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Venerdì 11 dicembre 2020, dalle 18 webinar Argav sulle novità dell’enciclica Laudato Sì

Il socio Efrem Tassinato in un recente incontro con Papa Francesco

Prosegue l’attività “a distanza” Argav indotta dalle condizioni sanitarie e dal rispetto delle disposizioni del Governo. Venerdì 11 dicembre p.v., dalle ore 18 alle ore 19:30, terremo un webinar ( videoconferenza) sulla piattaforma Zoom su un tema in sintonia con il periodo natalizio che, seppur fra molte difficoltà, ci apprestiamo a vivere: “E venne ad abitare in mezzo a noi: le novità dell’enciclica Laudato sì di Papa Francesco e l’impegno delle giovani generazioni per l’ambiente“.

Grazie all’interessamento della neosocia, Romina Gobbo, saranno nostri interlocutori Alfonso Cauteruccio e Christiana Ruggeri, rispettivamente presidente e vicepresidente Greenaccord onlus, associazione internazionale di ispirazione cristiana, nata per stimolare l’impegno di uomini e donne di qualsiasi credo e confessione religiosa sul tema della salvaguardia della natura. 

3 animaliste da mesi in sciopero della fame per la liberazione di “Fratello Orso”

foto profilo Facebook Fratello Orso

(di Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, premio Argav 2019) Daniela Musocco è una signora di Vicenza di 61 anni, impiegata ed attivista della LAV, che dal 17 ottobre è in sciopero della fame (beve 4 litri di liquidi al giorno, una spremuta la matti, na e un brodo vegetale la sera) per la liberazione dei tre orsi, il famoso M49 “Papillon”, M57 e Dj3, prigionieri nel Casteller, la struttura di Trento dove sono assurdamente rinchiusi.

Le ho telefonato mercoledì 3 dicembre, dopo aver letto la notizia sul Corriere del Veneto del 21 novembre. Pensavo avesse smesso, invece mi ha detto “No, sono al 48° giorno di digiuno e non ho alcuna intenzione di smettere se non li liberano, ma c’è l’indifferenza più totale dei nostri rappresentanti, anche del Presidente Conte, che doveva essere l’avvocato degli italiani (evidentemente non il mio) e del Ministro dell’ambiente Costa, che si è dichiarato dalla parte degli orsi, salvo poi lasciarli in balia del Presidente della provincia di Trento Fugatti”. “Neanche il Presidente Mattarella ha speso una parola per questa deprecabile situazione” scrive su Facebook nella pagina “Fratello Orso” che aggiorna quotidianamente. Parlando con lei, ho scoperto che ci sono altre due ragazze della Valtellina che stanno facendo lo stesso sciopero della fame ad oltranza, ed hanno iniziato prima di lei, il 21 settembre, più di 70 giorni fa!

Daniela dice che gli orsi non vanno in letargo se sono in cattività, che sono sedati da mesi e perciò rischiano di morire. Potrebbero essere liberati col radiocollare, andare in letargo tranquilli, visto che quest’inverno non si scia ed essere poi controllati al risveglio. La pagina FaceBook “Fratello Orso(che vi invito caldamente a visitare) raccoglie le testimonianze anche di una serie di artisti che la sostengono, da Donatella Rettore a Red Canzian (Pooh), a Fiordaliso, che condividono le tesi delle tre animaliste in sciopero: due orsi possano essere recuperati liberandoli nel loro habitat mentre il terzo ha bisogno di un’altra struttura. In Abruzzo si sono trovate soluzioni diverse (per esempio i cassonetti dei rifiuti anti-orso), che garantiscono il quieto vivere degli umani e degli animali. Mi pare veramente assurdo che Daniela e le due ragazze rischino la vita (e comunque la salute) senza che a Trento nessuno lo sappia.

Martedì 1 dicembre, incontro on line per indagare la storia del vivaismo, dei giardini e del paesaggio attraverso i cataloghi dei vivai

Martedì 1 dicembre alle ore 18 si conclude il ciclo di incontri online “La biblioteca incontra” dedicato alla valorizzazione del patrimonio librario e documentario della Fondazione Benetton Studi Ricerche. L’appuntamento conclusivo porrà l’attenzione sui cataloghi dei vivai, poco noti e indagati, ma in realtà fonti preziosissime per una storia del vivaismo, dei giardini e del paesaggio. Interverranno, insieme a Francesca Ghersetti, responsabile del centro documentazione della Fondazione Benetton, Filippo Pizzoni, aMAZING_sTUDIO e vicepresidente di Orticola di Lombardia e Franca Gambini, Accademia Agraria di Pesaro e presidente della Società Italiana Amici dei Fiori. Per partecipare all’incontro su Zoom ci si deve iscrivere attraverso l’apposito link pubblicato nei canali social e nel sito della Fondazione Benetton Studi Ricerche, www.fbsr.it. Gli iscritti riceveranno via email il link di Zoom per prendervi parte.

Nella storia dei giardini italiani sono noti – e sono stati studiati – i committenti e i progettisti; molto meno noti sono gli esperti orticoltori (quelli che gli inglesi chiamano plantsman), i capo–giardinieri e i giardinieri che hanno contribuito in maniera sostanziale alla realizzazione dei grandi giardini italiani. Ancor meno noti sono gli stabilimenti d’orticoltura e i vivai che dalla metà dell’Ottocento sono stati il primo motore di una stagione, in Italia, di grande crescita del sapere botanico, di evoluzione delle tecniche orticole e di impulso alla creazione di nuovi giardini, anche grazie alle innumerevoli specie esotiche introdotte in Europa, all’affermarsi del collezionismo botanico e allo sviluppo del verde pubblico urbano con la nascita di parchi pubblici in ogni città italiana.

Si tratta di un ambito ancora largamente da studiare, che offre notevoli spunti di interesse, nel quale la redazione e la diffusione dei cataloghi delle produzioni florovivaistiche giocano un ruolo di primaria importanza. Non solo per conoscere la nascita e l’evoluzione di un nuovo mercato, dal punto di vista economico e sociale, o come mezzi di promozione e informazione culturale, ma anche dal punto di vista della sperimentazione e della divulgazione di tecniche colturali innovative. Ma ancor di più, i cataloghi dei vivai rappresentano fonte primaria di studio e conoscenza nell’ambito di discipline come la storia dei giardini e del paesaggio o il restauro di parchi storici, consentendo di comprendere aspetti fondamentali quali, ad esempio, la moda del collezionismo botanico o l’evolversi dell’estetica e del gusto in materia di piante e giardini, dall’Unità d’Italia sino a oggi.

Si tratta di documenti preziosi, raramente disponibili anche nelle biblioteche di settore, presenti negli archivi e nelle biblioteche di professionisti e studiosi – come ad esempio in quella di Ippolito Pizzetti conservata in Fondazione Benetton – che meritano di essere adeguatamente studiati e valorizzati.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton

Trentino. In Valsugana gli “alieni” sbarcati possono causare gravi danni

Visone in Valsugana_1 (foto Doriano Stefani)

(di Giancarlo Orsingher, socio Argav, articolo pubblicato anche su ilcinque.info) Una gita in bici o una passeggiata nel fondovalle della Valsugana, magari nella zona della Riserva naturale provinciale Fontanazzo di Grigno, può portare a degli incontri inaspettati. Nel giugno scorso c’era stato l’avvistamento eccezionale dell’orso “acrobata” di Calliano, in trasferta lungo il fiume Brenta, ma con un po’ di fortuna ci si può imbattere in qualche altro animale strano, sicuramente non tipico della nostra zona; un animale, appunto, “alieno”.

E’ il caso del visone americano (Neovison vison), un mustelide parente della puzzola che, come dice il nome, è nativo dell’America settentrionale. Di questa specie si era parlato di sfuggita nella primavera scorsa, quando un esemplare venne catturato all’interno di uno stabilimento di Borgo Valsugana per poi venir dato in custodia a un privato e morire infine non avendo resistito alla cattività. Ma la presenza di questo mustelide in Valsugana risale ormai ad alcuni anni fa, come ci racconta Gerri Stefani, laureato in scienze naturali di Tezze di Grigno, profondo conoscitore del territorio e soprattutto dell’asta del fiume Brenta verso il confine con il Veneto. “Il mio primo avvistamento di visone americano risale al 2013 o 2014 nella zona fra Grigno e Tezze quando ne vidi un esemplare nel fiume Brenta. Più tardi ne venne anche trovato uno morto alle foci del rio Resenzuola. Da allora gli incontri con questo mustelide sono stati più di uno, il più recente qualche settimana fa nella zona del biotopo Fontanazzo quando, in occasione di un’escursione guidata, ne abbiamo visti due.”

Come è arrivato da noi questo animale? Per capire come è arrivato dobbiamo andare indietro fino attorno al 1970 quando, in una frazione del Comune di Lusiana Conco, qualche chilometro a nord ovest di Bassano, viene fondata l’azienda “Savi”, un allevamento di visoni americani, animali da pelliccia. Nel 2005 un blitz animalista arreca gravi danni all’azienda senza però intaccare i circa 15.000 capi presenti. Tra il 2008 e il 2010 altri due blitz nell’allevamento di Lusiana Conco hanno portato allo scassinamento delle gabbie e alla liberazione di alcune migliaia di visoni, che in parte sono morti perché incapaci di sopravvivere in libertà, in parte sono stati ricatturati, ma in parte si sono inseriti nell’ambiente, allontanandosi gradualmente dalla zona di Lusiana, arrivando al Brenta e cominciando a colonizzarlo sia a monte che a valle del bassanese. Il visone americano infatti è un animale carnivoro che vive lungo i corsi d’acqua e anche in acqua; è capace di immergersi fino a cinque metri di profondità e di nuotare per alcune decine di metri sott’acqua; è un predatore che si nutre di piccoli roditori, pesci, anfibi e può causare danni ai nidi degli uccelli acquatici. La presenza di questa specie aliena è quindi un problema non indifferente per la biodiversità del nostro territorio e del nostro ambiente fluviale in particolare. Nel maggio 2017 in risposta ad un’interrogazione sulla presenza del visone americano lungo il Brenta trentino, l’allora assessore provinciale Michele Dallapiccola affermava che “ad oggi sembra che si tratti di un solo esemplare e, non essendoci allevamenti in zona, tutto lascia supporre che il problema rientrerà da solo con il tempo, anche se la questione non va sottovalutata”.

Visone in Valsugana (foto Doriano Stedani)

La situazione è cambiata negli ultimi tre anni? Intanto c’è da dire che l’allevamento di Lusiana Conco, che con circa 30.000 capi era arrivato ad essere uno dei più grandi d’Italia, ha chiuso i battenti nel 2018 per motivi ambientali: i titolari avrebbero dovuto effettuare la bonifica dell’amianto presente nei capannoni che però, probabilmente, hanno considerato troppo onerosa; inoltre il mercato delle pellicce si è ridotto di molto rispetto al passato e quindi l’attività non è stata forse considerata più sufficientemente remunerativa. Il rischio di ulteriori “rilasci” perciò non c’è. Di sicuro attualmente la presenza del visone americano nel tratto del Brenta trentino non è limitata a un solo esemplare, ma non è possibile dire quanti ce ne siano perché non è mai stato fatto un monitoraggio specifico, che sarebbe estremamente utile attivare per poi pensare a delle azioni di gestione della specie. E’ assolutamente necessario fermare questo animale prima che risalga il Brenta fino ai laghi di Levico e Caldonazzo perché i danni alla fauna locale che potrebbe arrecare lì sono ancora maggiori. Già nella zona dell’Ampliamento Biotopo Sorgente Resenzuola, poco sopra Tezze la sua attività predatoria potrebbe mettere a rischio l’esistenza di specie molto significative come il martin pescatore, lo scazzone, il gambero di fiume e quella che è forse la popolazione più interessante del Trentino di lampreda padana.

Che cosa si dovrebbe fare? Come detto, il primo intervento dovrebbe essere un monitoraggio puntuale della presenza del visone americano in zona, magari prendendo spunto da quanto fatto negli anni passati nel vicino Veneto. Possono essere sicuramente utili le esperienze di altre iniziative legate alle specie aliene, come il progetto europeo LIFE “ASAP- Alien Species Awareness Program” coordinato dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale” e concluso nell’estate scorsa (lifeasap.eu). Sarebbero poi importanti azioni di divulgazione, informazione, didattica per far capire alla popolazione i problemi causati da questa e da altre specie aliene invasive, sia animali che vegetali, alcune delle quali vengono immesse nell’ambiente -accidentalmente o volontariamente- proprio dai cittadini, come ad esempio le tartarughe e i pesci rossi. Marco Olivari, direttore dell’Ufficio distrettuale forestale di Borgo Valsugana, conferma la presenza di alcuni esemplari di visone americano lungo l’asta del Brenta, segnalati soprattutto da guardiapesca, pescatori e dalla guardia ittico-venatoria. E’ stato ritrovato anche qualche individuo morto. Per il momento il punto più a ovest dove sicuramente il mustelide è arrivato è Borgo, alla confluenza del Moggio con il Brenta. Una quantificazione precisa della presenza dell’animale non è facile, ma comunque si tratta di qualche individuo, non di una popolazione consistente; questo comunque -prosegue Olivari- non significa che si debba abbassare la guardia, tutt’altro. La presenza del visone americano potrebbe diventare pericolosa per la fauna locale (ittica e non), a causa della sua adattabilità al territorio e della sua dieta “generalista” che comprende piccoli pesci, rane, crostacei, molluschi, uccelli acquatici, roditori.

La balsamina (Impatiens glandulifera), foto Gerri Stefani

Altre specie aliene. Se il visone americano è una specie aliena che può creare problemi al nostro territorio, ce ne sono altre che oltre ad essere aliene sono anche invasive e che problemi ne creano sicuramente. Ad esempio il gambero della Louisiana e la tartaruga palustre americana -inserite a differenza del visone nella lista delle specie aliene invasive di importanza a livello di Unione europea- presenti piuttosto diffusamente nei corsi d’acqua il primo e nei laghi di Caldonazzo e Levico la seconda. La tartaruga in particolare è arrivata in questi specchi d’acqua perché chi la teneva in casa come animale “da compagnia” se ne è voluto disfare, arrecando inconsapevolmente un grave danno all’ambiente: questi animali sono infatti carnivori e si cibano di girini, molluschi e piccoli pesci impoverendo la biodiversità delle nostre acque. Oltre a quelle inserite nella lista europea, ci sono altre specie aliene e invasive che stanno creando non pochi problemi in determinati territori e per quanto riguarda la nostra zona possiamo ricordare ad esempio la zanzara tigre e la lumaca rossa oppure la Drosophila suzukii e la cimice asiatica che ben conoscono i nostri frutticoltori. Se pensiamo alle piante presenti lungo l’asta del fiume Brenta, inserite o meno nella lista europea, possiamo ricordare ad esempio il poligono del Giappone o la balsamina, quel bel fiore rosa che costeggia la linea ferroviaria della Valsugana. Infine ricordiamo anche che alcune specie aliene invasive sono diffuse in Europa in maniera così ampia e da così tanto tempo che non vengono quasi più considerate tali; è il caso della comunissima robinia (Robinia pseudoacacia), originaria degli Stati Uniti sud-orientali, fu introdotta nel 1601 in Francia come albero ornamentale dai giardinieri del re Luigi XIII ed è stata poi usata in tutta Europa sia nei giardini che per il consolidamento dei terreni. Fra gli animali ricordiamo il pesce siluro, oggi presente in moltissimi fiumi italiani; originario dell’Europa Orientale e dell’Asia Occidentale, fu introdotto in Italia dall’inizio degli anni Cinquanta in poi per la pesca sportiva. 

Mercoledì 18 Novembre 2020 su 7 Gold Plus in collegamento dall’Uganda il Polesano Costantino Tessarin racconterà la sua battaglia per la foresta di Bugoma

Costantino Tessarin, operatore polesano di turismo sostenibile, il protagonista della puntata della trasmissione “Approfondimenti” in programma, mercoledì 18 Novembre prossimo, sulle frequenze di “7 Gold Plus” (canale dgt 92). 

In collegamento da Kampala, capitale dell’Uganda, l’ospite dialogherà con il conduttore, il presidente Argav Fabrizio Stelluto, raccontando la vicenda che lo vede fondatore e leader dell’Associazione per la Conservazione della Foresta di Bugoma, un’importante area tropicale, “santuario degli scimpanzè”, a rischio scomparsa per fare spazio a coltivazioni di canna da zucchero. 

La battaglia di Tessarin, al quale Argav ha dato voce in un webinar svoltosi a luglio scorso, è appoggiata dalla popolazione locale e sta coagulando una crescente pressione internazionale.  

La messa in onda della puntata è prevista alle ore  7.15 / 7.45 / 8.15/ 12.45 / 13.15 / 13.50/ 17.45 /  /19.15/ 19.45/ 20.15/ 21.00/ 23.30/ 1.00/  1.20 / 3.15 / 4.45 / 6.30 e sarà anticipata da un”lancio” alle ore 15.15/ 20.30/ 1.25 ca. di oggi, martedì 17 Novembre. 

12 novembre 2019, ad un anno dall’alluvione, omaggio alla città di Venezia con un docu-film in streaming gratuitamente

Ad un anno esatto dall’alluvione di Venezia, la casa di produzione Ginko Film in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia e Venice Science Gallery rendono omaggio alla città con il documentario “Città delle Sirene” diretto da Giovanni Pellegrini

Il film sarà disponibile on line gratuitamente giovedì 12 novembre dalle 18 alle 24.00 sul canale youtube di Ginko Film e dura 52 minuti. 

Vaia, due anni dopo, la risposta dei Consorzi di Bonifica del Veneto, 71 cantieri per 75 milioni di euro

“Due anni fa, gli uomini dei Consorzi di Bonifica del Veneto, in coordinamento con Protezione Civile, Genio e Comuni, erano impegnati nel fornire soccorso alle popolazioni di montagna colpite dalla tempesta Vaia, operando pertanto al di fuori dei propri comprensori, tutti situati in pianura”. A ricordare quei tre giorni che sconvolsero il Veneto tra il 28 e il 30 ottobre 2018 è Francesco Cazzaro, il presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i Consorzi di Bonifica e Irrigazione, tra i protagonisti silenziosi di quei giorni.

Danni. “Abbiamo tutti davanti agli occhi le immagini degli alberi schiantati dal vento ma non dobbiamo dimenticare che Vaia scaricò sulle montagne venete ben 715 mm di pioggia in tre giorni – spiega Cazzaro -, se la rete idraulica in pianura, sempre mantenuta in efficienza, non fosse stata preventivamente svuotata per accogliere le ondate di piena dei fiumi i danni sarebbero stati maggiori. In questo contesto, in funzione di prevenzione, il lavoro dei Consorzi di Bonifica, che gestiscono oltre 27mila km di canali irrigui e di scolo e 400 idrovore, è stato sicuramente determinante. Ma fondamentale è stato anche il lavoro prestato in montagna con squadre impegnate giorno e notte, in ambienti ben diversi da quelli di pianura, per ripristinare strade e opere di difesa idraulica, rimuovere alberi e portare aiuti alle popolazioni nelle contrade alpine rimaste senza acqua e luce elettrica”. 

Francesco Cazzaro

Lavoro svolto. Anche in virtù di questa pronta reazione, il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, in qualità di commissario straordinario della Protezione Civile per l’Emergenza Vaia, ha riconosciuto nei Consorzi i soggetti attuatori degli interventi post tempesta, anche in relazione ai danni subiti in pianura dalla rete idraulica e dalle opere in loro gestione. I Consorzi sono così stati destinatari, tra il 2019 e il 2020, di oltre 75 milioni di euro (€ 48.752.000 nel 2019, € 26.700.00 nel 2020) per ripristinare, efficientare e migliorare la sicurezza idraulica della rete di canali, sulla base di progetti predisposti, approvati e appaltati in tempo record e in moltissimi casi già ultimati. 71 i cantieri, 48 nel 2019 e 23 nel 2029, tra arginature, risezionamenti di canali, manutenzioni straordinarie e potenziamenti di impianti idrovori. 

Rischio idraulico. “Vaia è stato un ulteriore esempio di come i mutamenti climatici in atto possano avere conseguenze devastanti per tutti, e non solo per i territori direttamente colpiti”, chiosa il presidente di Anni Veneto. “I lavori realizzati dai Consorzi con i fondi del post Vaia rappresentano un ulteriore tassello nel vasto piano necessario a mitigare gli effetti di questi mutamenti epocali in una regione a forte rischio idraulico come il Veneto”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Giovedì 22 ottobre 2020, a Montecchio Precalcino (VI) iniziativa stampa per “Ridare un sorriso alla Pianura Padana”

In occasione del via ufficiale della consegna delle piante ai 337 Comuni veneti aderenti al progetto di Regione e Veneto AgricolturaRidiamo un sorriso alla Pianura Padana”  è in programma, giovedì 22 ottobre, ore 10:00, al Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Montecchio Precalcino (Via Bonin, Longare-Vi), un’interessante iniziativa per giornalisti.

Nell’occasione saranno presentati gli straordinari numeri finali raggiunti dal progetto, che come accennato ha visto il coinvolgimento di ben 337 Comuni veneti, i quali fin da subito avvieranno la distribuzione di quasi 70.000 piantine arboree e arbustive ai propri cittadini. 

È prevista, inoltre, una visita guidata al Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta, autentico cuore pulsante del progetto, grande vivaio regionale dove sono state prodotte le piantine. I giornalisti interessati a partecipare all’inziativa devono contattare l’Ufficio Stampa di Veneto Agricoltura: 349 5877454.

Per saperne di più su questo importante progetto che punta a rendere più verde, e quindi più sorridente, il nostro territorio clicca qui: https://bit.ly/2Gf5VA1

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Ambiente e Agricoltura, conferme e accorpamenti nella nuova Giunta regionale del Veneto

Gianpaolo Bottacin

Gianpaolo Bottacin

Federico Caner

Cristiano Corazzari

Il Presidente Luca Zaia ha presentato la nuova giunta regionale.

All’Ambiente, Protezione Civile e Dissesto Idrogeologico è stato riconfermato Gianpaolo Bottacin (1969), ingegnere bellunese, mentre l’Agricoltura è stata accorpata a Turismo e Commercio estero, Fondi Ue, deleghe già seguite nelle precedente legislatura dal trevigiano Federico Caner(1973), consulente aziendale, riconfermato. Caccia e Pesca, invece, è stata accorpata a Cultura, Sicurezza, Flussi Migratori,  già seguite nella precedente legislatura da Cristiano Corazzari (1975), nato a Ferrara ma residente a Stienta (RO), in Polesine, riconfermato.

Dalla Preistoria dei laghi di Revine al futuro delle Colline del Prosecco: la formazione in campo di Argav

foto Fabrizio Stelluto

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Ottima riuscita per la visita formativa, organizzata da Argav: all’indomani di un webinar con l’Associazione Pubblici Giardini dai sorprendenti contenuti d’interesse, una rappresentanza dei nostri iscritti ha svolto un educational in terra trevigiana, cominciando dal Parco Archeologico Didattico del Livelet realizzato nel 2007, grazie alla lungimiranza ed all’impegno di un comitato locale nonché al contributo dell’allora Amministrazione Provinciale, sulla riva occidentale del lago di Lago, in comune di Revine; la ricostruzione di un villaggio palafitticolo permette di avvicinarsi alla conoscenza degli insediamenti umani, che caratterizzarono l’area prealpina tra 6.000 e 3.500 anni fa. I 20.000 visitatori registrati nel 2019 stanno a dimostrare la valenza anche turistica della salvaguardia di un ambiente incontaminato, dove proseguono le ricerche archeologiche dopo i ritrovamenti nella vicina località di Calmaggiore di Tarzo.

soci Argav in visita al Parco Archeologico del Livelet (Foto Stelluto)

Sorprendente è stato anche l’ambiente del momento conviviale, vissuto nell’antica osteria “Al forno” di Refrontolo, uno dei locali più antichi della Marca Trivigiana e gestito da 160 anni dalla famiglia Piol. Premiato con la chiocciola Slow Food per l’attenzione alla cultura culinaria del territorio, ha presentato melanzane in saor, sformatino con fichi e speck, ravioli con speck e mirtilli accompagnati da burro fuso e profumo di cannella, bigoli in salsa; nei bicchieri il verdiso, alternativa locale a sua maestà, il prosecco.

i soci Argav visitano la cantina Perlage (foto Fabrizio Stelluto)

All’eccellenza enoica trevigiana è stata dedicata la parte pomeridiana della giornata; accompagnati da Ivo De Nardi, antesignano della vitivinicoltura biologica, ci si è dapprima recati, a Soligo, sulle colline del santuario di Collagu, i cui ciglioni (terrazzamenti inerbiti ricavati nella roccia) sono emblema della candidatura delle Colline del Prosecco a patrimonio Unesco; a seguire si è tornati in pianura per conoscere la realtà della viticoltura biodinamica. A concludere la giornata di approfondimento è stata la visita alla cantina biologica Perlage in Farra di Soligo, esempio di come la sostenibilità agricola possa ormai essere un importante plus anche sul mercato del vino; la degustazione di tre differenti tipologie di prosecco ha certificato l’ampio spettro qualitativo di un fenomeno enologico , esportato nel mondo.

Il prossimo appuntamento Argav sarà con l’Assemblea elettiva, in calendario sabato 24 Ottobre a Mestre (VE).

video del collega Mauro Poletto