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A San Zeno di Montagna (Vr) fino al 7 novembre fine settimana dedicati al Marrone di San Zeno Dop e alle castagne

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Continuano a San Zeno di Montagna (V), nei fine settimana 30/31 ottobre e 1/6/7 novembre 2021, la 18° edizione della Festa del Marrone di San Zeno DOP e la 49° edizione della Festa delle castagne – Mostra Mercato dei Marrone. La manifestazione è stata presentata al Mercato Coperto di Campagna Amica Verona dal presidente del Consorzio di Tutela del Marrone di San Zeno DOP Simone Campagnari, dal sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, dalla vicepresidente di Coldiretti Verona Franca Castellani. Presenti anche Silvia Marcazzan, componente di giunta di Coldiretti Verona con delega alla montagna; il consigliere del Comune di San Zeno di Montagna con delega alla manifestazione Carlo Gambino; Paolo Bissoli e Alessandro Torluccio rispettivamente presidente e direttore di Confesercenti.

Il Marrone di San Zeno DOP è prodotto in un’area che comprende parte dei comuni di Brentino Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna, in provincia di Verona. Nella comunità montana del Monte Baldo la castanicoltura ha rappresentato nei secoli passati una risorsa economica importante con i primi riferimenti storici sulla coltivazione del castagno che risalgono al Medioevo. E’ a partire dagli anni Venti del secolo scorso che la coltura e la cultura del castano ha intrapreso la via di una produzione più razionale e attenta, che ha portato ad una produzione media annua che varia dai 200 ai 400 quintali a seconda dell’andamento dell’annata. Da disciplinare di produzione, i castagneti del Marrone di San Zeno DOP devono essere localizzati tra i 250 e i 900 metri s.l.m., mentre la raccolta può essere effettuata a mano o con mezzi meccanici idonei, tali da salvaguardare l’integrità sia della pianta che dei frutti.

Programma. La manifestazione si svolgerà̀ all’aperto rispettando le misure per la prevenzione del COVID-19. In tutti i giorni della festa, alle 11.00 in Piazza Schena ci sarà l’apertura del villaggio dei sapori con vendita del Marrone di San Zeno DOP e Birra Castanea. Si potranno degustare piatti tipici. Alle 19.00 chiusura chioschi. Nei ristoranti del paese si potranno assaggiare piatti a base di castagne. Tra le iniziative in programma, segnaliamo: venerdì 5 novembre, alle 17.00 all’Hotel Laguna si terrà il convegno “La montagna e i territori rurali nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza. Le sfide del turismo sostenibile”, mentre alle 20.00 al Palazzo Cà Montagna, è organizzata la cena di degustazione a base di castagne in collaborazione con il ristorante Al Calmiere. Info e prenotazioni Ufficio Turistico 045 6289296 entro il 27 ottobre. Quota di partecipazione 60 euro. Sabato 6 novembre alle 15.00, sfilata del Carnevale di Verona con il Papà del Gnocco e il Re della Stordela. Domenica 7 novembre, dalle 16.00 alle 18.00 si terrà l’esibizione con gli zampognari.

Interventi. “Questa festa è importante per tutti: castanicoltori e cittadini e soprattutto per tornare a stare insieme. Come Amministrazione di San Zeno di Montagna abbiamo voluto organizzare la manifestazione, anche se in modo diverso per le limitazioni poste dal Covid”, ha detto il sindaco Maurizio Castellani. “Con questa iniziativa – ha sottolineato Simone Campagnari – possiamo promuovere il nostro prodotto che oltre a essere DOP è biologico e a venderlo nella piazza principale di San Zeno. La montagna sa produrre qualità ed eccellenze in un ambiente naturale con prati, pascoli e castagneti. La manifestazione rappresenta una vetrina perché il marrone di San Zeno attira tante persone sul nostro territorio anche per godersi una bella giornata all’aria aperta e un ottimo menu con le castagne”. Carlo Gambino ha precisato: “Quest’anno per la prima volta abbiamo stravolto la festa per le normative vigenti e per non creare assembramenti ma in poco tempo siamo riusciti a organizzarla”. L’iniziativa del resto, ha aggiunto Gambino, non celebra solo un prodotto come il marrone ma coinvolge tutto il paese e le associazioni. Franca Castellani ha evidenziato il significato di questa iniziativa che rappresenta una “forma di ripartenza per le persone e le attività commerciali, dato il difficile periodo della pandemia”. “Abbiamo già presentato diverse manifestazioni al Mercato Coperto – ha detto – che si trova in centro città, luogo delle eccellenze agroalimentari veronesi ma anche a disposizione dei cittadini per iniziative che fanno conoscere il territorio scaligero ricco di tradizioni, prodotti unici ed eccellenti come il Marrone di San Zeno che ha ottenuto la denominazione di origine protetta nel 2003”. È bella vedere la voglia di ripartenza – ha aggiunto Silvia Marcazzan – che non è scontata e anche la sinergia con altre organizzazioni perché la montagna deve essere valorizzata soprattutto facendo squadra”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Il ruolo del radicchio di Chioggia Igp nell’alimentazione dello sportivo, se ne parla il 29 ottobre 2021 a Chioggia (VE)

Radicchio on a dark background. Food for a vegan and a vegetarian. Diet, food concept.

Si parlerà di sport e di alimentazione il prossimo 29 ottobre nella sala convegni del Chioggia Ortomercato del Veneto. Del resto, in un anno caratterizzato da grandi successi sportivi, come la vittoria degli Europei da parte della Nazionale italiana di calcio e del team di pallavolo maschile, ai quali si aggiungono le tante medaglie d’oro vinte dagli azzurri alle recenti Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo e i primati mondiali raggiunti in molte altre discipline atletiche, il Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp non poteva lasciarsi scappare l’opportunità di far conoscere quanto il “Principe Rosso” possa essere un alleato formidabile di atleti e sportivi nel conseguimento di risultati importanti. Ovviamente come componente dell’alimentazione.

A dimostrarlo gli studi sulla caratterizzazione del Radicchio di Chioggia Igp condotti dal DAFNAE (Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse Naturali e Ambiente) dell’Università di Padova, rivelando alti valori in termini nutrizionali, in quanto fonte di fibre, di vitamine e di sali minerali. Inoltre, grazie all’elevata percentuale di acqua ed alla buona concentrazione di potassio, il Radicchio di Chioggia Igp, è un alimento depurativo. Il tipico colore rosso indica la presenza di antiossidanti, soprattutto antocianine, molecole appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, che contrastano lo sviluppo di radicali liberi i quali sono responsabili dell’invecchiamento cellulare, mentre il sapore amarognolo è rivelatore di una buona concentrazione di guaianolidi, ossia molecole che hanno dimostrato interessanti proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e digestive. Per cui, il radicchio di Chioggia Igp può essere un alimento importante per chi, attraverso il benessere del proprio corpo, vuole raggiungere dei risultati attraverso lo sport. “E’ sempre importante parlare di quanto una corretta alimentazione stia alla base della salute e delle nostre prestazioni – spiega il presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palosecondo l’OMS con un consumo di 600 grammi di frutta e verdura al giorno si eviterebbero oltre 135 mila decessi, un terzo delle malattie coronariche e l’11 per cento degli ictus. E tra i prodotti il cui consumo dovrebbe essere fortemente caldeggiato rientra sicuramente il Radicchio di Chioggia Igp. Per questo ho ritenuto importante proporre un incontro pubblico insieme al mondo sportivo. Nella nostra città sono tante le organizzazioni agonistiche che si occupano della preparazione dei nostri giovani, una preparazione che a mio avviso non può prescindere da una corretta alimentazione – magari fondata sulle tante eccellenze, come il Radicchio di Chioggia Igp – che il territorio esprime in egual misura dei campioni e che i consumatori premiano in modo sempre più convinto e consapevole”.

Relatori. Insieme al presidente Giuseppe Boscolo Palo alle ore 18.00, sul palco della sala convegni del Chioggia Ortomercato del Veneto saliranno: Paolo Sambo, ricercatore del dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, autore insieme al dr. Carlo Nicoletto degli studi sulla caratterizzazione del Radicchio di Chioggia Igp; Gianluca Luciani, medico e nutrizionista dello sport; Silvia Zennaro, velista e beniamina di casa, quest’anno protagonista ai Giochi olimpici di Tokyo nella disciplina “laser radial femminile” dove ha raggiunto la settima posizione. A moderare l’incontro sarà il giornalista Simone Francescon, volto noto del mondo sportivo in quanto conduttore della trasmissione Caffè Sport che va in onda su Tv24.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Radicchio di Chioggia Igp

Direttivo Argav stasera al circolo Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD). Che venerdì 29 ottobre sera ospiterà anche il corso di formazione giornalisti organizzato da Argav in collaborazione con il Sindacato giornalisti del Veneto ed in cui si parlerà di “Land grabbing, il nuovo colonialismo”.

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Stasera, martedì 26 ottobre 2021 alle ore 18.30, nella sede circolo di campagna Wigwam ad Arzarello di Piove di Sacco (PD), si svolgerà il direttivo Argav con il seguente ordine del giorno: comunicazioni del Presidente, comunicazione della Segretaria, domande iscrizione nuovi soci, assemblea Argav elettiva del 13 novembre 2021, premio Argav 2021 e pranzo di Natale, programmazione prossime attività 2021, varie ed eventuali.

Land grabbing, il nuovo colonialismo”. Sempre nel circolo Wiwgam ad Arzerello, venerdì 29 ottobre p.v., dalle ore 19,  ci sarà la tradizionale conviviale mensile che vedrà protagonista Andrea Stocchiero, policy officer presso Focsiv (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario) e coordinatore di ricerca nel CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale). E’ economista con 30 anni di esperienza professionale nel campo dell’economia dello sviluppo e della cooperazione internazionale, con analisi su diverse questioni, dall’agricoltura familiare e lo sviluppo locale, al ruolo del settore privato rispetto alle catene del valore e al fenomeno del land grabbing. Un particolare filone di analisi politica è quello sulle migrazioni, con particolare riferimento ai problemi dei flussi misti dall’Africa al Mediterraneo all’Europa, sia rispetto alle questioni dell’accoglienza che di cooperazione con i paesi di origine e di transito. Curatore e autore di diverse pubblicazioni, tra cui la serie  I Padroni della Terra. La serata, aperta a tutti, è anche accreditata come corso di formazione per giornalisti, per cui, colleghi e colleghe giornalisti/e sono invitati ad iscriversi attraverso la piattaforma Sigef (corsi terzi). Il corso, che terminerà alle 21 e sarà moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, approfondirà, per l’appunto,  il fenomeno del “land grabbing” (letteralmente accaparramento di terra), con cui grandi interessi economici si appropriano di vasti terreni nei Paesi più poveri, e le conseguenze che tale prassi ha e potrà avere sullo sviluppo del Terzo Mondo, nonché sui flussi migratori. A seguire sarà ospite anche Francesco Cobalchini, dg Intermizoo, per illustrarci Pro Caseus, nuovo indice genomico di attitudine casearia, brevettato assieme all’Università di Padova.

25-29 ottobre 2021, torna la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile, gli appuntamenti nel Veneziano

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Dopo un anno sabbatico per la pandemia, lunedì torna la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile”. La manifestazione è organizzata dal 2011 dall’associazione NordEestSudOvest sotto l’egida della Commissione Europea, con la partecipazione di Actv, Avm, Argav, Asterisco Informazione, Avanzi (Sostenibilità per azioni), Chorus, Città di Venezia, Comune di Mira, Confesercenti, Energintech Srl, Enterprise Europe Network, associazione “Amici dei fiumi del Veneto e dell’Europa”, Europe Direct Venezia-Veneto e Veritas.

Con questa cinque giorni di dibattiti e confronti, l’associazione vuole raggiungere l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini, i soggetti istituzionali, imprenditoriali e associativi e i mezzi di informazione sui temi della produzione e dell’uso intelligente dell’energia, mettendo in evidenza argomenti generali e casi concreti, coinvolgendo a questo proposito le diverse realtà interessate. Negli ultimi anni è aumentata la sensibilità verso il tema della tutela dell’ambiente e la salvaguardia del nostro pianeta. La giovane attivista Greta Thunberg sta facendo scuola, mettendo sul tavolo questioni come il riscaldamento globale, la riduzione della plastica e l’inquinamento che sta avvelenando i mari e la terra. «Continuiamo la nostra azione verso una politica di energia sostenibile» spiega il vice presidente dell’associazione NordEstSudOvest Pierantonio Belcaro «e ora sono tornati d’attualità questi temi, come il cambiamento climatico e la conversione ecologica. Ad esempio, si deve pensare a come ridurre la plastica e lo smog. Sinora per le nostre iniziative abbiamo sempre scelto dei posti iconici di Mestre, come il Museo M9 o piazza Ferretto. Stavolta puntiamo sullo Spazio Chorus (www.progettochorus.it) di via Carducci 67 per rivitalizzare un’altra zona della città».

La parte “mestrina” della “Settimana Europea dell’Energia Sostenibile” si snoderà in tre momenti; il primo, lunedì 25 ottobre alle 17.30, dove si parlerà de “Le politiche europee, nazionali e regionali per la sostenibilità energetica”. Interverranno il consigliere regionale Roberto Bet del gruppo Zaia Presidente, il consigliere regionale Arturo Lorenzoni del gruppo misto e la responsabile Europe Direct Venezia-Veneto del Comune di Venezia Francesco Vianello. Modererà il convegno il presidente dell’associazione NordEstSudOvest Elso Resler. Il secondo, martedì sempre alle 17.30, con il tema “L’innovazione tecnologica nella gestione dei rifiuti e la produzione di energia”. E uno degli argomenti sarà l’Ecodistretto di Fusina, un modello nazionale per il trattamento dei rifiuti solidi urbani prodotti nel territorio. Saranno presenti il Chief Sustainability Officer di Strategy Innovation (spin off dell’Università di Ca’ Foscari) Matteo Civiero, l’amministratore delegato di Energintech Lorenzo Lastella e il direttore generale di Veritas, Andrea Razzini. A moderare il confronto ci sarà il tesoriere di NordEstSudOvest Alessio Molin. Il terzo mercoledì, ancora alle 17.30, con il convegno dal titolo “Ricomporre città sostenibili: Gorizia, Milano e Venezia”. Per la città del Friuli-Venezia Giulia, si parlerà di come si sta preparando a essere Capitale europea della cultura nel 2025 assieme alla vena Nova Gorica. Entrambe stanno lavorando a un’idea di riqualificazione urbanistica complessiva partendo da piazza Transalpina, sia nel versante italiano che in quello sloveno, e si ragionerà come sarà trasformata da qui ai prossimi quattro anni. 

Per Milano si discuterà degli interventi sui quartieri, mentre su Venezia saranno fatte delle riflessioni pure sulla futura torre da 70 metri in viale San Marco in Mestre. Sono stati chiamati a intervenire l’urbanista di Avanzi – Sostenibilità per azioni di Milano Claudio Calvaresi, la professoressa Laura Fregolent, docente di Tecnica e pianificazione urbanistica allo Iuav di Venezia e il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna. Sarà presente per un saluto un rappresentante del progetto Chorus e modererà il pomeriggio il vice presidente di NordEstSudOvest Pierantonio Belcaro. Dopo i primi tre giorni a Mestre, la “Settimana Europea dell’Energia Sostenibile” si sposterà a Venezia e poi Mira. Nella città lagunare, l’appuntamento di giovedì alle 17 sarà al Teatro dei Frari (San Polo Calle drio l’Archivio 2464/Q Venezia), con i contributi del direttore della sala stampa Sacro Convento di Assisi Padre Enzo Fortunato e del presidente di Fondazione Symbola Ermete Realacci. Il pomeriggio è curato da Shylock Centro Universitario teatrale di Venezia. Infine venerdì ci si sposterà all’auditorium della biblioteca comunale di Oriago di Mira (via Venezia 171/172). Dalle 20.30 si terrà un convegno su “Energia sostenibile: esperienze e progetti in Comune di Mira”. Dopo il saluto del sindaco di Mira Marco Dori, come relatori ci saranno l’assessore all’Ambiente di Mira Maurizio Barberini, Massimo Gattolin e Annamaria Pastore della Città metropolitana di Venezia, l’amministratore delegato di Energintech Lorenzo Lastella e il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro. A moderare il vice presidente di NordEstSudOvest Pierantonio Belcaro.

Fonte: Associazione NordEstSudOvest

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Domenica 24 ottobre 2021 a Codega Sant’Urbano (TV) la 7^ edizione del Festival delle Dop del Veneto

Prodotti a denominazione Veneto

L’emergenza pandemica ha spinto gli acquisti per la tavola verso prodotti locali e certificati. È quanto emerso dall’indagine realizzata da EngageMinds Hub, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica a Cremona. Oltre la metà degli intervistati, circa 4000, ha comprato cibi a “Km 0” e con certificazioni territoriali. Si stima che il 70% delle persone acquisti spesso o sempre prodotti Dop, Igp o Stg, ovvero a qualità certificata europea. Una conferma della forza di questo “paniere”, quello italiano è il più ricco tra i paesi europei, una vera e propria cornucopia colma di qualità, storia, tradizione, bellezza, bontà e forza economica anche turistica. Lo è per ogni Regione del Belpaese, specie per il Veneto che si contende con l’Emilia Romagna il primato nazionale. Infatti, dai prodotti a base di carne agli ortofrutticoli, dai formaggi agli oli, dai prodotti di origine animale ai vini, sono ben 89 i cibi e vini veneti riconosciuti dall’Unione Europea con l’attestazione di Denominazione di Origine.

Più in dettaglio si tratta di 18 DOP (Denominazioni di Origine Protetta), 18 IGP (Indicazioni Geografiche Protette), 29 vini DOC (Denominazioni di Origine Controllata), 14 vini DOCG (Denominazioni di Origine Controllata e Garantita) e 10 vini IGT (Indicazioni Geografiche Tipiche). In questo straordinario paniere, che fa del Veneto la prima Regione in Italia per numero di prodotti a marchio di qualità europeo, vanno aggiunti 5 prodotti STG (Specialità Tradizionali Garantite) e 3 Bevande Spiritose IG (Indicazione Geografica). Si tratta di sigle e loghi che talvolta possono anche generare un po’ di confusione tra i consumatori, che presentano un unico denominatore comune: il riconoscimento a livello europeo dell’altissima qualità di questi prodotti dell’agricoltura che complessivamente, secondo recenti stime dell’Osservatorio Ismea-Qualivita, valgono oltre 3,9 miliardi di euro, suddivisi tra vitivinicolo (88,7%) e agroalimentare (11,3%).

Tutto ciò sarà in bella mostra domenica 24 ottobre dalle ore 10:00 alle 18:00, nei padiglioni di GodegaFiere (Godega San’Urbano, TV) con la 7^ edizione del Festival delle DOP del Veneto, la kermesse dedicata alle eccellenze dell’agroalimentare regionale, promossa da Regione, Veneto Agricoltura e l’Amministrazione comunale locale. Un appuntamento unico per il pubblico e gli appassionati dei prodotti di altissima qualità della nostra agricoltura.

Non solo cibi: durante la giornata, che si terrà nel pieno rispetto delle normative anticovid (l’ingresso è gratuito ma è richiesto il green pass), sono previste degustazioni (formaggi, vini, miele, sopressa, prosciutto, etc.) e momenti di intrattenimento con musica e cabaret che coinvolgeranno il pubblico presente. Infine, all’esterno dei padiglioni fieristici, sarà in funzione una grande rostidora per la preparazione del prodotto principe del mese di ottobre: i marroni IGP di Combai e del Monfenera e quello Dop di San Zeno di Montagna (VR).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

La Grande Alluvione in mostra a Rovigo a partire dal 23 ottobre 2021

 

Da una catastrofe può derivare anche qualcosa di positivo? L’interrogativo – non privo di attualità – è alla base della mostra “70 anni dopo. La Grande Alluvione” promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e curata da Francesco Jori, in programma a Rovigo a Palazzo Roncale dal 23 ottobre al 31 gennaio prossimi. Ricordare oggi, a settant’anni di distanza, quell’evento è un dovere sociale”, afferma il presidente della Fondazione, Gilberto Muraro. “Non tanto, o non solo, per ripercorre una cronaca che si è fatta storia. Ma per capirne la genesi, ciò che nel tempo ha condotto a quei terribili giorni. Per riflettere, nell’oggi, sull’eterna e disattesa urgenza di rispettare i fiumi e l’ambiente. Ed è anche occasione per capire, mentre i testimoni diretti dell’evento diventano sempre più rari, cosa di esso sia rimasto nel dna personale e sociale dei Polesani, di quelli che hanno continuato a vivere in Polesine e dei Polesani costretti a nascere e crescere altrove. Per i quali la Grande Alluvione è un brano importante della storia familiare, ancora presente ma fatalmente destinato ad evaporare generazione dopo generazione”. Ma – aggiunge il Presidente Muraro – questa mostra intende soprattutto focalizzare come quella tragedia si ripercuota oggi nel tessuto fisico, sociale ed economico del Polesine. Cercando di indagare “cosa”, oltre al ricordo, al dolore, alle tragedie personali e sociali, derivi oggi – 70 anni dopo – da quell’Alluvione. Che certamente “bloccò” un territorio ma che orgogliosamente, grazie anche alle previdenze statali per le aree disagiate e agli aiuti di molti italiani e non solo, ebbe la forza di riprendersi, pur restando estraneo all’esplosione industriale che a partire dagli anni Sessanta mutò il volto di altre province del Veneto”.

“In carenza di un vero sviluppo del comparto industriale”, annota il curatore della mostra Francesco Jori –il Polesine ha puntato su quello agricolo, riqualificandolo e riqualificandosi, dal riso alla orticoltura. Un territorio che ha fatto di un Delta abbandonato e nemico, di una terra di malaria prima e di pellagra poi, una delle più ambite e importanti aree umide d’Europa, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio della Biosfera. Che ha saputo qualificare anche il patrimonio del suo mare, con la mitilicoltura e la pescicoltura di eccellenza. Che da quella tragedia è stato spinto a rispettare, tutelare e valorizzare il suo ambiente. E che ha ricominciato a guardare alla globalizzazione, ricordando di essere stato, per un millennio, quando Adria dava il suo nome ad un mare, uno dei gangli di incontro delle reti commerciali del mondo. In questi 70 anni non sono certo mancati distorsioni ed errori, fisiologico frutto dei tempi e della legittima necessità di lavoro e di benessere. Ma nel suo insieme questo territorio costituisce oggi un patrimonio ambientale e umano altrove perduto. Un patrimonio che consente oggi al Polesine di continuare a pianificare un futuro di qualità”. Foto in alto (un fotoreporter con la sua macchina fotografica cammina nell’acqua durante l’alluvione nelle campagne del Polesine; alle sue spalle in lontananza un operatore con cinepresa, 17 novembre 1951 ©Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo)

Fonte: Servizio stampa 

17-19 ottobre 2021, a Verona una speciale edizione di Vinitaly. E Coldiretti mette in mostra il vigneto d’Italia.

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Per la prima volta il Vinitaly (17-19 ottobre) apre in piena vendemmia con l’esposizione di tutti i grappoli d’Italia portati a Verona dalle diverse regioni nel salone “Vigneto Italia” creato dalla Coldiretti per scoprire la grande biodiversità e qualità dalle quali nascono le più prestigiose bottiglie del vino made in Italy. L’appuntamento è a partire dalle ore 9,30 di domenica 17 ottobre nella Casa Coldiretti di fronte all’ingresso della struttura fieristica (Ingresso Cangrande), nel padiglione 4 stand D3 con il presidente nazionale Ettore Prandini.

Un viaggio fra i grappoli che permette di conoscere, vedere e toccare con mano le antiche varietà di uva che sono la fonte dei grandi bianchi, rosati e rossi nazionali, i colori, le caratteristiche e le consistenze, curate dal sapiente lavoro di generazioni di viticoltori che garantiscono quelle proprietà uniche ed irripetibili dalla vigna alla tavola. Nel giorno di apertura sarà presentato nello stand della Coldiretti lo studio con la top ten delle denominazioni che hanno avuto il maggior incremento dei consumi in Italia.

Nei tre giorni della fiera saranno organizzati dalla Coldiretti momenti dedicati ai nuovi trend del mondo del vino, dalla produzione ai consumi, con una particolare attenzione all’internazionalizzazione e alla sostenibilità ma anche degustazioni e curiosità con la presentazione di indagini, ricerche ed esposizioni mirate.  Le nuove tecnologie e la difesa delle produzioni italiane saranno al centro dell’incontro “Nuove frontiere della viticoltura e tutela del Made in Italy” in programma lunedì 18 ottobre alle ore 11 nella sala Argento del Palaexpo al piano -1, con la presenza, tra gli altri, del presidente della Coldiretti Ettore Prandini, del Ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli, del governatore del Veneto Luca Zaia, del segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo, Riccardo Velasco, direttore del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia Crea, Mario Pezzotti, presidente della Società italiana di genetica agraria, Riccardo Cotarella, coordinatore del comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti, Attilio Scienza, professore dell’Università degli Studi di Milano,  Gabriella De Lorenzis, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali di Milano. Le prospettive dei mercati internazionali verranno, invece, trattate alle 14 sempre lunedì 18 ottobre nella sala Argento del Palaexpo al piano -1 nel convegno su “Il vino italiano alla prova della ripresa post Covid” (diretta streaming su www.coldiretti.it) con il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, i produttori Francesco Ferreri, che è anche coordinatore del comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti, Giorgio Polegato (Astoria), Francesca Moretti (Terre Moretti) Gianmaria Cesari (Umberto Cesari), assieme a un esponente dell’Ice e a buyers internazionali.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

 

Strategia forestale dell’UE: risultati positivi ma limitati

legname foreste

Sebbene negli ultimi trent’anni sia aumentata nell’UE la superficie coperta da foreste, il loro stato di conservazione è in peggioramento. Le pratiche di gestione sostenibili sono essenziali per conservare la biodiversità e contrastare i cambiamenti climatici nelle foreste. In una relazione speciale la Corte dei conti europea traccia un bilancio della strategia forestale dell’UE per il periodo 2014-2020 e delle principali politiche UE in questo ambito e segnala che la Commissione europea avrebbe potuto svolgere un’azione più incisiva a tutela delle foreste dell’UE, nei settori in cui quest’ultima ha piena competenza ad agire. Ad esempio, si poteva fare di più per combattere il disboscamento illegale e concentrare maggiormente sulla biodiversità e sulla lotta ai cambiamenti climatici le misure forestali attuate nell’ambito dello sviluppo rurale.

Le superfici boschive ricevono dal bilancio UE finanziamenti di gran lunga inferiori a quelle agricole, sebbene le due tipologie siano equiparabili per estensione. I finanziamenti UE per la silvicoltura rappresentano meno dell’1 % del bilancio della PAC e l’attenzione è posta soprattutto sul sostegno alle misure di conservazione e alle attività di piantumazione e ripristino delle superfici boschive. Il 90 % dei finanziamenti dell’UE per la silvicoltura è erogato tramite il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). “Le foreste assolvono una pluralità di funzioni utili a fini ambientali, economici e sociali, per cui è in corso la fissazione di limiti ecologici, ad esempio, per l’utilizzo delle foreste a scopi energeticiha dichiarato Samo Jereb, responsabile della relazione all’interno della Corte dei conti europea. “Le foreste possono servire da importanti pozzi di assorbimento del carbonio e aiutarci a ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici (quali incendi boschivi, nubifragi, siccità) e del calo della biodiversità, ma questo solo se sono in buone condizioni. Spetta alla Commissione europea e agli Stati membri intensificare gli sforzi per assicurare la resilienza delle foreste.”

La Corte ha constatato che le principali politiche UE affrontano i problemi della biodiversità e dei cambiamenti climatici nelle foreste dell’Unione, ma il loro impatto è limitato. Ad esempio, sebbene il regolamento UE sul legno vieti la commercializzazione di legno e prodotti da esso derivati di provenienza illegale, il disboscamento illegale continua a essere praticato. Vi sono debolezze nell’applicazione del regolamento da parte degli Stati membri e spesso mancano controlli efficaci, anche da parte della Commissione. Il telerilevamento (dati di osservazione della Terra, mappe e fotografie georeferenziate) offre un grande potenziale per il monitoraggio efficace di grandi superfici con un buon rapporto tra costi ed efficacia, ma la Commissione non ne fa un uso sistematico.

L’UE ha adottato varie strategie per ovviare alla scarsa biodiversità e al mediocre stato di conservazione delle foreste dell’UE. La Corte ha però constatato che la qualità delle misure di conservazione destinate agli habitat forestali rimane problematica. Benché l’85 % delle valutazioni degli habitat protetti riportino uno stato di conservazione cattivo o mediocre, le misure di conservazione sono per la maggior parte finalizzate a mantenere tale stato anziché a ripristinarne uno migliore. In alcuni progetti di imboschimento, gli auditor della Corte hanno riscontrato raggruppamenti di monocolture, mentre la combinazione di specie diverse avrebbe accresciuto la biodiversità e la resilienza a nubifragi, siccità e infestazioni. La Corte conclude che le misure di sviluppo rurale hanno avuto un impatto modesto sulla biodiversità forestale e sulla resilienza ai cambiamenti climatici, in parte a causa dei limitati importi spesi a favore delle foreste (in pratica, il 3 % della spesa totale per lo sviluppo rurale) e delle debolezze nella definizione delle misure. La mera esistenza di un piano di gestione forestale – condizione per ricevere i finanziamenti FEASR – offre scarse garanzie che i finanziamenti siano destinati ad attività ecosostenibili. Inoltre, il sistema comune di monitoraggio dell’UE non misura gli effetti delle misure forestali in termini di biodiversità o di cambiamenti climatici.

Informazioni sul contesto. In forza degli accordi internazionali sottoscritti (la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con il relativo obiettivo di sviluppo sostenibile n. 15), l’UE è tenuta a rispettare una serie di valori-obiettivo direttamente correlati alla biodiversità nelle foreste. Inoltre, i trattati dell’Unione europea invitano l’UE ad adoperarsi per lo sviluppo sostenibile dell’Europa. Tuttavia, la relazione 2020 sullo stato delle foreste europee è giunta alla conclusione che il loro stato di conservazione è, in genere, in via di deterioramento, come confermano anche altre relazioni e altri dati forniti dagli Stati membri. La Commissione ha reso nota la sua nuova strategia forestale dell’UE nel luglio 2021. La relazione speciale 21/2021 intitolata “Finanziamenti dell’UE per la biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici nelle foreste dell’UE: risultati positivi ma limitati” è disponibile sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu).

Fonte: Corte dei conti europea

24 ottobre 2021, in marcia a Cortina per tutelare le Dolomiti

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(di Luigi Casanova, presidente onorario Mountain Wilderness Italia Onlus) Domenica 24 ottobre alcune associazioni locali e con riferimenti anche nazionali hanno indetto una grande manifestazione a Cortina, titolata “Non nel mio nome“, contro alcune delle opere previste per le Olimpiadi 2026.

Se la più oscena di tutte riguarda la pista di bob (85 milioni già stanziati dalla Regione Veneto e non voluta dal CIO e CONI), preoccupano una lunga serie di altre opere che si stanno affacciando e progettando. In pratica si demolisce Cortina e si propone l’assalto definitivo alle Dolomiti con tre imponenti nuovi caroselli sciistici. Invitiamo quindi a partecipare alla manifestazione e all’adesione di associazioni o comitati, anche singole personalità, scrivendo due righe di adesione che saranno lette ad inizio manifestazione. E’ importante anche l’adesione di riviste, sia online che cartacee o altre situazioni che intendono tutelare le Dolomiti. Le adesioni, più sollecite possibile, devono pervenire scritte a peraltrestrade.cadore@gmail.com Info: Luigi Casanova (348.3592477) e Giovanna Deppi (348.7201103)di Domegge in Cadore. Informazioni sulle opere in corso di progettazione nei siti Per Altre Strade, Questo Trentino, Mountain Wilderness Italia, dal cui sito abbiamo tratto la foto pubblicata in alto a sinistra.

Nuove varietà di riso e viti resistenti ai cambiamenti climatici

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Nuove varietà di riso e viti  resistenti, pomodori con tolleranza a stress, meli con cicli vegetativi più lunghi. E ancora: flussimetri, stazioni meteo, elettrovalvole e modelli predittivi che indicheranno come comportarsi nei campi in caso di carenze idriche e situazioni meteo anomale. L’agricoltura si affida alla ricerca per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, che stanno stravolgendo le stagioni e i cicli delle colture, causando danni e perdita di redditività. Una ricerca che ha già un piede nel futuro con interessanti sperimentazioni, presentate nei giorni scorsi al convegno di Verona “Cambiamenti climatici e frutticoltura: subirne le conseguenze o gestirle?”, promosso da Confagricoltura Verona in collaborazione con Crédit Agricole, e moderato da Antonio Boschetti, direttore dell’Informatore Agrario.

Interventi. “I cambiamenti climatici, con frutta e orticole falcidiate da eventi sempre più violenti e imprevedibili, stanno mettendo a dura prova l’agricoltura, che anche quest’anno ha pagato un prezzo altissimo con intere colture decimate da grandine e tempeste, oltre che da gelate tardive e lunghi periodi di siccità – ha detto Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Abbiamo già parziali risposte dalle tecnologie più avanzate per cercare di gestire gli eventi imprevedibili, ma la strada è ancora lunga. Dovremo sempre di più puntare su strumenti innovativi come app, big data, sensori, immagini satellitari e droni, che potranno rendere le coltivazioni italiane più adatte al clima che cambia”. Secondo Davide Leonardi, vicedirettore regionale di Crédit Agricole, “sarà importante garantire forme di sostegno dedicate in questo delicato passaggio, che sta avendo un impatto enorme sui bilanci delle aziende agricole”. Giordano Emo Capodilista, vicepresidente nazionale di Confagricoltura e Paolo Ferrarese, vicepresidente regionale, hanno auspicato più attenzione e sostegno per le imprese agricole e un’accelerazione sulla ricerca, che in Italia e in Europa vede ancora molti pregiudizi nei confronti delle tecniche più innovative. Stefano Vaccari, direttore del Crea, Consiglio per la ricerca e l’economia in agricoltura, ha spiegato che 2.213 persone stanno lavorando nell’istituto per la ricerca italiana, di cui buona parte impegnata sulle nuove frontiere che sono  la genomica, la precisione, l’energia e la sostenibilità. “I cambiamenti climatici stanno spostando i paradigmi e i punti di riferimento – ha chiarito -. Le gemme anticipano i tempi, le gelate arrivano in tarda primavera, tornano fitopatie che non si vedevano da vent’anni, come la maculatura bruna delle pere. Stiamo perciò lavorando per produrre nuove varietà di piante che si adattino alle nuove condizioni, senza però cambiare il prodotto, perché anche tra vent’anni i consumatori vorranno il Prosecco, i kiwi e le mele veronesi, l’Amarone.  Con il genome editing, che non è ogm perché si rafforzano le piante utilizzando il loro dna, stiamo ottenendo piante di glera resistenti alle malattie, altre allo stress idrico e altre ancora agli eccessi di calore. Stiamo lavorando anche sull’agricoltura di precisione con sistemi previsionali per la difesa delle colture, di simulazione per ottimizzare le risorse idriche, di previsione delle rese per i seminativi”.

Risparmio idrico. Raffaele Giaffreda, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, ente di ricerca al top in Italia con oltre 400 ricercatori e 11 centri dedicati alle tecnologie e all’innovazione, ha sottolineato che il 20 per cento del territorio europeo è già interessato da condizioni di scarsità d’acqua. “Dobbiamo mettere a punto sistemi di risparmio della risorsa – ha precisato – utilizzando sensori che monitorano il contenuto di acqua nelle piante, ma anche reti ad ampia copertura, stazioni meteo, big data. La sensoristica potrà aiutarci anche con le gelate, per capire quando e dove intervenire, oppure nel monitorare le temperature. Tutto questo, però non può ricadere solo sulle spalle degli agricoltori: serve un approccio multidisciplinare che veda in campo istituzioni, enti di ricerca e altri attori del settore”. Oltre a Lucio Fedrigo, direttore di Gestifondo Impresa, che ha illustrato i nuovi strumenti che affiancheranno gli agricoltori nella gestione dei rischi, erano presenti nel parterre numerosi esponenti della politica. Oltre a Elisa De Berti, vicepresidente della Regione Veneto, che vede nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) un’opportunità per spingere l’acceleratore sulla sostenibilità, era presente Marco Andreoli, presidente della Terza commissione della Regione Veneto, che ha puntualizzato come il Veneto abbia il 23% della superficie agricola assicurata per 1,25 miliardi, prima regione in Italia per valore. “I risarcimenti e gli interventi compensativi sono però sempre insoddisfacenti – ha chiosato -, basti pensare che per i danni da gelate di quest’anno, stimati in 220 milioni solo per il Veneto, il ministero ha stanziato160 milioni per tutta Italia, peraltro non ancora assegnati. Nel Psr noi continueremo a dare un sostegno per realizzazione di impianti antibrina, antigrandine e antinsetto. In dicembre lanceremo un bando da 150 milioni con il quale finanzieremo, tra l’altro, attrezzature per il risparmio idrico e investimenti volti alla prevenzione”. Infine l’eurodeputato Paolo Borchia ha espresso preoccupazione per la nuova Pac, la Politica agricola comune, “che dà sempre più oneri e compiti agli agricoltori, tirando però il cordone della borsa sui contributi. Anche gli obiettivi Ue sull’impatto climatico zero entro il 2050 sono poco credibili, in quanto non siamo dotati delle tecnologie necessarie per attuare la rivoluzione verde”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Verona