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Siccità, Manzato: completata prima mappatura, oltre 364 mila ettari di colture danneggiati

“Una prima mappatura dei danni causati dalla siccità è pressochè definita e la stima complessiva è raggelante: 364.471 ettari in forte sofferenza, con perdite che vanno dal 20 all’80 per cento della produzione, a seconda delle zone e delle colture. L’intera superficie agricola delle province di Rovigo e Venezia risulta colpita”. Franco Manzato accompagna con queste parole la diffusione dei primi dati verificati sulle negative conseguenze del lungo periodo di caldo torrido senza precipitazioni.

Prioritario salvare il sistema agricolo veneto che rischia il collasso. “Ringrazio Avepa, che ha davvero lavorato sodo nelle ultime settimane, in squadra con Arpav, Consorzi di Bonifica e di difesa: ha completato a tempo di record la rilevazione, i cui contenuti peraltro sono destinati a cambiare a seconda di come si evolverà la situazione meteorologica. La mappa che ne risulta è essenziale – ha aggiunto Manzato – per proseguire nel cammino che abbiamo intrapreso per poter dare il massimo delle risposte agli agricoltori, soprattutto quelli più colpiti: una strada non facile, che richiede un intervento a livello nazionale, che potrà essere accompagnato da azioni regionali. Sappiamo tutti che il sistema ordinario di difesa dalle avversità atmosferiche in agricoltura si basa sull’assicurazione contro i danni, il cui premio è coperto per circa ¾ da contributo pubblico. Ma conosciamo anche i vincoli che le assicurazioni pongono, vincoli che in questa situazione sono diventati in molti casi un cappio. Sappiamo anche bene – ha detto ancora Manzato – che molte aziende si sono “normalmente” indebitate acquistando a credito sementi e mezzi tecnici, che a fine stagione faranno fatica a pagare per il pesante taglio del reddito a causa della perdita parziale o totale del raccolto. Il nostro obiettivo è salvare il nostro sistema agricolo e impedire che aziende valide collassino a causa di questa situazione del tutto straordinaria, che richiede risposte straordinarie”.

La strategia intrapresa per contenere i danni. Proprio ieri lo stesso Manzato ha formalizzato alle organizzazioni professionali il percorso intrapreso: delimitazione dei territori danneggiati (completata); richiesta di un tavolo di lavoro a livello ministeriale per valutare gli interventi, ordinari e straordinari, compreso l’anticipo della PAC, da attivare in relazione alla situazione; possibilità di attivare la sia pur limitatissima disponibilità del Fondo di solidarietà nazionale formalizzando una deroga al Piano assicurativo nazionale 2012; richiesta formale di tale deroga per consentire la declaratoria di eccezionale evento atmosferico. “Ringrazio sin d’ora quanti si stanno adoperando per formalizzare la deroga – ha sottolineato Manzato – che permetterà di procedere ad indennizzi compensativi agli agricoltori coinvolti, nei limiti delle scarsissime risorse nazionali disponibili, attivando altre iniziative accessorie di carattere fiscale e contributivo, l’integrazione salariale in favore dei lavoratori agricoli nelle aree colpite da avversità eccezionali e l’esenzione delle imposte sui redditi dominicali e agrari per le imprese agricole con un danno superiore al 30% della produzione ordinaria. Potremo anche valutare interventi regionali come agevolazioni sul credito di esercizio in base alla legge anticrisi. In ogni caso siamo stati autorizzati ad erogare il 50 per cento dei premi PAC 2012 dal 16 ottobre prossimo, anziché dall’1 dicembre, per un ammontare complessivo di 160 milioni di euro”.

(Fonte: Regione Veneto)

Siccità, gli agricoltori veneti pagano due volte, per il danno in campo e per i riflessi sui costi di produzione

Gli agricoltori salvano il salvabile facendo i conti con un raccolto di barbabietole mummificate, mais già trinciato anziché in granella e quello della soia appena recuperabile. “Caldo e siccità – commenta Coldiretti – stanno provocando perdite alle coltivazioni mondiali che fanno volare i listini e saltare diverse consegne con drammatiche conseguenze per la disponibilità di cibo”.

Danni ambientali ed economici. Quello che sta vivendo il Veneto è un problema non solo ambientale – spiega Coldiretti – ma anche economico con il calo delle rese stimato in oltre 7 milioni di quintali (rispetto ai 10 preventivati) per il granoturco e la soia intorno ai 560 mila quintali (esattamente la metà delle stime iniziali) il rischio è che il prezzo superi al 30 per le quotazioni di soia e mais necessari a nutrire gli animali per produrre latte e carne, dall’inizio dell’anno. La borsa merci al Chicago Board of Trade, punto di riferimento del mercato a livello internazionale, il valore del mais è intorno ai 9 dollari per bushel e la soia a 16 dollari per bushel, per consegne a settembre. Una situazione che – sottolinea la Coldiretti – ostacola la ripresa del Pil anche in Italia che è dipendente dall’estero per quasi un terzo delle materie prime agricole che consuma, come evidenziato dall’Istat.

A far la differenza, la presenza degli impianti di irrigazione. Per una regione zootecnica come il Veneto la situazione dovrebbe reggere in quanto nelle roccaforti dell’allevamento bovino, in particolare da carne (comparto a cui è indirizzato il 40% della produzione cerealicola) si collocano i comprensori irrigui dove si è salvata la produzione di silo mais attraverso l’irrigazione. Non sarà cosi per le aziende della bassa pianura che dovranno vedersela con il secco in quando non dotate di sistemi irrigui efficienti: peserà su di loro un probabile dimezzamento delle scorte – conclude Coldiretti – e quindi la necessità di procacciarsi i foraggi sul mercato con un ovvio rimbalzo sui prezzi e costi di produzione maggiori.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Siccità, Manzato a Roma

“La siccità che sta inaridendo le nostre campagne è un evento così eccezionale che richiede una risposta eccezionale, sia nel breve sia nel medio–lungo periodo”. Lo ha ribadito l’assessore all’agricoltura del Veneto, Franco Manzato, ieri a Roma per discutere a livello ministeriale le possibili azioni da intraprendere.

Avepa al lavoro per tracciare la mappa dei danni. “L’attuale quadro legislativo – ha ricordato l’assessore – esclude dalla possibilità di interventi compensativi i danni alle produzioni e alle strutture ammissibili ad assicurazione agevolata, comprendendo in questo anche la siccità. In ogni caso Avepa sta completando la mappa del danno, sempre più grave, per avere uno scenario più preciso e dettagliato, sia rispetto agli interventi attivabili sia ad eventuali iniziative straordinarie”. “Stiamo al momento lavorando ad alcune linee d’azione. Una di questa – ha fatto presente l’assessore veneto – riguarda la richiesta di deroga al Piano assicurativo nazionale in relazione alla complessità ed entità del fenomeno. La delimitazione delle aree danneggiate è funzionale anche a questa ipotesi. Ci sono gli estremi per affermare che le compagnie di assicurazione, a fronte delle proporzioni disastrose di danno determinate dalla siccità accompagnata da elevate temperature con eccessi di evapotraspirazione, colpi di sole e lessature dei frutti, non avrebbero assunto la totale copertura di un rischio con una portata incalcolabile, che va oltre ogni normale previsione soprattutto per i territori delle Regioni settentrionali. Peraltro le risorse del Fondo di Solidarietà Nazionale sono assolutamente insufficienti, ma la deroga e la delimitazione consentiranno l’attivazione di misure accessorie quali la riduzione degli oneri previdenziali e l’applicazione di agevolazioni creditizie”.

Le azioni della Regione per aiutare gli agricoltori colpiti. “La delimitazione delle aree colpite – ha aggiunto Manzato – potrebbe anche consentire l’attivazione di interventi per l’ integrazione salariale in favore dei lavoratori agricoli nelle aree colpite da avversità eccezionali e per supportare l’esenzione delle imposte sui redditi dominicali e agrari potranno essere addotte nelle dichiarazioni dei redditi relative all’anno 2012 da parte delle imprese agricole ricadenti nelle zone territoriali con un danno superiore al 30 per cento”. “Come Regione – ha concluso Manzato – stiamo valutando di riaprire il sistema domanda unica 2012 per consentire agli interessati di chiedere l’anticipo immediato del pagamento sulla base dell’accordo quadro tra AVEPA e le banche. Stiamo anche lavorando ad un provvedimento per prestiti agevolati di conduzione a favore delle aziende danneggiate, previsti dalla nostra legge anticrisi”.

(Fonte: Regione Veneto)

Formazione Coldiretti, ogni anno una media di 80 nuovi agricoltori ai corsi di specializzazione

A scuola di agricoltura per diventare imprenditori del settore. Si sono appena conclusi un corso di primo insediamento e uno per imprenditore agricolo professionale organizzati da Impresa Verde formazione di Coldiretti Verona a cui hanno partecipato 22 persone. Per lo più giovani, agricoltori per tradizione poiché spesso appartenenti a famiglie anche note di imprese vitivinicole e casearie del territorio, i partecipanti ai corsi provengono prevalentemente dalla provincia veronese e hanno già in atto o in fase di partenza un’azienda agricola.

Serve la formazione per diventare imprenditori agricoli. Negli ultimi anni Impresa Verde formazione Verona ha riscontrato l’adesione di partecipanti anche da altre provincie del Veneto e da altre Regioni: Sicilia, Sardegna e Toscana. “Organizziamo dai due ai quattro corsi all’anno di primo insediamento o per imprenditori agricoli professionali con la presenza di venti partecipanti in media – dice Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – confermando il dato veronese che registra alla Camera di Commercio di Verona a fine 2011 la presenza di 17.483 imprese agricole, per lo più individuali pari a 14.340, l’82% del totale delle imprese agricole. A livello provinciale e nazionale registriamo un aumento di giovani in agricoltura e questo dimostra che il progetto della filiera agricola tutta italiana di Coldiretti guarda ai giovani come protagonisti, non soltanto del futuro ma anche del presente delle nostre campagne”.

Le idee presentate nei progetti da parte dei corsisti.  Dalla coltivazione biologica della vite per fare il vino da esportare nei Paesi nordici particolarmente sensibili al bio, alla preparazione di una bevanda poco alcolica preparata con l’uva ma dissetante e piacevole come un drink, alla vendita online di uova feconde di oche e anatre, alla coltivazione di prodotti in Sicilia, all’allevamento di micro cani da compagnia del peso di 1 kilogrammo. Non manca chi ha sviluppato un ramo d’azienda della famiglia creando una produzione lattiero-casearia solo di ovini e caprini con ricette nuove e originali. “Questi corsi – spiega Gabriele Panziera, responsabile di Impresa Verde formazione – sono necessari per accedere all’attività agricola e ai benefici economici stanziati dall’Unione Europea. Ogni corso è apprezzato dai partecipanti sia per quanto viene appreso in aula riguardo alle tecniche agricole e di marketing, alle norme sulla sicurezza e sulla fiscalità agricola, ai sistemi per qualificare le proprie produzioni, sia per gli scambi di esperienze che avvengono tra i partecipanti e le relazioni personali che si instaurano. Spesso si creano rapporti che hanno sbocchi anche lavorativi e commerciali e una rete fra le aziende agricole che aumenta la loro competitività e la loro capacità di rapportarsi al mercato”.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Per la vendemmia 2012, nel trevigiano si inaugurano le “liste di collocamento” comunali. Manzato: “Esempio da seguire”!

“Un’idea semplice, geniale, funzionale, pratica, a costo zero, spese postali a parte. Invito tutti i Comuni interessati alla prossima imminente vendemmia a farla propria. L’istituzione si fa garante del contatto tra chi vuole essere della partita e le aziende”. Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, è entusiasta dell’iniziativa del comune trevigiano di Godega di Sant’Urbano, Sinistra Piave, il cui sindaco Alessandro Bonet ha ideato le liste comunali dei cittadini che desiderano vendemmiare o hanno bisogno di questo lavoro e si fa carico di mettere in contatto le esigenze degli iscritti alle liste con quelle delle aziende che hanno bisogno di mani capaci per un’attività solo apparentemente semplicissima.

L’Amministrazione comunale a servizio dei propri cittadini. “In un momento di forte difficoltà economica e di crisi del lavoro – ha sottolineato il sindaco Bonet – un’iniziativa come questa è utile alla cittadinanza, al territorio e alla nostra economia agricola”. Nei prossimi giorni Bonet invierà a tutte le aziende vitivinicole del territorio comunale una lettera che spiegherà come comunicare all’amministrazione le esigenze di manodopera e le condizioni normative alle quali attenersi per l’assunzione, mettendo a disposizione l’elenco dei vendemmiatori potenziali, dei quali avvalersi per la raccolta dell’uva”.

Manzato: “Esempio da seguire”. “Dopo i nuovi “non voucher” della professoressa Fornero – chiosa Manzato – un simile sistema risponde in maniera impeccabile ad un insieme plurimo di esigenza dell’economia agraria locale e dei cittadini. E’ un sistema da codificare e rispetto al quale mi auguro che le “autorità” statali preposte si diano anch’esse da fare per essere della partita, piuttosto che cavillare ostacolare una buona idea che viene dal basso e garantisce tutti”.

(Fonte: Regione Veneto)

Come distinguere il pane fresco da quello congelato? In Veneto presto lo sapremo per legge!

La Giunta Regionale del Veneto ha dato in questi giorni il via libera all’iter del progetto di legge in materia di produzione e vendita di pane ponendo, di fatto, le basi per risolvere uno dei problemi che da sempre angustiano di più consumatori ed operatori: distinguere il pane fresco da quello congelato o precotto.

Un panino su quattro che mangiamo è congelato o precotto nonché fatto nell’est europeo. “Molti non lo sanno –dichiara Giuseppe Sbalchiero, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – ma un panino su quattro di quelli confezionati che troviamo nei supermercati e che mettiamo sotto i denti nelle mense e nelle tavole calde dei self service, non è veramente fresco e, di norma, non è neppure fatto nel nostro Paese ma viene dall’Est Europa, Romania e Bulgaria in particolare. Negli ultimi anni, il fenomeno è andato incrementandosi a tal punto che le importazioni dalla Romania di prodotti a base di cereali sono passate dai 7mila chili del 2002 ai 13milioni di chili del 2011, raddoppiando solo nell’ultimo anno”.

Il pane fresco è solo quello cotto e venduto in 24 ore. “È una vera e propria truffa – prosegue il Presidente -, che sarà possibile arginare non appena sarà approvata la nuova legge che tra l’altro prevede proprio la definizione di “pane fresco” come prodotto cotto e venduto nell’arco di 24 ore, che obbligherà a segnalare quel prodotto che è congelato e solamente cotto. Ma non solo. L’articolato ha almeno altre tre novità importanti: la nomina del responsabile tecnico con formazione adeguata o esperienza comprovata nel settore per ogni punto di produzione in modo da assicurare qualità e sicurezza del prodotto; la definizione dei “forni di qualità” per aumentare la chiarezza e trasparenza nei confronti del consumatore e l’istituzione del registro delle specialità da forno su cui saranno indicate le produzioni tipiche e tradizionali venete a salvaguardia del patrimonio legato alla panificazione del territorio”.

