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Al via i primi bandi di finanziamenti Leader del Programma di Sviluppo Locale GAL Delta Po

Il GAL Delta Po ha dato avvio ai primi tre bandi di finanziamento del Programma di Sviluppo Locale (PSL), nell’ambito dell’Asse Leader del PSR del Veneto, programmazione 2007-2013, pubblicati sul Bollettino della Regione Veneto n° 34 del 23/04/2010. La scadenza della presentazione delle domande è il 21 giugno 2010. I bandi del GAL riguardano la “Creazione e consolidamento di fattorie plurifunzionali” (Misura 311 Azione 1), lo “Sviluppo dell’ospitalità agrituristica” (Misura 311, Azione 2) e la “Formazione e informazione per gli operatori economici delle aree rurali” (Misura 331, Azione 1). Complessivamente sono stati messi a bando 1.710.000,00 euro di contributo, che attiveranno nel territorio dei 33 Comuni del GAL Delta Po investimenti e attività per circa 3.500.000,00 euro.

(fonte Gal Delta Po)

Italia: 71 milioni di euro per i macchinari agricoli

Il recente decreto-legge da 300 milioni di euro a sostegno dei consumi prevede anche settantuno milioni di euro stanziati per “rimorchi, semirimorchi, macchine per uso agricolo e industriale e gru a torre per l’edilizia” di cui 18 milioni di euro per il rinnovo dei mezzi agricoli”.

I trattori godranno di uno sconto massimo del 10%, a condizione che anche il venditore pratichi uno sconto analogo. È previsto poi l’acquisto di macchine agricole e movimento terra, comprese quelle operatrici, a motore rispondenti alla categoria “Fase IIIA”: attrezzature agricole portate, semiportate, attrezzature fisse in sostituzione di macchine o attrezzature agricole di fabbricazione anteriore al 31/12/1999 della stessa categoria di quelle sostituite, le macchine dovranno essere della stessa tipologia e con potenza non superiore del 50% all’originale rottamato.

Obblighi. Entro quindici giorni dalla data di consegna del nuovo macchinario, il destinatario del contributo ha l’obbligo di demolire il macchinario sostituito e di provvedere alla sua cancellazione legale per demolizione, fornendo idoneo certificato di rottamazione al concessionario o venditore che dovrà trasmetterlo all’ente erogatore, pena la decadenza del contributo. Per le macchine non iscritte ai pubblici registri fa fede la documentazione fiscale del mezzo rottamato.

Validità incentivi. Gli incentivi sono operativi dal 15 aprile 2010 fino ad esaurimento del budget e comunque non oltre il 31 dicembre 2010. “Il decreto Scajola sulla rottamazione non è aiuto di stato – precisano dalla Coldiretti – in quanto non settoriale. Le imprese agricole che usufruiscono di tale decreto possono quindi presentare anche domanda di PSR detraendo la quota parte del valore del bene già ottenuta a contributo (20%) con il citato decreto”.

(fonte http://www.igv.it)

Cantine “amiche dell’ambiente”

foto Adn Kronos

Non si butta via niente e si fa tutto in “casa”, proprio come una volta, lungo una via colorata di verde che permette di abbattere i costi e contrastare la crisi. E’ questa la filosofia della cantina “environmental friendly”, luogo in cui si uniscono tradizione ed innovazione all’insegna della sostenibilità ambientale, e dove le parole chiave sono due: risparmio da una parte e autoproduzione dall’altra.

Dalle bottiglie alleggerite alle etichette in carta riciclata alla bio-benzina. “L’ecosostenibilità è il tema più forte con il quale, nei prossimi anni, tutti i settori produttivi si dovranno confrontare”,  spiega Giacomo Mojoli, docente della Facoltà del Design del Politecnico di Milano. Ma nel mondo dell’enologia si moltiplicano gli esempi capaci di rispondere alla logica “green”: dalle bottiglie alleggerite alle etichette in carta riciclata fino alla bio-benzina ottenuta con l’etanolo, perché sempre di più, dal campo alla cantina, il vino può essere un alleato dell’ambiente e della sostenibilità. Secondo Giacomo Mojoli “stiamo andando oltre a quella che fino a poco tempo fa poteva essere una questione di élite, oltre il biodinamico e il biologico, perché l’ecosostenibilità è un tema che attraverserà tutta la produzione, una sfida non solo per le piccole realtà, ma per tutti, dal punto di vista delle scelte agronomiche, ma soprattutto di una visione complessiva di tutte le fasi produttive”.

Una logica “green” in cantina. E’ il caso delle cantine “environmental friendly”, che non si basano più solo sulla vitivinicoltura biologica e biodinamica – che per la difesa ed il nutrimento delle piante ammettono solo sostanze che si trovano in natura o che l’uomo può ottenere con processi semplici – ma si impegnano anche per la riqualificazione del territorio in cui operano, con pratiche che vanno, ad esempio, dall’inerbimento per salvaguardare i terreni dall’erosione al recupero dei terrazzamenti contro le frane. Ma non solo, perché tra le regole da seguire per le cantine ecosostenibili c’è anche la riduzione dei consumi idrici e del fabbisogno di acqua delle viti, con l’irrigazione dei vigneti  localizzata o attraverso sistemi di raccolta e conservazione delle acque, insieme all’utilizzo, quanto più possibile, delle energie rinnovabili, grazie all’abbondante disponibilità di risorse naturali nelle campagne, quali il sole e le biomasse (gli ammassi di materiale organico generato dai vigneti). Non per ultima, la riduzione delle emissioni e dell’inquinamento, dell’aria e dell’acqua, attraverso la manutenzione degli impianti e l’impiego di impianti di depurazione, e dell’ambiente in generale, con la raccolta differenziata.

Non va dimenticato il vasto settore della bio-architettura. Le nuove cantine sono ideate e progettate tenendo conto del loro impatto sull’ambiente. “La scommessa è sì pensare alla viticoltura sostenibile – prosegue Mojoli – ma più complessivamente questo significa pensare a cantine interamente sostenibili, dalla terra alla progettazione architettonica. L’aspetto agronomico dei vigneti è il fulcro attorno al quale deve girare il tutto, ma ciò che conta è l’aspetto generale della produzione, dall’energia all’acqua, dalle materie prime all’impatto delle emissioni di Co2 nell’ambiente. Se abbiamo già iniziato a pensare positivamente ad una vitivinicoltura sostenibile, ora è il momento di pensare all’impatto delle cantine ecosostenibili a tutto campo. E’ una sfida globale – conclude Mojoli – che dovrà tener conto e andare di pari passo con le ricerche e gli studi sull’ecosostenibilità. La novità sta nel fatto di vedere in modo multi-disciplinare il percorso che un’azienda può fare lungo la via dell’ecosostenibilità, allargando il ragionamento a tutta la filiera, e non solo all’aspetto agronomico”.

(fonte Veronafiere)

Allevamenti vacche da latte: Italia solo settima in Europa, in testa i Paesi dell’est

Allevamenti vacche da latte? In pole position stanno i paesi dell’Est europeo. L’Italia, infatti, è al settimo posto nell’UE, con 62.800 allevamenti nel 2007 (pari al 3%). In testa, Romania e Polonia, nelle quali si concentra il 70% degli allevamenti, seguite da Lituania e Bulgaria; solo dal quinto posto in poi si scorgono le potenze della vecchia Europa: Germania, Francia e appunto l’Italia.

In Italia oltre il 50% degli allevamenti di vacche da latte è concentrato in 4 regioni: Trentino Alto Adige (moltissimi piccoli allevamenti, quasi tutti in Alto Adige), Lombardia, Piemonte, Campania. Il Veneto, con 6.400 allevamenti (pari al 10%), si trova in quinta posizione. Il progetto di ricerca “Le vacche da latte – un confronto europeo”, è stato condotto dagli esperti di Veneto Agricoltura con l’obiettivo di confrontare il comparto degli allevamenti da latte tra i paesi comunitari, le regioni italiane e il Veneto.

Studiare le dinamiche europee del latte riserva anche qualche sorpresa. Dati Eurostat dicono che nel periodo 2000-2007 gli Stati più rilevanti dell’UE hanno registrato una continua variazione negativa degli allevamenti; l’Italia però fa eccezione, essendo l’unico Paese che ha mostrato una ripresa del 3% nel biennio 2005-2007, ma con una perdita finale del 24% rispetto al 2000, in linea con quella comunitaria. In questo trend negativo, il Veneto presenta uno dei dati peggiori, in quanto nel periodo 2000-2005 si è registrata la perdita di oltre la metà degli allevamenti; solo tra il 2005-2007, sulla scia dell’andamento nazionale, c’è stato un piccolo recupero che ha portato il numero finale al 57% rispetto al 2000.

Per quanto riguarda il numero di vacche da latte nel 2007
, nell’UE il 60% è distribuito in cinque Stati: l’Italia, con 1.900.000 capi (pari all’8%), viene dopo Germania, Francia, Polonia e Regno Unito, seguita dalla Romania, il primo Stato per numero di allevamenti, come detto. Il Veneto, con 154.100 capi, detiene una quota dell’8% del totale nazionale, anch’esso quinto dopo Lombardia, Emilia Romagna e Campania (che hanno il 50% delle vacche italiane), e Piemonte.

Un dato interessante è quello sulla variazione della consistenza media degli allevamenti nell’UE
nel periodo 2000-2007, ovvero il rapporto tra il numero di vacche da latte e allevamenti: qui Veneto (+31%) e Italia (+30%) fanno meglio della media UE (+21%) e, ancor più rilevante, dei principali Paesi produttori di latte, cioè la Germania (+29%), i Paesi Bassi (+27%) etc., fino al Regno Unito, che ha addirittura diminuito la propria consistenza del 5% rispetto al 2000. Per quanto riguarda la produzione di latte nel 2008, l’Italia si posiziona di nuovo al quinto posto della scala europea; su base nazionale il Veneto, con circa 1.040.000 t., sale al terzo, dopo Lombardia ed Emilia Romagna.

(fonte Veneto Agricoltura)

Pecora Alpagota: Veneto Agricoltura ne tutela la biodiversità

Pecora alpagota

La conca dell’Alpago, luogo ideale per la pastorizia, a metà strada tra Cortina d’Ampezzo e Venezia, a pochi chilometri da Belluno, ha dato il nome a una razza ovina autoctona di taglia medio-piccola, dalla caratteristica maculatura scura sulla testa e sulla parte inferiore degli arti, dal mantello folto, fine e ondulato che la ricopre totalmente. Come la maggior parte delle razze autoctone, si è drasticamente ridotta nel secolo scorso: oggi sono presenti in zona poco più di 2000 capi.

Da circa dieci anni Veneto Agricoltura, presso la propria Azienda Pilota e Dimostrativa “Villiago” a Sedico (BL), svolge un lavoro di recupero, conservazione e valorizzazione delle Razze Ovine Autoctone, tra cui anche la Razza Alpagota. Attualmente vengono allevate in purezza circa 40 pecore di razza Alpagota. Il lavoro di selezione previsto dal protocollo operativo consiste, tra le altre azioni, nel mantenere la razza in purezza, utilizzando solo montoni iscritti al Registro Anagrafico gestito dall’Ass. Allevatori di Belluno; nel controllare e selezionare, in base allo standard di razza, gli agnelli nati annualmente; nel valorizzare l’attività mediante atti divulgativi e partecipazione a Mostre e Fiere Nazionali e Locali. Da alcuni anni l’“Agnello d’Alpago” è presidio Slow Food ed il marchio, che garantisce la completa tracciabilità del prodotto, è stato registrato.

Alpagota: razza che regge il confronto con i più celebri pre-salé d’oltralpe
. Considerata ovino a triplice attitudine, cioè valida sia per la carne sia per la produzione di latte e di lana, oggi l’Alpagota è allevata quasi esclusivamente per l’ottima carne che può reggere il confronto con i più celebri pre-salé d’oltralpe. L’agnello d’Alpago è perfetto per esempio in abbinamento ai piatti poveri della tradizione locale, come la “patora”, zuppa di mais e legumi, e la “bagozia”, sorta di polenta fatta con patate, mais, legumi e anche salame e pancetta. La valorizzazione e la commercializzazione dell’agnello d’Alpago sono gestite dall’Associazione “Fardjma”, che ha sede a Tambre (BL) e raggruppa diversi allevatori della zona dell’Alpago.

Al Vinitaly l’Informatore Agrario illustra le nuove leve di marketing per il vino

vigneti nella regione della Borgogna (Francia)

Venerdì 9 aprile 2010 in occasione di Vinitaly, l’Informatore Agrario in collaborazione con Sata Studio Agronomico organizza il convegno “Riduzione dei gas serra: nuova leva di marketing per il vino” presso il Centro congressi Arena Sala Rossini (tra i padiglioni 6 e 7).

Conoscere i nuovi metodi per valutare l’impronta carbonica della filiera vitivinicola. In un momento storico in cui il cambiamento climatico e la necessità di ridurre le emissioni di gas serra sancita dal protocollo di Kyoto portano le imprese a interrogarsi su come monitorare efficacemente il loro impatto ambientale, il convegno rappresenta la prima occasione nazionale per conoscere le esperienze all’estero e in Italia sui nuovi metodi per valutare l’«impronta carbonica» della filiera vitivinicola.

Calcolo emissioni gas serra: le esperienze dei Paesi dove è già realtà. Sistemi che, proprio a partire dal miglioramento dell’impatto delle attività produttive sull’ambiente, apportano vantaggi sul piano delle vendite e dell’immagine e possono consentire l’accesso a finanziamenti per lo sviluppo di attività strategiche e di territori viticoli. Significative le testimonianze in Paesi e in aziende per i quali il calcolo delle emissioni di gas serra è già realtà: dalla Champagne e la Borgogna in Francia alla McLaren Valley in Australia, da Dom Perignon all’Associazione grandi cru di Montefalco. Il convegno rappresenta anche l’occasione per conoscere la posizione dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) sull’armonizzazione del bilancio del carbonio.

(fonte Informatore Agrario)

Quale futuro per l’agricoltura europea?

Quali sono le nuove sfide per l’agricoltura europea? Si deve mantenere la politica agricola a livello comunitario, sul modello introdotto dalla Politica agricola comune circa 50 anni fa? Come si possono garantire buone condizioni di vita per gli agricoltori, assicurando allo stesso tempo l’uso ottimale dei fondi pubblici? Il Parlamento europeo ha appena iniziato un dibattito sulla riforma della politica agricola, in vista della nuova fase di sostegno alle politiche comunitarie, che inizierà nel 2013. Ma il momento cruciale sulle decisioni da prendere inizia già adesso: tutti gli operatori del settore, ma anche chi ha a cuore temi come la tutela dei territori, la protezione dell’ambiente e la sicurezza alimentare, farebbero bene a seguire la vicenda.

La politica agricola comune dell’UE al centro delle discussioni. Si tratta di uno dei settori storicamente più rilevanti tra quelli di cui si occupa l’Unione. Il bilancio comunitario riflette questa situazione: ancora per il periodo finanziario in corso a livello europeo, che va dal 2007 al 2013, la parte destinata alle spese agricole, o comunque allo sviluppo rurale e alla gestione delle risorse naturali, è la voce più importante. Nei sette anni in corso a disposizione della PAC ci sono quasi 400 miliardi di euro (cioè il 43% del totale delle risorse UE), di cui quasi 300 per le misure di mercato. Negli anni più recenti, dal 2003 in poi la discussione e le conseguenti decisioni hanno messo l’accento non soltanto sulla funzione produttiva del settore, ma anche sui concetti più generale di sviluppo delle risorse naturali e dei territori rurali, e sulla sostenibilità ambientale dell’attività agricola.

La PAC è una parte della soluzione alle nuove sfide economiche che l’UE ha di fronte. Questo secondo il relatore della risoluzione del Parlamento europeo sul futuro della politica agricola, il britannico George Lyon del gruppo dei liberali. Ma al dibattito organizzato nei giorni scorsi dall’Assemblea comunitaria non hanno partecipato soltanto i politici. Sono intervenuti diversi rappresentanti delle organizzazioni di categoria, esperti e accademici. La maggior parte si è dichiarata a favore di mantenere la politica agricola a livello europeo, perché il cofinanziamento tra il budget europeo e quelli nazionali potrebbe significare la fine della PAC. Molti anche gli appelli all’introduzione di strumenti per ridurre la volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli, per rinforzare un settore che porta molti benefici all’intera società.

La politica agricola del futuro dovrà essere più giusta, più verde e più sostenibile. L’UE deve assicurare dei livelli di vita dignitosi agli agricoltori, e trattamento equo per quelli dei Paesi di recente adesione all’Unione europea. Secondo il socialista portoghese Luis Capoulas Santos quella agricola è una delle politiche europee di maggior successo, ma deve essere adattata ai nuovi tempi, evitando di ri-nazionalizzarla anche dal punto di vista finanziario. Gli agricoltori, e più in generale i produttori, dovrebbero avere più potere nelle decisioni di mercato della catena alimentare. L’altalena dei prezzi è critica, e serve uno strumento per gestire le crisi potenziali, come ad esempio quella recente sui prezzi del latte. I verdi dicono un sì deciso a una PAC più verde, appunto, visto che nel passato la politica europea non è sempre riuscita a mantenere redditi dignitosi agli agricoltori, la cui posizione di mercato deve essere rinforzata.

Un aspetto da rinforzare è l’adattamento degli agricoltori alle nuove tecnologie e ai nuovi modelli produttivi. La stabilità finanziaria è la base necessaria per pianificare gli investimenti, cioè il futuro. Il sostegno diretto agli agricoltori è un aspetto essenziale della PAC, che va mantenuto. D’altra parte, l’uso ottimale dei fondi pubblici è stato un altro tema d’attenzione nel dibattito. Ai produttori dovrebbe essere riconosciuto maggiormente il ruolo di creatori di beni pubblici importanti come la produzione di cibo di alta qualità, il miglioramento del benessere degli animali, la gestione del territorio e un contributo importante alla protezione ambientale e alla sicurezza alimentare. Tutta l’UE e i suoi cittadini godono di alti livelli di qualità, ma questo ha un prezzo, secondo Michel Dantin del gruppo dei popolari. La PAC del post-2013 dovrà quindi affrontare anche le sfide ambientali e guadagnarsi il favore dell’opinione pubblica.

Necessaria anche una nuova politica di promozione. Per la nuova politica agricola, secondo l’organizzazione che rappresenta i produttori e le cooperative agricole a livello europeo, il COPA-COGECA, non sarà più possibile basarsi esclusivamente sul mercato. L’opinione pubblica considera costosa la politica agricola comunitaria, senza però pensare ai suoi benefici: i produttori europei affermano la necessità di migliorare quest’immagine, e quella degli agricoltori stessi, introducendo solide misure di promozione.

(fonte Asterisco Informazione)

Nei consorzi agrari una nuova rete commerciale degli agricoltori. Primo punto vendita aperto a Ponte di Piave (Tv).

Punto Vendita Campagna Amica di Ponte di Piave (Tv)

Sono una decina le postazioni in legno che ogni martedi e giovedi (dalle ore 8.30 fino alle 13.00) animeranno il punto vendita di Campagna Amica aperto a Ponte di Piave (Tv) nei locali dell‘Agenzia del Consorzio Agrario di Ponte di Piave (Tv). Si tratta di una libera interpretazione per dare un forte impulso alle produzioni locali di qualità, ma anche accorciare la filiera agricola a tutto vantaggio dei produttori e dei consumatori.

Prodotti freschi in tempo reale senza costi aggiuntivi. “L’iniziativa, prima nel Veneto e in Italia, – ha precisato Emanuele Barattin Presidente del Consorzio Agrario di Treviso Belluno – è nata dall’accordo siglato qualche mese fa tra Coldiretti e Consorzi agrari per l’avvio di una rete commerciale finalizzata alla vendita di prodotti agroalimentari  in un rapporto diretto tra aziende agricole e consumatori. Questo significa disponibilità di prodotti del territorio in tempo pressochè reale, freschissimi e ottenuti secondo i ritmi delle lavorazioni stagionali, senza costi di intermediazioni aggiuntive”.

Km zero: aumenta la vendita, si accorcia la filiera. “Questo genere di mercato – ha sottolineato Franco Manzato vicepresidente della Giunta regione Veneto – rientra nell’obiettivo di accorciare la filiera agricola, creando anche più occasioni di vendita diretta. Quella che promuove i prodotti a Km 0 – ha poi ricordato il vicepresidente – è una legge nata da un’idea della Coldiretti, divenuta proposta di legge popolare e fatta propria da tutto il Consiglio veneto: è un’iniziativa che ha dato un forte impulso alle produzioni identitarie e che, premiando le produzioni locali, dà una mano concreta ai nostri agricoltori.

In Veneto, pernotta un turista su cinque in visita in Italia. In questa direzione va anche il recente accordo tra sistema turistico e  sistema agroalimentare per proporre prodotti locali agli ospiti di una Regione, il Veneto, dove pernotta circa un turista ogni 5  che soggiornano in Italia”. Il punto vendita di Campagna Amica allestito in uno spazio di 120 mq, vede presenti gli stessi produttori agricoli e offre la possibilità di acquistare in un “negozio” i sapori autentici della nostra campagna. “In questa bottega del contadino – ha spiegato Giorgio Piazza di Coldiretti Veneto – non si incappa nel falso made in Italy.

Risparmi dal 10 al 30 per cento. Bandite le contraffazioni ed esaltata la qualità delle produzioni locali occorre solo confrontare i prezzi. Gli agricoltori assicurano come regola il 30% in meno mentre tra gli scaffali si può risparmiare dal 10 al 20% nell’acquisto di prodotti a logo ombrello regionale: la stella a sette punte in un cerchio multicolore affiancata dal Leone di San Marco e dalla scritta “Veneto. Tra la terra e il cielo”. Questo particolare marchio permette di riconoscere facilmente tutte le specialità agroalimentari vanto del Veneto che si fregiano di Doc, Dop, Igp e di altri riconoscimenti che ne certificano la rispondenza a norme oggettive di qualità. Per chi ama il “fai da te” nell’orto, nei locali adiacenti, si può trovare come da sempre tutto l’occorrente per diventare provetti coltivatori, compresa la consulenza di personale qualificato: attrezzi, concimi naturali, sementi agro farmaci.

(fonte Coldiretti Veneto)

Agriturismo: nel 2009 il fatturato scende a 55 mila euro

Agriturismo Tenuta Castel Venezze (Ro)

“Nel 2002 il fatturato medio di una azienda agrituristica era di 61.740 euro, nel 2009 e’ sceso a 55.570 euro. La situazione e’ preoccupante e richiede interventi concreti dello Stato e delle Regioni per tutelare un settore che fa bene all’agricoltura, allo sviluppo di tutto il turismo, all’ambiente, al paesaggio”. Cosi’ Vittoria Brancaccio, presidente di Agriturist (Confagricoltura) anticipa i ”numeri” del settore, che saranno presentati in un incontro stampa previsto il 18 marzo 2010 a Roma.

Ad accenturare la crisi, i costi della burocrazia. ”Nel 2009 – prosegue il presidente di Agriturist – siamo andati appena un po’ meglio del resto del turismo, scontando, rispetto al 2008, una diminuzione di presenze del 3,3% a fronte del -4,3% che Eurostat assegna al turismo italiano nel suo complesso. Ma l’offerta e’ cresciuta del 4,0% e il fatturato medio delle aziende ha perso il 6,4%”. Secondo Agriturist, oltre che con la flessione del fatturato, le aziende agrituristiche hanno dovuto sostenere un generalizzato aumento dei costi, determinato anche dal moltiplicarsi di incombenze normative e formalita’ burocratiche ormai insostenibili per chi svolge, sia pur ”in piccolo”, tante attivita’ diverse. I redditi effettivi, nel 2009, sarebbero dunque stati tagliati di circa il 10%, rispetto all’anno precedente.

L’anno che verrà. ”Le prospettive per il 2010 – dichiara Giorgio Lo Surdo, direttore di Agriturist – aldila’ di una generica speranza di ripresa del turismo, sono molto incerte. Ci sono segnali promettenti di un recupero della domanda estera, mentre da quella interna ci aspettiamo una crescente attenzione per la proposta enogastronomica e naturalistica”.

(fonte: Asca)

Allarme CIA: un’azienda agricola su tre pensa di chiudere

A dir poco sconfortanti i risultati dell’indagine sulla fiducia degli imprenditori agricoli condotta da Cia (Confederazione Italiana Agricoltori): dopo aver visto nel 2009 i loro redditi crollare del 25,3 per cento, gli agricoltori italiani vedono il futuro sempre più nero. Uno su tre teme che i provvedimenti varati negli ultimi due anni dal governo siano insufficienti per l’agricoltura, mentre il 34,8 per cento si dichiara scoraggiato e pensa di dire addio all’attività produttiva.

Altri dati forniti da Cia: tra il 2000 e il 2009 più di un quarto del totale delle imprese agricole è stato costretto a cessare l’attività e il default non ha interessato soltanto le piccole e medie aziende, quelle dei territori marginali, di collina, di montagna. Oltre un terzo ha riguardato anche imprese grandi e attive, iscritte nel registro delle imprese delle Camere di Commercio. Negli ultimi 10 anni hanno chiuso 500 mila aziende agricole e nei prossimi cinque rischiano di chiudere altre 400 mila. A rendere ancora più incerto il panorama è la mancanza di cambio generazionale, solo 112 mila aziende, cioè il 6,6 per cento del totale, hanno un conduttore giovane.

(fonte Cia)