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Quote latte: allevatori in piazza per far chiarezza sulle multe

Migliaia di allevatori da tutte le regioni saranno oggi in piazza davanti a Montecitorio durante la discussione della manovra alla Camera dei Deputati che sospende il pagamento delle multe sulle quote latte. La protesta e’ stata decisa dal Consiglio nazionale della Coldiretti per chiedere chiarezza sulle quote latte. Anche una nutrita delegazione di oltre un centinaio di allevatori veneti, guidata dal presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza raggiungerà Roma per partecipare al sit-in in piazza Montecitorio. Per la migliore comprensione del perché si è arrivati a questa manifestazione, ecco riassunti di seguito gli eventi che nel tempo si sono avvicendati in merito alle “quote latte”.

Antefatto. Nel 1983-84, per far fronte alle eccedenze di produzione, l’UE ha introdotto un regime di quote latte che comprendeva il pagamento di un prelievo supplementare a carico dei produttori di latte nei paesi che superavano la quota loro assegnata. Per molti anni dopo l’introduzione del regime delle quote latte l’Italia ha incontrato considerevoli problemi nella corretta applicazione del regime e nell’applicazione delle corrispondenti sanzioni. Dopo molti anni di trattative, nel luglio 2003  il Consiglio ha raggiunto un accordo all’unanimità – la Decisione del Consiglio 2003/530 – che concedeva ai produttori italiani di rimborsare i prelievi supplementari pendenti dal 1995/96 al 2001/02, per un valore € 1,386 miliardi di euro, in 14 rate annuali di pari entità, a partire dal 2004.

L’emendamento alla Manovra su quote latte. Lo scorso 7 luglio un emendamento al decreto legge sulla manovra, fortemente voluto dalla Lega e presentato in commissione Bilancio del Senato dal relatore Antonio Azzollini (Pdl),  ha stabilito che il pagamento delle rate per la restituzione delle quote latte venisse sospeso fino al 31 dicembre 2010. La copertura, pari a 5 milioni per il 2010, sarà a valere del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi di natura corrente.  La presentazione dell’emendamento ha suscitato la protesta degli allevatori in regola con il pagamento delle quote latte, di associazioni di categoria come la Coldiretti, Cia, Confagricoltura nonché del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, “istituzionalmente rispettoso” ma al contempo “sconcertato” di quanto avvenuto in Parlamento. L’emendamento ha invece trovato l’appoggio dell’associazione di categoria Copagri.

Dacian Ciolos, Commissario Ue all'Agricoltura

Il Commissario Dacian Ciolos. In risposta all’emendamento, il Commissario UE per l’Agricoltura Ciolos ha riferito che “qualsiasi provvedimento il Governo italiano adotti per sospendere il pagamento da parte dei produttori italiani di latte delle sanzioni per la passata sovrapproduzione sarebbe contrario ad diritto dell’Unione europea e la Commissione sarebbe costretta ad avviare un procedimento d’infrazione contro l’Italia“. Il Commissario ha ricordato che l’accordo politico che consente ai produttori italiani di pagare il prelievo supplementare in 14 rate annuali di pari importo – come concordato nel 2003 e riconfermato dall’esercizio di valutazione dello “stato di salute” della PAC nel 2009 – prevede già il beneficio finanziario del rimborso di somme arretrate senza alcun pagamento di interessi. “Sospendere i pagamenti di quest’anno priverebbe i produttori di latte italiani affiliati dei vantaggi finanziari previsti dall’accordo politico”, ha affermato Ciolos, che ha inviato una lettera molto ferma al ministro italiano Giancarlo Galan.

Giancarlo Galan, Ministro delle Politiche agricole

La posizione del Ministro Galan. “Pur riconoscendo lo stato di crisi che sta attraversando il settore non risulta, al momento, possibile sospendere la riscossione del prelievo afferente ai periodi dal 1995/1996 in poi in ogni sua forma. Abbiamo effettivamente registrato la voce che nell’ambito della manovra vi sarebbe l’intenzione di presentare un emendamento che sospenda la riscossione del prelievo. Su una norma siffatta sono assolutamente contrario. E’ la contrarietà del Parlamento e più in particolare di quasi tutte le forze politiche di questa Camera che lo scorso anno – in sede di approvazione della legge 33 –  costrinsero al ritiro i presentatori di identici emendamenti. E’ la contrarietà della Commissione europea che aprirebbe nei nostri confronti una procedura di infrazione con conseguenze economiche a carico dell’Erario di svariate centinaia di milioni di euro. E’ la contrarietà della legalità, della trasparenza, dei comportamenti onesti derivanti dall’ordinamento comunitario e da quello nazionale. Non voglio credere alla eventualità della presentazione di una norma dagli effetti così devastanti ed immorali. Ma se questa ipotesi dovesse verificarsi, mi riservo tutte le valutazioni di mia competenza a salvaguardia di  quei valori di cui prima ho parlato. Valori irrinunciabili ai quali l’Autorità di Governo non può non ispirarsi”.

Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto

La posizione di Coldiretti Veneto. “Ancora una volta gli allevatori sono costretti ad abbandonare le proprie aziende per una questione di legalità – spiega Giorgio Piazza – Noi rispettiamo sempre la legge ma la legge rispetti noi. Se gli accertamenti in corso sono così “importanti” da determinare nella manovra la sospensione delle rate delle multe sulle quote latte, allora lo Stato rifaccia per l’ennesima volta i suoi conti ma, visto che venti anni non gli sono ancora bastati, intanto restituisca i soldi a tutti gli allevatori che hanno versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie calcolate su dati che lo stesso Stato oggi, con tanto di legge, ritiene non ancora certi. Se sono ancora da rifare i conti “chi sbaglia paga” deve valere per i produttori ma anche per lo Stato”. In Veneto, ricorda Coldiretti, la questione delle quote è sentita in particolare nel vicentino, nell’alta padovana, nel veronese, nel trevigiano e nel bellunese,  dove sono presenti circa 4.300 allevamenti ad indirizzo lattiero caseario che producono 11 milioni di quintali latte l’anno. Il settore zootecnico ha vissuto una profonda ristrutturazione non senza sacrifici e a fronte di notevoli investimenti da parte delle aziende che hanno scelto di stare sul mercato rispettando le regole. Regole che dovrebbero essere uguali per tutti. In più occasioni Coldiretti ha ricordato che il problema del settore latte non è quello delle quote ma piuttosto il prezzo, perché manca ancora una giusta remunerazione nei confronti dei produttori. Il prezzo alla stalla in Veneto è diminuito del 17% nell’ultima campagna assestandosi sui 34-36 euro al quintale (iva inclusa), importo non sufficiente per garantire un’adeguata redditività degli allevamenti.

(fonti Coldiretti Veneto/Commissione Ue Agricoltura/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

Agroenergia: dal Governo un freno allo sviluppo

Il Gestore dei Servizi energetici non sarà più obbligato a riacquistare i “certificati verdi” in eccesso. Lo stabilisce il decreto legge 78/10 contenente misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica che, con l’articolo 45, elimina i meccanismi di regolazione del mercato di questi titoli, introdotti recentemente, che ne hanno consentito la stabilizzazione del prezzo, evitando dannose speculazioni.

Si allonta l’obiettivo di utilizzare per il 2020 il 17% di energia da fonti rinnovabili. Agroenergia, associazione del settore aderente a Confagricoltura, non nasconde la propria preoccupazione per una misura che provocherà certamente il blocco di nuovi investimenti e ingenti problemi economici agli impianti in produzione, con particolare riferimento a quelli a biomasse e biogas già in esercizio alla data del 31 dicembre 2007. “Si tratta di una modifica del sistema legislativo – commenta Agroenergia – decisamente in controtendenza rispetto all’obiettivo per l’Italia di utilizzare, al 2020, almeno il 17% di energia da fonti rinnovabili”.

Incoerenze da sanare. Una decisione, che viene peraltro, presa nel momento in cui l’Italia si accinge a presentare a Bruxelles il piano di azione nazionale sulle rinnovabili, in cui saranno indicati gli strumenti e le misure per raggiungere questo obiettivo. “Ancora una volta – continua l’Associazione che riunisce i produttori di energia associati a Confagricoltura – nel settore delle rinnovabili si agisce in modo incoerente: da una parte il Parlamento approva la legge comunitaria 2009, delegando il Governo a recepire entro fine anno la Direttiva Comunitaria 2009/28/CE sulle rinnovabili prevedendo l’adeguamento, il riordino ed il potenziamento del sistema di incentivazione, soprattutto in riferimento alle biomasse ed al biogas; dall’altra viene smontato uno strumento indispensabile per lo sviluppo delle agroenergie, per la tutela dell’ambiente e per la crescita dell’occupazione”. Agroenergia auspica che tali incongruenze possano essere superate nell’iter di approvazione del provvedimento in Parlamento attraverso l’abrogazione dell’articolo 45.

(fonte Agi)

Rinnovato il CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti

Martedì 25 maggio scorso è stato firmato presso Palazzo della Valle, sede di Confagricoltura, l’accordo per il rinnovo del CCNL operai agricoli e florovivaisti. Ne ha dato l’annuncio Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, sottolineando “il senso  di responsabilità che ha qualificato l’intera trattativa, sia da parte dei sindacati dei lavoratori sia da parte delle Organizzazioni datoriali, nonostante le difficoltà che, a livello generale, stanno caratterizzando l’attuale fase economica”.

Chiuso un contratto che riguarda oltre 200 mila imprese. Soddisfazione è stata dunque espressa dal presidente dell’Organizzazione dei datori di lavoro agricolo “per la chiusura di un importante contratto che interessa oltre 200.000 imprese e più di 1 milione di lavoratori”. “Le imprese hanno fatto la loro parte – continua Vecchioni – nonostante la grave crisi economico-finanziaria in atto e le incertezze sulla conferma delle agevolazioni contributive per le aziende operanti nei territori montani e svantaggiati, ormai in scadenza. Confidiamo ora che il ministero del Lavoro riapra il tavolo di confronto sulle problematiche in materia di lavoro e previdenza a partire da quelle concernenti le predette agevolazioni contributive”. Nel merito, l’accordo, che rappresenta un’ulteriore dimostrazione delle buone relazioni sindacali che caratterizzano il settore, conferma l’assetto fortemente decentrato della contrattazione agricola e pone le basi per lo sviluppo di un sistema di relazioni bilaterali coerente con le recenti innovazioni legislative in materia.

(fonte Confagricoltura)

Agriturismo: nel 2009 il fatturato scende a 55 mila euro

Agriturismo Tenuta Castel Venezze (Ro)

“Nel 2002 il fatturato medio di una azienda agrituristica era di 61.740 euro, nel 2009 e’ sceso a 55.570 euro. La situazione e’ preoccupante e richiede interventi concreti dello Stato e delle Regioni per tutelare un settore che fa bene all’agricoltura, allo sviluppo di tutto il turismo, all’ambiente, al paesaggio”. Cosi’ Vittoria Brancaccio, presidente di Agriturist (Confagricoltura) anticipa i ”numeri” del settore, che saranno presentati in un incontro stampa previsto il 18 marzo 2010 a Roma.

Ad accenturare la crisi, i costi della burocrazia. ”Nel 2009 – prosegue il presidente di Agriturist – siamo andati appena un po’ meglio del resto del turismo, scontando, rispetto al 2008, una diminuzione di presenze del 3,3% a fronte del -4,3% che Eurostat assegna al turismo italiano nel suo complesso. Ma l’offerta e’ cresciuta del 4,0% e il fatturato medio delle aziende ha perso il 6,4%”. Secondo Agriturist, oltre che con la flessione del fatturato, le aziende agrituristiche hanno dovuto sostenere un generalizzato aumento dei costi, determinato anche dal moltiplicarsi di incombenze normative e formalita’ burocratiche ormai insostenibili per chi svolge, sia pur ”in piccolo”, tante attivita’ diverse. I redditi effettivi, nel 2009, sarebbero dunque stati tagliati di circa il 10%, rispetto all’anno precedente.

L’anno che verrà. ”Le prospettive per il 2010 – dichiara Giorgio Lo Surdo, direttore di Agriturist – aldila’ di una generica speranza di ripresa del turismo, sono molto incerte. Ci sono segnali promettenti di un recupero della domanda estera, mentre da quella interna ci aspettiamo una crescente attenzione per la proposta enogastronomica e naturalistica”.

(fonte: Asca)

Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto per la tutela dei vino Do e Ig. Le associazioni di categoria agricole: bene, ma c’è ancora da lavorare.

Approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 marzo scorso il decreto legislativo di riforma della legge 164/1992, il nuovo strumento normativo organico sulla tutela delle denominazioni di origine (Do) e delle indicazioni geografiche dei vini (Ig).

“Il decreto di riforma della legge 164 mette al centro la qualità dei vini, la tutela dei consumatori e il rafforzamento della redditività delle imprese – ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia –  migliorando anche il sistema di controlli e adeguando le norme alla riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato del vino e, soprattutto, alle rinnovate esigenze degli operatori del settore vitivinicolo, che sono chiamati ad affrontare le nuove sfide del mercato.

I principali contenuti del Dlgs. Eccoli: l’introduzione di strumenti di semplificazione amministrativa per gli adempimenti procedurali a carico dei produttori vitivinicoli; la promozione di un elevato livello qualitativo e di riconoscibilità dei vini a denominazione di origine e a indicazione geografica; la trasparenza e la tutela dei consumatori e delle imprese rispetto ai fenomeni di contraffazione, usurpazione e imitazione; la ridefinizione del ruolo del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini; la revisione del sistema dei controlli e del sistema sanzionatorio, sulla base di criteri di efficacia ed effettiva applicabilità.

Doc, Docg e Igt in Italia. Il 60 per cento circa della raccolta nazionale di uva è destinata a produzioni di vino tutelate da denominazioni. L’offerta nazionale conta già 41 Docg (vini a denominazione di origine controllata e garantita), 320 vini Doc (denominazione di origine controllata) e 137 vini Igt (indicazione geografica tipica).

Coldiretti: bene l’approvazione, ma avanti con i decreti applicativi. Occorre completare rapidamente la riforma della legge n.164 del 1992 con la predisposizione dei decreti applicativi e, in particolare è indispensabile procedere sulla strada della semplificazione amministrativa e della sburocratizzazione del settore i cui adempimenti sono diventati un autentico assillo per i nostri produttori – sottolinea la Coldiretti -. Che aggiunge: “Tra le norme approvate va giudicato positivamente l’obbligo di indicare l’annata di produzione in modo da assicurare maggiori garanzie al consumatore e da qualificare il prodotto destinato all’esportazione. L’Italia, infatti, è il primo produttore mondiale di vino che rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare nazionale con 3,6 miliardi di valore delle esportazioni a fronte di un fatturato record di circa 10 miliardi di euro nel 2009″.

Confagricoltura: riforma necessaria ma da completare.”La vecchia legge ha favorito la riqualificazione delle produzioni DOC ed IGT  ma – rileva  Confagricoltura –  non ha potuto evitare  nel lungo periodo  una proliferazione di denominazioni ed un conseguente appiattimento del sistema”. “Il nuovo Dlgs – sottolinea Confagricoltura –  introduce alcuni degli elementi di semplificazione,  come da noi richiesti, ma non riesce completamente nell’intento generale di rilanciare l’efficacia della Legge 164/92 rispetto alle attuali esigenze dei produttori”. Confagricoltura fa presente anche come molti temi importanti siano stati rimandati ai successivi decreti attuativi, come  le semplificazioni del sistema di controllo e la rivisitazione del sistema sanzionatorio;  di fatto sono state solo accennati nel l’articolato ma non approfonditi. “La delega che il Governo ha ottenuto per riformare la legge  da un lato – spiega Confagricoltura – ha consentito di agevolare il percorso  di riforma già tentato, senza successo, in passato;  dall’altro però, con il vincolo di definire il procedimento  entro sei mesi, non ha consentito di discutere ed elaborare con maggiore dettaglio alcune sezioni fondamentali”.

(fonte Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali/Coldiretti/Confagricoltura)

OGM: la Commissione Europea dà il via libera alla patata Amflora. Il ministro Zaia contrario, plauso di Confagricoltura, Greenpeace lancia allarme

foto Ministero Politiche agricole alimentari e forestali

“La decisione  presa dalla Commissione europea di concedere l’autorizzazione alla coltivazione di una patata geneticamente modificata ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 è un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo.” Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta la decisione presa dalla Commissione Europea di autorizzare la produzione della patata OGM Amflora di proprietà della BASF.

Sovranità degli Stati membri prima di tutto. “Non solo non ci riconosciamo in questa decisione – commenta il Ministro – ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia. Da parte nostra proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell’agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto, comprometta la nostra agricoltura. Per questo valuteremo la possibilità di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee.”

Possibile referendum per sapere cosa l’Italia vuole. Zaia si dice poi soddisfatto “della comune levata di scudi avvenuta in Italia in seguito alla decisione della Commissione Europea di autorizzare la coltivazione di un nuovo prodotto OGM interrompendo una cautela che durava da più di dieci anni.” E dichiara: “A mali estremi, estremi rimedi. Credo che si potrebbe ragionare attorno alla possibilità di un referendum popolare, che su questo argomento sgombri ogni campo a proposito di ciò che in Italia si vuole davvero attorno al sistema agroalimentare nazionale.”

Solo per uso industriale? “Non e’ previsto alcun utilizzo alimentare”, ha precisato Peter Eckes, direttore della sezione fitosanitaria dell’azienda chimica “Basf”, il gruppo tedesco che ha sviluppato la patata OGM. La patata transgenica contiene infatti solo amilopectina pura, uno dei componenti dell’amido, e verrebbe quindi utilizzata per la produzione di carta, calcestruzzo e adesivi. Di rimando, il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia afferma che “non è vero che questa coltivazione sarà destinata solo ad usi industriali, visto che verrà utilizzata anche per i mangimi animali. E questo significherebbe introdurre nella nostra catena alimentare gli organismi geneticamente modificati”.

Confagricoltura: da anni i mangimi per gli allevamenti contengono vegetali transgenici. “In Italia si può essere contrari agli Ogm, ma optare per la realtà modificata. Da anni i mangimi destinati agli allevamenti da cui nascono le nostre migliori produzioni alimentari contengono vegetali transgenici e finora pare che nessuno se ne sia accorto”. Così Confagricoltura replica all’allarmismo sul via libera europeo alla coltivazione della patata biotech “Amflora” e avverte: “L’agricoltura italiana è delusa di veder cavalcare a scopi anche elettorali un argomento importante come quello degli organismi geneticamente migliorati. La gran parte di commenti e dichiarazioni negative registrate a proposito della patata Amflora prescindono purtroppo da basi scientifiche e dal principio di libera scelta degli imprenditori agricoli. Occorre ricordare agli oltranzisti anti-Ogm che da tempo gli organismi biotech sono componente essenziale della dieta quotidiana praticamente in tutti gli allevamenti nazionali, compresi quelli delle filiere simbolo del made in Italy, dal Parmigiano al prosciutto San Daniele”. In materia economica gli Ogm potrebbero aiutare, anche in Italia, numerosi comparti produttivi in crisi: per il mais, ad esempio, il valore aggiunto può toccare circa 280 milioni di euro l’anno. “E’ demagogico e semplicistico – conclude Confagricoltura – gridare no quando in gioco c’è la sopravvivenza di un settore dell’economia nazionale che lo scorso anno ha registrato perdite economiche doppie della media europea”.

Allarme Greenpeace. La patata Ogm della Basf autorizzata dalla Commissione europea e conosciuta con il nome di Amflora contiene un gene che conferisce la resistenza ad alcuni antibiotici“. A lanciare l’allarme e’ Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace Italia, che aggiunge: “L’Organizzazione mondiale della sanita‘ e l’Agenzia europea per i medicinali (Emea), hanno gia’ messo in guardia sull’ “importanza critica” degli antibiotici colpiti dall’Amflora (kanamicina e neomicina). L’immissione in ambiente di questa patata della Basf potrebbe scatenare una resistenza batterica verso medicinali salva vita, compresi i farmaci utilizzati anche per il trattamento della tubercolosi.

(fonte: Ministero Politiche agricole e forestali/Confagricoltura/Asca/Greenpeace Italia)

Si raffreddano i prezzi al consumo dei prodotti alimentari

I prezzi al consumo dei beni alimentari si sono fermati a gennaio rispetto a dicembre; mentre hanno avuto un lieve incremento su base tendenziale (+0,3% a gennaio 2010 su gennaio 2009) comunque di gran lunga inferiore all’incremento registrato per altri capitoli di spesa (+1,3% l’incremento medio complessivo). Lo sottolinea Confagricoltura, analizzando i dati sull’inflazione diffusi dall’Istat.

In calo prezzi frutta fresca, olio e grassi, invariati quelli di pane e cereali, latte, formaggi e uova.  Confagricoltura evidenzia in particolare in calo i prezzi al consumo della frutta fresca (diminuiti dello 0,7% a gennaio e del 2% nell’anno) e di olio e grassi (-0,1% la variazione congiunturale e -3,2% quella tendenziale); mentre sono rimasti praticamente invariati a gennaio i prezzi di pane e cereali (+0,1% come variazione nei dodici mesi) e quelli di latte, formaggi e uova (che nel corso dell’anno sono scesi dello 0,6%). In pratica, si sta “raffreddando” la dinamica dei prezzi degli alimentari al consumo, in uno scenario di crescita dell’inflazione; anche se allo “stop” in gennaio dei prezzi degli alimentari ha fatto riscontro l’aumento di altri capitoli di spesa come ad esempio il +0,5 per trasporti e sanità, +0,3% per la casa e l’abitazione e +0,4% per i prezzi di altri beni e servizi – v. tabella).

Famiglie più attente a promozioni e rapporto qualità-prezzo. In uno scenario di riduzione dei prezzi agricoli all’origine subita dalle aziende agricole, è quindi ancora più evidente il contributo della fase produttiva primaria al contenimento dei prezzi al consumo. Confagricoltura sottolinea infine come tutto ciò sia legato anche al cambiamento dei consumi delle famiglie, che registrano comportamenti di acquisto più attenti alle promozioni e al rapporto qualità-prezzo. Analizzando i recenti dati diffusi da Ismea sulla dinamica dei volumi di prodotti alimentari acquistati nel 2009 rispetto al 2008 si rilevano alcuni dati interessanti. Mentre le vendite dei discount aumentano (+10,4% nel 2009) decisamente più degli altri canali di vendita, diminuiscono i consumi dei derivati dei cereali (-2%), di carne bovina (-2%), di olio di oliva (-3,4%), di vino e spumante (-1,3%); crescono invece gli acquisti di latte e derivati (+1,1%), di ortaggi e patate (+1,4%), di frutta e agrumi (+3,4%).

Variazioni dell’indice dei prezzi al consumo (elaborazione Confagricoltura su dati Istat) Gen 2010/Dic. 2009 Gen 2010/Gen 2009

Prodotti alimentari 0% +0,3%
Servizi sanitari e salute +0,5% +0,6%
Trasporti +0,5% +3,7%
Altri beni e servizi +0,4% +3,2%
Abitazione +0,3% -1,6%
Ricettività e ristorazione +0,1% +1,3%
Mobili +0,1% +1,4%
Indice generale +0,1% +1,3%

(fonte Asterisco Informazioni)

OGM, le posizioni pro e contro

C’è chi dice sì, c’è chi dice no. La possibile introduzione degli OGM anche nell’agricoltura italiana fa discutere. Ecco una raccolta di pareri/posizioni apparse di recente sull’argomento.

L’opinione del Ministro italiano e del Presidente della Commissione Europea. “Penso che la posizione espressa in materia di Ogm dal Presidente Barroso sia condivisibile perché ispirata a un buonsenso e a una prudenza non ideologici. Riconoscere il principio del diritto irrinunciabile per ciascuno Stato di decidere in autonomia, anche sulla base di pareri scientifici, se coltivare o meno gli organismi geneticamente modificati sul proprio territorio mi sembra un orientamento ineccepibile”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato le dichiarazioni rilasciate da Bruxelles, in base alle quali il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, ha proposto di elaborare un nuovo sistema di autorizzazione comunitario, fondato su pareri scientifici, che lasci liberi gli Stati membri di decidere se coltivare o no gli Ogm. Il commissario Ue alla Sanità John Dalli, ha avuto mandato dal Presidente Barroso di seguire il dossier sugli Ogm. “In questo modo il Presidente dimostra una sensibilità verso la volontà dei cittadini di ciascuno Stato che gli fa onore. Le parole ‘non voglio imporre’ credo che siano esattamente quelle che ogni cittadino consumatore d’Europa si aspetta di sentire dalle istituzioni nazionali e comunitarie”.

Scienza. Tra i gruppi a favore ci sono numerose associazioni di ricercatori: in tema di coesistenza tra coltivazioni GM e convenzionali, 19 Società Scientifiche Italiane e 2 Accademie Nazionali hanno rilasciato nel 2006 un documento congiunto in cui sottolineano che, sulla base della letteratura scientifica disponibile, le piante transgeniche non differiscono dalle varietà convenzionali nel loro comportamento in campo, e i criteri esistenti per la coesistenza delle diverse varietà convenzionali possono costituire il modello per stabilire analoghi criteri per le varietà transgeniche. Le pratiche agricole già oggi disponibili consentirebbero quindi di rispettare la soglia dello 0,9% di presenza accidentale di OGM in prodotti non-OGM, imposta dal Regolamento CE 1830/2003, senza un significativo impatto in termini di costi di gestione per gli agricoltori italiani. Sul rapporto tra OGM e sicurezza alimentare un documento del 2004, anch’esso firmato da 14 Società Scientifiche italiane e l’Accademia dei Lincei, sottolinea come si debba “concentrare l’analisi non sulla tecnologia con cui vengono prodotte le piante GM, ma sui caratteri genetici inseriti, seguendo un approccio caso per caso“. Si dovrebbe quindi, secondo questi ricercatori, abbandonare l’approccio critico verso gli OGM intesi nel loro insieme “a favore di un consenso razionale perché informato sul processo e sui prodotti derivanti”.  Si vorrebbe quindi portare la normativa verso una maggiore attenzione al prodotto ottenuto invece che al processo utilizzato, di modo da non discriminare le varietà ottenute con la tecnica del DNA ricombinante piuttosto che con tecniche di incrocio tradizionale.

Ambientalisti. Questi ritengono che la modificazione genetica diretta “snaturizzi” l’organismo modificato, con conseguenze imprevedibili per l’ambiente e la salute. Ritengono inoltre che il flusso genico verso le specie agrarie o selvatiche di transgeni sia un processo irreversibile che andrà a contaminare in modo irreparabile la biodiversità presente sul pianeta. La Federazione Italiana Agricoltura Biologica ritiene che sia impossibile la coesistenza tra colture biologiche ed OGM per il forte e irreparabile rischio di contaminazione tra le diverse colture e i costi molto elevati da sostenere per una separazione efficace.

Le associazioni di categoria a favore. Posizione possibilista per Confagricoltura e Futuragra che sottolineano il fatto che oggi la pressoché totalità dei mangimi sul mercato italiano recano la dicitura “contiene OGM”. Si domandano dunque perché, se si possono usare, non si possano anche coltivare e comunque invocano il principio di libera scelta. A ciò i sostenitori aggiungono che taluni OGM aiuterebbero a contenere i quantitativi di alcune classi di micotossine, quali ad esempio le fumonisine, per le quali l’Italia risulta ben al di sopra delle soglie in discussione a Bruxelles (4.000 ppb contro le 30.000 della media italiana). Tali composti sono oggi sotto osservazione per il loro potenziale teratogeno. Questi agricoltori reclamano dunque il loro diritto a compiere autonomamente le proprie scelte economiche e vorrebbero, non esistendo dati che correlino gli OGM a pericoli per la salute e per l’ambiente, poter decidere se coltivarli o meno sui loro terreni, valutando di volta in volta cosa coltivare o meno.

E quelle sfavorevoli. Contrarie Cia e Coldiretti, quest’ultima ha peraltro promosso, insieme a numerose altre associazioni nazionali e locali, presso i comuni e le province l’approvazione di una delibera che dichiari il territorio come “libero da OGM”. Tale atto, pur essendo di scarso valore applicativo sia da un punto di vista legale che da un punto di vista pratico (la delibera vieterebbe non solo l’uso di OGM da parte di agricoltori e allevatori, ma anche il solo transito di materiale OGM sul territorio e, in taluni casi, anche la vendita nei supermercati, nonostante non siano previsti strumenti di controllo) ha comunque un forte valore politico avendo raccolto le adesioni da più di 2300 comuni italiani.

Cosa succede in Europa e negli States. Per essere coltivate sul terreno dell’Unione, le varietà transgeniche devono prima essere valutate dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare e ricevere l’approvazione della Commissione europea. Spetta poi ad ogni singolo Stato decidere se e cosa coltivare, una volta stabilita la distanza minima dalle altre piantagioni non Ogm, necessaria per evitare le contaminazioni. La Ue, infatti, tutela la libertà di scelta, ovvero il diritto dei cittadini di poter scegliere cibo non transgenico. FRANCIA La legge consente le coltivazioni geneticamente modificate dal giugno del 2008. Prevede una distanza minima di 50 metri tra campi Ogm e non, e un risarcimento per eventuali contaminazioni. Oggi non sono presenti coltivazioni transgeniche. GERMANIA Favorevole, ma cauta. La legge prevede una distanza minima di 150 metri dalle piantagioni convenzionali di mais e 300 da quelle biologiche, oltre all’obbligo di informare le aziende adiacenti, e di far firmare loro consenso scritto se si trovano a distanze inferiori ai limiti di coesistenza. AUSTRIA La normativa è molto severa e mira a proteggere le coltivazioni tradizionali. È previsto un risarcimento per “gravi effetti avversi” derivanti dalle coltivazioni Ogm. SPAGNA Mais Ogm è coltivato dal 1998 senza alcuna regolamentazione sulla coesistenza. Tutta la produzione è destinata ai mangimi per animali. GRAN BRETAGNA Le piantagioni Ogm non sono considerate pericolose, ma si preferisce valutare caso per caso. Si coltivano dal 1993 a scopo di ricerca, ma i prodotti non sono mai stati commercializzati. USA Una volta che una coltura Ogm è approvata dai tre organi deputati, lo United States Department of Agriculture, l’Environmental Protection Agency e la Food and Drug Administration, può essere fatta crescere liberamente in qualsiasi Stato. Vanno rispettate distanze minime per evitare la contaminazione.

(fonti: Ministero Politiche agricole alimentari e forestali/Wikipedia/L’Espresso)