Nicola Trentin, Presidente regionale Gruppo Panificatori di Confartigianato Imprese Veneto

Prioritario tutelare il consumatore. “Il pane rappresenta un bene fondamentale della piramide alimentare –dichiara il padovano Nicola Trentin, Presidente regionale del gruppo panificatori di Confartigianato Imprese Veneto – e disciplinarne gli aspetti produttivi, nonché alcuni requisiti identificativi degli esercizi di vendita, significa fornire al consumatore una ulteriore garanzia di tutela della propria salute. Dobbiamo essere in grado di capire se si sta acquistando un prodotto realmente fresco o un prodotto che è stato semplicemente cotto nel punto vendita. Ma è anche necessario che il consumatore sappia distinguere con chiarezza e certezza se sta acquistando pane in un punto vendita dotato di impianto di cottura o se sta acquistando da un panificio. Il panificio è l’azienda tradizionale che il pane lo produce nell’arco della giornata con un procedimento produttivo unico e continuo, che inizia con la formazione dell’impasto di sfarinati, lievito, sale e acqua, e finisce sulla bocca del forno, con il pane caldo appena sfornato e pronto per la vendita al consumatore finale. Procedimento quest’ultimo che richiede una professionalità ed un impegno molto più alti per dare al consumatore il prodotto fragrante che egli aspetta di avere”. “Dopo oltre vent’anni –conclude Trentin- auspico che la norma possa avere un iter veloce nel passaggio in commissione consigliare e venire approvata a breve dal consiglio regionale”.

(Fonte: Confartigianato Imprese Veneto)

Condifesa Veneto, in agricoltura raccolti sempre più precari, quasi un obbligo oramai assicurarsi

Due pannocchie al giusto stato vegetativo (perché irrigate già due volte l’1 e il 10 luglio) a confronto con quelle danneggiate

Non piove da oltre un mese ed in Veneto è allarme siccità. In questo scenario, che nella bassa pianura ed in particolare nelle province di Rovigo (Polesine), Padova (bassa padovana) e Venezia presenta campi riarsi dal sole ed ettari di colture danneggiate, i Consorzi di Difesa delle Attività Agricola dalle Calamità di Veneto e Friuli Venezia Giulia si sono dati appuntamento ieri presso l’Azienda Agricola Piacentini di Abano Terme (scelta a campione) per valutare insieme i danni arrecati dalla prolungata mancanza d’acqua e decidere come intervenire attraverso il supporto assicurativo.

Perdite consistenti in Polesine e bassa padovana. Oggetto della perizia condotta in modo collegiale sono le colture di mais, soia e barbabietola, maggiormente colpite dalla siccità. In particolare i dati relativi a Rovigo e Padova destano preoccupazione. Nel rodigino gli ettari coltivati a seminativi sono circa 50.000 per molti dei quali si stima una perdita superiore all’80% del raccolto. Di poco distanti i dati che riguardano il padovano che ha circa 100.000 ettari di terreno coltivati a seminativi: nel caso del mais la perdita è di circa il 50% del raccolto, seguono la soia con il 40% e la barbabietola con un danno che oscilla tra il 30% e il 40% delle colture. I dati però, sostengono i consorzi presenti, sono destinati a crescere se perdureranno le condizioni di sole e vento di questi giorni. Nel padovano si stima, al momento, che la perdita ammonterà a circa 80-100 milioni di euro relativamente alla produzione dei seminativi.

Colpite anche le colture orticole e frutticole. Nel Polesine pomodori, cocomeri e meloni stanno manifestando danni da scottatura e la ridotta pezzatura, a causa della mancanza d’acqua , influirà sui prodotti ritenuti scarti perché troppo piccoli per il mercato, portando così ad un inevitabile deprezzamento del prodotto. Anche i frutteti stanno subendo lo stesso triste destino. Diversa invece la situazione per i vigneti dove le piante soffrono meno la mancanza d’acqua e anche una sola pioggia può salvaguardare la produzione, garantendo la qualità del prodotto.

D’obbligo oramai assicurarsi. L’unica soluzione a questo tipo di calamità è la stipula preventiva di un’assicurazione, come indicato in questi giorni anche da Coldiretti Veneto, perché la situazione meteorologica instabile rende sempre più precaria la sicurezza di portare a termine la stagione produttiva per qualunque tipo di coltura: alluvioni, grandinate, trombe d’aria e caldo eccessivo stanno diventando oramai normali e come tali vanno trattati. Il suggerimento agli agricoltori è quello di stipulare polizze assicurative multirischio agendo in modo preventivo, perché non è più prevedibile quale calamità naturale si abbatterà sulle nostre campagne.

Informarsi per non essere in balia delle compagnie assicurative. “Il Condifesa Veneto – spiega il Presidente Valerio Nadal – già da diversi anni sta realizzando incontri collegiali, come quello odierno per uniformare il servizio all’impresa agricola, fornendo la consulenza e tutte le indicazioni per non essere in balìa delle compagnie assicurative, ma anzi costruire con loro le proposte più idonee a tutelare i redditi d’impresa. Non ci si può più improvvisare, in agricoltura è necessario procedere con strumenti di previsione e gestione a monte dell’eventuale danno, non a caso con il Condifesa del Friuli Venezia Giulia abbiamo attivato a partire dalla Campagna Assicurativa 2012 (dopo un’attenta sperimentazione negli anni precedenti) anche 4 Fondi Mutualistici specifici capaci di intervenire in casi di assoluta emergenza: il Fondo per soci danneggiati da alluvione ed eventi catastrofali, il Fondo per danni da gelo su actinidia, il Fondo di risemina e quello per i danni da animali selvatici”.

(Fonte: Condifesa Veneto)

Ordine Agronomi e Forestali del Veneto: “Contro le future siccità serve stoccare le acque, subito un tavolo di confronto fra le professionalità necessarie”

Tecnicamente si definisce “bacinizzazione” ed è la pratica di “stoccaggio” delle acque da utilizzare nei momenti di crisi idrica come l’attuale calda estate delle campagne venete. La “bacinizzazione” richiede l’apporto professionale di numerosi attori della filiera produttiva, perchè molteplici sono le problematiche da affrontare: dove trattenere l’acqua, come derivarla sino alle aziende agricole e con che costi, quali impatti paesaggistici derivano da allagamenti programmati del territorio, quali indennità per i proprietari e così via. Iniziamo a parlarne per non trovarci, come quest’anno, sempre in ritardo. A chiederlo, il rodigino Gianluca Carraro, Presidente della Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali del Veneto.

Quanto “bevono” le colture venete? Ecco qualche indicazione. “I problemi di siccità, che le colture agrarie venete più rappresentative (mais , soia, barbabietola) stanno patendo, sono purtroppo noti; si concretizzeranno con cali di resa che, nelle peggiori situazioni, arriveranno a rendere antieconomica la raccolta.  Meno note, invece, sono alcune considerazioni di carattere quantitativo sul deficit d’acqua. Prendiamo ad esempio il mais, prosegue Carraro. Nelle campagne rodigine, padovane, veneziane, mediamente la necessità idrica stagionale della coltura è di circa 300 millimetri, vale a dire 3.000 metri cubi ad ettaro o, in altri termini ancora, 300 litri a metro quadro; di questo fabbisogno, l’apporto naturale delle piogge copre normalmente almeno il 70%. Nel corso di quest’anno, a parte qualche pioggia in aprile che ha apportato da 50 a 80 millimetri d’acqua, non si sono registrati eventi pluviali apprezzabili; oltre a ciò, le temperature si sono mantenute su valori superiori alla media sin dai momenti precedenti la fioritura, che per il mais è una fase di elevata sensibilità. Il deficit idrico maidicolo è dunque stimabile in circa 250 millimetri, cioè 250 litri a metro quadro. Con lo stesso approccio procedurale, il deficit idrico per la soia è stimabile in 180 millimetri e per la barbabietola in 150 millimetri. A questo punto, è facile calcolare i fabbisogni idrici complessivi, conoscendo le superfici coltivate”.

Parola chiave, programmazione. Questi dati, che l’organismo pagatore regionale AVEPA possiede certamente, servirebbero a programmare, ovviamente con ulteriori approfondimenti, le quantità di acqua da trattenere con la “bacinizzazione” delle acque, che da monte defluiscono verso il mare.  Ma c’è acqua a sufficienza?  “Basti pensare  – aggiunge Carraro  – che, per soddisfare il fabbisogno dei circa 60.000 ettari del comprensorio maidicolo rodigino in un’annata come quella attuale, in cui si sarebbero dovuti apportare 250 litri di acqua irrigua al metro quadro, sarebbe stata necessaria la portata del fiume Po, stimata in 1.200 metri cubi al secondo, per 35 ore! Da considerazioni come questa – conclude il Presidente di agronomi e forestali veneti – scaturisce la necessità di programmare come affrontare questi problemi, che hanno notevoli impatti di carattere economico, ma ancora da valutare compiutamente: dalla mancanza di prodotto nazionale all’ importazione di prodotto estero non sempre idoneo dal punto di vista sanitario fino all’incremento dei prezzi per il consumatore.”

Lotta alla fusariosi: a Lusia (RO) si intensifica la ricerca in un campo di insalate

C’è molta attesa a Lusia, nel Polesine, storica terra di orti, per i risultati di una ricerca in un campo di lattuga cappuccia e gentile, mirata a combattere la fusariosi dell’insalata, un fungo parassita che sta deprimendo le coltivazioni. Una prova varietale nella quale sono direttamente coinvolte una decina di aziende nazionali e multinazionali, che hanno messo a disposizione i loro prodotti. Tecnici, operatori del settore e orticoltori hanno visitato nei giorni scorsi il campo sperimentale che si trova nell’azienda “L’insalatiera” di Alessandro Braggion, presidente del Consorzio di tutela dell’insalata Igp di Lusia.

Una ricerca d’importanza nazionale. “La visita, commenta Massimo Pezzuolo, tecnico di Opo Veneto, ha avuto lo scopo di verificare come le insalate cappuccia e gentile stiano reagendo agli esperimenti in atto. E’ una prova varietale in campo assolutamente nuova, una ricerca di livello nazionale, forse unica in Italia e la sua valenza è data proprio dall’interesse mostrato dalle grandi multinazionali del settore. Si tratta di mettere a fuoco una lotta efficace alla fusariosi, che sia anche rispettosa dell’ambiente, quindi in qualche modo alternativa rispetto ai trattamenti basati soprattutto sulla chimica. Il metodo biologico, nell’immediato, mostra grossi limiti, si tentano perciò le possibilità che possono arrivare dalla genetica”. Nella ricerca sono impegnati il Consorzio di tutela dell’insalata Igp di Lusia, il Mercato ortofrutticolo di Lusia e la CCIAA di Rovigo, il Servizio Fitosanitario della Regione Veneto sede di Rovigo, attraverso Veneto Agricoltura e il Centro sperimentale di Po di Tramontana, che si trova nel Polesine.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Colture cerealicole e ortaggi, la siccità infiamma i prezzi, stime negative di produzione e raccolti 2012

Anche in Veneto le alte temperature di giugno/luglio e il perdurare del periodo siccitoso incominciano a provocare danni alle colture ed i prezzi, sulla scia di quelli internazionali, stanno puntando verso l’alto. È questa la sottolineatura più importante che emerge dall’ultima newsletter “I mercati del frumento, del mais e della soia”, realizzata dagli esperti di Veneto Agricoltura.

Risultati positivi per il frumento. Per quanto riguarda il frumento, le operazioni di raccolta sono ormai concluse e la siccità non ha fatto in tempo ad arrecare particolari danni. Anzi, l’aumento delle superfici investite, stimate in crescita a circa 95.000 ha (+13%) e un buon andamento stagionale che ha favorito la coltura, hanno permesso di ottenere buone rese e qualità interessanti. Nel complesso, quindi, è possibile prevedere che la produzione possa attestarsi a circa 570.000 tonnellate, in crescita di oltre il 10% rispetto al 2011, mentre i prezzi, nelle ultime sedute della Borsa merci di Padova, hanno superato i 240 euro/t (+10% rispetto al 2011).

Situazione critica per il mais nel Polesine. “Secondo le indicazioni raccolte presso gli operatori locali – affermano gli esperti di Veneto Agricoltura – la situazione è invece critica in particolare per quanto riguarda il mais: nelle zone produttive non irrigue del Polesine (circa 10.000 ettari su 50.000 totali) la perdita della produzione è pressoché totale e le aziende si vedono costrette a trinciare il mais per destinarlo a ceroso.”  Nelle altre aree della provincia, la maggior parte degli agricoltori è intervenuta con le irrigazioni di soccorso, anche se in alcuni casi tale intervento è avvenuto ormai “fuori tempo massimo” e le colture sono andate ugualmente in stress, compromettendo la produzione in maniera variabile dal 10% al 40%.

Perdita contenuta di mais nelle altre province venete, per la soia, stima ancora prematura. Nelle altre province, attualmente si può stimare una possibile perdita produttiva in media nell’ordine del 10%. A livello regionale, quindi, è possibile prevedere un minor raccolto di mais di circa il 15-20% rispetto al 2011; la produzione attesa scenderebbe dunque a circa 2 milioni di tonnellate.  Per la soia, la situazione può diventare critica se la siccità e le alte temperature continuassero anche per tutto il mese di agosto, ma è ancora prematura una valutazione complessiva: la coltura ha subito uno stress al momento dell’allegagione, ma se irrigata ha margini di ripresa. Nel complesso, per ora, è possibile stimare, in presenza di superfici stabili, una minor produzione a livello regionale di circa il 10% rispetto al 2011, al di sotto delle 250 mila tonnellate.

Cosa succede nel mondo in fatto di colture cerealicole. Avverse condizioni climatiche, con lunghi periodi siccitosi, si stanno registrando anche in altri paesi nel mondo, con stime di produzione riviste al ribasso sia per quanto riguarda il frumento (minori produzioni si attendono soprattutto in Russia e Kazakhstan), che per il mais, in calo in particolar modo negli Usa.  E così, nell’ultimo mese, le quotazioni dei futures quotati alla borsa merci di Chicago sono schizzati verso l’alto: il frumento e il mais sono saliti rispettivamente a 250 euro/t e 240 euro/t per il mais, praticamente quasi ai livelli massimi degli ultimi due anni. La soia ha oltrepassato i livelli record raggiunti nel 2008, oltre i 500 euro/t. E la situazione generale sembra orientata verso un ulteriore rialzo dei prezzi, trascinando anche i listini delle principali piazze di contrattazione nazionali e locali.

Ortaggi, micidiale il caldo torrido. Danni notevoli: si va, secondo alcune stime, da un dieci a un trenta per cento. E’ un dato tutto da verificare e sarà la raccolta a confermarlo oppure no. “Le perdite, afferma Federico Nadaletto di OPO Veneto, interessano un po’ tutti gli ortaggi e provocano, tra l’altro, un calo della qualità: sono stati attaccati fagioli, fagiolini, zucchine, cetrioli, fragole, radicchi, melanzane”. Si prevede quindi una diminuzione di produzione, con implicazioni dirette sulla qualità e sui prezzi. Le conseguenze si “peseranno” al momento di raccogliere verdura e frutta. I “colpi di sole” avranno conseguenze che si prolungheranno per tutta la vita delle piante di ortaggi. Il caldo torrido ha provocato, inoltre, la lievitazione della bolletta energetica per mantenere freschi e conservare i prodotti, resi più facilmente deperibili. “Inoltre, aggiunge Federico Nadaletto, c’è un altro aspetto molto negativo da segnalare: “Si è avuta un’esplosione di parassiti che amano il caldo: miridi, tripidi, acari, che hanno fatto e stanno facendo notevoli danni diretti (intaccano le piante, fanno cadere i fiori, indeboliscono la fertilità del polline) o indiretti in quanto essi trasmettono malattie virali anche violente”.

(Fonte: Veneto Agricoltura/www.ortoveneto.it)