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Sequenziato dall’IZSVe il genoma del virus SARS-CoV-2 circolante in Veneto. Ad oggi, non ci sono elementi che ci consentono di dire che i SARS-CoV-2 circolanti siano diventati più o meno aggressivi.

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Venezie (IZSVe) ha sequenziato l’intero genoma del virus SARS-CoV-2 responsabile di casi di COVID-19 in Veneto. Il sequenziamento è stato eseguito a partire da 13 tamponi naso/faringei inviati dall’Az. ULSS 9 di Verona, con cui l’IZSVe ha stretto un accordo di collaborazione scientifica. Le sequenze sono state depositate nel database pubblico GISAID, rendendo così disponibili per la comunità scientifica le prime sequenze di SARS-CoV-2 dal Veneto.

SARS-CoV-2 appartiene al genere Betacoronavirus, di cui fanno parte anche i virus SARS-CoV e MERS-CoV. Con un genoma di oltre 29.000 basi è uno dei virus a RNA con il genoma più lungo e complesso, in grado di evolvere sia attraverso la comparsa di mutazioni che mediante eventi di ricombinazione genetica. Le sequenze genomiche di SARS-CoV-2 sono state classificate in due gruppi (chiamati lineage) principali: A e B. Il lineage A si distingue in 5 ulteriori lineage (A.1-A.5) e due sub-lineage, mentre nel lineage B si distinguono 9 lineage (B.1-B.9) e molteplici sub-lineage. I virus italiani cadono all’interno dei lineage B, B.1 e B.1.5.  I virus B derivano dai campioni prelevati dalla coppia di turisti cinese ricoverata a gennaio a Roma, mentre i virus circolanti nella popolazione italiana da metà febbraio appartengono al lineage B1 o al sub-lineage B.1.5. Tutti i virus di Verona appartengono al lineage B1.

Il network del genoma è stato ottenuto dalle sequenze del genoma di tutti i virus italiani disponili ad oggi. Tale analisi mostra la circolazione in Italia di molteplici varianti virali, strettamente correlate tra di loro, che si distinguono per 1-17 differenze nucleotidiche. Tra queste, due mostrano una frequenza maggiore nella popolazione e sembrano aver circolato estensivamente in diverse regioni italiane sin dall’inizio dell’epidemia. Entrambe le varianti sono state identificate in Veneto (provincia di Verona). È interessante notare che la maggior parte delle sequenze più recenti (aprile) si discosta da queste due varianti per una o più sostituzioni nucleotidiche.

Tutti i campioni italiani B1 presentano una mutazione (D614G) a livello della proteina spike, la proteina che permette al coronavirus di infettare le cellule umane. Questa mutazione è presente anche in molti dei virus circolati in Europa, dove è diventata molto velocemente la forma virale predominante. Secondo uno studio recente (non sottoposto a peer review) potrebbe facilitare l’entrata del virus nelle cellule dell’ospite (Bhattacharyya et al., 2020). Le piccole differenze osservabili nei diversi ceppi del SARS-CoV 2 sono tipiche dei virus ad RNA, che cambiano molto facilmente nel passaggio da un soggetto all’altro, e sono utili per tracciare dinamiche geografiche e comprendere eventuali connessioni epidemiologiche.

Sequenziare regolarmente il genoma di questi virus è fondamentale per monitorarne l’evoluzione, indagare l’acquisizione di mutazioni che potrebbero determinare cambiamenti delle proprietà antigeniche (e quindi ridurre la protezione immunitaria precedentemente acquisita) o della virulenza. Attualmente non ci sono elementi che ci consentono di dire che i SARS-CoV-2 circolanti abbiano cambiato il loro potere patogeno, ossia che siano diventati più o meno aggressivi. Ad oggi, ci sono più di 19.000 sequenze dell’intero genoma di SARS-CoV-2 disponibili in database pubblici, ma solo 96 di queste sequenze sono italiane. L’IZSVe è pronto a mettere a disposizione le proprie competenze per la caratterizzazione del genoma di altri SARS-CoV-2 dalla nostra Regione.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

 

L’informazione ai tempi del Covid-19, un libro della giornalista, socia Argav, Romina Gobbo

“Ne uccide più la lingua che il Covid”. E’ il titolo del libro che la giornalista, socia Argav, Romina Gobbo ha dedicato alla comunicazione giornalistica e istituzionale nei primi due mesi della pandemia.

Parte dall’osservazione del linguaggio usato dai giornali (soprattutto nei titoli), propone una lettura e una spiegazione del perché c’è stato un utilizzo intenso di termini bellici, infine avanza ipotesi su come continuare a svolgere al meglio la professione di giornalista. “In due mesi si è letto di bombe, polveriere, micce, esplosioni, economia di guerra, in riferimento alla malattia”, evidenzia Romina Gobbo, elencando una lunga serie di esempi. “Contagi e paura: il morbo è tra di noi” (La Nazione). “Forza e coraggio per sconfiggere questo nemico invisibile” (Presidente del Consiglio Giuseppe Conte), “Nous sommes in guerre” (Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron). L’informazione ha perpetrato uno stigma, sottolinea la giornalista: “Il virus killer che viene dalla Cina”, così come il nemico (cinese) che viene per uccidere. Ma è anche abbondato il sensazionalismo: “Non c’è più posto al cimitero”.

“La pandemia è diventata infodemia – sostiene Romina Gobbo -. La domanda che attraversa tutto il libro è: si tratta di un problema di povertà sintattica oppure l’uso di questo linguaggio rispondeva ad un determinato scopo? Ecco allora l’esortazione ai lettori di non accontentarsi, di cercare di andare oltre i titoli e le facili descrizioni; di esercitare, cioè, quel senso critico che permette di capire davvero il mondo in cui siamo”. Ulteriori informazioni a questo link

Fonte: Ordine dei giornalisti del Veneto

Fase 2 emergenza Covid-29, ricordiamo uno dei comportamenti basilari per contenere il contagio

Nel primo giorno di inizio della Fase 2, riteniamo opportuno ricordare uno dei comportamenti base nel contenimento della diffusione del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con gel a base alcolica. Di seguito pubblichiamo un video sulla modalità corretta per il lavaggio delle mani realizzato dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Emergenza Covid-19, nuova ordinanza regione Veneto, vendita fiori nei negozi e nei mercati, riaprono anche gli orti sociali, take away anche negli agriturismi

“Riaprono gli orti urbani e i fiori si potranno vendere nei mercati agricoli oltre che nei negozi”. Coldiretti Veneto commenta il valore sociale ed economico dell’ordinanza firmata dal presidente Luca Zaia e in vigore già da ieri pomeriggio.

Segnali positivi. “La ripresa di alcune attività – afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – come la coltivazione del terreno ad uso agricolo per autoconsumo e la vendita in esercizi anche commerciali, quali fiorerie, di prodotti florovivaistici come fertilizzanti, semi, piante ornamentali sono segnali positivi per le imprese agricole che si stanno preparando alla ripresa per recuperare le perdite subite a causa dell’emergenza sanitaria. Centinaia di imprenditori florovivaistici potranno finalmente consegnare i prodotti freschi ai garden e a tutti gli altri punti vendita. Abbiamo visto questa settimana, con l’iniziativa di distribuzione di piante e fiori con il Comune di Padova, di fronte al tutto esaurito, quanto fosse sentito il bisogno di portare un po’ di profumo e colore nelle nostre case”.

Con 450 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, aveva registrato una sostanziale tenuta della produzione, il cui valore è di circa 215 milioni di euro con un patrimonio di 1,6 miliardi di piantine. In provincia di Padova, dove il florovivaismo è diffuso nel distretto di Saonara come in diversi centri della Bassa Padovana, le aziende fatturano poco meno di 70 milioni di euro. La produzione di fiori e piante vale in Veneto circa 52 milioni mentre quella vivaistica è a 29 milioni e il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese vale 126 milioni.

Take Away. “Bene l’apertura per il cibo da asporto anche mediante l’acquisto con contratti a distanza ove possibile – aggiunge Diego Scaramuzza, presidente regionale di Terranostra – una opportunità importante per gli agriturismi veneti obbligati alla chiusura per lunghe settimane. Dall’inizio della emergenza sanitaria il sistema agrituristico regionale ha perso 30 milioni di euro. Per evitare dubbi interpretativi abbiamo sollecitato la Regione del Veneto a confermare nel più breve tempo la possibilità del take away anche nelle realtà agrituristiche. Dalla crisi si esce ripartendo con la produzione – conclude Scaramuzza – ovviamente laddove è possibile, in attesa  dei finanziamenti e risarcimenti annunciati, ma che ancora non si sono visti”.​

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

A.A.A. Cercansi volontari per organizzare eventi la prossima estate in malga, ricavato in beneficenza pro emergenza Covid-19

Un allevatore padovano cerca volontari per la sua malga di montagna che organizzino eventi, o qualsiasi altra attività, per la raccolta di fondi da destinare in beneficienza a chi si trova in difficoltà in seguito all’emergenza coronavirus. È Matthias Paolo Peraro, allevatore di Gazzo referente degli allevatori dell’Alto Padovano per Confagricoltura Padova, deciso a fare la sua parte per aiutare chi si trova in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus.

L’idea. Peraro ogni anno porta un centinaio di vacche, più 40 altri animali tra cavalli, pony e asini, a Malga Calleda e Malga Duran nel Bellunese, ai piedi delle Dolomiti, e anche a Melga Melago, che si trova sull’Altopiano di Asiago. Di solito si sposta in malga, insieme alla compagna e socia dell’azienda agricola Manila Leonardo, da fine maggio fino a fine settembre. “Quest’anno siamo ancora nell’incertezza totale – dice -, però ci piace già pensare qualche idea che dia aiuto a chi ne ha bisogno. Lassù disponiamo di un pascolo di oltre 100 ettari, continuare con la nostra attività di agriturismo e vendita formaggi credo sarà più che possibile, dato che possiamo garantire distanze e precauzioni previste dall’emergenza. Poi ci piacerebbe appunto dare vita ad alcune manifestazioni con musica dal vivo, teatro o attività sportive e ludiche per i bambini, magari con spuntini o pasti tipici di montagna da consumare nei prati, il cui ricavato verrebbe devoluto in beneficienza ad associazioni o enti in prima linea contro il virus. Per questo chiediamo l’aiuto di volontari”.

Malghe abbandonate restituite al territorio. Nelle malghe, che si trovano a 1.600 metri di altitudine, Peraro produce e vende formaggi e stagionati di montagna, oltre latte, burro e salumi autoprodotti. Ogni estate di lì passano centinaia di escursionisti, alpinisti e turisti stranieri, che hanno anche la possibilità di pernottare e mangiare nell’agriturismo. “Quest’anno la situazione è ancora molto incerta – spiega Peraro -. Vedremo quando si potrà aprire al pubblico e come ma, avendo grandi spazi all’aperto, dovremmo avere meno problemi rispetto a negozi e ristoranti. Noi comunque andremo su già a fine aprile per sfalciare l’erba e pulire. Abbiamo recuperato quelle malghe abbandonate e restituite al territorio. Siamo orgogliosi di questo e non vogliamo mollare. Anche se abbiamo sempre più pressante il problema del lupo. L’anno scorso ci ha mangiato alcuni animali e quest’anno dovremo difenderci maggiormente, creando nuovi recinti più alti e resistenti”.

Emergenza nuovo coronavirus, nei laboratori della Fondazione Edmund Mach (TN) parte l’analisi dei tamponi a supporto della sanità trentina

Fondazione Edmund Mach

In relazione all’emergenza Covid-19 la Fondazione Edmund Mach di Trento e l’Azienda provinciale per i Servizi Sanitari di Trento hanno sottoscritto e reso operativo un accordo di collaborazione tecnologica con il quale l’ente di San Michele contribuisce a potenziare la capacità produttiva giornaliera diagnostica sui tamponi.

Il protocollo, firmato dai direttori Mario Del Grosso Destreri e Paolo Bordon, si affianca alla collaborazione già iniziata nelle scorse settimane, concretizzatasi con la fornitura da parte di FEM di dispositivi tecnologici che consentono di velocizzare l’estrazione dell’ Rna del virus dai tamponi. L’attività analitica che verrà svolta a San Michele, vede coinvolti ricercatori, tecnologi e tecnici dei laboratori di genetica della conservazione, biologia computazionale con la piattaforma di sequenziamento, nutrizione e nutrigenomica ed ecologia applicata, per effettuare le analisi in stretto raccordo con il Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Ospedale S. Chiara. Un vero e proprio sforzo collettivo del Centro Ricerca e Innovazione FEM che analizzerà l’RNA estratto presso APSS per confermare la positività o la negatività dei tamponi che verranno restituiti alla stessa Azienda Sanitaria per la validazione finale dei risultati del test.

A servizio dell’emergenza. “Nell’arco di pochi giorni – spiega il direttore generale Del Grosso Destreri- sono stati compiuti in FEM notevoli sforzi per convertire tecnologie e tecniche finalizzate ad attività di ricerca in ambiti differenti e metterle a servizio dell’emergenza che il territorio sta affrontando. Ringrazio, pertanto, tutti i colleghi che hanno messo impegno e passione fuori dal comune per rendere possibile tutto questo”. Paolo Bordon, direttore APSS: “Dobbiamo ringraziare FEM per aver accolto l’appello a collaborare al contenimento della diffusione del virus Sars-Covid-2. Dopo aver messo a disposizione della nostra microbiologia un macchinario per la lettura dei tamponi ora si è resa disponibile ad analizzare i campioni nel proprio laboratorio aumentando così la capacità diagnostica nella nostra provincia. Con questo rinforzo potremo ampliare ulteriormente il numero di campioni letti con una migliore capacità di risposta nel monitoraggio degli operatori impegnati nei servizi essenziali”.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Edmund Mach

Aree rurali punto di ripartenza ai tempi di Covid-19, insieme a innovazione, formazione, lotta al cambiamento climatico e ridefinizione degli obiettivi strategici. La riflessione del CdA VeGal.

Alekos Biancolini (da “Veneto Orientale: un racconto presente”)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione condivisa da Domenico Favro (presidente), Giampietro Orlandi (vicepresidente), Loris Pancino, Simone Pivetta e Alberto Teso (CdA) e Giancarlo Pegoraro (direttore) di VeGal.

L’emergenza epidemiologica di questo avvio 2020 è destinata a lasciare un segno importante. Cambieranno gli scenari, il territorio e le nuove priorità.

Certamente la nostra priorità va, oggi, ad affrontare tutti insieme l’emergenza e a limitare il più possibile la diffusione del contagio, con un pensiero emozionato e di rispetto alle vittime di questa prima violenta fase di diffusione e a chi sta lottando e lavorando, pazienti e lavoratori: immediatamente e visto il nostro ruolo, il pensiero e il nostro massimo impegno va allo stesso tempo per prepararci ai nuovi scenari, per i quali proponiamo alcune prime riflessioni.

La nostra area rurale, metropolitana e costiera, che da sempre ha perseguito una via per uno sviluppo integrato – ossia non appoggiato ad un unico comparto economico – si è dimostrata corretta. Dipendere da un unico settore, che possa entrare in crisi, per una qualsiasi causa, è molto rischioso. Ci stiamo dimostrando resilienti, come Veneto orientale, ma più in generale come area rurale. Le aree rurali possono offrire un gancio alle città. Non solo: in questo momento di difficoltà che le aree costiere subiscono per un’economia fortemente centrata sul turismo, l’entroterra può costituire un punto di ripartenza, con le sue risorse multiculturali, ambientali e storiche, anche per andare oltre una stagionalità ristretta che evidentemente si dimostra sempre più rischiosa.

Dobbiamo innanzitutto imboccare, davvero, una via sostenibile. La correlazione tra diffusione del virus, inquinamento e cambiamento climatico è sempre più evidente nella letteratura scientifica. Serve un cambio di passo. Il Green deal (Patto verde) lanciato a dicembre 2019 dalla Commissione europea, ci ha lasciato troppo indifferenti. Si tratta della più grande sfida mondiale al clima: dobbiamo davvero adoperarci al massimo per rendere il nostro continente “carbon neutral” entro il 2050. Anche prima. Dobbiamo contenere il target dei 2°C, se non quello di 1,5°C. Riduzione dei consumi. Elettrificazione. Riduzione dell’inquinamento. Miglioramento degli standard degli edifici. Riduzione della mobilità e telelavoro. Cambio degli stili di vita. Sistemi produttivi meno impattanti. Riduzione dei rifiuti. In sintesi: lotta al cambiamento climatico. Ma una lotta vera, non solo attraverso sottoscrizione di protocolli e impegni generici. Il virus non ci faccia dimenticare le recenti devastazioni: la tempesta Vaia del 2018 e le alluvioni del 2019.

Economia: nonostante il più resiliente approccio integrato ed intersettoriale, è evidente allo stesso tempo che il territorio dovrà accompagnare la transizione dei settori più immediatamente e fortemente colpiti da questo cambiamento. Turismo, commercio e settore culturale innanzitutto. Ma anche alcune categorie all’interno di settori meno colpiti, come l’agroalimentare ad esempio o i servizi. Oltre a tutti gli altri, colpiti comunque da una carenza di liquidità. Questi settori devono immediatamente introdurre innovazione, nuovi modelli e progetti in grado di permettere alle imprese di essere competitive anche nei nuovi scenari. Occorrerà abbandonare vecchi modelli e aiutare ad introdursi in nuovi mercati. Il cambiamento non può più essere graduale, ma va introdotto oggi, diciamo da maggio 2020, fin dall’inizio di una “riapertura” che sarà progressiva.

Occupazione: collegato al tema dell’economia e ai cambiamenti che le imprese dovranno affrontare, sarà fondamentale accompagnare il sistema formativo verso le nuove sfide, per i giovani, ma non solo. Nuove tecnologie, nuovi strumenti e nuove metodologie. Serve un piano formativo. Una sfida comune. Fondamentale per il nostro territorio, anche per i numerosi addetti stagionali.

Si tratta di sfide che richiedono un cambio di passo. VeGAL c’è. Abbiamo accompagnato insieme ai nostri associati il territorio nell’ultimo quarto di secolo, portando circa 100 milioni di euro di finanziamenti comunitari, che stimiamo abbiamo sviluppato almeno un indotto quattro volte superiore, con oltre 600 progetti realizzati o finanziati. Serve una collaborazione rafforzata Comuni-Città metropolitana-Regioni (al plurale: siamo area di confine, tra Veneto, FVG e Slovenia), oltre che con Stato-UE. E’ il nostro ruolo. Per questo nascono i GAL.

Servirà uno sforzo comune per rivolgere l’attenzione di tutti, verso progetti efficaci. È giunto il momento di fare una riflessione, vera, su tutto ciò che stiamo facendo e su tutto ciò che ci accingiamo a fare: è davvero strategico? Contribuirà davvero a migliorare i nostri standard? Certamente alcuni progetti andranno ridiscussi. Le regole in cui ci muoviamo andranno davvero semplificate: servono strumenti straordinari, che non si possono realizzare con procedure ordinarie, che tutti sappiamo essere rallentanti, demotivanti, costose, non sempre necessarie e chiare. Riusciremo davvero e finalmente ad introdurre una semplificazione?

Raccogliamo i pensieri e prepariamoci. Chiediamo a tutti – scienziati, esperti, imprenditori e politici – di mettere a disposizione idee, stimoli e riflessioni. Condividiamole e ri-partiamo.

 

Emergenza nuovo coronavirus. Florovivaisti: “Lasciateci portare le piante a domicilio”

“Stiamo buttando migliaia di piantine al macero e perdendo centinaia di migliaia di euro di fatturato. Ma quello che ci fa più rabbia è vedere che i giganti del Web possono consegnare piantine a domicilio e noi no, e che i supermercati vendono piante e terriccio che si fanno arrivare dall’Olanda, mentre noi siamo costretti allo stop. Questo non è giusto. Servono regole uguali per tutti”.

In piena produzion con fiori, piante aromatiche e da orto. Lo sfogo è di Francesco Montagnese, referente dei florovivaisti di Confagricoltura Belluno e titolare del vivaio Top Green di Feltre: da più di un mese, come tutti i vivai del Veneto, è stato costretto a chiudere l’azienda e non può vendere neanche una piantina. “Per noi florovivaisti bellunesi i mesi primaverili costituiscono il 50 per cento del giro commerciale annuo – spiega -. Siamo in piena produzione con gerani, viole, petunie e tante altre piante da fiori, ma anche con tutte le piante aromatiche e le piantine da orto del periodo: insalate, cappuccio, verze, porri, prezzemolo, alberi da frutto. La gente di montagna aspetta questo periodo tutto l’inverno, per uscire di casa e comprare quello che serve per l’orto, il campo e il giardino, compresi terriccio e letame. Invece è tutto fermo. Qualcuno dice che noi potremmo portare le piante a domicilio, altri dicono di no. Facciamo parte del settore primario, quindi possiamo o no ritenerci inclusi tra le attività di prima necessità previste dal decreto? Visto che le piante sono in produzione, possiamo recapitarle a casa? Ci vorrebbe qualcuno che facesse chiarezza e ci desse risposte. Non possiamo rischiare la denuncia penale perché ci ferma la Finanza e ci dice che non siamo in regola”.

Concorrenza sleale. Montagnese, che ipotizza per questo lungo stop una perdita di fatturato pari a 80.000 euro, afferma”: O ci fermiamo tutti o nessuno, le regole devono essere uguali per tutti. Io troverei corretto che anche noi potessimo portare la merce a casa, rispettando le norme di sicurezza con mascherine e guanti. Voglio ricordare che in questo momento, in cui molte famiglie si attrezzavano per fare il proprio orto familiare, non è possibile per tanta gente di montagna trovare le piantine, con la conseguenza che non potranno produrre gli ortaggi a loro necessari per la prossima estate. Molte persone saranno costrette a comperare gli ortaggi prodotti chi sa dove e a che prezzo, anziché raccoglierli nel proprio orto. E questo sarà un danno soprattutto per gli anziani che hanno pensioni basse e devono fare economia per sopravvivere”. Montagnese ricorda, infine, che in questo momento così difficile i fiori possono anche alleviare la tristezza e la sofferenza: fanno bene al morale e alla salute. “Ho regalato tante bellissime orchidee all’ospedale Santa Maria del Prato per ringraziare medici, infermieri e tutto il resto del personale in prima linea per tutti noi. È stato bello ricevere in cambio un sorriso. Ed è quello che vorremmo di nuovo vedere sui volti delle persone, portando a casa piante e fiori”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura veneto

Vinitaly, salta l’edizione 2020, possibile un evento del vino il prossimo autunno

Per la prima volta nella propria storia, causa pandemia Covid-19, anche Vinitaly dovrà posticipare la sua 54ª edizione; con essa, sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati. E’ quanto comunicato in una nota da Veronafiere, il cui Cda si è riunito ieri in convocazione straordinaria.

Un’emergenza sanitaria che ha avuto un Impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. «Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati», ha sottolineato il presidente di Veronafiere Maurizio Danese. «Occorre ricordare – ha concluso Danese – che questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le PMI europee».

Un evento in autunno? Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

Fone: Servizio stampa Veronafiere

 

Emergenza nuovo coronavirus. Nasce alleanza salva spesa “made in Italy”.

“Per affrontare l’emergenza Coronavirus nasce l’alleanza salva spesa made in Italy con agricoltori, industrie alimentari e distribuzione commerciale che si impegnano a garantire regolarità delle forniture alimentari agli italiani e a combattere qualsiasi forma di speculazione sul cibo dai campi alle tavole” Lo rende noto Ettore Prandini, il presidente della Coldiretti che ha promosso l’iniziativa insieme a Filiera Italia con l’adesione di Conad, Coop, Auchan, Bennet, Cadoro, Carrefour, Decò, Despar, Esselunga, Famila, Iper, Italmark, Metro, Gabrielli, Tigre, Oasi, Pam, Panorama, Penny, Prix, Selex, Superconti, Unes, Vegè.

#mangioitaliano“. Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto, accoglie positivamente l’intesa dopo aver ribadito più volte ai tavoli istituzionali l’importanza strategica di sostenere il patrimonio agroalimentare. “Intervenendo subito con campagne promozionali come #mangioitaliano“, accordi e patti come questi tutelano una filiera allargata dai campi agli scaffali fino alla ristorazione che vale, a livello regionale, 44 miliardi di euro, e assicura  l’approvvigionamento di cibo all’intera popolazione”.

Nell’appello ai cittadini e alle Istituzioni si legge in particolare: “Ogni giorno 3,6 milioni di lavoratori coltivano, allevano, trasformano, trasportano e distribuiscono tutti i prodotti alimentari di cui il Paese ha bisogno. Prodotti che i consumatori trovano sempre a loro disposizione sugli scaffali. Anche in questi momenti di emergenza la catena produttiva, logistica e distributiva è riuscita a garantire i beni necessari per tutte le famiglie italiane. Il modo per ringraziare tutte queste persone del loro sacrificio e forte senso di responsabilità è uno solo: ogni volta che puoi chiedi e compra prodotti italiani. Noi dal canto nostro faremo la nostra parte. Vigilando insieme che lungo tutta la filiera sia premiato e valorizzato chi adotta pratiche commerciali corrette e trasparenti. Ed escludendo e denunciando chiunque possa pensare in un momento così delicato di speculare o approfittare di situazioni di carenza o di eccesso di prodotto abbassando il prezzo ingiustificatamente sui prodotti più richiesti. Chiediamo al Governo e alle autorità pubbliche di aiutarci nel lavoro di rifornire gli italiani dei beni essenziali, con provvedimenti semplici e chiari che permettano con la massima sicurezza possibile la continuità della raccolta, della produzione, della trasformazione e della distribuzione dei prodotti di largo consumo. Per questi obiettivi faremo tutti gli sforzi necessari e invitiamo tutte le altre organizzazioni dell’agroalimentare ad aderire a questi impegni e ad unirsi a noi in questa battaglia fatta nell’interesse di una filiera virtuosa, dei cittadini italiani e più in generale del nostro meraviglioso Paese”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto