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Produzione cereali in Europa: previsto un calo nei prossimi anni

Il Copa-Cogeca ha pubblicato i risultati di uno studio sulle previsioni di produzione dei cereali nel periodo 2010/2011 nell’UE-27. I dati indicano una produzione pressoché stabile con un lieve calo (1,3%) rispetto all’anno in corso. I casi di diminuzione della produzione riguardano l’orzo (-7,4%) e il grano tenero (-3,3%). I dirigenti agricoli si sono dichiarati preoccupati per gli alti costi di produzione del settore e l’enorme rischio di volatilità dei prezzi e hanno sollecitato l’intera catena agroalimentare a prendere atto della situazione.

Necessità di aver fiducia verso i mercati per continuare a produrre. Attualmente, a parere del gruppo di lavoro sui cereali, i costi di produzione superano i prezzi di mercato; i calcoli sono stati effettuati sulla base dell’attuale sistema dei pagamenti diretti. La situazione in atto rischia di condurre ad un netto calo di produzione. Paul Temple, Presidente del gruppo di lavoro sui cereali, ha dichiarato che vi è una forte domanda a livello mondiale e che i produttori necessitano di avere fiducia verso i mercati per continuare a produrre. Questo proteggerebbe anche i consumatori dall’instabilità dei prezzi e assicurerebbe agli allevatori di avere mangimi a prezzi competitivi. I dirigenti agricoli esortano l’UE a non penalizzare gli agricoltori europei nella liberalizzazione degli scambi con il Mercosur. Dato che il 60% della produzione cerealicola UE è dedicata ai mangimi per gli allevamenti, qualsiasi concessione che verrà fatta alle importazioni dall’America Latina ricadrà pesantemente sul mercato europeo.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Vino biologico: stop al progetto della Commissione Europea

Nulla di fatto sul vino biologico. La Commissione europea ha infatti ritirato il progetto di normativa per introdurre nuove regole per la produzione di vino biologico. La motivazione principale è la difficoltà di trovare un compromesso credibile che rispetti i reali standard biologici rispetto a quelli in vigore per il vino convenzionale. La proposta aveva fortemente diviso i 27 Stati membri sulla riduzione della presenza di solfiti nel vino biologico rispetto a quanto proponeva Bruxelles: ossia 100 milligrammi il litro per i vini rossi e 150 per i vini bianchi. Nel vino convenzionale vengono attualmente autorizzati 150 milligrammi per i rossi e 200 per i bianchi.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Etichettatura alimenti: in arrivo nuove norme

Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla proposta di regolamento relativo alla fornitura di chiare informazioni alimentari ai consumatori. Ecco in sintesi i principali punti della proposta:

Etichettatura nutrizionale obbligatoria. Introduzione dell’obbligo di indicare sulle etichette le quantità di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale, nonché di proteine, carboidrati, fibre, grassi transnaturali e artificiali. Per aiutare i consumatori a confrontare le diverse offerte di alimenti, i deputati chiedono che l’informazione sugli elementi nutritivi e sulla quantità di energia sia indicata su 100 g o 100 ml e che ne sia assicurata la leggibilità, tenendo conto di criteri come le dimensioni e/o stile dei caratteri.

Estensione dell’obbligatorietà del Paese d’origine. I deputati propongono l’estensione dell’etichettatura obbligatoria sul Paese d’origine (oggi in vigore per alcuni alimenti come carne, miele e olio d’oliva) a tutti i tipi d carne, pollame, prodotti lattiero-caseari e altri prodotti a base di un unico ingrediente. L’estensione potrebbe essere sottoposta a una valutazione d’impatto preventiva.

Paese d’origine: norme specifiche per carni e pesce. Per la carne, pollame e pesce, l’etichettatura sul Paese d’origine deve essere disposta anche quando sono utilizzati come ingrediente in prodotti alimentari trasformati. In particolare, per quanto riguarda la carne e il pollame, l’indicazione del Paese di origine può essere fornita in rapporto ad un unico luogo solo nel caso in cui gli animali siano nati, allevati e macellati nello stesso Paese. Per le carni e i prodotti alimentari contenenti carne, il Paese di origine è definito come il Paese nel quale l’animale è nato, è stato allevato per la maggior parte della sua vita ed è stato macellato. Qualora si tratti di luoghi diversi, quando si fa riferimento al “Paese di origine”, devono essere indicati tutti e tre i luoghi. Nel caso si tratti di carne da macellazione senza stordimento, secondo alcune tradizioni religiose, l’etichettatura deve precisarlo.

No al “metodo a semaforo”. Una forte maggioranza dei deputati ha respinto la proposta di introdurre il “metodo a semaforo” per indicare con simboli colorati di verde, ambra e rosso la quantità relativa di energia, di grassi, di zucchero, etc. contenuta nel prodotto alimentare.

Si al controllo sui profili nutrizionali. Per un solo voto, i deputati hanno deciso di non seguire la raccomandazione della Commissione ambiente e salute e di non modificare la legislazione esistente che prevede che sia l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) a stabilire la veridicità dei cosiddetti “profili nutrizionali”.

Esenzione per bevande alcoliche. I deputati hanno sostenuto l’esenzione dall’etichettatura nutrizionale obbligatoria per le bevande alcoliche, con l’eccezione di quelle miste, i cosiddetti “alcopops”, specificamente rivolti a un pubblico giovanile, che devono essere chiaramente separati dalle bevande rinfrescanti nei punti di vendita.

Entrata in vigore. Non si prevede un accordo rapido con il Consiglio ed è quindi probabile che il testo ritorni al Parlamento per una seconda lettura. Una volta che la legislazione sarà adottata, l’industria alimentare avrà tre anni per adattarsi alle nuove regole. Le imprese di minori dimensioni, con meno di 100 lavoratori e un fatturato annuo sotto i 5 milioni di euro, potranno invece beneficiare di un periodo di 5 anni. Infine, i deputati vogliono che le imprese che confezionano gli alimenti artigianalmente siano escluse dalle nuove regole.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Prezzi alimentare in Italia: nel 2009 superiori dell’8% alla media europea

Per il 2009 il livello dei prezzi dell’alimentare in Italia è stato superiore dell’8% alla media europea. A segnalarlo è Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. Nella stessa fascia ci sono anche Cipro, Svezia e Grecia. Il paese più caro è invece la Danimarca (prezzi superiori al 40% della media europea), seguita da Irlanda, Finlandia, Lussemburgo, Austria, Belgio, Germania e Francia, dove il costo degli alimenti oscilla tra il 30% e il 10% in più della media Ue.

I Paesi europei “più convenienti”. I prezzi di Olanda, Spagna, Gran Bretagna, Slovenia, Malta e Portogallo, invece, scendono invece sino al 10% in meno rispetto allo standard europeo. Alimentari ancora meno cari in Lettonia, Slovacchia, Estonia, Ungheria, Repubblica ceca e Lituania (prezzi che arrivano sino al 30% in meno rispetto alla media Ue), mentre il paese in assoluto più economico è la Polonia (-36%), seguito daRomania (-34%) e Bulgaria (-32%). Guardando più in dettaglio agli alimenti che compongono il paniere Eurostat, il prezzo di pane e cereali in Italia è superiore del 3% alla media Ue, quello della carne del 12% e quello di latte, uova, e formaggio del 24%.

Bacco e tabacco. Fuori dal paniere di Bruxelles, invece, ci sono bevande alcoliche e tabacco. Rispettivamente, i prezzi delle prime sono superiori alla media Ue del 13% mentre i secondi del 4%. Il paese Ue dove il livello dei prezzi 2009 per gli alcolici è più elevato è la Finlandia (pari al 170% della media Ue) seguita dall’Irlanda, Svezia e Danimarca, mentre il meno caro è la Romania (pari al 70% della media Ue), insieme a Bulgaria, Spagna e Ungheria. Quanto al tabacco, i prezzi più elevati sono quelli dell’Irlanda (pari al 117% della media Ue), seguita da Gran Bretagna, Francia e Svezia, mentre i più bassi quelli di Bulgaria (pari a 46% della media Ue), insieme a Romania, Lituania e Ungheria.

(fonte Eurostat)

Standard europei per la competitività nel settore agroalimentare

Il Commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos, rappresentanti del Parlamento europeo e il Ministro spagnolo (Elena Espinosa) per l’agricoltura hanno discusso dell’incidenza degli standard europei sulla competitività dei settori primario e agroalimentare.

Migliorare gli standard di vita dei lavoratori. Ciò che è emerso è che l’obiettivo di produrre cibo di alta qualità a prezzi accessibili in Europa è stato raggiunto, ora bisogna assicurare anche standard di vita adeguati ai lavoratori del settore. Tutti sono comunque concordi a non modificare i requisiti di qualità richiesti ai prodotti, fiore all’occhiello del modello agricolo europeo. Tra le soluzioni proposte vi è quella di diminuire e semplificare le pratiche burocratiche per gli agricoltori, ma anche quella di remunerarli adeguatamente in quanto produttori di beni pubblici.

Tracciabilità anche per i prodotti d’importazione. Due problematiche hanno dominato la discussione: la concorrenza sleale da parte dei prodotti d’importazione sui quali pendono obblighi di standard meno severi e la scarsa informazione ai consumatori sulla qualità dei prodotti. Le istituzioni intendono quindi formulare misure che richiedano il rispetto degli stessi requisiti per tutti i prodotti. Tracciabilità anche per le importazioni, aiuti e accordi per avvicinare i Paesi terzi al modello europeo sono tra le proposte fatte rispettivamente da José Maria Espuny (Comitato economico e sociale) e Angela Perito (Inea). Per quel che concerne la comunicazione le istituzioni intendono dare ampio supporto ai produttori per spiegare ai cittadini l’alta qualità del sistema agricolo europeo.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

L’Europa trova la strada dell’etichettatura

Le etichette poste sugli alimenti devono obbligatoriamente fornire le informazioni nutrizionali, secondo quanto ha stabilito il Parlamento nei giorni scorsi. I deputati hanno invece respinto la proposta di introdurre il “metodo a semaforo” per l’indicazione dei valori di sali, grassi e zuccheri nel cibo mentre hanno chiesto l’estensione della menzione del paese d’origine a nuovi alimenti.

562 voti favorevoli.  l’Europarlamento ha dato il via libera in prima lettura alla relazione sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori. Soddisfatto il presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro: “L’Aula di Strasburgo ha accolto gran parte delle richieste avanzate dal settore. Abbiamo scongiurato l’ipotesi d’indicare il valore energetico sulle etichette delle bevande alcoliche incluso il vino”. In tema di origine, sono state recepite le indicazioni della commissione Agricoltura e il testo approvato prevede l‘obbligo d’indicare in etichetta il luogo di provenienza per i prodotti agricoli, per i prodotti mono ingrediente e per carne e pesce ove utilizzati come unico ingrediente nei prodotti trasformati. L’applicazione di tale obbligo sui singoli prodotti sarà demandata ad atti delegati su cui il Parlamento potrà controllare l’esercizio delle competenze della Commissione attraverso il diritto di revoca o di obiezione.

L’atto ora al vaglio del Consiglio. “Abbiamo poi sventato numerosi tentativi di introdurre sistemi cromatici di etichettatura (Multiple traffic ligths) – continua De Castro – che avrebbero rischiato di indurre il consumatore in erronee interpretazioni. Un’ultima novità riguarda il tema delle marche commerciali previste dall’emendamento 100 che rende obbligatorio in etichetta il nome del produttore e garantisce una leva competitiva per le imprese di produzione”. Adesso, la palla passa al Consiglio che dovrà valutare se adottare l’atto così come modificato dal Parlamento ovvero se predisporre una “posizione comune” e dare avvio alla seconda lettura. “Comunque – conclude De Castro – l’Europa dimostra di sapersi muovere nella giusta direzione in tema di etichettatura dei prodotti agroalimentari”.

(Fonte: Paolo De Castro -Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo)

PAC: il Parlamento europeo adotta regole più semplici

In occasione della sessione plenaria del Parlamento europeo (18-20 maggio 2010) i deputati hanno adottato a maggioranza la relazione di Richard Ashworth sulla semplificazione della PAC. I punti salienti proposti da Ashworth riguardano:

– la riduzione delle formalità burocratiche per rendere le misure di sostegno più efficaci e meno costose;

– la rivisitazione della definizione di attività agricola (solo gli agricoltori “attivi” devono beneficiare degli aiuti diretti);

– la soppressione dell’obbligo, per gli esportatori, delle comunicazioni annuali sugli allevamenti e loro produzioni in quanto i dati sono già disponibili presso gli organismi pagatori degli Stati membri;

– l’identificazione elettronica degli animali.

I deputati, inoltre, hanno posto particolare attenzione al fatto che deve essere migliorata e rafforzata l’attività di informazione per guidare e consigliare gli agricoltori nelle loro scelte; questo per vedere diminuita l’applicazione delle infrazioni agli Stati membri. Per maggiori info: Europarlamento Europa

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Galan a Ue: su Pac, la superficie non sia l’unico parametro per gli aiuti

Giancarlo Galan, Ministro Politiche Agricole Alimentari e Forestali

”Desidero sottolineare fin d’ora che nel futuro della Pac non possiamo considerare la superficie quale unico parametro per l’erogazione degli aiuti diretti. Un modello cosi’ concepito penalizzerebbe quelle regioni europee ove i produttori hanno lavorato con maggior impegno per realizzare un’agricoltura di qualità”’. Cosi’ il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan a Me’rida, in Spagna, per il Consiglio informale europeo dei ministri dell’Agricoltura della Ue.

Tutela per i prodotti Ig. ”Inoltre – ha aggiunto Galan – vorrei ricordare la questione delle falsificazioni dei nostri prodotti d’eccellenza. Su questo tema l’Unione Europea non puo’ continuare ad avere un atteggiamento remissivo. Occorre negoziare in sede internazionale per ottenere una tutela efficace, su tutti i mercati, per i nostri prodotti ad indicazione geografica”. L’agricoltura e l’industria agroalimentare europee, ha spiegato il ministro, ”contribuiscono in misura sostanziale alla crescita economica e all’occupazione e possono costituire un volano importante per il rilancio dell’economia dell’Unione Europea. Stiamo attraversando un periodo difficile per l’economia mondiale, e la crisi degli anni scorsi ci ha lasciato alcuni importanti insegnamenti. Abbiamo imparato che gli strumenti finanziari non possono sostituire il ruolo dell’economia reale, e che soltanto la produzione e lo scambio di beni e servizi possono assicurare la crescita. Per questo il settore primario rimane strategico”.

Migliorare la competitività e la modernizzazione delle aziende. L’Europa, ha proseguito, ”ha saputo costruire nel corso dei decenni un modello agroalimentare capace di garantire la disponibilita’ di alimenti sani e di elevata qualita’. La Pac puo’ giocare un ruolo fondamentale nella strategia ‘Europa 2020‘, contribuendo alla ripresa economica. E’ pero’ necessario focalizzare la nostra attenzione sul miglioramento della competitivita’ e sulla modernizzazione delle aziende, stimolando l’innovazione. Inoltre, dobbiamo predisporre misure piu’ efficaci che possano favorire un ricambio generazionale e l’insediamento dei giovani nei nostri campi per dare un futuro reale alla nostra agricoltura”. Secondo il ministro ”e’ fondamentale migliorare e rendere trasparente il funzionamento della catena alimentare. E’ necessario dotare la Pac di meccanismi che consentano di integrare il reddito dei produttori nei periodi di crisi, misure semplici applicabili in tutte le diverse realta’ regionali”.

(fonte Asca)

Parlamento Europeo: no alla “colla per carne”

Il Parlamento Europeo ha bloccato l’autorizzazione della trombina come additivo alimentare. Soprannominata “colla per carne”, la trombina è un enzima di origine bovina o suina, che può essere usato per “incollare” resti di carne allo scopo di ricostituire pezzi interi. Con un voto molto stretto, i parlamentari europei hanno affermato che tale ricostituzione rischia di trarre in inganno il consumatore ed è pertanto inaccettabile.

La proposta di aggiungere la trombina bovina o suina alla lista di additivi approvati a livello UE era della Commissione europea. Ma i parlamentari hanno bloccato la proposta, appoggiando la risoluzione della commissione ambiente, passata per un solo voto, con 370 a favore, 262 contrari e 32 astensioni. Servivano infatti almeno 369 voti (la maggioranza assoluta) per esercitare il potere di veto del Parlamento secondo la procedura prevista. “I consumatori europei devono poter essere sicuri che, se comprano una bistecca o un pezzo di prosciutto, non si tratta di pezzi di carne incollati insieme”, ha detto davanti alla plenaria il presidente della commissione Ambiente Jo Leinen, tedesco, del gruppo dei socialisti e democratici. Di opinione diversa la spagnola Pilar Ayuso, del partito popolare, il centro-destra europeo: “la procedura è stata considerata sicura, ed è già praticata in vari paesi”.

Additivo o non additivo? Gli Stati membri dell’UE possono decidere di autorizzare l’utilizzo della trombina a livello nazionale, come “aiuto” alla trasformazione degli alimenti. La proposta della Commissione mirava a chiarire che la trombina è un additivo e, in quanto tale, dovrebbe essere sottoposto alle regole europee. Secondo la normativa europea, un additivo può essere autorizzato dall’UE solo se offre benefici ai consumatori, e non li trae in inganno. Secondo la proposta, i prodotti ricostituiti con la trombina avrebbero dovuto esporlo sull’etichetta, e non potevano essere usati dai ristoranti. Ma i deputati hanno ritenuto che tali misure non fossero sufficienti a garantire la dovuta trasparenza per il consumatore. Il Parlamento ha inoltre rilevato il più elevato rischio d’infezioni batteriche in prodotti ricostituiti con la trombina.

(fonte: Asterisco Informazioni)

Dal 1 giugno 2010 nuove regole per la pesca nel Mediterraneo

Niente più seppie, calamaretti e telline nelle tavole degli italiani che potranno dire addio anche a rossetti, bianchetti e latterini, frittura di paranza per eccellenza dalla Liguria alla Calabria. Tutto questo a partire da martedì 1 giugno con l’entrata in vigore del Regolamento Mediterraneo. La Commissione europea, infatti, detta nuove regole per la pesca nel Mediterraneo, con maglie più larghe che rendono impossibile, ad esempio, la cattura dei calamaretti e dei rossetti essendo molto piccoli, e nuove distanze dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa.

Obiettivo: la tutela di specie a rischio. Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l’obiettivo dichiarato dell’Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca. Il Regolamento Mediterraneo è penalizzante soprattutto per l’Italia, Paese per antonomasia della piccola pesca a cui è dedita il 5% della flotta. E ora occorre saper affrontare una nuova realtà che, a detta delle associazioni di categoria a partire dall’Agci Agrital, deve essere governata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe.

La posizione del Ministro Giancarlo Galan. Il Ministro Galan ha dichiarato “Sono pienamente consapevole delle difficoltà che la pesca italiana sta affrontando.  L’entrata in vigore delle nuove regole per il Mediterraneo stanno creando molte preoccupazioni al settore, e mi fanno riflettere sulla esigenza di avviare strategie che non consentano più di accumulare ritardi rispetto alle politiche comunitarie. Proprio per questo  ritengo di condividere l’idea che si costituisca l’unità di crisi e ho richiesto la predisposizione di un dossier pesca che sto analizzando per affrontare con concretezza e  realismo i problemi. D’altra parte con le Associazioni della pesca sono pronto a condividere una politica basata su una pesca responsabile, capace di garantire le imprese nel rispetto del mare. Dobbiamo disegnare insieme un settore capace di affrontare i nuovi scenari economici, soprattutto utilizzando al meglio gli strumenti a nostra disposizione. Dovremo usare in modo corretto la programmazione triennale e la legge delega proprio per ridisegnare il settore alla luce delle ricorrenti emergenze.”
(fonte Ansa/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)