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Mezzo miliardo di euro il valore della produzione agricola commercializzata dalle OP venete

Nel Veneto, l’11% della produzione agricola è dato dal valore della produzione delle Organizzazioni di Produttori (OP). Solo nel comparto ortofrutticolo però questa quota assume dimensioni significative. Basti pensare infatti che nel 2010 (i dati 2011 non sono ancora disponibili) il valore della produzione delle OP ortofrutticole venete ha raggiunto il 42% del valore del settore, superando per la prima volta la media europea. È questo il dato più significativo delle analisi effettuate dagli esperti di Veneto Agricoltura sul mondo dell’aggregazione, consultabili nel sito internet aziendale (sezione “Temi” di Economia e mercato).

I comparti. Le OP, che rappresentano la forma più evoluta di aggregazione dei produttori, sono diffuse prevalentemente nel settore ortofrutticolo: delle 27 OP riconosciute in Veneto nel 2010, 17 operano proprio in questo comparto, mentre le altre 10 OP operano nel comparto tabacchicolo (3), lattiero-caseario (2), olivicolo (2), zootecnico (2) e pataticolo (1). Complessivamente, nel Veneto le OP aggregano circa 6.700 produttori agricoli, con un valore della produzione commercializzata (VPC) che si aggira attorno ai 550 milioni di euro.

I risultati positivi conseguiti dalle OP ortofrutticole venete sono dovuti al significativo aumento del numero dei produttori associati negli ultimi cinque anni (4.964 nel 2010 in ripresa rispetto al 2009 e +30% rispetto al 2005) e all’incremento delle superfici coltivate (15.200 ettari nel 2010, +16% rispetto al 2005), prevalentemente investite a frutta (circa 9.700 ha, +8% rispetto al 2009) e in misura inferiore ad ortaggi (5.700 ha, +17% rispetto al 2009). In crescita anche la quantità di prodotto veicolata, che si è attestata a circa 415.000 tonnellate (+6% rispetto al 2009) e, soprattutto, il valore della produzione commercializzata, che nel 2010 ha superato i 356 milioni di euro (+19% rispetto al 2009), quasi il doppio rispetto al 2005. Va inoltre sottolineato l’aumento delle dimensioni medie delle singole OP ortofrutticole. Se nel 2005 il valore della produzione commercializzata in media da ogni OP era di circa 12 milioni di euro, nel 2010 questo valore è stato di poco inferiore ai 21 milioni di euro, con una crescita particolarmente significativa negli ultimi due anni (+31%).

Vantaggi per la base produttiva agricola. I dati di Veneto Agricoltura evidenziano la sempre maggiore capacità delle OP ortofrutticole di aggregare i produttori agricoli, oltre che di concentrare e valorizzare la produzione regionale sfruttando canali commerciali che consentono di trattenere una maggior quota di valore aggiunto presso la base produttiva agricola. Negli ultimi anni sono infatti diminuite le vendite realizzate all’ingrosso ad altri commercianti o tramite mercati ortofrutticoli (la quota è passata dal 48% nel 2005 al 33% nel 2010), mentre allo stesso tempo sono aumentate le vendite dirette a supermercati o a catene della grande distribuzione moderna (salite dal 21% al 34%). La quota di prodotto destinata all’esportazione, pur dimostrando un andamento altalenante, ha raggiunto il 24%, trovando nuovi mercati di destinazione soprattutto verso l’Europa Orientale.

Le insalate (rucola, valeriana, baby leaf e indivia) sono il prodotto con il maggior VPC aggregato dalle OP, con un valore di 44,9 milioni di euro nonostante una flessione del 10% rispetto al 2009. Considerando anche il VPC di lattughe (25,4 milioni di euro, +61%) e radicchi (12,7 milioni di euro, -36%), passa attraverso le OP oltre il 97% del valore regionale di questi produzioni. Elevati VPC si registrano anche per le mele (40 milioni di euro, +27% rispetto al 2009, circa il 55% del valore complessivo regionale), i funghi (38,8 milioni di euro, -5%, pari al 45% del totale veneto) e le fragole, il cui valore aggregato (28 milioni di euro, +43%), rappresenta il 67% di quello regionale.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Un vino delle Dolomiti vince il Concorso Internazionale dei Vini di Montagna in Val d’Aosta

Successo per Marco De Bacco, giovane imprenditore agricolo di Feltre e unico produttore di vino in provincia di Belluno che, con il suo “Cuss”, un rosso alla sua prima vinificazione, si aggiudica il massimo punteggio al Cervim, concorso internazionale dei vini di montagna in programma in Valle D’Aosta. Gli 85,33 punti comunicati con lettera in questi giorni sono a tutti gli effetti la certezza di una medaglia d’argento che arriva nel territorio bellunese come un risultato storico.

Un premio che incoraggia a praticare l’agricoltura di montagna. Ne dà notizia Coldiretti, che sottolinea l’importanza di questo riconoscimento per una provincia che ha riscoperto la sua antica vocazione agricola grazie all’insediamento di neo agricoltori under 30 (circa 200 in soli tre anni). Questo premio è un incoraggiamento per tutti loro che, come nel caso di Marco De Bacco dopo il diploma di ragioneria e una parentesi da impiegato hanno deciso di continuare il lavoro che fu prima del nonno e poi del padre, ovvero coltivare vitigni autoctoni sulle montagne. Scelta difficile ma dettata dalla convinzione, oltre all’investimento aziendale c’è anche quello personale: Marco infatti è tornato sui banchi di scuola e ha frequentando il corso di enologia per perfezionare la linea dei vini che si caratterizzano per storia e forte legame con la sua terra d’origine. A soli 22 anni Marco De Bacco è già titolare di azienda e con la sorella ha addirittura inaugurato uno spaccio aperto al pubblico a Rasai di Seren del Grappa dove vende il frutto della coltivazione di vigneti situati su ripidi pendii ghiaiosi. L’uva Pavana, Paialonga, Gata, Carmenere e Bianchetta hanno in questo difficile terreno radici talmente profonde che il giovane non ha potuto non considerare sottolineando con il suo, lo stesso impegno e dedizione profusi dagli avi. Così oggi come accadeva a fine ottocento Marco continua ostinatamente a fare il Vanduja, un rosso da tavola già apprezzato alla corte dell’impero austroungarico e il Saca, uno spumante ottenuto dalle bacche esclusive di Bianchetta fonzasina. Una gamma a cui si aggiunge anche il nuovo prodotto che sarà premiato ufficialmente a Forte di Bard (Aosta) il 25 agosto prossimo.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Siccità, Manzato: aziende si accordino per irrigare ricorrendo a terzisti

“Invito gli agricoltori a tenere duro, ad irrigare, a non arrendersi alla siccità, della quale le previsioni preannunciano uno stop nell’ultima parte di agosto. Le aziende che ne hanno bisogno si di mettano assieme e provvedano a dare acqua alle colture ricorrendo a terzisti, così da ottimizzare e ridurre il costo dell’intervento”. E’ la proposta dell’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, secondo il quale, a fronte dei danni causati a molte colture estensive, ce ne sono molte altre che possono superare questa fase, offrire qualità e produrre reddito, viticoltura in primo luogo.

Attenzione alle speculazioni. “Si stanno registrando problematiche nei vigneti a altitudine più elevata dei Colli Euganei, ma di massima la vendemmia sta procedendo discretamente, con previsioni qualitative interessanti. Anche l’ortofrutta patisce caldo e mancanza di pioggia – aggiunge Manzato – ma è in grado di rispondere bene alla domanda. I mercuriali di VeronaMercato non registrano aumenti di prezzi e anzi qualche calo (cetrioli, melanzane, pomodori, zucchine, pesche, nettarine): quindi attenzione alle speculazioni sulla spesa dei consumatori”.

Compensi solo parziali e ancora in forse per chi ha subito danni. “Ma laddove occorre irrigare lo si faccia ovunque possibile, e nella maniera più razionale. Io credo che il contoterzismo – conclude Manzato – possa dimostrare anche in questo comparto la sua utilità ed efficienza. Come Regione stiamo lavorando perché sia possibile compensare parzialmente il danno a chi ha perso il raccolto (soprattutto per quanto riguarda le colture a pieno campo); nessuno però regoli la propria attività imprenditoriale sulla base di un ipotetico contributo”.

(Fonte: Regione Veneto)

Censimento 2010, cala la superficie agricola e le aziende che la coltivano, ma aumenta la specializzazione e la superficie media aziendale

“La campagna veneta perde quasi il 5% della superficie agricola utilizzata (SAU) ma le imprese si radicano sul territorio aumentando la media aziendale e specializzandosi nelle produzioni” – lo afferma Coldiretti nel commentare l’analisi dei risultati del Censimento 2010 diffusa dall’Assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato.

Abbandono nelle zone di montagna. “E’ evidente dal quadro generale – spiega Coldiretti – che il calo è collegato soprattutto all’abbandono nelle zone di montagna del prato/pascolo (dei 45 mila ettari andati perduti ben 33 mila sono riferiti a questa tipologia) mentre nelle altre aree rurali la superficie agricola è stata mantenuta dalle stesse aziende, nonostante le notevoli pressioni determinate dallo sviluppo infrastrutturale, commerciale e residenziale. I comparti trainanti dell’agricoltura veneta non hanno subito variazioni sostanziali: la vite è costante (73.000 ettari), i seminativi risentono di una lieve flessione (2%).

In sintesi, l’indagine nazionale rileva che l’agricoltura veneta rappresenta un sistema strutturato, dinamico, dai grandi numeri, che fa rete, mantiene il territorio, tutela l’ambiente e presidia gli ambiti marginali. A far la differenza con il resto dell’Italia sono le produzioni ad alto valore aggiunto zootecniche, vitivinicole e ortofrutticole che rappresentano il carattere distintivo dell’agricoltura regionale molto diversificata e variegata. Le fattorie in questo decennio, pur riducendosi da 178 mila a 120 mila – sottolinea Coldiretti – si sono specializzate nelle coltivazioni tipiche, incrementando la dimensione aziendale. Le 37 mila aziende vitivinicole hanno raddoppiato la loro superficie media (da meno di un ettaro a quasi due ettari), le 13 mila aziende con bovini hanno aumentato del 40% la loro mandria. L’allevamento di suini ha registrato un aumento del numero di capi allevati (+ 230.000 capi), così come quello avicolo (+ 10 milioni di capi), anche grazie all’elevato livello di specializzazione raggiunto nelle 1.765 aziende suinicole e 2.976 aziende avicole.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Turismo tra contadini e pescatori: Consiglio veneto approva nuova legge. Per quanto riguarda l’agriturismo, secondo le Organizzazioni agricole venete, persa un’occasione

Andare oltre l’agriturismo spaziando dalle colline e dalle montagne al mare e alle lagune del Veneto. Questa l’impostazione di fondo della legge che disciplinerà l’agriturismo, l’ittiturismo e il pescaturismo approvata a larga maggioranza dal Consiglio regionale il 31 luglio 2012.

Le novità più rilevanti. Innanzitutto, l’accorpamento, per la prima volta, della disciplina del turismo “verde” legato alle attività agricole e quelle del turismo “blu” che fa riferimento alle attività di pesca in laguna e in mare. In materia di agriturismo il nuovo testo si prefigge di mettere ordine nella regolamentazione delle tradizionali attività definendo con maggior precisione le caratteristiche e i requisiti di cui devono essere in possesso aziende agricole e loro proprietari per esercitare l’attività agrituristica. Gli imprenditori agricoli, in attività da almeno due anni, per gestire un agriturismo dovranno, a meno che non siano laureati in agraria o in possesso di titolo equipollente, aver superato un apposito corso di formazione professionale e garantire la prevalenza delle attività produttive agricole rispetto a quelle agrituristiche, prevalenza che dovrà essere attestata dal “piano aziendale”. Viene considerata attività di agriturismo anzitutto alloggiare turisti in appositi locali mettendo a disposizione un numero massimo di trenta posti letto e servizi igienico-sanitari (almeno uno per ogni cinque posti letto) o in spazi aperti (in questo caso si parla di agricampeggio).

In fatto di ristorazione. Secondo aspetto dell’attività agrituristica (e fino a pochi anni fa prevalente in Veneto) è quello della ristorazione. A questo proposito la legge stabilisce che i prodotti usati nella cucina dell’agriturismo devono provenire per almeno il 50 % direttamente dalla stessa azienda agricola e per il 25 % in caso di tratti di aziende montane; i cibi acquistati al libero mercato alimentare non possono superare il 15 % e la restante percentuale deve provenire da aziende agricole o imprese artigiane venete o di territori limitrofi ai confini regionali. I posti a tavola non potranno superare il numero di ottanta per gli agriturismi aperti fino a 160 giorni all’anno.

Per quanto riguarda il turismo “blu” questa attività viene considerata in due possibili varianti: l‘ittiturismo, che prevede la possibilità da parte dei pescatori di ospitare turisti per la notte e per i pasti, naturalmente con piatti di pesce legati ai prodotti della loro attività; mentre le attività di pescaturismo sono dedicate a chi vuole sperimentare, anche solo per qualche ora, l’esperienza della pesca in mare a bordo delle imbarcazioni degli operatori professionali dove verranno anche consumati i pasti con prodotti ittici freschissimi provenienti direttamente dalle reti. Analogamente a quanto disposto per il turismo “verde, anche per quello “blu” il testo approvato fissa i requisiti per le aziende che devono dimostrare la prevalenza dell’attività di pesca o di acquacoltura rispetto a quella ittituristica e garantire la sicurezza delle imbarcazioni messe a disposizione degli ospiti. Da segnalare, infine, che la nuova legge inasprisce le sanzioni, pecuniarie e amministrative, per le aziende che risultino inadempienti alle norme in occasione dei controlli affidati alle Province.

