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Forte ondata di calore, aumenta il fabbisogno idrico sul 60% della campagna veneta

“La forte ondata di calore che si preannuncia nei prossimi giorni comporterà un aumento della richiesta irrigua su gran parte del territorio regionale, in un momento molto delicato soprattutto per il mais, che proprio ora comincia ad aver bisogno di irrigazione”. Ad affermarlo è il presidente di ANBI Veneto Alex Vantini.

L’analisi dei dati probabilistici sulle previsioni dei prossimi 10 giorni condotta dal centro sperimentale CeSPII-Consorzio di Bonifica LEB mostra una netta tendenza verso valori medio-alti di evapotraspirazione. Quasi il 60% dei distretti irrigui del Veneto, ovvero i territori di pianura e fascia pedemontana, secondo le attuali previsioni più critiche, raggiungeranno valori sostenuti nettamente superiori alla media del periodo degli ultimi 10 anni. Si tratta di gran parte della pianura interna dove l’evapotraspirazione registrerà valori fino a 10 mm superiori alla media, con una dispersione in atmosfera, nei 10 giorni, di 55-60 mm di acqua rispetto ai 45-50 mm.

Maggiormente a rischio saranno i territori a ovest dei colli Euganei, la pianura tra le province di Verona e Vicenza e la marca Trevigiana a confine con il Friuli. Situazione nella media si dovrebbe registrare nel Polesine e nella fascia costiera.

Tecnicamente l’evapotraspirazione è il processo con cui l’acqua presente al suolo viene restituita all’atmosfera, il dato include la traspirazione delle piante, ovvero acqua assorbita dalle radici e traspirata dalle foglie. Con un’evapotraspirazione alta le colture perdono molta acqua e servirà dunque più irrigazione.

“In questo periodo – spiega il direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi -, in virtù delle forti piogge della prima metà dell’anno, non siamo in situazione di mancanza d’acqua ma un’estate eccessivamente calda e poco piovosa, anche a causa della scarsità dei ghiacciai, potrebbe causare problemi già dal mese prossimo”.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Fino al 25 maggio, la Settimana nazionale della bonifica, in Veneto tanti eventi promossi dagli 11 Consorzi

Decolla la Settimana nazionale della bonifica e dell’irrigazione, promossa da ANBI Associazione Nazionale Bonifica e Irrigazione fino al 25 maggio, e che quest’anno in Veneto si rafforza numericamente e qualitativamente come un grande evento diffuso su tutta la regione e un unico filo conduttore: “Il cerchio dell’acqua. Risorse idriche e multifunzionalità per la sostenibilità”, tema che racchiude tematiche inerenti al ciclo dell’acqua, alla gestione attenta e al riuso della risorsa, ai servizi ecosistemici generati dalla pratica irrigua. Ma, come sempre, rappresenta soprattutto uno spunto di riflessione che i consorzi declinano in visite guidate a impianti idrovori e grandi opere di presa, biciclettate, passeggiate ecologiche, convegni, presentazioni, inaugurazioni.

30 eventi (quasi) tutti gratuiti; necessaria, in alcuni casi, la registrazione attraverso le procedure indicate dai consorzi di bonifica nelle rispettive pagine Facebook e nei rispettivi siti dove sono riportati i programmi completi e informazioni utili. Per aggiornamenti, modalità di partecipazione e altre info utili si rimanda ai siti e alle pagine social dei singoli consorzi di bonifica.La Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione è patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e da UNARGA, l’Unione nazionale delle Associazioni Regionali dei Giornalisti Agroambientali. Media partner: Rai Tg Regione

Il Veneto Orientale racconta la storia della bonifica

Il ricco programma predisposto dal Consorzio di bonifica Veneto Orientale (San Donà di Piave, VE)si configura come un vero e proprio festival con iniziative rivolte a pubblici molto diversi: famiglie, amanti dello sport, appassionati di storia e territorio. Nel fine settimana del 24-25maggio sono previste visite guidate alle storiche idrovore di Termine, Torre di Fine, Cittanova e Sindacale, una mostra fotografica (in piazza indipendenza a San Donà di Piave), tour di gravel, passeggiate ecologiche, musica e incontri.

Eventi in tutto il Veneto

Visite guidate a impianti un po’ ovunque: il Consorzio di bonifica Veronese (Verona) apre la presa irrigua sull’Adige a Sciorne, il consorzio di bonifica Brenta (Cittadella, Pd) guida i visitatori nel Parco di San Lazzaro a Bassano del Grappa, il consorzio di bonifica Acque Risorgive (Venezia-Mestre) apre la rinnovata idrovora di Lova a Campagna Lupia, il consorzio di bonifica Piave (Montebelluna, TV) guiderà i visitatori all’idrovora di Portesine di Roncade, alle opere di presa irrigua a Nervesa della Battaglia e Fener e alle aree umide di Castelfranco Veneto, il consorzio Bacchiglione (Padova) aprirà l’idrovora di Santa Margherita a Codevigo e guiderà il pubblico in visita al canale Alicorno di Padova e all’area umida di Dolo (VE); visite ai bacini di Giavenale e alle risorgive del Bacchiglione per il consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta (San Bonifacio, Vr) che promuove anche l’incontro SOS Agri.clima presso l’azienda Buggiani di Legnago (22 maggio). Per Acque Risorgive la settimana della Bonifica è anche occasione per inaugurare l’ampliamento dell’idrovora di Lova di Campagna Lupia (Ve). Tra le iniziative oltre la Settimana della Bonifica, ma idealmente sempre all’interno di questo contesto, il convegno promosso dal consorzio di bonifica Delta del Po (Taglio di Po, Ro) dedicato alle aree costiere del Delta (Taglio di Po, Idrovora di Ca’ Vendramin, 28 maggio), l’inaugurazione di un grande intervento di riconversione irrigua ad opera del consorzio Piave (5 giugno, Crocetta del Montello), il consorzio di bonifica Adige Euganeo (Este, PD) celebra i 100 anni dell’idrovora di Barbegara a Correzzola (data da definire).

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Alex Vantini è il nuovo presidente di Anbi veneto

Alex Vantini, presidente del Consorzio di bonifica Veronese, è il nuovo presidente di ANBI Veneto, l’associazione regionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, per il quinquennio 2025-2029. A eleggerlo per acclamazione è stata l’assemblea dei presidenti dei Consorzi di bonifica del Veneto riunitasi lo scorso 17 aprile nella sede dell’associazione a Venezia. L’assemblea, contestualmente, ha eletto il vicepresidente di ANBI Veneto: è Roberto Branco, presidente al secondo mandato del consorzio di Bonifica Adige Po.

Chi è Alex Vantini

Imprenditore agricolo, 34 anni, residente a Verona, Alex Vantini riveste anche il ruolo di vicepresidente di Coldiretti Veneto e presidente di Coldiretti Verona. Lo scorso gennaio è stato confermato ai vertici del Consorzio di bonifica Veronese che aveva guidato nel precedente mandato, dal 2020 al 2024. Si completa la governance di ANBI Veneto che ha visto a gennaio insediarsi il nuovo direttore, Silvio Parizzi. Vantini succede a Francesco Cazzaro, già presidente del consorzio di bonifica Acque Risorgive.

Obiettivo del neo presidente

Efficientamento nella distribuzione della risorsa, nuove infrastrutture, invasi multifunzione, contrasto alla desertificazione del suolo e alle specie aliene rappresentano alcune delle sfide più importanti che caratterizzeranno l’operato dei consorzi di bonifica nei prossimi anni. “Serve pianificazione, meno burocrazia e ovviamente servono risorse – afferma il nuovo presidente di ANBI Veneto Alex Vantini -. I Consorzi di bonifica della nostra regione rappresentano un’eccellenza a livello nazionale ma i tempi lenti della burocrazia sono un freno all’azione fondamentale di adattamento al clima che cambia. A tal proposito – continua Vantini – sarà importante operare in stretta collaborazione con comparto agricolo, Regione del Veneto, comuni, mondo dell’università e della ricerca, in coordinamento con ANBI nazionale. Ringrazio Francesco Cazzaro per l’importante lavoro svolto in questi anni.” Sia Alex Vantini che Roberto Branco (nella foto in alto) manterranno il loro ruolo nei rispettivi Consorzi di bonifica, aventi sede rispettivamente a Verona e Rovigo.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

 

Cuneo salino, l’esperienza del Delta del Po in soccorso del Tevere

Le peculiarità geografiche e idrauliche del Delta del Po spingono il Consorzio di bonifica Delta del Po (sede a Taglio di Po, Rovigo) ad approcci, studi e soluzioni innovative la cui rilevanza travalica i confini regionali. A tal proposito, con riferimento particolare al contrasto alla desertificazione e alla risalita del cuneo salino, il Consorzio è stato invitato a intervenire al convegno che si ètenuto a Roma nei giorni scorsi nella sede della Regione Lazio, promosso dal Consorzio di bonifica Litorale Nord di Roma e dalla stessa Regione, dal titolo “L’intrusione del cuneo salino sulle colture del litorale romano: stato dell’arte e prospettive”.

Fari puntati sul fiume Tevere

Nel contesto generale del cambiamento climatico caratterizzato da periodi siccitosi sempre più lunghi, il Tevere sta riscontrando un aggravamento del fenomeno. Nel 2022, anno della grande siccità, l’acqua del mare è risalita fino a 40 chilometri nell’entroterra. Record a parte, la risalita del cuneo salino rappresenta ormai una costante per il territorio, con gravi danni all’agricoltura. “Così come le bonifiche venete hanno ispirato, negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, la bonifica dell’Agro Pontino, oggi le sperimentazioni e le azioni per il contrasto al cuneo salino intraprese nel nostro Delta ispirano i territori in prossimità della foce del Tevere alle prese con un aggravamento dello stesso problema”, spiega Virginia Taschini, presidente del Consorzio di bonifica Delta del Po.

Barriere antisale

Le misure adottate dal Consorzio per fronteggiare i cambiamenti climatici, sono state oggetto dell’intervento del direttore Rodolfo Laurenti, che si è soffermato sulle barriere antisale che verranno realizzate sull’Adige e sul Po di Pila. La prima inserita nel piano del Commissario Straordinario Nazionale all’Emergenza Idrica Nicola dell’Acqua è già stata finanziata con 42 milioni di euro ed è dunque in procinto di essere realizzata. La nuova infrastruttura sul Po di Pila sopperirà le attuali barriere sul Po di Tolle e sul Po della Donzella, sempre meno efficaci nel fronteggiare la spinta del mare. Inserita nel Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (PNIISSI) costerà 90 milioni di euro, ancora da stanziare.

Intelligenza artificiale

Nel corso della mattinata, grande risalto è stato dato all’intervento del professor Paolo Tarolli, ordinario di idraulica agraria dell’Università degli Studi di Padova, che ha illustrato la sperimentazione che il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali (TESAF) dell’ateneo patavino sta svolgendo con il consorzio di bonifica. Uno studio innovativo basato sull’Intelligenza Artificiale, quale strumento in grado di prevedere la progressione della salinizzazione del suolo attorno alla Sacca di Scardovari, analizzando in tempo reale l’enorme mole di dati provenienti da satelliti, sonde nel terreno, misuratori di salinità nei rami del fiume Po.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Scarsità di risorsa nivale e temperature sopra la media le caratteristiche meteorologiche di febbraio 2025 in Veneto

“Col mese di febbraio si conclude l’inverno meteorologico 2024-25: perdura la preoccupante situazione della carenza di risorsa nivale, Arpav ci dice che all’appello mancano, da inizio stagione, circa 130 cm di neve fresca sulle dolomiti e 100 cm sulle Prealpi. In ottica di stagione irrigua alle porte non può che essere un elemento di preoccupazione associato a temperature miti non solo in quota”. A dirlo è Silvio Parizzi, direttore Anbi Veneto.

Pioggia e neve

Le precipitazioni a scala regionale si sono attestate su 59 mm, rispetto alla media del periodo 1994-2024 di 61 mm (-4%) per un apporto meteorico totale di circa 1062 milioni di m3 di acqua. Dall’inizio della stagione invernale il deficit di precipitazione nevosa è ancora del 34% nelle Dolomiti e del 38% nelle Prealpi. Dati: ARPAV. La quantità di neve caduta è stata nella norma ma inferiore alla media degli ultimi 10 anni.

Temperatura

L’inverno meteorologico (dicembre-gennaio-febbraio) è stato, in quota, mite, con un valore oltre la norma ma più fresco dei caldi inverni degli anni 2024, 2020, 2016, 2007, 1993 e 1992 (periodo di osservazione 1991-2025). È il sesto inverno più caldo dal 1992 ad oggi con un’anomalia di +1.5 °C rispetto alla media 1991-2020 (Arpav). Febbraio è stato più caldo del normale mediamente di + 1.6 °C: le minime registrano un’anomalia di +2.3 °C, le massime +0.9 ° (Arpav).

Risorse nivali

Il mese di febbraio è stato mite oltre la norma, soprattutto nella prima e nella terza decade del mese.
Il giorno più freddo è risultato il 14 febbraio, il più caldo il 5 febbraio. Sono caduti mediamente 50-65 cm a 2000 m nelle Dolomiti e 65- 85 cm di neve a 1600 m nelle Prealpi. La risorsa idrica nivale al 28 febbraio è inferiore alla norma: indicativamente è di 166 Mm3 nel bacino del Piave, 84 Mm3 nel bacino del Cordevole e di 114 Mm3 nel bacino del Brenta (dai Arpav).

Situazione dei corsi d’acqua/Acque sotterranee

Le portate sono in generale calo a fine mese rispetto alla situazione di fine gennaio. Solo Adige e Po mantengono valori superiori alle medie storiche del periodo. La tendenza delle falde è ancora in calo, anche se i valori si mantengono prossimi alle medie di lungo periodo.

Fonte: Anbi Veneto

Anbi Veneto: l’apporto delle nevicate invernali alla stagione irrigua sarà esiguo

“Ad oggi le riserve nivali sono al di sotto delle medie del periodo e di recente formazione, pertanto, poco utili a garantire uno scioglimento graduale nel corso dell’estate.” Ad affermarlo è Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto commentando i dati raccolti dal Centro Studi di ANBI Veneto nel Bollettino sulla disponibilità di risorsa relativo a gennaio 2025.

“Nessuno allarme ma le avvisaglie per il futuro non sono particolarmente floride”, continua Parizzi, “i depositi nivali languono, le temperature ancora sopra la media confermano il trend di surriscaldamento generale dopo il caldo record del 2024. Non destano preoccupazione le portate dei fiumi, in genere superiori alla media del periodo salvo le eccezioni di Livenza e Gorzone. Tuttavia, non ci stanchiamo di ricordarlo, senza opere d’invaso tutta questa risorsa è destinata ad andare a mare e potremmo rimpiangerla in primavera.”

In un contesto caratterizzato da temperature più alte rispetto alla media del periodo (+1°C a dicembre, +1,9°C a gennaio), ciò che desta attenzione dal punto di vista della risorsa è, dunque, la neve in montagna: Arpav parla di un deficit di precipitazioni nevose tra ottobre e gennaio pari al 34% nelle Dolomiti (-100 cm di neve fresca) e al 43% nelle Prealpi (-77cm). Sempre a gennaio, la copertura nevosa si è ampliata rispetto a dicembre, dal 20% al 45% della superficie montana; a 1.700 m la copertura è addirittura del 90%.  Purtroppo, la densità del manto nevoso in quota formatosi nell’ultimo mese si presenta leggera per il periodo; nel bacino del Piave, sottoforma di ghiaccio e neve sono immagazzinati 130 milioni di metri cubi di acqua, un valore che è tra i più bassi rilevati dal 2000 ad oggi.

Sul fronte delle precipitazioni, a gennaio si è interrotto la piccola tendenza negativa registrata tra novembre (-93%) e dicembre (-28%). Al 31 gennaio, infatti, sono scesi sul territorio regionale 75 mm di pioggia, un +27%, che è però è il risultato della media tra montagna – dove è piovuto anche l’80% in più rispetto al periodo – e pianura, dove le precipitazioni sono state inferiori anche del 40% nella vasta zona a sud dei Colli Euganei e su gran parte del territorio veneziano.

Superiori alla media del periodo le portate di Adige (+27%) e Brenta (+14%), appena sotto la media il Po (-1%), sotto la media Livenza (-10%) e Gorzone (-8%). In ogni caso si tratta di risorsa che finirà a mare in mancanza di invasi.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

2 febbraio, Giornata mondiale delle zone umide, i Consorzi di bonifica del Veneto richiamano l’attenzione su un patrimonio ambientale quantificabile anche economicamente

Sono 52 le zone umide con finalità di fitodepurazione realizzate, gestite e tenute in efficienza dai Consorzi di bonifica del Veneto, un totale di 433 ettari di superficie regionale a servizio dei cittadini, della fauna e della vegetazione in stretta simbiosi con l’acqua. La Giornata Mondiale delle Zone Umide, che si celebra il 2 febbraio, è dunque occasione per ANBI Veneto, l’associazione che rappresenta gli 11 Consorzi di Bonifica regionali, di richiamare l’attenzione su questo patrimonio di ambienti d’acqua, distribuiti a macchia di leopardo sul tutto il territorio regionale, che nel concreto testimoniano le competenze ambientali che il sistema dei consorzi sta sviluppando a fianco delle storiche missioni legate alla sicurezza idraulica e alla gestione della risorsa irrigua, con visite a zone umide organizzate dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione, dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive e dal Consorzio Adige Euganeo, info nei siti e canali social dei consorzi.

Le funzioni svolte dalle zone umide

Svolgono funzioni di fitodepurazione (disinquinamento delle acque tramite piante), costituiscono habitat ideale per specie animali e vegetali, sono preziose per la sicurezza idraulica di campagne e centri abitati, talvolta rappresentano invasi per l’agricoltura. Le dimensioni sono le più disparate: molte zone umide non arrivano all’ettaro e fungono spesso da compensazione idraulica e ambientale a importanti infrastrutture viarie; altre, estese decine di ettari, sono veri e propri parchi. In ogni caso impreziosisco un territorio e caratterizzano il paesaggio.

I servizi offerti dalle zone umide

I servizi che generano per la collettività sono concretamente stimabili dal punto di vista economico. Uno studio pubblicato nel 2024 da ANBI Veneto, Regione del Veneto ed Etifor, spinoff dell’Università degli Studi di Padova, sul valore dei servizi ecosistemici derivanti dalla risorsa che scorre nei canali e nei fiumi gestiti dai Consorzi di Bonifica, ha stimato in 13.854.667 euro l’anno il valore delle attività di fitodepurazione svolte da queste zone, mentre ammonta a 143.504.299 euro l’anno il valore ecologico delle zone come habitat di biodiversità. “Nella corsa all’adattamento e alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico la realizzazione e gestione di aree umide è fondamentale per la sicurezza idraulica, la tutela della biodiversità e la salvaguardia della qualità delle acque – spiega il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro – è tuttavia un’azione che richiede adeguate dotazioni finanziare. Molte di queste aree, per esempio, sono state realizzate dalla Legge Speciale per la Salvaguardia di Venezia e della sua Laguna che riteniamo vada rifinanziata con risorse adeguate”.

È proprio tra le province di Venezia, Padova e Treviso, territorio solcato da fiumi che si versano nella laguna Veneta, che è stata realizzata gran parte di queste zone umide. La connessa attività di fitodepurazione, infatti, va a supporto del fragile habitat lagunare e molte di queste zone umide non esisterebbero senza la Legge Speciale per la Salvaguardia di Venezia e della sua Laguna.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Neve: studio Fondazione Cima-Lab 24 Il sole 24 Ore lancia segnale d’allarme sulla disponibilità idrica nei prossimi mesi

“In previsione della stagione irrigua, il principale indicatore sulla disponibilità della risorsa da tener d’occhio in questa fase dell’anno è dato dai depositi nivali e i numeri presentati in queste ore dalla fondazione CIMA accendono più di qualche segnale d’allarme sulla disponibilità idrica nei prossimi mesi.” Lo afferma il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro in merito alla stima Fondazione Cima- Lab24-Sole 24 Ore che parla, su scala nazionale, di un -63% di presenza di neve in quota (da novembre 2024 al 10 gennaio 2025) rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2011 e il 2023. Sul bacino dell’Adige, che interessa buona parte del Veneto, il dato si attesta su -61%, stesso dato sul bacino del Po.

“Le nevicate più importanti per la formazione dei depositi nivali sono quelle che si verificano nel tardo autunno. Attraverso un processo ripetuto di fusione e solidificazione derivante dalle variazioni di temperatura queste nevi riescono, infatti, a consolidarsi in uno strato di ghiaccio che si scioglie più lentamente contribuendo alle portate dei fiumi anche in primavera inoltrata. Le nevicate di gennaio e febbraio sono meno utili perché il manto nevoso che ne deriva ha difficoltà a compattarsi. Queste nevi sono destinate a sciogliersi molto velocemente con il primo aumento di temperature. Il patrimonio di acqua dolce che defluisce a mare prima ancora dell’avvio della stagione irrigua ci ricorda ancora una volta l’importanza di dotare i territori di opere in grado di invasare la risorsa per riutilizzarla nei periodi di bisogno.”

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Fauna selvatica: Consorzi di bonifica del Veneto, togliere ogni vincolo che limiti la caccia alla nutria 

Nutria

“Nella battaglia per la difesa degli argini da nutrie, tassi, volpi e istrici, il presidente Zaia e il mondo dell’agricoltura possono fare pieno affidamento sui Consorzi di Bonifica, attivi da sempre nella manutenzione della rete idraulica minore e quotidianamente impegnati a far fronte ai danni causati dalla fauna selvatica – ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, l’associazione regionale dei Consorzi di Bonifica e Irrigazione. “Serve una forte campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui danni che gli animali arrecano ad argini e sponde; le nutrie, in particolare, rappresentano una delle principali minacce per la sicurezza idraulica di centri abitati e campagne, ma anche per coloro che con automobili o mezzi di lavoro percorrono strade sulle sommità arginali a rischio crollo”. “Non devono esserci vincoli per la caccia alla nutria, una specie aliena pericolosa per l’uomo, per l’agricoltura e per l’ecosistema, e che deve pertanto essere completamente eradicata – aggiunge il direttore di Anbi Veneto Andrea Crestani –. Servono risorse per istituire una taglia per ogni capo abbattuto ma anche per ripristinare e tenere in efficienza la rete idraulica. I Consorzi di Bonifica del Veneto gestiscono oltre 25mila km di corsi d’acqua, i costi economici e il personale impiegato per ripristinare argini e sponde danneggiate dalla fauna selvatica sono notevoli e ad oggi insufficienti.”

Disponibilità risorsa idrica in Veneto, continua la stagione dei meteo-record: marzo 2024 piovoso e straordinariamente caldo

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La stagione irrigua, iniziata in Veneto il 15 aprile, è caratterizzata nella sua prima fase da un’abbondanza di risorsa che non si registrava da anni: a preoccupare sono però le temperature sempre più alte. Le precipitazioni medie sono state superiori circa del 150% rispetto al valore atteso (media ultimi 30 anni). Anche la neve caduta sulla regione contribuisce ad accrescere l’abbondante diponibilità di risorsa idrica.

Complessivamente la temperatura media è stata più alta della media degli ultimi 30 anni di 1,3°C. Il dato di temperatura è sempre più importante e mantenendosi a questi livelli di anomalia, determinerà enormi problemi per le colture agricole e per la qualità della vita in città. A livello globale, il marzo 2024 è stato più caldo di 0,73°C rispetto alla media 1991-2020 o di 1,68°C rispetto alla media preindustriale 1850-1900. È stato il marzo più caldo mai registrato, prima del marzo 2016. Si tratta anche del decimo mese consecutivo (da giugno 2023) ad essere costantemente il più caldo della storia.

Nello specifico:

Risorse nivali. Il mese di marzo si è caratterizzato per temperature miti, soprattutto nella seconda decade con valori di due gradi sopra la media climatica dei trent’anni precedenti. Le nevicate, seppure intervallate da piogge che hanno contribuito ad inumidire la neve fresca,sono state abbondanti e diffuse tanto che sulle Dolomiti al 31 marzo l’anno idrologico in corso risulta essere il più abbondante di risorsa nivale degli ultimi 15 anni. L’equivalente in acqua della neve attualmente presente sulle montagne regionali al 2 aprile è di 310 Mm3 nel bacino del Piave chiuso a Soverzene, 205 Mm3 nel bacino del Cordevole e di 220 Mm3 nel bacino del Brenta (dati ARPAV).

Piovosità. In media in Regione sono caduti 163 mm di pioggia contro una media storica 1991 – 2020 di 63 mm. I mesi da gennaio a marzo hanno portato in positivo la quantità di precipitazioni occorse, sin ora, nel corso dell’anno idrologico (iniziato ad ottobre).

Acque sotterranee. Deficit in calo nell’area veronese ma con dinamica di ripresa meno sostenuta che nel resto della Regione. È un acquifero caratterizzato da grande inerzia che necessita di tempi lunghi. Per il resto, falde sui valori attesi per il periodo con conferma della dinamica di forte ricarica già in corso, nel mese precedente, legata alle abbondanti precipitazioni.

Anomalia di temperatura. Il mese di marzo si è chiuso con temperature medie superiori alla media storica su tutta la regione. Si deve prestare particolare attenzione al parametro temperatura, anche in condizioni di abbondanza di risorsa idrica, dal momento che inciderà fortemente sui fattori dell’evapotraspirazione e sull’alterazione dei cicli vegetativi indotti dalla possibile presenza di precoci temperature quasi estive.

L’indice S.P.E.I. contempla anche l’effetto della componente evapotraspirativa nel monitoraggio degli eventi siccitosi. Per questo è più «solido» nel descrivere la realtà rispetto all’indice SPI che contempla invece solo le precipitazioni. In questo senso si nota come l’effetto delle abbondanti precipitazioni da gennaio a marzo induca generalizzati segnali di normalità.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto