• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Clima. Febbraio con 3,5 gradi in più, viole nei campi, primizie negli orti e frutteti con le gemme, un mese alla fine di un inverno che sembra non essere mai iniziato.

ASPARAGILa natura è sconvolta dalle anomalie climatiche segnate anche da un mese di gennaio con 1,2 gradi in più della media dopo un 2015 che si è classificato come il più bollente dal 1800 in cui sono iniziate le rilevazioni, con una temperatura superiore di 1,42 gradi la media di riferimento, secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr.

Verdure primaverili già in vendita, meglio però controllare l’origine. Il risultato – sottolinea la Coldiretti – è che sembra primavera con primule, viole e margherite nei prati mentre nelle campagne si sono risvegliati i mandorli, albicocchi e tutte le piante da frutto in forte anticipo rispetto all’arrivo della primavera. Negli orti broccoli, cavolfiori e cime di rapa tardive sono diventate precoci ma l’inverno pazzo ha fatto accelerare in generale la maturazione di tutte le primizie. Con questa finta primavera è possibile trovare una grande varietà di offerta made in Italy a prezzi particolarmente convenienti, considerata la stagione, per effetto dell’accavallamento nella maturazione delle diverse varietà di ortaggi provocato dal clima. E’ tuttavia importante verificare sempre l’origine nazionale in etichetta che – sostiene la Coldiretti – è obbligatoria per la frutta e verdura e privilegiare gli acquisti direttamente dagli agricoltori.

Surriscaldamento, qualche dato. Con il mese di gennaio che è stato a livello globale il più bollente di sempre facendo registrare una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 1,04 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo, anche il 2016 conferma la tendenza al surriscaldamento che è evidente anche in Italia. L’anno scorso in Italia – sottolinea la Coldiretti – è stato superato il precedente record di temperatura del 2014 ma gli anni piu’ bollenti sono quasi tutti successivi al 2000 con il 2003 sul podio al terzo posto seguito da 2007, 2012, 2001, 1994, 2009, 2011, 2000, 2008. Per effetto di questi cambiamenti climatici la coltivazione dell’ulivo in Italia è arrivata a ridosso delle Alpi mentre in Pianura Padana si coltiva oggi circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserva e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee.

Gli effetti si estendono anche ai prodotti tipici. Il riscaldamento provoca infatti anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto – continua la Coldiretti – mette a rischio estinzione il patrimonio di prodotti tipici made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani. Una sfida che – conclude la Coldiretti – mette alla prova la capacità dell’agricoltura di trovare l’innovazione nella tradizione, cercando di ottenere il meglio dai mutamenti economici e climatici.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

 

Inquinamento: il Parlamento Europeo vota in favore della case automobilistiche

imgCon 323 voti contrari, 317 in favore e 61 astensioni, mercoledì 3 febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato  quello che era stato l’orientamento espresso dalla Commissione Ambiente del Parlamento stesso e quindi non ha posto il veto alla proposta della Commissione Europea che voleva innalzare i limiti d’emissione reali delle vetture.

Un vero e proprio provvedimento “salva diesel” che, imposto dagli Stati Membri e dalle aziende automobilistiche, permetterà alle autovetture alimentate a gasolio di inquinare più di quanto non abbiano fin qui già fatto. In Europa si è molto puntato tutto sul Diesel ed ad oggi rappresenta il 50% del mercato UE e il 55% di quello italiano. Dopo lo scandalo che ha colpito la maggiore industria europea dell’auto, il gruppo Volkswagen, sembrava ovvio inasprire i controlli sulle emissioni degli autoveicoli in condizioni reali di guida (Real driving emissions – Rde).

Lobby dell’auto in azione. In realtà quell’inasprimento non si concretizzerà, ma secondo quanto sostengono i parlamentari che hanno fatto maggioranza in Parlamento, almeno ci saranno limiti che le casa automobilistiche potranno effettivamente rispettare. Di fatto le lobby dell’auto hanno imposto le loro esigenze produttive anteponendole alla necessità di contenere l’inquinamento atmosferico che secondo alcune stime provoca la prematura morte di 500mila cittadini europei ogni anno per patologie legate alla pessima qualità dell’aria nelle città.

Fonte: Asterisco Informazioni

Febbraio-giugno 2016, con “Idee di Sostenibilità”, l’ambiente scende nelle piazze venete

Gianpaolo Bottacin

Gianpaolo Bottacin

L’ambiente scende in piazza da febbraio a giugno 2016 a Belluno, Verona, Venezia e Padova, coinvolgendo i cittadini in laboratori su aria, acqua, suolo, cambiamenti climatici, rifiuti, campi elettromagnetici e rumore. Si tratta del progetto “Idee di Sostenibilità” promosso dalla Regione del Veneto e realizzato tramite la propria agenzia ARPAV con l’obiettivo di favorire e rafforzare le attività di informazione, formazione ed educazione ambientale dei cittadini, attraverso il confronto con chi opera sul territorio.

In scena i comportamenti rispettosi e utili da adottare. “Personale specializzato ed esperti dell’ARPAV – spiega l’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin – saranno a disposizione dei cittadini per rispondere ai loro quesiti, dare consigli e soprattutto mostrare concretamente quali sono i comportamenti rispettosi e utili anche a risparmiare energia. Per migliorare l’ambiente in cui viviamo è importante abbinare al controllo, svolto dalle istituzioni, attività di prevenzione attraverso l’adozione di comportamenti e stili di vita a basso impatto ambientale: la tutela dell’ambiente, infatti, è anche una scelta responsabile di ognuno di noi”.

Gli incontri, ad ingresso gratuito e rivolti a tutta la cittadinanza, avranno una durata di 45 minuti ciascuno e prevedono la prenotazione. Si svolgeranno nelle piazze, nelle scuole, in luoghi specializzati nel recupero come i centri di riuso e in ambienti naturali. Ad esempio per le iniziative bellunesi il finale sarà sabato 4 giugno sul Nevegal. “Sabato 20 febbraio a Belluno, presso la scuola Gabelli, al parco Città di Bologna, si terrà il primo di una serie di appuntamenti al quale anch’io parteciperò con piacere – annuncia Bottacin – per evidenziare l’importanza che la Regione Veneto, concretamente e non solo da un punto di vista economico, attribuisce al rispetto dell’ambiente”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Inquinamento aria, la Regione Veneto propone ai Comuni le linee guida da osservare

gas serra“L’assessorato all’Ambiente, in coordinamento con l’assessorato regionale alla Sanità, ha istituito un tavolo tecnico “ambiente e salute”, già riunitosi nei giorni scorsi, al fine di pianificare azioni efficaci per uscire dall’attuale situazione di emergenza di inquinamento atmosferico“. E’ quanto ha comunicato l’assessore all’Ambiente della Regione del Veneto, Gianpaolo Bottacin, di ritorno da Roma, al tavolo regionale di coordinamento e indirizzo sull’aria, a cui hanno partecipato le Province e i Comuni capoluogo. Bottacin ha anche informato del fatto che il Governo convocherà il tavolo nazionale sull’inquinamento una volta al mese per esaminare di volta in volta le varie problematiche.


La Regione ha proposto agli Enti locali le linee guida di riferimento per le ordinanze comunali da applicare tutto l’anno, sia nelle situazioni di criticità a livello “0”, sia in caso di raggiungimento del livello “1” (dopo 7 giorni consecutivi di sforamento del limite di 50 µg/m3 di polveri PM10). 
Per il livello “0” sono state proposte misure quali: incentivare forme di mobilità sostenibile alternative all’uso del mezzo privato, come la diffusione di sistemi di mobilità collettiva (“car sharing” e “car pooling”), bike-sharing e potenziamento dell’offerta del trasporto pubblico locale. Creazione di Low Emission Zone di accesso per le zone a più alta densità abitativa o per gli agglomerati; tali zone possono essere dotate di sistemi elettronici per il controllo degli accessi. Adozione, a livello regionale, delle disposizioni contenute nella norma UNI 10683/2012 “Generatori di calore alimentati a legna o altri biocombustibili solidi – Verifica, installazione, controllo e manutenzione”. Tramite accordo volontario con i produttori, adozione a livello regionale dei Regolamenti della Commissione Europea per la progettazione ecocompatibile e l’etichettatura energetica delle caldaie e apparecchi a combustibile solido. Formazione sui comportamenti virtuosi da adottare per la riduzione delle emissioni nelle scuole. Riduzione delle temperature massime per il riscaldamento civile: a 16+2° per edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e commerciali; 18+2°C per tutti gli altri edifici, a esclusione di case di cura e/o riabilitazione, ospedali e case di riposo. Divieto di spreco energetico nelle attività commerciali (divieto porte aperte negli esercizi commerciali per evitare dispersione termiche).

Per il livello “1”, invece, si propone: nel campo della mobilità, l’adozione di una guida ecologica, vale a dire basse velocità e regime costante, e la manutenzione del mezzo per il risparmio di carburante. Riscaldamento civile e consumi energetici: nel caso di apparecchi a legna minimizzare le emissioni derivanti dalla combustione attraverso l’utilizzo consapevole dell’impianto, bruciando legna secca e non altri materiali; effettuare controlli dell’impianto; limitare l’uso di stufe e caminetti se nell’edificio vi sono altri sistemi di riscaldamento meno inquinanti come il metano. Agricoltura: adottare misure per la limitazione delle emissioni provenienti dal processo di gestione delle deiezioni animali. 
“La Regione fornisce sono delle linee guida per favorire l’adozione di azioni uniformi nel territorio ed il potere di ordinanza, alla fine, appartiene ai sindaci”, ha concluso l’assessore Bottacin. Sottolineando che “le misure proposte vanno declinate in base al territorio, in quanto è evidente che la situazione di Belluno potrebbe essere diversa da quella di Rovigo o di Venezia”.

Fonte: Regione Veneto

Consorzi di bonifica, al Delta Po 1,7 milioni per ponte sul Po di Tolle (RO)

foto Consorzio Delta Po

foto archivio Consorzio di bonifica Delta Po

Un milione 700 mila euro sono in arrivo dalla Regione Veneto per  il Consorzio di bonifica Delta Po. Andranno a saldare le spese sostenute dal Consorzio per la costruzione del ponte che collega l’abitato di Scardovari con l’isola di Polesine Camerini e sovrasta la barriera contro la risalita del cuneo salino realizzata, da Regione e Consorzio, a fine degli anni Novanta.

Il ponte, di prima categoria, lungo 140 metri e a tre luci, è dotato di un carroponte funzionale alla manutenzione e gestione della sottostante barriera e consente una importante via di fuga in caso di alluvione da fiume o mare. “Con la manovra finanziaria di fine anno iniziamo a sbloccare i pagamenti verso i Consorzi di bonifica per gli investimenti fatti per la gestione del territorio e della sicurezza idraulica – spiegano gli assessori al Bilancio e alla Bonifica Gianluca Forcolin e Giuseppe Pan – Siamo consapevoli della lunga lista dei crediti vantati da questi enti strumentali, ma il blocco della cassa ha sinora impedito alla Regione di deliberare liquidazioni. Grazie al lavoro di verifica, controllo e pulizia finanziaria dei residui condotto con l’assestamento finanziario 2015 – proseguono i due assessori – abbiamo trovato i fondi per iniziare a saldare i crediti più urgenti, cercando di dare una boccata d’ossigeno agli enti in maggiore difficoltà”.

Dieci i consorzi di bonifica del Veneto. “Tra i dieci consorzi del Veneto – aggiunge l’assessore Pan – quello che sovrintende all’equilibrio terra-acqua nel delta del Po è sicuramente il più impegnato nel sostenere interventi e spese di bonifica ed è quindi il più esposto dal punto di vista finanziario. Per questo motivo ho proposto alla Giunta e al voto del Consiglio di dare priorità a questo impegno di spesa al fine anche di alleggerire gli oneri debitori del Consorzio verso le aziende e i lavoratori che hanno svolto i lavori e sono in attesa dei pagamenti. Spero che quest’azione non sia singola ma che diventi il primo passo, con l’approvazione del bilancio di previsione 2016,  per poter garantire un adeguato flusso di cassa e ad erogare così i crediti pregressi dei dieci consorzi di bonifica del Veneto”.

Fonte: Regione Veneto

Insetticidi, a Bruxelles il Veneto “insegna”

api-alveare-favo-byflickcc20-botheredbybee-500La DG Environment della Commissione Europea ha invitato oggi, lunedì 18 gennaio 2016, a Bruxelles (nella Lunchtime conference su “Integrated Pest Management”) Lorenzo Furlan di Veneto Agricoltura per presentare metodi e risultati raggiunti attorno l’esperienza del Bollettino Colture Erbacee (BCE).

Una piattaforma di servizi per la Difesa Integrata unica in Europa. Si tratta di uno strumento nato nel 2010 a seguito dell’approvazione della Direttiva 128/2009/CE, per supportare in modo concreto le aziende agricole a seminativo nell’applicazione della Difesa Integrata (DI) obbligatoria dal primo gennaio 2014. Questo anche perché l’applicazione su larga scala della DI nelle colture erbacee fruisce di meno esperienza e tradizione rispetto le colture arboree. Grazie alle diverse innovazioni (ad es. nuove trappole  per diverse specie di insetti, metodi di monitoraggio e di valutazione del rischio rapidi ed efficaci, modelli di sviluppo dei parassiti in grado di predire in modo affidabile la possibilità di danno con congruo anticipo) messe a punto da Veneto Agricoltura e alla validazione in loco di modelli previsionali e strumenti resi disponibili dalla ricerca in altre aree, il BCE è cresciuto fornendo una nutrita piattaforma di servizi per la DI dei seminativi, al momento unica in Europa.

Cosa comunica il BCE. Dal 2015, con frequenza variabile degli invii a seconda delle necessità, allerta con SMS per le emergenze e ha prodotto 80 emissioni web/e-mail ad oltre 4000 utenti, che coltivano circa 100.000 ettari a seminativo.  In particolare, il servizio fornisce in anticipo indicazioni sulle aree con rischio di danno da parassiti e i metodi per accertare con precisione il rischio localmente; in tal modo rende possibile accertare se i parassiti sono sopra o al di sotto la soglia di danno e quindi “trattare” le colture solo se, dove, e quando serve. Si traducono così in pratica tutti i principi della Difesa Integrata come descritti dalla direttiva 128/2009/CE e recepiti dal PAN in Italia, consentendo di ridurre notevolmente l’impatto ambientale della difesa delle colture anche migliorando il reddito degli agricoltori, riducendo i costi e massimizzando la resa dei trattamenti quando necessari.

Un esempio dei positivi risultati è la riduzione dell’uso degli insetticidi per la geodisinfestazione che sono stati collegati alla moria delle api (insetticidi sistemici) e alla perdita di biodiversità. Nelle aziende pilota di Veneto Agricoltura e private aderenti al progetto, si è superata la riduzione del 90% dei fitofarmaci, con addirittura un miglioramento dei risultati tecnico-economici.

Fondi mutalistici per coprire i rischi di applicazione della difesa integrata. In questa direzione, cioè la difesa del reddito dell’impresa agricola/ridurre l’impatto ambientale, Veneto Agricoltura e CONDIFESA Veneto e Friuli, hanno anche sperimentato e reso praticamente fruibili i Fondi Mutualistici che coprono i rischi di applicazione della DI, rendendola ancora più sicura e conveniente per gli agricoltori. Gestiti senza fini di lucro da consorzi di agricoltori, i Fondi Mutualistici, al momento coprono a basso costo (pochi euro per ettaro) diversi rischi non protetti dalle tradizionali compagnie assicurative. Di fatto per avversità a basso rischio consentono un’efficace protezione del reddito a un costo inferiore dell’uso preventivo di fitofarmaci (comunque non consentito dalla DI) e permettono di coprire gli eventuali costi derivanti da errori di applicazione della DI stessa.

Fonte: Veneto Agricoltura

 

Fare Paesaggio, un premio per l’arco alpino, candidature entro il 31 gennaio 2016

Premio Fare PaesaggioLa Provincia Autonoma di Trento, in conformità a quanto previsto dalla Convenzione europea, propone la prima edizione del Premio “Fare Paesaggio”, finalizzato a sostenere la salvaguardia e la gestione del paesaggio sensibilizzando i cittadini, gli amministratori, i liberi professionisti, le istituzioni scolastiche ed educative, attraverso l’individuazione di azioni virtuose in campo paesaggistico.

Esempi di azioni che concorrono a “fare paesaggio”. Gli uomini e le donne fanno paesaggio attraverso grandi interventi di trasformazione, come costruire una ferrovia o un’autostrada, ma anche attraverso le loro piccole azioni quotidiane, come prendersi cura degli spazi in cui vivono. Così un piano regolatore, la costruzione di un edificio, la ristrutturazione di una casa, un progetto educativo nelle scuole, una campagna informativa sono tutte azioni che concorrono a “fare paesaggio”. Sono tutti questi esempi di possibili candidature al Premio Fare Paesaggio  qualora sostengano la salvaguardia e la valorizzazione del paesaggio nell’arco alpino.

Tre ambiti tematici. Il Premio, a cura dell’Osservatorio del Paesaggio del Trentino che si avvale per la sua organizzazione della tsm-step Scuola per il governo del territorio e del paesaggi, consiste in una selezione triennale di opere, progetti e iniziative realizzate nel territorio definito dalla Convenzione delle Alpi, che sappiano esprimere obiettivi di elevata qualità paesaggistica e sostenibilità ambientale. La “selezione” riguarderà tre distinti ambiti tematici: “programmazione, pianificazione e gestione del territorio”, “segni nel paesaggio” e “cultura, educazione e partecipazione”. Per la valutazione delle proposte è stata istituita una giuria internazionale di esperti che considererà gli aspetti relativi all’innovazione e alla sostenibilità, al valore esemplare, alla partecipazione e alla sensibilizzazione.

Partecipare è facile e completamente gratuito. L’unico onere richiesto è relativo alla compilazione online di un modulo di descrizione dell’iniziativa accompagnato dal caricamento di materiale integrativo. Le candidature devono pervenire entro il 31 gennaio 2016. Per partecipare si rinvia al sito  www.premiofarepaesaggio.it. 

Fonte: Provincia Autonoma di Trento

 

 

Il ruolo degli agronomi e forestali nel futuro guarda all’innovazione e alla sostenibilità ambientale

foresta di Giazza

foresta di Giazza

Un ruolo sempre più centrale, innovativo e impegnativo. E’ quello degli agronomi e forestali che oggi sono chiamati a creare valore, portare innovazione, aumentare l’attenzione e la sensibilità verso i consumatori e il territorio. Di questi temi se ne è parlato nei giorni scorsi all’Accademia dell’Agricoltura Scienze e Lettere di Verona durante l’incontro  “Sostenibilità, sicurezza alimentare e tutela del paesaggio: la ricetta del presidente mondiale degli agronomi Andrea Sisti” organizzato dall’Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Verona.

I presenti all’incontro. Dopo i saluti di Claudio Carcereri De Prati, presidente Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, hanno introdotto i lavori Gianluca Carraro, presidente Federazione Regionale Ordini Dottori Agronomi e Dottori Forestali del Veneto e Luca Crema, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Verona. Antonio Boschetti, direttore de L’informatore Agrario ha intervistato Andrea Sisti, presidente dallo scorso settembre mondiale degli agronomi (WAA, World Association of Agronomists, che raduna circa 550 mila iscrittu in tutti i continenti, di cui 22mila in Italia) e presidente nazionale CONAF (Consiglio Nazionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali).

Una professione che sa tradurre l’impatto delle tradizioni sul territorio. “La nostra figura è strategica – ha detto Luca Crema – nella produzione di cibo e per portare innovazione a partire dalla terra in modo sostenibile, limitando il consumo di risorse nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio”. “La nostra professione, per la sua preparazione, è quella che riesce meglio di tutte a saper tradurre l’impatto delle produzioni sul territorio, la sua organizzazione, cioè il paesaggio, e saper capire le esigenze dei consumatori quindi proporre quella produzione che oggi ha un valore diverso da quello per cui noi per molti anni ci siamo formati. Oggi sono tanti valori a cui anche noi abbiamo contribuito a sviluppare che vanno dalla sicurezza delle persone, all’etica, alla capacità che il cibo che va sulle tavole delle persone abbia anche un’identità perché mangiare prodotti che possano rappresentare dei territori dà anche simbologia di appartenenza”, ha sottolineato il presidente Sisti .

Il mondo è cambiato nelle città e nelle campagne. La professione dell’agronomo e del forestale è legata ai temi dello sviluppo rurale, della consulenza aziendale, del ruolo degli agronomi nel contrasto ai cambiamenti climatici ma anche alla veste di project manager delle reti di imprese agricole e agroalimentari. “Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a cambiamenti importanti nella nostra agricoltura – ha evidenziato Andrea Sisti – Chi avrebbe mai pensato che nelle stalle oggi ci dormono le persone? Accade oggi negli agriturismi. Noi lo diamo per scontato ma questa rivoluzione c’è stata e soprattutto nelle aree più marginali questo rappresenta una condizione in cui le aziende agricole possono mostrare ancora una loro caratterizzazione. Così come la trasformazione dei prodotti che un tempo avveniva principalmente fuori dalle attività agricole e oggi la capacità di elaborare il cibo è diventato un patrimonio degli agricoltori. Anche su questi cambiamenti ha contribuito il nostro sapere, la nostra consulenza e progettazione. Così per i boschi, le foreste. La coniugazione tra il mantenimento produttivo dei boschi e la sostenibilità ambientale e naturalistica è stato un altro principio che ha accompagnato la nostra storia professionale”.

Il futuro incentrato sull’innovazione, come l’agricoltura di precisione, satelliti e droni. L’associazione mondiale degli agronomi è impegnata nel progetto “Global Farm 2030”, che coinvolge i 25 più importanti atenei del pianeta e si rivolge alla comunicazione, informazione e formazione dei professionisti di tutto il mondo su temi come le buone pratiche agricole e la lotta ai cambiamenti climatici. “La sfida degli agronomi per il futuro – ha aggiunto Sisti – è incentrata sull’innovazione. Fra le innovazioni più utili nel prossimo futuro ci sarà l’agricoltura di precisione e l’uso di tecnologie informatizzate, per migliorare le capacità delle imprese agricole grazie all’uso di satelliti e droni”.

Fonte: Servizio Stampa Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali Provincia di Verona

Consumo di suolo e urbanizzazione, serve una legge forte

Mappa suolo terra2015, anno internazionale dei suoli. Ma in Italia il disegno di legge per tutelarli è bloccato da tre anni con il rischio di utilizzi a macchia d’olio di terreni per motivi urbanistici. Le prospettive più ottimistiche? “Riprenderlo a gennaio dopo l’approvazione della legge di stabilità, se non vengono posti nuovi blocchi – ha anticipato a L’Informatore Agrario Mario Catania, fautore nel 2012 della “Legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo”, ad oggi ancora al vaglio della Camera. Tra i punti forti rientrano il divieto quinquennale di mutamento di destinazione d’uso, previsto per tutte le aree coltivate e disposizioni transitorie che vietano per tre anni il consumo di nuovo suolo, a eccezione di quello necessario per i lavori già previsti dai piani regolatori”.

In base a dati Cnr ogni giorno 55 ettari di terreno vengono “impermeabilizzati” dalla cementificazione e quasi il 21% del territorio italiano è a rischio desertificazione. Fame di suolo nella nostra Penisola spesso si scontra insomma con fame di nuovi terreni per l’edilizia. “Occorre invece cambiare prospettiva e indirizzare l’edilizia verso il riuso e la riqualificazione delle aree degradate e già costruite, anziché verso l’occupazione di aree prive di edificazione, come indirizza la proposta di legge” spiega Catania, presidente della Commissione anticontraffazione. Filiera del cemento e resistenze politiche permettendo. “Non dimentichiamo che in Italia si continua a occupare suolo agricolo con nuove costruzioni al posto di valorizzare un gran numero di immobili invenduti o inutilizzati” aggiunge Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario.

Un problema non solo europeo. Il consumo irrazionale di suolo legato all’espansione del settore edilizio non è però un problema solo nazionale. Tra il 1997 e il 2012 l’Europa, il continente più urbanizzato del mondo, ha perso una superficie di terra coltivabile pari all’estensione di Cipro, cioè abbastanza per produrre pane per la Germania per un anno. A livello legislativo l’Europa, rispetto all’Italia, è penalizzata non da un blocco ma da un dietrofront normativo: dopo sette anni di dibattito inconcludente, il 30 aprile 2014 la Commissione Europea ha ritirato la sua proposta di direttiva quadro sulla gestione dei suoli. Il motivo – paradossale? Nonostante contenesse misure contro la cementificazione e l’impermeabilizzazione dei terreni, i primi ad attaccare il progetto sono stati gli agricoltori, contrari a nuove pratiche burocratiche. Tradotto in business: gli imprenditori rurali si sono sorprendentemente dimostrati più disposti a perdere la risorsa strategica del loro core business che non a compilare i documenti utili per evitarlo.

Fonte: Servizio Stampa Edizioni L’Informatore Agrario

Ambiente. Trivellazioni in Adriatico, il no fermo di Zaia

Luca Zaia, governatore del Veneto

Luca Zaia, governatore del Veneto

“Io Venezia e il turismo veneto non li svendo per duecento miliardi, figurarsi per duemila euro. Avanti tutta contro tutte le trivellazioni in Adriatico, su tutte le sue sponde. La Regione Veneto è pronta a combattere al fianco delle altre Regioni. In ogni sede, con ogni mezzo lecito, senza alcun tentennamento”. Con queste parole il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia torna a schierarsi contro le trivellazioni in Adriatico, dopo che il Ministero dello Sviluppo Economico, il 22 dicembre scorso, ha concesso alcune autorizzazioni alla ricerca petrolifera (Tremiti, Golfo di Taranto, Pantelleria, Ombrina Mare), e dopo che il sindaco di Tremiti Antonio Fentini ha svelato che la concessione che riguarda il suo territorio è stata rilasciata per una somma di meno di duemila euro l’anno (1.928,292).

“Qui si sta scherzando con il fuoco – aggiunge Zaia – si vorrebbe forse fare politica energetica con decreti pubblicati sul Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi, giocando sulle date degli atti Governativi e Parlamentari? Facciano pure, in barba ai ripetuti proclami in difesa dell’ambiente e del patrimonio naturalistico nazionale, ma sappiano che il Veneto e altre nove Regioni, circa la metà d’Italia, non ci stanno e chiedono, a nome dei loro cittadini, di fermare questo pericoloso scempio i cui rischi superano di gran lunga i presunti benefici”.

Necessario adoperarsi affinché finiscano le trivellazioni in Croazia. “Il Governo – piuttosto che emanare decreti ad orologeria prima che il Parlamento li renda impraticabili com’è accaduto in questo caso – aggiunge Zaia – dovrebbe invece fare una profonda riflessione autocritica, ascoltare chi i territori li conosce meglio come i Presidenti delle dieci Regioni in questione, e non guardare solo all’Italia, ma adoperarsi in campo internazionale perché finiscano le trivellazioni in Croazia, dato che non esiste un confine politico per la difesa del futuro dell’Adriatico e delle terre che vi si affacciano”. “L’articolo 239 della Legge di Stabilità – conclude Zaia – ha falcidiato, ma non ucciso, i sei referendum proposti dalle Regioni. Uno è rimasto in piedi. Su quello, e sull’attenzione che non dubito porrà la Consulta ad un problema così grave e ad un rischio così imminente, contiamo molto. Pur sapendo, e lo abbiamo visto con questi decreti di fine dicembre, che la battaglia sarà difficile e lunga”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto
ss