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Biodiversità, in Pian Cansiglio (BL) la prima certificazione di prati e pascoli in Italia

biodiversità argav

La tutela della biodiversità e il benessere animale rappresentano valori e impegni imprescindibili per garantire sostenibilità e risorse per le nuove generazioni. E’ in questo contesto che il CSQA, leader nella certificazione nel campo agroalimentare, ha rilasciato la prima attestazione in Italia riguardante i prodotti lattiero-caseari; attestazione attribuita al Centro Caseario e Agrituristico dell’Altopiano Tambre-Spert-Cansiglio (Bl) per prodotti derivanti da animali che vivono in prati e pascoli con alti livello di biodiversità.  L’iter certificativo, avvenuto secondo lo standard “Biodiversity Friend®” della World Biodiversity Association, ha verificato l’elevato livello di biodiversità di prati e pascoli del Pian del Cansiglio. L’importante comunicazione è avvenuta in occasione della Fiera e Festival delle Foreste, organizzata l’11-12 settembre scorso da Longarone Fiere, Regione del Veneto e Veneto Agricoltura, nella piana della foresta demaniale regionale del Cansiglio.

Questi alti livelli di biodiversità assicurano un ambiente sano e un’alimentazione ricca di essenze per il bestiame al pascolo con ricadute eccellenti  sui prodotti lattiero-caseari da questi derivati. Si ricorda che “Biodiversity Friend®” è uno strumento di valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti che permette di misurare l’eccellente valore ambientale del Cansiglio: nascono così latte fresco e ottimi formaggi, interamente provenienti da  un territorio che rappresenta un’eccellenza ambientale. “Siamo molto orgogliosi – dichiara Federico Caner, assessore Regionale all’Agricoltura – che sia stato riconosciuto e misurato attraverso un sistema di certificazione nazionale l’enorme valore ambientale di prati e pascoli del Pian Cansiglio. Un patrimonio ambientale veneto che assicura biodiversità del territorio, valore sociale e corretta gestione della fauna. Ci auguriamo che questo importante riconoscimento, che rappresenta una best practice dell’agricoltura veneta, possa aprire la strada ad altre realtà di questa come di altre aree montane del nostro territorio. Va inoltre ricordato che i prodotti veneti rappresentano una leva importante non solo dal punto di vista enogastronomico ma anche da quello turistico. Anche per questo tali eccellenze potranno fregiarsi del marchio “VENETO, THE LAND OF VENICE”  riservato ai prodotti tipici e di qualità della nostra regione”. Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura, ha sottolineato che “l’Agenzia regionale ha fortemente voluto e sostenuto questo progetto sui territori di proprietà della Regione Veneto per valorizzare una delle aree di maggior rilievo storico e naturalistico a livello regionale e nazionale. Siamo convinti che la sostenibilità sia volano anche per la crescita economica e sociale di un territorio”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Deflusso ecologico, Anbi Veneto e Regione chiedono all’Ue di modificare l’applicazione della misura, in vigore dal 1 gennaio 2022, che rischia di nuocere all’ambiente, invece che migliorarlo 

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I dati parlano chiaro, rilasciare più acqua nei fiumi, nel rispetto delle nuove portate previste dal Deflusso Ecologico, significa privare d’acqua vasti territori, abbattere la produzione agricola, con danni notevoli a PIL e lavoro, compromettere ambienti generati dall’acqua e habitat naturali, distruggere paesaggi di straordinario pregio culturale e turistico con ripercussioni sulla ricarica di falda e dunque anche sulle risorgive e i fiumi da esse alimentati.” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, l’associazione dei consorzi di bonifica, al convegno nazionale “Emergenza per un territorio” di Anbi, Anni Veneto e consorzio di Bonifica Piave tenutosi giovedì 30 settembre a Quinto di Treviso, nel corso del quale si è affrontato lo scenario generato dall’applicazione del Deflusso Ecologico.

Uno scenario di crisi ambientale e occupazionale per vasta parte della Regione, a partire dai territori solcati dalle reti idrauliche che prelevano acqua dai fiumi Piave e Brenta, che risentirebbero drammaticamente della diminuzione di risorsa che dovrebbe essere lasciata nei fiumi. Uno scenario addirittura drammatico nelle parole del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia che senza mezzi termini parla di misura che “ammazzerà il territorio” e che dimostra come “l’Europa, quando scrive le direttive, non tiene conto delle specificità dei territori”. Per questo motivo “la Regione, a fianco dei consorzi di bonifica” è pronta anche a “procedere per vie legali” per tutelare ambiente e territorio, fermo restando che il tema del Deflusso Ecologico “va risolto a livello nazionale”.

La data a cui consorzi di bonifica, istituzioni, mondo ambientale e attività produttive – a partire da agricoltori e idroelettrico – guardano con apprensione è il 1° gennaio 2022, allorché, con l’entrata in vigore del Deflusso Ecologico secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acque (Direttiva Europea 2000/60/CE), per rilasciare un quantitativo d’acqua nei fiumi anche 3 volte superiore rispetto all’attuale, si diminuiranno sensibilmente i prelievi delle reti di canali che innervano vasti territori e che hanno generato nei secoli ambiente, attività produttive e un paesaggio di straordinario pregio culturale e turistico. “Mettiamo a rischio le nostre eccellenze agroalimentari”, afferma il presidente nazionale di Anni Francesco Vincenzi.

I dati illustrati dal consorzio di Bonifica Piave dimostrano che sull’area del proprio comprensorio, in pratica tutta la provincia di Treviso, se storicamente le stagioni critiche dal punto di vista di risorsa (dove per criticità significa una riduzione della disponibilità di risorsa maggiore del 20% rispetto alla media) sono 1 ogni 20 anni (l’ultima il 2003), con l’applicazione del Deflusso ecologico sarebbero 2 ogni 3 anni, con una situazione di grande criticità (una riduzione di oltre il 50% sulla media) 1 anno ogni 2. “Con questi dati chiudiamo il Consorzio” ha spiegato il presidente del Consorzio Piave Amedeo Gerolimetto, “ma ne soffrirà anche il comparto agricolo perché significa che in 20 anni avremmo perso il 46% della produzione lorda vendibile (PLV)”.

Il consorzio Piave, oggi, per irrigare i 50 mila ettari di comprensorio, preleva al massimo 55 metri cubi al secondo di acqua a fini irrigui ma con benefici ecosistemici ben più ampi come l’alimentazione della falda. In caso di riduzione, ogni 1,1 metri cubi d’acqua in meno, significa privare d’acqua mille ettari di territorio. Danni anche nel caso di energie rinnovabili, soprattutto a monte dove, secondo le sperimentazioni di Enel Greenpower, si riscontrerebbe “un deficit di energia rinnovabile di 930 milioni di kWh pari al consumo annuo delle famiglie delle province di Treviso e Belluno senza tuttavia miglioramenti in termini di qualità ambientale”. Sottrarre all’ambiente quella stessa acqua che l’ha generato nei secoli comporterebbe inoltre impatti ambientali su risorgive, ricarica di falda, siepi e corridoi ecologici ai margini dei corsi d’acqua, fauna ittica. Nel comprensorio del Brenta, significherebbe la fine del patrimonio ambientale, paesaggistico, storico-culturale delle rogge realizzate dalla Serenissima 4-500 anni fa.

Un disastro ambientale causato da una misura che nasce con buone intenzioni di tutela ambientale, ma che puntando tutte le attenzioni sui fiumi dimentica i territori. I dati alla mano, incontrovertibili, sono la carta da giocare in sede Comunitaria. L’autorità di bacino delle Alpi Orientali, per voce del Segretario Generale Marina Colaizzi spiega che: “studi, dati e informazioni emersi sono fondamentali per rappresentare a Bruxelles la situazione di criticità, spiegando che l’agricoltura sta investendo nell’efficientare l’utilizzo dell’acqua ma che vi sono numerosi servizi ecosistemici che non sono comprimibili, rischiamo insomma un costo sproporzionato rispetto al beneficio del rilascio del deflusso ecologico. Siamo certi che con questi dati l’Europa accoglierà la richiesta di una gradualità nell’applicazione del deflusso e anche nel rivedere il valore di questo quantitativo di acqua da rilasciare nel fiume.”

Al convegno hanno partecipato oltre 300 persone tra amministratori, rappresentanti delle attività produttive, in primis agricoltura e idroelettrico, organizzazioni ambientali e ovviamente tecnici idraulici e consorzi di bonifica. Tra i relatori, oltre ai vertici nazionali di Anbi, la Regione del Veneto è stata rappresentata ai massimi livelli dal presidente Luca Zaia e dagli assessori all’Agricoltura Federico Caner e l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin. Presenti inoltre, il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, il Ministero delle Politiche Agricole rappresentato dal Direttore Generale dello Sviluppo Rurale Simona Angelini, i presidenti delle commissioni Agricoltura del Senato Gianpaolo Vallardi e Ambiente della Camera Alessia Rotta, tutte le Autorità di Bacino Distrettuale d’Italia, le organizzazioni agricole regionaliLegambiente.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Riconquistare nelle città spazi pavimentati restituendoli alla natura e de-impermeabilizzazione dei suoli urbani tra i temi affrontati da “I maestri del paesaggio 2021”

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(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Si è tenuta anche quest’anno a Bergamo, “I Maestri del Paesaggio 2021“, manifestazione che nel mese di settembre arricchisce la città alta grazie ad Arketipos e lo stesso comune di Bergamo. In questa 11^ edizione (l’inaugurazione del secondo decennio) ci sono state varie novità e stimoli che fanno ben sperare per gli anni a venire.

Con la partecipazione straordinaria di Nigel Dunnett (1962), professore di Planting Design e Urban Horticulture presso il Dipartimento di Architettura del Paesaggio dell’Università di Sheffeld, in Inghilterra, una delle voci più autorevoli a livello mondiale per approcci innovativi ed ecologici nella progettazione del verde, è stata arredata Piazza Vecchia, oltre a una serie di altri vari allestimenti. Rispetto il decennio precedente quello che si apre ha definito un nuovo approccio: realizzare anche un lavoro permanente in modo che, anno dopo anno, questa occasione lasci un segno tangibile alla città di Bergamo. Durante la lectio magistralis di Nigel è stato sottolineato come sia quanto mai importante riconquistare nelle città spazi pavimentati restituendoli alla natura ma anche come anche i ritagli urbani possono essere la salvezza del domani. Per questo è importante il verde pubblico, chi se ne occupa e come i giardinieri siano le persone più importanti.

E’ stato ancora rilevato quanto si importante ed urgente ripensare le città in modo diverso, e in particolare il verde urbano, puntando su bassi input di gestione. Non è un caso che Nigel è l’autore del più grande giardino pluviale esistente in città (a Londra). Parallelamente alle esperienze di questo grande paesaggista c’è stata una mostra-laboratorio promossa dal Dipartimento di Ingegneria e Scienze applicate all’Università degli studi di Bergamo e dell’Orto Botanico “Lorenzo Rota” per sensibilizzare sul tema della de-impermeabilizzazione dei suoli urbani: “DePavimentiamoCi, prove di riconciliazione tra costruito e naturalità”. Ora è calato il sipario su questa manifestazione ma sono stati lanciati dei semi e un pensiero di entusiasmo di Nigel: “che cosa incredibile e potente è rendere felice le persone con piante e fiori”. Appuntamento al 2022 per un altro passo avanti nella riconquista di città più vivibili.

A Medaglino San Vitale (PD) aperto il museo della canapa

Particolare museo canapa

Fino alla seconda metà del secolo scorso la canapa era una coltivazione assai diffusa nella Bassa Padovana e ora, a Megliadino San Vitale, in provincia di Padova, un museo ne celebra la storia proprio mentre l’agricoltura riscopre questa pianta dai mille usi. Nato da un’idea dell’associazione “Il Ponte” e con l’appoggio dell’amministrazione comunale il museo della canapa raccoglie preziose testimonianze, dagli strumenti agli oggetti della vita quotidiana, di un passato in cui l’uso della canapa era rilevante per tutto il territorio del Montagnanese.

Il museo è allestito nella sala polivalente alla pineta comunale di via 28 Aprile. E un vero e proprio ecomuseo, parte del progetto #tuttamialacittà: le azioni di rigenerazione urbana del Volontariato per le comunità locali di Cavv-Csv di Venezia. L’iniziativa è finanziata dal Comitato di Gestione del Fondo Speciale Regionale per il Volontariato del Veneto. Al taglio del nastro, c’era il sindaco Silvia Mizzon insieme ai partner dell’iniziativa e agli agricoltori di Coldiretti Padova impegnati attivamente nel recupero della coltivazione della canapa insieme ad alcuni imprenditori. Con loro, Arianna Lazzarini, deputato nonché sindaco di Pozzonovo, Albero Zannol, dirigente della sezione agroalimentare della Regione Veneto e Anita Filippi dell’Associazione “Il Ponte” che si occupata dell’allestimento del museo.

Una pianta versatile. Il museo, aperto al pubblico,  effettua ricerche sulle testimonianze materiali, le acquisisce, le conserva e le espone per promuovere la coltura della canapa anche oggi perché dalla sua lavorazione non si producono solo fibre tessili ma anche farine, olio, prodotti cosmetici, materie prime biodegradabili e molto altro ancora. A questo proposito Coldiretti Padova da anni sta lavorando con un affiatato pool di imprenditori agricoli della zona, in particolare giovani, alla costruzione di una filiera della canapa dal seme ad uno dei tanti prodotti finiti che si ottengono da questa pianta. Una coltivazione, questa, che ben si adatta anche ai cambiamenti climatici degli ultimi anni, non teme la siccità e non richiede numerosi trattamenti. Inoltre, le radici di questa pianta favoriscono la bonifica del terreno perché sono in grado di asportare e trasformare gli elementi inquinanti. Per sfruttarne le potenzialità è necessario costruire una filiera produttiva che consenta anche di ottimizzare i costi di produzione, ha spiegato Paolo Roncon, responsabile ambiente e filiere innovative di Coldiretti Padova: “Con gli agricoltori interessati stiamo lavorando a soluzione che permettano lo sviluppo tecnologico di impianti mobili per la separazione della fibra dal canapulo, per abbattere i costi di lavorazione e favorire l’impiego della materia prima nella bioedilizia e nel settore tessile. La canapa è ideale per la produzione di alimenti e cosmetici, di semilavorati per le industrie e attività artigianali, di materiale organico per bioingegneria e bioedilizia, per la fitodepurazione, coltivazione per attività didattiche e di ricerca, coltivazioni destinate al florovivaismo e usi energetici per autoproduzione. La fibra di canapa può essere usata inoltre nel calzaturiero, nella pelletteria e nella produzione di accessori. Più controverso è l’aspetto che riguarda l’uso delle inflorescenze. La legge 242 infatti non nomina le infiorescenze ma neppure  ne vieta l’utilizzo. Questo fatto ha creato un ambiguità nell’interpretazione della norma dando vita al fenomeno della “cannabis light”, con tutte le contraddizioni del caso. Qualcosa si sta muovendo comunque: nel 2021 l’Ufficio Centrale Stupefacenti della Direzione Generale dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico ha rilasciato le prime autorizzazioni alla coltivazione di Cannabis Sativa da sementi certificate di varietà consentite dalla normativa europea, per la fornitura di foglie e infiorescenze  a officine farmaceutiche autorizzate. Pertanto l’azienda agricola che intenda chiedere l’autorizzazione alla coltivazione deve necessariamente stipulare  un accordo di conferimento del materiale vegetale di partenza, vale a dire foglie e infiorescenze”.

Formazione. Coldiretti ha promosso anche uno specifico percorso formativo per gli agricoltori già impegnati nella coltivazione della canapa o interessati ad intraprendere anche questa strada. “Non un semplice ritorno al passato, – ha aggiunto in conclusione Massimo Bressan,  presidente di Coldiretti Padova- , ma la riscoperta sotto una nuova luce e con una maggiore consapevolezza di una coltivazione che può essere valorizzata sopratutto grazie alle nuove tecniche di coltivazione, all’innovazione tecnologica e ai nuovi sbocchi produttivi. C’è la possibilità di sfruttare il valore aggiunto che ci offre questa coltivazione, finora in gran parte inespresso. Dobbiamo sviluppare proprio il business, attraverso la rete d’impresa fra i produttori interessati. Oltre alle questioni legali dobbiamo lavorare anche al superamento della burocrazia per le imprese“. Prospettive approfondite da due imprenditori presenti all’inaugurazione, Maurizio Poloni, che ha affrontato gli aspetti relativi alla produzione in campo edilizio, e Michele Ruffin, attraverso esempi concreti di utilizzo della canapa nel calzaturiero, nella pelletteria e accessori. Lo storico Gian Antonio Lucca e la docente Alessandra Mistrello hanno ripercorso le vicende storiche della coltivazione della canapa. Nel museo della canapa si possono trovare gli strumenti del mestiere come la gramola, i pettini, la mulinello, il telaio e sono esposte le testimonianze vissute di tutto ciò che riguardava il trattamento di questa fibra naturale, dalle sementi al prodotto finito, dalle matasse alla realizzazione di cordame, tappeti, biancheria. Inoltre sono esposti i pannelli dove si ripercorrono le varie fasi della lavorazione della canapa.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Antonio Pigafetta e i primordi della globalizzazione alimentare, venerdì 1 ottobre incontro alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” in occasione del Festival dell’Agricoltura 2021 a Bressanvido (VI)

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Nell’ambito del Festival dell’Agricoltura 2021, promosso dall’amministrazione di Bressanvido (VI) e di cui “La Vigna” è partner, venerdì 1 ottobre 2021 alle ore 17.30 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza (in contra’ Porta S. Croce, 3) l’appuntamento “Antonio Pigafetta e i primordi della globalizzazione alimentare”, un interessante incontro culturale durante il quale il prof. Francesco Mezzalira, naturalista studioso di storia degli aspetti scientifici dei viaggi di esplorazione, presenterà il suo nuovo libro “Storia naturale del viaggio di Antonio Pigafetta attorno al Mondo”. L’opera, che si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il 500° anniversario del viaggio di Pigafetta, è pubblicata con il patrocinio dell’Accademia Olimpica di Vicenza, dell’Associazione Pigafetta 500, del Consolato Onorario del Cile a Vicenza, degli Amici dei Musei di Vicenza e della Biblioteca Internazionale “La Vigna”.

Sono passati 500 anni dallo straordinario viaggio di Pigafetta con Magellano e con lo sguardo retrospettivo di oggi quell’impresa si configura, a livello simbolico e non solo, come l’inizio della globalizzazione, in particolare nel campo alimentare. Il tema è di grande rilevanza per le notevolissime implicazioni che la globalizzazione comporta e che devono essere valutate alla luce della loro sostenibilità. In appendice il volume propone la traduzione integrale in lingua inglese del testo, in modo da consentire una fruizione internazionale dei contenuti originali dell’opera. La ricca bibliografia e sitografia fornisce agli studiosi importanti informazioni per approfondire i diversi argomenti trattati. Interventi. Danilo Gasparini, presidente del Consiglio Scientifico della Biblioteca Int. “La Vigna”, Francesco Mezzalira, autore. L’autore. Francesco Mezzalira, laureato in scienze biologiche all’Università di Padova, è docente di scienze naturali al Liceo G.B. Brocchi di Bassano del Grappa e libero ricercatore nel campo della storia della scienza e delle rappresentazioni della natura. Oltre a svolgere attività di divulgazione in questo ambito come conferenziere, è autore di diversi saggi, tra i quali Bestie e bestiari (ed. Allemandi), Le immagini degli animali tra scienza, arte e simbolismo (ed. Angelo Colla) e Viaggi e scienza (ed. WBA project).

Modalità di partecipazione. In presenza: visto il numero limitato di posti, è richiesta la prenotazione obbligatoria presso la segreteria della Biblioteca Internazionale “La Vigna”: info@lavigna.it |Tel. 0444543000. Accesso consentito solo con Green Pass. Diretta Facebook: la conferenza verrà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook della Biblioteca Internazionale “La Vigna”: https://www.facebook.com/bibliotecalavigna01

Il Festival dell’Agricoltura. Giunto alla settima edizione, il Festival dell’Agricoltura di Bressanvido propone, per l’anno 2021, il tema “Agroecologia: il paesaggio in tavola”. Il sistema agricolo presente nel territorio di Bressanvido e nei dintorni costituisce uno dei più significativi esempi di agroecologia, intesa come un insieme di scienza, pratica e movimento sociale, presente a livello nazionale. Infatti, la struttura paesaggistica basata sui prati permanenti, su un sistema idrogeologico costituito da una fitta rete di canali, finalizzato già dai tempi della Repubblica di Venezia al contenimento delle piene del Brenta e dalla presenza di piccoli- medi allevamenti dediti alla produzione del latte, consente di mantenere e migliorare lo stato degli ecosistemi, fornire prodotti lattiero-caseari di sicura provenienza e di altissima qualità e servizi ricreativi per la collettività. Non va poi dimenticato che le positività del sistema di Bressanvido si estendono anche alla montagna vicentina, poiché il legame creatosi durante la prima guerra con l’accoglienza in pianura di persone bisognose di allontanarsi dal fronte bellico dell’Altopiano, consente la monticazione delle mandrie con l’apertura delle malghe nel periodo estivo e che si conclude con la transumanza. Tutto questo ha positive ricadute sul corretto mantenimento di cotiche erbose, fondamentali per la caratterizzazione del paesaggio, per la salvaguardia dell’assetto idrogeologico montano e soprattutto sulla produzione di formaggi molto apprezzati dal consumatore e a forte valenza nutraceutica. Maggiori informazioni: http://www.festivalagricoltura.it/

Fonte: Biblioteca Nazionale La Vigna

Dal 16 ottobre al 20 novembre 2021 corso ambientale itinerante sul territorio fra Brenta e Saccisica

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L’associazione Intercomunale Brenta Sicuro, nell’ambito dei corsi dell’Università Popolare del Nordest sorta a Camponogara (VE), propone il corso ambientale itinerante “Ambiente e territorio fra Brenta e Saccisica”. Il corso, che si prefigge di far conoscere e apprezzare il territorio e, in particolare, le aree umide e i boschi bisognosi di tutela e rispetto, sarà condotto da Federica Cattaneo, guida naturalistica–ambientale, che porterà i partecipanti, in 6 lezioni, alla scoperta di aree poco conosciute e da preservare.

Le date previste, al raggiungimento del numero minimo dei partecipanti (numero massimo 25 persone) sono le seguenti: 16 ottobre: in aula; spiegazione del contesto ed introduzione generale, 23 ottobre: visita all’oasi di Cà di Mezzo di Codevigo, 30 ottobre: visita alla area umida di Cava Carraro a Campolongo Maggiore, 6 novembre: visita all’area di Brenta Secca a Corte di Piove di Sacco, 13 novembre: visita all’area umida di Camponogara lungo la futura idrovia, 20 novembre: visita al bosco di pianura di Polverara creato da Spiritus Mundi. Per informazioni ed iscrizioni al corso:tel. 041/51.58.030, 331.822.85.33, segreteria@unipopnordest.it oppure, fino al 03.10.21, nei seguenti orari dal martedì al venerdì, dalle 18:00 alle 20:30, sabato dalle 09:30 alle 12:30, domenica dalle 09:30 alle 12:30, presso la sede dell’Università Popolare di via Giovanni XXIII, n. 44 a Camponogara

I luoghi che si andranno a scoprire/1. L’oasi di Cà di Mezzo si estende per 28 ettari fra il Bacchiglione ed il canale altipiano. L’area faceva parte dell’antico alveo del Bacchiglione; un’antica palude che si stendeva fino al mare. Localizzata nel comune di Codevigo (PD). Scopo del progetto era di risanare la laguna attraverso la fitodepurazione di aree inquinanti in 5-6 giorni il tempo medio di “residenza dell’acqua e di deposito di materiali solidi”. Prima del progetto l’area era utilizzata a scopo agricolo ma era soggetta a costanti allagamenti. Oltre ad assolvere il prezioso compito di disinquinare le acqua in uscita e verso la laguna, l’area, naturalizzandosi, è diventata pregevole dl punto di vista ambientale con flora e fauna con cannuccia di palude che ospita molte specie di uccelli ed anellidi, il giunco, la Thypha ed i lembo di bosco costituito da salici. Molti i volatili presenti: dal tarabuso, uccello poco comune e difficile da osservare, alla cannaiola al picco maggiore. L’autorità ambientale della regione veneto ha indicato nel 2012 l’area come estremamente importante dal punto di vista naturalistico.

I luoghi che si andranno a scoprire/2. Cava Carraro. L’area, di proprietà privata, è situato a Bojon di Campolongo Maggiore. Ha una estensione di 15.000 mq e si trova in prossimità del fiume Brenta con vegetazione tipicamente palustre alimentata da una propria falda freatica e presenta una ricca varietà di flora e fauna. La vegetazione è composta da olmo, salice, pioppo, con alberi anche imponenti. Grande varietà a livello di arbusti e animali: dal corniolo con flora tipica delle paludi, al rospo comune, al tritone crestato al picchio rosso. Il P.A.T. (piano assetto territoriale) dei comuni di Piove di Sacco e Campolongo Maggiore ha stabilito che “le aree a ridosso del fiume Brenta costituiscono una importante connessione ecologica”.

I luoghi che si andranno a scoprire/3. Brenta Secca, di proprietà privata, è situata in parte a Bojon di Campolongo Maggiore e a Corte di Piove di Sacco. L’area è collocata in quello che era, dal 1507 al 1858, il letto del Brenta. Oggi è compresa fra l’argine destro del Brenta ed il vecchio sinistro, quello che ha delimitato il corso del Brenta fino a metà del ‘800. L’area è un residuo di palude bonificata dopo l’ultima diversione del Brenta attorniata da ampie coltivazioni. Solo fino a qualche decina vi erano vari stagni d’acqua, oggi presenta solo piccole zone umide con la presenza di carice, tipica specie, ninfea bianca cannuccia di palude. A metà del ‘900 nell’area vennero ritrovati reperti archeologici del primo millennio a.C. di epoca veneta. All’inizio del XXI secolo i ritrovamenti diedero l’idea al gruppo Archeologico Mino Meduaco di Campolongo Maggiore di progettare un’area naturalistica-archeologica che avrebbe notevolmente valorizzato le peculiarità ambientali e storiche. Dopo un forte, e totale, iniziale entusiasmo, accompagnato dall’impegno dei due comuni e delle due provincie, il progetto si è totalmente bloccato a causa della scarsa lungimiranza della politica. Oggi il progetto si è arenato e l’area è, sostanzialmente sconosciuta ai più ed a rischio di essere irrimediabilmente deturpata dalle coltivazioni che la circondano. Si rende, quindi, assolutamente necessario porre al centro dell’attenzione l’area affinchè possa essere preservata e valorizzata, magari con progetti legati al rischio idraulico, vista la conformazione dell’area.

I luoghi che si andranno a scoprire/4. Area umida di Camponogara. L’area, frutto di un lungimirante progetto del Consorzio di Bonifica Bacchiglione, ha una estensione di 36.600 m², lungo lo scolo Brentoncino. Ha il compito di immagazzinare le acque per permettere alle piante elofite, poste all’interno dell’area, di depurarle. La sosta prolungata delle acque permetterà di ridurre la presenza di sostanze come azoto e fosforo che risultano dannose per l’ecosistema della laguna. Prevista, inoltre, la ricalibratura e l’ampliamento della sezione dell’alveo dello scolo II Diramazione Brentoncino in comune di Camponogara, garantendo un maggior invaso delle acque per favorire la fitodepurazione delle acque e il miglioramento della sicurezza idraulica della zona. Un intervento di grande valenza, sia dal punto di vista ambientale che per quanto riguarda la sicurezza idraulica e una migliore gestione dell’acqua durante la stagione irrigua oltre che una importante fitodepurazione per le acque del Brentoncino. L’opera si colloca esattamente sul percorso della futura idrovia e ne anticipa, in qualche modo, alcuni indubbi vantaggi ed opportunità ambientali.

I luoghi che si andranno a scoprire/5. Bosco di pianura di Polverara. Il bosco, creato grazie alle determinazione dell’associazione Spiritus Mundi, nasce con l’intento di riporporre al naturalità del territorio, cosparso, fino a non molti decenni fa di estese estensioni di boschi. La piantumazione, progettata sulla base delle piante tipiche dei nostri territori, partirà dalle piccole pianatine che faranno il loro naturale percorso di crescita radicale ed aereo. Al termine il bosco diventerà fruito dai cittadini. L’azione di Spiritus Mundi prevede la realizzazione di molti boschi di pianura, sempre in collaborazione con le amministrazioni che concedono le aree per le piantumazioni. Un nuovo bosco diffuso che in futuro sarà protagonista positivo, al posto di anonime rotonde, diffuse aree artigianali semivuote ed abitazioni spesso anonime.

Fonte: Associazione Brenta Sicuro

1- 3 ottobre 2021, a Montagnana (PD) si tiene la seconda edizione di “VINO nel Castello”

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Dopo il successo del Montagnana Wine Festival dello scorso luglio, dall’1 al 3 ottobre Montagnana (PD) torna ad ospitare “VINO nel Castello“,  versione “Diamante” del format dedicato alla degustazione e promozione dei prodotti vitivinicoli e dell’agroalimentare del territorio compreso tra le provincie di Padova, Verona e Vicenza, arricchita di nuovi contenuti. La tre giorni enogastronomica si svolgerà in uno degli angoli più affascinanti della città, ossia “Castel San Zeno”, allestito per l’occasione come una vetrina dei sapori.

Prodotti e produttori. Vini, certo, ma anche tutte quelle eccellenze nate dalla tradizione alimentare del territorio, riconosciute come espressione della grande biodiversità che caratterizza questa parte del Veneto e oggi vero vanto dell’enogastronomia regionale. I suoli vulcanici degli Euganei, dei Lessini e della Pedemontana Vicentina, e quelli calcarei dell’area Berica saranno rappresentati da più di 50 produttori vitivinicoli e da 11 consorzi vinicoli che concorreranno nel creare un unico grande racconto di questa terra fatto di profumi, gusti e sapori ai quali si accompagneranno, ovviamente, quelli dei cibi.

Aree Food. Ai piatti in degustazione saranno dedicate delle Aree Food con un’offerta che spazierà dalle cruditè di pesce, (in abbinamento alle bollicine e ai vini fermi Durello Monti Lessini, Soave, Arcole e Merlara) ai formaggi locali e alle pennette alla Montagnanese. Veri protagonisti di questa seconda edizione saranno i bolliti misti & pearà e le carni salade, proposte in collaborazione con cantina Battisti, ristorante di Vago di Lavagno (VR).

Degustazioni enologiche. Le degustazioni enologiche saranno coordinate da AIS – Associazione Italiana Sommelier Veneto, con la possibilità di accedere all’area “Wine Lounge” nel cuore di piazza Trieste. In questo spazio, ogni sera a partire dalle ore 18.30 con cadenza di mezz’ora, saranno proposte degustazioni guidate con protagonisti i vini delle province di Vicenza, Padova e Verona, presenti alla manifestazione. Un esperto sommelier accompagnerà nella degustazione i partecipanti, presentando le etichette in mescita attraverso le caratteristiche dei vini e dei territori di produzione. Il tutto acquistabile in prevendita o sul posto in base alla disponibilità (posti limitati). AIS Veneto omaggerà tutti i partecipanti con uno sconto sull’iscrizione ad uno dei corsi in partenza nel primo semestre 2022, così da ampliare le proprie conoscenze sull’affascinante mondo del vino.

Assaggi liberi e Montagnanese in fiera. Il resto degli assaggi sarà possibile farlo direttamente alle postazioni assegnate ai vari produttori coinvolti che, come nella prima edizione, troveranno posizionamento fronte a Castel San Zeno di piazza Trieste nel congiungersi nel cuore del centro storico, ove sarà presente “Montagnanese in fiera” – importante fiera agricola-campionaria giunta alla sua 20esima edizione.

I migliori gin artigianali del Veneto e del Trentino Alto Adige. All’Arena Martinelli Pertile, ai piedi della Torre di Ezzelino, troverà spazio un’area interamente dedicata alla degustazione dei migliori gin di produzione artigianale Veneti e del Trentino Alto Adige.

Sicurezza anti Covid e rispetto dell’ambiente. Per quanto riguarda le degustazioni, anche “VINO nel Castello” sostituisce i tradizionali coupon cartacei per affidarsi alla tecnologia di un bracciale elettronico che, oltre e contenere il credito per i vari assaggi, permetterà di ridurre significativamente le file, anche attraverso una prevendita partita il 14 settembre scorso, e di limitare i contatti in un’ottica di attenzione e rispetto alle disposizioni anti Covid permanenti. La sicurezza e l’attenzione saranno due imperativi della tre giorni, sensibilità rivolta anche all’ambiente tanto che anche in questa edizione le tradizionali sacche porta bicchiere – altrove realizzate in tnt/plastica – saranno in fibra di cellulosa certificata Fsc, prodotte da un’azienda montagnanese, e tutti i rifiuti prodotti saranno compostabili.

Presentazioni e convegni, ospite d’eccezione: Federico Quaranta di Radici su Rai 1. Il vino sarà anche argomento di presentazioni e dibattiti. Due gli appuntamenti da segnare in calendario: sabato 02 ottobre alle ore 18:30 con la presentazione de “Il DURELLO dei MONTI LESSINI – identità e carattere di un autentico autoctono”, un’affascinante opera editoriale ricca di storia e cultura dedicata ad uno dei vini immagine del Veneto, e domenica 03 ottobre alle ore 18:00 con l’appuntamento dedicato a “VITIGNI DAL PASSATO PER I VINI DEL FUTURO”: incontro/degustazione presentato dal volto noto di Federico Quaranta – conduttore della bellissima trasmissione di Rai1, Radici, e Decanter su Radio2 – insieme al direttore del magazine Con i piedi per terra Mauro Gambin e il giornalista enogastronomo e “viaggiatore” Renato Malaman, che avrà per protagonisti gli enologi Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi, da anni impegnati nella ricerca di antichi vitigni che possono diventare la risposta al cambiamento climatico.

Arte, musica e cultura. Non mancherà l’arte, con le mostre degli artisti montagnanesi: Carmen Cassighi; Matteo Dal Santo; Franco Trevisan, non mancherà la musica, soprattutto con le selezioni di brani degli anni ‘70, e di certo non potrà mancare la visita alle bellezze della città, con agli accessi gratuiti al Mastio di Ezzelino curati dall’Associazione Culturale Murabilia Affascinaturismo. “L’edizione di quest’anno – spiega Alberto Bernardi, presidente dell’Associazione Montagnana 365, ideatore del progetto e vero motore di tutte le relazioni e i rapporti utili necessari per portare a Montagnana ogni espressione dei sapori del territorio – rappresenta la rinnovata sfida di fare qualcosa di veramente importante per la nostra città e per i nostri territori. Dall’1 al 3 ottobre si concretizzeranno mesi di lavoro quotidiano trascorsi nel creare contatti, sinergie, sane relazioni, proposte di valorizzazione della cultura nella quale siamo immersi. Fieri del rapporto con le tante realtà produttive locali che hanno rinnovato la partecipazione alla nostra iniziativa e che quindi credono nel nostro modo di promuovere anche il loro lavoro”. Il resto del festival sarà portato dai volti dei quanti parteciperanno, perché il risultato finale dovrà essere una foto, un’immagine complessiva di questa terra compresa tra le provincie di Padova, Verona, Vicenza perché, come recita il payoff di quest’anno, il VINO nel Castello sarà “Sapori, profumi, voci e volti del territorio”.

Fonte: Servizio stampa “VINO nel Castello”

25-26 settembre 2021, Giornate Europee del Patrimonio, ecco le passeggiate patrimoniali nel Padovano targate Wigwam

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Tema 2021 delle Giornate Europee del Patrimonio promosse dal Consiglio d’Europa è rendere il Patrimonio accessibile a tutti, appello accolto anche dalle Comunità Locali equo-sostenibili Wigwam del Padovano con un ventaglio di passeggiate patrimoniali adatte a tutti.

In generale. Si va dalla riscoperta di Prato della Valle di Padova alla visita al cantiere del progetto Green Granze col Circolo Wigwam Il Presidio di Padova Camin nell’ambito cittadino. Nell’area collinare proposta un’escursione alla scoperta, anche in esterno, dei fossili del Museo di Cava Bomba per imparare a riconoscere rocce e fossili dei Colli Euganei. Nell’area periurbana cittadina, a Ponte San Nicolò viene proposta una visita guidata dal titolo “Un Ponte per tutti: passeggiata storico-culturale alla scoperta del Capoluogo”, a Casalserugo un’escursione per conoscere i Patriarcati in bicicletta, a Legnaro la proposta dal titolo “CAA giochiamo e biciclettiamo alla scoperta del nostro patrimonio inclusivo”. Per finire, in Saccisica, ci sono le proposte del Circolo di Campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco “La solidarietà Inclusiva del ricamo Fascia Burkina” e “Patrimonio giovani: Educare alle emozioni per prevenire il bullismo”.

Nel dettaglio. A Padova città, 26 settembre 2021 – ore 16:00 Alla riscoperta del “Prato della Valle” di Padova. Prato della Valle con mezzi propri e ritrovo alla fontana dell’Isola Memmia Adesioni: +39 340 3735855 smonker@libero.it (storico Adriano Smonker). A Padova-Camin, 25 settembre 2021 – ore 9:00-12:00 e 15:00-18:00 Visita al cantiere del progetto Green Granze al Giardino dei Ranuncoli via Delle Granze Sud – Camin (Pd) Adesioni: +39 338 4238191 ilpresidio@wigwam.it (presidente Stefano Pagnin). A Cinto Euganeo (Pd), 25-26 settembre 2021 – ore 8:30 Dai sassi del sentiero ai fossili nel Museo: impariamo a riconoscere rocce e fossili dei Colli Euganei, partenza dall’Orto Didattico della Scuola Primaria di Fontanafredda – frazione di Cinto Euganeo (Pd) Adesioni: +39 346 4054901 (insegnante Maria Liberni) marialiberni.68@gmail.com e +39 380 1830644 naturalmenteveneto@gmail.com (guida naturalistica Carlotta Fassina). A Ponte San Nicolò (Pd), 26 settembre 2021 – ore 16:30 Visita guidata – Un Ponte per tutti: passeggiata storico-culturale alla scoperta del Capoluogo, ritrovo presso Centro Civico Mario Rigoni Stern, Piazza Liberazione, 1 – Ponte San Nicolò (Pd) Adesioni: +39 049 8961532 biblioteca@comune.pontesannicolo.pd.it  (assessora Alessia Ziglio). A Casalserugo (Pd), 25-26 settembre 2021 – ore 8:30 Imparare i Patriarcati, in bicicletta alla riscoperta del territorio Biblioteca Comunale – Via Roma – Casalserugo (Pd) Adesioni: +39 347 3122063 segreteria@comune.casalserugo.pd.it (assessore Federico Nicolé). A Legnaro (Pd), 25 settembre 2021 – ore 14:30 CAA giochiamo e biciclettiamo alla scoperta del nostro patrimonio inclusivo Corte Benedettina – Via Roma, 34 – Legnaro (Pd) Adesioni: +39 329 2107727 cristina.licata@comune.legnaro.pd.it (assessora Cristina Licata). APiove di Sacco (Pd), 26 settembre 2021 al Circolo di Campagna Wigwam Arzerello ore 16:00-21:00La solidarietà Inclusiva del ricamo “Fascia Burkina” con l’Associazione Isola dei Tesori, Adesioni: +39 349 0926417 lisoladeitesori@alice.it (presidente Giovannina Giraldo) ore 19:30 – Patrimonio giovani: Educare alle emozioni per prevenire il bullismo con l’Associazione Eligere, Adesioni: +39 320 9452131  info@associazioneligere.com (presidente Annunziata Chiariello).

Fonte: Wigwam

Venerdì 24 settembre 2021, in occasione dell’incontro Argav-Wigwam, corso di formazione giornalisti sulla nuova Pac. Al termine, presentazione della nuova edizione de “Il Varmo”, a cura del socio Emanuele Cenghiaro

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Con la fine dell’estate, ricominciamo gli ormai tradizionali incontri dell’ultimo venerdì del mese al Circolo di Campagna Wigwam, ad Arzerello di Piove di Sacco (PD). La novità della stagione è che tali incontri avranno una prima parte (dalle ore 19.00 alle ore 21.00), accreditata come corso di formazione dall’Ordine dei Giornalisti, a cui, comunque, potrà partecipare chiunque fosse interessato. Quindi, venerdì 24 settembre p.v. dalle ore 19.00, parleremo de “La politica agricola comune 2023-2027: inquadramento e principali novità” con Samuele Trestini, docente di economia e politica agroalimentare all’Università degli Studi di Padova-Dipartimento TESAF. Al termine, avremo un altro ospite in via di definizione, prima del consueto momento conviviale a cura dell’anfitrione, Efrem Tassinato.

Al termine, ci sarà la presentazione della nuova edizione de “Il Varmo”, novella di Ippolito Nievo, a cura del socio Argav Emanuele Cenghiaro, giornalista/ editore. Il Varmo è un breve fiume, che confluisce nel più grande Tagliamento, al quale scorre parallelo per una parte del suo corso nella campagna friulana.

Mercoledì 22 settembre, ore 17, con il seminario web su ricerche e sperimentazioni per la coesistenza di specie, si concludono gli incontri sul giardino “Naturale inclinazione”

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Mercoledì 22 settembre alle ore 17, con un seminario su ricerche e sperimentazioni per la coesistenza di specie, proposto sulla piattaforma Zoom, si conclude il ciclo di incontri sul giardino Naturale inclinazione, organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e ispirato alla figura del paesaggista Ippolito Pizzetti (1926-2007), maestro indimenticabile e costante punto di riferimento del lavoro della Fondazione.

«Naturale inclinazione 2021», spiega la curatrice Simonetta Zanon, «è dedicato al tema “Insieme. Per un abitare poetico del nostro pianeta” e propone una discussione aperta sull’opportunità di immaginare nuovi modelli di coesistenza degli esseri viventi nel nostro pianeta, possibili solo con la rinuncia definitiva al punto di vista esclusivamente antropocentrico di quella che appare una sempre più “fragile umanità”. Se solo vent’anni fa la Convenzione Europea del Paesaggio apriva finalmente la stagione del paesaggio delle persone e delle comunità, ricollocate al centro di una scena che non richiede più di essere contemplata ma deve essere vissuta consapevolmente, oggi appare necessaria un’altra svolta altrettanto radicale, di pensiero e azione, teorie e pratiche, questa volta nella direzione del superamento dei confini delle specie. Pensare diversamente le relazioni tra gli esseri viventi per condividere la Terra con tutte le forme di vita che la abitano comporta la necessità di rinnovare anche la nostra idea di progetto per un ambiente che non può più essere pensato esclusivamente come umano né, tanto meno, fondarsi su una dialettica, quella uomo-natura, rivelatasi in tutta la sua debolezza. Si tratterebbe, come hanno detto in molti, di abitare poeticamente la Terra e per farlo, affidandoci ancora una volta all’eredità culturale di Ippolito Pizzetti, possiamo partire dal giardino, l’habitat naturale e accogliente di tutti gli esseri viventi; lo spazio utopico e reale delle alleanze e della resistenza estetica, biologica, sociale; il luogo incantato della mescolanza di specie dove anche noi umani possiamo trovare il nostro posto al mondo».

Il seminario Work in progress. Il link per l’iscrizione e i materiali di approfondimento dell’appuntamento web è reperibile nel sito www.fbsr.it. Il seminario coinvolgerà Lucina Caravaggi, professore ordinario di Architettura del Paesaggio, Facoltà di Architettura di Sapienza Università di Roma; Lorenza Gasparella, paesaggista, assegnista di ricerca presso l’Università Iuav di Venezia; Azzurra Muzzonigro, architetto, ricercatrice urbana indipendente, co-fondatrice della piattaforma di ricerca multidisciplinare Waiting Posthuman Studio. Coordina Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche. «I paesaggisti hanno in comune uno sguardo capace di osservare le specie viventi come compagne di strada del progetto e non come banali “strumenti”. Fino a qualche anno fa questa centralità era difficile da affermare, e i paesaggisti sono stati considerati soggetti marginali, esponenti di un mondo soft, separato dalle dinamiche reali. Il progetto di paesaggio invece, lungi dall’essere accessorio e decorativo, è un progetto duro, e necessario, oggi più che mai» afferma Lucina CaravaggiLorenza Gasparella rifletterà sulle relazioni che l’uomo ha sviluppato nel corso dei secoli con gli altri animali: «“cattura”, “domesticazione”, “allevamento”, “esposizione”, “addestramento”, “alleanza”, “lotta”. Alcune di queste si rispecchiano, più di altre, in architetture e luoghi, diffusi anche oltre il muro del giardino, che, in modo più o meno intenzionale, rappresentano gli indizi di un pensiero progettuale costruito sulla profonda conoscenza “dell’altro da sé”, che diventa corteggiamento, ricerca, simbiosi. In alcuni casi si sviluppano su un sottile equilibrio tra indipendenza e dipendenza che supera le nozioni di “selvatico” e “domestico” (o “addomesticato”) come opposti. Mostrare attraverso alcuni dei luoghi più poetici della coabitazione con gli altri animali come gli esseri umani e gli animali non umani si relazionano all’ambiente in cui operano mette in evidenza come la trasformazione dei luoghi, la produzione di paesaggio, la costruzione di significati, la socialità siano co-costruzioni attuate attraverso le attività degli uomini a cui partecipano attivamente anche gli animali non umani».

Come immaginare e progettare città che includano l’altro da noi, lo straniero, il diverso? Come anticipare spazi di vita in continua evoluzione, inclusivi del mondo animale e di quello vegetale? Come creare varchi per la biodiversità che attivino le potenzialità del margine? A partire da queste domande, Azzurra Muzzonigro ha sviluppato diversi cantieri di ricerca sulle sfide della biodiversità urbana, fra animalità, contaminazione, indecisione, e tra questi il progetto Milano Animal City: Visioni per una città non-antropocentrica, con il quale si è indagato come sarebbero gli spazi della città che abitiamo se guardati da un occhio animale – un pipistrello, un ratto, un canarino… Guardare la nostra città con gli occhi delle altre specie animali che la abitano è il fertile slittamento che sta alla base della ricerca ed è un’operazione fondamentale perché, sebbene vada da sé che non potremo mai guardare davvero come guardano un pipistrello, un ratto, un canarino, tuttavia sforzarsi di farlo significa innanzi tutto ammettere che il nostro non è che uno fra gli sguardi possibili ma non l’unico.Per gli iscritti all’Albo degli Architetti sono previsti crediti formativi professionali. Foto sopra: transumanza nella periferia parigina guidata dal collettivo paesaggistico Les Bergers urbaines © P. Frileux, 2017, Épinay-sur-Seine.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche