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L’Abbazia di Praglia (PD) sposa la bio-economia circolare

La presentazione dell’impianto

L’innovazione incontra la tradizione con un occhio particolare alla salvaguardia ambientale. La millenaria Abbazia di Praglia (PD), fondata tra l’XI e il XII secolo, si affaccia al ventunesimo secolo con un tema di scottante attualità: la riduzione dei gas serra a favore di una mitigazione dei cambiamenti climatici.

Lo scorso 11 marzo, l’Abbazia ha aperto le proprie porte per presentare un innovativo impianto di abbattimento dell’anidride carbonica proveniente dalla propria centrale termica a biomassa. Il tutto in un’ottica di bio-economia circolare. Infatti, il cippato ottenuto dagli scarti di potatura dell’azienda agricola dell’Abbazia stessa e di altre aziende partner viene impiegato nella caldaia a biomasse, mentre le emissioni dell’impianto termico sono convogliate in un prototipo di fotobioreattore per alimentare il processo di accrescimento di bioalghe, da usare come fertilizzante in agricoltura, chiudendo così il circolo virtuoso della filiera legno energia.

Tutto questo grazie al contributo del Gruppo di Azione Locale (GAL) Patavino e del PSR Veneto, insieme a Coldiretti Padova e alle altre organizzazioni agricole padovane: i fondi destinati allo sviluppo rurale hanno permesso la realizzazione del progetto denominato “Remed”, che sta per “Reduction of EMission by bioEnergy as rural areas Development”. I partner del progetto sono: l’azienda agricola a responsabilità limitata Abbazia di Praglia, che ospita l’impianto prototipale, Biomass Green Energy Srl e azienda agricola Colli del Poeta, che forniscono il materiale per il mantenimento della caldaia a cippato, Università degli Studi di Padova – Centro Levi Cases, che si occupa della progettazione e test dell’impianto prototipale, ed Eco-Management srl, capofila di progetto, che oltre a coordinare tutte le azioni del partenariato, si occupa delle analisi LCA e SWOT del progetto.

L’abbattimento di gas climalteranti della combustione degli scarti attraverso il prototipo del fotobioreattore consente inoltre di aprire nuovi scenari di ricerca verso l’uso delle alghe che in esso sono inserite, quali ammendanti e/o fertilizzanti, creando uno spazio di ulteriore ampliamento della redditività della soluzione sperimentate in Remed.“Tutto parte dalle ramaglie – spiega Mirco Muraro di Eco Management – le quali, anziché venire trattate con un rifiuto vengono recuperate a basso costo e utilizzate in caldaie a biomassa come quella dell’Abbazia di Praglia. Il Gal Patavino la finanziato con 145 mila euro la costruzione di un impianto pilota che prevede il reimpiego dell’anidride carbonica in un fotobioreattore  per la produzione di alghe da usare come fertilizzante in agricoltura. In questo modo si riducono le emissioni e si rafforza la filiera”.

L’Abate padre Stefano Visintin sottolinea il significato di questo progetto: “la nostra abbazia è anche una società agricola e cerchiamo di mantenere approccio sostenibile e rispettoso della natura, anche nell’uso delle caldaie. E’ una iniziativa che si inserire in una visione ben più ampia perché guarda alle future generazioni e alla tutela dell’ambiente. Nelle nostre abbazie ragioniamo in un’ottica di secoli, pensando a chi verrà dopo di noi”.  Il professor Alberto Bertucco, docente dell’Università di Padova nonché direttore del Centro Levi Cases, illustra il funzionamento del fotobioreattore: “questo prototipo che rimarrà in funzione per tutto l’anno è stato progettato dall’ingegner Vecchiato. Noi abbiamo fornito la consulenza scientifica sulle micro alghe e il loro processo di accrescimento che qui viene favorito. Il fumo che esce dalla caldaia viene convogliato e pompato nella vasca. Grazie all’anidride carbonica aumentiamo fino a dieci volte la fotosintesi e le alghe crescono in modo esponenziale. A regime l’impianto produrrà mezzo metro cubo di alghe dalle particolari proprietà biostimolanti e fertilizzanti. Al termine delle sperimentazione pubblicheremo uno studio scientifico su tipologia di approccio utile per abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, un tema molto attuale che va risolto”. Erminio Cappellari del Gal Patavino osserva che questo progetto il risultato “di un lungo percorso che abbiamo fortemente voluto che fa diventare punto di forza gli scarti delle ramaglie”. “Con questa iniziativa l’economia circolare diventa realtà – aggiunge Paolo Minella che ha seguito il progetto per Coldiretti Padova – perché gli scarti della potatura si trasformano in risorsa per alimentare la caldaia dell’abbazia, un impianto a bassa emissione che comunque produce anidride carbonica. Anziché essere dispersa in atmosfera viene convogliata nel prototipo bioreattore, nel quale abbiamo inserito anche delle piastre a led perché alghe si producano anche di notte. Queste microalghe tornano poi all’agricoltura come fertilizzante: è la realizzazione del circolo virtuoso che fa bene all’ambiente e alle nostre aziende agricole”. Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova conclude: “Ci auguriamo che questo progetto permetta di realizzare il nostro sogno di replicare questi impianti anche in altre strutture come scuole, edifici pubblici per favorire una politica energetica veramente green. Nel prossimo futuro gli interventi a favore della sostenibilità ambientale saranno sempre più incoraggianti e finanziati, questo progetto può essere un primo passo significativo”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Aumenta il fabbisogno idrico dell’agricoltura veneta, ma l’acqua irrigua fa bene a tutto il territorio

Per mantenere i suoi alti standard di qualità, l’agricoltura veneta necessita di una quantità d’acqua maggiore rispetto al passato. Questo è dovuto a due fattori: da un lato i sempre più lunghi periodi siccitosi causati dai mutamenti climatici, dall’altro l’estensione del periodo in cui le campagne necessitano di acqua, ben oltre la consueta stagione irrigua che inizia il 15 marzo e si conclude il 15 ottobre.” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 consorzi regionali di bonifica e irrigazione, nel webinar “Giornata dell’Irrigazione 2021” tenutosi ieri mattina in occasione dell’apertura della stagione irrigua 2021. 

Le principali sfide. “Per quanto riguarda la gestione della risorsa irrigua, non potendo utilizzare più risorsa di quanta già se ne utilizzi, è necessario efficientare la rete di distribuzione realizzando bacini di accumulo e provvedendo, ove necessario, alla riconversione dell’irrigazione a scorrimento in irrigazione a pressione – spiega Cazzaro –. Per far fronte alla sempre maggiore richiesta d’acqua nei periodi “pre” e “post” stagione irrigua è importante concordare con la Regione del Veneto una rimodulazione più flessibile dei prelievi dai grandi fiumi.” “Ma il concetto di “risparmio idrico” è fuorviante – precisa il presidente di ANBI Veneto -. L’acqua irrigua non è mai sprecata, anzi, da essa derivano fondamentali servizi ecosistemici a beneficio di tutti i cittadini”.

L’acqua trasportata dalla rete irrigua dei Consorzi di bonifica (27 mila km di canali, dei quali 8,7 mila km a uso irriguo e 10 mila km a uso sia di scolo sia irriguo; 600 mila ettari di territorio, pari a un terzo della regione, che necessita di irrigazione) oltre a nutrire le campagne svolge compiti di vivificazione ambientale dei corsi d’acqua, ricarica di falda, salvaguardia di biodiversità, produzione idroelettrica, attività produttive quali turismo, pesca, sport d’acqua. “È giusto parlare di efficientamento idrico, bene la riconversione degli impianti che permette di utilizzare fino al 50% in meno di acqua sulle coltivazioni, ma occhio a non sottrarre al territorio acqua vitale” chiosa il direttore di ANBI Veneto Andrea Crestani

Il contesto generale è quello profondamente condizionato dai mutamenti climatici. “Vi sono effetti del cambiamento climatico particolarmente evidenti sul territorio regionale, a partire da un aumento delle temperature di oltre 2 gradi – sia in inverno che d’estate – negli ultimi 50 anni  – ha spiegato Francesco Rech, tecnico di Arpav – . Per quanto riguarda le precipitazioni è complesso prevedere quale sarà il futuro andamento ma è necessario prepararsi a fronteggiarne la scarsità anche eventualmente a fronte di una concentrazione della piovosità in periodo non irriguo”. In questo contesto i finanziamenti previsti dal Recovery Plan sono di fondamentale importanza. “Il Recovery Plan è un treno da non perdere – ha affermato Crestani – , la Regione ha infatti accolto nel Piano Regionale per la Ripresa e Resilienza (PRRR) 13 schede progettuali dei Consorzi di bonifica riguardanti l’irrigazione per un valore di 345 milioni di euro. Cifre importanti che si sommano agli oltre 213 milioni di euro già ottenuti dai Consorzi negli ultimi 3 anni per l’ammodernamento della rete irrigua e si è già provveduto alla riconversione di 21 mila ettari”. “Nella Giornata dell’irrigazione 2021 vorrei prima di tutto ringraziare i Consorzi di bonifica per la vivacità dimostrata in occasione della redazione delle proposte relative a VAIA e al Piano di ripresa e resilienza (PRR) della Regione Veneto – ha affermato l’assessore Regionale all’Agricoltura Federico Caner – . In occasione della tempesta si sono impegnati da subito per sostenere le popolazioni colpite, realizzando successivamente importanti opere per garantire la sicurezza idraulica e idrogeologica del territorio di competenza. Per quanto riguarda il Piano di ripresa e resilienza grazie al loro prezioso contributo sono stati stilati 21 progetti, relativi all’irrigazione e alla sicurezza idraulica, per un importo complessivo di 708 milioni di euro”.

Il canale LEB apre le paratoie. Il webinar, promosso da ANBI Veneto e dal Consorzio di Bonifica Lessinio Euganeo Berico (LEB), si è svolto in occasione dell’apertura delle paratoie del canale LEB, principale arteria irrigua del Veneto (48 km, 82 mila ettari serviti grazie a 34 derivazioni), a servizio delle campagne delle province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. Nel corso del webinar, spazio è stato dato alla diretta video, tramite drone, dell’apertura delle paratoie a Cologna Veneta (VR) dove il Consorzio LEB ha sede e dove il canale, che inizia a Belfiore (Vr), si intuba per proseguire sottoterra fino a Montegaldella (Vi) dove si immette nel Bacchiglione, portando quindi le sue acque fino a Chioggia.  “Il Consorzio LEB sta realizzando, attraverso un finanziamento di 20 milioni di euro ricadente nel Piano Invasi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, 4,6 km di nuovo rivestimento del canale Adige Guà, oltre ad importanti interventi di controllo telematico dei sistemi di rilevamento delle portate – ha spiegato il presidente del Consorzio LEB Moreno Cavazza -. E’ stato di recente approvato dal Consiglio di amministrazione del Consorzio LEB il progetto esecutivo, di importo pari a 33 milioni di euro, per dare continuità all’opera di rifacimento del Canale per i restanti 8 km, con l’obiettivo di arrivare al rifacimento completo dell’infrastruttura irrigua”.  “Con la riapertura delle paratoie del Leb oggi si apre simbolicamente la stagione irrigua del Veneto – ha affermato l’assessore Regionale all’Agricoltura Federico Caner -. Un modello quello del Leb che, dalle problematiche conseguenti ai Pfas, alla valorizzazione della risorsa idrica nell’irrigazione di territori caratterizzati dalla presenza di colture di pregio, anche orticole, unitamente alle colture seminative legate alla presenza di un vivace settore zootecnico, vogliamo estendere all’intera regione.”

Il problema del deflusso ecologico. Nel corso della conferenza grande spazio ha avuto il tema del Deflusso Ecologico (DE), criterio previsto nella Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, che definisce la portata minima d’acqua che deve essere mantenuta nei fiumi per preservarne caratteristiche, la flora e la fauna, e la cui effettiva applicazione è prevista dal 1° gennaio 2022. La criticità del DE è legata al fatto che il rispetto di tali valori, determinati rigidamente a livello comunitario, comporterebbe la riduzione, fino all’azzeramento, delle derivazioni della rete idraulica minore che innerva la stragrande maggioranza del territorio regionale garantendo agricoltura, vivificazione ambientale, paesaggio, produzione elettrica, turismo, sport, pesca, e soprattutto mitigazione degli effetti dei mutamenti climatici. “Condivido – ha concluso Caner – con i presidenti e i tecnici dei Consorzi la preoccupazione per l’evidente danno che il deflusso ecologico sta creando a tutto il territorio. Assicuro che anche su questo fronte siamo al loro fianco, per affrontare insieme le difficoltà per l’attività irrigua provocate dalla impulsiva applicazione della disposizione comunitaria”.  “L’acqua produce ambiente e territori – ha chiosato il presidente nazionale di ANBI Francesco Vincenzi – dobbiamo lavorare anche per le generazioni che verranno consapevoli che raccogliendo la sfida della sostenibilità possiamo rendere migliore anche il mondo in cui viviamo oggi”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto e Consorzio di bonifica LEB

15 marzo 2021, inizia in Veneto la stagione irrigua, per l’occasione webinar di Anbi Veneto con apertura in diretta video del canale LEB

Anbi Veneto e Consorzio di Bonifica LEB invitano al webinar “Giornata dell’Irrigazione 2021lunedì 15 marzo alle ore 10.30. L’incontro virtuale, coordinato dal presidente Argav, Fabrizio Stelluto, avviene nel giorno in cui in Veneto inizia la stagione irrigua ed il canale LEB apre le paratoie.

Partecipanti. Dopo i saluti di Moreno Cavazza, presidente Consorzio di bonifica LEB e di Francesco Cazzaro, presidente Anbi Veneto, sono previsti i seguenti interventi: ore 10.40 Francesco Rech,referente scientifico servizio meteorologia Argav, che parlerà delle evidenze del cambiamento climatico in Veneto; Matteo Bisaglia, agronomo, autorità di Bacino distrettuale Alpi Orientali, che parlerà dell’analisi di rischio degli usi agricoli della risorsa idrica in relazione ai cambiamenti climatici; Nicola Dell’Acqua, direttore Veneto Agricoltura, parlerà dei possibili futuri ruoli dell’agenzia regionale del settore primario; Gianluca Fregolent, direttore Agroambiente Regione Veneto, parlerà dell’importanza dell’irrigazione nella gestione degli investimenti pubblici in agricoltura; Luigi De Lucchi, direttore scientifico UO Bonifica e Irrigazione regione del Veneto, parlerà dell’irrigazione come garanzia dei servizi ecosistemi; Andrea Crestani, direttore Anbi Veneto, parlerà di investimenti e sfide per l’irrigazione del Veneto alla luce delle norme sul deflusso ecologico.

Apertura del canale LEB in diretta video da Cologna Veneta. Alle 11.40 si apriranno le paratoie del canale in diretta video con drone e con il commento di Matteo Dani, capo settore tecnico consorzio LEB.

Tavola rotonda virtuale. Alle ore 12 è previsto il confronto tra Daniele Salvagno, presidente Coldiretti Veneto, Giordano Emo Capodilista, vice presidente Confagricoltura Veneto, Gianmichele Passarini, presidente Cia Veneto, Federico Caner, assessore all’Agricoltura regione Veneto, Francesco Vincenzi, presidente Anbi.

Per ricevere il link di collegamento, inviare un’email con oggetto “giornata irrigazione 2021″a comunicazione@anbiveneto.it indicando nome, cognome, ente/organizzazione.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

 

Fine dei Mondiali di Cortina 2021, il pensiero di Mountain Wilderness Italia

(di Luigi Casanova, presidente onorario Mountain Wilderness Italia) I mondiali di sci alpino di Cortina d’Ampezzo sono arrivati alla conclusione.  Dieci stupende giornate di sole e temperature fredde hanno facilitato l’organizzazione, ma i limiti sono apparsi a tutti evidenti. Proprio nei punti critici sollevati dagli ambientalisti, laddove è stato usato l’esplosivo per demolire la roccia (piste Vertigine e Labirinti), laddove si sono messi i Gasez (i bomboloni di gas, inseriti per liberare i versanti dall’incombenza delle valanghe). Per chi sa giudicare con equilibrio è risultato evidente che le piste di Supergigante e Discesa libera sono inadeguate a gare internazionale di tale livello, troppo brevi. Che l’aver voluto stupire con una serie di salti impossibili si è rivelata una bravata che ha lasciato ulteriori scompensi al territorio, sia in roccia che nel settore boscato. I salti sono infatti stati tutti addolciti in corso d’opera, o inserendovi curvoni da formula 1 (le chicane) o spianando la neve, facendo comunque imbestialire gli atleti.

Come del resto l’incubo valanghe sulle piste rimane: gli organizzatori sono stati fortunati per il fatto che non si siano verificate nevicate importanti, altrimenti tutta l’organizzazione saltava (vedere i primi tre giorni, tutte le gare annullate). In questa situazione Cortina deve rassegnarsi: per le Olimpiadi 2026 le gare maschili rimangono in Valtellina. Nonostante le aggressive intemperanze contro la Lombardia del governatore veneto Luca Zaia e del sindaco di Cortina Gianpiero Ghedina. Le piste non si possono ulteriormente allungare, a meno che non si demolisca del tutto la Tofana di Mezzo (abbiamo già visto di cosa sia capace certa imprenditoria).

Con discrezione abbiamo seguito lo svolgersi dei mondiali anche rimanendo sul territorio. Abbiamo preso atto dell’improvvisazione e di tanta superficialità (la gara del gigante parallelo, ma non solo). Più che ad un importante evento sportivo abbiamo assistito ad una rassegna mediatica e di esplosione di pubblicità, anche molto aggressiva, vedasi le firme delle auto. Un evento economico che ancora ha tolto soldi alla montagna. Contemporaneamente allo svolgersi delle gare Luca Zaia stanziava 52 milioni di euro per la sanità veneta. Non un centesimo viene investito nel bellunese. mentre ci si impegna alla costruzione di devastanti e costose circonvallazioni, tipo San Vito di Cadore o a Longarone e Castelavazzo, una vergogna, 270 milioni di euro per distruggere la montagna. Tutto tace sulle potenziali ferrovie che potrebbero risolvere problemi cronici della mobilità del bellunese o sul potenziamento, stabile, del trasporto pubblico. Come si rimane sconcertati dal fatto che la Regione Veneto utilizzi soldi pubblici per ripianare la Fondazione dei mondiali del mancato introito della vendita di biglietti, 3 milioni di euro pubblici tolti ai servizi essenziali alle persone e alla cura della montagna.

Sono stati i mondiali del trionfo cemento sulla montagna. Lo abbiamo ripetutamente documentato con efficacia, anche grazie al lavoro del nostro caro amico Francesco Pistollato, filmmaker paesaggista che ci è sempre stato vicino, anche durante le ricognizioni di questa settimana. Ora ci attende una grande e lunga sfida. Per vincerla abbiamo bisogno del contributo di tutte le sensibilità e intelligenze attive, dove possibile anche istituzionali delle Alpi, e specialmente del bellunese. Vanno impediti i tre grandi collegamenti legati ai mondiali appena conclusi e alle prossime Olimpiadi Lombardia Cortina 2026: Cortina – Arabba – Marmolada, Cortina – Val Badia, Cortina – Alleghe – Civetta. Qualora realizzati questi assurdi collegamenti lasceremo in eredità ai giovani le Dolomiti in alta quota definitivamente distrutte, ovunque, come già avvenuto in valle di Fassa, Val Gardena e Badia. Avremo modo di approfondire e lavorare sul per costruire le necessarie alleanze, anche di profilo internazionale.

23 febbraio 2021, ore 18, webinar Argav sulla gestione sostenibile delle acque

Martedì 23 febbraio p.v. alle ore 18 si svolgerà su Teams il webinar Argav “Gestione sostenibile delle acque: strategie per valorizzare gli ecosistemi urbani e rurali“. L’iniziativa è promossa in collaborazione con Laboratorio Spazi Rurali e Boschi Urbani – Vicenza, Biblioteca Internazionale “La Vigna” – Vicenza, Delegazione Veneto Pubblici Giardini.

Interventi. Introduce il webinar: Lab. Spazi Rurali & Boschi Urbani. Relatori: Camilla Venturini – neolaureata in Ingegneria edile-architettura Università di Trento, Paesaggio come sistema di valori: una cintura verde e blu per Vicenza; Lucia Bortolini Tesaf Unipd – Life Beware, Strategie di adattamento al cambiamento climatico e al rischio di alluvioni e allagamenti in aree urbane e rurali; Silvia Calatroni e Alessandro Trivelli – Studio Sdarch MI, Strategie e soluzioni per la rinaturalizzazione del territorio urbano (Make your city greener); Giustino Mezzalira – Biblioteca Internazionale “La Vigna”, Ripensare il rapporto con l’acqua nei territori rurali. Modera: Argav.

Si ringrazia ANBI Veneto, Associazione dei Consorzi di Bonifica e Irrigazione, per il supporto al collegamento web.

Idrovia Padova-Venezia, 8 associazioni chiedono ai politici veneti unità d’impegno per il suo completamento attraverso il Recovery Plan

Idrovia Padova-Venezia in località Saonara (PD)

Otto associazioni venete – Amissi del Piovego, Associazione Intercomunale Brenta Sicuro,  Cia Agricoltori Italiani – Città Metropolitana di Venezia, Comitato “Che aria respiriamo” – Padova, Comitato spontaneo alluvionati di Abano e Montegrotto Terme, Rete Wigwam – hanno sottoscritto congiuntamente e inviato all’intera classe politica veneta l’appello che riceviamo e pubblichiamo.

“L’ultimo evento di piena dei primi giorni di dicembre ha riproposto con forza il rischio alluvione che interessa una vasta area del territorio di bassa pianura del Padovano e del Veneziano, con oltre 500.000 abitanti, e l’urgenza di procedere al completamento dell’Idrovia Padova – Venezia, secondo la previsione della progettazione preliminare già realizzata dalla Regione Veneto, come canale navigabile di V Classe, con funzione di  scolmatore del  Sistema Bacchiglione Brenta e ricomposizione ambientale del territorio. L’opera si configura come un vero e proprio corridoio ecologico fra Venezia e Padova in quanto alla mitigazione del rischio alluvione aggiungerebbe lo straordinario potenziale trasportistico fra il mare e l’Interporto di Padova, alternativo al trasporto su gomma delle merci, oltre ad essere fruibile per l’uso irriguo, la diportistica ed il turismo a basso impatto. Per questo abbiamo fortemente apprezzato che il Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza nel Macro-progetto numero 7. – Mitigazione del rischio idrogeologico – abbia previsto al primo punto come indispensabile la realizzazione dell’Idrovia Padova – Venezia. Ci appelliamo pertanto al Presidente della Regione Luca Zaia, all’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, ai Parlamentari e ai Sindaci del territorio padovano e veneziano affinché uniscano i loro sforzi per ottenere che il completamento dell’Idrovia Padova – Venezia faccia sicuramente parte del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza da finanziare con il Recovery Fund, onde procedere quanto prima al completamento della progettazione per dare corso ai lavori”.

Patuanelli e Cingolani i neo ministri all’Agricoltura e alla Transizione ecologica del governo Draghi

Stefano Patuanelli, neo ministro all’Agricoltura

Alle 12 di ieri, sabato 13 febbraio 2021, hanno giurato i ministri del governo Draghi. All’Agricoltura è stato nominato Stefano Patuanelli, triestino, 46 anni e tre figli, laureato in Ingegneria edile, già ministro dello Sviluppo economico dello scorso governo. 

Roberto Cingolani, neo ministro alla Transizione ecologica

Al nuovo ministero per la Transizione ecologica, è stato nominato Roberto Cingolani, milanese di 59 anni, fisico e docente, è stato per circa un anno e mezzo responsabile dell’Innovazione tecnologica del gruppo Leonardo dopo aver ricoperto il ruolo per 14 anni di direttore scientifico all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, da lui stesso fondato nel 2005.

Giovedì 4 febbraio 2021, dalle ore 18:15 videoconferenza dal titolo “Pianeta fosso”, organizzato dalle associazioni Brenta Sicuro e Wigwam

Tra qualche settimana, la natura inizierà a risvegliarsi e troverà l’ambiente dei fossi invaso da rifiuti e massacrato da lavorazioni di “cura” che ne avranno devastato la flora e la fauna. Ancor peggio, ad inizio Primavera, quando i germani reali ed altri uccelli ripariali avranno costruito i loro nidi, avranno deposto le uova e saranno nati i piccoli, la trinciatura a raso dei fossati li macinerà insieme a vetri, plastiche e qualunque altro rifiuto la stupidità di alcuni incivili cittadini, vi avrà abbandonato. Serve creare al più presto attenzione, per prevenire la sistematica distruzione della biodiversità che ancora faticosamente sopravvive, negli anfratti della nostra campagna

Perciò, le Associazioni Brenta Sicuro e Wigwam – entrambe da sempre impegnate per la tutela dell’ambiente terracqueo – hanno creato un appuntamento in videoconferenza su www.radiosaiuz.it in diretta streaming su YouTube di Brenta Sicuro e pagine Facebook di Radio Saiuz e del Forum Veneto Contratti di Fiume per giovedì 4 febbraio 2021 dalle ore 18:15 alle ore 19:15 dal titolo “Pianeta fosso”.

InterverrannoEfrem Tassinato, socio Argav e tesoriere Unaga, fondatore e presidente di Wigwam Circuit – giornalista e ideatore del progetto “La Cultura del fosso”, di cui potete trovare molti scritti nel sito Argav, progetto che da una decina d’anni viene implementato in programmi di educazione ambientale per bimbi e ragazzi di scuole e centri estivi ed ha realizzato, presso il Circolo Wigwam di Arzerello un “fosso didattico”, e testimonianze di Antonio Giraldo di Arzergrande e di Adriano Smonker di Ponte San Nicolò, autori di saggi e articoli sull’argomento. Informazioni:  comitatobrentasicuro@gmail.com e info@wigwam.it

Fonte: Servizio stampa Wigwam

Grazie al programma Life, reintrodotto in Europa l’ibis eremita, che a dicembre 2020 ha fatto tappa per un mese a Borgo Valsugana (TN)

Agada a Borgo Valsugana foto Sabrina Giotto

(di Giancarlo Orsingher, socio Argav) A sua insaputa “Agada”, l’ibis eremita che per tutto il mese di dicembre ha stazionato a Borgo Valsugana (TN), è diventata una star dei media. E questo grazie a una piccola-grande fotografa del capoluogo della Valsugana, Sabrina Giotto, la quindicenne che accomunando la passione per la fotografia con quella per la natura e gli animali, è riuscita a fotografare questo strano uccello nel pieno della nevicata dell’8-9 dicembre scorsi.

Ma procediamo con ordine. Chi è Agada? E’ un esemplare di ibis eremita (Geronticus eremita), una specie di uccelli migratori dell’ordine dei pelicaniformi, diffusa nei secoli passati in Europa ma poi andata progressivamente a scomparire fino all’estinzione totale nel corso del XVII secolo a causa della pressione venatoria. Due distinte popolazioni hanno però continuato a vivere in Marocco e in Siria-Turchia.

Nel 2014 il progetto europeo “Reason for Hope”, finanziato dal programma LIFE e coordinato dall’associazione austriaca “Förderverein Waldrappteam”, si è posto l’obiettivo di reintrodurre questa specie migratrice sulla sua area di origine, ristabilendo la rotta migratoria dei volatili dai quartieri riproduttivi in Germania e Austria all’area di svernamento in Toscana.

In natura i giovani ibis apprendono la rotta migratoria seguendo i genitori, così è stato messo a punto un programma specifico per fare in modo che gli uccelli possano seguire in volo degli esseri umani. Grazie all’imprinting, ovvero l’attaccamento che si sviluppa tra i piccoli di alcune specie animali e la prima figura che vedono dopo la nascita, le figure umane sono diventate dei veri e propri genitori adottivi, in grado di condurre gli uccelli una volta adulti nella migrazione, accompagnandoli con un ultraleggero. Il viaggio inizia dalle due aree di riproduzione di Burghausen, in Germania, e Kuchl, in Austria, fino alla Laguna di Orbetello. Gli individui apprendono in questo modo la rotta migratoria potendo in primavera tornare autonomamente nelle aree di riproduzione. E così gli ibis eremita possono costituire una popolazione selvatica in grado di migrare autonomamente tra i quartieri riproduttivi a nord e l’area di svernamento a sud.

Agada è uno dei 165 esemplari di ibis eremita che attualmente fanno parte della popolazione europea reintrodotta con il progetto LIFE; a questi vanno aggiunti un’altra sessantina di soggetti che formano una colonia stanziale nella zona di Cadice, nei pressi dello stretto di Gibilterra, introdotti con un progetto spagnolo. Ciascuno dei 165 ibis dell’iniziativa “Reason for Hope” è monitorato costantemente tramite dei chip che portano sul dorso ed è grazie a questo accorgimento che possiamo dire che il “nostro” ibis è proprio “Agada”. Tra l’altro ce lo dice anche la App “Animal tracker” che registra praticamente in tempo reale la presenza nel mondo di questi volatili e di altre specie.

Agada foto Dino Pianezzola

Ma come mai Agada si è fermata per settimane in Valsugana? Fino a inizio novembre si trovava in val di Fiemme, prima all’interno di uno stormo di otto esemplari e poi in compagnia del solo “Grignolino” con il quale si è diretta verso Valdagno, dove i due uccelli sono rimasti per alcuni giorni attorno al 20 novembre. Poi “Grignolino” ha preso la direzione sud, mentre Agada forse ha perso l’orientamento arrivando così a Borgo; trattandosi di un esemplare giovane, di appena due anni, la cosa ci sta. Tra l’altro le temperature  di dicembre non sono state particolarmente rigide in Valsugana, per cui è sicuramente riuscita a trovare cibo con una certa facilità, scegliendo fra i numerosi animali di cui si nutre, come insetti, aracnidi, scorpioni, lombrichi, lumache e vertebrati quali i pesci, anfibi, lucertole e serpenti, piccoli roditori e piccoli uccelli, vivi o morti; oppure bacche, germogli, e rizomi di piante acquatiche di cui pure la specie va ghiotta.

La forte nevicata del 28 dicembre e il successivo abbassamento delle temperature hanno finalmente convinto Agada a prendere la via del sud e infatti l’app “Animal tracker” la segnalava alla periferia di Bassano del Grappa nella serata dicembre. Non era comunque scontata la sua migrazione verso il meridione perché, come ci dicono gli esperti, il cambiamento climatico in atto sta spostando verso nord le aree di svernamento di alcuni esemplari. Come detto Agada è salita agli onori della cronaca grazie alle due passioni di Sabrina Giotto: gli animali e la fotografia. Soggetti preferiti della quindicenne di Borgo Valsugana, che frequenta la classe II del Liceo per le Scienze umane, indirizzo socio economico, sono spesso il fedele cane Sheila e gli animali e la natura in genere, con la caccia fotografica che la porta anche a fare incontri a sorpresa, come è stato appunto quello con Agada. Sogno di Sabrina sarebbe fare diventare un lavoro quello che per ora è un hobby giovanile.   Le fotografie che ha scattato e che la Rete di Riserva del fiume Brenta ha postato sulla propria pagina Facebook hanno riscosso apprezzamento nel mondo dei “navigatori” attirando anche l’attenzione della giornalista Tatiana Marras che ne ha fatto un bell’articolo su  montagna.tv, il sito specializzato su montagna e alpinismo e rilanciando la notizia anche sui social di “Meridiani montagne”. Proprio dall’articolo di Tatiana Marras apprendiamo che nel corso del progetto “Reason for Hope” è già successo di imbattersi in ibis eremita che non seguano la rotta e i tempi dettati dalle migrazioni; “Idefix”, ad esempio è stato un ibis che aveva la chiara tendenza ad… andare contromano. Per ben 5 stagioni riproduttive ha scelto per le sue “vacanze estive” il Gargano, trascorrendo il suo tempo tra Manfredonia e Peschici. Prima di tornare, con tempismo perfetto, a Orbetello mentre i suoi conspecifici rientravano dalla Baviera. Una storia simpatica che purtroppo non si ripeterà. Nell’estate 2020 Idefix, a pochi chilometri ormai da Orbetello, deve aver affrontato un qualche imprevisto che lo ha portato a tornare indietro, dirigendosi verso l’Aquila. Il suo segnale Gps si è interrotto il 30 luglio e la sua carcassa è stata ritrovata cinque giorni più tardi, a una quota di 1.600 metri, dopo essere stato forse predato da un’aquila.

La predazione da parte di uccelli rapaci, la caccia illegale e anche il disturbo da parte della popolazione, soprattutto nei luoghi di deposizione delle uova, sono tra i fattori che possono rendere più difficile la reintroduzione di questo interessante volatile. E’ per questo che Dino Pianezzola, membro veneto del team di “Bentornato ibis”, che monitora quotidianamente Agada, raccomanda di avvicinarsi il meno possibile al volatile, cercando di non disturbarlo. Buon viaggio Agada!

Fonte: L’articolo del collega è stato pubblicato in precedenza su Il Cinque

Cresce in Veneto il bosco sostenibile: certificazione a 52.000 ettari

tagli di alberi gestiti dalle Regole

Avanza il bosco sostenibile in Veneto. Salgono a oltre 52.000 gli ettari che possono fregiarsi del marchio di gestione forestale sostenibile. Si tratta del marchio internazionale Pefc – Programme for endorsement of forest certification schemes -, assegnato ad enti e privati che garantiscono una gestione delle foreste mantenendone la biodiversità, la capacità di rinnovamento, la vitalità e la potenzialità ad adempiere a rilevanti funzioni ecologiche, senza comportare danni ad altri ecosistemi.

Crescono le adesioni in tre province venete. New entry del progetto di certificazione, di cui è capofila Confagricoltura Belluno in collaborazione con Confagricoltura Veneto, sono in provincia di Belluno i Comuni di Calalzo, Lamon, Longarone e Seren del Grappa, che si aggiungono a 15 Regole (Comelico, Auronzo, Vigo) e ai Comuni di Mel e Trichiana, raggiungendo quota 23.237 ettari. Ma il progetto piace anche alla provincia vicentina, dove sono entrati i sette Comuni dell’Altopiano di Asiago oltre a Caltrano, Calvene, Lugo e Valbrenta, per un totale di 27.399 ettari di bosco sostenibile. Nell’Alta Marca trevigiana hanno aderito invece Miane, Pieve del Grappa e Valdobbiadene, per un totale di 1.180 ettari.

Il certificato di sostenibilità è intestato a Confagricoltura Veneto, mentre Confagricoltura Belluno rappresenta il gestore e coordinatore del gruppo, denominato Veneto Foreste. La certificazione di gestione forestale sostenibile garantisce al consumatore finale che i prodotti di origine forestale (il legno o un suo derivato, come la cellulosa, ma anche i prodotti forestali non legnosi, come funghi, tartufi, frutti di bosco, castagne) derivino da foreste gestite in maniera legale e sostenibile, quindi che non provengano da tagli illegali o da interventi irresponsabili, che possono portare all’impoverimento o alla distruzione delle risorse forestali. Il legname o la fibra può essere marchiato per poter rimanere rintracciabile nelle varie fasi delle successive lavorazioni, sino al prodotto finito, ed è quindi commerciabile come proveniente da boschi gestiti in maniera corretta.

Diversificazione. “Siamo in continua espansione – spiega Michele Salviato, responsabile della gestione forestale sostenibile di Confagricoltura Belluno -. “Il progetto piace ed è ritenuto interessante a livello commerciale, anche perché ci sono bandi regionali del Programma di sviluppo rurale che offrono contributi a chi abbraccia la gestione sostenibile delle foreste. Il marchio Pefc diventa un valore aggiunto anche per gli enti pubblici e privati. Ci sono Comuni che ci credono così tanto che si certificano pur non avendo vantaggi diretti, in quanto possono contare su piccole superfici. La certificazione, inoltre, ora comprende anche la possibilità di vendere piccoli oggetti realizzati direttamente nel bosco come panche, tavoli, strutture. Si adatta anche a progetti di valorizzazione dei prodotti forestali da filiera locale, come quello finanziato dalla Camera di Commercio di Belluno e da Confagricoltura per favorire il comparto forestale e la filiera corta, con un sistema di tracciabilità che può dare certezza sull’origine del legno impiegato nella produzione”. “Il mercato accorda sempre di più la preferenza ai manufatti realizzati con legname proveniente da foreste gestite in modo sostenibile – chiosa Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno -. Il bosco copre circa il 25 per cento della superficie del Veneto ed è in continua espansione. La certificazione è un passo in avanti importante per valorizzare i nostri boschi, che vantano legni molto pregiati e può servire, in un’ottica futura, a creare filiere che portino lavoro e occupazione”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto