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Lotta alle zanzare: approda in Italia MosquitoAlert, app di “scienza partecipata” che permette ai cittadini di contribuire con un click

MosquitoAlertUn’app per conoscere i tipi di zanzare che vedremo arrivare, puntuali e numerose, con l’arrivo dei mesi caldi, ma soprattutto per contribuire a combatterne le infestazioni. Il tutto con una semplice fotografia dell’insetto da inviare tramite l’applicazione MosquitoAlert alla Task Force che ha riunito a collaborare a questo progetto esperti dell’Università Sapienza di Roma e dell’Ateneo di Bologna, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e del MUSE di Trento.

Già utilizzata in Spagna, l’app ha consentito di raccogliere migliaia di fotografie validate in tempo reale da esperti entomologi e utilizzate per tracciare l’invasione da parte di eventuali nuove specie, per identificare le regioni ed aree più infestate e dirigere gli interventi di controllo. Quest’anno MosquitoAlert è disponibile anche in Italia e contemporaneamente in altri 20 Paesi grazie al progetto europeo AIM-COST coordinato dalla prof.ssa Alessandra della Torre dell’Università Sapienza di Roma.

La Task Force di MosquitoAlert Italia si fa promotrice dell’iniziativa nel nostro Paese, senz’altro uno dei più infestati d’Europa, dove le zanzare non rappresentano solo una fonte di fastidio (spesso elevato), ma possono trasmettere virus capaci di provocare serie patologie all’uomo come il virus del West Nile, o quelli tropicali del Chikungunya o del Dengue. “Chiediamo ai cittadini di scaricare gratuitamente sul proprio telefono l’app MosquitoAlert e di ricordarsi, ogni qual volta avvistano o riescono a catturare una zanzara anche dopo averla colpita per autodifesa, di inviarne una fotografia tramite la stessa app” spiega il dott. Beniamino Caputo, ricercatore della Sapienza e coordinatore di MosquitoAlert Italia. “L’app consente anche di mandare semplici segnalazioni di punture o segnalare la presenza di raccolte d’acqua stagnante dove si possono sviluppare le zanzare e fornisce inoltre un indirizzo a cui inviare eventualmente l’intero esemplare. In cambio, gli utenti potranno conoscere la specie che li infastidisce e informarsi sui rischi sanitari connessi e avere accesso ad una mappa delle diverse specie presenti sul proprio territorio”. È proprio la primavera il periodo della prevenzione, in cui cioè intervenire con trattamenti nelle aree pubbliche e private (giardini, orti, terrazzi), per rimuovere, con prodotti idonei, o rendere inaccessibili alle zanzare tutte quelle piccole o grandi raccolte d’acqua in cui potrebbero deporre le uova e nelle quali si possono sviluppare le larve.

Collaborazione attiva dei cittadini. MosquitoAlert è un progetto di scienza partecipata (citizen science), come ormai ne esistono diversi che, grazie all’aiuto dei cittadini consentono di raccogliere preziosissime informazioni sulla biodiversità, sulle specie invasive, sui rifiuti in plastica, sulla qualità dell’aria e dell’acqua, sull’inquinamento acustico e luminoso. Le zanzare possono colpire meno l’attenzione di un bel fiore o di una farfalla, tuttavia rappresentano non solo motivo di forte fastidio per molti, ma anche un rischio per la salute pubblica a causa dei virus che tramettono con le loro punture. Ora, sono i ricercatori a chiedere una mano ai cittadini per conoscerle e combatterle meglio. Afferma il dott. Francesco Severini, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità da sempre impegnato nella ricerca e nelle attività che tutelano la salute dei cittadini: “La qualità delle foto inviate è di fondamentale importanza per un’accurata e valida identificazione. Inoltre la possibilità di inviare l’esemplare fotografato ai laboratori di riferimento consentirà di identificare anche gli esemplari difficilmente riconoscibili senza un microscopio o perché parzialmente danneggiati”.

L’Università Sapienza è in prima linea nel progetto Mosquito Alert ITALIA che nasce dalla vasta esperienza del gruppo di ricerca di Entomologia Sanitaria del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive e si propone di coinvolgere tutti gli studenti ed il personale dell’Ateneo nell’utilizzo dell’app. L’11 maggio scorso è partita la campagna social #SCATTALAZANZARA con il contributo degli studenti del corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Scientifica Biomedica, coordinati dalla prof.ssa Michaela Liuccio. “L’obiettivo è sensibilizzare studenti e personale della Sapienza a contribuire alla ricerca fornendo fotografie e segnalazioni ai colleghi entomologi e, al tempo stesso, sensibilizzare ai rischi associati alle zanzare e alle misure di prevenzione individuale e pubblica”. Ai più volenterosi si chiede inoltre di conservare eventuali esemplari di zanzare in freezer, utilizzando il codice della foto inviata tramite MosquitoAlert, e di consegnarle presso il punto di raccolta nell’atrio del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Pfas, entrano in azione le colture agroforestali

Area Impatto sanitario PFAS Veneto

La presenza di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) in alcuni corpi idrici superficiali, sotterranei e negli scarichi di acque reflue di una estesa area del Veneto è questione, purtroppo, ben nota. Si tratta del più grave inquinamento delle acque della storia italiana: tre province interessate (Vicenza, Padova e Treviso), 350 mila persone coinvolte, gravi problemi di carattere sanitario e sociale. E poi indagini, processi, ricorsi che ormai si protraggono da un decennio.

Su questo drammatico quadro potrebbe inserirsi un interessante progetto europeo, “ZEROPOPs” (Costruire un futuro a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici: ricerca e innovazione a sostegno del Green Deal Europeo), finanziato dal Programma Horizon 2020 – Azioni di Ricerca e Innovazione, appena presentato da Veneto Agricoltura d’intesa con altri 26 soggetti partner (enti di ricerca, università, agenzie territoriali, imprese) di 15 Paesi europei e Australia.

La proposta progettuale intende valutare l’impatto ambientale dei Pfas alogenati e le relative implicazioni socioeconomiche, nonché le tecnologie innovative per il rilevamento della presenza di queste famigerate sostanze e individuare soluzioni efficaci, con particolare attenzione al ruolo che possono svolgere il suolo e talune colture agroforestali nell’azione di mitigazione e phytoremediation.

Se il progetto sarà approvato dall’Unione Europea, il compito di Veneto Agricoltura sarà quello di individuare e gestire, in collaborazione con l’Università di Padova – DAFNAE, uno dei siti sperimentali del progetto che verrà realizzato all’interno della “zona rossa” nei terreni di Lonigo dell’Istituto Strampelli della Provincia di Vicenza; nel sito verranno testate diverse specie di salice e diverse metodologie di distribuzione dell’acqua prelevata dalla falda e dai corsi d’acqua. Inoltre, Veneto Agricoltura si occuperà dell’attività di comunicazione rivolta alla cittadinanza e di formazione verso i soggetti del sistema della conoscenza (consulenti, rappresentati dell’associazionismo, ricercatori, ecc.).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Sabato 24 aprile 2021, dalle 10 alle 12, webinar di Confartigianato Imprese Veneto sulle Comunita’ Energetiche dal museo del ‘900 di Mestre (VE)

Comunita energetiche

Sabato 24 aprile, dalle 10 alle 12, si svolgera’ in diretta zu ZOOM e Facebook un interessante incontro virtuale dedicato alle Comunita’ Energetiche organizzato da Confartigianto Imprese Veneto, che ha tra i propri obiettivi quello di favorire la transizione verso modi di produzione e consumo più sostenibili. In questo quadro, un compito significativo è ricoperto, per l’appunto, dalle comunità energetiche, ossia unioni di utenti – famiglie e imprese – che aderiscono volontariamente ad un contratto per concorrere a produrre, consumare e gestire energia rinnovabile attraverso uno o più impianti locali, condividendo i benefici economici e sociali che ne derivano.

Appuntamento dedicato a imprese, cittadini e decisori. Quella della produzione distribuita di energia è un’idea che accompagna Confartigianato sin dai primi anni 2000 e che oggi, grazie anche all’evoluzione tecnologica, è matura per una discussione più estesa che porti a riflettere sui cambiamenti che avvengono per effetto di applicazioni e soluzioni orientate a migliorare la qualità dei luoghi in cui viviamo oltre all’impatto e all’efficienza ambientale delle attività che svolgiamo. L’appuntamento è dedicato a imprese, cittadini e decisori ed è finalizzato a rafforzare la consapevolezza dello sviluppo urbano sostenibile, favorire la conoscenza della produzione distribuita di energia da fonti rinnovabili, stimolare il confronto tra gli attori: tra questi ultimi certamente le micro e piccole imprese nel duplice ruolo di partner tecnologici e di partecipanti attivi alle stesse comunità.

