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Tutela web denominazioni d’origine, coinvolta la Commissione europea

On.-Scott+á-24-11-2011

L’europarlamentare Giancarlo Scottà

I rischi legati alle future attribuzioni dei domini internet .wine e .vin da parte dell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, l’ente internazionale che ha l’incarico di assegnare gli indirizzi IP della rete Interent, e il possibile rischio della mancata tutela delle denominazioni d’origine nel web: questo il tema affrontato nel seminario che si è tenuto nei giorni scoris nella sede dell’Ufficio d’informazione del Parlamento Europeo a Milano, dal titolo: “La tutela delle denominazioni di origine nella nuova era di Internet” organizzato da MFSD, il centro di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di proprietà industriale.

Partecipanti. L’appuntamento, patrocinato da EXPO 2015 e a cui hanno preso parte più di cinquanta esperti del settore, ha visto tra i relatori l’eurodeputato veneto Giancarlo Scottà, la lussemburghese Astrid Lulling, presidente dell’Intergruppo Vini al Parlamento europeo, Lars Erik Forsberg, vice capo dell’unità internazionale della DG Connect alla Commissione europea, Riccardo Ricci Curbastro, pPresidente delle Federazione Europea dei Vini d’Origine (EFOW) e Rita Forsi, del ministero dello Sviluppo Economico, rappresentante aggiunto in GAC (Governmental Advisory Committee).

Scottà: Internet, rischio calderone. “La tradizione di un territorio, che passa anche dal gusto e dal profumo di un buon vino – ha esordito Scottà – non può e non deve essere messa in un angolo in quel gran calderone che è Internet, per questo dobbiamo cercare di vincere la battaglia che stiamo portando avanti in seno all’ICANN sulle attribuzioni dei domini internet .wine e .vin”. “Nonostante la stessa Commissione stia lavorando per tutelare le nostre denominazioni, non è ancora il momento di abbassare la guardia e il Parlamento continuerà a fungere da osservatore attento nell’andamento degli accordi”, ha proseguito Scottà, dichiarandosi a fianco della EFOW, dei consumatori e dei governi maggiormente coinvolti nella questione affinché venga garantita la piena trasparenza dei negoziati.

Da presidiare la tutela delle denominazioni d’origine. Lulling ha chiesto alla Commissione la possibilità di escludere da una possibile assegnazione dei domini quelle società che nulla hanno a che vedere con il settore vinicolo, alla luce del fatto che tre società non del settore si sono dimostrate interessate all’acquisto dei domini. Forsberg, dopo aver precisato che i Paesi da cui la Commissione sta ricevendo maggior sostegno in sede ICANN sono Spagna, Francia e Italia, quelli più direttamente coinvolti nella questione, ha fatto riferimento alla lettera della titolare Ue per l’agenda digitale, Neelie Kroes, indirizzata all’ICANN, in cui si assicura la ferma volontà dell’Ue di non cedere sulla questione dei domini .wine e .vin fino a quando non saranno garantite misure di protezione adeguate.

A fine marzo il prossimo meeting ICANN. Ricci Curbastro ha sottolineato che la EFOW è da sempre a fianco dei produttori nella loro battaglia per la tutela delle denominazioni d’origine, ma che non può combattere da sola su questo terreno contro i colossi ed inoltre questo problema investe anche interessi europei ben più diffusi rispetto al vino, ad esempio .parigi o .roma. Rita Forsi, infine, ha esposto il lavoro fatto finora all’interno del GAC dalla componente italiana, sottolineando, però, come non sia ancora possibile prevedere il risultato del prossimo meeting ICANN di Singapore (23 – 27 marzo). Ad ogni modo, Forsi ha evidenziato il fatto che ci sia, sul tema, il massimo accordo tra tutti gli stakeholder pubblici e privati.  “Dal seminario – ha concluso Scottà – è emersa grande soddisfazione per essere riusciti a portare a un unico tavolo tutte le parti coinvolte nei negoziati, e soprattutto per la determinazione espressa dalla Commissione europea nel non voler cedere in tema di tutela delle denominazioni d’origine”.

(Fonte: Segreteria Europarlamentare Scottà)

PSR Veneto: meno burocrazia e più risorse da destinare alle imprese agricole

Mucche_al_pascoloSostenere la zootecnia come fattore strategico dello sviluppo dell’agroalimentare di qualità veneto, ridurre e sburocratizzare le misure di intervento del nuovo PSR (il Piano di Sviluppo Rurale) affinchè le risorse non vengano drenate in mille rivoli ma giungano direttamente alle imprese agricole attraverso priorità ben definite, su tutte l’innovazione e l’aggregazione. Questi i messaggi chiave emersi dal confronto-dibattito, organizzato nei giorni scorsi dalla cooperativa Latteria di Soligo a Villorba (TV).

PSR, “cantiere aperto”. Un affollato confronto tra produttori di latte del Veneto, dirigenti e assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato per contribuire alla scrittura di un PSR che ad oggi, per dirla con le parole di Alberto Zannol, della Sezione Competitività dei Sistemi Agroalimentari della Regione Veneto: “E’ un cantiere aperto”. Forti le istanze che si sono levate dalla base per ridare dignità alla zootecnia da latte veneta che attraverso un momento di grave difficoltà. Manzato ha anticipato alcuni dei punti chiave della politica agricola regionale che intende perseguire col nuovo PSR 2014/2020 che avrà un budget da 1.184 milioni di euro: “Anzitutto la riduzione delle misure di finanziamento dalle oltre 130 del PSR 2007/2013 a 39 misure non di più. Questo significherà indirizzare le risorse sulle vere priorità: innovazione, aggregazione, inserimento dei giovani e reddito delle imprese. Secondo, privilegiare l’assegnazione diretta delle risorse alle imprese (portandola da 450 a 700 milioni) e limitando l’accesso a enti pubblici o para-pubblici. Questo dovrà tradursi in una riduzione dei GAL (Gruppi di Azione Locale) da 14 a 8, organizzati per ambiti omogenei: montagna, Pedemontana, Basso Veneto, zona costiera. Infine la costruzione di bandi semplificati per ridurre le incombenze burocratiche alle imprese e la creazione di strumenti finanziari per facilitare l’accesso al credito”.

Attenzione . In particolare per il settore zootecnico, un comparto in grave sofferenza che ha visto uno stillicidio di stalle costrette a chiudere i battenti negli ultimi anni, l’assessore Manzato ha assicurato un ampio sostegno attraverso il cosiddetto “fondo accoppiato” con il trasferimento di risorse dal primo pilastro (dei pagamenti diretti) al secondo (gli investimenti strutturali): “Non solo perché questo è il settore in maggior sofferenza, e non solo perché crediamo nella zootecnia veneta ma perché così stanno facendo i nostri diretti competitor come la Francia”. Ad interpretare le istanze della base dei produttori ci ha pensato il presidente di Latteria Soligo, Lorenzo Brugnera: “In troppi hanno girato intorno alle risorse per l’agricoltura, quello che chiediamo è che si torni ad investire nelle aziende, in formazione e innovazione, per essere più competitivi. Perché le risorse dell’agricoltura vadano più agli agricoltori e meno al territorio”.

Nuova PAC. E proprio sulla definizione di “agricoltore attivo” ha portato avanti la propria battaglia Coldiretti: “Dare risorse a chi lavora e vive di agricoltura – ha affermato il presidente provinciale Walter Feltrin – non più a chi, fingendosi agricoltore ha sottratto risorse in questi anni per interessi speculativi: su questo fronte ci siamo impegnati in Europa e in Italia e contiamo di aver vinto”. La battaglia sul fronte europeo però è tutt’altro che conclusa, mancano i decreto attuativi della nuova PAC e molti aspetti già approvati potrebbero tornare in discussione, è il timore dei dirigenti regionali che stanno redigendo il PSR. Sul punto è stato chiesto l’intervento dell’europarlamentare Giancarlo Scottà, membro della Commissione Agricoltura: “La Commissione Europea potrà pronunciarsi ancora su diversi atti delegati perciò sarà fondamentale un lavoro di presidio politico sia da parte di noi parlamentari che dei ministri”. Poi una considerazione generale sulla politica agricola comunitaria: “Ci siamo impegnati sul fronte della biodiversità, della tutela dell’acqua e dell’ambiente, del benessere animale, ora è tempo anche di mettere al centro l’uomo e di recuperare anche qualche posto di lavoro in questo settore”.

(Fonte: Latteria Soligo)

Vendita diretta vino a privati in Europa, qualcosa si muove

FIVIL’intervento di CEVI – Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti e FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti e le due interrogazioni sul tema, presentate recentemente alla Commissione Europea da Astrid Lulling (Presidente Intergruppo Vino del Parlamento Europeo) e l’europarlamentare veneto Giancarlo Scottà, hanno acceso i riflettori dell’Europa sulle difficoltà che incontra la vendita diretta di vino a distanza fra gli stati e su quanto sia importante trovare una soluzione al più presto.

Obiettivo: elaborare una procedura comune UE. Grazie alle “pressioni” di FIVI, il 26 aprile scorso, per la prima volta, un rappresentante dell’Agenzia delle Dogane italiana era presente a Bruxelles per sostenere l’importanza di dare soluzione a queste problematiche. 
Nel corso della riunione, su sollecitazione di CEVI e dei rappresentanti istituzionali di Italia, Francia e Belgio, la Commissione UE ha chiesto a tutti gli Stati Membri di fornire informazioni precise sulle procedure interne relative alla vendita diretta all’estero, e in particolare:
 1) quando l’accisa è a carico del venditore 2) quando la tassa è a carico del rappresentante fiscale 3) il rimborso.
 L’obiettivo è quello di elaborare una procedura comune valida per tutti gli Stati Membri.

Tutte queste informazioni fanno ora parte di un dossier di lavoro della Commissione Europea dedicato alla questione, dal titolo “Procedure nazionali per le vendite a distanza”.

A fine mese si terrà una riunione fra CEVI/FIVI, COPA-COGECA (Confederazione generale delle cooperative agricole dell’Unione europea) e DG TAXUD (Direzione generale per la fiscalità e l’unione doganale), per procedere attivamente con i lavori.

Chi è FIVI. La Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti conta attualmente oltre 700 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 7.000 ettari di vigneto, quindi una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. 412.000 sono gli ettolitri di vino prodotti, 55 i milioni di bottiglie commercializzate e oltre 0,5 i miliardi di euro di fatturato.I 7.000 ettari di vigneto sono condotti per il 44 % in regime biologico/biodinamico, per il 18 % secondo i principi della lotta integrata e per il 38 % secondo la viticoltura convenzionale.

(Fonte: FIVI)

Tabacco, Scottà, i rischi della Direttiva Ue

campo-di-tabacco «L’Ue non dimentichi le molteplici realtà economiche e l’indotto complessivo che ruotano attorno al settore del tabacco, altrimenti il suo obiettivo di diminuire la percentuale di fumatori in Europa rischia di provocare una grave perdita di posti di lavoro». E’ stato questo il monito, lanciato all’Ue, dall’eurodeputato trevigiano Giancarlo Scottà, durante un’audizione che si è tenuta al Parlamento europeo, in merito alla direttiva comunitaria sul tabacco, alla presenza del commissario Ue alla Salute, Tonio Borg. «Pur essendo d’accordo con l’intento finale della proposta della Commissione Ue, ovvero quello di informare il consumatore degli effetti nocivi del fumo sulla salute, credo che la direttiva vada rivista, in quanto l’Ue dimentica alcuni suoi obiettivi-chiave, quali il sostegno alle Piccole medie imprese per il mantenimento dei posti di lavoro e la lotta alla contraffazione».

Scottà, “favorito il contrabbando”. Secondo l’europarlamentare, in base a questa direttiva, quello che viene ormai considerato il famigerato “pacchetto generico”, ed è solo un esempio, sarà più facile da imitare. Questo comporta che verrebbe in qualche modo favorito il commercio di sigarette contraffatte, con conseguenze pesanti non solo sui produttori e i rivenditori, ma evidentemente anche sul gettito fiscale degli Stati membri: «Tale direttiva, dunque, allo stato attuale, rischia di favorire il contrabbando di sigarette – ha concluso Scottà- aumentando i rischi per la salute di chi fumerà tabacco non conforme agli standard europei. Ora io non credo proprio che questo rientri nelle prerogative e negli obiettivi che si prefissa in questo settore la Ue».

(Fonte: Segreteria eurodeputato Scottà)

Per la prima volta dal 2007, flessione nella produzione di rifiuti in Europa. Effetto della recessione? Se ne è parlato al convegno ARGAV “Lo spreco alimentare (e non solo) al tempo del crisi”.

Tavolo Relatori convegno ARGAV "Lo spreco alimentare (e non solo) nel tempo della crisi"

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) “Risi e bisi, riso e suca, risi e verze, risi e bruscandoli, riso e late, risi e tajadele pa’ i siuri (riso e piselli, riso e zucca, riso e verza, riso e luppolo, riso e latte, riso e tagliatelle per i meno poveri): sono i mangiari di tradizione contadina veneta che il poeta e musicista Bepi De Marzi, direttore del coro dei Crodaioli e autore di quello che, probabilmente è il più famoso canto di montagna (Signore delle Cime), ha “usato” come ritornello per cadenzare il suo intervento di apertura al convegno “Lo spreco alimentare (e non solo) al tempo della crisi“, organizzato in coda all’Assemblea dei Soci dall’ARGAV lo scorso 14 aprile nella bella sala convegni della Cantine dei Colli Berici (gruppo Collis) a Lonigo (VI).

Pietro Zambon (a sx) riceve la penna ricordo ARGAV dal presidente Fabrizio Stelluto

Giuseppe Boschetto, sindaco di Lonigo

L’eco-sostenibilità fa diminuire la sete. Oltre a De Marzi, all’incontro, coordinato da Maurizio Drago, socio e consigliere ARGAV,  sono intervenuti: don Albino Bizzotto, Presidente “Beati i Costruttori di Pace”, Elisa Bagolin di CIT-SAV.NO, Enrico Cerni di “Carta di Altino”, Francesco Cera, direttore Mercato Agroalimentare Padova e Pier Carlo Roi, responsabile “R.E.B.U.S.”, Piero Francanzani, Accademia Italiana della Cucina. All’incontro è intervenuto anche Giancarlo Scottà, europarlamentare, membro della Commissione Agricoltura e Ambiente, e a darci il benvenuto, erano presenti anche il sindaco di Lonigo, Giuseppe Boschetto nonché Pietro Zambon, presidente delle Cantine dei Colli Berici (omaggiato con la penna ricordo ARGAV), che, in perfetta sintonia con il tema da noi trattato, ci ha informato del fatto che l’azienda ha iniziato a commercializzare i propri vini in bottiglie di vetro più leggere e, con il risparmio ottenuto, sta finanziando dei pozzi in Africa.

Bepi De Marzi

Il tris di primi? Una musica che stride! “L’idea del convegno – ha spiegato ai presenti Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV – è nata da una provocazione di Bepi De Marzi, che lo scorso dicembre ha ricevuto il premio ARGAV 2011. Ebbene – ha continuato Stelluto – in quell’occasione De Marzi parlò della necessità di riportare il consumo di cibo nell’alveo non solo del recupero della tradizione, ma soprattutto di una corretta alimentazione, evitando gli eccessi, che spesso caratterizzano i convivi ad iniziare da quelli matrimoniali”. E anche in questa occasione, De Marzi ha saputo catturare l’attenzione del pubblico parlando, a volo d’uccello (qui potete leggere l’intervento per intero), di un Veneto oggi non più “felix”, martoriato nel paesaggio da insediamenti commerciali, autodromi, opere viarie che lo hanno trasformato in una terra di passaggio, un Veneto che sta perdendo la memoria delle tradizioni colturali e culturali, rinchiuso in sé stesso nella ricerca di un’identità e di stili di vita egoistici e poco sostenibili.

Elisa Bagolin di CIT-SAVNO

Solo l’1% di ciò che compriamo supera i 6 mesi di vita dall’acquisto. Stili di vita che, grazie al maggior benessere raggiunto, sono cambiati nell’arco di qualche generazione, spingendoci nel circolo vizioso ricchezza-consumismo-spreco-rifiuti. “Quando teniamo lezioni nelle scuole – ha raccontato Elisa Bagolin di CITSAV.NO, ente pubblico-economico che si occupa della gestione dei rifiuti urbani nella provincia di Treviso – gli studenti da noi chiamati ad indagare si stupiscono di scoprire che, al tempo dei loro nonni, gestire i rifiuti non era certo un problema, com’è invece diventato per noi”. A questo proposito, però, una bella notizia Elisa Bagolin l’ha data, per la prima volta dal 2007, in 15 Paesi europei, compresa l’Italia, c’è stata una flessione nella produzione dei rifiuti, anche se c’è da interrogarsi sul fatto che il risultato sia dovuto a un comportamento virtuoso della popolazione o piuttosto alla crisi economica. “La provincia con minor produzione di rifiuti pro capite in Italia è Treviso, – ha aggiunto Bagolin – e questo perché, in mancanza di discariche e inceneritori, si è dovuto fare di necessità virtù, lavorando già da anni sulla raccolta differenziata e sulla sensibilizzazione dei cittadini”.

Piercarlo Roi di REBUS ACLI Verona

Enrico Cerni, La Carta di Altino

Francesco Cera, Mercato AgroAlimentare di Padova

Trasformare lo spreco in risorsa. “Anche il nostro lavoro fa diminuire i rifiuti  grazie al recupero – ha detto Piercarlo Roi, di Rebus (Recupero Eccedenze Beni Utilizzabili Solidalmente), rete locale di solidarietà coordinata dall’ufficio progetti delle Acli provinciali di Verona, ma estesa anche in altre province venete e lombarde e che organizza il recupero di beni invenduti o inutilizzati (cibo, farmaci, abbigliamento, libri) che hanno ancora elevato potere di utilizzo ma non più valore commerciale e, tramite donazione, vengono destinate ad enti di assistenza e beneficenza. Chi dona, oltre a fare un’azione di solidarietà, può godere di sgravi fiscali sulla Tariffa di Igiene Ambientale (TIA). Nuovi stili di vita da sperimentare basati sulle relazioni che uniscono tra loro le persone con la natura e l’ambiente, la storia e il presente sono promossi anche da “La Carta di Altino” presentata al convegno da Enrico Cerni, che insieme ad altri cittadini di Quarto d’Altino (VE), l’antica Altino da cui partirono i fondatori di Venezia, ha dato vita  ad una sorta di “manifesto” aperto a tutti e volto a scoprire il denominatore comune fra chi coltiva dei valori e chi persegue delle buone pratiche, anche in fatto di ricerca dell’essenziale e della sostenibilità ambientale. Francesco Cera, direttore del Mercato AgroAlimentare di Padova, primo mercato di esportazione in Italia, ha spiegato come, su 400mlioni di kg di ortofrutta commercializzati nel 2005/2006, lo 0,2% finisse in discarica mentre oggi la percentuale è stata dimezzata, a dire il vero, grazie all’aumento dei costi di smaltimento e alla diminuzione dei margini di guadagno, per cui si sta più attenti a non sprecare.

L'europarlamentare on. Giancarlo Scottà

2014: Anno Europeo contro gli Sprechi Alimentari. “Ogni anno, il cittadino europeo spreca 179 chili di cibo perfettamente commestibile, oltre un terzo di quello che consuma – ha spiegato Giancarlo Scottà – e questo è un dato che fa rabbrividire, se pensiamo ai milioni di famiglie in difficoltà in questo periodo”. “Per questo è urgente – ha aggiunto Scottà – che siano approvate le misure urgenti richieste dal Parlamento europeo per la riduzione della mole di rifiuti alimentari. Etichette chiare e informazione dovranno essere i fondamenti per sensibilizzare la popolazione a livello comunitario e nazionale ed evitare gli sprechi di cibo”.

da sx, Piercarlo Roi, don Albino Bizzotto e Maurizio Drago

Spreco, difetto o qualità? A denunciare un mondo pieno di contraddizioni, dove la “decrescita felice”, causa crisi, rimane ancora utopia è don Albino Bizzotto, fondatore e presidente de “Beati i Costruttori di Pace”, associazione nazionale di volontariato nata a Padova nel 1985. “Lo spreco di beni materiali è quello più eclatante – ha commentato – ma c’è anche quello di beni immateriali, come i diritti. Nel 2008 la nostra associazione assisteva 60/70 famiglie, oggi quasi tremila, ma per risolvere il problema non basta la borsa della spesa, ci vuole il lavoro e chi perde il lavoro oggi perde ogni diritto”. Ed ha aggiunto: “Ho paura di una società che va a due velocità, ricchi e poveri, bisogna trovare il modo per far arrivare lo spreco a chi ne ha bisogno. E basta con i campi dedicati al fotovoltaico, basta speculazioni edilizie, dobbiamo tornare a coltivare la terra e a parlare di diritti” “E ricordate – ha concluso – che quando ci si vuol bene, si spartisce anche il necessario”.

Pac, gli aiuti per l’ambiente dividono la Ue, la Commissione agricoltura lavora per modificare il greening

L'europarlmentare on. Giancarlo Scottà

L’on. Giancarlo Scottà fa sapere che nel Consiglio Agricoltura della Ue fatica ad entrare nel vivo la trattativa per la riforma della Pac e bisognerà aspettare fino a giugno per conoscere il parere formale della Commissione Agricoltura nel quale ci saranno diverse proposte di modifica del progetto dell’Esecutivo.

Attenzione focalizzata sul greening. Se verrà deciso un taglio dei fondi per il bilancio agricolo potrebbe essere stralciata la parte relativa alle nuove misure ecologiche e l’attenzione resta concetrata sulle proposte che riguardano l’obbligo di destinare il 7 per cento delle superfici al greening, opere di valenza paesaggistica e ambientale. Il dibattito è aperto  e molto acceso. In realtà la Pac deve essere si più ecologica, ma non deve rinunciare alla vocazione di produrre quantità sufficienti di beni alimentari. E di qualità. E’ vero però che la Commissione Ambiente procede in altre direzione: nella sua risoluzione si legge che “la Ue ha bisogno di una Pac più verde: che l’obiettivo cioè non è solo quello di produrre derrate e contribuire allo sviluppo rurale ma anche sostenere la salvaguardia della biodiversità”. Il dibattito, insomma, proseguirà.

Rapporti Africa-Europa. Nel “Nord-est” africano, opportunità per l’Italia

Incontro Argav-Wigwam 18/06/10: a parlare, da sx Katia Mazzucato, Fabrizio Stelluto, Giancarlo Scottà

(di Pietro Bertanza, Vice Presidente Argav) In questo caso lo dobbiamo proprio dire: il mal d’Africa esiste! Lo ha dimostrato Katia Mazzucato (manager italiana a capo del progetto Greenoil) durante l’incontro Argav-Wigwam di venerdì scorso (18/06/2010) moderato da Fabrizio Stelluto, Presidente Argav, nella splendida cornice del circolo di campagna ad Arzerello (Padova).

Benin e Togo : ad Ovest il “nordest” dell’Africa. L’imprenditrice italiana ha illustrato, ad una platea attenta e preparata, il suo progetto per la realizzazione in Togo e Benin di un’impresa agroenergetica per la produzione di olio da piante di Jatropha curcas destinato ad alimentare gli impianti dei consorziati Greenoil per la generazione in Italia di energia elettrica. Il programma di lavoro prevede la coltivazione di 15.000 ettari con una pianta non food, la Jatropha curcas appunto, nei territori lasciati incolti dell’Africa occidentale, che si potrebbe definire “il Nord-est africano”, e la commercializzazione dell’olio combustibile in Italia per una produzione totale di energia pari a 25MW. Progetto che prevede investimenti sino a 20 milioni di euro. Mazzucato non ha lasciato nulla al caso e lo dimostra con numeri, dati e competenza rispondendo alle continue domande degli astanti incuriositi e rapiti dal progetto.

Jatropha curcas

Utilità sociale. Non solo aspetti economici per il progetto: infatti, è stata dedicata particolare attenzione anche all’aspetto occupazionale e di sviluppo socio economico del comparto agricolo nei paesi africani. In particolare, le piantagioni sono state progettate per essere coltivate e gestite interamente manualmente e per consentire all’agricoltore e alla sua famiglia di realizzare proprie coltivazioni agricole nella modalità Intercropping (coltivazione di specie intrafilare) nelle aree dell’azienda agroenergetica. Ciò favorirà inoltre una maggiore fertilità del terreno.

La visione europea. L’incontro è proseguito con l’intervento di Giancarlo Scottà (deputato al Parlamento Europeo, vicepresidente della Delegazione all’assemblea parlamentare paritetica ACP-UE – ndr Africa Caraibi Pacifico, Unione Europea) che ha portato la sua esperienza in campo europeo. Scottà ha raccontato le sue visite in Africa e le varie opportunità anche per gli imprenditori italiani. L’onorevole ha continuato il suo intervento toccando un problema assai annoso: la definizione del rischio nei Paesi in via di sviluppo. Infatti molte sarebbero le potenzialità del territorio africano per l’agricoltore, ma che spesso non conosce bene la realtà o è legato a stereotipi di vecchia data che vuole l’Africa “il Paese nero”.

Incontro Argav-Wigwam 18/06/10: da sx, Katia Mazzucato, Fabrizio Stelluto, Giancarlo Scottà

La questione DO. La serata Argav è continuata all’insegna delle denominazione di origine e della nuova legge in via di approvazione in sede europea. Infatti Scottà è anche membro della commissione agricoltura europea. L’europarlamentare ha subito rassicurato che le diciture doc, docg e igt saranno mantenute e che non c’è pericolo per la Nutella. Ultima questione affrontata e che tiene banco in Europa è la Pac (Politica agricola comune) post 2013. Scottà ci ha solo riferito che sono stati presentati più di 1.200 emendamenti alla proposta di legge… Sarà un bel dibattito.

Alcuni numeri del progetto greenoil. 15.000 ettari piantati a Jatropha Curcas, 48.000.000 piante messe a dimora,
355.958 tonnellate di olio combustibile, 917.855 tonnellate di panello da usare come combustibile, 2.743 nuovi posti di lavoro fissi in Africa.

Come di consueto, al termine dell’incontro i presenti hanno potuto godere dell’ospitalità dello chef e padrone di casa Efrem Tassinato.

Incontri formativi Argav: il 18 giugno ad Arzerello si parla di rapporti agroambientali Europa-Africa

Venerdì 18 giugno p.v. alle ore 19:00 è previsto un altro incontro formativo per i soci Argav al circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Pd). Questa volta si parlerà di rapporti agroambientali fra Europa ed Africa insieme agli europarlamentari Sergio Berlato (componente Commissione Ambiente) e Giancarlo Scottà (vicepresidente Delegazione Assembela Paritetica Acp-Ue) nonché alla manager Katia Mazzucato, promotrice dell’Expo permanente fra Italia e West Africa e di un’innovativa produzione per biocombustibili vegetali in Benin.