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Filiera bieticolo-saccarifera a rischio estinzione. Coldiretti annuncia mobilitazioni e chiede il sostegno della Regione. Che risponde all’appello stanziando 600 mila euro per il settore

“Come Coldiretti esprimiamo fortissima preoccupazione per la tenuta della nostra filiera bieticolo-saccarifera. I dati 2025 di Veneto Agricoltura evidenziano per il settore bieticolo un forte calo delle superfici investite (-39%) scese a 4.730 ettari, con una conseguente riduzione della produzione complessiva del 27,1%, pari a 262,9 mila tonnellate, troppo poche per coprire i costi dello stabilimento di Pontelongo, in provincia di Padova” afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto, che da Fieragricola lancia l’allarme all’indomani delle prime indiscrezioni sui dati della campagna 2026.

Le ragioni della disaffezione degli agricoltori verso questa coltura, che rappresenta ancora un asset strategico per tante regioni italiane, sono molteplici, ma principalmente le sempre maggiori difficoltà a difenderla dai patogeni per via della costante riduzione del numero di principi attivi efficaci, messi al bando dall’Unione Europea senza pensare a delle alternative più sostenibili per l’ambiente, ma altrettanto valide nella lotta fitosanitaria e il cambiamento climatico che mette a dura prova le semine e i raccolti. “Ciò che ci preoccupa di più ora è che se non riusciremo a incentivare gli agricoltori a credere ed investire ancora in questa coltura, non solo perderemo una filiera produttiva di cui abbiamo disperatamente bisogno, visto che siamo importatori netti di zucchero e ne consumiamo quantità elevatissime, ma che sarà a rischio almeno per questa campagna la piena attività dello stabilimento di Pontelongo che, al di là della storia centenaria, oggi è un vero e proprio presidio sul territorio” prosegue Salvan.

Lo stabilimento di Pontelongo dà lavoro a intere comunità, con ben 2.000 agricoltori conferenti per una produzione lordo vendibile generata di 17 mln e circa 100 dipendenti fissi e altri 100 stagionali. “Non possiamo permetterci né di perdere una coltura, né di mettere in difficoltà intere famiglie. Il problema ora rischia concretamente di trasformarsi da locale e prettamente “agricolo” a nazionale e sociale, con la messa a rischio di troppi posti di lavoro. Come Coldiretti ora chiediamo alla Regione Veneto, che ha già dimostrato vicinanza al settore durante la visita fatta allo stabilimento di Pontelongo poche settimane fa, di dare concretezza a questo sostegno. Dobbiamo trovare il modo di recuperare con urgenza risorse economiche per integrare l’aiuto accoppiato ad ettaro che grazie al recupero dei soldi della PAC potremo garantire per altri due anni ai nostri agricoltori – prosegue Salvan – “Dopo questo primo passo dovremo però pensare tutti insieme, a livello regionale e nazionale, ad una strategia di medio periodo che metta i nostri agricoltori nelle condizioni di coltivare le bietole senza timori e con reali garanzie”.

Coldiretti Veneto da tempo evidenzia come sia necessario muoversi su più fronti, partendo dall’attivazione di contratti di filiera pluriennali che vedano come attori, non solo gli agricoltori e gli zuccherifici, ma anche l’industria agroalimentare con sede in Italia che utilizza lo zucchero come materia prima per tutte le sue preparazioni e non valorizza il 100% italiano come valore aggiunto da cavalcare rispetto alle importazioni selvagge di zucchero dagli altri Paesi in cui viene prodotto con metodi dagli standard molto differenti da quelli nazionali, fino ad arrivare ad un coordinamento operativo reale tra le Regioni in cui è presente la filiera bieticolo-saccarifera, perché si facciano parte attiva nel chiedere al Governo un tavolo nazionale che coinvolga tutti gli attori del settore al fine di sostenere la filiera con azioni come un regime fiscale agevolato per gli stabilimenti produttivi nazionali per compensare le ingenti spese energetiche.

Alla chiamata di Coldiretti Veneto risponde subito Dario Bond, assessore regionale all’Agricoltura, che annuncia il proprio sostegno alla filiera bieticolo-saccarifera e ai produttori impegnati in una coltura strategica per il territorio. “Due settimane fa ho voluto incontrare direttamente i produttori dello stabilimento di Pontelongo, presidio produttivo, economico e occupazionale per il territorio. Insieme al presidente Alberto Stefani ho ascoltato le loro preoccupazioni per le criticità del settore – ha dichiarato Bond -. Da quell’incontro è emersa con forza la necessità di dare un segnale immediato: per questo, nel bilancio regionale abbiamo già previsto di inserire una cifra che dovrebbe attestarsi sui 600.000 euro. Ringrazio il presidente Stefani e l’assessore Filippo Giacinti per l’impegno e l’attenzione dimostrati verso questa filiera, che richiede risposte rapide e concrete”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto/Regione Veneto

Origine dei prodotti agroalimentari, Coldiretti Veneto scrive ai capigruppo regionali affinché operino per dare ancora più garanzie ai consumatori

Coldiretti Veneto ha inviato a tutti i capigruppo della nuova legislatura regionale una proposta di mozione per chiedere la modifica della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, con l’obiettivo di rafforzare la tutela del Made in Italy e garantire trasparenza ai consumatori. In particolare, l’organizzazione agricola chiede di escludere i prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione del codice doganale, prevedendo come unico criterio per l’individuazione dell’origine del cibo l’indicazione del luogo di provenienza delle materie prime.“ L’obiettivo è chiaro: garantire trasparenza, corretta informazione ai consumatori e una reale tutela del nostro patrimonio agroalimentare”, afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto (nella foto in alto).

Da sempre Coldiretti è in prima linea nella battaglia contro l’inganno sull’origine dei prodotti, una pratica che danneggia gravemente gli agricoltori, l’intero sistema agroalimentare e i cittadini. Un impegno che ha portato, negli ultimi 25 anni, a risultati fondamentali come l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria dell’origine per numerose filiere, grazie a una costante azione di mobilitazione a livello locale, nazionale ed europeo. “La difesa dell’origine dei prodotti non è una battaglia di categoria, ma una questione di trasparenza e di giustizia  – aggiunge Salvan -, i consumatori hanno il diritto di sapere cosa mettono in tavola e gli agricoltori il diritto di non subire concorrenza sleale”.

Nel mirino di Coldiretti c’è in particolare la vigente disciplina doganale contenuta nel regolamento (UE) n. 952/2013, che stabilisce l’origine di un prodotto in base al Paese dell’ultima lavorazione o trasformazione sostanziale (cosiddetta origine non preferenziale). Un criterio che, applicato ai prodotti agroalimentari genera effetti distorsivi ed ambiguità.
“Questa norma consente di attribuire un’origine “Made in Italy” a prodotti che in realtà provengono dall’estero e arrivano nel nostro Paese solo per un’ultima fase di trasformazione – spiega Salvan –. Un esempio emblematico è quello del concentrato di pomodoro importato che viene lavorato in Italia al solo scopo di ottenere un’etichetta italiana pur partendo da materie prime di provenienza e qualità ben diverse”.

La battaglia contro l’inganno sull’origine rappresenta, per Coldiretti, il cuore della difesa del Made in Italy. Un impegno che ha portato anche a contrastare i traffici di cibo nei porti e a raccogliere oltre un milione di firme a sostegno di una normativa più equa. “Avere al nostro fianco le istituzioni, dai Comuni alla Regione Veneto, è strategico per dare ulteriore forza politica alla nostra richiesta di modifica della normativa europea – sottolinea Salvan –. Per questo chiediamo il sostegno autorevole del Consiglio regionale del Veneto affinché si faccia promotore di un’azione politica forte nelle sedi competenti”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Coldiretti Veneto

Cementificazione suolo, Padova “maglia nera” con oltre il 50 per cento del terreno occupato nel capoluogo

L’erosione dei terreni fertili a causa di cementificazione e degrado fa sparire ogni anno decine ettari di terreno feritile ma anche cibo e coltivazioni per decine di migliaia di euro. È l’allarme lanciato da Coldiretti, sulla base di dati Ispra, in occasione della Giornata mondiale del suolo che si è celebrata lo scorso 5 dicembre. A detenere “la maglia nera” è la città di Padova, con oltre metà del suolo cementificato e irrimediabilmente perduto, un record nazionale, e non va meglio nel resto della provincia dove nel 2024 sono andati perduti altri 116 ettari portando a quasi 40 mila gli ettari coperti da superfici artificiali.

Un fenomeno che non accenna ad arrestarsi. Questo processo ha generato serie conseguenze sulla cura del territorio e sulla sicurezza idrogeologica italiana, intensificando gli impatti dei mutamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi. “L’espansione incessante delle zone urbanizzate – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – ostacola l’assorbimento adeguato delle acque piovane, che scorrono invece in superficie, elevando i pericoli di inondazioni e smottamenti. Contiamo decine di zone esposte a rischi idrogeologici, in particolare allagamenti, una situazione aggravata dai cambiamenti climatici, con eventi estremi più frequenti, anomalie stagionali e precipitazioni brevi ma violente”.

Secondo Coldiretti occorre salvaguardare il capitale agricolo e i suoli produttivi, valorizzando il ruolo sociale, culturale ed economico delle imprese rurali nelle aree interne. Una posizione condivisa dal 78% degli italiani, secondo il report Coldiretti/Censis 2025, che considerano l’agricoltura il baluardo più efficace per prevenire il dissesto idrogeologico e tutelare il paesaggio.

Da ciò deriva l’urgenza di misure rapide per bloccare il consumo di suoli fertili, a iniziare dall’approvazione della legge sul consumo di suolo bloccata da tempo in Parlamento e che – secondo Coldiretti – potrebbe fornire all’Italia uno strumento innovativo e avanzato.

“Ma il suolo va ripristinato anche nelle città – continua Lorin – dove le aree verdi urbane rappresentano solo il 2,9% dei territori comunali e i parchi e giardini con aree gioco una porzione ancora più piccola. Da qui il nostro appello alla pubblica amministrazione per un cambio di passo necessario a garantire la presenza di alberi, fondamentali per la salute fisica e mentale, per ridurre le emissioni di CO2, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità, ridurre le temperature”.

Oscar Green Veneto 2025: Coldiretti premia i giovani che trasformano il lavoro della terra in visione imprenditoriale

Sono pionieri, innovatori, custodi di una tradizione che non frena, ma accelera. Sono gli under 35 di Coldiretti Veneto, uomini e donne protagonisti di una rivoluzione gentile che cambia l’agricoltura con idee, coraggio, solidarietà e radici profonde. Nella finale regionale della 19ª edizione degli Oscar Green, svoltasi lo scorso 1 dicembre, oltre cento giovani agricoltori hanno “allacciato le cinture” e sono saliti simbolicamente sulla navicella del tempo per proiettare il Veneto agricolo nel futuro. L’evento si è svolto a Montebelluna (Treviso), negli spazi di Infinite Area, luogo rigenerato grazie alla visione di Patrizio Bof: un ex complesso industriale trasformato in un laboratorio creativo per le nuove generazioni.

A salutare la platea di giovani provenienti da ogni provincia del Veneto è stato anche Alberto Stefani, che a pochi giorni dalle elezioni regionali ha rivolto ai partecipanti un messaggio di vicinanza e sostegno.”L’agricoltura guarda al futuro – ha detto – è proiettata all’innovazione e con i suoi giovani rompe gli schemi. Abbiamo bisogno di guardare avanti e sono felice di poterlo fare insieme a voi”. Il prossimo presidente della Giunta regionale ha anche detto che avendo particolarmente a cuore i giovani, si terrà la delega alle politiche giovanili per garantire ai giovani che proprio su questo tema porrà grande attenzione e impegno.

Tre le testimonial d’eccezione del mondo sportivo presenti all’evento: Enrica Merlo, campionessa italiana di pallavolo e oggi consigliera nazionale Fipav, che ha raccontato come il gioco di squadra possa diventare metodo e visione anche nelle istituzioni sportive; Emma Maria Mazzenga, la “nonna volante”, pluriprimatista mondiale over 85 e 90, simbolo vivente di continuità, resilienza e passione; Andrea Matteazzi, ex pallavolista e oggi imprenditore agrituristico, storia di un ritorno alla terra che diventa rinascita.

Un carosello di video con le idee finaliste ha presentato progetti innovativi, coraggiosi, concreti. Cinque le categorie, sette i vincitori (con due ex aequo) e tre le menzioni speciali. Tra loro c’è la candidata a rappresentare il Veneto alla sfida nazionale: è Silvia Bertazzo dell’azienda la Bocalina di Adria in provincia di Rovigo. “I progetti presentati sono storie vere, nate dalla terra ma spinte dalla tecnologia, dove l’“intelligenza naturale” incontra l’innovazione e la eleva” – ha spiegato Marina Montedoro direttore di Coldiretti Veneto.

CATEGORIA “IMPRESA DIGITALE E SOSTENIBILE”
Riccardo Poli – Apicoltura dell’Orso (Cerro Veronese, VR)
“L’ingegnere delle api: trasforma dati e alveari in un ecosistema intelligente.”
CATEGORIA “COLTIVIAMO INSIEME”
Beatrice Lorenzato – “I Peccati della Terra” (Montecchio Maggiore, VI)
“La regista dei territori: fa sbocciare comunità e cultura con il suo Festival di Primavera.”
CATEGORIA “CAMPAGNA AMICA”
Silvia Bertazzo – “La Bocalina” (Adria, RO)
“La creatrice delle emozioni buone: bomboniere che raccontano la terra con eleganza sostenibile.”
Francesco Sommacal – “Amaltea” (Seren del Grappa, BL)
“Il custode gentile della montagna: salva biodiversità trasformandola in futuro.”
CATEGORIA “AGRINFLUENCER”
Luca Manzan – “Nonno Andrea” (Villorba, TV)
“Il narratore della magia rurale: la sua campagna fa sognare anche chi non l’ha mai vista.”
CATEGORIA “PIÙ IMPRESA”
Daniele Fiorotto – Società Agricola Vittoria (Nervesa della Battaglia, TV)
“Nel cuore del Montello una nuova collezione di vini. Dall’anima autentica nasce la produzione Fiorotto 1934.Il futuro del vino italiano continua a parlare veneto.
Enrico Turetta – Società Agricola Valle Molinarella (Teolo, PD)
“Sui pendii dolci padovani la coltivazione spontanea delle nocciole selvatiche. La Gianduia dei Colli Euganei”
MENZIONI SPECIALI
Jessica Piazza – Terre Maddalena (Annone Veneto, VE)
“La voce in rosa della vigna: brinda al coraggio delle donne con vino e cuore.”
Nicola Baroni – Ostra Bora (Porto Tolle, RO)
“Il sentinella della laguna: custodisce la pesca con l’ostrica come alleata del territorio.”
Cristian Vighini – Azienda Agricola Vighini (Sovizzo, VI)
“L’architetto dell’acqua e del suolo: costruisce sostenibilità dove nasce la vita.”

«Oscar Green è una vetrina di eccellenze – ha ricordato Marco De Zotti, delegato Giovani Impresa Veneto – ma soprattutto uno spaccato di fantasia imprenditoriale e determinazione. Il Veneto è oggi la quarta regione italiana per numero di imprese agricole under 35: 3.601 aziende giovani su 61.582, pari al 7,2%, con presenze particolarmente forti nelle province di Verona, Treviso e Padova».  «Questi giovani non cercano il futuro: lo generano – ha detto Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto -ognuno di loro è una scintilla che accende innovazione, custodisce il territorio e rinnova l’identità agricola del Veneto. Se oggi possiamo immaginare un domani più forte, sostenibile e umano, è perché loro hanno già cominciato a costruirlo con le mani nella terra e lo sguardo oltre l’orizzonte. In questo momento decisivo per la Politica Agricola Comune, ribadiamo con forza la nostra voce in Europa: Coldiretti sarà a Bruxelles il 18 dicembre per chiedere regole più giuste, che tutelino davvero il lavoro, la dignità e la competitività degli agricoltori italiani e europei”

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Montebelluna, è stata resa possibile grazie al sostegno del Consorzio Agrario di Treviso-Belluno, del Gruppo Sparkasse Cassa di Risparmio Civi Bank, di Maschio Gaspardo, del Consorzio Vini Asolo e Montello e di Forgreen Group.

Fonte testo e foto: servizio stampa Coldiretti Veneto

Cereali, secondo Ismea produrre 1 q di grano costa agli agricoltori dai 30,3 euro (Nord) ai 31,8 euro (Sud), ma viene loro pagato 28 euro

A pochi giorni dalle manifestazioni che si sono svolte per denunciare la situazione dei cereali, tra cui quella di Rovigo, Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) ha pubblicato il monitoraggio dei costi medi per il frumento. Ora con dati alla mano, sappiamo che produrre un quintale di grano duro per la pasta costa agli agricoltori del Centro Nord 30,3 euro (31,8 a quelli del Sud) ma al momento di venderlo se ne vedono pagare appena 28, finendo di fatto per lavorare in perdita.

“Si tratta di un passo avanti fondamentale per dare trasparenza e certezze nei confronti dei cerealicoltori – afferma il presidente di Coldiretti Veneto e Rovigo Carlo Salvan – e lo stabilisce un ente terzo come Ismea; questo è un primo tassello per impostare i futuri contratti di filiera. È l’inizio di un nuovo percorso, perché da oggi non si potrà più prescindere dai costi di produzione come riferimento minimo per garantire un prezzo equo e fermare le speculazioni che stanno strozzando le imprese agricole e salvaguarda i consumatori e il loro diritto a prodotti sani e locali”.

Coldiretti sottolinea, però, che i costi di produzione non possono essere però il prezzo: serve garantire un margine adeguato all’agricoltore, perché produrre sottocosto come sta avvenendo ora mette a rischio il futuro del Made in Italy. Sotto l’effetto delle manovre dei trafficanti di grano le quotazioni pagate agli agricoltori sono calate negli ultimi quattro anni tra il 35% e il 40%, mettendo a repentaglio le prossime semine e la tenuta economica delle aziende agricole, perché i ricavi non coprono più i costi di produzione.

Bene anche l’annuncio del Ministero dell’Agricoltura di 40 milioni da destinare ai contratti di filiera con aiuto de minimis di almeno 100 euro all’ettaro, che rappresentano oggi lo strumento più concreto per dare stabilità e reddito agli agricoltori, coinvolgendo anche il mondo dei pastai a cui viene garantito un credito d’imposta da 10milioni di euro. Grazie a questo strumento i produttori di grano potranno avere un ricavo di 40 euro al quintale, tra prezzo riconosciuto all’interno del contratto di filiera e contributi pubblici.

Il piano di Coldiretti chiede anche il blocco delle importazioni sleali di grano trattato con sostanze vietate in Europa, come il glifosate presente nel grano canadese “veleno” per le nostre tavole, garantendo la reciprocità delle regole e imponendo agli alimenti provenienti da Paesi terzi gli stessi standard richiesti agli agricoltori italiani ed europei. È fondamentale poi estendere a tutta l’Ue l’obbligo di indicare l’origine del grano sulla pasta, già in vigore in Italia, per garantire ai consumatori il diritto a una informazione trasparente su ciò che consumano. Al tempo stesso serve investire in ricerca, innovazione e transizione tecnologica anche con il supporto del Crea. Occorre poi un piano nazionale per i stoccaggi e infine serve una migliore gestione dell’acqua con un piano invasi anche in Veneto, dove sarà sempre più fondamentale la gestione della risorsa acqua per preservare la capacità produttiva della seconda regione d’Italia.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Accordo Ue-Usa sui dazi, Coldiretti Veneto: il vino rischia di pagare il prezzo più alto

Alla luce dell’accordo-quadro formalizzato tra Unione Europea e Stati Uniti in materia di dazi, che prevede l’applicazione di tariffe del 15% sui prodotti agroalimentari italiani senza alcuna esenzione, Coldiretti Veneto esprime forte preoccupazione per l’impatto economico sulle filiere regionali e nazionali, emerso anche nel corso del Trittico Vitivinicolo organizzato da Veneto Agricoltura.

Secondo Coldiretti e Filiera Italia, basandosi sui dati del Centro Studi Divulga, il provvedimento rischia di colpire duramente le eccellenze del Made in Italy, con un danno stimato di oltre 1 miliardo di euro all’anno per il comparto agroalimentare. Tra i settori più penalizzati: vino, olio extravergine di oliva, pasta e comparto suinicolo.

In questo scenario, il Veneto è tra le regioni più esposte: solo verso gli Stati Uniti l’export agroalimentare regionale vale 930 milioni di euro, con il settore vitivinicolo in prima linea. Il mercato statunitense del vino per la nostra regione conta 593 milioni di euro, il Veneto è il primo esportatore nazionale con il ruolo di traino del Pinot Grigio e del Prosecco.

“Il comparto vitivinicolo veneto è il motore dell’export agroalimentare regionale e subirebbe un colpo pesantissimo da questi nuovi dazi,” afferma Giorgio Polegato, presidente della Consulta Vitivinicola di Coldiretti Veneto. “Il nostro vino è ambasciatore del Made in Italy nel mondo, e gli Stati Uniti rappresentano uno sbocco fondamentale. Serve un intervento urgente da parte delle istituzioni per tutelare il lavoro di migliaia di imprese e salvaguardare la competitività del settore.”

“La pubblicazione dell’accordo conferma lo squilibrio di una trattativa che avevamo già denunciato in cui l’agricoltura, ancora una volta, viene sacrificata – continua Polegato –  Ci aspettavamo l’esclusione dei prodotti di eccellenza dai dazi, almeno per il vino. Così non è stato. E ogni giorno che passa senza correttivi lascia spazio ad altri Paesi competitor in un mercato che storicamente ci appartiene.”

Coldiretti ribadisce la necessità di proseguire il negoziato per ottenere l’esclusione delle produzioni agroalimentari italiane dalla lista dei dazi e chiede sostegni economici urgenti per le filiere più colpite, già messe a dura prova da costi produttivi in aumento e instabilità dei mercati.

Il rischio è che l’introduzione dei dazi finisca – rileva Coldiretti – per far salire i prezzi e l’inflazione, con un conseguente calo dei consumi, soprattutto tra le fasce della popolazione a reddito più basso. A complicare ulteriormente il quadro ci sono anche le pressioni degli importatori per ottenere “sconti”, una dinamica che sta già creando difficoltà alle imprese italiane. Queste ultime si trovano di fronte al rischio di dover ridurre i volumi esportati o vendere i prodotti a prezzi troppo bassi, con un inevitabile impatto negativo sui margini. Senza dimenticare la possibilità che si rafforzino i fenomeni di Italian sounding, spingendo i consumatori americani verso imitazioni dei prodotti italiani di qualità.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Porcini e finferli: parte la stagione dei funghi sulle montagne venete. Coldiretti: “Condizioni ideali, ma raccolta solo in sicurezza e nel rispetto del bosco”. Ecco il vademecum!

È ufficialmente partita anche sulle montagne del Veneto la stagione dei funghi. Il mix di piogge e caldo ha favorito una nascita eccezionale di porcini, finferli e altre varietà, in particolare nei boschi del Cansiglio, Altopiano di Asiago, Monte Grappa, Nevegal e Dolomiti Bellunesi. Lo segnala Coldiretti Veneto, che insieme a Federforeste ha elaborato un vademecum “acchiappa funghi” per consentire a tutti di godersi questa attività in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente.

Le regole da seguire: sicurezza, ambiente e buone pratiche

La ricerca dei funghi richiede preparazione, attenzione e rispetto della natura. Ecco alcune semplici ma fondamentali indicazioni: scegliere percorsi adeguati alle proprie condizioni fisiche e mentali, evitando itinerari troppo impegnativi. Informare qualcuno sul luogo dell’escursione e, se possibile, non andare da soli. Controllare sempre il meteo, poiché i temporali estivi sono pericolosi in ambiente boschivo. Indossare abbigliamento adatto: scarponi con suola scolpita, capi a strati e zaino con l’essenziale. Raccogliere solo i funghi che si conoscono con certezza, rivolgendosi al servizio micologico dell’ULSS in caso di dubbi. Non distruggere i funghi sconosciuti e non danneggiare la flora. In molte aree è necessario il tesserino o un permesso: informarsi sempre sulle normative locali. Vietato l’uso di rastrelli e uncini, che danneggiano il micelio e compromettono la riproduzione dei funghi. Pulire i funghi sul posto per favorire la diffusione delle spore. Trasportarli solo in cestini rigidi e areati, mai in sacchetti di plastica.

‘Il mancato rispetto di queste regole può comportare multe salate e il sequestro del raccolto”, avverte Coldiretti. Il Veneto, con la sua ricca biodiversità forestale, rappresenta uno dei territori più vocati alla raccolta dei funghi. L’attività, oltre al valore ricreativo, ha anche un’importanza economica, sostenendo filiere locali e alimentando mercati, ristorazione e sagre tradizionali.

Allarme tra gli allevatori veneti di bovini per l’epidemia di dermatite nodulare contagiosa. Il virus non colpisce però l’uomo, né direttamente, né attraverso il consumo di carne o latte 

Forte preoccupazione tra gli allevatori veneti per l’epidemia di Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease – Lsd), malattia virale dei bovini che si trasmette attraverso insetti vettori come mosche, zecche e zanzare, ma che può avvenire anche con il contatto diretto tra animali infetti e sani, portando gli animali anche alla morte. La dermatite nodulare colpisce i bovini ma non l’uomo, né direttamente, né attraverso il consumo di carne o latte.

I focolai in Italia

A oggi sono nove i focolai confermati in Sardegna, con 600 allevamenti sottoposti a esame clinico. La Regione sarda ha presentato un piano che prevede la vaccinazione di tutti i bovini presenti sull’isola, vale a dire circa 300.000 capi. Dalla Sardegna, dove il virus è partito, portando all’abbattimento di oltre 300 capi, la Lsd si è spostata nel Nord Italia, colpendo un allevamento di bovini da carne a Porto Mantovano, in provincia di Mantova. Alla luce del caso positivo, sono state attivate tutte le misure previste dalla normativa, dal sequestro e blocco dell’allevamento all’istituzione delle zone di restrizione.

Stato di allerta in Veneto

Iil Ministero della Salute ha definito zone di protezione e di sorveglianza in cui ricadono quattro province venete: Verona, Padova, Vicenza e Rovigo. Nelle zone di protezione, che comprendono un raggio di 20 chilometri da un focolaio, e nelle zone di sorveglianza, fino a 50 chilometri, sono state imposte restrizioni sulla movimentazione del bestiame. La provincia di Verona è interessata sia dalla zona di protezione che di sorveglianza, mentre parte delle province di Vicenza, Padova e Rovigo rientrano nelle zone di sorveglianza.

Dichiarazioni di Confagricoltura Veneto

“La situazione determinata dall’epizoozia di dermatite sta diventando allarmante, specialmente nella zona ovest della Bassa Padovana, afferma Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, territorio che vede una grande concentrazione di allevamenti bovini. Le limitazioni già in atto per la movimentazione dei bovini stanno mettendo in ginocchio diverse aziende zootecniche, che si trovano nell’impossibilità di immettere animali in stalla. Se la situazione non migliorerà a breve, rischiamo il blocco completo delle attività di allevamento bovino nella zona”. “Siamo molto preoccupati per questa nuova epizoozia che ci sta colpendo, sottolinea Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona. Ci siamo già mossi, interessando i servizi veterinari, per cercare di avere una normativa che all’interno delle zone soggette a restrizioni, quali la Bassa Veronese, che permetta un’attività di emergenza, come lo spostamento dei bovini e la raccolta dei capi che dovessero morire, anche per altre motivazioni.  Stiamo monitorando il fenomeno, insieme alla Regione Veneto, che in questo momento sta dando una mano agli allevamenti del Veronese e delle altre zone venete colpite dal provvedimento ministeriale”. Il timore è che gli allevatori si vedano costretti a destinare tutto il latte alla pastorizzazione, con gravi difficoltà logistiche e commerciali. “Il comparto lattiero-caseario sta vivendo giorni di grande tensione, spiega Giancarlo Zanon, rappresentante del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto. Le restrizioni alla movimentazione del latte crudo e la necessità di destinare la produzione solo a impianti in grado di garantire pastorizzazione o lunga stagionatura stanno riducendo la capacità produttiva delle nostre aziende”.

Il rischio maggiore è per i prodotti freschi a latte crudo

“Se la zona di protezione dovesse estendersi ad altre zone del Veneto, molti caseifici non riuscirebbero più a ritirare il latte, con ricadute pesanti su tutta la filiera. I prossimi giorni saranno cruciali: l’arrivo dei vaccini e l’avvio della campagna di immunizzazione di massa nelle zone di protezione e sorveglianza, se condotti con rapidità e capillarità, potranno spezzare la catena di trasmissione proprio mentre l’estate, favorevole agli insetti vettori, entra nel vivo”. Confagricoltura Veneto rinnova l’appello al Ministero della Salute e alle istituzioni regionali affinché vengano messe in campo tutte le misure necessarie per contenere la diffusione della malattia e per supportare le aziende colpite. “È fondamentale proteggere il nostro comparto zootecnico, strategico per l’economia e l’occupazione del territorio”, conclude Barbetta.

Le dichiarazioni di Coldiretti Veneto

Le Consulte dei settori Carne e Latte di Coldiretti Veneto hanno incontrato oggi i Servizi Veterinari regionali e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie per approfondire le caratteristiche e le implicazioni della Dermatite Nodulare Contagiosa (Lumpy Skin Disease – LSD). L’incontro è stato un’importante occasione di confronto tra il mondo produttivo e le autorità sanitarie, con l’obiettivo di condividere informazioni aggiornate, approfondire le modalità di trasmissione e sintomatologia della malattia e valutare le strategie più efficaci per ridurre al minimo il rischio di diffusione sul territorio regionale. Al tempo stesso, gli allevatori hanno espresso preoccupazione per le misure restrittive già in vigore da alcuni giorni che coinvolgono non solo la movimentazione degli animali, ma anche quella dei loro prodotti, in particolare il latte. Alcune di queste disposizioni, seppur comprensibili sul piano della tutela sanitaria, potrebbero causare gravi danni economici, diretti e indiretti, alle imprese già messe a dura prova da anni di difficoltà strutturali e di mercato. Coldiretti Veneto ha ribadito la massima disponibilità a collaborare con i Servizi Veterinari per la gestione dell’emergenza, chiedendo al tempo stesso un costante aggiornamento del tavolo di confronto, affinché le misure adottate possano contemperare le esigenze sanitarie con la sostenibilità economica delle imprese zootecniche.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

#coltiviamoilrispetto, il progetto Donne Coldiretti che unisce impresa, solidarietà e cultura per la parità di genere, dà i suoi frutti grazie ai “prodotti gentili”. A breve, la creazione di una rete di fattorie della tenerezza per contrastare la violenza di genere

È passato poco più di un anno dalla firma del Protocollo di intesa tra Donne Coldiretti e l’On. Martina Semenzato, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere. Da questa collaborazione è nato #COLTIVIAMOILRISPETTO, un progetto partito dal Veneto come risposta concreta alla tragica scomparsa di Giulia Cecchettin, che ha profondamente scosso le coscienze di tutto il Paese.

Prodotti gentili e fattorie della tenerezza

L’iniziativa promuove i “prodotti gentili” nei mercati di Campagna Amica e mira a creare una rete nazionale di fattorie della tenerezza impegnate nell’integrazione lavorativa e nel sostegno delle vittime di violenza. Un progetto che non si ferma solo all’assistenza, ma investe anche nel cambiamento culturale attraverso l’istituzione di premi di tesi destinati a giovani studentesse e studenti universitari per la ricerca di nuovi linguaggi educativi e comunicativi con cui diffondere principi di rispetto e uguaglianza.

Risultati tangibili

I numeri raccontano un successo: sono 12.150 gli euro raccolti in tutta la regione nello scorso anno grazie alla vendita dei prodotti gentili nei sette mercati a km 0, animati ogni quarto sabato del mese dalla presenza di volontarie e imprenditrici agricole che hanno organizzato eventi dando vita a relazioni pubbliche, raccogliendo anche testimonianze riservate di persone in difficoltà. Consumatori e agricoltori si sono uniti per sostenere azioni concrete contro la violenza di genere, dimostrando come il mondo rurale possa essere motore di solidarietà e cambiamento. Il progetto ha già portato risultati tangibili: le donne di Coldiretti Padova consegneranno ad aprile la prima borsa di studio universitaria. In una sorta di filo rosso che collega le sette province, durante la conferenza stampa di presentazione organizzata nella Sala Berengo dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Tiziana Lippiello, rettrice del primo ateneo italiano a ottenere la certificazione per la parità di genere Uni/PdR 125:2022, il presidente di Coldiretti Veneto Carlo Salvan, l’On. Martina Semenzato, la docente Sara De Vido, delegata della Rettrice ai giorni della Memoria, del Ricordo e alla Parità di Genere ed Ermelinda Damiano, presidente del Consiglio comunale di Venezia, hanno sottoscritto l’istituzione di tre premi di tesi da 2 mila euro ciascuno a favore di studentesse/studenti iscritte/iscritti a Ca’ Foscari che redigano una tesi di laurea magistrale sul tema della prevenzione della violenza di genere, con particolare riferimento ai seguenti ambiti: Linguistica – Linguaggio di genere; Diritti umani – Contrasto alla violenza di genere nei confronti delle donne; Finanza – Educazione Economica e Finanziaria finalizzata alla creazione dell’indipendenza economica della donna. La rettrice Tiziana Lippiello ha così commentato: “Desidero ringraziare vivamente Coldiretti per aver voluto sostenere lo studio e la ricerca di giovani studiose e studiosi sul tema della violenza di genere. Un obiettivo che è un impegno concreto di Ca’ Foscari, da anni in prima linea con iniziative didattiche, scientifiche e culturali e servizi specifici volti a promuovere equità, inclusione, dialogo e contribuire a contrastare la violenza sulle donne. L’istituzione di questi premi di tesi è un’ulteriore importante azione educativa e di sensibilizzazione su questi temi”. La restante parte dei fondi raccolti nel 2024 è stata così ripartita: 2.000 euro al Centro antiviolenza del Comune di Venezia, realtà storica con oltre 30 anni di attività; 2.000 euro allastruttura di riabilitazione “Le Farfalle” di Portogruaro (VE), specializzata nel recupero psico-fisico per soggetti con disturbi alimentari; 2.000 euro alla Cooperativa sociale “Iside” di Mestre (VE), impegnata nell’accoglienza e supporto delle donne vittime di violenza.

Puntare sull’imprenditoria femminile

“L’impegno di Coldiretti va nella direzione di riconoscere all’agricoltura il suo ruolo sociale, capace di produrre non solo cibo, ma anche valori – ha detto Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto – sono pienamente convinto che uno degli obiettivi fondamentali per il nostro settore sia puntare con decisione sull’imprenditoria femminile, valorizzando il ruolo centrale che le donne svolgono in agricoltura e nel saper portare punti di vista coraggiosi e innovativi. La loro capacità di portare nuove idee, di promuovere modelli di sviluppo sostenibili e di rispondere ai bisogni sociali rende l’agricoltura non solo un motore economico, ma anche un esempio di welfare territoriale. Credo quindi sia essenziale che Coldiretti Donne si affermi sempre di più come interlocutore autorevole su temi socio-economici, creando un collegamento concreto tra il nostro settore e la società nel suo complesso, coinvolgendo cittadini e consumatori nei percorsi proposti da Coldiretti; potremo cosi costruire un futuro migliore per l’intera società”.

Una donna che sa gestire il proprio denaro è una donna più forte

“E’ una giornata importante perché dedicata a un progetto speciale, realizzato da donne del fare e che fanno impresa e creano lavoro. Parliamo di progetti concreti e che rientrano in quegli “impegni” del Protocollo d’intesa che ho avuto l’onore di firmare da Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere insieme a Donne Coldiretti e Campagna Amica, vale a dire la creazione di una rete di fattorie della tenerezza che dal Nord al Sud del Paese aprono le porte alle donne vittime di violenza per accoglierle, ma anche per offrire opportunità di lavoro e quindi di riscatto sociale. Perché il 62% delle donne vittime di violenza non hanno un’indipendenza economica risultano non avere né lavoro, né un conto corrente. Tuttavia, ancora oggi, molte donne non hanno accesso a queste conoscenze, specialmente nelle fasce sociali più vulnerabili. Per questo motivo dobbiamo promuovere percorsi di educazione finanziaria nelle scuole e nei luoghi di lavoro, ma anche attraverso iniziative rivolte alle donne adulte. La formazione finanziaria non è solo uno strumento tecnico, ma un atto di emancipazione. La capacità di gestire le proprie risorse economiche è una competenza imprescindibile per costruire una vita autonoma. Una donna che sa gestire il proprio denaro è una donna più forte, più libera e più sicura di sé. Ricordiamolo! La rete è fondamentale: tutte insieme per ridare speranza”, “, ha affermato l’On. Martina Semenzato.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Educazione alimentare. Figli dipendenti da energy drink e merendine, l’82% delle famiglie chiede aiuto

L’82% delle famiglie chiede un piano pubblico per salvaguardare la salute dei propri figli, sempre più dipendenti da energy drinks, merendine e cibi ultra-trasformati, una vera e propria dipendenza che crea enormi pericoli per il loro sviluppo. Un grido d’allarme da parte dei genitori che vedono fallire il ricorso a divieti o altre forme di coercizione proprio mentre si levano più forti gli allarmi del mondo medico scientifico. È quanto emerge dal Rapporto Coldiretti/Censis presentato in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione tenutosi a Roma lo scorso 29 novembre.

Il progetto Semi’insegni

Una battaglia sostenuta da sempre da Coldiretti, che è impegnata a promuovere nelle scuole il progetto Educazione alla Campagna Amica, un percorso educativo che in Veneto prende il titolo di “Semi’nsegni” che dal 2003 ad oggi coinvolge ogni anno 20mila studenti degli istituti di ogni ordine e grado. L’obiettivo è quello di formare dei consumatori consapevoli per valorizzare i fondamenti della Dieta Mediterranea e fermare così il consumo del cosiddetto junk food che mette a rischio la salute e fa aumentare l’obesità, come sostenuto unanimemente dalla scienza medica. Un cibo fatto in laboratorio che, entrando sempre più prepotentemente nelle abitudini alimentari quotidiane, fa inevitabilmente da apripista a quello artificiale. “Un fenomeno, quello degli ultra-trasformati, che va combattuto – sottolinea Coldiretti Veneto – aumentando le ore di educazione alimentare nelle scuole e mettendo in campo campagne di sensibilizzazione per far conoscere i pericoli associati all’assunzione sistematica e continuativa di cibi ultra-trasformati, come chiesto dai genitori italiani. Un passo decisivo sarebbe la definizione di forme di etichettatura per evidenziare che un determinato prodotto appartiene alla categoria degli ultra-trasformati”.

Cibi ultraprocessati da vietare anche nelle mense scolastiche
e nei distributori automatici, limitandone anche la pubblicità

Ma l’utilizzo di questi prodotti va anche vietato nelle mense scolastiche e nei distributori automatici diffusi negli edifici pubblici, a partire proprio dalle scuole, con precisi limiti anche alla pubblicità, seguendo l’esempio del Regno Unito che ha vietato le fasce orarie di maggiore esposizione per bambini e adolescenti. “E del fatto che i propri figli appena possono scelgono cibi ultra-trasformati se ne è reso conto quasi un genitore su due (48%). E non sembrano funzionare i divieti, una strada scelta dal 37% di famiglie – secondo Coldiretti/Censis – che hanno imposto ai bambini di non mangiare merendine, caramelle, bibite gassate e junk food di vario tipo, anche dinanzi alle sempre più chiare evidenze scientifiche sui rischi ad essi collegati”. Dinanzi al sostanziale fallimento di politiche coercitive non sorprende, dunque, che oltre otto famiglie su dieci pensino che sarebbe importante attivare una grande campagna, dalla scuola al web, rivolta ai ragazzi sul tema dell’educazione al mangiare bene. Riconoscere di aver bisogno di un aiuto esterno per il raggiungimento di tale obiettivo, è un chiaro segnale dell’importanza che attribuiscono all’insegnamento di una buona educazione alimentare, considerandolo un dovere imprescindibile.