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16-17 febbraio 2017, a Treviso si tengono le Giornate internazionali di studio sul paesaggio

Isola Memmia Prato della Valle Padova foto padovanet.it

Isola Memmia Prato della Valle Padova foto padovanet.it

Giovedì 16 e venerdì 17 febbraio 2017 si terranno a Treviso nella Fondazione Benetton Studi Ricerche la tredicesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio.

Il tema dell’’edizione 2017, Prati, commons, propone una riflessione aggiornata sul rapporto tra città, paesaggio e luoghi collettivi, mettendo a confronto sia contributi di natura storica e culturale, sia esperienze e progetti, compiuti o in corso, orientati alla ricerca di nuove accezioni di spazio comune nella dimensione urbana contemporanea. Anticipa Luigi Latini, che con Simonetta Zanon cura le giornate di studio sul paesaggio: “le parole usate per questi luoghi speciali della città, prato, pré, prado, green, common, …saranno il punto di partenza per un’’indagine che intende evocare, al di là di ogni specifica classificazione, il senso della lunga storia urbana e sociale che ce li ha consegnati e l’’importante ruolo che il paesaggio esercita nella loro vita, spesso incerta, tra abbandono e esperienze progettuali innovative“.

Le due giornate saranno strutturate in quattro sessioni dedicate rispettivamente alle questioni storiche (I “prati” nella storia e nella cultura del paesaggio), agli usi e ai significati (Città, paesaggio, luoghi dell’’immaginario), alle trasformazioni paesaggistiche (Nuovi prati, il lavoro del paesaggista) e, infine, al quadro composito e multiforme di istanze e sperimentazioni contemporanee (Lavori in corso: azioni, occupazioni temporanee, nuova vita nei prati).

Si narreranno storie diverse che attraversano luoghi come Prato della Fiera di Treviso e Prato della Valle a Padova, esempi di spazi urbani inizialmente marginali che ora connotano luoghi divenuti poi centrali delle città europee, come il Museumplein di Amsterdam (insignito del Premio Carlo Scarpa per il Giardino nel 2008) o ancora, luoghi ritrovati, come l’’aeroporto dismesso di Tempelhof di Berlino, oggi grande campo di sperimentazione paesaggistica e sociale.

Relatori. Jeppe Aagard Andersen, The Oslo School of Architecture and Design. Claudio Bertorelli, Fondazione Francesco Fabbri, Pieve di Soligo. Jean Marc Besse, CNRS, UMR Géographie-cités, Paris. Federica Dell’’Acqua, Università Federico II, Napoli. Maarten Kloos, Arcam Architectuur Centrum, Amsterdam. Norbert Kühn, Technische Universität Berlin. Imma Jansana, Jansana-de la Villa-de Paauw Arquitectes, Barcellona. Anna Lambertini, Università di Firenze. Mario Lupano, Università Iuav, Venezia. Raul Pantaleo, Tam Associati, Venezia. Franco Panzini, architetto paesaggista, Roma-Los Angeles. Alessandra Ponte, Università di Montreal. Laura Tinti, Università Iuav, Venezia. José Tito Rojo, Università di Granada. Elisa Tomat, agronomo, Udine. Udo Weilacher, Technische Universität München.

Organizzatori. Le giornate di studio sul paesaggio sono progettate dal Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con il coordinamento di Luigi Latini e Simonetta Zanon. Fanno parte del Comitato scientifico: Teresa Andresen, Giuseppe Barbera, Hervé Brunon, Anna Lambertini, Luigi Latini (presidente), Monique Mosser, Joan Nogué, Lionello Puppi, José Tito Rojo, Massimo Venturi Ferriolo.

Fonte: Servizio Stampa Fondazione Benetton studi e ricerche

Parchi in Veneto, le associazioni ambientaliste chiedono alla Regione una conferenza regionale sulle aree protette

colli-euganei-5Nove associazioni ambientaliste (Associazione Italiana Insegnati di Geografia -Veneto; CAI Veneto; FAI – Fondo Ambiente Italiano; FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta; Italia Nostra – Sezione Treviso; LAC – Lega per l’abolizione della caccia; Legambiente Veneto; LIPU- Lega Italiana Protezione Uccelli; WWF Veneto) hanno scritto una lettera aperta alla Regione, che riportiamo di seguito, un appello per una nuova visione del patrimonio Parchi attraverso una condivisione di idee, progetti e proposte. Un invito, soprattutto, a prendere le distanze da proposte che soddisfino specifici interessi di parte a scapito dell’interesse generale, nel nome di un’auspicata riforma che possa sostenere al meglio gli Enti locali.

La lettera. La “Strategia Nazionale per la Biodiversità” afferma a chiare lettere che un’area protetta è “un’area geograficamente determinata, regolamentata e gestita al fine di conseguire obiettivi specifici di conservazione della biodiversità”. Per questa ragione i Parchi italiani sono tra gli strumenti più efficaci per conservare la natura, arrestare il declino della biodiversità, contrastare l’espandersi della cementificazione, praticare forme innovative di green economy, difendere il paesaggio e i preziosi beni culturali in essi custoditi. Beni che il Veneto ha in abbondanza nelle sue aree protette, ma che subiscono oggi un attacco senza precedenti, un attacco che mira a limitarne l’estensione, a ridurne l’efficacia di gestione e di controllo del territorio aprendo le porte a chi voglia abusarne. Un approccio dinamico al problema della Conservazione della natura concepisce però la tutela del territorio non solo come un vincolo che inibisce determinate destinazioni d’uso del suolo, ma anche e soprattutto come un potente motore dello sviluppo locale, in forme che rispondono ai dettami della sostenibilità ambientale e in qualche modo anticipano, anche dal punto di vista tecnologico, le modalità di una riconversione ecologica destinata a investire nel tempo tutte le forme della vita associata, su tutto il territorio del Pianeta. Le aree naturali protette devono essere soprattutto un laboratorio in cui sperimentare le soluzioni più avanzate di un percorso di fuoriuscita dagli inconvenienti indotti dallo sviluppo industriale e dai rischi planetari connessi alla riproduzione dell’attuale modello di sviluppo. Riconosciamo che i Parchi nel Veneto non hanno dato spesso una grande prova di sé e richiedono un rafforzamento del sistema, a partire dal miglioramento della legge che li regola. Il tentativo di smembrarli, di ridurli accentuerà la loro marginalità e quello che dovrebbe essere un sistema diventerebbe ancor di più una sommatoria di microscopiche situazioni che procederebbe senza una funzione riconoscibile, senza “un’anima” in cui tutti si riconoscano. I diversi problemi di cui soffrono i parchi vanno affrontati con mezzi conoscitivi straordinari, cui segua una nuova legge. Non bastano le audizioni di routine e i successivi patteggiamenti fra forze politiche in Consiglio Regionale. La Giunta regionale abbandoni dunque i tentativi di taluni consiglieri di asservire l’interesse generale cui obbediscono i parchi a interessi particolari di precise, limitate (e potenti) categorie di persone. La strada indicata dagli articoli 70 e 71 della legge di bilancio produrrà strappi che sarà difficile sanare. Occorre perseguire una riforma che sappia sostenere gli Enti locali in una pianificazione coerente agli obiettivi di conservazione dei parchi, che spesso non possono essere perseguiti solo da azioni sviluppate all’interno dei confini dell’area protetta. Gli Enti parco non vanno consegnati alle logiche di degenerazioni localistiche e partitiche. Sono logiche che spingono le aree protette sempre di più sotto il controllo di politiche opache e degli interessi che le guidano. La Giunta Regionale promuova una “Conferenza regionale sulle aree protette” quale luogo e momento dedicato a fotografare la situazione regionale con dati scientifici e a individuare i punti da aggiornare o modificare della legge. La Conferenza è l’unico strumento in grado di dare una visione organica e d’insieme delle varie problematiche delle aree protette. Da essa scaturiranno i contenuti che, siamo certi, il Consiglio Regionale accoglierà e che garantiranno alla nuova legge una piattaforma largamente condivisa e basata su un’analisi fattiva e ponderata.

Fonte: Legambiente Veneto

Nuova zonizzazione Parco Colli Euganei, venerdì 27 gennaio la Regione incontra a Este (PD) sindaci e portatori d’interesse

Parco Colli EuganeiL’assessore al territorio, ai parchi e aree protette della Regione del Veneto, Cristiano Corazzari, ha convocato venerdì 27 gennaio, a Este (PD), i sindaci dei comuni del Parco Colli Euganei per avviare la discussione sulla nuova zonizzazione del parco stesso, così come previsto dalla normativa del Consiglio regionale.

In cerca di soluzioni condivise. “Entriamo nella fase operativa di ridefinizione del piano ambientale dell’area, lavorando d’intesa con i sindaci dei comuni Euganei e con l’Ente Parco, cercando di approdare in tempi celeri a soluzioni condivise che soddisfino sia le necessità di tutela di un territorio di straordinario valore naturalistico, per la  valorizzazione delle attività che si svolgono all’interno del parco e per contrastare più efficacemente fenomeni estremamente dannosi come la proliferazione dei cinghiali che sta provocando notevoli danni all’ambiente e alle colture”, afferma l’assessore. Che si dice convinto di poter finalmente contemperare le diverse esigenze che hanno anche recentemente provocato numerose polemiche sulla gestione dell’area protetta.

Stakeholder. “Ascolteremo le voci degli amministratori e di tutti i soggetti portatori d’interesse e prenderemo in considerazione le proposte che verranno avanzate e alla fine, insieme ai rappresentanti degli Enti locali, individueremo le soluzioni migliori, varando un provvedimento condiviso non solo per salvaguardare ma anche per rilanciare un territorio dalle grandi potenzialità. Sottolineo che non ci stiamo occupando solo del Parco dei Colli Euganei – ha concluso Corazzari – ma siamo impegnati a definire una governance complessiva dei parchi veneti che garantisca strumenti più snelli per gestioni più efficienti”.

Il disegno di legge Disciplina e valorizzazione della rete ecologica regionale e delle aree naturali protette. Spiega Corazzari: “E’ una proposta di riorganizzazione sotto il profilo giuridico, funzionale e operativo, degli Enti Parco naturali e delle aree protette  che incide concretamente sugli organi degli stessi Enti, sui nuovi aspetti concernenti la conservazione della natura e sulla valenza della pianificazione nei parchi, nonché sul ruolo degli stessi in materia autorizzativa. Nell’ottica della semplificazione e della razionalizzazione della gestione, oltre che del controllo della spesa pubblica, puntiamo così a unificare la normativa che attualmente disciplina i cinque parchi del Veneto in un Testo Unico. Vogliamo rendere pienamente compatibile in queste aree di pregio la presenza e le attività umane con l’ambiente stesso, facendo in modo che gli Enti chiamati a gestire e a valorizzare i parchi contemplino anche la salvaguardia della qualità della vita degli abitanti. In tal senso, per favorire la partecipazione attiva e responsabile delle popolazioni residenti nelle aree protette, prevediamo l’istituzione della ‘Consulta del Parco’, organismo che esprime, pur con funzioni consultive, la pluralità di interessi rappresentati dai vari soggetti che compongono l’economia e la società dei territori in cui i vari Enti Parco regionale operano”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Città venete nella classifica dei centri più inquinati

SmogTorino, Frosinone, Milano, Venezia, Vicenza, Padova, Treviso: sono le città in cima alla classifica per il numero di superamenti del limite di 35 giorni/anno con concentrazioni superiori a 50 μg/m3 per il particolato previsto dalla normativa italiana. Lo dice Legambiente che ha presentato “PM10 ti tengo d’occhio 2016”, la classifica – elaborata su dati Arpa – dei capoluoghi di provincia che hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno.

Meteo e mancanza di misure adeguate, combinazione fatale. “Molte città italiane sono costantemente in allarme smog sia per le ricorrenti condizioni climatiche che favoriscono l’accumulo, giorno dopo giorno, degli inquinanti, sia per la mancanza di misure adeguate a risolvere il problema. Sono necessari interventi strutturali, di lunga programmazione, i cui tempi di messa in opera superano quelli del mandato elettorale di un sindaco. Serve un piano nazionale che aiuti i primi cittadini a prendere e sostenere le decisioni giuste: misure strutturali e permanenti, anche radicali e a volte impopolari, per la cui realizzazione occorrono, per altro, investimenti largamente al di sopra della portata dei Comuni, stretti dal patto di stabilità”, afferma Rossella Muroni, presidente di Legambiente.

Le misure proposte. Legambiente ha preparato un elenco di proposte sugli interventi necessari a migliorare davvero la qualità dell’aria ed alcune appaiono effettivamente al di sopra delle possibilità dei comuni, ma anche delle stesse casse dello Stato come, ad esempio, la riqualificazione di tutti gli edifici pubblici per ridurne il consumo energetico e l’acquisto di 10mila autobus elettrici, 1000 treni e nuove metropolitane. Anche l’incentivazione dell’uso della bicicletta appare nei mesi freddi assai problematico, mentre è certo che un divieto alla circolazione in centro città di auto inquinanti sarebbe fin da ora possibile.

Fonte: Asterisco Informazioni

Clima siccitoso in Veneto, nessun allarme al momento, neve in montagna a febbraio determinante per ricaricare le riserve d’acqua

piovosita-e-risorse-nivaliI Consorzi di bonifica del Veneto mostrano preoccupazioni riguardo l’andamento climatico: nell’ultimo mese, secondo dati ARPAV, le precipitazioni sono in calo del 97% rispetto alla media. Una situazione già vista l’anno scorso che mette in serio pericolo le coltivazioni.

2mm di pioggia: questa la quantità di pioggia caduta dal cielo lo scorso dicembre. I primi 15 giorni di gennaio non hanno segnato una svolta, anzi, solo precipitazioni modeste: 10-25 mm sul Veneto centrale, 2-10 mm sulle Prealpi, 1-10 mm nella parte meridionale veneta. Un film già visto nel 2015 che ha fatto scattare la paura di un’altra stagione invernale siccitosa. Se analizziamo la media stagionale (1994-2015) nel trimestre ottobre-dicembre del 2016 gli apporti precipitazionali sono stati di 228mm ovvero un 30% inferiori alla media. Si tratta di valori riscontrati in misura così irrilevante solo negli ultimi 2 anni. Nel 2015 infatti, i mm di pioggia caduti nell’ultimo trimestre dell’anno ammontavano addirittura a 149 mm (-55%).

Crisi idrica paragonabile a quella del 2015. “C’è stato un crollo delle precipitazioni”, commenta Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto. Per trovare una piovosità in linea con le medie del periodo (83 mm) dobbiamo tornare a dicembre 2014, quando la quantità di pioggia si attestò sugli 89mm. Piogge e risorse nivali pressochè inesistenti, accompagnate da una prima decade di gennaio con temperature molto basse per numerosi giorni consecutivi, ha generato l’attuale situazione di crisi idrica, paragonabile, come detto, solo al 2015. Nell’ultimo fine settimana la neve ha raggiunto dai 5 ai 15 cm sopra i 2000 metri, mantenendo pressochè inalterata la situazione. Prevalgono quindi segnali di siccità severa su gran parte della pianura padana, estrema in alcune località del portogruarese.

Obiettivo, trattenere l’acqua quando cade in abbondanza. L’assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto Giuseppe Pan concorda: “La perturbazione arrivata sabato scorso sul Veneto, che ha portato un po’ di neve in montagna e pioggia in pianura, non è stata sufficiente per rigenerare la nostra riserva idrica. E’ ormai da qualche anno che siamo di fronte a fenomeni atmosferici sempre più estremi. Lunghi periodi di siccità spesso si alternano a brevi ma violente precipitazioni. Dobbiamo fissarci come obiettivo quello di trattenere l’acqua quando ce n’è in abbondanza, per rilasciarla in periodi in cui manca”.

Si spera in febbraio per “ricaricare” faldi e invasi. L’agricoltura veneta registra qualche sofferenza, ma non lancia per ora nessun allarme. Le esigenze irrigue restano ad appannaggio delle aziende con produzioni orticole in serra. Secondo Romano non è escluso che nel breve periodo possano emergere, qualora la temperatura aumentasse, ulteriori esigenze connesse alle colture orticole e vernine. “La vera preoccupazione però è rivolta a primavera. Speriamo nel prossimo mese nevichi in montagna, altrimenti le falde e gli invasi non riusciranno a ricaricarsi”. Una criticità che rischia di diventare perenne e mettere così in pericolo il patrimonio agroalimentare del Veneto (si rischia una perdita del 20-30%), che oggi è la prima realtà del Paese, con una produzione lorda vendibile di 5,5 miliardi di euro.

Ad aggiungersi, le critici territoriali. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono poi aggravati dalle criticità territoriali dell’infrastrutturazione irrigua. Afferma Romano:“In Veneto esiste una zona pedemontana e di alta pianura di 200.000 ettari con irrigazione strutturata ed un’area di 400.000 ettari di media-bassa pianura con irrigazione di soccorso che necessita di essere infrastrutturata ed efficientata, per rispondere alle esigenze di un’agricoltura sempre più moderna e specializzata, ma anche ingiustamente sottoposta a pesanti critiche perché considerata tra le principali responsabili dello “spreco” di acqua”.

Necessari maggiori investimenti. La messa in asciutta di condotte o canali che servono tali aziende può arrecare pesanti danni, così come le forti escursioni del livello dei canali in questo periodo possono arrecarli a sponde ed argini, compromettendo di fatto la stagione irrigua. “È necessaria una politica di investimenti importanti. Conclude Romano: “I 300 milioni di euro per tutto il Paese messi a disposizione dal Piano Operativo Nazionale sono irrilevanti, senza considerare che stiamo aspettando da anni l’applicazione del PON 2014-2021 stesso. Oggi siamo a  metà programmazione e ancora non abbiamo novità.”

Fiumi in Veneto, portate medie in calo, eccetto il Po. Oggi, giovedì 19 gennaio, Anbi Veneto parteciperà all’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici nel Distretto idrografico delle Alpi Orientali, istituito dal Ministero dell’Ambiente la scorsa estate attraverso specifico protocollo firmato dai soggetti che hanno competenza sulle risorse idriche all’interno del Distretto, al fine di coordinare il lavoro di raccolta dati per quanto concerne le risorse nivali e idriche in generale. Su tutti i principali fiumi veneti le portate medie mensili sono risultate nettamente inferiori alle medie storiche ed oramai prossime a quelle minime, ad eccezione del fiume Po, che sta ancora beneficando delle forti precipitazioni avvenute in Piemonte alla fine di novembre.

Fonte: Servizio Stampa Anbi

Ambiente, commissariate le discariche abusive italiane

discariche-abusiveIl Generale di Brigata del Corpo Forestale dello Stato Donato Monaco è stato nominato, su proposta del Ministro all’ambiente Gian Luca Galletti, Commissario unico per le discariche abusive.

Affiancate le amministrazioni locali. Il Ministro ha immediatamente smentito che tale nomina sia un implicita “condanna” del comportamento delle Regioni in materia: “Lungi dal voler essere punitiva nei confronti delle Regioni – spiega Galletti – la nomina vuole essere uno strumento di accelerazione per riconsegnare ai cittadini aree mortificate da anni di abbandono e incuria. Il commissario accompagnerà le amministrazioni comunali e regionali verso una definitiva soluzione del problema, rappresentando, inoltre, un forte segnale dell’impegno italiano nei confronti dei cittadini italiani e delle istituzioni europee che hanno pesantemente sanzionato l’Italia”. Una spiegazione che, comunque, richiama gli anni di ‘abbandono’ per i quali le Regioni non possono essere assolte e che non può che essere messa in relazione alla pesante condanna dell’Italia da parte della Ue.

Pesanti sanzioni UE. Il 2 dicembre 2014, infatti, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Italia al pagamento di una sanzione forfettaria di circa 40 milioni di euro e di una penalità semestrale di oltre 42 milioni per la mancata esecuzione della sentenza di condanna del 26 aprile 2007 da parte delle amministrazioni comunali e regionali, all’interno del cui territorio ricadono le discariche non in regola con la direttiva rifiuti. Attualmente, nel territorio nazionale rimangono in procedura di infrazione 133 e per 58 di queste, per le quali sono ormai decorsi tutti i termini, è stato nominato il commissario Monaco.

Fonte: Asterisco Informazioni

Ambiente. In calo la domanda di carta grafica

lets-write-something-writing-4545938-1024-768La produzione di carta grafica per l’editoria e la scrittura è scesa del 2,3% (3 milioni di tonnellate) in un solo anno, raggiungendo il livello più basso dal 1999.

Il calo riflette la transizione globale verso media elettronici e tecnologia mobile. Questo è particolarmente evidente in Nord America e Europa, che da anni vedono un calo nella produzione e nella domanda di carta, ma ora lo stesso trend si sta verificando in altre parti del mondo. La carta di recupero rappresenta il 55% (225 milioni di tonnellate) delle fibre utilizzate per la produzione di carta – un aumento del 4% rispetto al 2013, del 54% rispetto al 2000 e del 337% rispetto ai valori del 1980.

Fonte: Europe Direct Veneto

Il giardino come gioco la tematica del corso organizzato dal 19 gennaio 2017 dal Gruppo Giardino Storico di Padova

gruppogiardinistoricipadova

LOUIS HAGHE, The transept of the Crystal Palace, 1851, Londra, Victoria and Albert Museum

L’Università degli Studi di Padova ospita dal 1991, nel Dipartimento di Biologia – Orto Botanico, i corsi annuali di aggiornamento interdisciplinare sul giardino e il paesaggio, organizzati dal Gruppo Giardino Storico di Padova con lo scopo di contribuire alla formazione di una coscienza paesaggistica e alla salvaguardia del nostro patrimonio storico-ambientale.

Corsi rivolti a insegnanti, tecnici ed esperti del settore, studenti, proprietari di giardini, appassionati. Il prossimo corso inizierà il 19 gennaio 2017, ed avrà come traccia tematica il gioco. Il giardino, infatti, da sempre è un luogo ludico, di trasgressioni giocose e condivise, facilitate dal trovarsi a contatto con la natura, quindi in un ambiente più libero, diverso dal consueto. Sorpresa e finzione, travestimento e gioco amoroso, distolgono da schemi e formalità sociali in uso, dando la sensazione dell’altrove. Il gioco, quindi, è una delle componenti costitutive del giardino in tutta la sua storia e ne ha segnato l’evoluzione compositiva.

Dal Rinascimento ai nostri giorni. Le grotte e i ninfei dei giardini rinascimentali e barocchi sono luoghi di gioco per eccellenza, con scherzi d’acqua e automi semoventi, come pure gli alberi sagomati dai topiari e i teatri di verzura, intesi come giocose meraviglie. La capillare e rapida diffusione del gioco della pallamaglio (palle malle) nel Seicento contribuisce alla creazione dei grandi viali lineari alla francese, come ancora testimoniano i Mall di Hyde Park a Londra o il Viale della pallamaglio in Villa Pamphilj a Roma. Nel Settecento le corti europee, sull’esempio di Maria Antonietta e del suo bucolico Hameau de la Reine nel parco di Versailles, giocano nei giardini a interpretare la vita di pastori e contadini. Nel medesimo secolo nascono giardini esplicitamente dedicati al gioco e al divertimento: i Vauxhall Gardens in Inghilterra, presto replicati in tutta Europa. Nell’Ottocento la consapevolezza del ruolo salutistico dell’attività fisica fa modificare la conformazione dei parchi pubblici che iniziano ad accogliere spazi specializzati per il gioco; e proprio la funzione igienica e sociale del gioco sarà la matrice nel Novecento per la creazione dei Volkspark tedeschi. Nel dopoguerra in Europa si creano nei parchi veri e propri paesaggi per il gioco e si diffonde una nuova generazione di parchi concepiti sul modello dell’archetipo californiano di Disneyland (EuroDisney, Parc Asterix, Gardaland …). Il gioco è un argomento sempre più centrale anche nel discorso contemporaneo sullo spazio urbano, tanto che viene interpretato come uno strumento di socializzazione per contrastare i fenomeni di isolamento nelle metropoli: ne sono esempi i nuovi Brooklyn Bridge Park a New York o il Maggie Daley Park a Chicago.

Riflessione più complessiva sul paesaggio e sullo spazio in generale. Anche fenomeni apparentemente diversi che hanno investito il mondo del paesaggio, come la diffusione degli orti urbani o il neo-ruralismo, traggono motivo di popolarità proprio dalla suggestione ludica che propongono. L’uso ludico degli spazi (urbani, ‘giardinieri’, rurali, naturali) si sta infatti sviluppando come mai prima d’ora e il rapporto col paesaggio per molte persone avviene oggi attraverso la mediazione di attività al limite tra il gioco e lo sport (jogging, mountain bike, parapendio …) che, oltre alla dimensione del divertimento, esaltano il senso dell’esplorazione e dell’avventura, del rischio e dell’immaginazione. Torniamo a occuparci di giardino storico, il tema che ci contraddistingue, non come di un soggetto di ricerca e sapere chiuso, ma piuttosto come di un punto di partenza per una

Un viaggio studio nelle Alpi Marittime e in Costa azzurra permetterà ai partecipanti di verificare dal vivo alcune delle problematiche proposte dal corso. Le lezioni si svolgono a Padova, presso il Complesso Didattico di Biologia e Biomedicina Fiore di Botta, via del Pescarotto 8, il giovedì, ore 16.00 – 18.30. Contributo di partecipazione 95 € (studenti 50 €). Info: email: segreteria@giardinostoricounivpadova.it.  Coordinatore responsabile del corso: Antonella Pietrogrande. Direttori del corso: Francesca Chiesura Lorenzoni, Francesca Dalla Vecchia. Fondatore: Patrizio Giulini. Segreteria: Cristina Cremonese, Silvia Datei.

Programma. 19 gennaio, ore 16.00 aula H, piano terra del Fiore di Botta. Giocare in giardino. Il ruolo del gioco nella costruzione dell’identità degli spazi verdi Franco Panzini – Università IUAV di Venezia.  26 gennaio, ore 16.00, Giochi e scherzi d’acqua nel giardino storico Luigi Zangheri – Università di Firenze, Presidente Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. 2 febbraio, ore 16.00 Giardini per città in gioco Annalisa Metta – Università degli Studi Roma Tre Dipartimento di Architettura. 9 febbraio, ore 16.00 Nascondere e rivelare. Il gioco visuale come strumento compositivo del giardino cinese Bianca Maria Rinaldi – Politecnico di Torino Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio.  16 febbraio, ore 16.00 Giocare e farsi gioco. I Gonzaga e le meraviglie dei giardini Paolo Carpeggiani – Politecnico di Milano Dipartimento di Architettura e Studi Urbani.  23 febbraio, ore 16.00 Giardino, gioco, paesaggi. Intersezioni fantastiche Anna Lambertini – Università di Firenze Dipartimento di Architettura (DiDA). 2 marzo, ore 16.00 Fallacia e verità del labirinto Carlo Donà – Università di Messina Dipartimento di Civiltà antiche e moderne.  9 marzo, ore 16.00 Correre il paesaggio. Alcuni paesaggi del divertimento sportivo nel mondo (Cina, Russia, Francia…) Serge Briffaud – École Nationale Supérieure d’Architecture et de Paysage de Bordeaux, Olivier Damée – Agence Damée, Vallet & Associés, Paysagistes, Paris. 16 marzo, ore 16.00. Tornare in campagna: finzioni arcadiche e contadini per gioco. Francesco Vallerani – Università di Venezia Dipartimento di Economia. 23 marzo, ore 16.00. Tra gioco e spettacolo: elementi ludici nella storia del giardino. Antonella Pietrogrande – Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 30 marzo, ore 16.00 Come si forma un giardiniere per giardini e parchi storici: i Corsi di giardiniere d’arte alla Reggia di Venaria (Torino) Patrizio Giulini – Università di Padova, Maurizio Reggi – Regione Piemonte, Riccardo Forneris diplomato del Corso. 6 aprile, ore 16.00 La botanica e il gioco Tavola rotonda con: Gianpaolo Barbariol – Capo Servizio Verde Pubblico Comune di Padova, Klaus-Jürgen Evert – già Direttore Parchi e Giardini di Stoccarda, Fabrizio Fronza – Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale Provincia Autonoma di Trento, coordina Francesca Dalla Vecchia – Università di Padova. 20 aprile, visita ore 14.30-19.00 Visita al complesso di villa Porto-Pedrotti a Vivaro di Dueville (Vicenza), un singolare esempio di interpretazione del paesaggio da Palladio alla contemporaneità a cura di Lorenzo Martinelli e Bernardetta Ricatti – Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 4 maggio, visita ore 14.30-19.00 Arte dei giardini e giardini nell’arte. Visita ai giardini di villa Tron-Mioni, Grimani-Migliorini e ai Théâtres de papier di Emanuela Briani Cagnin a Dolo (Venezia) nella Riviera del Brenta a cura di Margherita Levorato – Gruppo Giardino Storico Università di Padova.  12-13 maggio, viaggio di studio Dal gioco della topiaria, dei labirinti e dei teatri di verzura alla fiaba. Visita al giardino di villa Garzoni e al Parco di Pinocchio a Collodi (Pistoia) e ad alcuni giardini storici delle ville della Lucchesia a cura di Tessa Matteini – Università IUAV di Venezia, Studio Limes Architettura del paesaggio Firenze, Cristina Cremonese – Gruppo Giardino Storico Università di Padova. 18 maggio, ore 16.00 Dai giochi principeschi ai parchi di divertimento (XVI-XIX secolo) Hervé Brunon – Direttore di ricerca al CNRS (Centre André Chastel, Paris), Monique Mosser – Storica dell’arte e dei giardini, ingénieur honoraire au CNRS, Paris. 25 maggio, ore 16.00 Giochi, Giardini, Paesaggi: conflitti e convivenze possibili. Tavola rotonda con: Andrea Menegotto – Direttore tecnico Proap Italia, Cesare Micheletti, Loredana Ponticelli – A²Studio Projects for Researches into the Alpine Space Trento, Paola Muscari – Studio di Paesaggistica BMB Verona, coordina Mariapia Cunico – Università IUAV di Venezia. 12-18 giugno, viaggio di studio Toutes les couleurs de la Côte d’Azur: giardini e luoghi della memoria tra le rocce e il mare a cura di Luciano Morbiato – Università di Padova, Antonella Pietrogrande – Gruppo Giardino Storico Università di Padova, Jean Noel Tournier – Atelier de paysage B. et JN. Tournier, Bordeaux.

Fonte: Gruppo Giardino Storico di Padova

Risorsa idrica in Veneto, gli obiettivi raggiunti e quelli futuri di Anbi Veneto e Regione

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto

Ambiente, massimo storico per eolico e solare, che coprono il 14 per cento della domanda elettrica. CO2 in calo ma, questa volta, non per la crisi economica.

fonti-rinnovabiliNei primi nove mesi dell’anno le fonti rinnovabili non programmabili – eolico e solare – hanno coperto il 14% della domanda di energia elettrica nazionale: un massimo storico registrato a fronte di un calo dei consumi di energia primaria (-2%) e delle emissioni di CO2 (-3%) rispetto allo stesso periodo del 2015 mentre la quota di energia elettrica prodotta da tutte le fonti green si conferma intorno al 41%. È quanto emerge dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).

Riduzione emissioni del 29% rispetto al 2005. “L’analisi evidenzia una novità rilevante rispetto al trend degli ultimi anni,  ovvero la diminuzione dei consumi e delle emissioni,  pur in presenza di un lieve aumento del PIL. Si tratta di un’inversione di tendenza perché fino ad oggi, l’Italia è stato il solo Paese, tra le maggiori economie Ue, in cui un contributo significativo alla riduzione delle emissioni è venuto dalla crisi”, spiega Francesco Gracceva, dell’Unità Studi e Strategie ENEA, responsabile del gruppo di ricerca che cura l’analisi. “Con questo trend, a fine anno si stima una riduzione delle emissioni del 29% rispetto al 2005, in linea con gli obiettivi di riduzione fissati per il 2020 dalla SEN e con i target in discussione per il 2030”, aggiunge.

Luci e ombre. L’analisi evidenzia inoltre che l’indice ISPRED (Indice Sicurezza energetica, PRezzo Energia e Decarbonizzazione, è espresso in un range da 0 (indicatore negativo) a 1 (massimo valore positivo), elaborato dall’ENEA per misurare sicurezza energetica, prezzi e decarbonizzazione nel nostro Paese è migliorato, raggiungendo con 0,62 il massimo degli ultimi cinque anni. “Questo dato è però frutto di due andamenti contrapposti: da un lato la riduzione delle emissioni di CO2 e la conseguente decarbonizzazione del sistema, e dall’altro, il peggioramento dell’indicatore relativo ai prezzi”, sottolinea Gracceva. Sul fronte gas, i prezzi medi per i consumatori industriali segnano un tasso di riduzione del 9,5% a fronte di un calo del 17% della media dei principali paesi Ue, che implica dunque un peggioramento della posizione italiana. Inoltre, la forbice fra i prezzi italiani e quelli sul mercato di riferimento europeo (TTF) resta molto elevata, 2€/MWh, non giustificata dai costi del trasporto internazionale. Quanto ai prezzi dell’energia elettrica per le industrie, negli ultimi due trimestri 2016 sono aumentati del 3% circa rispetto al primo semestre, con un probabile ulteriore allargamento del gap fra Italia e resto d’Europa.

I paesi da cui importiamo il greggio: Iraq e Iran in crescita. Gas aumenta quello algerino, in calo quello russo. In aumento anche i prezzi del gasolio: con 1,3 €/l il prezzo del gasolio italiano nel periodo giugno – settembre si è avvicinato ai massimi dell’Unione, pari a 1,35 €/l. L’analisi evidenzia una ripresa delle importazioni di greggio (+3%) nel terzo trimestre, con l’import dall’area mediorientale in forte crescita (+38%), in particolare da Iraq e Iran. Si conferma la crescita della domanda di gas naturale (+1,9%), che fa seguito all’incremento del 4,8% registrato nel secondo trimestre. Aumenta l’import dall’Algeria (+150%), mentre cala quello da Russia (-10%) e Nord Europa, in controtendenza rispetto al resto dei Paesi europei.

Fonte: Enea