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Due milioni di finanziamento per le reti di ricarica dei veicoli elettrici, domande entro il 16 maggio 2016

auto elettricaSe uno dei principali impedimenti all’incremento di utilizzo delle auto elettriche è la limitata presenza di punti di ricarica nel territorio, il Veneto potrà presto migliorare la propria situazione, favorendo una diffusione più capillare di stazioni nelle quali fare il pieno di chilowatt. La Giunta regionale ha infatti approvato la delibera che prevede l’utilizzo di 2.050.025 euro del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) destinati all’implementazione delle reti di ricarica per i veicoli elettrici.

Le domande. “Per individuare i soggetti che potranno usufruire di queste risorse – piega l’assessore ai Trasporti – abbiamo approvato un avviso pubblico pubblicato nel B.U.R. n. 30 del 1 aprile 2016, disponibile anche nel sito http://www.regione.veneto.it. Per la predisposizione della domanda c’è tempo fino al 16 maggio 2016. Possono beneficiarne i Comuni, i titolari di pompe di carburante, i centri commerciali o i parcheggi che consentono l’utilizzo pubblico degli impianti, i privati che intendono realizzare impianti di alimentazione domestica. Ogni soggetto dovrà impegnarsi al cofinanziamento delle opere o attraverso accordi di programma con il MIT o mediante la presentazione di garanzie fideiussorie”.

Più fondi alle aree metropolitane. “Mi auguro che l’opportunità di attingere a finanziamenti statali sia sfruttata al meglio sia dal pubblico che dai privati e che il loro utilizzo contribuisca a contrastare una delle principali cause di inquinamento atmosferico, cioè le emissioni dei gas di scarico degli autoveicoli, che, soprattutto in pianura, è sempre più grave e preoccupante”, riferisce l’assessore all’Ambiente. I fondi sono vincolati per il 60 per cento alle aree metropolitane e per il 40 per cento al resto del territorio. In questo caso si è ritenuto di individuare come ‘area metropolitana’ l’aggregato del Veneto centrale composto da Venezia, Padova e Treviso, sia in ragione del tasso di inquinamento, sia delle relazioni casa-lavoro.

Rete di ricarica elettrica, già avviata la fase pilota. La Regione del Veneto, in realtà, ha già dato avvio alla fase pilota per la realizzazione della rete di ricarica elettrica. Con una prima trance di fondi ministeriali per complessivi 232.000 euro è attualmente in corso l’implementazione delle centrali nei comuni di Venezia, Treviso e Vicenza. “Abbiamo messo dei limiti di spesa per consentire al maggior numero possibile di soggetti di accedere al bando – conclude l’assessore ai trasporti –. Inoltre, i criteri di selezione rispondono alle linee guida regionali sulla mobilità elettrica, in fase di definizione, al fine di limitare investimenti poi inutilizzati e scongiurare la vandalizzazione delle opere. Valutiamo che con un contributo di poco superiore ai due milioni sono attivabili investimenti per circa 4-5 milioni complessivi ed è ipotizzabile il sostegno a circa 500 interventi”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

L’Europa a metà del guado sul glifosato

glifosatoLa Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato con 38 voti favorevoli, 6 contrari e 18 astensioni la proposta di risoluzione del socialdemocratico Pavel Poc con la quale si invita l’Assemblea plenaria del prossimo 11 aprile a premere sull’esecutivo europeo affinché non dia il via libera per altri 15 anni al glifosato.

Residui di glifosato nell’ambiente, nei prodotti che consumiamo e nell’uomo. Questo principio attivo è presente in numerosi erbicidi, ma è fortemente contestato e oggetto di pareri diametralmente contrastanti. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) lo ha considerato potenzialmente cancerogeno, mentre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha definito questa sostanza “probabilmente non cancerogena”. “Il fatto che dobbiamo ricorrere ad un’obiezione parlamentare dimostra che qualcosa è andato storto nel processo decisionale, ha dichiarato l’eurodeputato Pavel Poc, che ha preparato la bozza di risoluzione. “Il glifosato è stato classificato come probabilmente cancerogeno dall’Organizzazione mondiale della sanità: anche se l’industria ha sostenuto che la sostanza può essere completamente metabolizzata, è ormai chiaro che i residui sono ovunque: nell’ambiente, in molti prodotti che consumiamo ogni giorno, nei nostri corpi”.

Tabella di marcia. A maggio si riunirà nuovamente il Comitato fitosanitario, composto da esperti nominati dagli Stati membri: se, come è successo lo scorso 8 marzo, non si raggiungerà una maggioranza, toccherà alla Commissione europea decidere. A giugno, infatti, scadrà l’autorizzazione per il glifosato.

Fonte: Asterisco Informazioni

 

Opportunità per agricoltori e imprese: nuovo pacchetto sull’economia circolare

Economia circolareLa Commissione europea ha presentato il 17 marzo scorso i primi risultati del pacchetto sull’economia circolare contenente nuove norme in materia di concimi organici e ricavati dai rifiuti nell’UE.

Solo il 5% dei rifiuti organici viene riciclato. Il riutilizzo delle materie prime attualmente smaltite come rifiuti è uno dei principi essenziali del pacchetto sull’economia circolare adottato nel dicembre 2015. La Commissione propone un regolamento finalizzato ad agevolare in maniera significativa l’accesso al mercato unico dell’UE per i concimi organici e ricavati dai rifiuti, instaurando pari condizioni di concorrenza con i tradizionali concimi inorganici. Saranno in tal modo ridotti la quantità di rifiuti prodotti, il consumo energetico e i danni ambientali.  Si stima inoltre che saranno così create nuove opportunità di mercato per le imprese innovative, riducendo nel contempo la quantità di rifiuti prodotti, il consumo energetico e i danni ambientali.

Trasformare problemi in opportunità. Il pacchetto europeo rappresenta una base strategica per il futuro, contribuisce al miglioramento della transizione economica verso un modello pienamente circolare che affronta le problematiche dei cambiamenti climatici e ambientali, puntando sulla capacità di utilizzare le risorse in modo sempre più sostenibile, nonché di saper creare significative opportunità di mercato per le imprese e i consumatori europei. Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione europea responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Delle abbondantissime risorse in rifiuti organici, solo una minima quantità è trasformata in prodotti fertilizzanti di valore. I nostri agricoltori utilizzano concimi ottenuti da risorse importate o mediante processi produttivi ad elevata intensità di energia, benché la nostra industria sia in grado di sfruttare i rifiuti organici trasformandoli in nutrienti riciclati. Il regolamento ci aiuterà a trasformare i problemi in opportunità per gli agricoltori e le imprese.”

Le azioni chiave del piano Ue nello specifico. Finanziamenti dai 650 milioni di EUR ai 5,5 miliardi di EUR dai fondi strutturali; azioni per ridurre della metà i rifiuti alimentari entro il 2030; lo sviluppo di norme di qualità per le materie prime secondarie; misure nell’ambito del piano di lavoro 2015-2017 sulla progettazione ecocompatibile per promuovere la riciclabilità dei prodotti, oltre che l’efficienza energetica; la revisione del regolamento relativo ai concimi; una strategia per le materie plastiche nell’economia circolare e l’obiettivo di ridurre in modo significativo i rifiuti marini, oltre a una serie di azioni in materia di riutilizzo delle acque. Il progetto di regolamento sarà ora trasmesso per adozione al Parlamento europeo e al Consiglio. Una volta adottato sarà direttamente applicabile senza necessità di recepimento nel diritto nazionale, dopo un periodo transitorio che consentirà alle imprese e alle autorità pubbliche di prepararsi alle nuove norme.

Fonte: Asterisco Informazioni

Ambiente, drone per prevenire inquinamenti e contaminazioni in Veneto

Drone AgricolturaLe agenzie regionali Avepa e Arpav, competenti rispettivamente in materia di agricoltura e ambiente, attraverso un’apposita convenzione firmata nei giorni scorsi, hanno definito specifici accordi di collaborazione per l’utilizzo di un drone a fini monitoraggio e controllo ambientali sul territorio della Regione del Veneto.

Rilievi georeferenziati. Avepa dispone di un sistema automatico di pilotaggio remoto – più comunemente noto come drone – in grado di rilevare con risoluzione al suolo 5 cm/pixel una superficie di 50 ettari effettuando un volo di circa 30 minuti. Si tratta di uno strumento tecnologico sofisticato ed evoluto, provvisto di diverse fotocamere digitali per il rilievo georeferenziato in modalità RGB (spettro visibile della luce), all’infrarosso (NIR) e multispettrale, che è quindi in grado di raccogliere informazioni dettagliate sfruttando anche lo spettro non visibile della luce.

Mappatura territorio. Considerate le potenzialità del velivolo di Avepa – che è l’unico ente pubblico in Veneto certificato Enac per il volo con il drone e dispone di una propria squadra interna di piloti specificamente addestrati – le due agenzie stanno unendo le forze per mettere a disposizione della Regione  strumenti evoluti per la mappatura del territorio e la costruzione di modelli che consentano poi di effettuare monitoraggi e controlli sui fenomeni di rilevanza ambientale che costituiscano un pericolo o una minaccia per la salute dei cittadini, oltre che per il benessere degli animali e lo stato delle coltivazioni. Attraverso la post-elaborazione effettuata da Avepa delle immagini catturate dal drone, è infatti possibile restituire ortofoto e dati aerofotogrammetrici (mappe 3D e 2D, modelli a nuvola di punti, modelli del terreno e modelli della superficie, curve di livello, ortomosaici) attraverso i quali elaborare informazioni su tali fenomeni, consentendo di intervenire per il contenimento dei danni.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Acque irrigue per l’agricoltura: Anbi propone black list per aziende che inquinano e istituzione dei reati di attentato e omicidio ambientale

"lama" dove ristagna l'acqua piovana

“lama” dove ristagna l’acqua piovana

L’84% del “made in Italy” agroalimentare (37 miliardi il valore dell’export) dipende dall’irrigazione, che interessa circa 2.400.000 ettari, che pongono l’Italia al secondo posto in Europa, dopo la Spagna, come superficie irrigata.

L’uso dell’acqua irrigua (in termini di volumi) avviene soprattutto nelle regioni del Nord Ovest (59%), seguite da quelle del Nord Est (14%), Sud (13,5%), Isole (9%), Centro (4.5%). Negli anni recenti si è assistito ad una tendenza verso sistemi di irrigazione più efficienti e che ha interessato il 42% delle aziende agricole ed il 40% delle superfici irrigate. Le principali colture irrigue sono, oltre al riso, il mais da granella, le foraggere, il mais verde, gli agrumi, la frutta e le orticole. Più della metà delle aziende agricole irrigue (circa 700.000) si approvvigiona tramite i Consorzi di bonifica e di irrigazione, mentre il 18% affianca l’autoapprovvigionamento a tale prassi. E’ evidente, commenta l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI), che la qualità delle produzioni agricole è strettamente legata anche a quella delle risorse idriche.

Tutela penale e amministrativa, necessità di un rafforzo. “Per questo, ma non solo – afferma Salvatore Giacchetti, presidente Aggiunto Onorario del Consiglio di Stato – un primo obbiettivo deve essere quello di salvare le acque fluenti dal progressivo inquinamento, cui sono sottoposte. Se si tratta di sola maleducazione, occorre avviare, fin dalle elementari, un serio programma scolastico di educazione ecologica. Ma se si tratta di incoscienza o peggio di criminalità va preso atto che l’attuale sistema sanzionatorio ha scarsa efficacia dissuasiva e che quindi va rafforzata l’attuale tutela penale e amministrativa delle acque”.

Cosa si potrebbe fare. “Occorrerebbe perciò da un lato introdurre i reati di attentato all’ambiente e di omicidio ambientale e dall’altro istituire una black list, in cui iscrivere le imprese rinviate a giudizio o sanzionate in via amministrativa per inquinamento della falda o delle acque pubbliche; da tale iscrizione – insiste Giacchetti –  dovrebbe derivare una serie di conseguenze negative per l’inquinatore quali la sospensione della legittimazione a contrarre rapporti con la Pubblica Amministrazione e soggetti equiparati; la sospensione di qualunque beneficio pubblico di ordine industriale, commerciale e fiscale; il vincolo dei rimborsi IVA e di eventuali sgravi o benefici fiscali a garanzia del risarcimento dei danni provocati alle persone e all’ambiente; l’assoggettamento a class action agevolate; la sottoposizione automatica a monitoraggio ambientale e fiscale. Certo – conclude Giacchetti – queste iniziative non colmerebbero la carenza culturale ed etica che c’è a monte degli attuali comportamenti incoscienti o criminali; ma quanto meno creerebbero un effettivo timore della pena, che potrebbe contribuire a far sì che l’attuale apertura all’economia verde, di cui l’acqua è la linfa vitale, non si riduca ad una malinconica speranza verde”.

Fonte: Asterisco Informazioni

Ue e Cop 21, firma e ratifica dell’accordo alle porte

Cop 21La Commissione europea si è riunita il 2 marzo per valutare il nuovo accordo globale sul clima adottato a Parigi lo scorso dicembre. L’accordo di Parigi è il primo accordo multilaterale sui cambiamenti climatici a livello globale frutto della conferenza internazionale COP 21 tenutasi a Parigi tra il 30 novembre e il 12 dicembre 2015. Sottoscrivendo questo accordo, la comunità internazionale ha deciso di arginare ed evitare cambiamenti climatici drastici e pericolosi.

Le colonne portanti dell’accordo sono il mantenimento dell’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2°C e il contenimento delle emissioni di carbonio in tutti i paesi firmatari. Anche il quadro per le politiche dell’energia e del clima per il periodo 2020-2030, presentato dalla Commissione nel 2014, insieme all’accordo di Parigi, propone nuovi obiettivi tra cui la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, l’aumento nell’utilizzo delle energie rinnovabili ed un nuovo sistema di governance e di indicatori di rendimento.

Accordo aperto alla firma il 22 aprile a New York. Grazie alla rapida ratifica ed entrata in vigore del COP 21 (l’accordo sarà aperto alla firma il 22 aprile 2016 a New York in occasione della cerimonia di alto livello dove sarà presente anche l’Unione europea con i suoi Stati Membri per rimarcare l’impegno preso ) l‘Unione potrà operare rapidamente e partecipare in futuro alle revisioni periodiche di controllo per assicurarsi il raggiungimento degli obiettivi preposti; inoltre entro il 2020 tutti i paesi firmatari dovranno rendere note le strategie per limitare le emissioni di carbonio a lungo termine di almeno il 40%. Questo obiettivo è inserito nella strategia energetica ed è una delle dieci priorità del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Intenti. Com’è stato sottolineato dal vicepresidente della Commissione europea per l’Unione energetica Maroš Šefčovič l’accordo di Parigi invia un forte segnale della transizione energetica pulita che sta interessando tutto il globo, all’interno della quale l’Europa vuole primeggiare nel settore dell’energia rinnovabile e dell’efficienza energetica, creando forte crescita e nuova occupazione. Come ha in seguito affermato il Commissario per il clima e l’energia Miguel Arias Cañete bisogna attuare tutto questo concretamente senza nessun tipo di ritardo firmando e ratificando l’accordo il prima possibile per poter mantenere questo tema al vertice dell’agenda politica internazionale.

Fonte: Asterisco Informazioni

Allarme ghiacciai: potrebbero sparire tra qualche decina d’anni dalle Alpi

Monte RosaIl massiccio del Monte Rosa è la seconda montagna più alta delle Alpi. Un paradiso per sciatori, ma soprattutto un osservatorio privilegiato per i cambiamenti climatici. È proprio dal Rosa che il gruppo di geologi che sta monitorando lo sciogliersi del ghiacciaio fra Italia e Svizzera, ha lanciato un allarme preoccupante: potrebbe scomparire in poche decadi.

Scenari. «Stiamo constatando – dice il geologo Giovanni Mortara – una notevole perdita di spessore di ghiaccio pari ad alcuni metri all’anno e quest’estate probabilmente potrebbe arrivare a perdere anche una decina di centimetri al giorno». Negli ultimi decenni la copertura di ghiaccio della parete est del Monte Rosa ha sperimentato una perdita accelerata e drastica in estensione. Alcuni ghiacciai sono completamente scomparsi. Secondo gli scienziati, le previsioni a lungo termine non confortano. «Di scenari futuri – spiega Silvio Seno – non ce n‘è uno solo, partiamo da quelli più ottimistici che nell’arco del secolo prevedono un incremento della temperatura media globale di circa un grado, o poco meno di un grado, a quelli che sono i più drammatici che prevedono invece un aumento molto più sensibile intorno ai 5 gradi. L’effetto sui ghiacciai sarebbero in entrambi i casi piuttosto seri e significherebbero la loro sparizione pressoché totale dall’arco alpino».

Fonte: Asterisco Informazioni

 

Presenza lupo in Lessinia, tavolo tecnico per la proposta di un piano di equilibrio ambientale

Lupo LessiniaUn tavolo tecnico tra i sindaci della Lessinia,  la provincia di Verona, le associazioni degli allevatori, quelle ambientaliste, consiglieri e funzionari regionali per studiare soluzioni normative finalizzate ad ottenere nel Piano nazionale per il lupo deroghe per l’altopiano veronese e per valorizzare al meglio norme e risorse del progetto europeo Life WolfAlps. Questo l’esito dell’incontro avvenuto a Bosco Chiesanuova (Vr), nella sede del parco naturale della Lessinia, tra l’assessore veneto all’agricoltura Giuseppe Pan, il vicepresidente della provincia di Verona Antonio Pastorello, i sindaci della Lessinia, i consiglieri regionali Stefano Valdegamberi e Fabiano Barbisan, i rappresentanti dell’associazione allevatori e quello di Legambiente.

Equilibrio tra presenza del lupo e tutela della biodiversità. “Il tavolo sarà convocato entro dieci giorni a Bosco Chiesanuova  per mettere in fila dati tecnici e approfondimenti normativi al fine di valutare la possibilità di formulare deroghe al piano nazionale, in considerazione della particolarità della Lessinia veronese e degli equilibri sostenibili tra presenza del lupo e tutela della biodiversità. Del problema è investito il Consiglio regionale, con la relativa commissione Agricoltura, che dovrà studierà la percorribilità di proposte legislative da sottoporre al Parlamento nazionale e all’Unione europea.  Nel giro di pochi mesi mi attendo proposte concrete. Ma ci tengo a ribadire che la presenza del lupo in Lessinia è normata dal piano nazionale e da norme europee, rispetto alle quali la Regione può intervenire solo con proposte emendative o richieste di deroghe. La Regione, comunque, per quanto le compete, ha già provveduto a liquidare oltre 50 mila euro di indennizzi agli allevatori colpiti nel corso del 2015 dagli assalti dei 15 esemplari attualmente censiti nel branco veronese e a stanziare, anche nel bilancio di previsione 2016, altrettanti fondi per il risarcimento di eventuali danni causati alle mandrie e alle greggi”, ha riferito Pan.

Duplice quindi il fronte di lavoro del tavolo tecnico, che avrà nel sindaco di Bosco Chiesanuova il capofila dei rappresentanti locali: trovare la via normativa per proporre al ministero per l’Ambiente e alla Commissione europea uno specifico piano di equilibrio ambientale tra la presenza del lupo e delle altre specie selvatiche che popolano l’habitat della Lessinia (cervi, cinghiali e lepri), anche in deroga al disciplinare ministeriale; e, nel contempo, studiare come valorizzare al meglio i 560 mila euro che il progetto europeo Wolfalps mette a disposizione per il Veneto e quali interventi di promozione dell’area e di salvaguardia dell’ambiente e della sua biodiversità potranno trovare copertura nelle misure del Programma di sviluppo rurale 2014-2020, e in particolare tra quelle attivabili dal Gal (gruppo di azione locale) Baldo-Lessinia.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Chioggia (VE), Bosco Nordio, avanzata del leccio nelle dune aperte

Bosco NordioCome si è evoluta negli ultimi 50 anni la Riserva Naturale Integrale “Bosco Nordio” (Chioggia, Ve)? Com’è riuscito il leccio, quercia a lenta crescita, a sostituirsi alla pineta, molto più dinamica? Un recentissimo studio ne svela ora le dinamiche.

L’avanzamento del bosco nelle dune aperte. Per oltre un anno Giovanni Bombieri, neolaureato dottore magistrale in Scienze Forestali ed Ambientali all’Università di Padova, affiancato dai tecnici di Veneto Agricoltura, che ha in gestione la Riserva, ha studiato 5 radure superstiti prelevando 300 campioni da altrettante piante, al fine di comprendere le dinamiche di avanzamento del bosco nelle dune aperte. Queste costituiscono un habitat riconosciuto come prioritario a livello europeo, perciò importanti da conservare. I risultati parlano chiaro: dopo l’istituzione della Riserva, agli inizi degli anni ’70, il bosco di leccio, non più sottoposto al prelievo di legna, ha cominciato a espandersi, inizialmente lentamente e poi sempre più velocemente.

Avanzamento del leccio di 1 ogni 5 anni. La tesi di Bombieri dimostra una “velocità” media di espansione della lecceta di circa 1 m ogni 5 anni, ma va detto che nei primi 25 anni l’avanzamento è stato al massimo di 2 m; ultimamente invece la colonizzazione dei prati è avvenuta a velocità molto più “forti” (circa 10 m in 5 anni). Grazie a questo studio, il primo che indaga la capacità del leccio come specie colonizzatrice, si è potuti intervenire con tagli di intensità corretta riportando la situazione di 5 radure allo stato precedente il 1970, garantendo in questo modo la permanenza di specie animali e vegetali altrimenti destinate a scomparire.

Non tutte qui le novità per Bosco Nordio. Si è concluso dopo oltre 3 anni dal suo inizio il lungo iter di acquisizione da parte della Regione di un terreno adiacente alla Riserva a Sant’Anna di Chioggia (VE). L’acquisto si è reso necessario in quanto l’area privata, priva di cure colturali e prossima alla strada statale Romea, si prestava facilmente all’innesco di incendi dovuti al classico mozzicone di sigaretta (come effettivamente è accaduto nel 2010, quando solo il pronto intervento e la perizia degli operai di Veneto Agricoltura hanno scongiurato danni maggiori al bosco). La nuova fascia di terreno, grande poco più di 5 mila mq è occupata da una fitta boscaglia di robinia, rovo, lecci e grandi pioppi neri. Inoltre, in questi giorni si aperto il cantiere di manutenzione straordinaria che prevede la raccolta della grande quantità di immondizie accumulate in anni di abbandono, il taglio della vegetazione infestante e la messa in sicurezza di una decina di grandi piante instabili o con la chioma secca, pericolose per chi transita sulla strada statale. Per eseguire l’intervento è a disposizione un piccolo budget di 14 mila euro, ma grazie al ricorso alla manodopera operaia della Riserva e a quella prestata da altri Centri di Veneto Agricoltura, si riuscirà ad ottimizzare la spesa e a garantire il risultato voluto.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

Inquinamento da Pfas in 79 comuni del Veneto, in campo l’Istituto Superiore della Sanità e una task force regionale

inquinamentosAttivare celermente la predisposizione e realizzazione di un Piano di Monitoraggio sulle matrici di interesse alimentare in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) in alcuni ambiti del territorio regionale, affidandone il compito all’Istituto Superiore di Sanità, che opererà con ulteriori finanziamenti regionali aggiuntivi rispetto ai circa 500 mila euro già spesi in passato; rafforzare la Commissione Tecnica Regionale specifica con una nuova composizione multidisciplinare che operi, come una vera e propria “Task Force”, una ricognizione esaustiva della situazione e dei possibili sviluppi per tutte le matrici interessate dalla contaminazione e conseguenti valutazioni delle ricadute su tutti gli ambiti interessati. Sono queste, in sintesi, le decisioni assunte dalla Giunta regionale del Veneto  per affrontare e possibilmente risolvere nei tempi più brevi e con la necessaria conoscenza e certezza scientifica, il problema dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) che ha interessato 79 Comuni del Veneto.

La Regione segue la vicenda sin dal 2013, quando fu approvata la prima delibera sull’argomento, seguita da altri sette atti nel 2014 e due nel 2015. Da subito è stata anche avviata una totale collaborazione con le Procure di Padova, Vicenza e Verona, che prosegue tuttora giorno per giorno. Per evitare inutili allarmi va ricordato che la bonifica delle acque superficiali captate dagli acquedotti è stata completata nei giorni immediatamente successivi alla segnalazione del problema da parte del Cnr con l’installazione di adeguati filtri in tutti gli acquedotti e precise raccomandazioni di attenzione ai titolari di pozzi privati.

Ora si è passati alla fase successiva, che riguarda il monitoraggio su alimenti e sugli umani. Occorre la massima scientificità, e per questo la Regione si è  affidata alla maggior autorità scientifica nazionale che è l’Istituto Superiore di Sanità, stante che in Europa non esiste una soglia di tossicità ufficialmente definita e bisogna prima di tutto conoscere se e quante di queste sostanze si possono essere insinuate negli animali, nelle coltivazioni, e di conseguenza nell’uomo e se tali quantità siano o no pericolose. L’unica soglia esistente è una fissata in Germania, rispetto a quella la situazione del Veneto è stata al di sotto fin dall’inizio della vicenda. Lungi dal voler minimizzare la cosa, la Regione vuole invece vederci chiaro fino in fondo e sulla base dei riscontri scientifici dell’Iss, se ne emergerà la necessità, interverrà con tempestività e stanziando tutti i soldi necessari fino all’ultimo euro.

La Task Force regionale potrà avvalersi dell’apporto di tutti gli altri professionisti ritenuti necessari e della collaborazione di tutte le Istituzioni competenti: Organizzazione Mondiale della Sanità, Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Politiche Agricole, Istituto Superiore di Sanità, Istituto Zooprofilattico delle Venezie. L’organismo è stato così composto: Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale, Direttore Dipartimento Ambiente
Avvocato Coordinatore dell’Avvocatura Regionale, Direttore del Dipartimento Agricoltura, Direttore Settore Geologia e Georisorse, Direttore Tecnico dell’Arpav, Dirigente Settore Promozione e Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica, Responsabile del Sistema Epidemiologico Regionale, un rappresentante dell’Arpav del Dipartimento Provinciale maggiormente interessato dal fenomeno.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto