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Insetticidi neonicotinoidi, verso il bando totale?

ApiGli insetticidi neonicotinoidi minacciano seriamente non solo le api, ma anche bombi, farfalle, insetti acquatici e uccelli, con possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare. È quanto emerge da una revisione approfondita di tutti gli studi scientifici pubblicati dal 2013, commissionata da Greenpeace all’Università del Sussex (Regno Unito), una delle più importanti istituzioni scientifiche in questo campo.

Il rapporto “Rischi ambientali degli insetticidi neonicotinoidi”, appena pubblicato, esamina gli studi a partire dal 2013, anno in cui era stato adottato un bando parziale a tre neonicotinoidi (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam) da parte dell’Unione Europea, ora in fase di revisione. Greenpeace, sulla base di questi risultati, chiede ora alla Commissione europea un bando totale dei neonicotinoidi e la promozione di metodi di agricoltura ecologica. “Le evidenze del contributo dei neonicotinoidi al declino delle api sono maggiori ora di quando venne adottato il bando parziale. Oltre alle api, queste sostanze possono essere plausibilmente legate al declino di farfalle, uccelli e insetti acquatici. Vista l’estensione del danno ambientale è prudente estendere il raggio d’azione dell’attuale bando europeo” commenta Dave Goulson, professore di biologia, considerato uno dei maggiori esperti europei dell’ecologia dei bombi.

Fonte: Europe Direct Veneto ufficio stampa Veneto Agricoltura

1 marzo 2017, a Trento il primo incontro sulla progettazione di architetture in montagna nel rispetto del paesaggio

montagna_003La Scuola per il governo del territorio e del paesaggio (Step) dell’Università di Trento organizza a partire dall’1 marzo fino al 6 aprile 2017 tre incontri che intendono proporre una riflessione sulla progettazione di strutture nei contesti sensibili di alta quota, mettendo in luce come il gesto architettonico comporti intenzioni di rappresentazione della montagna e delle sue potenzialità e richieda sensibilità antiche e nuovi sguardi, conservazione dei valori e innovazione dei modi di costruire, uso sapiente delle tecniche e dei materiali tradizionali e nuove tecnologie.

Gli incontri. 1 marzo ore 2017 ore 16.30. Costruire in alta quota: uomo, tecnica, natura. Antonio De Rossi, Annibale Salsa. Introduce e modera Bruno Zanon. 30 marzo 2017 ore 16.30 Piccole infrastrutture per nuovi sguardi, Messner Architets\Punto panoramico sul Monte Specie, Braies (BZ) Camposaz\Osservatorio in legno sul Monte Tampa, Romania. Introduce e modera Alberto Winterle. Tavola rotonda: Anna Facchini, SAT-Società degli Alpinisti Tridentini, Alessandro Franceschini, Sentieri Urbani, Marcella Morandini, Fondazione Dolomiti UNESCO, Marco Piccolroaz, CiTRAC Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea. 6 aprile 2017 ore 16.30, Tensioni dal margine. Sperimentazioni nella progettazione dei rifugi alpini. Senoner Tammerle Architekten\Rifugio Alpe di Tires (BZ) OFIS Arhitekti\Kanin Winter Cabin – Alpine Shelter Skuta, Slovenia Riccardo Giacomelli-Il bivacco Giambatta Giacomelli alla Vigolana. Introduce e modera Luca Gibello. Tavola rotonda: Daniele Cappelletti, Campomarzio. Claudio Lamanna, Università degli Studi di Trento, Emiliano Leoni, Comitato Scientifico di step, Adriano Oggiano, Provincia autonoma di Bolzano.

Modalità di partecipazione. Tutti gli incontri si svolgeranno presso l’Aula Magna di tsm-Trentino School of Management in Via Giusti 40, Trento. La partecipazione è gratuita previa iscrizione obbligatoria fino ad esaurimento posti. Crediti formativi per ingegneri, architetti, agronomi.

Fonte: Servizio Stampa Step-Tsm

 

 

Smog, Ue apre seconda fase di infrazione nei confronti dell’Italia. Codacons denuncia immobilismo amministrazioni locali, il ministero dell’Ambiente annuncia un cambio di marcia

Smog“Governo, Regioni e comuni hanno già scelto di lavorare insieme per la qualità dell’aria e di farlo programmando misure finalmente strutturali, uscendo dalla logica delle risposte emergenziali. E’ chiaro a tutti che il problema dello smog non si risolve da un giorno all’altro: è il motivo per cui non può sorprendere l’apertura della seconda fase dell’infrazione, rispetto alla quale siamo del resto in buona compagnia in Europa. Siamo convinti che la Commissione riconoscerà il nostro cambio di marcia”. Così Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, commenta l’apertura da parte della Commissione Ue della seconda fase della procedura d’infrazione nei confronti di Italia, Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna per il superamento dei limiti di biossido d’azoto nell’aria in alcune città.

Gli interventi. Spiega Galletti: “Dalle misure previste nel protocollo per la qualità dell’aria di fine 2015 sono stati fatti notevoli passi in avanti per mettere in condizione le Regioni, che sono responsabili degli interventi, di operare con la massima rapidità: abbiamo reso disponibili 11 milioni per quei comuni che hanno attuato nei periodi di maggiore concentrazione di smog una serie di misure anti-inquinamento, cosi come sono in fase di valutazione  i progetti presentati sul bando da 35 milioni per la mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro. Stiamo andando avanti pure sui 50 milioni per la realizzazione di infrastrutture tra cui le colonnine di ricarica elettrica, sull’acquisto nazionale centralizzato di mezzi pubblici ecologici e su tutto il fronte dell’efficienza energetica, una delle chiavi per risolvere il problema smog alla radice: tra questi i 250 milioni per le scuole, i 70 per gli edifici della Pubblica Amministrazione centrale, il fondo di efficienza energetica nazionale e ovviamente l’ecobonus esteso fino al 2021 e allargato ai condomini”.

Situazione più critica in Nord Italia. “Nel bacino padano, area per sua conformazione tra le più critiche sotto il profilo dell’inquinamento – continua Galletti –  il lavoro con le quattro regioni interessate sta dando i risultati, a partire dal decreto sulla certificazione di qualità delle ‘caldaiette’. L’attuazione della direttiva Nec e il relativo programma nazionale di riduzione delle emissioni sarà un ulteriore tassello di un’azione mai cosi determinata per elevare la qualità ambientale dei nostri centri urbani”.

Codacons: “Amministrazioni locali non hanno fatto nulla”. “L’apertura della seconda fase della procedura d’infrazione contro l’Italia da parte della Commissione Ue dimostra come le amministrazioni locali non abbiano saputo contrastare il dramma dell’inquinamento, né adottare provvedimenti efficaci a tutela della salute umana”. Ad affermarlo è il Codacons, commentando la decisione dell’Ue. Spiega il Codacons: “Fa bene l’Europa a intervenire duramente contro l’Italia, di fronte al costante superamento dei limiti all’inquinamento dell’aria i Comuni hanno adottato solo misure blande, palliativi inefficaci, spesso senza alcun controllo reale su divieti e limitazioni imposti. Nessun incentivo sull’utilizzo dei mezzi pubblici né potenziamento dei trasporti locali per disicentivare il ricorso all’automonbile da parte dei cittadini. Una situazione che ha portato l’Italia ad occupare il primo posto in Europa per morti da smog: nel nostro Paese si contano infatti 90.000 vittime ogni anno causate dall’inquinamento dell’aria, 1.500 solo a Milano. E nel caso in cui si arrivi a una sanzione per l’Italia, chiameremo gli amministratori locali a pagare la multa con i loro beni personali, per l’incapacità e l’immobilismo dimostrati”, conclude Codacons.

Fonte: Servizio Stampa Ministero dell’Ambiente/Codacons

Pfas, danno irreparabile per l’economia agricola dell’area vicentina? Il presidente Argav Fabrizio Stelluto solleva la questione a pochi giorni dal simposio internazionale organizzato a Venezia dalla Regione Veneto

Fabrizio Stelluto presidente ARGAV“Ho l’impressione che sfugga la gravità della vicenda Pfas: a prescindere dalle responsabilità, non ci saranno mai abbastanza soldi per riparare un danno ambientale  che si protrarrà nel tempo, perché è stata inquinata una delle falde più grandi d’Europa, forse la più grande d’Italia. Continuando a prescindere dalle eventuali conseguenze sulla salute dei cittadini, esistono due evidenti problemi: alla potabilità umana dell’acqua si sopperisce con i filtri a carbone, per altro molto costosi, ma agli animali cosa si darà da bere, essendosi finora abbeverati con acqua prelevata da pozzi probabilmente ormai inquinati? Idem per l’irrigazione di frutta e verdura. Anche volendo dotare l’area di impianti irrigui consortili, l’acqua dove dovrebbe essere prelevata? E con quali costi? Il timore è che sia suonato il de profundis per l’economia agricola dell’area vicentina di Almisano e dintorni. Ai soggetti decisori chiedo: ne sono coscienti ed esiste un piano B per quegli incolpevoli territori o speriamo che gli organismi sanitari elevino i limiti di tolleranza, come sempre “all’italiana”? Tante e tutte scottanti le questioni sollevate dal presidente Argav Fabrizio Stelluto a pochi giorni dal seminario internazionale “Progettare lo studio epidemiologico sulla popolazione del Veneto esposta a Pfas”, organizzato dalla Regione Veneto a Venezia (22-23 febbraio 2017).

pfasimmagineIl confronto internazionale. Il simposio si terrà nell’Aula San Domenico dell’Ospedale Civile SS Giovanni e Paolo con l’obiettivo di fornire le basi scientifiche allo studio epidemiologico collaborativo Istituto Superiore di Sanità (ISS)–Regione Veneto sulla popolazione esposta a Pfas – oltre 80 mila abitanti residenti in 23 Comuni delle Province di Vicenza, Verona e Padova – e di discutere le questioni attinenti il disegno dello studio. Durante l’incontro saranno messe a confronto le esperienze internazionali attualmente conosciute su questo tema, i risultati sinora raggiunti dagli studi effettuati, e si parlerà di quali ulteriori azioni, oltre a quelle già attuate, si possono immaginare per affrontare gli aspetti sanitari del problema. Al seminario parteciperanno esperti e scienziati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Istituto Superiore di Sanità italiano, del Sistema “Public Health” britannico, dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, del Registro Tumori del Veneto, di varie Università italiane e straniere.

Programma 22 febbraio. Ore 9.00 saluto delle autorità, ore 9.30 apertura dei lavori, Domenico Mantoan – Regione Veneto, direttore generale Area Sanità e Sociale, Eugenia Dogliotti – Istituto Superiore di Sanità, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute. Sessione mattutina, “Dati scientifici disponibili”, mderatori Massimo Rugge – Univeristà di Padova e Christof Hamelman – WHO European Office for Investment for Health and  Development, Venice. Ore 10.00 The C8 Study: PFOA exposure, aims, methods and findings Tony Fletcher – Public Health England. Ore 10.45 IARC Evaluation of PFOA carcinogenicity Kurt Straif – Director, International Agency for Research on Cancer (IARC) Monographs Programme, IARC, Lyon. Ore 11.50 Coffee break e Conferenza stampa. Ore 12.10 Prime indicazioni emerse dal Progetto Europeo COST Action “Industrially contaminated sites and health Network, Ivano Iavarone – Istituto Superiore di Sanità. Ore 12.30 Studi epidemiologici nei siti industriali contaminati: obiettivi e esempi di possibili opzioni,  Roberto Pasetto – Istituto Superiore di Sanità. Ore 12.50 Discussione. Sessione pomeridiana “Stima dell’esposizione e valutazione del rischio”, moderatori Eugenia Dogliotti – Istituto Superiore di Sanità, direttore del Dipartimento  Ambiente e Salute  e Umberto Agrimi – Istituto Superiore di Sanità, direttore del Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria. Ore 14.00 Piano di sorveglianza sulla popolazione esposta e misure di mitigazione del rischio, Francesca Russo – Regione Veneto. Ore 14.20 L’esposizione a PFAS attraverso il consumo di acqua potabile, Luca Lucentini – Istituto Superiore di Sanità. Ore 14.40 L’esposizione ambientale a PFAS in relazione alle acque superficiali e sotterrane, Mario Carere – Istituto Superiore di Sanità. Ore 15.00 L’esposizione a PFAS attraverso la catena alimentare, Antonella Semeraro – Istituto Superiore di Sanità. Ore 15.20 Prospettive per l’impiego dei sistemi informativi geografici in ambito epidemiologico, Marco De Santis – Istituto Superiore di Sanità. Ore 15.40 Discussione. Ore 16.20 PFAS: cinetica e tossicità, Emanuela Testai – Istituto Superiore di Sanità. Ore 16.40 Cancerogenicità del PFAS in animali da laboratorio: rilevanza per la valutazione dei rischi per l’uomo, Riccardo Crebelli – Istituto Superiore di Sanità. Ore 17.00 Studio di biomonitoraggio umano, Elena De Felip,  Anna Maria Ingelido – Istituto Superiore di Sanità. Ore 17.30 EFSA’s assessments on PFAS , Karen Mackay – European Food Safety Authority, Tanja Schwerdtle – University of Potsdam. Ore 18.00 Discussione.

Programma 23 febbraio. Sessione mattutina “Design options for Pfas exposed population study in Veneto region”, moderatori Marco Martuzzi – WHO European Centre for Environment and Health, Bonn, Pietro Comba – Istituto Superiore di Sanità. Ore 9.00 Rationale for selecting cancer sites as outcomes, Kurt Straif – Director, International Agency for Research on Cancer (IARC), Monographs Programme, IARC, Lyon. Ore 9.45 Rationale for selecting non–cancer outcomes Tony Fletcher – Public Health England. Ore 10.30 Discussione. Ore 11.10 National Mortality and Hospitalization data bases available at Istituto Superiore di Sanità, Susanna Conti – Istituto Superiore di Sanità. Ore 11.30 Cancer incidence in Veneto: experiences of Veneto Region Cancer Registry, Massimo Rugge – Università di Padova. Ore 11.50 The Regional Epidemiological Service: monitoring mortality, prevalence and incidence of chronic diseases, Maria Chiara Corti –  Regione Veneto. Ore 12.10 Surveillance program of exposed population, Francesca Russo – Regione Veneto. Ore 12.30 Health information systems as support to surveillance of exposed population, Nadia Raccanello – Regione Veneto. Ore 12.50 First evaluation of maternal and neonatal outcomes associated with PFAS contamination, Paola Facchin – Regione Veneto. Ore 13.10 Occupational cohort study of Miteni factory workers, Enzo Merler – Regione Veneto. Ore 13.30 Discussione. Sessione pomeridiana “Towards implementation of the study”, moderatori Francesca Russo – Regione Veneto, Dipartimento di Prevenzione, Eugenia Dogliotti – Istituto Superiore di Sanità, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute. Ore 14.30 Summing up of Workshop and illustration of a tentative protocol, Pietro Comba, Ivano Iavarone e Roberto Pasetto – Istituto Superiore di Sanità. Ore 15.00 Discussione. Ore 15.30 Conclusioni, Pietro Comba – Istituto Superiore di Sanità, Massimo Rugge – Università di Padova. Ore 16.00 Fine dei lavori.

Fonte seminario internazionale: servizio stampa Regione Veneto

24 febbraio, torna la campagna di sensibilizzazione sul risparmio energetico “M’illumino di Meno”, tema 2017 #condiVivo

milluminodimenoVenerdì 24 febbraio 2017 torna “M’Illumino di Meno”, la campagna radiofonica di sensibilizzazione sul risparmio energetico ideata da Caterpillar Radio2 RAI. Focus di questa 13^ edizione è la condivisione.

CondiVivere tutto l’anno. E’ dimostrato come la più grande dispersione energetica sia causata dallo spreco in tutti gli ambiti dei nostri consumi: alimentari, trasporti e comunicazione. Per questo Caterpillar invita tutti a condiVivere. Come? Dando per esempio un passaggio in auto ai colleghi, organizzando una cena collettiva nel proprio condominio, aprendo la propria rete wireless ai vicini e in generale condividendo la proprie risorse come gesto concreto anti spreco e motore di socialità.

Caterpillar invita tutti ad aderire geolocalizzandosi sulla mappa. Sul sito di Caterpillar, inoltre, sono disponibili tutte le informazioni sulla campagna e tanti suggerimenti di condivisione. Esiste anche una sezione dedicata alle scuole e ai supereroi del risparmio energetico. Come sempre, è possibile aderire a “M’Illumino di meno” organizzando spegnimenti, eventi, spettacoli, ecc.

Fonte: Europe Direct Veneto ufficio stampa di Veneto Agricoltura

Pfas: Galletti-Bottacin, firmato accordo, sbloccati 23 milioni per il bacino del Fratta-Gorzone

pfasimmagineE’ stato firmato nel pomeriggio di ieri, mercoledì 15 febbraio 2017, nella sede della Regione Veneto, l’Accordo integrativo per la tutela delle risorse idriche del bacino del Fratta-Gorzone: arrivano dunque sul territorio ventitre milioni di euro di risorse del ministero dell’Ambiente, di cui dieci destinati al distretto conciario vicentino, che dovranno servire agli interventi sulle aziende, per quelli sugli scarichi delle fognature, il collettore e gli impianti di depurazione, oltre che per garantire acqua potabile di qualità.

Nell’Accordo, in evidenza il problema Pfas. Ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: “L’impegno del Ministero nell’ambito di un’intesa istituzionale aggiornata e integrata è confermato, chiediamo però al territorio l’individuazione di interventi puntuali e tempistiche certe per la realizzazione, in una filiera di responsabilità che coinvolge tutti.  Da qui, inoltre, lanciamo con ancora più forza la nostra sfida al problema Pfas: figurano infatti, a differenza del passato, tra gli obiettivi dell’Accordo, creando le premesse per dare giusta finalizzazione agli 80 milioni di euro di fondi Fsc contenuti nel Piano Operativo Ambiente deliberato dal Cipe lo scorso dicembre”.

La Regione Veneto. “Oggi abbiamo compiuto un passo importante verso la risoluzione di una problematica su cui ci stiamo muovendo da tempo. Inoltre, con la firma odierna, proseguiamo la collaborazione con il Ministero anche sul tema Pfas, argomento quanto mai delicato e di valenza nazionale interessando varie regioni, che stiamo analizzando in tutte le sue sfaccettature in sinergia con le diverse amministrazioni interessate”, ha dichiarato l’assessore all’Ambiente veneto Gianpaolo Bottacin. Il documento, che integra l’intesa raggiunta con l’accordo di programma quadro siglato nel dicembre 2005, è stato firmato da ministero dell’Ambiente, Regione Veneto, Autorità e Consigli di Bacino, Province e Comuni interessati, Arpa Veneto, gestori di fognature e impianti di depurazione, associazioni rappresentative di industriali, artigiani e aziende conciarie operanti sul territorio. “Le Parti – si legge nell’intesa – ribadiscono che il risanamento della parte alta del bacino del Fratta-Gorzone costituisce una delle condizioni indispensabili per l’utilizzazione delle risorse idriche a valle”.

Il testo individua l’esecuzione di diverse attività: il completamento e aggiornamento del censimento di tutte le fonti di inquinamento, il monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee, la prevenzione ed abbattimento degli inquinanti e delle sostanze pericolose, tra qui quelle perfluoro-alchiliche, sulle quali si prevedono non solo il monitoraggio e la prevenzione della diffusione nell’ambiente, ma anche interventi per il loro abbattimento ovvero per la sostituzione delle fonti di approvvigionamento per garantire l’utilizzo di acqua potabile. Sono previsti inoltre “interventi di miglioramento della depurazione degli scarichi, mediante il miglioramento delle reti fognarie e degli impianti di depurazione”,  razionalizzazione degli schemi fognario-depurativi, azioni di riqualificazione ambientale come la bonifica delle discariche per fanghi di depurazione, sperimentazione tecnologica, riduzione dell’utilizzo di acque di falda per uso industriale.

Programma di lavoro da definire entro un mese. All’inizio dello scorso anno il ministero dell’Ambiente, attraverso la direzione per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque, aveva presentato il testo dell’Accordo integrativo, impegnandosi a mantenere sul territorio tutti i ventitre milioni precedentemente stanziati e fino a oggi non spesi. Le risorse saranno impegnate per il cofinanziamento degli interventi, in coerenza con gli impegni assunti e attraverso un programma di lavoro da definire entro trenta giorni. E’ chiarito che, in caso di mancato avvio degli interventi finanziati entro un anno, il Comitato di sorveglianza può proporre la risoluzione dell’accordo e dunque il ministero procederà alla revoca delle risorse di propria competenza, riprogrammandole d’intesa con la Regione.

Fonte: Servizio stampa Ministero dell’Ambiente

Crisi idriche Naviglio Brenta e Novissimo, un protocollo per gestirle al meglio

novissimo-in-secca

Novissimo in secca

Un protocollo per gestire le crisi idriche di Naviglio Brenta e Novissimo nei periodi di siccità: se ne è discusso nei giorni scorsi all’idrovora di Santa Margherita di Codevigo (PD) nella riunione convocata dal presidente del Consorzio di bonifica Bacchiglione Paolo Ferraresso, con l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan, il presidente di Anbi Veneto Giuseppe Romano, il presidente del Consorzio di bonifica Acque Risorgive Francesco Cazzaro e i rappresentanti delle associazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura e Cia di Padova e Venezia.

Acqua, poca e contesa. La carenza idrica che, nella stagione estiva, da un paio d’anni riguarda i corsi d’acqua a valle del nodo idraulico di Stra – Naviglio Brenta e Novissimo – provoca infatti seri problemi per le aziende agricole dalla Riviera del Brenta al Piovese fino a Chioggia, interessando i Comuni di Codevigo, Piove di Sacco, Vigonovo, Stra, Dolo, Fossò, Camponogara e Campolongo Maggiore. “Quando il livello dell’acqua nel canale Novissimo a Conche di Codevigo scende al di sotto di un valore prefissato deve immediatamente scattare la regolazione delle derivazioni secondo un protocollo prestabilito” ha affermato il presidente Ferraresso. L’acqua, infatti, è poca e contesa: “Ad oggi, in caso di siccità non esiste alcun regolamento per la derivazione dell’acqua che deve essere utilizzata per garantire la navigazione, l’irrigazione, la produzione di energia elettrica e per le valli da pesca – continua il presidente del Consorzio Bacchiglione -. In questo incontro abbiamo finalmente messo le basi per affrontare preparati eventuali crisi idriche. Non bisogna aspettare l’emergenza per decidere come gestirla”. Fatta una completa ricognizione di tutti gli usi e le derivazioni delle acque di Naviglio e Novissimo, sarà stabilito come queste debbano essere ridotte in caso di scarsità: un tavolo di confronto composto da tutti i soggetti interessati vigilerà sull’approvazione del protocollo.

I commenti. “Solo con l’irrigazione si può produrre qualità. Bisogna inoltre considerare che questo tipo di agricoltura specializzata dà impiego a molte persone; ciò impone scelte precise nella gestione della risorsa idrica disponibile, dovendo assicurare i fabbisogni irrigui delle colture, soprattutto quelle orticole, in grado di produrre reddito agli agricoltori che tanto hanno investito nel loro lavoro”, ha commentato l’assessore Pan. “Ho sempre asseverato che la prevenzione degli eventi è la strada giusta anche nell’ottica del risparmio. Infatti è molto più costoso pagare poi le calamità, specie oggi che sappiamo tutti le risorse sono limitatissime” ha affermato Iacopo Giraldo, presidente di Coldiretti Venezia. “Per legge, dopo il consumo umano, la priorità della risorsa idrica deve essere assicurata all’uso agricolo. Ben venga il protocollo di gestione delle emergenze”, ha aggiunto Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio di bonfica Bacchiglione

 

23 Stati Ue su 28 violano le norme inerenti alla qualità dell’aria, la Corte dei conti europea dà avvio ai controlli

SmogStando al primo riesame dell’attuazione delle politiche ambientali dell’UE, condotto dalla Commissione europea e pubblicato il 6 febbraio 2017, 23 Stati membri dell’UE su 28 violano le norme relative alla qualità dell’aria. La Corte dei conti europea si accinge a espletare un audit sulle misure adottate a livello UE contro l’inquinamento atmosferico e ha annunciato i primi particolari al riguardo.

450 mila decessi. L’inquinamento atmosferico è il singolo rischio ambientale per la salute di maggior rilievo in Europa e provoca ogni anno, secondo le stime, 450.000 decessi prematuri dovuti a malattie respiratorie e di altro genere. Ha inoltre considerevoli impatti economici e ambientali, che vanno dalle spese mediche più elevate e dalla minore produttività ai danni arrecati alla vegetazione e agli ecosistemi. L’Unione europea spende oltre 2miliardi di euro per la lotta all’inquinamento atmosferico.

Misure nazionali di controllo. La direttiva UE sui limiti nazionali di emissione fissa massimali di emissione per ciascuno Stato membro e per l’UE nel suo complesso. Gli Stati membri sono tenuti a gestire e monitorare la qualità dell’aria nonché a rendere pubbliche le informazioni al riguardo. Dai dati si evince, però, che molte città europee sono ancora afflitte dal problema dell’inquinamento atmosferico. In un intervento a Varsavia, il presidente della Corte dei conti europea Klaus-Heiner Lehne ha affermato: “Il nostro compito è esaminare la spesa in settori che riguardano la vita quotidiana dei cittadini dell’UE, i loro problemi e bisogni. Ecco perché intendiamo esaminare le misure adottate per la qualità dell’aria e l’igiene ambientale”. Lehne e Janusz Wojciechowski, membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit, si sono recati a Varsavia per un incontro al NIK, l’autorità nazionale di audit della Polonia. Wojciechowski ha dichiarato: “Verificheremo l’efficacia delle misure nazionali e dell’UE per ridurre l’inquinamento atmosferico. Alla luce anche del quadro normativo europeo in materia, valuteremo se i fondi dell’UE vengono spesi con oculatezza”. La Corte, inoltre, si avvarrà del contributo di 15 istituzioni di controllo di paesi europei e non europei per stilare una relazione congiunta, volta a fornire un’immagine attendibile e accurata della situazione nei vari paesi nonché una visione d’insieme delle buone pratiche e delle soluzioni efficaci. Non sono ancora disponibili cifre dettagliate sui finanziamenti UE erogati per ridurre l’inquinamento atmosferico, ma finora gli auditor della Corte hanno rilevato che nella voce generica di “qualità dell’aria” rientra una spesa superiore a 2miliardi dieuro. Questo dato non include il sostegno aggiuntivo fornito attraverso settori quali i trasporti e l’industria.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea

Ambiente, la Commissione europea spinge per un aumento della raccolta dei rifiuti da riciclare entro il 2030, da 44 a 70 per cento

DiscaricaLa Commissione ambiente del Parlamento europeo ha emendato la legislazione del cosiddetto “pacchetto rifiuti” proponendo che entro il 2030 la quota dei rifiuti da riciclare, attualmente al 44%, sia spinta fino al 70%. Lo smaltimento in discarica, che ha un grande impatto ambientale, dovrebbe essere limitato al 5% ed entro la stessa data dovrà essere programmata una riduzione del 50% dei rifiuti alimentari.

Economia circolare. Le statistiche indicano che nel 2014 il 44% di tutti i rifiuti urbani nell’UE è stato riciclato o compostato ed entro il 2020 gli Stati membri dell’UE dovrebbero ragionevolmente raggiungere l’obiettivo di riciclare o compostare il 50% dei rifiuti ed oltre. “La commissione – sottolinea Simona Bonafè (S&D, IT) – ha dimostrato che crede nella transizione verso un’economia circolare. Abbiamo deciso di ripristinare gli obiettivi più ambiziosi per riciclaggio e discariche ritornando a quanto la Commissione aveva inizialmente proposto nel 2014. Soprattutto, non ci sarà più la possibilità per gli Stati membri con i tassi di riciclaggio più bassi di ottenere una deroga a sanatoria: potranno chiederla, ma sarà soggetta a specifiche condizioni”. Va ricordato che l’obiettivo del 70% lanciato dalla Commissione parlamentare per il 2030 è superiore a quanto concordato dai Governi in sede di Commissione europea, che per il riciclaggio dei rifiuti urbani si sono fermati al 65%. Per i materiali di imballaggio, come carta e cartone, plastica, vetro, metallo e legno, i deputati propongono un obiettivo dell’80% per il 2030. Le proposte del “pacchetto rifiuti” saranno messe al voto nel corso della sessione Plenaria di marzo dell’assemblea di Strasburgo.

Fonte: Asterisco Informazioni

Parco Colli Euganei, assessore al territorio Corazzari: “Una bufala il fatto che la Regione intenda smantellarlo”

colli-euganei-5“La Regione non ha alcuna intenzione di smantellare il parco: sgombriamo subito il campo da questa fantasiosa e ingiustificata congettura e invece di sterili polemiche parliamo dei problemi concreti dell’area, delle reali difficoltà di chi vive e lavora all’interno di quest’ambito”. L’assessore al territorio, ai parchi e alle aree protette del Veneto, Cristiano Corazzari, a seguito di alcune interviste e dichiarazioni apparse sulla stampa locale in questi giorni, precisa quali sono le intenzioni della Regione per quanto riguarda il futuro del Parco dei Colli Euganei.

Parco e cinghiali. “A distanza di trent’anni dalla nascita del Parco si rende necessario  riordinare il sistema di gestione delle aree naturali protette, introducendo metodi moderni e rispondenti ai bisogni attuali dei cinque parchi regionali che, proprio perché nati in un’epoca storica ormai superata, hanno bisogno di essere profondamente riorganizzati in un’ottica di semplificazione e di efficienza. Tornando al Parco dei Colli Euganei, trovo ingeneroso scaricare unicamente sulla Regione le responsabilità della proliferazione dei cinghiali, perché i problemi della scarsità di risorse che lamentano tutti gli enti pubblici vale anche per la Regione, costretta a fare i conti con i tagli drammatici dei trasferimenti da parte dello Stato. Convengo con chi sostiene che per contrastare l’invasione di cinghiali è necessario garantire la continuità di finanziamenti e noi, contrariamente a quello che qualcuno afferma, stiamo facendo tutto ciò che possiamo con le risorse di cui disponiamo. In tal senso, nell’ultimo bilancio abbiamo destinato 200 mila euro specificatamente per questa azione. Nel contempo dobbiamo anche snellire le procedure di gestione dei telecontrollori e fare in modo che siano maggiormente utilizzati: su questo fronte ci siamo già attivati”.

Parco Colli Eguanei, da solo assorbe quasi la metà delle risorse disponibili per i parchi del Veneto. Prosegue Corazzari: “Credo sia utile che tutti riflettano sul fatto che la situazione rispetto anche solo a qualche anno fa è cambiata e non certo per volontà di chi oggi amministra in Regione o in ambito locale. Quello che un tempo era possibile, come ad esempio utilizzare le risorse per iniziative di tipo ricreativo promozionale debbono oggi essere indirizzate esclusivamente per finalità essenziali al mantenimento del parco. E sarebbe giusto dividere tra tutti le responsabilità per la parziale attuazione del piano ambientale del Parco dei Colli Euganei che, è doveroso ricordarlo, assorbe da solo quasi la metà delle risorse disponibili per l’intero sistema dei parchi regionali. Chi era presente alla riunione da me promossa con i sindaci dei Comuni del Parco  giovedì scorso a Este non può non aver preso atto della precisa volontà mia e della Regione di costruire un percorso condiviso che porti ad una soluzione intelligente dei problemi, che tenga conto delle esigenze del territorio sia dal punto di vista ambientale e naturalistico, sia economico e sociale. Tutti i sindaci intervenuti a quell’incontro sanno che questa è una grande occasione per ridiscutere del ruolo del Parco Colli senza pregiudizi e preconcetti, facendo in modo che diventi davvero un motore di sviluppo del territorio”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto