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9 luglio 2010: a Caorle (Ve) giornata dimostrativa biocarburanti

Chi semina strade raccoglie traffico, chi diffonde traffico incrementa lo smog. Da tempo, nelle cronache e nei dibattiti tra esperti di mobilità e addetti al settore, o meno, imperversa questa sorta di equazione. Ma se non fosse esattamente così? E’ la  domanda che si sono posti coloro i quali stanno sperimentando nel mondo l’utilizzo di biocarburanti.

A Venezia, in futuro biocarburante per i vaporetti. Uno di questi studi si sta svolgendo a Caorle (VE), presso l’azienda pilota e dimostrativa di Veneto AgricolturaVallevecchia” con i progetti “Biosire”, finanziato dal programma comunitario “Intelligent Energy Europe (IEE)” di cui la Regione del Veneto è partner, ed Energycrops. Progetti che si propongono il primo di realizzare uno studio di fattibilità per una possibile transizione verso l’impiego di biocarburanti (da oli esausti vegetali e da oli vegetali puri) nei natanti a uso turistico che solcano la Laguna di Venezia, e il secondo finalizzato alla produzione di biocarburanti in area rurale.

Appuntamento a Vallevecchia il 9 luglio alle 9.30. Il tutto verrà presentato proprio a “Vallevecchia” il prossimo 09 luglio, nell’ambito di una giornata dimostrativa che inizierà con un meeting alle 09.30. Le filiere di produzione prese in esame sono due: il recupero e il riciclo di oli alimentari di cottura esausti per la produzione di biocarburanti; la produzione di olio vegetale puro da colture agricole oleaginose dedicate (in particolare colza). Nell’area espositiva appositamente allestita ci sarà inoltre modo di visionare le filiere di produzione. Tra i presenti oltre a Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura e Renato Chisso, Assessore regionale alla Mobilità ed Infrastrutture della Regione Veneto ci saranno, tra gli altri, i relatori Giustino Mezzalira e Federico Correale di Veneto Agricoltura e Andrea Ballarin della Regione Veneto ed Eliseo Antonini di AIEL.

(fonte Veneto Agricoltura)

7-8 luglio: a Ceregnano (RO) c’è “Agro-Innovare

Il 7 e l’8 luglio, nell’iniziativa organizzata dal settimanale L’Informatore Agrario e dal mensile MAD-Macchine Agricole Domani con Veneto Agricoltura e il Centro Inter-universitario di Ricerca in Agricoltura di Precisione dell’Università di Padova presso l’azienda Sasse Rami di Veneto Agricoltura a Ceregnano (Rovigo), dimostrazioni dal vivo delle potenzialità di tecniche colturali che coniugano risparmio energetico e protezione dell’ambiente.

L’agricoltura conservativa dà una mano a preservare l’ambiente dai danni dei gas-serra. Dalle più recenti sperimentazioni condotte in Italia risulta infatti che questa tecnica consente, attraverso un minor impiego di combustibile di origine fossile, la riduzione da 0,8 a 3 t/ha di emissioni di CO2 in atmosfera ogni anno. «In particolare, considerando una superficie nazionale a seminativi di circa 12 milioni di ettari e una potenzialità nell’adozione delle tecniche di lavorazione semplificata del 30% si possono limitare le emissioni di CO2 da 3,3 fino a 12,5 milioni di tonnellate all’anno, che significa dal 17 al 65% della riduzione nazionale prevista dal protocollo di Kyoto entro il 2012» spiega Luigi Sartori, del del Centro Inter-universitario di Ricerca in Agricoltura di Precisione dell’Università di Padova.

Protagonista delle “giornate in campo”, l’agricoltura conservativa. Le riconosciute potenzialità dell’agricoltura conservativa, utile anche per preservare lo stock di carbonio nel suolo,  la rendono  per la prima volta protagonista, insieme all’agricoltura di precisione, delle “giornate in campo” organizzate quest’anno da L’Informatore Agrario con Veneto Agricoltura e il Cirap. “Agro-innovare” evidenzierà in particolare i benefici delle due tecniche per garantire interventi altamente mirati e una gestione agronomica semplificata (lavorazioni ridotte, gestioni delle infestanti,ecc.). Partner delle giornate è Unacoma (Unione nazionale dei costruttori di macchine agricole). «L’agricoltura conservativa contrasta la tendenza a lavorazioni troppo energiche e permette il controllo dell’erosione e il miglioramento dell’efficienza dell’acqua e della sua qualità – dice Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. Tra i vantaggi economici rientrano la riduzione dei consumi di gasolio, di manodopera e delle potenze dei trattori impiegati».

Veneto Agricoltura: prove e confronti di lavorazioni in aziende pilota. In virtù della misura del PSR 214i azione 1 stanziata dalla Regione Veneto, Veneto Agricoltura, azienda della Regione per il settore agricolo, oltre alle giornate sulle macchine a Sasse Rami, sta effettuando un’intensa attività di prove e confronti di lavorazioni in aziende pilota e dimostrative.  «Una sperimentazione più organica, su centinaia di ettari, in condizioni pedo-climatiche differenziate, sarà avviata utilizzando tutte le realtà pilota e sperimentali di pianura della nostra azienda (Vallevecchia di Caorle, Diana di Mogliano Veneto, Sasse Rami di Ceregnano)» annuncia Paolo Pizzolato, amministratore unico di Veneto Agricoltura.

(fonte Edizioni L’Informatore Agrario)

Martedì 29 giugno a Conegliano (Tv) le prime previsioni sulla vendemmia 2010 in Veneto

Un’annata molto particolare sta mettendo alla prova il viticoltore veneto. Il brusco calo delle temperature registrato a dicembre ha messo a rischio gli impianti. La primavera piovosa fa quindi pensare a un possibile ritardo di una settimana per la vendemmia, ma se arriverà il caldo tutto rientrerà nella norma. A questo riguardo, martedì 29 giugno ore 14.00 presso l’Aula magna dell’Università di Padova a Conegliano (vicino all’Istituto “Carletti”, TV) si svolgerà il meeting su “Lo stato del vigneto veneto e prime previsioni produttive per il 2010”, organizzato da Veneto Agricoltura in collaborazione con Regione e CRA-VIT di Conegliano. La relazione sarà di Diego Tomasi (CRA-VIT Conegliano) dopo l’introduzione dell’Amministratore Unico di Veneto Agricoltura Paolo Pizzolato.

Il punto su promozione e commercializzazione del vino veneto. L’appuntamento di martedì, una novità che anticipa il tradizionale incontro delle Previsioni vendemmiali di Veneto Agricoltura, già programmato per il prossimo 1° settembre, sarà anche l’occasione per fare il punto sulle problematiche della promozione e commercializzazione del vino veneto. Importanti i partecipanti: Vasco Boatto (Università di Padova), Andrea Quattrocchi (Istituto nazionale per il Commercio Estero), Giancarlo Prevarin (Gruppo Collis), Emilio Pedron (Gruppo Italiano Vini), Raffaele Boscaini (Azienda Masi). Nomi prestigiosi del settore vitivinicolo internazionale, nazionale e veneto. Chiuderà l’incontro l’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato.

(fonte Veneto Agricoltura)

Agroalimentare Veneto: un 2009 discontinuo

Discontinuo, ecco il termine utilizzato dai tecnici di Veneto Agricoltura per disegnare l’andamento del settore primario veneto lo scorso anno. Il “Rapporto 2009 sulla congiuntura del settore agroalimentare veneto”,  presentato oggi, giovedì 24 giugno 2010, dall’Amministratore Unico dell’Azienda regionale Paolo Pizzolato, nella ormai tradizionale conferenza stampa di fine giugno. Pizzolato non si è soffermato solo al 2009, ma ha anche fornito alcuni dati, alcune proiezioni relative al primo semestre 2010, ormai al termine.

Riorganizzazione di Veneto Agricoltura. Il 2009 – ha detto Pizzolato – è stato un anno difficile per tutti i settori produttivi. Anche l’agricoltura non ha potuto sottrarsi a questo trend negativo. Comunque, il primario ha reagito meglio e quindi si cominciano già ad intravvedere segnali di ripresa. Veneto Agricoltura, azienda della Regione, si sta riorganizzando per rispondere alle richieste provenienti dal mondo agricolo e dalla stessa Regione. L’ente avrà una struttura più flessibile, più veloce nel dare feedback agli input della nostra imprenditoria agricola e agroalimentare, rendendosi sempre più struttura di servizio. Siamo anche un’azienda di ricerca applicata, al fine di portare l’innovazione al mondo agricolo, forestale e agroalimentare: i nostri progetti saranno sempre più finalizzati all’utilità concreta dell’imprenditoria per renderla sempre piú competitiva sui mercati europei e internazionale. Da tempo siamo all’avanguardia in vari settori, ad esempio quello delle agroenergie; procederemo spediti anche in altri tra cui la pesca e l’acquacoltura.

I dati 2009. Con una flessione dell’8,4% rispetto al 2008 per un totale di 4,5 miliardi di euro il fatturato del primario veneto sconta la diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli che ha interessato molte colture e allevamenti. Continua il calo delle imprese agricole venete, scese a 79.500 unità (-3,2% rispetto al 2008) e degli occupati in agricoltura (-1,8%). Positiva invece la bilancia commerciale, che registra una diminuzione delle importazioni (-13%), proporzionalmente maggiore di quella delle esportazioni (-8%), con una conseguente  riduzione del deficit di circa il 28% rispetto al 2008.

Attività colturali. Per il mais variazioni lievi rispetto all’anno precedente, che rimane la principale coltura del Veneto. Gli ettari sono scesi a 234.700 (-1,3%) mentre la produzione, grazie all’incremento della resa, è salita a 2.250.000 tonnellate (+1%). Il prezzo medio annuo è invece calato notevolmente attestandosi su circa 130 euro/t (-30%). Non è andata meglio per il frumento tenero: subisce una significativa contrazione della superficie coltivata (-9%) e della produzione (560.000 t, -14,6%), e registra un ribasso dei listini del 32% con un prezzo medio annuo sceso a 146 euro/t. Non dissimili i risultati del frumento duro con una contrazione produttiva del 12% e picchiata dei prezzi pari in media al -44%. Ride il riso, la cui produzione torna a crescere (18.500 t, +17%) e il cui prezzo, in un’annata commerciale particolarmente sfavorevole per i cereali, ha registrato un lieve aumento (+1,5%). Boom della superficie coltivata a colza più che raddoppiata in un anno, raggiungendo i 3.400 ettari, fatto che conferma l’interesse dei coltivatori per le agroenergie. Se cresce il colza, scende la soia, la cui coltivazione è calata 15% (61.000 ettari) come anche il prezzo (-14%); comunque  l’andamento climatico favorevole ha fatto lievitare la resa e di conseguenza la produzione (222.700 t, +26,5%). Superficie e produzione sostanzialmente stabili invece per la barbabietola da zucchero: gli ettari coltivati sono stati 15.700 (+3%) e la produzione 965.000 t (-1%).

Le orticole. Nel 2009 si è registrato un ulteriore calo delle superfici (ora  34.900 ettari, -1%). La variazione riguarda quasi esclusivamente le orticole in serra, scese a 3.650 ha, -8%. Il valore della produzione degli ortaggi segna invece una variazione moderatamente positiva (+1% circa), raggiungendo i 635 milioni di euro.  Bene il radicchio, salito a 9.750 ettari (+3%), con una produzione complessiva pari a 135.000 tonnellate (+2%). Il prezzo medio annuo è risultato in aumento del +15-20% a seconda della varietà con un’impennata dei prezzi nei primi mesi dell’anno, superiori anche del 60%, successivamente scesi a valori nella norma.  Si mangia più verdura? Forse. Si è visto che anche la lattuga ha registrato un significativo aumento di produzione (39.200 t, +7,5%) ma, come insegnano i manuali di economia, con la conseguente flessione delle quotazioni (-6%). Uguale sorte per la fragola, per la quale a una produzione di 225.00 tonnellate (+18%) ha fatto da contraltare una diminuzione di prezzo del -25%. Invariate invece la superfici coltivate a patata (3.200 ha, 126.000 t), con il prezzo in calo del 10%.

Florovivaismo. E’ una bella realtà produttiva regionale. Infatti sono ancora in crescita le superfici che hanno raggiunto i 3.200 ettari (+7%), con un incremento in particolare di quelle in coltura protetta (+11%). Cresce anche il numero delle aziende (1.733, +1%) per una produzione complessiva regionale di 1,38 miliardi di piante (+2,5%) di cui il 76% è costituito da materiale vivaistico. Le quotazioni dei fiori recisi sono risultate in aumento del +14%.

Frutta. Se da una parte la produzione delle principali colture è apparsa in significativa crescita, per effetto di un andamento climatico in molti casi favorevole, dall’altra si è assistito durante l’anno a un crollo dei prezzi all’origine. Qualche esempio? Il melo (produzione +10%) che ha visto abbassare le proprie quotazioni del -17%, ed ancor di più le pesche e le nettarine (produzione +19%, prezzi – 43%). Il pero invece, pur avendo prodotto il 7% in più, ha leggermente incrementato le quotazioni dell’anno precedente (+2%). Listini al ribasso anche per actinidia (-30%) e ciliegio (-15%). Le difficoltà a livello commerciale hanno messo in evidenza le carenze strutturali del comparto frutticolo e la necessità di riorganizzare l’offerta, stipulare accordi con la Grande Distribuzione ed espandere le esportazioni.

Vigne e vini. 70.000 sono all’incirca gli ettari del vigneto veneto. La vendemmia 2009 è da considerare moderatamente favorevole sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Sono stati raccolti circa 1,1 milioni di tonnellate (+1,5%) di uva che hanno consentito di ottenere 8,1 milioni di ettolitri di vino (+0,7%). Significative le variazioni riscontrate nella ripartizione delle tipologie di prodotto: sono aumentate del +25% le produzioni DOC-DOCG e del +71% quelle per i vini da tavola, mentre scendono del – 22% i vini IGT. Variazioni che vanno interpretate come conseguenza della riforma della OCM vino e delle modifiche apportate in alcune importanti denominazioni, in particolare nella DOC Prosecco. Le note stonate arrivano dal versante commerciale: sia per i prezzi delle uve – calati mediamente del -10-20%, con punte anche del 30-40% a seconda delle zone e delle tipologie -, sia per i prezzi dei vini (in particolare i bianchi alla borsa merci di Treviso hanno subìto un calo del -25%; i vini rossi DOC invece, alla borsa merci di Verona, hanno spuntato mediamente un +3% rispetto al 2008). Un miliardo di euro è il valore del vino veneto esportato nel 2009, una bella cifra ma in calo del -5,5% sul 2008.

Latte. La produzione di latte è stata pari a 11 milioni di quintali (-2%, fonte Agea), ma il comparto ha dovuto subire una diminuzione di prezzo notevole (-11%, mediamente 37 euro/100 litri Iva compresa). Il numero degli allevamenti è sceso di un ulteriore -3%, mentre l’annoso problema delle quote latte sembra avviato ormai a una soluzione considerando che gli esuberi di quota individuale sono diminuiti del 73% passando da 137.000 a 37.000 tonnellate. Oltre il 75% del latte prodotto in Veneto è destinato alla trasformazione casearia, con una netta prevalenza per i formaggi DOP (circa il 40%).

Carne. La produzione veneta di carne bovina nel 2009 è di circa 209.000 tonnellate (-2,3%), mentre il prezzo medio dei vitelloni è sceso del -3%. Per quanto riguarda la carne suina, a un moderato aumento della produzione (137.600 t, +1,5) è corrisposto il calo dell’8% dei prezzi, analogamente alla carne avicola che ha registrato una crescita produttiva del +2,4% rispetto al 2008, raggiungendo le 444.000 tonnellate, ma anche una flessione delle quotazioni pari al -2,3%.

Pesca. Nel 2009 si è registrato un aumento delle aziende attive nella pesca e acquacoltura del +3%, con un incremento più che proporzionale delle aziende dedite all’acquacoltura (+4,8%). Ma il numero dei pescherecci è diminuito del -5,4%, scendendo a 730 unità, mentre il prodotto transitato nei 6 mercati ittici regionali è diminuito dello 0,1% in quantità e dell’1,8% in valore, per un fatturato complessivo di circa 117 milioni di euro.

(fonte Veneto Agricoltura)

Ricerca: sinergia tra Veneto Agricoltura e Università

Agripolis

Nove dottorandi che guardano al futuro con ricerche che spaziano dalla “qualità e caratteristiche nutrizionali dei prodotti ottenuti da allevamento biologico di bovini in area montana”, al sequestro del carbonio, alla “conversione in bioetanolo dei residui agricoli”, per fare qualche esempio. Un incontro, quello di presentazione delle borse di studio finanziate da Veneto Agricoltura, tenutosi lo scorso 18 maggio ad Agripolis, che verrà ripetuto con cadenza annuale. E’ bene sapere infatti che l’Azienda regionale destina oltre centocinquantamila euro all’anno in questa iniziativa.

Tre le scuole di Dottorato coinvolte: Scienze animali e Scienze veterinarie, Scienze delle produzioni vegetali e Territorio, ambiente, risorse e salute. “Credo che il rapporto con l’università – ha sostenuto Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura – debba essere riscoperto e rilanciato per puntare al futuro del settore primario in maniera fattiva. C’è la necessità di sviluppare tutte le sinergie utili ad incrementare la competitività del nostro comparto agricolo nei mercati europei e mondiali”. Dopo i saluti del Prof. Giancarlo Dalla Fontana, Preside della facoltà di Agraria e del dott. Giustino Mezzalira, Direttore della Sezione Ricerca e Sperimentazione di Veneto Agricoltura che ha coordinato la giornata, è stata la volta dei dottorandi: Silvia Miotello, Enrico Zanetti, Silvia Zanutto, Gianluca Simonetti, Lorenzo Favaro, Claudia Alzetta, Daniela Bondesan, Chiara Canesin e Flavia Tromboni.

Bioetanolo dalla crusca di grano.
In particolare Lorenzo Favaro, considerato il bioetanolo una delle alternative più importanti ai carburanti fossili, e la disponibilità limitata di materie prime (colture cerealicole e zucchero da canna) impiegate anche per il settore zootecnico e la nutrizione umana, ha analizzato le prospettive di produzione del combustibile partendo dalla biomassa lignocellulosica, circa il novanta per cento della produzione globale della biomassa vegetale, substrato più economico e largamente disponibile. Si tratta infatti per lo più di residui silvocolturali, sottoprodotti di origine agricola e scarti agro-industriali. Il progetto di Favaro ha permesso di avviare un programma di selezione e miglioramento genetico di ceppi microbici al fine di sviluppare un microrganismo adatto, secondo il modello di produzione CBP (Consolidated BioProcessing), di bioetanolo da biomassa. Da sottolineare il sistema sviluppato per la conversione in etanolo di crusca da grano, scelto come modello di residuo agro-industriale a basso costo. “Le rese in etanolo – sostiene Favaro – sono promettenti”.

Curiosa la ricerca di Silvia Miotello sulle “qualità e caratteristiche nutrizionali dei prodotti ottenuti da allevamento biologico di bovini in alta montagna”. Latte, formaggi e carne di bovini provenienti da allevamenti biologici e convenzionali analizzati per le caratteristiche chimiche, tecnologiche e nutrizionali. Sul latte, al di là della similitudine nella composizione chimica, da rilevare il profilo acido del grasso più favorevole da un punto di vista nutrizionale in quello proveniente da allevamenti biologici. Lo stesso dicasi per il profilo acidico dei formaggi. Nessuna sostanziale differenza tra questi da un punto di vista del gusto.Interessanti le conclusioni sulla carne di vitello. Quella ottenuta con metodo biologico è risultata più magra, rossa e con un più basso contenuto di colesterolo rispetto alla carne di vitello convenzionale. Il quantitativo di ferro eminico nella carne biologica è risultato quasi il doppio rispetto alla carne convenzionale. Significativo anche il lavoro di Enrico Zanetti sugli aspetti che contribuiscono alla conservazione ed alla differenziazione di sei razze locali italiane di pollo e per lo studio dei prodotti che da esse derivano per un loro diverso sfruttamento commerciale. Gli esemplari sono stati scelti a caso alla schiusa, allevati assieme nelle stesse condizioni e macellati a 190 giorni di età.

(fonte Veneto Agricoltura)

Giovani e ricerca, il sostegno di Veneto Agricoltura

Veneto Agricoltura, l’Azienda della regione per i settori agricolo, forestale e agroalimentare, sostiene da anni, con proprie risorse, il connubio ricerca universitaria-giovani, uno dei punti dolens del nostro sistema tecnico-scientifico, che sembra non riuscire a valorizzare le nuove leve interessate a mettere a disposizione dell’innovazione e della conoscenza i loro talenti.

Le borse di studio finanziate da Veneto Agricoltura. Di concerto con le strutture accademiche, Veneto Agricoltura assicura alle Scuole di Dottorato di Ricerca dell’Università degli Studi di Padova in Agripolis (Facoltà di Agraria e di Medicina Veterinaria) il finanziamento di tre borse di studio all’anno, per complessivi 153.000 €. Si tratta di lavori di alta specializzazione, importanti per lo sviluppo di tutto il settore primario, che necessita di queste attività e contribuzioni, all’estero molto più avanzate e certe che da noi.

Dottorandi e Dottorati presentano alcuni risultati finanziati con le borse di studio. Martedì 18 maggio Veneto Agricoltura e le Scuole di Dottorato, alla presenza dei massimi responsabili (l’Amministratore Unico dell’Azienda Paolo Pizzolato, i Presidi Giancarlo Dalla Fontana e Massimo Castagnaro rispettivamente di Agraria e Medicina Veterinaria, i Direttori dei Dottorati, etc), organizzano un incontro nel quale i Dottorandi presentano le attività svolte o in corso. Si parlerà per fare qualche esempio, di “Qualità e caratteristiche nutrizionali dei prodotti ottenuti da allevamento biologico di bovini in area montana(Silvia Miotello) e “Meccanismi di protezione della sostanza organica nel suolo e potenzialità di sequestro del carbonio” (Gianluca Simonetti); di “Conversione di residui agricoli in bioetanolo: il ruolo chiave dei microorganismi” (Lorenzo Favaro) e di “Distribuzione ottimizzata dei fitofarmaci nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente” (Daniele Bondesan) e di “Gestione dell’acqua di fronte a scenari di cambiamento climatico” (Flavia Tromboni).

(fonte Veneto Agricoltura)