Programma. 10.00 – SALUTI Siro Martin presidente Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia, Transizione energetica e polo museale M9. Fabrizio Renzi consigliere delegato M9 District 10.20 – INTRODUZIONE Dario dalla Costa presidente Nazionale Federazione Impianti Confartigianato 10.30 – RELAZIONI La sostenibilità come obiettivo, il riciclo come strategia, il territorio come laboratorio, Stefano Munarin docente Università Iuav di Venezia. Le Comunità energetiche: scenari ed esempi, Francesco Causone docente Politecnico di Milano 11.10 – TAVOLA ROTONDA Gianni Pietro Girotto presidente Commissione Industria Commercio Turismo Senato della Repubblica, Roberto Marcato assessore allo Sviluppo Economico Energia Legge Speciale per Venezia – Regione Veneto, Massimiliano De Martin, assessore Urbanistica Edilizia Privata Ambiente Comune di Venezia, modera: Martina Zambon giornalista Corriere del Veneto CONCLUSIONI  presidente Confartigianato Imprese Veneto.

Le credenziali di accesso per poter seguire l’evento su ZOOM saranno inviate direttamente a tutti coloro, che procederanno all’iscrizione tramite Eventbrite. E’ comunque possibile seguire il seminario in diretta sulla pagina Facebook di Confartigianato Veneto (https://www.facebook.com/ConfartigianatoImpreseVeneto/).

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Subsidenza, Governo da’ il via ai progetti di trivellazione in Polesine, Anbi Veneto solleva la questione

“Apprendiamo con sorpresa che lo scorso 29 marzo il Ministero della Transizione Ecologica ha dato il via a diversi progetti di trivellazione per l’estrazione di idrocarburi, uno dei quali interessa il tratto di costa adriatica di fronte a Veneto ed Emilia-Romagna con la ripresa di estrazioni ad opera della società Po Valley Operation Ltd, tramite la piattaforma di Teodorico”. Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 consorzi di bonifica della regione. 

“Appena tre anni fa – spiega il presidente di ANBI Veneto – , il Governo, sulla scia della Legge “Ravenna” del 1980, aveva rifinanziato, dopo anni sospensione, gli interventi di mitigazione, nel Polesine e nella vasta area costiera a confine tra Veneto ed Emilia-Romagna, dei danni causati dalla subsidenza, l’abbassamento del suolo causato dall’indiscriminato prelievo di gas metano avvenuto in quella zona tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso. Tali finanziamenti, oltre a ristorare un territorio pesantemente colpito dal punto di vista economico e sociale, rappresentavano peraltro una rinnovata presa di coscienza di questo disastro ambientale causato da un’idea di sviluppo non sostenibile”. 

“La ripresa delle estrazioni a pochi chilometri dalla costa contraddice pertanto la Legge sulla subsidenza e la decisione di ristabilire i finanziamenti di mitigazione frutto di un grande lavoro di sensibilizzazione istituzionale coordinato da ANBI; ma ancor più – conclude Francesco Cazzaro – contraddice gli appelli allo sviluppo sostenibile più volte lanciati dal Governo”.

Mobilita’ elettrica, svolta possibile solo se l’Unione Europea accelera la realizzazione delle infrastrutture di ricarica

Con il Green Deal europeo annunciato nel dicembre 2019, l’UE mira a ridurre, entro il 2050, le proprie emissioni di gas a effetto serra generate dai trasporti del 90 % rispetto al 1990, nell’ambito di più ingenti sforzi profusi per divenire un’economia climaticamente neutra. I trasporti generano circa un quarto di tutte le emissioni di gas a effetto serra nell’UE, prevalentemente (72 %) tramite il trasporto su strada. Una parte essenziale della riduzione delle emissioni generate dal trasporto su strada consiste nel passare gradualmente a modi di alimentazione alternativi, a minore intensità di carbonio.

Nel 2020, nonostante il generale calo delle immatricolazioni di nuovi veicoli dovuto alla pandemia di COVID-19, il segmento dei veicoli elettrici e ibridi ricaricabili ha visto crescere considerevolmente la propria quota di mercato. Le reti di ricarica, tuttavia, non si stanno sviluppando allo stesso ritmo. “La mobilità elettrica necessita di un numero sufficiente di infrastrutture di ricarica. Ma affinché tali infrastrutture siano costruite, è necessario che ci siano maggiori certezze circa la diffusione dei veicoli elettrici”, ha dichiarato Ladislav Balko, membro della Corte responsabile della relazione. “Lo scorso anno, un’autovettura ogni dieci vendute nell’UE era ricaricabile elettricamente, ma le infrastrutture di ricarica non sono accessibili in modo uniforme nell’UE. La Corte ritiene che la Commissione dovrebbe fare di più per sostenere una copertura della rete in tutta l’UE e garantire che i fondi UE vadano là dove sono maggiormente necessari”.

L’UE sostiene gli Stati membri nella realizzazione di infrastrutture di ricarica elettrica mediante strumenti di intervento, coordinamento e finanziamenti. Secondo la Corte, non è stata realizzata un’analisi completa del deficit infrastrutturale, che stabilisse quante stazioni di ricarica accessibili al pubblico fossero necessarie, dove avrebbero dovuto essere situate e quale potenza avrebbero dovuto erogare. I finanziamenti forniti mediante il meccanismo per collegare l’Europa (MCE) non sono sempre andati là dove erano maggiormente necessari, e non vi erano valori-obiettivo chiari e coerenti né requisiti minimi in materia di infrastrutture a livello UE. Sistemi informativi e di pagamento differenti complicano l’esperienza dell’utente. Ad esempio, tra le diverse reti vi sono scarse informazioni coordinate sulla disponibilità in tempo reale, sui dati di ricarica e sui dettagli di fatturazione.

Raccomandazioni. Nella prospettiva del riesame in corso del quadro strategico e normativo in materia di mobilità elettrica, la Corte raccomanda alla Commissione europea di preparare una tabella di marcia con i termini entro cui raggiungere i valori-obiettivo per le infrastrutture di ricarica e di stabilire norme e requisiti minimi. Raccomanda inoltre di destinare i finanziamenti sulla base di criteri oggettivi e di analisi del deficit infrastrutturale, nonché di garantire che i progetti cofinanziati offrano un accesso sostenibile e non discriminatorio a tutti gli utilizzatori.

Fonte: servizio stampa Corte dei Conti europea

Trentino. Nella riserva naturale Fontanazzo due prati biodiversi al posto dei campi coltivati

Lo stagno grande della riserva Fontanazzo (foto Giancarlo Orsingher)

(di Giancarlo Orsingher, socio Argav, articolo pubblicato anche sul mensile trentino IlCinque) Fra le aree umide tutelate dalle normative europee, quella del “Fontanazzo” nel comune di Grigno è una delle più estese del Trentino. Con i suoi 53 ettari e rotti che si estendono in destra Brenta poco a valle dell’abitato di Selva è un esempio di ontaneta di fondovalle, un tipo di habitat divenuto ormai piuttosto raro.

Caratterizzata da un bosco umido a tratti suggestivo per la presenza di canali abbandonati e completamente sommersi dalla vegetazione arborea, rappresenta un’area umida di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili, oltre che per la nidificazione, la sosta e lo svernamento di specie di uccelli protette o in forte regresso. Lo “stagno grande”, proprio in mezzo alla zona di protezione è un paradiso per questi e altri animali.

Oltre a qualche superficie a prato stabile, all’interno dei confini della zona protetta sono presenti anche alcuni appezzamenti coltivati a mais o soia che, oggettivamente, poco si conciliano con la destinazione ad “area di protezione”, non fosse altro per l’inevitabile apporto di sostanze chimiche legate alla coltivazione come concimi, fitofarmaci e pesticidi. Da alcuni anni l’associazione Selva Green, che ha base nella frazione del comune di Grigno dalla quale prende il nome, è impegnata in iniziative di sviluppo locale partecipato volte a salvaguardare l’ambiente naturale della zona e a valorizzare il territorio. L’ultima attività, avviata a fine marzo nell’ambito del progetto “NVIATE – Nuova Vita Al Territorio”, vincitore del bando a carattere regionale “Generazioni 2020”, ha per oggetto proprio il recupero dei campi fino ad oggi coltivati a cereali o leguminose all’interno dell’area tutelata.

In futuro, due prati “biodiversi”. Per ora si tratta di 3.500 metri quadrati messi a disposizione dal proprietario Paolo Marighetti sui quali l’associazione, con in testa Stefano Marighetti, ha avviato un progetto che porterà alla formazione di un prato polifita con incremento della biodiversità nell’area e, conseguentemente, attirando api e altri insetti impollinatori. Dall’achillea alla vulneraria, dall’avena alla campanula passando per la centaurea, la festuca, il caglio, l’iperico, il trifoglio, la silene, la salvia e il ranuncolo sono una trentina le specie perenni selvatiche seminate nei giorni scorsi e che daranno vita a due prati “biodiversi”. L’auspicio – come ci spiega Gerri Stefani – è che i campi diventino innanzitutto “terreno di caccia” delle api allevate a poche centinaia di metri di distanza da tre residenti della zona, ma che anche altri insetti attingano a piene zampe dal Bengodi che fra qualche settimana comincerà a crescere a Fontanazzo.

E proprio per verificare la risposta degli insetti all’aumento della biodiversità è in programma una campagna di monitoraggi pluriennale che inizierà in estate probabilmente in collaborazione con la Fondazione E. Mach e con la Rete di Riserve del fiume Brenta: controlli periodici sul campo diranno se, quanto e come aumenterà la presenza di insetti pronubi. Una fase, questa, che potrebbe in parte essere realizzata con la partecipazione di popolazione locale e mondo scolastico, che sarebbe bello anche coinvolgere nella costruzione di “hotel per insetti”: rifugi artificiali realizzati con canne, pezzi di corteccia, paglia, mattoni forati, tronchi di legno, ecc. pensati per ospitare, soprattutto nel periodo invernale, insetti utili sia per l’impollinazione che nella lotta biologica e che potrebbero essere poi posizionati in giardini e campi.

L’azione di Selva Green non si fermerà però qui, perché l’intenzione è che questi primi 3.500 metri quadrati diventino, a partire dal secondo o dal terzo anno, dei “prati donatori” di semente biodiversa da poter poi spargere in altri appezzamenti, sia all’interno dell’area “Natura 2000” del Fontanazzo che in zone limitrofe. Un passo successivo, sicuramente ambizioso, sarebbe quello di poter procedere all’analisi chimica del miele prodotto con il polline del “prato biodiverso”, per verificarne la qualità e soprattutto la salubrità. L’attività di Selva Green – conclude Gerri Stefani – è rivolta anche alla lotta alle specie aliene infestanti e in questo senso si è indirizzato un recente intervento di taglio della balsamina da un prato di proprietà comunale nei pressi del Fontanazzo.

foto Giancarlo Orsingher

Conoscere il Fontanazzo. La riserva naturale Fontanazzo è un’area così ricca di ambienti da poter essere definitva un “ecomosaico”. La sua importanza è stata riconosciuta a livello europeo al punto da essere inserito sia nell’elenco delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva “Uccelli” sia nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) ai sensi della Direttiva “Habitat”. E’ così una delle oltre 27.000 aree “Natura 2000” dell’Unione europea destinate alla conservazione della diversità biologica. Fontanazzo è visitabile grazie a un percorso complessivo di circa 4 chilometri (in parte esterno all’area protetta) che inizia lungo la strada che collega la frazione di Selva a Grigno. Segnalato e arricchito da punti di osservazione della fauna e da bacheche illustrative che ne illustrano le peculiarità naturalistiche è in parte anche attrezzato per essere utilizzato da persone con difficoltà motorie.

Giovedì 1 aprile 2021, ore 18, webinar Argav “Autostrade per l’acqua. Le grandi arterie irrigue del Nord Italia”

Nel calendario delle attività on-line, Argav, in collaborazione con Anbi Veneto, presenta giovedì 1 aprile dalle ore 18 una videoconferenza (webinar)sul tema “Autostrade per l’acqua – le grandi aste irrigue del Nord Italia”, vale a dire i canali Cavour (Piemonte), Villoresi (Lombardia), C.E.R.(Emilia Romagna), L.E.B. (Veneto); a fare da fondamentale cornice sarà il Grande Fiume, cioè il Po. A  pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo), ci srà così modo di conoscere le grandi infrastrutture idriche che, oltre a migliorare la produttività agricola,  rivestono importanti funzioni ambientali (e non solo). 

Programma. Saluti: Francesco Vincenzi, presidente ANBI, Francesco Cazzaro, presidente ANBI Veneto, Moreno Cavazza, presidente Consorzio Lessinio Euganeo Berico. Interventi: Meuccio Berselli, segretario generale Autorità Bacino Distrettuale Fiume Po – Parma, Mario Fossati, direttore Consorzio Coutenza Canali Cavour – Vercelli, Laura Burzilleri, direttrice Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi – Milano, Paolo Mannini, direttore Consorzio Canale Emiliano Romagnolo – Bologna, Matteo Dani, capo settore tecnico Consorzio Lessinio Euganeo Berico – Cologna Veneta (Verona). Coordina Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

Il webinar sarà trasmesso in diretta su  www.facebook.com/argav.giornalistiagroalimentariambientali. Chi voglia partecipare sulla piattaforma Teams deve inviare esplicita richiesta all’indirizzo stampargav@gmail.com , indicando il proprio nome, cognome, qualifica/organizzazione e, nel caso sia giornalista, testata giornalistica. 

 

Polesine. Una nuova quercia (di Dante) per San Basilio.

Si narra che il grande Dante Alighieri, perdendosi in quello che era un fitto bosco nel Delta del Po, smarrì la via riuscendo a ritrovarla grazie ad un possente albero: una enorme quercia che, per oltre cinquecento anni, ha fatto da sentinella al Po e che è diventata leggenda. La Grande Rovra, meglio conosciuta come La Quercia di Dante, non ha resistito al passare dei secoli e nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2013, dopo un violento temporale, è crollata lasciando un grande vuoto. Ma dalle sue radici è nata una nuova quercia, che è stata piantumata vicino al luogo in cui prosperava la sua maestosa antenata, a San Basilio, nel comune di Ariano nel Polesine (RO).

foto Fondazione Cariparo

Un evento simbolico, che celebra il settimo centenario della morte del Sommo Poeta e che arriva a conclusione della mostra Visioni dell’Inferno, ospitata a Palazzo Roncale (RO), cuore pulsante di un grande progetto culturale: La Quercia di Dante. Infatti, sempre a San Basilio, parallelamente alla piantumazione della nuova quercia, la Fondazione Cariparo offrirà ai visitatori del Centro Visite di San Basilio l’opportunità di conoscere la storia della Quercia di Dante. Ha scelto di farlo donando alcuni materiali realizzati appositamente per la mostra da poco conclusa a Palazzo Roncale. La Fondazione ha infatti acquistato il dipinto di Brigitte Brand, che illustra il legame tra Dante e la Grande Quercia, per donarlo a questo territorio. L’opera, ora esposta a San Basilio, va ad arricchire la sezione del museo riservata alla Quercia di Dante. San Basilio avrà a disposizione anche le immagini della campagna fotografica realizzata dal fotografo Aldo Pavan sui luoghi più spettacolari del Delta e di quel ramo del Po ormai leggendario. Punti di interesse che, a piedi o noleggiando una bicicletta, il turista è invitato a raggiugere.

Fonte: Fondazione Cariparo

Situazione idrica in Italia: mancano 5 miliardi di metri cubi d’acqua rispetto a quanto previsto 50 anni fa

In Italia non dobbiamo compiere il miracolo di trasformare il deserto in una terra florida, bensì dobbiamo utilizzare al meglio i talenti affidatici con un territorio straordinario, che va altresì difeso dalla minaccia dell’aridità”: è in questa, evocativa immagine che Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI), indica, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, svoltasi lo scorso 22 marzo, la strategia idrica, che l’Italia dovrebbe seguire.

I “talenti” sono dati da un andamento pluviometrico che, nonostante l’estremizzazione degli eventi atmosferici, vede cadere annualmente sull’Italia 1000 millimetri di pioggia (quasi mm. 2.000 in alcune zone del Friuli Venezia Giulia e della Liguria e solo mm. 300 su aree della Puglia), pari ad un volume complessivo di circa 300 miliardi di metri cubi, oltre la  metà dei quali, però, vengono restituiti in atmosfera attraverso l’evapotraspirazione; si calcola, quindi, che il patrimonio idrico potenzialmente a disposizione sia di circa 110 miliardi di metri cubi, di cui solo 53 miliardi realmente utilizzabili. “Di questa ricchezza riusciamo, però, a trattenere solo  5,8 miliardi, cioè circa l’11%. Il talento, che dobbiamo sviluppare è aumentare tale percentuale” precisa il presidente di ANBI.

Al proposito, ANBI ha indicato fin dal 2017, unitamente all’allora Struttura di Missione #italiasicura, una strategia fatta di 2.000 invasi medio-piccoli da realizzare in 20 anni grazie ad un investimento di circa 2.000 miliardi di euro; contestualmente sono stati  presentati i primi 218 progetti, interessanti 17 regioni (il maggior numero, 73, in Veneto, ma  è la Calabria, la regione ad abbisognare di maggiori investimenti: 527 milioni di euro). A Settembre 2020, nella prospettiva del Recovery Plan, ANBI ha presentato un Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica del Paese, comprendente, innanzitutto, la manutenzione straordinaria di 90 bacini, in buona parte interriti. “La loro capacità – afferma Massimo Gargano, direttore Generale di ANBI – è ridotta del 10,7% a causa della presenza di oltre 72 milioni di metri cubi di sedime, depositati sul fondo: 46 bacini sono al Sud, 36 al Centro, 9 al Nord.” Oltre a ciò, il Piano ANBI prevede  il completamento di 16 bacini (capacità complessiva: mc. 96.015.080; investimento: quasi 452 milioni di euro) e la realizzazione di 23 nuovi invasi (capacità complessiva: mc. 264.493.800; investimento: circa 1 miliardo e 231 milioni di euro).   

“Sono tutti progetti definitivi ed esecutivi, cioè in avanzato iter burocratico e quindi capaci di rispettare il cronoprogramma indicato dall’Unione Europea, garantendo quasi 10.000 posti di lavoro. Per questo – insiste il dg di ANBI– ribadiamo la richiesta di inserimento nel Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza. E’ utile ricordare che, ancora nel 1971(!), la Conferenza Nazionale delle Acque aveva indicato in almeno 17 miliardi di metri cubi, la necessità di invaso  necessaria a soddisfare le esigenze del Paese al 1980(!); oggi, secondo i dati del Comitato Italiano Grandi Dighe, tale capacità ammonta a 13,7 miliardi di metri cubi, di cui però è autorizzato l’uso di solo 11,9 miliardi, un volume ben lontano da quanto previsto  50 anni fa!  Risulta evidente, secondo l’ANBI,  l’urgente necessità di incrementare sensibilmente le capacità di invaso per sopperire alle esigenze idriche in un quadro condizionato dalla crisi climatica, dove ormai piove in maniera sempre più “tropicale” ( grandi volumi in autunno-inverno, poco in primavera-estate) con ripetuti fenomeni alluvionali in tutte le regioni (negli anni recenti, lo Stato spende mediamente 3 miliardi e mezzo all’anno per riparare i danni) e stagioni siccitose anche in aree, dove nel passato tali fenomeni erano molto rari (la situazione è già oggi critica in Sicilia e condizioni di sofferenza idrica si stanno ripetendo sulla fascia adriatica dell’Appennino). 

Ad innervare  d’acqua il territorio italiano è una rete di circa 200.000 chilometri di corsi d’acqua (circa 5 volte la circonferenza della  Terra), bisognosa di manutenzione straordinaria di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici. I Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno pronti 729 progetti cantierabili (ricompresi nel Piano ANBI per l’Efficientamento della Rete Idraulica del Paese: 241 al Nord, 266 al Centro, 222 al Sud), capaci di garantire quasi 12.000 posti di lavoro con un investimento di circa 2 miliardi e 365 milioni di euro. “Nella Giornata Mondiale dell’Acqua  – conclude Gargano – è stato opportuno segnalare con forza che la fondamentale funzione del reticolo idraulico minore, rischia ora di essere pregiudicata dall’applicazione meccanica dei parametri comunitari del  Deflusso Ecologico, evoluzione del Minimo Deflusso Vitale, già in essere nel nostro Paese. L’obbiettivo di garantire le condizioni di vivibilità dei corsi d’acqua è prioritario ma, come sempre, deve essere declinato in base alle realtà locali. E’ evidente che le fluenze dei grandi fiumi continentali sono assai diverse da quelle dei corsi d’acqua italiani, dove anche il Po è ormai caratterizzato da un andamento torrentizio con forti escursioni di portata.”

“I corpi idrici vanno rispettati, ma il pericolo di un’interpretazione rigida dei parametri – comunica preoccupato Vincenzi – è di non avere più a disposizione  l’acqua sufficiente a garantire un territorio riconosciuto nel mondo e di cui sono parte integrante i fontanili, le marcite, i prati stabili, la policromia dei panorami; l’uso delle risorse idriche è determinante anche per mantenere l’equilibrio ambientale. E’ una battaglia, che stiamo conducendo attraverso Irrigants d’Europe e sulla quale, proprio in questa giornata, chiediamo l’impegno dell’intero Paese.”

Fonte: Servizio stampa Anbi

22 marzo, nella Giornata mondiale dell’acqua, Veneto protagonista del simposio nazionale dei Consorzi di bonifica con la videoconferenza “Terrevolute 2022-Il valore dell’acqua”

Terrevolute 2019

C’è molto Veneto nel convegno nazionale dedicato al “Valore dell’acqua” che vedrà riuniti, pur virtualmente, i Consorzi di bonifica di tutto il Paese lunedì 22 marzo In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, infatti, Anbi, l’Associazione Nazionale Consorzi di Gestione e Tutela delle Acque Irrigue, ha promosso la videoconferenza “Terrevolute 2022 – Il valore dell’acqua”, trasmessa in diretta dalle 14.15 sul canale Facebook di Anbi e rilanciata a livello regionale su Facebook.com/AnbiVeneto, nel corso della quale saranno introdotti i temi di Terrevolute 2022, il Festival della Bonifica ideato da Anbi Veneto e dall’Università di Padova, che dopo le prime 3 edizioni a San Donà di Piave (Ve) ha ormai a assunto un’importanza nazionale grazie all’approccio che unisce registri tecnico-scientifici e divulgativi nel trattare il rapporto tra acqua, uomo e ambiente.

Il 2022, del resto, sarà un anno molto importante per la bonifica italiana, ricorrerà infatti il centenario del Congresso Regionale delle Bonifiche Venete che nel marzo del 1922 pose a livello nazionale le basi di un nuovo modo di fare bonifica, unendo pratiche di sanificazione a pratiche di gestione delle acque a uso irriguo. Da qui, l’importanza di Terrevolute 2022, un festival che, sempre a San Donà di Piave – sotto il coordinamento dell’Anbi nazionale che sta coinvolgendo Università, organizzazioni, istituzioni di tutto il Paese – intende porre le basi per una nuova gestione sostenibile del territorio, partendo dalle acque di bonifica, così come il Congresso del 1922 pose le basi per la bonifica che conosciamo.

Il webinar rappresenta in questo senso un appuntamento da non perdere per una panoramica a 360° sulle tematiche che riguardano l’acqua trasportata dai fiumi e dalla rete idraulica minore. Tanti i temi trattati e i relatori coinvolti, tra i quali spiccano i veneti Giampaolo Vallardi, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Margherita Vanore, docente di progettazione urbana dello IUAV di Venezia, Maurizio Borin, docente del dipartimento di Agronomia dell’Università di Padova, nonché, sempre per l’Università di Padova, la curatrice di Terrevolute Elisabetta Novello. A fare gli onori di casa: il presidente e il direttore nazionali di Anbi Francesco Vincenzi e Massimo Gargano

Il webinar sarà diviso in due parti. La prima riguarda gli aspetti normativi e amministrativi: si parlerà di “Acqua e Costituzione” (Alfonso Celotto, Roma Tre), “Sostenibilità” (Carlo Pilia, Università di Cagliari), “Comunità Europea” (Paola Grossi, avvocato), “Fisco e incentivi per la valorizzazione delle risorse idriche” (Gabriele Sepio, Accademia Guardia di Finanza), “Programma MIUR 2021-2027” (Fabrizio Borin, Università di Padova). Nella seconda parte (inizio alle 17.00) si parlerà di paesaggio, comunicazione e innovazione tecnologica: “Paesaggio” (Margherita Vanore, IUAV), “Acque reflue” (Claudio Gandolfi, Università di Milano), “Irrigazione” (Marco Mancini, Politecnico di Milano), “Qualità delle acque” (Giuseppe Castaldelli, Università di Ferrara, Parma e Firenze), “Trasferimento tecnologico” (Carlo Maria Medaglia, Link Campus University).

Fonte: Servizio stampa Anbi Venet