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Prezzi del latte alla stalla in Veneto: la cooperazione paga di piú, in crescita la produzione di formaggi Dop

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Nel primo semestre del 2024 i prezzi del latte alla stalla hanno mostrato una sostanziale stabilità, seguita da una lieve crescita. In Veneto, i valori sono leggermente aumentati, passando da 50,25 euro/hl a gennaio a 51,50 euro/hl a giugno (IVA esclusa), con un trend positivo seppur contenuto. Nonostante questo incremento, secondo i dati dell’Osservatorio Latte dell’Ismea, la media dei primi sei mesi del 2024 risulta inferiore dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.

La cooperazione veneta remunera più del mercato

Secondo l’analisi che l’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura realizza annualmente sui prezzi del latte pagato alla stalla dalle cooperative lattiero-casearie venete, emerge che il prezzo medio ponderato di liquidazione si è attestato a 62,7 euro/hl (incluso di IVA e premio produzione), registrando un aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente e proseguendo nel trend di leggera crescita dei pagamenti riconosciuti ai soci. L’aspetto più importante da evidenziare, in ogni caso, è che questo valore è superiore di circa l’11,8% rispetto al prezzo di mercato del latte alla stalla, a conferma della capacità della cooperazione veneta di remunerare più del mercato il prodotto conferito dagli allevamenti associati.

Per i formaggi Dop luci e ombre

Il 75-80% del latte prodotto viene trasformato in prodotti caseari e oltre la metà di questa produzione è costituita da formaggi a Denominazione di Origine Protetta (Dop). L’andamento della produzione di formaggi Dop nel Veneto rivela un quadro contrastante: nel lungo periodo, gli ultimi dieci anni, i quantitativi evidenziano solo una leggera flessione (-0,3%), rimanendo sostanzialmente invariati. Nel dettaglio si osserva una crescita in particolare nella produzione di Monte Veronese Dop (+13,2%) e Provolone Valpadana Dop (+7%), mentre dall’altro lato risultano in calo le produzioni di Montasio Dop (-14,7%) e Casatella Trevigiana Dop (-16,3%). Nel breve periodo, invece, la produzione di formaggi a Denominazione risulta essere in ripresa dopo le riduzioni registrate nel biennio 2021/22 post-Covid: nel 2023 i quantitativi certificati si sono riportati a circa 50.300 tonnellate, +2,2% rispetto al 2022. In crescita soprattutto la produzione di Grana Dop (+5,7%), Piave Dop (+25,4%), Casatella Dop (+11,4%) e Monte Veronese Dop (+8,3%), mentre presentano una riduzione il Montasio Dop (-11,8%), e in misura meno rilevante il Provolone Valpadana Dop (-2,8%) e l’Asiago Dop (-1,6%). Nel complesso, si stima che nel 2023 il valore della produzione dei formaggi a Denominazione di origine in Veneto si sia attestato a circa 435 milioni di euro, un dato in crescita di circa l’8,8% rispetto all’anno precedente.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

20 ottobre, Giardino Vegetazionale Astego (VI) in festa per i 100 anni dalla fondazione

Domenica 20 ottobre il Giardino Vegetazionale Astego, celebra i 100 anni dalla fondazione con una giornata dedicata a ripensare alla storia del giardino, legata sia alla comunità locale che alle vicende del Monte Grappa. Sarà quindi una giornata dedicata a conoscere le storie di alberi, fucili, uomini e urogalli!

Programma dell’evento

Ore 10:30 saluti e introduzione, Veneto Agricoltura, Comune di Pieve del Grappa, Cooperativa Salvatica. Visita guidata al Giardino con le guide di Salvatica e con letture e musica di Oreste Sabadin, artista e musicista. Ore 15:00 percorso tra i grandi alberi del giardino con Oreste Sabadin lettura di brani tratti da Arboreto Salvatico di Mario Rigoni Stern. Evento gratuito ad accesso libero (in caso di pioggia l’evento sarà rimandato a domenica 27 ottobre). È possibile pranzare presso la baita degli alpini, costo di 10 euro, disponibilità limitata, prenotazione pasto a questo link

Visite fino al 10 novembre

Giardino Vegetazionale Astego è aperto le domeniche del mese di ottobre e fino al 10 novembre dalle 10:00 alle 18:00, visita guidata gratuita le domeniche ore 10:30

Fonte: Selvatica

4 ottobre 2024, a Caorle (VE) giornata dimostrativa di Veneto Agricoltura a Vallevecchia delle tecniche di agricoltura sostenibile

Programma GIORNATA A VALLEVECCHIA 4-10-24

Venerdì 4 ottobre prossimo, i soci Argav parteciperanno alla giornata dimostrativa di Veneto Agricoltura a Vallevecchia di Caorle (Venezia), in occasione dell’iniziativa “Azienda aperta – Protocolli aperti: tecniche di agricoltura sostenibile”. con focus particolare sul progetto Interreg Bee2gether. Sarà l’occasione per approfondire le pratiche dell’agricoltura rigenerativa e conservativa flessibile olistica (Acfo), con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale.

Programma della giornata: mattina (9:00 – 13:00)

Presentazioni e discussioni teoriche seguite da dimostrazioni sul campo. Gli argomenti si concentreranno sull’uso delle arnie elettroniche, seguiti dalla presentazione dell’app Bee2gether per tenere sotto controllo da remoto la salute ambientale, e del Progetto Lens per l’agricoltura rigenerativa, oltre alla gestione delle colture di copertura e le tecniche di valutazione della struttura del terreno.

Pomeriggio (14:30 – 17:30)

Approfondimenti pratici su richiesta, con esercitazioni sul campo per l’uso dell’app Bee2gether e osservazione delle arnie elettroniche, nonché dimostrazioni sulla terminazione delle colture di copertura e la semina della coltura principale.

Come partecipare

Per iscriversi all’evento accedere al link, scegliendo tra partecipazione solo mattutina, solo pomeridiana o per l’intera giornata. L’evento è accreditato dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Venezia e dal Collegio dei Periti Agrari. Saranno riconosciuti crediti formativi ai partecipanti.

Vendemmia 2024 in Veneto, stabile la quantità, qualità buona, ma non eccezionale

Veneto Agricoltura, in collaborazione con Regione del Veneto, Arpav, Crea, Avepa e Uvive, ha organizzato martedì 27 agosto scorso il secondo appuntamento del Trittico Vitivinicolo Veneto, momento di confronto per analizzare il settore vitivinicolo veneto nelle fasi cruciali dell’annata.  L’annata è stata caratterizzata da frequenti precipitazioni e da difficoltà legate allo sviluppo di malattie fungine, con una qualità delle uve buona, ma non eccezionale, quantitativi produttivi stabili o in leggero aumento di qualche punto percentuale nonostante una minor percentuale di allegagione, ma non per tutte le cultivar e le province. A influire positivamente rispetto al 2023, minori eventi grandigeni e l’entrata in produzione di nuove superfici vitate, la produzione complessiva di uva raccolta in Veneto dovrebbe attestarsi tra 13,3 e 14,2 milioni di quintali, una variazione compresa tra +/-5% rispetto al 2023. In alcune zone ci sono state perdite di prodotto a causa di sbalzi termici ed eccessi idrici. Per l’avvio della vendemmia c’è un generale anticipo di circa 3-5 giorni sulle consuete date di raccolta: è già iniziata la raccolta delle uve Pinot e Chardonnay per base spumante; Glera (Prosecco) il 10 settembre, Merlot il 12, Corvina il 18, Garganega il 25, solo per citare alcuni dei vitigni veneti.

Approfondimento andamento stagionale

Diversamente dalle regioni del Sud Italia, dove alte temperature, scarsità di precipitazioni e lunghi periodi siccitosi hanno causato problemi di stress idrico alle colture, i fattori comuni che hanno caratterizzato l’annata vitivinicola in corso praticamente ovunque, almeno nel Nord Italia, sono stati le frequenti precipitazioni primaverili, che hanno favorito un maggior sviluppo di malattie fungine, in particolare peronospora e mal dell’esca, e le alte temperature estive dei mesi di luglio e agosto, con più o meno lunghi periodi di carenza idrica a seconda dei diversi areali produttivi, per un’annata che, come quella del 2023, viene considerata da più parti come “difficile” nella gestione del vigneto in campo, soprattutto per l’aumento di interventi necessari per contrastare le malattie fungine. Tuttavia, laddove queste problematiche sono state affrontate con professionalità ed efficacia, le rese produttive non dovrebbero subire particolari variazioni e rimanere stabili o aumentare leggermente; al contrario, per gli impianti più giovani, non irrigati o condotti con metodo biologico, si prevedono riduzioni delle quantità raccolte anche consistenti. La qualità delle uve dovrebbe mantenersi su livelli buoni-ottimi, ma non eccellenti. Sono questi i principali elementi sottolineati da Patrick Marcuzzo del Crea VE di Conegliano nel suo intervento, per poi entrare nel dettaglio dei dati raccolti da un panel di tecnici e agronomi delle più importanti cantine e produttori del Veneto.

Malattie fungine

Nelle aziende che applicano la difesa integrata, i danni causati dalla peronospora sono stati nell’ordine del -5% di perdita quantitativa, mentre nelle aziende che applicano il metodo di coltivazione biologica tali perdite sono state superiori, per lo più comprese tra il -15/20%. Oltre alla maggior presenze di peronospora e oidio, superiore al 2023 anche l’incidenza di altre fitopatie come il mal dell’esca, mentre la botrite e la flavescenza dorata hanno avuto una diffusione meno significativa, ma ciò non toglie che non si debba continuare ad attuare tutte le indicazioni previste dagli uffici della Regione Veneto per il loro contrasto. La grandine ha colpito in maniera decisamente meno rilevante i diversi areali produttivi, con perdite della produzione inferiori al -5% per la maggior parte dei territori regionali.

La situazione nelle diverse province venete

Nella provincia di Belluno la produzione viene prevista sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno (+2/3%), salvo nelle zone colpite da grandinate. A Padova e Rovigo invece le previsioni sono più contrastanti a seconda della varietà: ci si attende una produzione superiore del +5/10% rispetto al 2023 per Glera, Pinot e Chardonnay, un calo produttivo per Moscato e Raboso, mentre dovrebbe essere stabile il Merlot. Nella provincia di Treviso ci si attende un incremento della produzione di Glera (+20%) per l’entrata in produzione dei nuovi impianti giovani e invece una riduzione dei quantitativi dei vitigni a bacca rossa (0/-5%), più elevati per le varietà non Doc/Docg, e soprattutto per altre varietà di vitigni a bacca bianca (-15%). A Venezia, condizioni climatiche più favorevoli rispetto al 2023, l’adozione di pratiche agronomiche migliorative fanno prevedere un aumento produttivo di circa il +3/+5% per le principali varietà e in misura più accentuata per la varietà Glera (+10%) in virtù in particolare dell’entrata in produzione di nuovi vigneti; stabile invece i quantitativi di Chardonnay. Una maggior presenza di stress termici, eccessi idrici e stress funzionali porta a stimare riduzioni produttive nell’ordine del -10/15% per le principali varietà in provincia di Vicenza, sia per uve a bacca bianca (Glera, Garganega e Vespaiola) che nera (Merlot e Cabernet), mentre per le uve di Pinot Grigio è previsto un calo dei quantitativi più rilevante (-20/25%). Gli sbalzi termici di fine aprile hanno compromesso la produzione in molti vigneti di fondovalle e in diversi areali di pianura della provincia di Verona; le piogge primaverili e le problematiche fitosanitarie hanno inciso negativamente in misura maggiore per le varietà di uve a bacca bianca, per le quali si prevedono cali produttivi nell’ordine del -10/20%, mentre per le uve a bacca rossa le attese sono per una sostanziale stabilità delle rese di produzione.

Province autonome di Trento e Bolzano e Friuli-Venezia Giulia

Ci si attende una minor produzione di circa il -10/15%, da un lato per le condizioni meteorologiche più sfavorevoli rispetto al 2023, una minor allegagione e un minor numero di acini e grappoli presenti, situazione solo in parte compensata dall’entrata in produzione di nuovi vigneti. Questi aspetti hanno invece inciso poco o per nulla sui risultati previsti nella regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, dove anzi, in virtù di minori eventi grandigeni rispetto al 2023, la produzione è attesa in crescita del +10% in via cautelativa, nonostante la presenza di problematiche fitosanitarie (peronospora).

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Settore agricolo in Veneto, il rapporto 2023 di Veneto Agricoltura, tra luci e ombre

Nel 2023 il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta viene stimato in 7,7 miliardi di euro, in leggero calo del -2,3% rispetto al 2022. Ad incidere negativamente sono state sia la riduzione dei quantitativi prodotti per numerose colture, sia una generale tendenza alla riduzione dei prezzi, dopo l’impennata inflazionistica registrata nel 2022, anche in seguito alle instabilità che si sono create nell’economia a livello mondiale in seguito allo scatenarsi della crisi tra Russia e Ucraina.

In flessione soprattutto il valore prodotto dalle coltivazioni agricole (-8,8%), in particolare quello generato dalle coltivazioni legnose (-15,9%), sui cui hanno influito in maniera molto negativa le variazioni quantitative della produzione, mentre le coltivazioni erbacee hanno presentato una diminuzione del valore prodotto più contenuta (-2,0%).

Per quanto riguarda gli allevamenti, si rileva un lieve peggioramento in termini di quantità prodotte, controbilanciato dall’incremento dei prezzi di mercato, con un valore della produzione che si stima in aumento del +2,2%. In ulteriore crescita (+8,4% circa) vengono stimate le attività di supporto all’agricoltura (contoterzismo, attività post-raccolta, servizi connessi, ecc).

A incidere positivamente sul risultato economico degli agricoltori è la diminuzione dei consumi intermedi, ossia i beni e servizi consumati o trasformati dai produttori che, in linea con la generale riduzione dei prezzi e quindi anche delle materie prime e dei costi produttivi, evidenziano una diminuzione del -4,3% rispetto all’anno precedente. Di conseguenza ciò si traduce in un leggero incremento del valore aggiunto (+0,6% rispetto al 2022), che costituisce una nota positiva in quanto segnala che gli agricoltori hanno trattenuto una maggior quota del risultato economico generato dalla produzione.

Fonte: Veneto Agricoltura

Sant’Anna di Chioggia (VE), “foto catturato” un cervo nella riserva di Bosco Nordio

Cervo a Bosco Nordio

Le fototrappole installate nella Riserva Naturale Integrale “Bosco Nordio”, gestita da Veneto Agricoltura, hanno registrato per la prima volta la presenza di un cervo (Cervus elaphus) intento a brucare in una radura. L’eccezionale documento, registrato nelle scorse settimane, segue il rinvenimento da parte dei tecnici dell’Agenzia regionale di numerose impronte di un grosso ungulato, che in un primo momento si riteneva potesse trattarsi un daino, specie che frequentemente viene segnalata nel bosco.

Bosco Nordio eccelle in biodiversità. Le immagini registrate dalle fototrappole hanno però fugato ogni dubbio, visto che ritraggono un bel esemplare di maschio adulto di cervo intento a brucare l’erba in un prato nelle vicinanze del percorso di land art “ArteNatura” realizzato in un’area di radure all’interno della Riserva. Il cervo, secondo il tecnico dell’Unità Complessa Ricerca Forestale e Naturalistica di Veneto Agricoltura, Jacopo Richard, potrebbe essere arrivato a Bosco Nordio dall’area alpina, forse seguendo il corso del fiume Adige, oppure derivare dall’importante popolazione di cervi autoctoni italiani (Cervus elaphus italicus) presenti nel Bosco della Mesola, in provincia di Ferrara. Per arrivare nella Riserva di Bosco Nordio, che costeggia la SS Romea a Sant’Anna di Chioggia, l’animale ha compiuto un bel po’ di strada. Il recente ritrovamento nel bosco e lungo i sentieri di numerose altre impronte spinge gli esperti a supporre che l’animale sia ancora presente nella Riserva. Questa inaspettata segnalazione rappresenta un ulteriore tassello che va ad arricchire la straordinaria biodiversità presente a “Bosco Nordio” che, limitandosi ai mammiferi, vede tra gli ospiti alcuni caprioli, tassi, volpi e addirittura anche un istrice “fototrappolato” qualche anno fa.

Carta d’identità di Bosco Nordio. La Riserva Naturale Integrale “Bosco Nordio”, istituita nel 1971 e oggi gestita dall’Agenzia regionale Veneto Agricoltura, si estende su 113 ettari e rappresenta l’apparato dunale più antico, certamente millenario, del litorale compreso tra Chioggia e il fiume Po. Si tratta di un ambiente relittuale molto delicato e ricco di habitat di notevole interesse naturalistico e per questo inserito nella rete di aree protette dell’Unione Europea “Natura 2000”. Bosco Nordio è ritenuto uno degli ambienti più interessanti dal punto di vista fitogeografico e bioclimatico non solo del Veneto. La lecceta si alterna a radure, mantenute aperte dalla gestione di Veneto Agricoltura, dove sopravvive la duna grigia, un habitat diventato rarissimo, tipico delle coste e qui praticamente fossilizzato da un migliaio di anni. Oggi, il bosco, le cinque radure superstiti, le dune, le numerose specie animali presenti (anfibi, rettili, mammiferi, uccelli) e vegetali (ginepro, asparago selvatico, pungitopo, rubia peregrina, ecc.), costituiscono un habitat naturale riconosciuto a livello europeo e dunque da preservare.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Andamento del settore agricolo veneto del 2022, i dati presentati da Veneto Agricoltura a “Fieragricola Tech”

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Vale 7,7 miliardi di euro il comparto agricolo veneto nel 2022, un dato importante che segna addirittura un +18,4% sul 2021. Ad incidere maggiormente su questo valore non è tanto l’incremento delle produzioni quanto piuttosto l’aumento generale dei prezzi di mercato dovuto all’instabilità economica mondiale causata da una serie di fattori quali la guerra in Ucraina, l’aumento dei costi di produzione e dell’energia, l’inflazione, ecc. Come conseguenza, l’annata agricola 2022 nel Veneto registra buone performance sia per le coltivazioni erbacee (+10,9%) che legnose (+29,1%), mentre il settore zootecnico mostra un calo delle quantità prodotte, controbilanciato però proprio dall’incremento dei prezzi di mercato, con il valore della produzione che si stima in aumento del +18,1%.

Oltre 83 mila aziende agricole, guidate in gran parte da giovani. “In Veneto – sottolinea il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, in occasione della pubblicazione del report di Veneto Agricoltura sull’andamento del comparto agricolo veneto nel 2022 – abbiamo oltre 83mila aziende agricole, il 7,3% di tutte le aziende agricole italiane. Possiamo dire, con orgoglio, che oggi sono perlopiù i giovani a rappresentare il settore, con un contributo importante nell’innovazione, fatta anche di digitalizzazione e informatizzazione, in un settore ritenuto talvolta solo legato agli aspetti più tradizionali e meccanici delle colture. Invece oggi la competitività passa per l’innovazione: il valore nei mercati delle produzioni agricole è infatti dato anche dalla capacità delle aziende di “raccontare” il prodotto, in tutti i suoi aspetti. Sostenibilità, ecologia, proprietà organolettiche, ma anche quel patrimonio intangibile e straordinario che lega i prodotti del Veneto con la propria storia. Quella civiltà contadina che ha saputo guardare al futuro mantenendo salde le proprie radici”.

Nuova Pac. L’assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto, Federico Caner, intervenuto alla conferenza stampa, ha ricordato cheti tratta di “Un risultato raggiunto anche grazie al contributo della Regione, che sotto il profilo finanziario, strategico ed operativo ha sempre supportato le imprese agricole venete attive e i suoi 76mila addetti. Nel disegno regionale i fondi pubblici rappresentano un importante sostegno al settore primario. Nella programmazione 2023-2027 della PAC avremo a disposizione circa 500 milioni all’anno, quota importante che andrà ad alimentare la competitività delle nostre imprese agricole. Ora la vera sfida è anche quella di tutelare tutte le nostre produzioni, affinché il ‘Made in Veneto’ non rimanga solo un bello slogan sulla carta, ma diventi un vero e proprio brand capace di comunicare e assicurare qualità e autenticità di quello che di buono e sano viene prodotto nel nostro territorio”.

In dettaglio. Ecco i principali risultati raggiunti nei primi nove mesi del 2022 dai diversi comparti dell’agricoltura veneta, presentati lo scorso 1 febbraio da Alessandra Liviero, responsabile dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, in occasione della prima giornata di “Fieragricola Tech” svoltasi a Verona.

Cereali: l’annata è stata senz’altro positiva per i cereali autunno-vernini, visto che sono aumentati gli ettari coltivati a frumento tenero (96.000 ha, +1%), grano duro (19.400 ha, +34%) e orzo (21.500 ha, +20,4%). In calo invece le rese, compensate però dall’incremento delle superfici coltivate, ad eccezione del grano tenero la cui produzione è stimata in calo (-5,5%). Annata “no” per i cereali a semina primaverile che hanno dovuto fare i conti con il pessimo andamento climatico estivo: per il mais da granella sono calate le superfici coltivate (143.000 ettari, -3%) e soprattutto le rese (7,1 t/ha, -29,6%). L’aumento dei prezzi (+37%) ha solo parzialmente controbilanciato la riduzione della produzione (1 milione di tonnellate, -31,7%).

Colture industriali: anche per queste produzioni il 2022 è stato caratterizzato da un incremento generalizzato dei prezzi, tuttavia l’annata è stata negativa a livello produttivo. Le superfici coltivate a soia sono aumentate (+5,3%), ma le rese sono calate decisamente (2,4 t/ha, -19%) e di conseguenza la produzione (360 mila tonnellate, -15%). In aumento gli ettari a girasole (4.200 ha, +9,4%) e in calo quelli coltivati a colza (3.600 ha, -17%). Annata negativa per la barbabietola da zucchero che ha visto ridursi le superfici (7.000 ha, -21,4%) e soprattutto le rese (46,4 t/ha, -24%). Anche il tabacco ha registrato una riduzione sia degli investimenti (3.000 ha, -27%) che della produzione (-20%), e in questo caso l’aumento dei prezzi non ha controbilanciato l’aumento dei costi di produzione, compromettendo la redditività della coltura.

Orticole: gli investimenti hanno tenuto e sono stati registrati leggeri incrementi per la patata (3.500 ha, +1,4%), il radicchio (4.650 ha, +2%), la lattuga (1.100 ha, +2,6%) e la fragola (370 ha, +2%); incrementi maggiori per asparago (1.830 ha, +4%), zucchina (1.570, +10,5%), aglio (+14,5%). In calo invece le superfici coltivate a meloni (-13,6%), carote (-8,4%), fagiolini (-16,8%) e cocomeri (-12,8%).

Frutticole: ottima annata per tutte le produzioni, con rese in netto rialzo rispetto alla sfortunata stagione 2021: melo (+71,4%), pero (+415,6%), pesco (+669,6%), kiwi (+327,3%), ciliegio (+52,8%) e olivo (+495%). I prezzi unitari hanno avuto variazioni altalenanti, mentre le superfici investite a frutteti sono in calo di circa il 3% a livello regionale.

Vitivinicolo: ancora in crescita la superficie vitata nel Veneto (95.910 ha, +2%), della quale oltre l’83% riguarda aree in zone Doc/Docg, mentre quella a Igt scende al 13,7%. Complessivamente nel 2022 nel Veneto sono stati prodotti 15 milioni di quintali di uva (+7,4%) pari a 12,6 milioni di ettolitri di vino (+7,3% rispetto al 2021). Stabile il prezzo delle uve (0,76 €/kg, +0,7%).

Lattiero-caseario: in calo la produzione di latte (circa 12 milioni di quintali, -1,3%), come pure il numero di allevamenti (2.800). Il prezzo medio annuo del latte è stato di 45,8 €/hl (senza IVA e premi), con un aumento del 24% rispetto all’anno precedente.

Zootecnia: il comparto sta subendo gli effetti del forte aumento dei costi energetici e alimentari con un importante riflesso sui prezzi delle quotazioni all’origine e anche sulla produzione. Per la carne bovina, il Veneto si caratterizza per la produzione del vitellone da carne e in parte per il vitello a carne bianca. La produzione viene stimata in calo del 3,5%. Il numero di allevamenti da carne è stabile a circa 6mila unità. La produzione di carne suina, concentrata nelle province di Verona e Treviso, pone il Veneto tra le regioni della filiera di alta qualità IGP/DOP. Nel 2022 la produzione si è però ridotta a 779,5mila capi, di cui circa 690 mila grassi (-2%), circa il 7,5% del totale nazionale.

Bilancia commerciale agroalimentare veneta: dopo tre anni di segno positivo, il saldo nei primi nove mesi del 2022 è tornato negativo attestandosi circa a -690 milioni di euro, contro i +140 milioni di euro dello stesso periodo del 2021. Ad influire sul risultato, ancora provvisorio considerato che si riferisce ai primi tre trimestri del 2022, è stato il forte aumento delle importazioni (+32,4%) rispetto alla crescita delle esportazioni (+15,1%). Le cause di queste risultanze negative vanno cercate nell’incremento dei prezzi delle materie prime agricole e dei costi energetici che ha stravolto gli andamenti positivi registrati nel Veneto negli ultimi anni. Il Report “Prime valutazioni sull’andamento del comparto agroalimentare veneto 2022” può essere scaricato dal seguente link: https://bit.ly/3WSS5oF

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

1-2 febbraio, a Veronafiere la prima edizione di Fieragricola Tech. Tra i partecipanti anche l’agenzia regionale Veneto Agricoltura, che presenterà i primi dati del comparto agroalimentare veneto 2022.

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Innovazione, formazione e business insieme. È la formula adottata dalla prima edizione di Fieragricola Tech al debutto i prossimi 1 e 2 febbraio a Veronafiere, con 60 espositori e oltre 50 eventi tra convegni e workshop aziendali. «L’iniziativa si inserisce come evento ponte verso la 116ª edizione di Fieragricola (dal 31 gennaio al 3 febbraio 2024), rassegna espositiva internazionale dedicata all’agricoltura con forte verticalizzazione delle filiere della meccanica agricola, zootecnia, energie rinnovabili, servizi, vigneto e frutteto», afferma Maurizio Danese, amministratore delegato di Veronafiere.

Focus su digitalizzazione in agricoltura, robotica, smart irrigation, energie rinnovabili, biostimolanti e sistemi di biocontrollo. «L’obiettivo – spiega Sara Quotti Tubi, event manager di Fieragricola Tech – è quello di accompagnare le imprese agricole e zootecniche negli investimenti strategici per il futuro del settore primario, tenuto conto che sempre più la transizione ecologica e digitale, i cambiamenti climatici, la gestione dei rischi, la richiesta di incrementare le produzioni per rispondere ad una popolazione mondiale in aumento, l’economia circolare e la riduzione degli sprechi, e anche le difficoltà a reperire manodopera specializzata sono percorsi obbligati per le filiere agricole e le comunità rurali».

L’agricoltura sta compiendo passi da gigante nelle tecnologie che sviluppano sistemi di raccolta ed elaborazione dati, irrigazione e zootecnia di precisione e sistemi di produzione di energie rinnovabili da fonti agricole (dal biogas al biometano, fino ai pannelli solari e all’agrivoltaico), sostenuta anche da forti investimenti pubblici, tanto che in Italia solamente l’agricoltura 4.0 ha raggiunto 1,6 miliardi di euro nel 2021, secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano.
Fieragricola Tech si rivolge, in particolare, agli imprenditori agricoli e agromeccanici, allevatori, veterinari, agronomi, agrotecnici, periti agrari, energy manager, ingegneri e progettisti del settore agro-zootecnico, consorzi di bonifica, Università ed enti di ricerca, Pubblica Amministrazione. All’evento parteciperanno buyer, imprenditori agricoli e professionisti provenienti da Algeria, Croazia, Slovenia e Serbia (programma completo qui: https://www.fieragricola.it/category/event/).

Sul tema della risorsa acqua in agricoltura si concentra la partecipazione di Veneto Agricoltura a “Fieragricola Tech“. L’Agenzia della Regione Veneto sarà infatti presente con un proprio spazio espositivo dedicato all’acqua e in particolare ad una serie di progetti europei, che l’hanno vista protagonista di recente, incentrati sulla cattura e il trattenimento di questo prezioso elemento quando è presente in abbondanza (forti precipitazioni) e il suo utilizzo razionale e senza sprechi quando è carente (periodi siccitosi). Sempre in tema di acqua, Veneto Agricoltura proporrà, giovedì 2 febbraio (ore 15:30), il focus “Tecnologie per l’H20. L’H2O per l’agricoltura“. Lorenzo Furlan e Davide Misturini dell’Agenzia regionale presenteranno le esperienze realizzate presso le aziende pilota e dimostrative “ValleVecchia” di Caorle (Ve) e “Sasse Rami” di Ceregnano (Ro), mentre Francesco Domenichini di ARPAV illustrerà le nuove tecnologie per la previsione delle precipitazioni a supporto delle decisioni irrigue. Insieme a L’Informatore Agrario, Veneto Agricoltura sarà protagonista anche di uno workshop in programma sempre il 2 febbraio alle ore 14:00, dedicato ai biostimolanti. Obiettivo dell’incontro sarà quello di analizzare, attraverso la presentazione di una serie di casi di studio ed esperienze dirette in campo, il bilancio sull’uso dei biostimolanti dopo 10 anni di impiego. Interverranno il prof. Giuseppe Colla dell’Università della Tuscia e il dr. Franco Tosini del Centro Sperimentale per l’Ortofloricoltura di Veneto Agricoltura con sede a Rosolina (Ro). Inoltre, mercoledì 1° febbraio (ore 12:00), primo giorno di “Fieragricola Tech”, Veneto Agricoltura presenterà alla stampa i primi dati del comparto agroalimentare veneto nel 2022.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere/Veneto Agricoltura

Domenica 30 Ottobre, la qualità agroalimentare veneta si ritrova a Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD) con il Festival delle Dop 2022

Festival delle DOP prima locandina

Formaggi, radicchio, olio extravergine d’oliva, riso, marroni, sopressa, asparagi, solo per citarne alcuni. Stiamo parlando dei 41 prodotti dell’agroalimentare veneto riconosciuti dai marchi di qualità dell’Unione Europea, vale a dire le DOP (Denominazioni di Origine Controllata), le IGP (Indicazione Geografica Protetta) e le STG (Specialità Tradizionale Garantita), senza tralasciare i 53 vini DOC (Denominazione di Origine Controllata), DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) e IGT (Indicazione Geografica Tipica) e i 75 prodotti a marchio nazionale QV (Qualità Verificata). Tradotto: un immenso patrimonio economico e di cultura del territorio che nel Veneto vale quasi 4 miliardi di euro e che pone la nostra Regione ai vertici in Italia in Europa.

Si tratta di un paniere agroalimentare di altissima qualità, frutto del lavoro sapiente dei nostri agricoltori e allevatori, che domenica 30 Ottobre dalle ore 10:00 alle 18:00 farà bella mostra di sé a Piazzola sul Brenta (Pd), a Villa Contarini, in occasione dell’8^ edizione del Festival delle DOP, kermesse promossa da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura con la collaborazione dei Consorzi di Tutela, le Strade dei Vini, del Radicchio e del Riso, le Comunità del Cibo, i Distretti Bio, Caseus Veneti e altri enti che hanno a cuore la valorizzazione dell’agricoltura, l’agroalimentare e il territorio veneto. “Il Festival delle DOP – sottolinea Federico Caner, assessore regionale all’Agricoltura – punta a far conoscere ai consumatori, sempre più attenti e consapevoli, l’importanza dell’agricoltura veneta che produce qualità di altissimo livello. Quella di domenica prossima a Villa Contarini sarà una giornata dedicata all’esposizione ma anche alla degustazione delle eccellenze agroalimentari venete rappresentate dai Consorzi di Tutela dei prodotti DOP, IGP e STG, oltre a numerose aziende venete presenti con i prodotti a marchio QV (Qualità Verificata). Non mancheranno i Consorzi di Tutela dei Vini delle principali aree di produzione DOC e DOCG regionali”.

Al Festival delle DOP 2022 i visitatori potranno conoscere da vicino gran parte dei prodotti a Denominazione del Veneto. Sono previste degustazioni guidate gratuite (prenotazioni in loco) di numerosi prodotti a Denominazione (Prosciutto Veneto DOP, Grana Padano DOP, Marroni di San Zeno DOP, Riso Nano Vialone Veronese IGP, Riso del Delta del Po IGP, Vino Amarone della Valpolicella DOCG, ecc.) trasformati e preparati sotto forma di finger food dagli studenti e docenti della Scuola di Ristorazione ENAIP Veneto di Piazzola sul Brenta (ore 10:30, 12,00, 14:00 15:30). Altre degustazioni guidate gratuite riguarderanno gli 8 formaggi veneti DOP abbinati ai migliori vini regionali e al Miele delle Dolomiti DOP, a cura di Caseus Veneti (ore 11:30, 13:00, 15:00, 16:30); le pizze speciali guarnite con i formaggi veneti DOP preparate da Stefano Miozzo, campione mondiale di pizza classica (ore 11:00, 12:30,14:30, 16:00); risotti al Radicchio Rosso di Treviso IGP e Variegato di Castelfranco IGP, a cura dei Consorzi di Tutela e della Strada dei Vini Colli Asolani e Montello, in collaborazione con il Consorzio dell’Aglio Bianco Polesano DOP, Grana Padano DOP e Casatella Trevigiana DOP (ore 11:30, 13:00, 16:00); polentina con Radicchio di Verona IGP e fonduta di Monte Veronese DOP, a cura dei relativi Consorzi di Tutela e dell‘agrichef Fiorella Dal Negro (12:30, 14:00, 15:30). E poi in degustazione ci sarà una straordinaria rappresentanza di vini DOC e DOCG del veneto quali Prosecco DOC, Conegliano-Valdobbiadne DOCG, Garda DOC, Bagnoli e Corti Benedettine, Colli Euganei, Vini Vicenza e Gambellara, Vini DOC delle Venezie e tanti altri. All’evento, che sarà inaugurato ufficialmente alle ore 11:00 alla presenza delle Autorità regionali e locali, è prevista anche l’installazione di una sezione di “Casa Veneto”, il nuovo stand fieristico della Regione Veneto realizzato da Veneto Agricoltura con CSQA, Bioagro e Intermizoo, che aveva già debuttato a Caseus a Piazzola sul Brenta nei primi giorni di ottobre.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Previsioni vendemmiali 2022, presentati i dati per il Nord Est

vendemmia

“Il 2022 è un’annata caratterizzata da andamenti climatici anomali e da una siccità mai vista prima, che ha messo a dura prova i viticoltori veneti, impegnati anche a contrastare insidiose fitopatie”. Così l’assessore regionale all’Agricoltura ha introdotto il secondo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto, “storico” evento (48^ edizione) organizzato lo scorso 24 agosto da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura con AVEPA, ARPAV, CREA-VE e UVIVE, dedicato alle previsioni della vendemmia in Veneto, nel restante Nord Est, nelle principali regioni vitivinicole italiane (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Sicialia), nonché in Francia e Spagna. “Si è temuto che la produzione ne risentisse fortemente – ha proseguito l’assessore – ma le piogge di agosto, un’oculata gestione dei vigneti e la preparazione dei nostri viticoltori, hanno consentito di mantenere le produzioni su discreti livelli, pur se con qualche riduzione che, secondo le ultimissime stime, potrebbe raggiungere mediamente nella nostra regione il 10% rispetto allo scorso anno, con punte superiori nei vigneti di collina non irrigati. L’andamento meteo delle prossime settimane sarà determinante per una buona riuscita della vendemmia. A confortare è la buona qualità delle uve che dovrebbe consentire al vigneto veneto di mantenere il primato che già occupa a livello nazionale e a rafforzare la considerazione che i nostri vini hanno acquisito presso i consumatori nei mercati internazionali”.

I dati previsionali. Anche nel Veneto dunque si è acceso il semaforo verde che segna il via della vendemmia. I primi grappoli a cadere nei cesti sono quelli delle varietà precoci (Pinot e Chardonnay per basi spumante), ma va detto che in alcune aree del vicentino e del padovano la raccolta è iniziata subito dopo Ferragosto. Seguirà la vendemmia di tutte le altre varietà: Glera (Prosecco) dal 10 settembre, Merlot dal 13, Corvina dal 16, Garganega dal 19, solo per citare alcuni tra i principali vitigni veneti.  Il denominatore comune che ha caratterizzato, praticamente ovunque, l’annata vitivinicola in corso sono state le alte temperature e la scarsità di piogge, due fattori che avranno senz’altro una certa incidenza sulla produzione vendemmiale nel Veneto, ma anche nelle altre aree vitivinicole. Fortunatamente le precipitazioni registrate nel mese di agosto hanno raddrizzato una situazione che stava diventando allarmante, in particolare nei vigneti non serviti da irrigazione di soccorso. Anche le temperature, in particolare quelle notturne, da qualche giorno si sono notevolmente abbassate facendo ben sperare per una vendemmia molto interessante soprattutto per le varietà medio-tardive. Il Report analitico è disponibile al seguente link, unitamente alle slide presentate nel corso dell’incontro e ai video riguardanti la situazione pre-vendemmiale nelle principali regioni vitivinicole italiane, in Francia e Spagna: https://bit.ly/3PKLPMi

BellunoRispetto allo scorso anno, la produzione in provincia di Belluno potrebbe risultare inferiore addirittura del 30% rispetto allo scorso anno. Stress idrico e danni dovuti ad alcune forti grandinate non hanno lasciato un buon segnoPadova e Rovigo. Nell’area vitivinicola patavina e rodigina, come del resto in altre zone del Veneto, la situazione nei vigneti si presenta molto variabile in funzione della disponibilità di sistemi di irrigazione di soccorso e – nel padovano – a seconda che i vigneti si trovino in zona collinare o in pianura. Anche le numerose estirpazioni di vite colpite da Flavescenza dorata contribuiscono a ridurre le quantità che saranno vendemmiate. Sui Colli Euganei, rispetto al 2021, la produzione dovrebbe risultare in calo del 20%; nelle zone di pianura, invece, dove lo scorso anno la quantità di uva raccolta aveva subito una riduzione a seguito delle gelate primaverili, si stima un incremento di produzione di circa il 10%, soprattutto nei vigneti serviti da irrigazione di soccorso. La messa a dimora di nuovi impianti non ha certo compensato le riduzioni previste, per cui dovrebbe incidere solo di qualche punto percentuale (1-5%) sulla vendemmia complessiva. Treviso. Rispetto al 2021 nella Marca ci si aspetta una vendemmia in contrazione, con un range che va dal -10% al -20%, solo parzialmente compensato dall’entrata in produzione di nuovi vigneti. Le cause di questo calo sono molteplici: minore fertilità delle gemme, siccità, eventi grandini geni Flavescenza dorata che ha causato, soprattutto in alcune aree della provincia, l’estirpo/capitozzatura di numerose piante nei vigneti. Questo quadro potrebbe migliorare, soprattutto per le varietà meno precoci, qualora si verificassero delle piogge significative in tempo utile per la vendemmia, in parte sopraggiunte nei giorni scorsi. Venezia. La siccità e soprattutto le alte temperature di questa torrida estate hanno causato nei vigneti del veneziano un blocco della maturazione del frutto, causando la formazione di acinellature e scarso ingrossamento degli acini. Di conseguenza, le rese saranno sicuramente inferiori rispetto alle annate precedenti: per le uve a bacca bianca precoci (Pinot, Chardonnay) si prevede una diminuzione del 15-20% e probabilmente difficilmente si riuscirà a soddisfare i quantitativi massimi previsti dai disciplinari DO; per le uve bianche medio tardive e le uve nere le rese saranno inferiori alla media di circa il 10%, ma molto dipenderà dall’andamento climatico delle prossime settimane. In sostanza, eventuali piogge potrebbero influire positivamente sulle rese che comunque resteranno inferiori alle medie. Va ricordato che le viti giovani risultano essere le più colpite da siccità e alte temperature, per cui sia le rese che la qualità dell’uva risulteranno quest’anno al di sotto dei minimi stagionali e purtroppo ci saranno delle ripercussioni anche nelle prossime annate. Vicenza. Nel vicentino si prevede un calo produttivo del 15% rispetto allo scorso anno dovuto alle grandinate primaverili, ma soprattutto alla prolungata sofferenza delle viti dovuta alla calura estiva e alla siccità dei terreni. Per la sua fertilità, la Glera avrà una produzione di circa un 10% in più rispetto allo scorso anno, anche in considerazione che quest’anno non ci sono stati danni da gelo. La produzione dei vitigni medio-tardivi sarà invece influenzata dalle eventuali precipitazioni che si registreranno fino alla raccolta. I nuovi vigneti messi a dimora incideranno sulla produzione totale di circa il 2%. Verona. Anche nel veronese la vendemmia 2022 dovrebbe risultare leggermente inferiore rispetto allo scorso anno, in modo particolare per le produzioni a bacca rossa del comprensorio collinare che potrebbero risultare in calo anche del 10%. I motivi dell’eventuale variazione rispetto al 2021 riguardano in modo particolare la consistenza più ridotta del grappolo dovuta al prolungamento dell’insolazione e all’assenza di precipitazioni in tutti gli stadi vegetativi. Sulla resa complessiva l’entrata in produzione dei nuovi vitigni potrebbe incidere, da una analisi consorziale, tra l’1% e il 2%. Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto-Adige. In provincia di Trento si prevede un’annata media, leggermente inferiore al 2020 e superiore al 2021. Il peso medio del grappolo si stima inferiore alle premesse a causa dell’estate calda e dell’assenza di precipitazioni, nonostante la disponibilità di irrigazione di soccorso. In sintesi: annata media q.li +7%; Pinot grigio: invariato; Chardonnay: -5%; Muller Turgau.: +7%; Teroldego: +10%: Merlot: +7%: Marzemino: +7%. In provincia di Bolzano si stima un 10% di raccolta in più rispetto allo scorso anno. Il fattore principale è il ritorno alle rese massime per la DOC Alto Adige e DOC Lago di Caldaro, che erano state abbassate per decreto come misura per mitigare gli effetti negativi sul mercato e sulle cantine a causa della pandemia per Covid19. Per quanto riguarda i diversi vitigni, si può constatare che il numero di grappoli è simile alla media degli ultimi anni, tranne per Chardonnay e Pinot grigio per i quali si osserva un numero di grappoli minore rispetto all’anno scorso. Rispetto al 2021, i grappoli sono più compatti, con un numero di acini per grappolo superiore del 10%/20%; il peso degli stessi è invece inferiore con percentuali analoghe. In Friuli-Venezia Giulia si stima, in via prudenziale, una riduzione del 10% con punte fino al 15/20% laddove non è stato possibile irrigare.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura