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Precise regole per cibo, bevande, rifiuti, energia e acqua, metodi di comunicazione e acquisti non alimentari. Le ha stabilite la Provincia autonoma di Trento per dare avvio al primo marchio italiano di ristorazione sostenibile, sul modello delle etichette ambientali diffuse in Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda. Si tratta di un preciso protocollo, con circa 40 azioni, che permette di accedere al marchio ‘Ecoristorazione Trentino‘, ora sperimentale per cinque locali, che passeranno a verifica entro fine anno, poi il progetto si aprira’ a tutti i ristoranti interessati.
Pensare di ridurre l’inquinamento da CO2 del 95% entro il 2050 potrebbe sembrare un’impresa impossibile, invece è il serio obiettivo che l’Unione Europea si è posta attraverso una precisa roadmap che indica agli Stati membri l’attuazione di tutta una serie di misure di contenimento. Si parlerà di questo al seminario su “Clima/Energia” che Veneto Agricoltura, tramite il suo sportello Europe Direct Veneto, e in collaborazione con l’ARGAV (Associazione Regionale Giornalisti Agroambientali del Veneto e Trentino-Alto Adige) organizza martedì 21 giugno alle ore 10,00 a Legnaro (Pd).
Entro il 2030, obiettivo -45% emissioni gas effetto serra. La tappa intermedia di questa tabella di marcia europea anti inquinamento, fissata per il 2030, punta ad una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 45%, tutto questo con l’obiettivo di dar vita, a partire da subito, ad un’economia a basso tenore di carbonio e una maggiore efficienza energetica da attuare nei 27 Stati dell’Unione Europea. L’iniziativa di Veneto Agricoltura intende così mettere a fuoco due delle principali politiche su cui l’Unione Europea sta concentrando i propri sforzi, sia finanziari che di programmazione a lungo termine: quella della lotta ai cambiamenti climatici e quella energetica.
Le questioni sul tavolo. E’ evidente, infatti, che se si parla di questioni legate al clima e agli approvvigionamenti energetici, il 2050 è dietro l’angolo e dunque conviene avere fin da subito le idee chiare sul da farsi. Ma cosa l’Unione Europea propone di fare in concreto per combattere l’innalzamento delle temperature del globo terrestre e ridurre l’inquinamento? Quali fonti energetiche alternative e pulite potranno correre in soccorso agli Stati europei sempre più affamati di energia? Quale ruolo potranno svolgere le foreste e l’agricoltura in questo ambito? A queste e a molte altre domande cercheranno di rispondere gli esperti invitati al seminario di Veneto Agricoltura.
I partecipanti. Tra loro, innanzitutto Paolo Caridi, della Direzione Generale Clima della Commissione europea, che farà il punto sui negoziati internazionali sui cambiamenti climatici e la roadmap per un’economia a basse emissioni di carbonio nel 2050, e poi Matteo Fornara, direttore della Rappresentanza a Milano della stessa Commissione europea, che illustrerà le strategie europee per l’ambiente e le energie, partendo dal Piano europeo per l’efficienza energetica. Ad analizzare queste problematiche dal punto di vista locale e regionale saranno invece Giustino Mezzalira, di Veneto Agricoltura, che parlerà del rapporto tra agricoltura e cambiamenti climatici, Davide Pettenella, dell’Università di Padova, che affronterà lo stesso argomento dal punto di vista delle foreste, e Paolo Giandon, dell’ARPAV, che farà il punto sulla delicata questione riguardante il sequestro di carbonio nei suoli del Veneto.
Scaletta degli interventi. Ore 10,00, Renzo Michieletto – Europe Direct Veneto/Veneto Agricoltura-Ufficio Stampa Introduzione dei lavori Fabrizio Stelluto – Associazione Regionale Giornalisti Agroambientali del Veneto e Trentino-Alto Adige; Ore 10,15 Matteo Fornara – Rappresentanza a Milano della Commissione europea, “Strategie europee per l’ambiente e le energie: lo stato dell’arte”. Ore 10,30 Paolo Caridi – Direzione Generale Clima della Commissione europea, “Negoziati internazionali sui cambiamenti climatici e Roadmap per un’economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050” (in collegamento). Ore 10,45 Giustino Mezzalira – Veneto Agricoltura, “Agricoltura e cambiamenti climatici tra adattamento e mitigazione”, Ore 11,00 Paolo Giandon – ARPAV, “Il sequestro di carbonio nei suoli del Veneto”. Ore 11,15 Davide Pettenella – Università di Padova, “Foreste e cambiamenti climatici tra adattamento e mitigazione”. Ore 11,30 Dibattito. Ore 12,00
Chiusura dei lavori.
«Non toccate i piccoli animali selvatici che vi capita di incontrare». La Polizia provinciale di Belluno lancia un appello dopo le numerose segnalazioni di persone che, pensando di mettere in salvo i nuovi nati, li catturano per consegnarli agli agenti di Palazzo Piloni.
Non di abbandono si tratta, ma di “lezione di sopravvivenza”. «Abbiamo ricevuto presso i nostri uffici una serie di chiamate che ci invitavano ad andare a recuperare piccoli di cervo e capriolo, che erano stati trattenuti da persone che credevano che quegli stessi cuccioli fossero in pericolo – ha spiegato il comandante della Polizia provinciale, Gianmaria Sommavilla -. Niente di più sbagliato: i piccoli mammiferi selvatici devono essere lasciati in pace, lì dove vengono visti. La madre non li ha certamente abbandonati, bensì li sta educando all’ambiente in cui cresceranno: non solo, nei loro primissimi giorni di vita, li lascia soli proprio perché così i predatori, che seguono l’esemplare adulto, non li potranno individuare».
«È bene ricordare a tutti che l’odore che l’uomo lascia sul manto degli animali, se accarezzati o tenuti in custodia (anche per poco tempo), diviene un deterrente per il riavvicinamento del genitore stesso – ha detto ancora il comandante -. Oltre ad incorrere in pesanti sanzioni, dunque, chi pensa di mettere in salvo questi cuccioli in realtà compie un’azione dal risultato opposto, condannandoli all’abbandono da parte della madre.
“Penso che sul nucleare gli italiani abbiano fatto una scelta di campo importante. Non è una scelta controcorrente né è contro la modernità. La Germania ha deciso che per il 2020 l’80 per cento della sua energia dovrà venire da fonti rinnovabili. Vi trovate in una regione, il Veneto, dove si producono 15 mila gigawattora di energia e se ne acquistano da fuori altrettanti, dove l’agricoltura consuma in tutto 617 gigawattora e soprattutto dove il 31 per cento dell’energia prodotta deriva da fonti rinnovabili: ancora una volta i veneti sono primi in questo settore”. Lo ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia, portando il saluto della Regione al Forum Internazionale dell’Energia organizzato ieri a Venezia da Coldiretti nazionale.
Una regione che crede molto nelle fonti rinnovabili. Con il referendum, ha detto ancora Zaia, “i cittadini italiani, con un atto di estrema democrazia, hanno avuto il coraggio di avocare a sé una scelta rispetto alla quale la rappresentanza che aveva delegato è venuta meno”. “L’economista Jeremy Rifkin dice che dobbiamo puntare alla terza rivoluzione industriale. E l’agricoltura ne potrà essere veramente il motore: saranno le fonti energetiche provenienti dall’agricoltura ad alimentarla: raggi solari, salti d’acqua, produzione agricola che si può portare a biomassa, biogas. E’ l’obiettivo di un agricoltore attento anche dal un punto di vista etico al conflitto tra combustibile e commestibile, al fatto che nel mondo circa 120 milioni di bambini vivono in denutrizione e ogni anno 3 milioni di persone muoiono di fame”.
No all’uso del territorio agricolo per fotovoltaico. “Ben venga questa scelta – ha ribadito Zaia – ma dobbiamo confermare che l’uso del territorio agricolo per fotovoltaico non ci sta bene: l’agricoltura deve continuare a fare il suo mestiere, non dobbiamo dar modo agli speculatori di approfittare dei terreni: utilizziamo tetti e terreni non produttivi. Questa è la democrazia energetica, quella che ritiene che i cittadini dovranno produrre autonomamente la propria energia, avvantaggiati da tecnologie sempre migliori e più produttive, magari pensando che nelle nuove concessioni edilizie si obblighi l’uso di pannelli solari di ultima generazione piuttosto che tegole”. “Questo è quello che immaginiamo – ha concluso il presidente del Veneto – in una Regione che crede molto nelle fonti rinnovabili, dove la raccolta dei rifiuti è differenziata al 56,3 per cento, dove l’ambiente è amato”.
Europe Direct Veneto, lo sportello di informazioni europee di Veneto Agricoltura-Ufficio Stampa, d’intesa con l’ARGAV (Associazione Regionale dei Giornalisti Agroambientali del Veneto e Trentino-Alto Adige), organizza per martedì 21 giugno p.v. a partire dalle ore 10.00 presso la sede centrale di Veneto Agricoltura a Legnaro (Pd), un seminario su “Economia a basso tenore di carbonio e maggiore efficienza energetica”.
Video/fono conferenza con Bruxelles. Sono previsti interventi di esperti e collegamenti in video/fono conferenza con rappresentanti della Direzione Generale Clima della Commissione europea. L’iniziativa intende fare il punto sulla tabella di marcia che porterà l’UE verso un’economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050, sfida che poggia sul Piano per l’efficienza energetica che propone misure concrete per ridurre dell’80-95% le emissioni di carbonio in alcuni settori chiave, tra cui l’agricoltura. Maggiori info: tel.049 8293716; 349.5877454; adesioni a europedirect@venetoagricoltura.org.
Quarantamila eco-vaschette verranno distribuite dalla Provincia autonoma di Trento ai ristoratori per consentire ai clienti di portare a casa il cibo non consumato al ristorante. E’ l’inedita iniziativa, prima in Italia da parte di un’amministrazione pubblica, ”per coniugare la sempre piu’ necessaria sobrieta’ con la sostenibilita’ ambientale”, ha detto nella conferenza stampa di presentazione il vice presidente della Provincia di Trento Alberto Pacher. Le vaschette sono fatte in carta proveniente da foreste certificate Fsc e totalmente compostabile.
Il progetto, chiamato «Ecoristorazione Trentino», coinvolgerà ristoranti, ristohotel, pizzerie e agriturismi. Coloro che dimostreranno di attuare azioni per l’ambiente riceveranno un eco-marchio di qualità. L’azione simbolo dell’accordo sarà appunto la possibilità per il cliente di portare a casa il cibo avanzato, per ridurre il rifiuto organico e gli sprechi alimentari. Pacher ha sottolineato l’importanza di «gesti concreti, di piccole grandi cose che possono incidere, una volta entrati nelle abitudini quotidiane, negli stili di vita». L’iniziativa è una prima applicazione dell’accordo volontario «Ecoacquisti Trentino»per la riduzione dei rifiuti all’interno del comparto distributivo firmato un anno fa tra Provincia e e commercianti della distribuzione organizzata.
Saranno sottoposte alle verifiche del caso, come si fa per i nuovi arrivi di riguardo, ma tra qualche giorno le 7 grandi tartarughe (carapace di circa trenta cm) e le più 14 piccoline, specie Testudo hermanni, “scorazzeranno” libere per la riserva naturale di Bosco Nordio, di Veneto Agricoltura, a Chioggia (VE). L’arrivo è dovuto ad un ritrovamento, a dire il vero non si sa quanto casuale fatto a Vittorio Veneto in ambito urbano, hanno sottolineato le guardie forestali, da parte del CFS. Erano tutte riposte in uno scatolone. Sembra evidente che il “proprietario” ha voluto disfarsene, facendole ritrovare però da persone sicure, che potevano garantire un degno futuro a questi simpatici rettili. Ma come mai le 21 tartarughe sono finite a Chioggia?
Già presenti 40 tartarughe. Nel 1977 il Corpo Forestale dello Stato, che allora gestiva la Riserva naturale integrale di Bosco Nordio, liberò nel bosco 50 tartarughe proprio della specie Testudo hermanni. Veneto Agricoltura, subentrata nella gestione dell’area dal 1998, ha iniziato quest’anno un monitoraggio finalizzato a stimare la consistenza della popolazione di tartarughe presenti e gli habitat frequentati di preferenza dagli animali. La ricerca, che è ancora in corso, ha permesso di censire finora quasi 40 tartarughe, delle quali è stato determinato il sesso e l’età, e rilevati i caratteri biomorfologici (peso, lunghezza, larghezza).
Tornando alle nostre 21 testuggini si tratta, come detto, di 7 adulti e di 14 giovani, di 1-2 anni d’età. Prima di essere liberate in ambiente, saranno soggiornate per alcuni giorni in un apposito recinto dove verranno studiate dai drr. Federico Vianello e Jacopo Richard di Veneto Agricoltura e dal dott. Luca Parollo, tirocinante della facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Padova. Anche se si tratta di un animale il cui habitat naturale si trova o nelle coste tirreniche della Penisola o nelle coste dalla Croazia alla Grecia, la Testudo hermanni è presente con piccoli nuclei anche sulle coste venete, dove si è ambientata molto bene e si riproduce regolarmente. La Riserva di Bosco Nordio rappresenta probabilmente il sito naturale in Veneto che ne ospita la popolazione più consistente.
La Giunta regionale ha approvato il 24 maggio scorso una delibera che affronta la questione della sentenza del Consiglio di Stato sulla riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle (Rovigo). Nel darne notizia nel consueto incontro con la stampa al termine dei lavori di giunta, il presidente Luca Zaia ha detto che “l’amministrazione regionale conferma assolutamente il suo intendimento ad andare avanti sulla riconversione della centrale di Porto Tolle e ad essere convinta fino in fondo che s’ha da fare”. “Tuttavia – ha aggiunto – c’è questa sentenza che scombina non poco e mette in discussione l’impianto di quello che è stato fatto finora”.
Una sentenza complicata. “Con il provvedimento di oggi – ha spiegato Zaia – abbiamo deciso la costituzione di un gruppo di lavoro che nei prossimi giorni definirà bene tutti gli elementi della sentenza, che abbiamo appena ricevuto in originale. Dopo di che, cercheremo di capire come operare. E’ una sentenza complicata, fatta da persone autorevoli, che ha guardato dentro a tutta questa partita. Lasciamo in mano a persone altrettanto preparate del gruppo di lavoro, che si occupano di leggi, il compito di darci le spiegazioni necessarie”.
“Il Veneto vuole la riconversione della centrale di Porto Tolle”, ha ribadito Zaia ricordando che significa 2,5 miliardi di euro, 5 anni di lavoro, 6 mila persone occupate, ma soprattutto un bilancio energetico a pareggio. “Con la centrale Porto Tolle – ha aggiunto – il Veneto può parlare di pareggio tra il consumato e il prodotto”. Inoltre, negli accordi sottoscritti con Enel c’è anche tutta una partita di compensazioni, di risorse da dare ai territori, di osservatori ambientali. Tutti adempimenti per i quali erano partite le procedure.
Il gruppo di lavoro. “Quindi – ha concluso il presidente – dobbiamo prima capire bene la ricaduta reale da un punto di vista giuridico di questa sentenza, senza banalizzarla. Dopo di che, riprenderemo in mano la partita per ripartire velocemente”. Il gruppo di lavoro sarà composto dal segretario generale alla programmazione Tiziano Baggio, il segretario di giunta Mario Caramel, il segretario regionale alle infrastrutture Silvano Vernizzi e la responsabile della Direzione affari legislativi Maria Patrizia Petralia, con eventuali supporti esterni da parte di esperti amministrativisti.
Nell’ambito delle azioni conseguenti al rilevamento di alcune specie ittiche del lago di Garda, risultate contaminate da diossine, furani e policlorobifenili (PCB), tra cui dioxin-like, la Regione Veneto ha ritenuto opportuno valutare se ci siano state alterazioni dello stato ambientale del lago e ha realizzato una prima campagna di rilevamento ambientale delle matrici acqua e sedimento che sarà utile anche per indagare sulle possibili cause del fenomeno.
Indagini affidate ad ARPA Veneto. Le analisi preliminari e funzionali anche all’elaborazione di un piano più dettagliato di controlli, qualora si rendesse necessario, sono state affidate ad ARPA Veneto e hanno interessato la sponda veneta del lago e in particolare i comuni di Bardolino, Brenzone, Torri del Benaco e Garda per l’acqua, e anche Peschiera e Lazise per i sedimenti. I prelievi di acqua sono stati effettuati in tre stazioni, di cui una in corrispondenza dell’acquedotto in località Cavalla a Garda. I prelievi di sedimenti hanno interessato uno strato di circa 20 cm, con quattro-cinque ripetizioni per sito, e sono stati effettuati in 10 stazioni lungo tutta la costa veneta del lago.
L’ARPAV ha già fornito i primi risultati: in tutti i campioni di acqua fino ad ora analizzati non si è riscontrata presenza di diossine e furani al di sopra del limite di quantificazione. Per i PCB, in assenza di una normativa sanitaria nazionale di riferimento, si può osservare che le concentrazioni finora misurate in acqua, variabili tra 0,431 e 0,520 nanogrammi/litro, risultano molto al di sotto dei limiti previsti, per esempio, dalla normativa statunitense. Per quanto attiene ai sedimenti le concentrazioni di Diossine e Furani, variabili tra 0,12 e 6,31 nanogrammi/chilogrammo (espresse come I-TE, indice di tossicità equivalente) risultano paragonabili a quelle riscontrate in ambienti lacustri non soggetti a pressioni antropiche connesse con scarichi di attività industriali. Le concentrazioni di PCB risultano variabili tra 1,9 e 20,2 nanogrammi/chilogrammo; per confronto, in mancanza di riferimenti nazionali, si precisa che i valori risultano inferiori al limite più cautelativo della normativa canadese.
Un tavolo tecnico ambientale con Lombardia e provincia di Trento. “Considerato che sul Lago di Garda si affacciano anche la Regione Lombardia e la Provincia autonoma di Trento – afferma l’assessore all’ambiente Maurizio Conte – abbiamo ritenuto opportuno costituire con queste un tavolo tecnico ambientale dove nei prossimi giorni presenteremo i risultati delle analisi fin qui disponibili per valutarli congiuntamente e individuare le eventuali ulteriori azioni da avviare per la protezione dell’ambiente e del lago”.
(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Durante l’ultimo incontro formativo ARGAV, tenutosi lo scorso 11 maggio al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Pd), abbiamo avuto l’occasione di conoscere un progetto molto interessante, il quaderno Wigwam “La cultura del fosso”, condotto dall’Istituto Wigwam di Studi e Ricerche (www.wigwam.it).
Il fosso, un “bene” da recuperare in campagna. A parlarcene sono stati Efrem Tassinato, presidente dell’Associazione Italiana dei Clubs Wigwam (nonché tesoriere Unaga) e Adriano Smonker, autore dei testi della pubblicazione, di seguito riportati. “Si tratta – racconta Smonker – di un progetto rivolto soprattutto ai ragazzi, ma non solo, e cerca di porsi come contributo alla soluzione del problema della generale caduta di attenzione nella corretta manutenzione dei fossi e più in generale della rete idraulica. Il fosso, con tutte le sue componenti, rappresenta, infatti, una dimensione da recuperare in campagna: innanzi tutto come modello di regolazione delle acque, ma poi anche come sistema in grado di salvaguardare e incrementare la biodiversità del territorio. Il dissesto idrogeologico, gli allagamenti, le esondazioni che si sono verificate negli ultimi anni ed in particolare nel novembre 2010 in Veneto, indicano come l’attuale assetto del territorio, Laguna di Venezia compresa, sia il risultato di opere create dall’uomo: un sistema che però va continuamente tenuto sotto controllo e reso oggetto di adeguate manutenzioni pena il suo decadimento. Da un punto di vista ambientale, poi, il fosso manda un duplice messaggio: il primo è che l’acqua deve essere rispettata e deve avere garantiti i propri spazi, il secondo che i fossati sono importanti perché contribuiscono a creare un bel paesaggio rurale e a mantenere un ambiente culturale che si è sviluppato anche grazie ad essi”.
Nonno, mi racconti cosa sono i fossi? Per ragionare su questo tema è stato proposto ai ragazzi delle scuole medie del padovano di partecipare al concorso Wigwam “La cultura del fosso” con lo svolgimento di un tema che raccogliesse testimonianze e storie di vita sull’ambiente dei fossi. A vincere il concorso sono stati Giorgia Alfonsi e Riccardo Smaniotto, due ragazzi della scuola media di “Tiepolo” di Cartura che sono stati premiati lo scorso 16 maggio 2011 dalla Provincia di Padova assieme ai loro compagni di classe e ai loro professori. Ecco il video della premiazione:
Claudio Garbo, vicesindaco e assessore all'Ambiente di Due Carrare (Pd), portavoce rete Wigwam comuni per lo Sviluppo Solidale e Sostenibile
Amministrazioni locali essenziali per mantenere viva la cultura del fosso. Legato al alla pubblicazione e al concorso “La cultura del fosso”, anche il progetto SIS (Sicurezza idraulica per la Saccisica, territorio questo a sud-est di Padova da sempre “conteso” all’uomo dall’acqua) che l’Istituto Wigwam di Studi e Ricerche sta conducendo in collaborazione con la Provincia di Padova e i Comuni del Sud-Est padovano. A parlarcene, Claudio Garbo, portavoce della rete Wigwam dei Comuni per lo Sviluppo Solidale e Sostenibile, che ci porta l’esperienza in fatto di salvaguardia dei fossi fatta a Due Carrare, comune del padovano, dove Garbo è vicesindaco e assessore all’Ambiente.
Comune di Due Carrare, un esempio di “cultura del fosso” da seguire. “L’inziativa lanciata dall’associazione WIGWAM nell’ambito del progetto SIS, a cui aderisce anche il comune di Due Carrare – racconta Garbo -, conta attualmente circa 20 comuni aderenti e si prefigge, partendo dalle amministrazioni locali, la soluzione del problema della sicurezza idraulica dei territori anche in accordo con i Consorzi di Bonifica e tutti gli enti superiori”. “Per quanto riguarda il Comune di Due Carrare – continua Garbo – nel 2009 l’assessorato all’Ambiente ha effettuato la completa mappatura della rete terziaria di fossature, che nel nostro territorio si estende per ca 260 km. Obiettivo di tale studio, in parte finanziato con fondi della Provincia di Padova ed erogati attraverso il Consorzio di bonifica Bacchiglione, era l’inquadratura capillare di tutta la rete in questione e la costituzione di un archivio informatizzato da poter essere consultato nel tempo. Infine, l’elaborazione di una mappa delle eventuali criticità esistenti nel territorio”.
Fosso, elemento base di sviluppo e protezione ambientale. “Far circolare acqua di buona qualità nella rete dei fossi – afferma Garbo -, contribuisce a ottenere risultati di vivibilità elevati ed è anche per questo che l’assessorato all’Ambiente di Due Carrare continua ad impegnarsi per raggiungere l’ambito obiettivo di poter far circolare l’acqua corrente nel territorio. Negli ultimi 2 anni, con interventi mirati al ripristino, siamo arrivati a una copertura di circa il 65% e alla costruzione di piccole opere idrauliche che possono garantire ex novo la circolazione dell’acqua corrente”. “Consideriamo il fosso come un elemento base dello sviluppo e della protezione dell’ambiente che ci circonda – conclude Garbo – e la cultura ad esso legata ci deve portare ad investire nella sua funzionalità per saper prevenire le gravi problematiche legate alle maggiori precipitazioni e ad una sempre più importante ed imprescindibile protezione ambientale. Per questo ci stiamo impegnando , anche attraverso le scuole e con un’adeguata informazione, ad una maggiore diffusione del valore che i fossi rivestono per l’intero equilibrio ambientale”.