoro di campo di Veneto Agricoltura coordinato da Sandro Nicoloso, coadiuvato da Paola Semenzato e il veterinario Enrica Bellinello, assieme ad alcuni volontari, ha permesso agli agenti del Corpo di Polizia Provinciale di Belluno e del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Tarvisio di catturare, grazie alla loro decennale esperienza, gli altri tre maschi come previsto dal progetto consentendo così di ampliare il campione del monitoraggio. Fondamentale in questo contesto il contributo del personale del Centro Forestale di Pian Cansiglio di Veneto Agricoltura, data la conoscenza dei luoghi e degli spostamenti degli stessi animali. Infine, vale la pena ricordare che i risultati dell’azione di monitoraggio svolta finora in Cansiglio sono confluiti in alcune tesi di laurea discusse in tre diversi Atenei italiani (Padova, Venezia e Firenze).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

11 novembre 2021, a Verona si celebrano le donne delle campagne italiane, vero motore della nuova agricoltura, in occasione della presentazione del libro “L’oliveto delle monache” di Nunzio Primavera

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Una storia di imprenditrici coraggiose, di rete di donne e di emancipazione femminile. Questi i temi del libro “L’Oliveto delle monache” di Nunzio Primavera (edizioni Pendragon) che sarà presentato giovedì 11 novembre alle 18,30 al Mercato Coperto di Campagna Amica di Verona, in Via Macello 5/A. L’iniziativa, organizzata da Donne Impresa di Coldiretti Verona, è anche l’occasione per un confronto tra l’autore, il neopresidente di Coldiretti Verona Alex Vantini e la responsabile scaligera di Donne Impresa Chiara Recchia. Partendo anche dalle esperienze professionali, i tre ospiti, sollecitati da domande della giornalista Ada Sinigalia, dialogheranno su come in rete si possono sviluppare progetti innovativi e di successo.

Far rete e competenza, le parole chiave. Dopo il racconto della fondazione della Coldiretti e la storia della riforma agraria, il libro di Nunzio Primavera celebra le donne delle campagne italiane, vero motore della nuova agricoltura. “Nunzio Primavera ci regala una testimonianza preziosa e lucida – spiega Chiara Recchia – attraverso un racconto in cui emergono soprattutto le donne che, grazie a spiccate capacità imprenditoriali, cercheranno di risolvere problemi in apparenza insormontabili. E’ anche l’omaggio a chi, come tante nostre imprenditrici agricole, dedica la vita e le proprie energie al lavoro nei campi, a contatto con la natura, con una particolare attenzione all’ambiente, alla qualità dei prodotti, all’etica del lavoro. Da questo romanzo emergono molti spunti di riflessione anche sull’importanza di fare rete e di coinvolgere il territorio che potremo approfondire durante l’incontro con l’autore e con il presidente Vantini.” Le donne – lascia intendere l’autore – sanno che per far crescere un’attività bisogna mettersi insieme e puntare su chi è davvero competente: le monache del romanzo e le ragazze che collaborano con loro si affidano alla consulenza della Coldiretti per valorizzare l’antico oliveto e farne un’azienda agricola nella quale produrre ottimo olio e prodotti officinali. Gli effetti della Legge di Orientamento che ha rivoluzionato l’agricoltura italiana, l’ambientazione tra il mare dello Stretto di Messina, i monti Peloritani e l’Aspromonte, ma anche la contrapposizione tra la lungimiranza delle imprenditrici e la grettezza della mafia, sono alcuni dei piani di lettura del romanzo firmato da Nunzio Primavera, profondo conoscitore dell’Italia contadina e grande appassionato della cultura veneta.

Autore e trama. Nunzio Primavera, per oltre 40 anni redattore nelle principali testate economiche e agroalimentari, è autore di saggi sulla storia della Coldiretti e sulla riforma agraria e biografo del fondatore Paolo Bonomi. Il monastero della Madonnella del Monte, l’eremo delle monache benedettine in Sicilia, è un luogo sacro, un’isola nell’isola attorno alla quale, all’ombra degli ulivi, che offrono un nettare pregiatissimo, si dipanano le sorti di una variegata compagine di figure, agitate, com’è naturale nell’esistenza, dalle più controverse tensioni: con accenti vividi e veristi Nunzio Primavera, dalla prosa ampia e ricca, tratteggia una commedia umana solida e intensa, appassionante, raffinata, elegante, suadente.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

9-10 novembre 2021, a Verona c’è B/Open, fiera del biologico, di grande interesse gli incontri alla “due giorni” di Regione Veneto, Veneto Agricoltura e Csqa

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Sarà una vera e propria maratona dedicata al biologico quella che Regione Veneto e Veneto Agricoltura con CSQA proporranno in Fiera a Verona martedì 9 e mercoledì 10 novembre in occasione di B/Open, la kermesse rivolta agli operatori del food certificato biologico. Nei due giorni della manifestazione, nella saletta all’interno dello stand regionale (padiglione 12, area B3), saranno in programma dei focus dedicati ad alcune iniziative che le Istituzioni regionali stanno realizzando in tema di biologico.

Gli incontri, che potranno essere seguiti anche in diretta sulla pagina Facebook di Veneto Agricoltura, si svolgeranno in modalità dinamica, tipo talk show, ciascuno condotto da un esperto che si avvarrà della presenza di alcuni ospiti. Si comincia martedì 9 novembre alle ore 11:00 con un focus condotto da Silvano Cossalter di Veneto Agricoltura dedicato al progetto “BeeDiversity”, una interessantissima iniziativa del Programma europeo Interreg Italia/Slovenia il cui obiettivo è quello di monitorare e salvaguardare l’ambiente delle api. Nello specifico, l’attenzione verrà posta sull’uso delle arnie elettroniche già attive nel Veneto (quella dell’Agenzia regionale è sita presso l’azienda sperimentale di ValleVecchia di Caorle, Ve), e sui dati che queste offrono ai tecnici e agli apicoltori. Alle ore 14:00, Lorenzo Furlan (Veneto Agricoltura) si confronterà con vari esperti in tema di difesa integrata in agricoltura biologica, un tema che sempre più sta interessando e coinvolgendo gli agricoltori. Infine, alle ore 15:30, Michele Giannini (Veneto Agricoltura) focalizzerà l’attenzione sulle nuove varietà di “vitigni resistenti” e come queste possono aiutare la coltivazione biologica della vite. Il giorno seguente, mercoledì 10 novembre alle ore 11:00, Valerio Bondesan (Veneto Agricoltura) con i suoi ospiti punterà i riflettori sul progetto “Agromix”, che si sviluppa nell’ambito del Programma europeo Horizon 2020, incentrato su un’agricoltura più sostenibile. In pratica, la volontà è quella di andare oltre il modello “intensivo” di agricoltura e allevamento per cercare una maggiore sostenibilità, non solo ambientale ma anche economica e sociale, valutando in campo sistemi dinamici agroforestali, ovvero colture+alberi, e misti, che includono forme di allevamento estensivo. Si tratta di una sfida complessa, non facile ma che trova nell’agricoltura biologica un modello precursore di successo. La giornata proseguirà con il focus delle ore 14:00 condotto da Gabriele Zampieri (Veneto Agricoltura) dedicato al comparto del latte biologico. A questo proposito, è interessante sottolineare che, secondo stime recenti sugli acquisti, oltre la metà delle famiglie italiane consumano almeno una volta alla settimana un prodotto bio. Tra questi, il latte bio e i prodotti caseari con latte bio sono sempre più presenti ed è per questo che Veneto Agricoltura sta avviando un’indagine sulla produzione di latte bio nella nostra regione con interviste ai produttori sulla loro realtà produttiva, sulle problematiche e prospettive di mercato. Il focus si concentrerà proprio su questi aspetti, partendo dal presupposto che i produttori lattiero-caseari veneti bio sono oltre un centinaio sommando quelli bovini, caprini e ovini.

La maratona regionale sul biologico si concluderà con il focus delle ore 15:30 condotto da Davide Troncon (CSQA) dedicato alla valorizzazione dei prodotti del Cansiglio (TV-BL). Un tema, questo, di grande interesse considerato che la tutela della biodiversità, la qualità dei prodotti ed il benessere animale rappresentano sempre più valori apprezzati e richiesti dal consumatore, sempre più attento alle tematiche della sostenibilità. Ed è proprio in questo contesto che si è inserito il progetto di CSQA di valorizzazione dei prodotti lattiero-caseari dell’Altopiano Tambre-Spert-Cansiglio, che ha verificato l’attenzione dei produttori locali a queste tematiche tramite un “pacchetto” integrato di certificazioni che vanno a completare il percorso virtuoso dell’altopiano Cansiglio che, primo in Italia, si è nel contempo certificato per i Servizi Ecosistemici PEFC per la tutela della Biodiversità forestale.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Aviaria, focolai a Verona e Ferrara, intensificate le misure di sorveglianza

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Torna l’allarme influenza aviaria, rafforzate le misure di sicurezza in decine di allevamenti in tutta la provincia, a partire dalla Bassa Padovana, per evitare il diffondersi di contagi dopo i casi delle scorse settimane registrati anche in Veneto, nel veronese, e Emilia Romagna, in provincia di Ferrara. Per ora non ci sono problemi negli allevamenti avicoli della nostra provincia, spiega Coldiretti Padova, ma è opportuno tenere alta la soglia di attenzione.  “I primi focolai avevano interessato alcuni stati europei – spiega  Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Padova –  fra cui Francia, Svezia, Repubblica Ceca e Finlandia, ora vi sono alcuni casi anche in Italia. Dapprima è stato interessato un allevamento in Provincia di Ferrara e in questi ultimi giorni sono stati confermati focolai anche in Veneto e in particolare in provincia di Verona. Il Ministero della Salute ha emanato un provvedimento teso a dare indicazioni operative per l’attuazione delle attività di rafforzamento delle misure di biosicurezza e di sorveglianza sul territorio nazionale”. 

Misure. Viene messo in atto, dunque, un rafforzamento dell’applicazione delle misure  che riguardano in particolare la pulizia e disinfezione, il divieto di entrata nelle aziende di personale non autorizzato, lo stoccaggio e lo smaltimento delle carcasse, della lettiera e della pollina, il divieto di mantenere all’aperto il pollame e i volatili in cattività negli allevamenti delle zone “A” e “B” delimitate in base alla diffusione del contagio.

Gli esperti mettono in guardia, siamo di fronte ad un virus particolarmente pericoloso, per il quale sembra essere in atto una delle più grandi epidemie mai verificatesi in Europa. “Raccomandiamo pertanto – conclude Roncalli – di rispettare rigorosamente le prescrizioni veterinarie e tutte le misure volte a limitarne la diffusione e a rafforzare la sorveglianza attiva e passiva”. Coldiretti Padova ricorda che sul fronte della produzione di carne avicola la nostra provincia è seconda in Veneto dopo Verona, con quasi 91,4 tonnellate realizzate nel 2019 per un fatturato di quasi 120 milioni di euro, in lieve ripresa dopo le difficoltà degli anni precedenti, nonostante i prezzi restino bassi. Ad incidere sull’incremento è stato il lockdown che ha portato ad un palco in avanti della produzione destinata al consumo domestico, insieme a quella delle uova che in Veneto supera i due miliardi di pezzi e copre oltre il 15% del mercato nazionale.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

6 novembre 2021, a Piove di Sacco (PD) l’incontro “Fiumi, fra amore e rischio”, serata di musica e d’impegno per il rispetto dei corsi d’acqua e la necessita’ di prevenzione delle alluvioni

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Si tiene sabato 6 novembre 2021, ore 20:45, nell’auditorium Regina Margherita di Piove di Sacco (via F. De André, 2) “Fiumi, fra amore e rischio”, incontro organizzato dell’associazione Intercomunale Brenta Sicuro, con il patrocinio della città di Piove di Sacco. L’iniziativa si propone di sensibilizzare cittadini ed istituzioni al sacro rispetto dei corsi d’acqua e di sollecitare le necessarie manutenzioni arginali oltre che di completare l’idrovia Padova-Venezia che contribuirebbe ad abbassare il rischio alluvionale in modo sensibile nei territori veneziani e padovani.

Interventi. Sono passati 55 anni dalla grande alluvione che colpì Firenze ed anche – soprattutto – il Triveneto, provocando centinaia di vittime e danni immani alle case ed all’economia. Sono passati 70 anni dalla alluvione del Polesine che provocò enormi distruzioni ed abbandono del territorio. Sono passati 11 anni dalla rotta del Roncajette del 2010 e del Veneto colpito da ben 32 rotture arginali con più di 550 milioni di danni. Sono purtroppo fenomeni ricorrenti che colpiscono l’Italia e tanti Paesi vicini e lontani a noi. Le quotidiane cronache ce lo raccontano praticamente ogni giorno. Ne discuteranno: Davide Gianella, sindaco di Piove di Sacco, Paolo Ferraresso, presidente consorzio Bonifica Bacchiglione, Leonardo Toson, presidente di Banca Patavina. Ci sarà, inoltre, l’intervento registrato dell’Emerito Prof. Luigi D’Alpaos, massimo esperto di idraulica, che fornirà la visione, senza filtri, di chi tratta e studia queste problematiche da oltre mezzo secolo.

La serata avrà l’ideale “filo conduttore” rappresentato dalla musica: il gruppo musicale guidato da Andrea Scarso “The fireplaces”, noto per la sua incredibile collaborazione con Bruce Springsteen nel palco del concerto padovano di qualche anno fa, per collaborazioni internazionali oltre che per la generosità nel condividere le battaglie per il territorio ed il rispetto delle persone, interpreterà, assieme a Mark Geary, giunto appositamente dall’Irlanda, un repertorio musicale dedicato ai corsi d’acqua ealla tradizione popolare, con canzoni che vedono i fiumi come sfondo di vicende d’amore, di vita ed anche tragiche. Concluderà la serata la canzone che il gruppo ha creato per le attività di Brenta Sicuro: Dirty River, una sorta di monito ad occuparci dei corsi d’acqua, a rispettarli ed amarli.

Con l’occasione, il Consorzio di Bonifica Bacchiglione esporrà la mostra allestita in occasione del 50esimo anniversario dell’alluvione del 1966 oltre che la mostra a ricordo del 2010, accompagnata dalla proiezione del filmato -documentario “L’urlo dell’acqua” che raccoglie testimonianze della vicenda alluvionale del 1966 (orari e modalità in via di definizione; come pure la possibilità delle scuole di vedere le proiezioni del filmato).

Fonte: Associazione Brenta Sicuro

Avere delle città sostenibili si può: come Venezia, Gorizia e Milano stanno affrontando la sfida

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Durante la “Settimana europea per l’energia sostenibile“ svoltosi nel Veneziano, si è discusso a Mestre nello Spazio Chorus il tema “Ricomporre città sostenibili: Gorizia, Milano, Venezia”. Erano presenti l’urbanista Claudio Calvaresi, di Avanzi sostenibilità per azioni di Milano, la professoressa Laura Fregolent, docente di Tecnica e pianificazione urbanistica allo Iuav di Venezia e il dirigente del settore Urbanistica e Ambiente di Gorizia, Licinio Gardin. A moderare il confronto il vice presidente di NordEstSudOvest Alessio Molin.

Come le tre città stanno guardando alle sfide ambientali del futuro. Tra gli esempi proposti c’è il progetto del quartiere San Marco di Mestre (Venezia), 23 mila metri quadrati, privati, con una torre di 70 metri e un supermercato da 2500 metri quadrati. La proposta ha suscitato diverse critiche dai cittadini e dall’opposizione in consiglio comunale, mentre per la giunta si tratta di un’opportunità per la zona. «L’Urbanistica è cambiata molto negli utimi decenni – spiega Fregolent – perché se fino a qualche tempo fa era lo strumento usato per la crescita della città, ora il concetto è stato rovesciato, si punta anche al riuso del suolo. Anche l’architettura ora guarda più alla relazione con il verde, si fa maggiore attenzione ai materiali e alla sostenibilità ambientale».Una delle città che più sta puntando su questi concetti e Milano che, grazie all’Expo 2015 e alle Olimpiadi invernali con Cortina del 2026, sta cogliendo questa sfida. «A Milano sono successe delle cose molto interessanti – riflette Calvaresi – e da cui si possono trarre delle indicazioni per le politiche urbane nel nostro Paese. Una di queste è l’incontro delle energie sociali, tra chi, cioè, ha delle buone idee da proporre nelle periferie e i quartieri e che il Comune di Milano ha sostenuto e valorizzate. In Lombardia lavorano delle Fondazioni bancarie molto importanti che accompagnano questi progetti». Per Gorizia si è parlato di come si sta preparando a essere Capitale europea della cultura nel 2025 assieme alla slovena Nova Gorica. Entrambe stanno lavorando a un’idea di riqualificazione urbanistica complessiva partendo da piazza Transalpina, sia nel versante italiano che in quello sloveno, e si ragionerà come sarà trasformata da qui ai prossimi quattro anni.

La “Settimana europea dell’energia sostenibile” è organizzata dal 2011 dall’associazione NordEstSudOvest sotto l’egida della Commissione Europea, con la partecipazione di Actv, Avm, Argav, Asterisco Informazioni, Avanzi (Sostenibilità per azioni), Chorus, Città di Venezia, Comune di Mira, Confesercenti, Energintech Srl, Enterprise Europe Network, Associazione “Amici dei fiumi del Veneto e dell’Europa”, Europe Direct Venezia-Veneto e Veritas.

Fonte: Associazione NordEstSudOvest