Il parere delle Associazioni agricole venete. “Per quanto riguarda la nuova disciplina approvata dal Consiglio regionale, non è un problema tanto di singole norme, affermano all’unisono i presidenti regionali di CIA, Coldiretti, Confagricoltura e COPAGRI, ancora una volta schieratisi compatti su questa materia, quanto di impostazione complessiva della nuova legge sull’agriturismo; una legge che di nuovo ha poco, in quanto è lontana da quell’obiettivo di semplificazione amministrativa posto al centro delle politiche regionali e sintetizzabile nello slogan “poche regole, chiare e fatte osservare”, né si ispira se non in minima parte alla bella legge quadro nazionale. Né è uscito un testo poco coraggioso, che non incide nei problemi vivi della realtà agrituristica e non compie una scelta chiara nel senso della liberalizzazione di questa attività, che, va tenuto ben presente, deve essere connessa e complementare all’azienda agricola, alla quale si è obbligati a dedicare più lavoro che a quella agrituristica. Lo confermano anche le dichiarazioni dei responsabili politici ed istituzionali, più propense ad elogiare il passo compiuto con la disciplina di pescaturismo ed ittiturismo che ad evidenziare i progressi compiuti sul versante dell’agriturismo, di cui, piuttosto, sono indicate come novità prescrizioni già in vigore dal 1997: previo esercizio dell’attività agricola da almeno due anni, corso di formazione per gli operatori, tetto massimo di trenta posti letto nell’ospitalità e di ottanta posti a sedere nella ristorazione con il limite di 160 giornate d’apertura all’anno ecc. Dispiace soprattutto che non sia stato compreso lo spirito con cui le associazioni di categoria avevano proposto di sostituire il limite delle giornate di apertura all’anno nella ristorazione con quello di un tetto massimo di pasti annuo, altrettanto serio del precedente ma in grado di permettere all’imprenditore una maggiore elasticità nella gestione dell’attività in base all’andamento della stagione. Ciò non significa che la nuova legge sia priva di aspetti positivi. Si pensi, nella ristorazione, all’aggiustamento delle percentuali di provenienza del prodotto, in maniera che l’azienda possa farsene garante a pieno titolo; e alla concessione di utili deroghe ai limiti dei posti a sedere, anche se legate ad una sommatoria di eccezioni complicate da gestire e controllare.In ogni caso, una valutazione definitiva potrà essere data solo dopo una lettura attenta del testo normativo e la verifica della sua applicabilità nelle campagne. Sin d’ora, però, concludono i presidenti regionali delle associazioni agricole, l’impressione a caldo è quella di una normativa che cambia poco la situazione attuale, che non dà le risposte attese dagli operatori e perde l’occasione di effettuare quelle indispensabili semplificazioni che sono rinviate ad un prossimo appuntamento legislativo che chissà quando si ripresenterà. Ora particolare attenzione dovrà essere prestata alla fase fondamentale dell’approvazione dei provvedimenti attuativi, che dovranno dettagliare ed integrare le norme di legge”.

L’agriturismo veneto in cifre. Secondo i dati Istat 2010, a livello nazionale le aziende agrituristiche autorizzate risultano essere circa 20.000 e in questo contesto il Veneto si conferma tra i leader del comparto. L’offerta agrituristica regionale, infatti, con 1.305 aziende autorizzate, rappresenta il 6,5% di quella nazionale e si colloca al terzo posto, dopo Toscana (20,4%) e Trentino-AltoAdige (16,7%), dove questa tipologia di offerta turistica è storicamente più radicata. Le province venete dove maggiore è l’offerta agrituristica sono Verona (23,8%), Treviso (22,6%), Vicenza (18,1%), e Padova (13,8%). Invece, riguardo l’estensione della superficie agricola coinvolta, è la provincia di Belluno a primeggiare, con una media di 77 ettari per azienda agrituristica. Nel 2010 è avvenuto il “sorpasso” delle aziende agrituristiche che offrono alloggio rispetto a quelle specializzate nella ristorazione. Infatti, le prime sono risultate 772 unità, per un’offerta complessiva di 10.691 posti letto e 554 piazzale. Mentre per la ristorazione risultano autorizzate 736 aziende, pari a 40.457 posti a sedere. Per il pernottamento il primato va alla provincia scaligera, mentre per la ristorazione le strutture sono perlopiù concentrate nell’area trevigiana e in quella del vicentino. Le attività di alloggio e agricampeggio, in quanto svolgono servizio di pernottamento, sono registrate nell’anagrafe regionale delle imprese turistiche prevista dalla legge regionale n. 33 del 2002 e concorrono a incrementare e a differenziare l’offerta turistica complessiva della Regione. L’ospitalità registrata in agriturismo del Veneto nell’anno 2011 è stata di 179.248 arrivi e 576.762 presenze, con incrementi rispettivamente del 17 per cento e del 15 per cento rispetto l’anno precedente. La permanenza media in azienda è stata di 3,32 giorni mentre a livello nazionale il dato è di 4,9 giorni. Le presenze sono in prevalenza di turisti italiani (il 54%) provenienti in particolare da Lombardia, Veneto e Lazio. Gli stranieri invece sono provenienti in particolare da Germania, Francia, Paesi Bassi e Austria. Se confrontato con il movimento turistico complessivo del Veneto, il numero degli arrivi nelle strutture agrituristiche rappresenta appena l’1,1 % degli arrivi (contro il 2% in Italia), mentre i posti letto negli esercizi agrituristici rispetto al totale della capacità ricettiva regionale (alberghiera ed extra-alberghiera) è poco sotto l’1,6% (è il 10% invece a livello nazionale). Il movimento turistico dell’alloggio e della ristorazione in azienda agricola ha mantenuto forti i legami con la tradizione delle singole località della Regione, contribuendo a far scoprire alle nuove generazioni le tradizioni enogastronomiche e di civiltà contadina e rurale proprie della storia e dell’identità veneta.

Il turismo “blu” in cifre. Nel 2008, il turismo legato alla pesca ha registrato circa 200.000 presenze sulle coste italiane e nei territori delle acque interne, dove è attiva una flotta di circa 14.000 imbarcazioni da pesca con oltre 30.000 persone di equipaggio imbarcate. Rispetto i dati dell’anno precedente la crescita è da considerare lieve (+4 per cento), ma pur sempre significativa, viste le difficoltà create dalla crisi economica generale, le novità di rilievo sul fronte della qualità, come le prime certificazioni ottenute dagli ittiturismi del marchio Isnart “Ospitalità italiana” e infine la crescente attenzione degli operatori del settore ittico ad ampliare l’offerta di ristorazione, con l’apertura di ristoranti gestiti direttamente dalle cooperative di pesca o con l’avvio di forme di collaborazione tra pescatori e stabilimenti balneari.A livello nazionale, il numero di imprese ittiche autorizzate ammonta a circa 1.500. A livello regionale, dove l’attività di pescaturismo è disciplinata dalla legge regionale n. 33 del 2002 in materia di turismo, le autorizzazioni finora ammontano complessivamente a 40 natanti di cui 14 per le acque marittime (dati 2008 e 2009 delle capitanerie di porto di Venezia e Chioggia) e le rimanenti per le acque interne e lagunari. Il progetto di legge si pone l’obiettivo di dare impulso a queste forme di diversificazione del reddito dei pescatori che, nel contempo, costituiscono altresì strumenti di riduzione dello sforzo di pesca e attività di valorizzazione delle risorse ambientali, della cultura e dei sapori della tradizione marinara veneta.

(Fonte: Consiglio Regionale Veneto/Confagricoltura Veneto)

PSR del Veneto, aperti i termini per nuove domande di contributo, importo a bando di 32,4 milioni di euro

Arrivano ulteriori risorse per lo sviluppo delle imprese agricole e l’agroambiente del Veneto. La giunta regionale, su iniziativa dell’assessore Franco Manzato, ha infatti disposto l’apertura dei termini per presentare domande di contributo, per un importo complessivo di 32,4 milioni di euro, riferite ad alcune delle misure dell’Asse 1 (Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale) e dell’Asse 2 (Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale) del Programma di Sviluppo Rurale. “Abbiamo messo a bando le dotazioni finanziarie ancora disponibili per le diverse misure – ha spiegato Manzato – di fatto completando il piano degli interventi e di spesa previsti dal PSR 2007-2013. I nuovi bandi, peraltro, sono stati aggiornati sia con le ultime modifiche al PSR, sia quelle già approvate, sia quelle in corso di valutazione da parte della Commissione europea”.

Per quanto riguarda l’Asse 1, il provvedimento si riferisce alle seguenti misure: 111 Formazione professionale e informazione rivolta agli addetti dei settori agricolo, alimentare e forestale az. 1; 114 Utilizzo dei servizi di consulenza az. 1; 122 Accrescimento del valore economico delle foreste az. 1 e 2; 123/f Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali – Sottomisura forestale; 124 Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie, nel settore agricolo, alimentare e forestale;e 125 Infrastrutture connesse allo sviluppo e all’adeguamento della selvicoltura az. 1. Per l’Asse 2 sono interessate le misure 214/h Rete regionale della biodiversità; 226 Ricostruzione potenziale forestale e interventi preventivi; 227 Investimenti forestali non produttivi. Gi indirizzi procedurali generali per la presentazione, l’istruttoria e la selezione delle domande, la realizzazione degli interventi, l’ammissibilità delle spese, la sorveglianza e la pubblicità degli interventi rimangono quelle già fissate nei precedenti provvedimenti. Indirizzi procedurali generali e specifici saranno invece compiutamente dettagliati a livello operativo da Avepa.

(Fonte: Regione Veneto)

Coldiretti: coniglio, prodotto d’eccellenza pagato 10 cent agli allevatori. Insediata a Verona la Commissione Unica Nazionale del settore cunicolo.

Agli allevatori di conigli, una delle eccellenze dell’agroalimentare veneto a livello internazionale, vanno solo gli spiccioli. “Per ogni euro pagato dai consumatori per la pregiata carne di coniglio veneto gli allevatori incassano appena 10 centesimi” lo afferma Coldiretti Veneto sottolineando una delle tante distorsioni della filiera che la stessa Organizzazione denuncia da tempo.

Italia primo paese produttore in Europa. E nel mondo secondo solo alla Cina. Non a caso i dati della cunicoltura italiana confermano un fatturato di 340 milioni di euro mettendo l’Italia sul podio della produzione. “Siamo primi produttori a livello europeo e secondi nel mondo solo dopo la Cina – spiega Coldiretti –  il 40% degli allevamenti si concentrano proprio in Veneto. Per questo la nostra regione è stata scelta per l’insediamento alla Camera di Commercio di Verona della Commissione Unica Nazionale (Cun) dei conigli vivi da carne da allevamento. Dopo la CUN suini con la firma del protocollo di intesa tra tutti gli attori della filiera anche per il settore cunicolo è operativo questo strumento che ha il compito di definire anticipatamente la tendenza di mercato e i prezzi dei capi relativi alla settimana successiva. Le CUN sono il riferimento italiano istituzionalmente riconosciuto per la formazione dei prezzi: grazie ad un sistema animato da precise regole renderà trasparente e disciplinato il mercato del settore. Da non sottovalutare la presenza di un arbitro nominato dal Ministero dell’Agricoltura che gestirà i dati reali in maniera ufficiale.

Intervenire contro le speculazioni. “L’insediamento del CUN è il primo significativo passo verso una maggior organizzazione di un comparto molto frammentato – afferma Coldiretti Veneto – che nella distribuzione del reddito vede la parte produttiva ferma al 10% “. Il prezzo pagato agli agricoltori rimane ancora troppo basso e fermo alle quotazioni di di 5-6 anni fa, fra 1,50 e 1,75 euro a kg, praticamente pari ai costi di produzione. Occorre perciò intervenire contro le speculazioni – insiste Coldiretti –  garantendo una maggiore trasparenza nel passaggio dagli allevamenti alle tavole nonché introducendo l’obbligo di indicare in etichetta l’origine al pari di quanto è già stato fatto per la carne di pollo e quella bovina. Queste cifre però non lasciano alcun margine di crescita per i produttori che negli ultimi anni si sono fatti carico di notevoli investimenti per restare sul mercato ed essere competitivi. “Le nostre aziende – conclude Coldiretti –  soddisfano per intero al fabbisogno nazionale della carne di coniglio, un prodotto totalmente italiano e di qualità garantita, un settore del “made in Italy” da difendere con maggiore convinzione. La carne di coniglio ha importanti qualità nutrizionali con basso contenuto di colesterolo (70 mg per 100 g ), è molto digeribile ed è ricca di proteine ( 21,5 grammi su 100 di prodotto edibile) e sali minerali (calcio, ferro, fosforo, magnesio, potassio, sodio, cloro, zolfo)”.

(Coldiretti Veneto)

Veneto sul podio dei prodotti tradizionali

Gli agricoltori veneti non solo producono e trasformano prodotti ma recuperano circa 370 specialità che rischiavano il dimenticatoio e portano il Veneto sul terzo podio della tipicita’ nazionale. Lo afferma Coldiretti relativamente ai dati diffusi durante il convegno su “L’Italia che piace nell’estate 2012: il turismo ambientale ed enogastronomico” svoltosi a Roma nei giorni scorsi e dove è stata presentata la prima classifica delle regioni più virtuose sulla base del censimento delle tipicità salvate dall’estinzione.

Oro per la Toscana, argento per il Lazia, bronzo per Veneto e Campania. “Dopo la Toscana e il Lazio la nostra regione (pari merito con la Campania) – spiega Coldiretti – fa sventolare la bandiera del gusto aggiudicandosi la medaglia di bronzo”. Una conquista che passa attraverso il lavoro di quasi 80 mila aziende agricole impegnate ogni giorno nella valorizzazione del patrimonio agroalimentare regionale che dopo dieci anni ha superato i 5 miliardi di valore della produzione lorda vendibile fatta non solo di marchi riconosciuti e blasonati con la certificazione Dop, Docg, Igp, Igt che contraddistinguono carni, frutta, verdura, vini, formaggi e uova ma anche della ricerca dell’eccellenza tradizionale gia’ in elenco ministeriale per un giusto protagonismo.Dalla Batata di Valliera (Ro) e Anguillara (Pd) da cui si ricava anche un liquore digestivo, al broccolo di Custoza (Vr) che si raccoglie a gennaio, dalle pesche antiche di Mogliano (Tv) riscoperte quest’estate alle giuggiole di Arqua’ Petrarca (Pd) da gustare anche nel famoso ‘brodo’, dal formaggio ‘imbriago’ senza tempo al mais di Marano che da la polenta più imitata nel mondo, i turisti consumatori hanno un forziere di possibili souvenirs enogastronimici da portarsi nella terra d’origine come miglior ricordo di una vacanza trascorsa nella regione dei primati.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

 

Pagamenti all’agricoltura veneta

Tempo di pagamenti a sostegno dell’agricoltura veneta. Il Comitato di gestione aiuti diretti dell’Unione Europea ha autorizzato il pagamento anticipato, a partire dal 1 agosto, di un acconto del premio PAC richiesto nel 2012 dagli agricoltori le cui aziende ricadono nei comuni colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio scorsi, rendendo disponibili 40 milioni di euro.

1.662 produttori interessati. “Subito dopo il terremoto – ha ricordato Manzato – come Regioni avevamo formalmente chiesto al Governo di operare a Bruxelles per questo anticipo che interessa complessivamente 113 Comuni e, in Veneto, le imprese di 18 Comuni Polesani: Bagnolo di Po, Calto, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Castelmassa, Ceneselli, Ficarolo, Fiesso Umbertiano, Gaiba, Gavello, Giacciano con Baruchella, Melara, Occhiobello, Pincara, Salara, Stienta e Trecenta”. Dall’1 agosto Avepa, l’Agenzia veneta per i Pagamenti in Agricoltura, ha avviato l’erogazione dell’anticipo autorizzato per 1.662 produttori interessati. L’anticipo riguarda il 44,10% dell’aiuto richiesto nel 2012 in base ai titoli all’aiuto posseduti e al sostegno specifico richiesto sulla barbabietola da zucchero, per un importo di 4,8 milioni di euro.

Da metà ottobre, anticipo PAC 2012. Il Comitato di gestione aiuti diretti dell’Unione Europea ha inoltre autorizzato l’erogazione del 50 per cento dei premi PAC 2012 a partire dal 16 ottobre prossimo, anziché dall’1 dicembre. L’operazione coinvolge circa 93 mila agricoltori veneti, per un ammontare complessivo di 160 milioni di euro. In questi giorni Avepa ha peraltro erogato un anticipo pari al 75% del premio richiesto il 15 maggio 2012 con le domande di conferma presentate da 7.271 agricoltori sulla misura 214 e 215 (pagamenti agroambientali) del Programma di Sviluppo Rurale, per complessivi 14 milioni di euro. Entro il 15 ottobre prossimo l’Agenzia erogherà anche circa 15 milioni di euro ai 7.765 viticoltori veneti che per l’anno corrente hanno richiesto il sostegno specifico sui premi per le polizze di assicurazione stipulate a difesa della produzione di uva da vino. Avepa sta infine procedendo con l’attività istruttoria per anticipare entro ottobre il 75% di 13 milioni di euro ai 2.614 agricoltori che hanno richiesto entro il 15 maggio scorso l’indennità compensativa per le zone montane, pure prevista dal PSR.

(Fonte: Regione Veneto)

Oscar Green Coldiretti, alla finale nazionale ci sono due realtà veronesi

foto “La Vecchia Fattoria” di Bonavicina (VR)

Sono due le realtà veronesi scelte a rappresentare il Veneto all’edizione 2012 del Premio Oscar Green di Coldiretti Giovani Imprese. Si tratta del Comune di Bardolino e l’agriturismo didattico “La Vecchia Fattoria” di Bonavicina, che hanno superato in questi giorni anche la seconda fase di votazione a livello nazionale a cui concorrevano con altri quattro imprenditori veneti. A fine settembre, si contenderanno l’Oscar Green ventuno finalisti provenienti da tutta Italia.

Comune di Bardolino, “Paese amico”. “Siamo soddisfatti che la Regione Veneto quest’anno sia rappresentata da due finalisti veronesi – sottolinea Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – Questo risultato mette in evidenza realtà che, grazie alla loro determinazione unita a idee innovative, riescono a valorizzare il settore agricolo e a far si che il mondo del lavoro che le circonda diventi una struttura solida e stabile”. Il Comune di Bardolino è stato scelto nella sezione “Paese Amico” ovvero per la segnalazione dell’amministrazione pubblica che ha incoraggiato maggiormente le iniziative promosse dai coltivatori a sostegno di un modello di sviluppo ecosostenibile. Il Comune del Lago di Garda ha, infatti, favorito la nascita e lo sviluppo dei mercati a kilometro zero sul territorio. Per avvicinare cittadini e turisti alla tipicità locale, l’Amministrazione comunale ha predisposto un’apposita fermata della navetta dove si svolgono i mercati dei produttori di Coldiretti. “E’ un servizio molto apprezzato – ha spiegato il vice sindaco Lauro Sabaini – specie per chi vuole lasciare a casa l’auto o per le persone anziane. Il servizio, poi, è piuttosto flessibile sia gli orari che per le fermate. A volte l’autista favorisce le persone meno giovani che hanno la spesa, facendole scendere più vicino a casa”. I mercati sono molto apprezzati dai consumatori e ogni settimana si registra un numero crescente di visitatori tra cui alcuni noti personaggi come la cantante lirica Katia Ricciarelli che dimora spesso a Bardolino.

Per la sezione “Non solo agricoltura” è finalista “La Vecchia Fattoria” di Bonavicina gestita da Cristina Roncolato e dalla figlia Giulia Lovato. L’agriturismo didattico, che si estende per 20 ettari di terra, è il paradiso di tutti i bambini, specie i meno fortunati. Tra animali di ogni specie, un frutteto biologico, un bosco con piante secolari, orto, piscina e la casa colonica, sono organizzati corsi di equitazione ricreativa per disabili, recupero scolastico, grest estivo. “Da marzo a giugno – dice Giulia Lovato – la fattoria accoglie 16.000 alunni di scuole provenienti da tutto il Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Le maestre possono scegliere tra otto itinerari anche se spesso è preferito quello sui mestieri dei nonni”. “Molta soddisfazione -aggiunge la giovane Lovato – abbiamo dai bambini disabili. Ci sono stati casi di bambini autistici che non parlavano ma che dopo la terapia con i cavalli o le giornate trascorse qui hanno dato segni di grande miglioramento. C’è una vera équipe di persone preparate e formate che seguono i bambini e gli adulti con disabilità e infatti siamo convenzionati con la ASL 21”.

Da settembre, possibile il voto popolare via web. Una giuria specializzata composta da sette esperti avrà poi il compito di identificare i vincitori di ciascuna categoria tematica assegnando il relativo oscar. Da quest’anno il voto sarà integrato con il “voto popolare” che avverrà attraverso internet. A partire dai primi giorni di settembre, sul sito http://www.oscargreen.it si potranno vedere i video dei finalisti, girati proprio in questi giorni, e votare quello preferito.“Siamo contenti di questo successo – dice Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – a testimonianza della qualità e dell’impegno dei giovani imprenditori agricoli del nostro territorio. Ci rendiamo conto che la filosofia di Coldiretti è capita e apprezzata anche dalle Amministrazioni Comunali che, come quella di Bardolino, favoriscono i produttori del territorio, la qualità e la freschezza dei prodotti a favore della gente. Ci auguriamo che la finale di settembre premierà la dedizione dei finalisti”.

(Fonte: Coldiretti Verona)