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8 novembre: 40° incontro di ambientalisti e alpinisti per il Cansiglio dedicato alle Foreste

di Toio de Savorgnani (Mountain Wilderness, premio Argav 2016 ) Michele Boato (premio Argav 2019) e Giancarlo Gazzola (Ecoistituto del Veneto Alex Langer). Abbiamo cominciato 40 anni fa e non abbiamo mai smesso, nemmeno l’anno con la sciagura del Covid, anzi, in alcuni anni di manifestazioni ne abbiamo fatte due o tre. Senza proporre qualcosa di particolare per ricordare questo traguardo, già la nostra presenza, dopo tutto questo tempo è di per se’ un evento importante. Di anno in anno abbiamo fatto emergere i molti pericoli: dagli impianti di sci alpino, all’eolico fuori posto, al tentativo di far strage dei cervi e privatizzare l’ex Albergo San Marco. 

D’ora in poi ci concentreremo sulla Foresta, la sua gestione e la necessità di una nuova selvicoltura inserendo il Cansiglio in un dimensione planetaria di cambiamento climatico, di eventi meteo sempre più violenti, di siccità incombente. La terribile tempesta Vaia sembra archiviata e dimenticata, insegnandoci poco o nulla. Forse quella che fino a pochi anni fa era considerata “selvicoltura naturalistica” ora va rivista alla luce di ciò che sta accadendo all’intero pianeta. E tutti noi diventare più coscienti di quanto le foreste siano importanti per la nostra sopravvivenza e comportarci di conseguenza.

Di che cosa noi umani siamo debitori alla foresta? Di tutto: gli alberi, con la caduta e decompo- sizione delle foglie creano il terreno. Anche il fertile suolo agricolo della pianura deriva da antiche foreste poi tagliate o bruciate dagli umani, terreno che in montagna è trattenuto dalle radici degli alberi. Con un alchimia che ancora non riusciamo ad imitare, le chiome degli alberi e tutte le parti verdi trasformano in legno la luce solare e i gas dell’aria, tra cui la CO2, producendo ossigeno, indispensabile a noi per sopravvivere. Sono le chiome delle foglie che, schermando la luce solare, mantengono fresco il terreno. Gli alberi assorbono acqua dal terreno emettendola dalle foglie e formando le nuvole che poi faranno cadere la pioggia, creando così il ciclo dell’acqua. Per cui dove c’è la foresta ( i campi di mais e soia o i vigneti non bastano) arriva anche la pioggia, dove c’è il deserto non piove o non a sufficienza. Nelle foreste, soprattutto tropicali, è contenuta la maggior parte di biodiversità animale e vegetale perciò, per un tempo lunghissimo, noi umani abbiamo trovato là riparo, cibo e piante per curarsi.

Nelle città vive circa il 50% della popolazione, che sale al 70-80% dei Paesi più sviluppati, e diventerà 80-90% in poche decine di anni. Circa 300 anni fa, all’ inizio della rivoluzione industriale, le foreste occupavano circa il 50% delle terre emerse, ma ne abbiamo già perse circa il 35% e la deforestazione procede con una perdita di quasi 5 miliardi di ettari l’anno. Parò, se nelle aree tropicali la sparizione delle foreste aumenta drammaticamente, in Europa la diminuzione è molto più contenuta e in Italia c’è addirittura un costante aumento, ma è una mezza verità, che conta come una bugia intera, in quanto se è vero che l’abbandono soprattutto della montagna porta ad una ricolonizzazione arborea, si tratta però di boschi giovani, in crescita, ma la drammatica verità è che diminuiscono le foreste vetuste , quelle più importanti ecologicamente e da tanti altri punti di vista. Le foreste vetuste danno il legno migliore, quindi più interessante economicamente e questo porta a un maggior sfruttamento, ma se trasformiamo in valore economico tutto ciò che la foresta fornisce, i “servizi eco-sistemici”, il valore del legno tagliato si ridimensiona al 10% o poco più del totale, un concetto nuovo che è difficile da far accettare alla cultura forestale classica o da chi vive di attività forestali.

Ma in un pianeta con già 8 miliardi di abitanti, dove quelli che consumano e inquinano di più vivono (o sopravvivono) nelle città, la foresta assume tutta un'altra funzione. Anche la medicina ufficiale sta sempre di più esplorando e dimostrando che la frequentazione del mondo verde da parte di individui, adulti e bambini, stressati o ammalati a causa della vita urbana, possono trovare nella foresta un deciso sollievo. Non viene ancora usata la parola guarigione, ma noi riteniamo che ciò sia possibile e abbiamo fiducia che sarà sempre più evidente. Abbiamo cominciato a parlare di terapia forestale più di 40 anni fa e ci prendevano in giro come fossimo degli sciocchi sognatori, ora non più, e ora ribadiamo l’idea di sempre: la foresta può anche guarire. I popoli nativi di tutto il mondo lo hanno sempre saputo e noi ricordiamo e sosteniamo questa sapienza ancestrale.

Ogni albero è vivo, è un individuo così come lo sono gli animali e gli umani, la foresta è una comunità e vive di vita propria, come lo sono le comunità umane. Inoltre le culture native (che non molto tempo fa definivamo primitive) ci insegnano che, pur dovendo praticare la caccia o la rac- colta per sopravvivere, nella foresta esiste una vita complessa che va riconosciuta e rispettata. E’il momento di dire con coraggio che la conversione ecologica proposta da Alex Langer e ripresa da papa Francesco, vada portata anche nel mondo forestale. Se la Foresta, presente sul pianeta da centinaia di milioni di anni, ha creato le condizioni per la comparsa anche della specie umana, significa che riusciremo a sopravvivere se manterremo e amplieremo le foreste. Ce lo ha ricordato il rappresentante del popolo Yanomami dell’Amazzonia, in Cansiglio 3 anni fa, che alla domanda “Noi cosa possiamo fare, come ci dovremmo comportare?” ci diede una risposta illuminante “Dovete tornare ad essere nativi a casa vostra, nella vostra foresta”.

Il programma di domenica 8 novembre. In questo giorno si svolgerà il 40° di ambientalisti e alpinisti in difesa dell'antica foresta del Cansiglio. Ore 9 al Passo Crosetta, partenza ore 9.30. In caso di pioggia ci si incontra alle 10 all’Hangar in Pian Cansiglio. Percorso facile, in parte bosco in parte pascolo, dislivello minimo, cambi di sen-tiero e punti dubbi segnalati. Pranzo e interventi a Malga Coro, raggiungibile in macchina per chi non può camminare, ma vuole partecipare. Sentiero CAI 982-H2, poi 982-H, passando per Pian dell’Erba e Mezzomiglio. Poi CAI 1036 fino al capitello di S. Floriano, dove si prende a destra la strada bianca per Casa Cadolten e arrivo a Malga Coro alle 12, per il pranzo al sacco con interventi vari e musica. La malga è chiusa e si raggiunge anche in auto, per chi non può camminare, lungo la strada che sale al Pizzoc, girando a sinistra all’indicazione Cadolten, fino all’ex Casa Forestale e poi per strada bianca a Malga Coro, a poche centinaia di metri. Ritorno alle 14 per il sentiero H fino a Pian dell’Erba poi 982 H fino a Passo Crosetta in circa un’ora e 30. Alle ore 16 incontro all’Hangar in Pian Cansiglio per aggiornamenti e discussione.

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