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26-27 febbraio, a Treviso le Giornate internazionali di studio sul paesaggio guardano al connubio con la salute

Giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso, la Fondazione Benetton Studi Ricerche organizza la ventiduesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, dedicate al tema Healthscapes. Il paesaggio, il senso contemporaneo della cura e l’equivoco del benessere, e curate da Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia, e Simonetta Zanon, responsabile ricerche e progetti sul paesaggio della Fondazione Benetton.

Una due giorni di incontri e dibattiti, che coinvolgerà una quindicina di relatori italiani e stranieri, – esperti, studiosi, professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, dall’architettura del paesaggio all’ecologia, dalla biologia alla medicina, dalla psicologia ambientale alle neuroscienze –, e che riserverà uno spazio speciale anche al linguaggio del cinema, per proporre una riflessione sul legame tra benessere/malessere e paesaggio, tra salute e percezione dell’ambiente, e sul progetto paesaggistico come forma di cura e vicinanza attiva alla condizione umana.

Un’intenzione che si esplicita fin dalla scelta del titolo di questa edizione, la parola Healthscapes, sintesi di Health (Salute) e Landscapes (Paesaggi), che apre una prospettiva sulla correlazione, non scindibile, fra lo stato della salute e quello dell’ambiente e del paesaggio, e sull’impatto che il secondo può avere anche sulla cura delle persone. E questo passando dalla dimensione individuale a quella sociale, sino alla scala planetaria.

Spiegano i curatori: «Il neologismo Healthscapes, che unisce le parole “salute” e “paesaggi”, tiene insieme molte questioni collegate all’influenza che il paesaggio esercita, in modi diversi, sul benessere e la salute dei viventi. Si pensi, ad esempio, e non solo in prospettiva antropocentrica, alla salubrità/tossicità dell’aria, dell’acqua e del suolo; alla disponibilità o meno, nelle città, di spazi accessibili a tutti per l’esercizio fisico e la socialità, per coltivare il proprio cibo o, semplicemente, entrare in contatto con la natura e goderne i benefici, ampiamente dimostrati sia a livello fisico che psichico.

I luoghi incidono sulla salute anche in riferimento alla loro condizione, quando diventano fonte di spaesamento di fronte alla banalizzazione del paesaggio e di vero e proprio malessere per il degrado di ambienti nei quali si vive ma non ci si riconosce più.

Alla scala planetaria, si pensi agli effetti del clima sulla salute dei viventi e agli impatti che hanno avuto le sue variazioni nella storia della vita sulla Terra, tutte manifestazioni della connessione tra la salute del pianeta e quella dei suoi abitanti, riassunta nell’efficace espressione one health. Una salute “unica” messa a dura prova, soprattutto nelle giovani generazioni, anche dalle conseguenze, dal punto di vista psicologico, della consapevolezza degli effetti disastrosi dei comportamenti umani rispetto all’emergenza ecologica (ecoansia).

In questo quadro, il progetto di paesaggio, alle diverse scale, a partire dal proprio giardino, ha un ruolo decisivo nel disegno responsabile di luoghi dedicati alla cura dei nostri corpi e delle nostre menti e, prima ancora, di ambienti urbani concepiti per il benessere individuale e collettivo; inclusivi del mondo animale, vegetale e minerale; orientati al ripensamento radicale che l’attuale crisi ambientale rende non più rimandabile».

Informazioni. Auditorium Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Traduzione simultanea italiano/inglese/italiano disponibile per tutti gli interventi. Diretta streaming nel canale YouTube della Fondazione. Agli architetti e agli agronomi/forestali iscritti ai rispettivi ordini professionali, che ne faranno richiesta, saranno riconosciuti i crediti formativi. Ulteriori informazioni: fbsr.it

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton Studi Ricerche. Foto: Lungomare di Malmo_Progetto e foto di Jeppe Aagard Andersen

27 febbraio, a Vicenza il corso di formazione giornalisti “Caso Pfas, inquinamento e acqua potabile”, organizzato dall’Odg del Veneto in collaborazione con Itp e Argav

C’è tempo fino a stasera per iscriversi al corso di formazione “Caso Pfas, inquinamento e acqua potabile”, che si svolgerà a Vicenza (Viacqua, viale dell’Industria 23) venerdì 27 febbraio dalle 9 alle 12 ed è organizzato dal gruppo di specializzazione “ITP-Italian Travel Press” in collaborazione con Argav, l’ Istituto “Nicolò Rezzara”, Viacqua e Unaga (Unione Naz. Ass. Giornalisti Agricoli). Le iscrizioni al corso, devono avvenire prioritariamente attraverso la piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it .

Programma

Il tema delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), inquinanti “eterni” che minacciano la qualità delle nostre acque, continua a rivestire un’importanza cruciale per il territorio vicentino e veneto, oltre che per l’opinione pubblica regionale e nazionale. La complessità tecnica dell’argomento, unita alla sua forte rilevanza sanitaria e ambientale, rende il ruolo degli organi di stampa fondamentale nel garantire una corretta informazione ai cittadini.

Temi trattati negli interventi

Conoscere il contesto: acquisire conoscenze sui PFAS e sui fenomeni di contaminazione che interessano il vicentino e il Veneto. Comprendere i cambiamenti di scenario in atto: conoscere l’evoluzione normativa (nuove modalità di misura, nuovi limiti di legge, nuove sostanze da rilevare) e comprenderne l’impatto sui dati relativi alla qualità dell’acqua potabile. Individuare ruoli e competenze: conoscere i soggetti con ruoli di monitoraggio ambientale, di sorveglianza sanitaria, di tutele dell’acqua potabile, consultare le fonti di dati disponibili e individuare i soggetti che possono supportare il giornalista nell’interpretazione. Conoscere le azioni di mitigazione e prevenzione in atto.

Relatori

Carlo Ferrari, ingegnere chimico e funzionario tecnico di ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente del Veneto); Francesco Trevisan, ingegnere civile idraulico direttore dell’Area Tecnica (e Procuratore Speciale) di Veneto Acque S.p.A.; Luca Lucentini, direttore del Reparto “Qualità dell’Acqua e Salute” dell’Istituto Superiore di Sanità; Mario Savio, responsabile del Servizio Sviluppo, programmazione e monitoraggio qualità acqua erogata presso Viacqua Spa.; moderatrice dell’incontro sarà Cristina Giacomuzzo.

ANBI VENETO: derivazioni, a rischio 8 miliardi di produzione agricola e servizi ecosistemici per centinaia di milioni di euro

“I consorzi di bonifica sono contrari a qualunque contrapposizione tra fiume e territori: è necessario evitare che rigide applicazioni del Deflusso Ecologico mettano in crisi la rete idraulica secondaria, dunque, gran parte del territorio regionale. Diminuire in maniera drastica le derivazioni dei canali per aumentare le portate nei fiumi, avrebbe impatto drammatico su agricoltura, ambiente e paesaggio. La risorsa che scorre nella rete minore consente una produzione agricola pari a 8 miliardi di euro e circa 640 milioni di euro di servizi ecosistemici”. A lanciare l’allarme è Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di Bonifica.

Il tema è il Deflusso Ecologico (DE), espressione che, secondo la definizione prevista nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), rappresenta il “volume d’acqua utile affinché l’ecosistema acquatico continui a prosperare e a fornire i servizi necessari”. Dal 1° gennaio 2027 sostituirà il Deflusso Minimo Vitale (DMV) che indica il valore di una portata minima necessario alla salvaguardia delle caratteristiche idrologiche dei fiumi. Il DE pertanto rappresenta un’evoluzione del DMV perché agli obiettivi idrologici affianca obiettivi ambientali. Il principio, in linea generale, è condivisibile. Tuttavia, lasciare più acqua nel fiume significa ridurre, talvolta in maniera drastica, le portate della rete secondaria, con effetti ecosistemici potenzialmente critici.

Il convegno nazionale, tenutosi in occasione di Fieragricola a Veronafiere, dal titolo, “Dal diritto all’acqua alla governance del territorio. Il deflusso ecologico come chiave di coesione tra istituzioni, consorzi e agricoltori”, promosso da ANBI, ANBI Veneto ed Edagricole e stato aperto dal presidente del Veneto Alberto Stefani, collocandosi in apertura di un 2026 che rappresenta l’ultimo anno di studi e sperimentazioni per la definizione del Deflusso Ecologico, che entrerà in vigore nel 2027. La norma riguarda tutta Italia ma in modo particolare il Veneto, terra solcata da numerosi fiumi ai quali fa riferimento una rete idrografica minore che innerva capillarmente il territorio. Si tratta di fiumi spesso di carattere torrentizio, con regimi molto diversi dai fiumi di Nord Europa che ispirano la direttiva. Piave e Brenta, per esempio, per rientrare nei parametri del Deflusso Ecologico dovranno veder aumentata la propria portata in maniera sensibile e per far questo sarà necessario diminuire, in certi casi azzerare, le derivazioni dei canali artificiali.

Nei tavoli istituiti presso le Autorità di Bacino Distrettuale i Consorzi di Bonifica sostengono l’adozione del “Flusso GEP” (Good Ecological Potential, Potenziale Ecologico Buono): un regime idrologico coerente con il raggiungimento della Direttiva Quadro Acque nei corpi idrici fortemente modificati o artificiali, considerando una condizione vicina alla migliore approssimazione del continnum ecologico.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Nuova giunta regionale: chi sono Dario Bond, assessore all’Agricoltura ed Elisa Venturini, assessore all’Ambiente

A dicembre 2025 si è insediata a Venezia la nuova Giunta regionale guidata dal presidente Alberto Stefani. Tra gli assessori di nuova nomina, evidenziamo coloro che seguiranno le tematiche da noi trattate, agricoltura (Dario Bond) e ambiente (Elisa Venturini).

Dario Bond è nato nel 1961 a Feltre, in provincia di Belluno. Laureato in Scienze agrarie, erborista, è stato consigliere comunale a Feltre dal 1989 al 1993 e presidente del Consiglio comunale. Poi consigliere regionale per due mandati e deputato alla Camera eletto nel 2018. Oltre all’agricoltura, Bond ha le deleghe Foresta, Montagna, Caccia e Pesca.

Elisa Venturini è nata nel 1979 a Piove di Sacco (Padova). Laureata in Giurisprudenza, è stata sindaco di Casalserugo dal 2008 al 2018, già Consigliere Delegato della Provincia di Padova e vicepresidente Anci Veneto, consigliere regionale nel 2023. Oltre all’Ambiente, ha assunto le deleghe Clima e Protezione Civile.

Trasporto pubblico e qualità dell’aria. Torna il bando regionale per gli abbonamenti agevolati rivolto a chi sceglie la mobilità sostenibile

Torna anche per il 2026 il sostegno della Regione del Veneto a chi sceglie la mobilità sostenibile. Si tratta di una misura che si inserisce nelle linee d’azione previste dal Piano regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera (Prtra), che individua nel potenziamento del trasporto pubblico uno dei pilastri fondamentali per l’abbattimento delle emissioni inquinanti nei nostri centri urbani.

Ad annunciare l’apertura del bando per l’acquisto di abbonamenti annuali al trasporto pubblico locale (autobus, tram e treni regionali) è l’assessore regionale all’Ambiente, Elisa Venturini, che afferma: “Per il provvedimento la Regione stanzia 5 milioni di euro, puntando a ridurre sensibilmente il traffico veicolare privato e, di conseguenza, lo smog”.

Dettagli del bando e modalità di presentazione

Dalle ore 10:00 di lunedì 12 gennaio, i cittadini maggiorenni residenti in Veneto, proprietari di autoveicoli o motoveicoli, potranno richiedere il contributo tramite voucher. Il valore del bonus è di 200 euro (ridotto a 160 euro per chi ne ha già usufruito nella scorsa edizione). Le domande dovranno essere inviate esclusivamente tramite la piattaforma informatica regionale entro le ore 12:00 del 31 agosto 2026. Il provvedimento è stato formalizzato con il Decreto del direttore della Direzione Ambiente e Transizione Ecologica n. 444 del 24 dicembre 2025 (pubblicato nel BURV n. 172 del 30/12/2025), che contiene l’elenco degli abbonamenti ammessi e il calendario di attivazione differenziato per azienda di trasporto. La gestione operativa è affidata a Veneto Innovazione S.p.A. Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina: https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/bando-tpl-2026

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

L’anno idrologico in Veneto parte col segno meno, e in montagna si aspettano ancora le grandi nevicate

L’anno idrologico, periodo che va da ottobre e settembre dell’anno successivo, dopo un’estate piovosa, è iniziato in Veneto con il forte segno meno: -37% di piogge ad ottobre e a novembre.

Ciò che maggiormente impensierisce è la mancanza di neve in montagna: le poche nevi scese a novembre si sono disciolte velocemente; i primi accumuli in linea con la media stagionale si registrano solo a partire dai 2.600 metri. E’ importante ricordare che le nevicate che scendono tra fine ottobre e dicembre, dal punto di vista della riserva idrica, sono le più importanti dell’inverno perché attraverso il processo di fusione e riconsolidamento tipico di questa fase dell’anno si forma quello stratto di ghiaccio più solido che si scioglie più lentamente rilasciando acqua anche a stagione inoltrata.

Male anche la situazione nei principali corsi d’acqua: a novembre (mese tipicamente piovoso) tutte con il segno meno le portate dei grandi fiumi: Brenta (-44%),  Adige (-22%), Bacchiglione (-36%), Po (-39%). [dati Arpav]

Fonte testo e foto: servizio stampa Anbi Veneto

Riforestazione in Veneto: in consegna 90 mila alberi per l’incremento del patrimonio arboreo regionale

Veneto Agricoltura e Regione del Veneto incentivano la riforestazione del territorio regionale e la cittadinanza risponde presente: grazie all’iniziativa “Alberi per la Pianura Veneta”, prontamente accolta da numerosi comuni e cittadini, sono quasi 90 mila le nuove piante che anche in questo momento stanno sorgendo nel territorio regionale, ripopolando in maniera significativa il patrimonio arboreo del Veneto.

La campagna di riqualificazione ambientale, che rientra nell’ambito della legge regionale n° 14 del 18 giugno 2024, e che inquadra una serie di azioni di contrasto all’impatto antropico sull’ambiente, ha infatti raggiunto numeri di rilievo: dei 423 comuni invitati, 275 hanno aderito, richiedendo al Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Veneto Agricoltura a Montecchio Precalcino – struttura vivaistica specializzata che costituisce il cuore operativo del progetto – 88.870 piante, divise tra giovani alberi e arbusti autoctoni.

La distribuzione delle piante, ancora in corso, è iniziata il 15 ottobre scorso e proseguirà con una seconda tranche tra febbraio e marzo 2026. Nel frattempo, però, ha già preso il via la fase di piantumazione, di cui si stanno occupando i richiedenti in prima persona, seguendo le indicazioni fornite dai tecnici di Veneto Agricoltura.

Nel dettaglio, 69.457 piante sono destinate a singoli cittadini, mentre le restanti 19.413 verranno impiegate dalle Amministrazioni comunali per concretizzare specifiche iniziative dal respiro green sparse per gran parte del Veneto.

La provincia che ha richiesto più alberi è Treviso (61 comuni richiedenti per un totale di 27.661 piante), seguita da Vicenza (54 comuni, 17.174 piante) e Padova (62 comuni, 16.872 piante). Fuori dal podio Venezia (37 comuni, 16.105 piante), Verona (29 comuni, 5.938 piante) e Rovigo (32 comuni, 5.120). La campagna, per ovvi motivi geografici, non ha riguardato la montuosa Belluno.

Spostando lo sguardo sui singoli comuni, nella graduatoria degli alberi richiesti dai cittadini, spiccano San Biagio di Callalta a Treviso (2400 piante), Vicenza (1775 piante) e la veneziana Santa Maria di Sala (1180 piante). In quella delle Amministrazioni comunali, invece, ad occupare le prime tre posizioni sono Chioggia (1500 piante), Lozzo Atestino nel padovano (1200 piante) e la veronese Villa Bartolomea (800 piante).

Da sottolineare poi le varietà di piante distribuite: si tratta di specie appartenenti alla flora spontanea del Veneto, tipiche della vegetazione del bosco di pianura e coltivate nei vivai del Centro di Montecchio Precalcino a partire da semi raccolti direttamente in natura. In questo modo solo piante autoctone, che già popolavano i boschi veneti migliaia di anni fa, stanno ricomparendo nel territorio regionale: un ritorno all’antico che sarà decisivo per riqualificare, già nell’immediato futuro, un ambiente profondamente segnato dallo sviluppo dell’epoca contemporanea.

Fonte testo e foto: servizio stampa Veneto Agricoltura

Cementificazione suolo, Padova “maglia nera” con oltre il 50 per cento del terreno occupato nel capoluogo

L’erosione dei terreni fertili a causa di cementificazione e degrado fa sparire ogni anno decine ettari di terreno feritile ma anche cibo e coltivazioni per decine di migliaia di euro. È l’allarme lanciato da Coldiretti, sulla base di dati Ispra, in occasione della Giornata mondiale del suolo che si è celebrata lo scorso 5 dicembre. A detenere “la maglia nera” è la città di Padova, con oltre metà del suolo cementificato e irrimediabilmente perduto, un record nazionale, e non va meglio nel resto della provincia dove nel 2024 sono andati perduti altri 116 ettari portando a quasi 40 mila gli ettari coperti da superfici artificiali.

Un fenomeno che non accenna ad arrestarsi. Questo processo ha generato serie conseguenze sulla cura del territorio e sulla sicurezza idrogeologica italiana, intensificando gli impatti dei mutamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi. “L’espansione incessante delle zone urbanizzate – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – ostacola l’assorbimento adeguato delle acque piovane, che scorrono invece in superficie, elevando i pericoli di inondazioni e smottamenti. Contiamo decine di zone esposte a rischi idrogeologici, in particolare allagamenti, una situazione aggravata dai cambiamenti climatici, con eventi estremi più frequenti, anomalie stagionali e precipitazioni brevi ma violente”.

Secondo Coldiretti occorre salvaguardare il capitale agricolo e i suoli produttivi, valorizzando il ruolo sociale, culturale ed economico delle imprese rurali nelle aree interne. Una posizione condivisa dal 78% degli italiani, secondo il report Coldiretti/Censis 2025, che considerano l’agricoltura il baluardo più efficace per prevenire il dissesto idrogeologico e tutelare il paesaggio.

Da ciò deriva l’urgenza di misure rapide per bloccare il consumo di suoli fertili, a iniziare dall’approvazione della legge sul consumo di suolo bloccata da tempo in Parlamento e che – secondo Coldiretti – potrebbe fornire all’Italia uno strumento innovativo e avanzato.

“Ma il suolo va ripristinato anche nelle città – continua Lorin – dove le aree verdi urbane rappresentano solo il 2,9% dei territori comunali e i parchi e giardini con aree gioco una porzione ancora più piccola. Da qui il nostro appello alla pubblica amministrazione per un cambio di passo necessario a garantire la presenza di alberi, fondamentali per la salute fisica e mentale, per ridurre le emissioni di CO2, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità, ridurre le temperature”.

Riuso e riciclo dei rifiuti urbani in Europa: progressi troppo lenti secondo la Corte dei conti europea

Secondo una relazione pubblicata lo scorso 26 novembre dalla Corte dei conti europea, molti Stati membri dell’UE fanno fatica a raggiungere i valori-obiettivo di riutilizzo e di riciclo dei rifiuti urbani. A causa di vincoli finanziari e di debolezze nei rispettivi piani di gestione dei rifiuti, troppo spesso smaltiscono i rifiuti nelle discariche. La Corte ha constatato che l’attuale mercato del riciclo è in difficoltà, la raccolta differenziata rimane in certi casi a un livello molto basso e le tariffe addebitate ai cittadini non coprono necessariamente tutti i costi di gestione dei rifiuti.

“La circolarità è un fattore determinante per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’UE. Per conseguire questi obiettivi, l’UE dovrebbe creare le condizioni necessarie per rendere il settore del riciclo economicamente redditizio”, ha affermato Stef Blok, il membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “I cittadini e le imprese svolgono un ruolo cruciale. Gli incentivi fiscali, come anche far pagare ai cittadini il volume o il peso dei rifiuti che generano, possono indurre a differenziare i rifiuti e a ridurne la quantità”.

Il diritto dell’UE ha dato la priorità, in modo chiaro, alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclo dei rifiuti: ne sono scaturiti valori-obiettivo e obblighi giuridici per gli Stati membri. Ciò si riflette anche nelle norme disciplinanti i finanziamenti UE, che hanno gradualmente favorito gli investimenti nell’economia circolare, escludendo le pratiche non sostenibili, come il conferimento in discarica. Tuttavia, i progressi degli Stati membri dell’UE nel conseguimento dei valori-obiettivo relativi ai rifiuti urbani sono molto diversi, e in alcuni di essi sono scarsi o nulli. La Commissione europea ha però avviato le procedure d’infrazione lentamente: per i valori-obiettivo relativi al 2008, dette procedure sono iniziate solo nel 2024.

Un altro grave problema, secondo la Corte, è la sostenibilità economica del settore del riciclo. Se non vi sono abbastanza impianti di riciclo, i valori-obiettivo non possono essere raggiunti. In alcuni Stati membri tali impianti sono però rari o, specie quelli per la plastica, rischiano di chiudere a causa dell’aumento dei costi, della scarsa domanda per i prodotti ottenuti e per l’importazione di plastica più economica da paesi non-UE. La Corte sottolinea che è necessario rendere economicamente conveniente l’attività dei riciclatori, iniziando ad individuare le problematiche sul versante della domanda e dell’offerta che incidono sul mercato unico dei prodotti circolari e delle materie prime secondarie.

A livello nazionale, gli auditor della Corte hanno analizzato una serie di progetti di gestione dei rifiuti cofinanziati dall’UE, rilevando ritardi nell’attuazione e sforamento dei costi. La Corte ha inoltre constatato che negli Stati membri sottoposti ad audit (Grecia, Polonia, Portogallo e Romania) i passi avanti compiuti verso una gestione efficace dei rifiuti urbani sono lenti, a causa di finanziamenti pubblici insufficienti e dell’incapacità di utilizzare appieno strumenti economici quali i sistemi di cauzione-rimborso, l’aumento dell’imposta sul conferimento in discarica e l’applicazione di una tariffa sui rifiuti basata sul volume o sul peso dei rifiuti prodotti (il principio “paghi quanto butti”). Le imposte sul conferimento in discarica variano in modo così significativo tra gli Stati membri che i rifiuti possono persino essere spediti da un paese all’altro per ragioni economiche. Per risolvere tale questione, la Corte raccomanda di valutare la fattibilità di un’armonizzazione dei tributi sul conferimento in discarica e sull’incenerimento in tutta l’UE.

Informazioni sul contesto

I rifiuti urbani sono composti per lo più di materiali d’imballaggio e di rifiuti organici (rifiuti biodegradabili di giardini e parchi nonché rifiuti alimentari e di cucina). Una gestione efficace dei rifiuti urbani richiede la raccolta differenziata ben organizzata di vari materiali, infrastrutture adeguate per la cernita, il trattamento, l’incenerimento e/o il conferimento in discarica e un mercato economicamente sostenibile per i materiali risultanti dal riciclaggio. Gli attuali valori-obiettivo sono fissati dalla direttiva quadro in materia di rifiuti, dal regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio e dalla direttiva relativa alle discariche di rifiuti; tutta questa normativa è stata modificata numerose volte. La Commissione ha annunciato che un nuovo atto legislativo sull’economia circolare sarà adottato nel 2026 al fine di affrontare le questioni relative al mercato e alla domanda per il riciclaggio. Le principali fonti di finanziamento dell’UE per i progetti in materia di rifiuti urbani sono i fondi della politica di coesione e del dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Fonte: servizio stampa Corte dei conti europea

Dall’esperienza dei Consorzi di bonifica un manuale per la gestione idraulica del territorio

Un approccio complessivo alla progettazione idraulica che riconosca nei corsi d’acqua la loro natura di elementi di connessione tra campagne e città appare sempre più fondamentale in epoca di cambiamenti climatici, dove i fenomeni estremi si manifestano sottoforma di periodi siccitosi e nubifragi capaci di riverberarsi su territori vasti anche quando si abbattano su aree molto circoscritte.

Questa visione complessiva caratterizza storicamente l’operato dei Consorzi di bonifica, enti che nel loro lavoro quotidiano di prevenzione del rischio idraulico, della gestione della rete irrigua e, sempre più, della salvaguardia degli ambienti d’acqua, hanno come finalità ultima l’adattamento dei territori alle esigenze abitative e lavorative dell’uomo: “bonum facere”, appunto, rendere adatto alla vita e alle attività dell’uomo.

In un Nord Est di fiumi a regime torrentizio e territori soggiacenti al mare, la sicurezza idraulica dei centri abitati inizia nelle campagne, ragion per cui progettare interventi a servizio dell’agricoltura richiede consapevolezza degli effetti che tali interventi possono avere su scala molto più ampia. Questa considerazione rappresenta il punto di partenza del volume “Bonifica e Irrigazione”, manuale tecnico che intende costituire un compendio, a servizio di studenti, docenti, professionisti, delle progettualità dei Consorzi di bonifica del Veneto finalizzate alla gestione idraulica del territorio. Si parla di impianti idrovori e irrigui, di derivazioni, canali, manufatti di sbarramento e regolazione che sempre più rappresenteranno marcatori territoriali, nodi di un’unica grande infrastruttura idraulica generatrice di paesaggio, ambiente, comunità.

Il volume, edito da Cleup, promosso dall’Associazione Triveneta dei Dirigenti della Bonifica, con il contributo di ANBI Veneto, e redatto dal professor Vincenzo Bixio, decano dell’Istituto di Idraulica, oggi Dipartimento Ingegneria Civile Edile Ambientale ICEA dell’Università degli Studi di Padova, è stato presentato nel corso di un incontro pubblico tenutosi presso la Sala dell’Archivio Antico del Palazzo del Bo, sede dell’Università degli Studi di Padova, lo scorso 22 ottobre, nella giornata di studio “Sviluppi della cultura tecnica nella progettazione delle opere di bonifica e irrigazione”. L’iniziativa, alla quale hanno partecipato ricercatori, docenti, professionisti e rappresentanti istituzionali e tecnici dei consorzi di bonifica, è stata aperta dei saluti del presidente dell’Associazione Triveneta dei Dirigenti dei Consorzi di Bonifica Graziano Paulon, ai quali sono seguiti i saluti di Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto, e della professoressa Flora Faleschini, del dipartimento ICEA.

“Il volume presenta il quadro aggiornato delle conoscenze ed esperienze di progettazione dei sistemi di gestione delle acque nell’ambito delle trasformazioni territoriali ma rappresenta anche un’occasione di rilancio verso la ricerca di nuovi percorsi o nuove soluzioni a problemi ricorrenti che si manifestano con declinazioni sempre diverse” – ha spiegato il presidente dell’Associazione Triveneta dei Dirigenti della Bonifica Graziano Paulon che, nella sua introduzione alla mattinata, ha posto anche l’accento sulla necessità di riattivare in ambito universitario percorsi formativi d’eccellenza dedicati alla Bonifica e all’Irrigazione.

Il tema della formazione e della condivisione delle conoscenze è stato oggetto del saluto di Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto: “Non vi è progresso senza formazione. La bonifica, per mantenere il proprio ruolo centrale, ha bisogno di investire costantemente sull’aggiornamento e sulla crescita professionale delle proprie risorse. Siamo orgogliosi, come associazione, di promuovere la cultura tecnica, di studiare e divulgare i fondamenti della progettazione e della manutenzione delle infrastrutture idrauliche e irrigue.”

L’ingegner Carlo Bendoricchio, componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione dei Dirigenti e direttore del Consorzio di bonifica Acque Risorgive, ha aperto la sessione tecnica con un intervento dedicato al quadro climatico in continuo mutamento, alle soluzioni proposte dai Consorzi di bonifica, al ruolo sempre maggiore che la sensibilità ambientale sta assumendo nella gestione della rete idraulica, sia per quanto riguarda la sicurezza sia per quanto riguarda la gestione irrigua.

La mattina è proseguita con gli interventi della professoressa Lucia Bortolini, del Dipartimento TESAF Università di Padova; della dottoressa Francesca Pivirotto, professionista e ricercatrice in materia archivistica; dal prof. Armando Brath, Presidente della Associazione idrotecnica Italiana; al prof. Vincenzo Bixio è spettato l’intervento conclusivo. Moderatore: il prof. Marco Favaretti, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Padova.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto