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Coldiretti/Censis: 8 italiani su 10 chiedono di vietare per legge i cibi ultra processati nelle mense scolastiche

Otto italiani su dieci chiedono di vietare per legge la presenza, nelle mense scolastiche, dei cibi ultra processati o formulati — dai piatti precotti alle merendine confezionate — seguendo l’esempio della California, che ha recentemente approvato una norma per tutelare la salute di bambini e ragazzi rispetto alla diffusione di prodotti pieni di additivi chimici. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Coldiretti/Censis “Mangiare bene, malgrado tutto”, dedicato alle sfide al buon cibo italiano e presentato in occasione del XXIII Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato da Coldiretti con la collaborazione dello studio The European House – Ambrosetti a Zagarolo (Roma), nelle sale di Palazzo Rospigliosi.

Di fronte alla crescente diffusione dei cibi ultra formulati, il 91% degli italiani ritiene fondamentale introdurre forme accessibili di educazione alimentare fin dalle scuole elementari. Un’esigenza resa ancora più urgente dal fatto che, per il 62% dei cittadini, la scelta delle pietanze in casa o durante i pasti con parenti e amici è condizionata dalle preferenze dei figli o dei nipoti.  Per evidenziare i rischi legati al consumo di tali alimenti, a Palazzo Rospigliosi è stato realizzato un allestimento dimostrativo con esempi concreti di prodotti di largo consumo — energy drink, snack dolci e salati, merendine confezionate, cibi precotti esposti sopra dei banchi di scuola, ad evidenziare in maniera netta i rischi che corrono i più giovani. Secondo un rapporto della Fondazione Aletheia, in questi ultimi anni sono aumentate le evidenze scientifiche che segnalano la stretta correlazione tra il consumo sistematico di alimenti ultra-formulati e la diffusa obesità che colpisce soprattutto i più piccoli e altre diverse malattie croniche.

Bevande dall’alto contenuto di caffeina e zuccheri possono favorire insonnia, ansia e disturbi cardiaci, mentre la presenza di taurina può contribuire all’insorgenza di leucemia. Le merendine industriali o le barrette energetiche, ricche di zuccheri raffinati e grassi saturi, contribuiscono a sbalzi glicemici e aumento di peso, mentre i piatti precotti o preconfezionati, come bastoncini di pesce o budini, contengono quantità elevate di sodio, conservanti e additivi che possono incidere sul rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari.

Nonostante la crescente consapevolezza, questi prodotti restano molto diffusi, anche nelle mense scolastiche. Per questo, accanto ai cibi ultra formulati, l’allestimento propone anche un’area dedicata ai cibi sani e genuini: pane e marmellata, latte e frutta, pasta al pomodoro, pollo con patate e il classico ciambellone della nonna, a testimoniare l’importanza di una dieta equilibrata e basata su prodotti della filiera corta e dei mercati contadini.

“I cibi ultra formulati stanno compromettendo il futuro dei nostri ragazzi – dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – La qualità di ciò che portiamo in tavola è una scelta che pesa sul destino del Paese: da un’alimentazione consapevole nasce una generazione più sana e più forte”. “Educare al cibo significa costruire salute, rispetto e speranza per il domani – aggiunge il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – Per questo, lo scorso giugno, al Villaggio Coldiretti di Udine, abbiamo presentato il Manifesto di Udine, con cui chiediamo più cibo a km zero nelle mense, un patto con le famiglie e un solido programma di educazione alimentare nelle scuole, oltre a rivedere il contenuto dei cibi all’interno dei distributori automatici”.

Tra le iniziative concrete già in campo spicca SEMIN’SEGNI, il progetto di educazione civica alimentare  e ambientale promosso nelle scuole del Veneto dalle Donne Coldiretti, che ogni anno coinvolge oltre 20mila studenti. Un’attività che unisce il mondo agricolo con quello dell’istruzione, attraverso laboratori, visite didattiche e percorsi sensoriali che portano i più giovani a conoscere da vicino l’origine del cibo, la stagionalità e il valore del prodotto locale. “Nella regione che per prima ha legiferato sull’orientamento nelle mense collettive e private verso il consumo di prodotti a km zero, la responsabilità di insistere su questo tema è forte — spiega Valentina Galesso, presente al XXII Forum Internazionale dell’Agroalimentare — un impegno che va oltre la quotidianità del lavoro in azienda e coinvolge operatori didattici, senior e giovani imprenditori, perché l’importanza del cibo è strategica. Un’educazione al gusto e alla qualità che contribuisce a formare cittadini consapevoli, capaci di compiere scelte sane per sé e per il pianeta”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Agriturismo, settore in crescita che guarda sempre più alla specializzazione

Con tre tre aziende agrituristiche al giorno nate nel 2023, il fenomeno agriturismo ha assunto un peso sempre più importante nell’economia dell’accoglienza, divenendo sinonimo di una vacanza di qualità ed ecosostenibile. E’ quanto affermano Coldiretti e Terranostra Campagna Amica in occasione della pubblicazione del nuovo rapporto Istat sull’agriturismo in Italia, che fotografa un significativo saldo positivo tra nuove autorizzazioni e cessazioni e che testimonia un settore in crescita.

Un successo spinto da un’offerta sempre più qualificata, a partire dal turismo esperienziale legato ai singoli settori, dall’oleoturismo, all’enoturismo, dal turismo della birra, al turismo dei formaggi. Solo per il turismo del vino l’estate 2024 ha superato il record delle sei milioni di notti trascorse lo scorso anno tra le vigne, secondo le stime di Coldiretti.

Un altro esempio è rappresentato dai cammini che stanno emergendo come una delle principali tendenze nel turismo lento, offrendo brevi vacanze all’insegna della scoperta dei territori italiani. Cammini, ciclovie, ippovie, sentieri e vie di pellegrinaggio costituiscono una rete fitta di percorsi che permettono di esplorare gli angoli più nascosti del nostro paese.

Ma l’agriturismo è diventato anche centrale per la vita delle zone interne e rurali, luoghi dove il turismo non sostituisce le attività economiche locali, prevalentemente agricole e artigianali, ma le completa e permette attraverso le risorse economiche prodotte di manutenere al meglio borghi e paesaggi, proteggendo dai dissesti idrogeologici e dal rischio di spopolamento/ scomparsa.

“I nuovi dati evidenziano una ulteriore crescita in termini qualitativi ma anche quantitativi dell’agriturismo italiano, capace di far segnare sempre nuovi record e un costante segno positivo sotto ogni punto di vista – spiega la presidente di Terranostra Campagna Amica Dominga Cotarella -. La sfida è ora quella di arricchire ulteriormente la varietà dell’offerta come base per una destagionalizzazione della vacanza, allungando i periodi di permanenza e assicurando agli ospiti delle nostre strutture esperienze sempre più appaganti e formative”.

“Il 2024 si conferma un anno record per il turismo in Veneto, con oltre 20,5 milioni di visitatori e più di 71 milioni di giornate di soggiorno – aggiunge Diego Scaramuzza presidente regionale di Terranostra Campagna Amica  (nella foto in alto) – In questo scenario, l’agriturismo si distingue come eccellenza, con quasi 1.700 strutture attive e un ruolo chiave nella destagionalizzazione del settore. Nonostante le difficoltà climatiche e l’aumento dei costi, il settore ha saputo attrarre sempre più ospiti grazie a un’offerta autentica, fatta di natura, tradizioni e ospitalità familiare – continua Scaramuzza –  l’ospitalità agrituristica è in forte crescita, coprendo oggi circa il 70% delle strutture autorizzate, mentre la ristorazione agrituristica, pur consolidata, richiede investimenti importanti e il rispetto di normative stringenti”.

L’agriturismo è un modello vincente di turismo sostenibile e autentico, che Coldiretti e Terranostra continueranno a valorizzare per il bene delle imprese agricole e del territorio. Importanti  in tale ottica, i passi avanti fatti con le recenti normative contro la concorrenza sleale, dalle misure per l’emersione delle abitazioni private fino a quelle sulle false recensioni. Importante anche il nuovo piano strategico della Pac, con i bandi sulla diversificazione, mentre sul fronte delle azioni sindacali si è ottenuto lo sconto massimo (15%) sul pagamento dei diritti Siae.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Educazione alimentare. Figli dipendenti da energy drink e merendine, l’82% delle famiglie chiede aiuto

L’82% delle famiglie chiede un piano pubblico per salvaguardare la salute dei propri figli, sempre più dipendenti da energy drinks, merendine e cibi ultra-trasformati, una vera e propria dipendenza che crea enormi pericoli per il loro sviluppo. Un grido d’allarme da parte dei genitori che vedono fallire il ricorso a divieti o altre forme di coercizione proprio mentre si levano più forti gli allarmi del mondo medico scientifico. È quanto emerge dal Rapporto Coldiretti/Censis presentato in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione tenutosi a Roma lo scorso 29 novembre.

Il progetto Semi’insegni

Una battaglia sostenuta da sempre da Coldiretti, che è impegnata a promuovere nelle scuole il progetto Educazione alla Campagna Amica, un percorso educativo che in Veneto prende il titolo di “Semi’nsegni” che dal 2003 ad oggi coinvolge ogni anno 20mila studenti degli istituti di ogni ordine e grado. L’obiettivo è quello di formare dei consumatori consapevoli per valorizzare i fondamenti della Dieta Mediterranea e fermare così il consumo del cosiddetto junk food che mette a rischio la salute e fa aumentare l’obesità, come sostenuto unanimemente dalla scienza medica. Un cibo fatto in laboratorio che, entrando sempre più prepotentemente nelle abitudini alimentari quotidiane, fa inevitabilmente da apripista a quello artificiale. “Un fenomeno, quello degli ultra-trasformati, che va combattuto – sottolinea Coldiretti Veneto – aumentando le ore di educazione alimentare nelle scuole e mettendo in campo campagne di sensibilizzazione per far conoscere i pericoli associati all’assunzione sistematica e continuativa di cibi ultra-trasformati, come chiesto dai genitori italiani. Un passo decisivo sarebbe la definizione di forme di etichettatura per evidenziare che un determinato prodotto appartiene alla categoria degli ultra-trasformati”.

Cibi ultraprocessati da vietare anche nelle mense scolastiche
e nei distributori automatici, limitandone anche la pubblicità

Ma l’utilizzo di questi prodotti va anche vietato nelle mense scolastiche e nei distributori automatici diffusi negli edifici pubblici, a partire proprio dalle scuole, con precisi limiti anche alla pubblicità, seguendo l’esempio del Regno Unito che ha vietato le fasce orarie di maggiore esposizione per bambini e adolescenti. “E del fatto che i propri figli appena possono scelgono cibi ultra-trasformati se ne è reso conto quasi un genitore su due (48%). E non sembrano funzionare i divieti, una strada scelta dal 37% di famiglie – secondo Coldiretti/Censis – che hanno imposto ai bambini di non mangiare merendine, caramelle, bibite gassate e junk food di vario tipo, anche dinanzi alle sempre più chiare evidenze scientifiche sui rischi ad essi collegati”. Dinanzi al sostanziale fallimento di politiche coercitive non sorprende, dunque, che oltre otto famiglie su dieci pensino che sarebbe importante attivare una grande campagna, dalla scuola al web, rivolta ai ragazzi sul tema dell’educazione al mangiare bene. Riconoscere di aver bisogno di un aiuto esterno per il raggiungimento di tale obiettivo, è un chiaro segnale dell’importanza che attribuiscono all’insegnamento di una buona educazione alimentare, considerandolo un dovere imprescindibile.

25 agosto “Luppoleti aperti”, Coldiretti e Consorzio birra italiana promuovono la giornata

Il prossimo 25 agosto 2024 si terrà “Luppoleti aperti”, evento promosso nei birrifici agricoli lungo il territorio nazionale dal Consorzio birra Italiana insieme a Coldiretti che sta rapidamente guadagnando popolarità. Giunto alla sua seconda edizione, l’obiettivo principale è avvicinare il pubblico alla birra da filiera agricola italiana, facendo conoscere i processi di produzione e promuovendo un consumo responsabile.

Durante la giornata i partecipanti potranno vivere un’esperienza immersiva

Dalla raccolta del luppolo al taglio della liana, fino alla separazione manuale dei coni. Saranno inoltre organizzate attività di intrattenimento per grandi e piccini, inclusi concerti e spettacoli anche per bambini, con la possibilità di organizzare pic-nic con specialità regionali e birra agricola (maggiori info al sito https://www.consorziobirraitaliana.it/).

In Veneto sono 200 i birrifici artigianali presenti sul territorio regionale

Il 30% dei birrifici veneti è agricolo con una coltivazione in proprio delle principali materie prime come orzo e luppolo. 75 milioni i litri prodotti pari al 13% del totale nazionale con una varietà di gusti legati direttamente ai prodotti agricoli come la birra al radicchio rosso tardivo, al riso, al carciofo. Il comparto coinvolge 1.085 attività e dà lavoro a circa 93.000 addetti, creando un volume di mercato di 9,5 miliardi di euro e un valore pari allo 0,53% del PIL nazionale. La dipendenza dall’estero per i cereali è importante e pesa per il 60% solo per il malto necessario alla produzione. Un successo che è il frutto anche di una normativa regionale, fortemente voluta da Coldiretti Veneto che ha inteso premiare gli agribirrifici in base alla qualità, al metodo di lavorazione ma soprattutto all’origine delle materie prime impiegate. Il provvedimento in questi anni ha favorito anche l’occupazione nel settore degli under 35 riconoscendo questa professione come connessa alla qualifica di imprenditore, creando anche i presupposti del “piccolo birrificio agricolo”.

Cresce il turismo esperienziale

Secondo Coldiretti quasi un viaggiatore su cinque ha visitato un birrificio o partecipato a eventi birrari nell’ultimo anno. Il birraturismo sta diventando quindi di tendenza, con l’abbinamento tra birra e cibo che è l’attività preferita dal 65% degli intervistati. Le birre artigianali, non pastorizzate né microfiltrate, stanno trainando il fenomeno, attirando soprattutto i giovani che cercano qualità. Due terzi dei consumi si concentrano su produzioni nazionali, sostenute dal Consorzio per promuovere l’eccellenza italiana.

Birra agricola al granchio blu

Non mancano anche in questo settore le idee innovative che cercano anche di rispondere alle problematiche più diverse. In quest’ottica è nata da poco la prima birra agricola al granchio blu, un’idea di Alessia Parisatto, agricoltrice di Coldiretti Giovani Impresa (nella foto in alto) che al suo interno ha parecchi ragazzi e ragazze impegnati nella produzione di birra a filiera agricola italiana. Il granchio blu, considerato un flagello soprattutto per la pesca veneta, dopo i tanti impieghi in cucina, è stato trasformato in una risorsa grazie alla creazione di una birra stout di colore marrone molto scuro. Ispirata alla tradizione irlandese della Oyster Stout, questa birra rappresenta una risposta creativa e sostenibile alle sfide ambientali, dimostrando come un problema possa diventare un’opportunità.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

30 aprile 2024, le federazioni provinciali italiane di Coldiretti contemporaneamente in assemblea per celebrare gli 80 anni di storia all’insegna del made in Italy e del motto “più reddito agli agricoltori e più trasparenza per i consumatori” 

ColdirettiMartedì 30 aprile p.v. sarà un giorno in cui tutte le 96 federazioni provinciali Coldiretti, da Nord a Sud d’Italia, riuniranno i soci agricoltori per celebrare gli 80 anni di storia dell’associazione per ribadire sull’intero territorio italiano l’ #orgogliocoldiretti, ricordando le grandi battaglie, i risultati ottenuti e tracciare il cammino per il futuro, a partire dalle priorità urgenti per il mondo agricolo e l’ autentico “made in Italy”. Saranno presenti tanti imprenditori agricoli di ogni età, tra i quali numerosi giovani e donne, impegnati ogni giorno in un settore chiave per l’economia regionale ma alle prese con non poche emergenze. In primo piano le tante battaglie di Coldiretti per difendere il reddito degli agricoltori, la riflessione e il dibattito sulle priorità urgenti per il mondo agricolo, le sfide in Europa e in Italia che attendono il settore primario.

L’ obiettivo principale è garantire il giusto reddito ai produttori e dignità per il loro lavoro. “Da oltre vent’anni ci battiamo per la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti agroalimentari- spiega Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto –  per garantire ai consumatori cibo genuino e autentico. Il vero ‘made in Italy’ alimentare lo facciamo noi con quella parte dell’agro-industria e della distribuzione che non si piega al prezzo più basso, ma valorizza con noi il lavoro di migliaia di imprenditori. Queste assemblee saranno occasione per rilanciare  l’abolizione del codice doganale, che consente a materie prime estere di diventare prodotti italiani e portare all’attenzione di tutti i soci le iniziative in corso che Coldiretti porta avanti per fermare le importazioni sleali e dare dignità al lavoro degli agricoltori”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Trattenere la pioggia al suolo: Anbi e Coldiretti annunciano i primi 223 progetti, che potrebbero essere immediatamente cantierabili, per realizzare 10 mila invasi medio-piccoli e multifunzionali

Assemblea ANBI 6 luglio 2022

Sono 223 i progetti definitivi ed esecutivi, cioè immediatamente cantierabili, approntati da ANBI e Coldiretti nell’ambito del “Piano Laghetti”, che punta a realizzare 10.000 invasi medio-piccoli e multifunzionali  entro il 2030, in zone collinari e di pianura; i nuovi bacini incrementeranno  di oltre il 60% l’attuale capacità complessiva dei 114 serbatoi esistenti e pari a poco più di 1 miliardo di metri cubi, contribuendo ad aumentare, in maniera significativa, la percentuale dell’11% di quantità di pioggia attualmente trattenuta al suolo.

La realizzazione dei primi 223 laghetti comporterà nuova occupazione stimata in circa 16.300  unità lavorative ed un incremento di quasi 435.000 ettari nelle superfici irrigabili in tutta Italia, nel solco dell’incremento dall’autosufficienza alimentare, indicato come primario obbiettivo strategico per il Paese. Il maggior numero di attuali progetti interessa l’Emilia Romagna (40), seguita  da Toscana e Veneto come evidenziato dall’emergenza idrica in atto; per quanto riguarda il CentroSud è la Calabria a vantare il maggior numero di progetti sul tappeto.  L’investimento previsto per questa prima tranche del Piano Laghetti è quantificato in € 3.252.946.916,00.

A corollario degli invasi, perseguendo  l’altro e determinante obbiettivo strategico dell’autosufficienza energetica, dovranno essere realizzati 337 impianti fotovoltaici galleggianti (potranno occupare fino al 30% della superficie lacustre)  e 76 impianti idroelettrici, capaci di produrre complessivamente oltre 7 milioni di megawattora all’anno. “Quella attuale è la sesta emergenza siccità nei recenti 20 anni e ha già provocato danni per circa 2 miliardi all’agricoltura –precisa Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Servono investimenti infrastrutturali ed il Piano Laghetti è una scelta di futuro.” “L’Italia – aggiunge Ettore Prandini, presidente Coldiretti – è al terz’ultimo posto in Europa per investimenti nel settore idrico. Serve programmazione per uscire dalla logica dell’emergenza ed un piano di laghetti diffusi e con funzioni anche  ambientali è la soluzione all’impossibilità di realizzare grandi invasi come è stato negli anni scorsi per il Sud Italia.”“Se il Governo ha la reale volontà di realizzare almeno 20 grandi interventi infrastrutturali per il settore idrico entro il 2024, non potrà prescindere dalle progettazioni, in avanzato iter procedurale, redatte dai Consorzi di bonifica ed irrigazione. E’ un parco di soluzioni, che mettiamo a servizio del Paese” conclude Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. Che ribadisce, infine, la richiesta di una struttura commissariale, che abbia l’autorità per gestire la fase dell’emergenza idrica, ricercando, nel rispetto delle normative, la compatibilità fra i diversi interessi economici e territoriali, che gravano sulla risorsa idrica.

Fonte: Servizio stampa ANBI

E’ veneto il vincitore del concorso fotografico nazionale obiettivo acqua di Anbi, Coldiretti e Fondazione Univerde

1-darla a bere MUNARI PIETRO

Con la fotografia dal titolo “Darla a Bere” che ritrae una formica nell’atto di bere da una goccia di rugiada sospesa su un ramoscello, il vicentino Piero Munari (risiede a Marano Vicentino) si è aggiudicato il primo premio del concorso fotografico nazionale “Obiettivo Acqua” promosso da ANBI, associazione nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, Coldiretti e Fondazione Univerde. “È una foto che racconta molte storie – ha affermato il direttore generale di ANBI Massimo Gargano – parla di vita, di biodiversità, del nostro pianeta e di quell’universale bisogno d’acqua che accomuna tutte le specie”. “Obiettivo del concorso – ha ricordato il presidente nazionale di ANBI Francesco Vincenzi – è mantenere viva l’attenzione delle Istituzioni su politiche dell’acqua che guardino al futuro, in un’epoca caratterizzata dai mutamenti climatici ma anche dall’epidemia di Covid durante la quale, la garanzia di disponibilità di cibo sugli scafali è stata elemento di tenuta sociale. Senza acqua, senza irrigazione, non può esserci cibo e men che meno l’eccellenza agroalimentare del nostro Paese”.

Mostra itinerante. “Siamo felici che il primo premio di questo prestigioso concorso arrivi in Veneto terra di acqua e di bonifica – ha affermato il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro -. La foto, insieme alle altre foto che hanno partecipato al concorso, saranno esposte in una mostra che ANBI Veneto sta definendo nel contesto delle celebrazioni del Centenario del Congresso di San Donà di Piave del 1922 che pose le basi della moderna bonifica, un anno di eventi che inizierà a marzo e avrà come momento principale il Festival della Bonifica, proprio a San Donà, dal 26 al 29 maggio“.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

17-19 ottobre 2021, a Verona una speciale edizione di Vinitaly. E Coldiretti mette in mostra il vigneto d’Italia.

grappoli veneti

Per la prima volta il Vinitaly (17-19 ottobre) apre in piena vendemmia con l’esposizione di tutti i grappoli d’Italia portati a Verona dalle diverse regioni nel salone “Vigneto Italia” creato dalla Coldiretti per scoprire la grande biodiversità e qualità dalle quali nascono le più prestigiose bottiglie del vino made in Italy. L’appuntamento è a partire dalle ore 9,30 di domenica 17 ottobre nella Casa Coldiretti di fronte all’ingresso della struttura fieristica (Ingresso Cangrande), nel padiglione 4 stand D3 con il presidente nazionale Ettore Prandini.

Un viaggio fra i grappoli che permette di conoscere, vedere e toccare con mano le antiche varietà di uva che sono la fonte dei grandi bianchi, rosati e rossi nazionali, i colori, le caratteristiche e le consistenze, curate dal sapiente lavoro di generazioni di viticoltori che garantiscono quelle proprietà uniche ed irripetibili dalla vigna alla tavola. Nel giorno di apertura sarà presentato nello stand della Coldiretti lo studio con la top ten delle denominazioni che hanno avuto il maggior incremento dei consumi in Italia.

Nei tre giorni della fiera saranno organizzati dalla Coldiretti momenti dedicati ai nuovi trend del mondo del vino, dalla produzione ai consumi, con una particolare attenzione all’internazionalizzazione e alla sostenibilità ma anche degustazioni e curiosità con la presentazione di indagini, ricerche ed esposizioni mirate.  Le nuove tecnologie e la difesa delle produzioni italiane saranno al centro dell’incontro “Nuove frontiere della viticoltura e tutela del Made in Italy” in programma lunedì 18 ottobre alle ore 11 nella sala Argento del Palaexpo al piano -1, con la presenza, tra gli altri, del presidente della Coldiretti Ettore Prandini, del Ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli, del governatore del Veneto Luca Zaia, del segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo, Riccardo Velasco, direttore del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia Crea, Mario Pezzotti, presidente della Società italiana di genetica agraria, Riccardo Cotarella, coordinatore del comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti, Attilio Scienza, professore dell’Università degli Studi di Milano,  Gabriella De Lorenzis, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali di Milano. Le prospettive dei mercati internazionali verranno, invece, trattate alle 14 sempre lunedì 18 ottobre nella sala Argento del Palaexpo al piano -1 nel convegno su “Il vino italiano alla prova della ripresa post Covid” (diretta streaming su www.coldiretti.it) con il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, i produttori Francesco Ferreri, che è anche coordinatore del comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti, Giorgio Polegato (Astoria), Francesca Moretti (Terre Moretti) Gianmaria Cesari (Umberto Cesari), assieme a un esponente dell’Ice e a buyers internazionali.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

 

Bonifica veneta eccellenza del Paese, ma i cambiamenti climatici impongono maggior attenzione al risparmio della risorsa idrica

Duecento amministratori tra agricoltori, rappresentanti dei cittadini e sindaci hanno affollato la sala dell’hotel Laguna Palace di Mestre (VE) al convegno organizzato lo scorso 7 marzo da Anbi e Coldiretti sul sistema della bonifica veneta quale eccellenza del Paese.

Consorzi di bonifica veneti, un modello virtuoso. “I numeri parlano chiaro – ha detto in apertura dei lavori il direttore dell’Anbi regionale Andrea Crestani – 12mila kmq di territorio servito (il 60% della Regione), quasi 5milioni di assistiti (l’89% della popolazione), 26mila km di canali irrigui e di scolo, circa 400 idrovore (delle 700 totali in Italia). Un esempio nazionale per professionalità, capacità d’intervento, progettualità e innovazione, il tutto sostanziato ulteriormente da conti in ordine, sprechi azzerati e senza oneri sul bilancio regionale”. Un biglietto da visita che non lascia dubbi sul modello virtuoso di controllo e manutenzione del territorio basato sull’ autogoverno, la sussidiarietà, l’autonomia finanziaria.

Un po’ di storia. Ha spiegato Massimo Gargano direttore dell’Anbi nazionale: “L’intuizione a cui si devono i moderni consorzi sta in un Regio Decreto n.12 del 1933 “Nuove norme per la bonifica integrale”, se non fu visionaria, per certo fu innovativa affidando agli abitanti di una certo comprensorio il compito di programmare le attività irrigue e idrogeologiche, segnalare le straordinarietà ma soprattutto prevenirle con la cura e la manutenzione del paesaggio nel rispetto dell’equilibrio naturale”. “Una legge regionale del 2009 mise i puntini sulle “i” disciplinando le funzioni, semplificando l’organigramma, aggregando ulteriormente, applicando il principio comunitario di precauzione e prevenzione del danno ambientale – ha sottolineato Giuseppe Romano di Anbi Veneto – anticipando con saggezza e preparando le strutture normativamente, dotandole di strumenti adeguati per quanto sarebbe accaduto negli anni successivi, eventi alluvionali e fenomeni atmosferici fuori dall’ordinario che hanno visto il pronto intervento di Sindaci schierati con la Protezione Civile, i tecnici consortili nonché i funzionari della Regione insieme ovviamente agli imprenditori agricoli. L’azione nel momento dell’urgenza ha scardinato gerarchie e favorito la consapevolezza che di fronte ai cambiamenti climatici non si è mai sufficientemente pronti nonostante i guanti e i caschetti in dotazione”.

Dissesto idrogeologico. Il presidio dei primi cittadini e la loro responsabilità rispetto al dissesto idrogeologico del 91% dei comuni è stato testimoniato da Maria Rosa Pavanello dell’Anci Veneto. Secondo i dati Ispra, oltre un milione di persone vive in aree a pericolosità da frana elevata e più di 6 milioni in zone a pericolosità idraulica. La popolazione più a rischio si trova in Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. Sul patrimonio di storia, abilità e competenza da difendere e valorizzare è intervenuto Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto, che alla luce di quanto accaduto anche recentemente, dalle alluvioni ai tornado fino alla siccità, ha invocato soluzioni e politiche adatte. “Un ragionamento sul risparmio della risorsa idrica e la sua conservazione va avviato e ovviamente condiviso dai consumatori, dagli ambientalisti oltre che dagli attori principali della campagna”.

Di capitale umano ha parlato Onofrio Rota, segretario generale Fai Cisl: “Metteremo in campo un’agenda agroalimentare, industriale e ambientale riformatrice, che leghi le istanze della produttività con quelle della giustizia sociale. Il binario da seguire è composto dal lavoro, che deve essere sostenuto e ben contrattualizzato. La nostra strategia è la negoziazione con le istituzioni locali e non”. In chiusura il direttore Pietro Piccioni, non ha perso l’occasione di evidenziare la disponibilità di Coldiretti al dialogo per procedere, con la forma della concertazione, lungo un percorso di studio e ricerca per esaltare il ruolo degli enti consortili in una prospettiva di sviluppo ecosostenibile.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Filiera dello zucchero italiano a rischio, ma al momento, salva la produzione in Veneto ed Emilia. Si mira però ad estendere la coltivazione della barbabietola, coltura che gode di incentivi, non è attaccata dalla cimice asiatica e resiste ai cambiamenti climatici

Un’inversione di tendenza che permetta di aumentare la coltivazione di barbabietola e valorizzare lo zuccherificio di Pontelongo, in provincia di Padova, uno dei due stabilimenti da cui esce l’autentico zucchero “made in Italy”. E’ il piano a cui stanno lavorando i produttori di Coldiretti Padova con l’obiettivo di invertire la serie negativa che negli ultimi anni ha portato ad una sensibile riduzione della superficie coltivata a barbabietole, a causa della politica europea dei prezzi e alle manovre dei grandi gruppi esteri a danno del mercato italiano.

Obiettivo, una crescita di produzione del 30/40 per cento. Ora ci sono tutte le condizioni per dare una svolta al settore dello zucchero made in Italy, grazie ad una filiera certificata, e garantire un futuro allo stabilimento padovano di Pontelongo, con Minerbio, in Emilia-Romagna, uno dei due zuccherifici gestiti dalla cooperativa Coprob. “Partiamo dalla buona notizia dell’avvio della campagna bieticola 2019 per entrambi gli stabilimenti – spiega Ettore Menozzi Piacentini, consigliere di Coldiretti Padova e di Coprob – per lavorare ad un sensibile incremento della superficie coltivata a barbabietole nella nostra provincia. L’obiettivo è quello di favorire una crescita di circa il 30-40% , portando nella nostra provincia la superficie coltivata nel 2020 a2 circa 13 mila ettari”.

Impegno per migliorare la sostenibilità della produzione. Continua Piacentini: “Le condizioni ci sono tutte e i nostri imprenditori hanno la possibilità di fare la propria parte per consolidare una filiera di qualità come quella dello zucchero, a cui teniamo molto. Non possiamo permetterci di vanificare gli sforzi di questi anni in difesa del vero zucchero made in Italy, sostenuto anche da una forte mobilitazione popolare. Con Coprob abbiamo messo a punto una efficace strategia per dare maggiore competitività alla nostra filiera certificata bieticolo saccarifera. Grazie all’apporto della nuova genetica e di tecnologie innovative la coltivazione della bietola è preziosa per il nostro territorio, anche per consentire ai nostri terreni una maggiore efficienza e sostenibilità nella coltivazione di cereali”.

Contributi. Da sottolineare poi l’interessante opportunità di integrazione del reddito con gli incentivi del contributo di base e del contributo accoppiato che consentono di superare i 700 euro ad ettaro per chi sceglie di coltivare barbabietola. E’ una coltivazione che ha tutte le caratteristiche agronomiche ideali per tornare in auge nella nostra campagna e arricchire i nostri terreni. Non va sottovalutata poi la resistenza ai cambiamenti climatici e anche agli attacchi di insetti alieni come la cimice asiatica che sta minacciando numerose coltivazioni. Piantare barbabietola aiuta pertanto a limitare la diffusione di questo parassita che sta creando fin troppi danni alla nostra agricoltura.

Veneto in controtendenza. E’ di questi giorni la notizia che Sadam del Gruppo Maccaferri ha sospeso la campagna bieticola  nello stabilimento di San Quirico (Parma), che coinvolge Lombardia ed Emilia, per la scarsità di semine. Inoltre a livello europeo continua la “guerra” dei prezzi che ha contraccolpi sulle quotazioni. In Veneto invece l’intenzione è quella di andare nella direzione opposta, restituendo valore e reddito alla filiera. “In queste settimane – conclude Piacentini – stiamo incontrando gli imprenditori agricoli proprio per invitarli a cogliere questa opportunità di arricchire la varietà colturale della nostra campagna e di contribuire concretamente a salvare lo zucchero al cento per cento italiano e di qualità, investendo anche sul biologico”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova