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11-13 settembre 2020, a Longarone Fiere (BL) e nei boschi del Cansiglio la seconda edizione della Fiera & Festival delle Foreste

“Si apre un’edizione speciale, di grande prestigio internazionale per il numero e la qualità dei soggetti proponenti. Un’occasione d’oro per ragionare assieme di cambiamenti climatici, gestione e rilancio del territorio e delle montagne, con un focus particolare sul Green Deal, l’importante programma europeo per la sostenibilità futura del pianeta”. A dirlo è il presidente di Longarone Fiere, Gian Angelo Bellati nel presentare la seconda edizione di Fiera & Festival delle Foreste, che si terrà tra Veneto e Friuli venerdì 11, sabato 12 e domenica 13 settembre.

Nella tre giorni è previsto un ricco programma d’iniziative divise tra i padiglioni di Longarone Fiere (BL), dove ci saranno le conferenze e gli eventi culturali, e i boschi del Cansiglio, in cui si terranno le dimostrazioni nei cantieri per l’esbosco delle ceppaie rimaste dopo l’abbattimento degli alberi per la tempesta Vaia, la lavorazione dei terreni e la viabilità forestale.

Particolarmente importante è la giornata di venerdì 11 settembre, che si aprirà a Longarone e proseguirà nel pomeriggio sul Cansiglio. Alle ore 9:30, presso l’Hangar del Cansiglio, si svolgerà il focus “Risorse genetiche e vivaismo forestale dopo la tempesta Vaia”, un tema – quello delle risorse genetiche da utilizzare e delle modalità da adottare nella realizzazione degli interventi di rimboschimento post Vaia – che si è posto in maniera preponderante tra gli addetti ai lavori alle prese con il ripristino dei boschi devastati dalla tempesta che ha colpito le nostre montagne nel 2018. In pratica, sarà fatto il punto sulle modalità più consone da seguire per la messa a dimora nel Veneto di milioni di alberi, considerando l’impatto dei cambiamenti climatici e la necessità di garantire la biodiversità. Tutto ciò valutando quelle che devono essere le caratteristiche tecniche più adeguate per la produzione delle giovani piante. E’ prevista la partecipazione di importanti esperti che porteranno anche le esperienze in corso in altre Regioni dell’arco alpino. L’incontro, promosso da Veneto Agricoltura in collaborazione con ANARF, sarà proposto anche in diretta sulla piattaforma ZOOM e Facebook.

Sempre venerdì 11 settembre (ore 14:30),nel corso di un incontro che si terrà presso la sala Piave a LongaroneFiere, sarà presentato il progetto nazionale “For.Italy”, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura e con la partecipazione di tutte le Regioni italiane. Il progetto prevede l’attivazione di corsi di formazione interregionali per “Istruttori forestali”, una nuova figura professionale per la gestione in sicurezza dei lavori in bosco. L’incontro online sarà anche l’occasione per lanciare il “Cantiere dimostrativo”, previsto per fine ottobre in Cansiglio, un’iniziativa che si svolgerà nella Foresta dei Dogi e che prevede l’allestimento di diverse stazioni dimostrative, con la presenza operativa di macchine e attrezzature. Il webinar, promosso da Veneto Agricoltura in collaborazione con il Ministero, la Regione Veneto e la Regione Piemonte, sarà proposto anche in diretta sulla piattaforma ZOOM e Facebook.

Ancora venerdì 11 settembre (ore 15:30), sempre a LongaroneFiere (sala Piave), sarà presentato il progetto “Malgonera”, la Foresta di Taibon Agordino (Bl) gestita da Veneto Agricoltura divenuta dopo la tempesta Vaia autentico laboratorio a cielo aperto. Infatti, sulla base di un progetto di studio messo a punto dall’Università degli Studi di Padova – Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali, la Foresta demaniale regionale di Malgonera è diventata un importante sito di osservazione dell’evoluzione di un ecosistema forestale sottoposto ad un  evento naturale di grave entità quale è stato la tempesta Vaia. Il progetto, in estrema sintesi, ha definito le più opportune modalità di ricostituzione boschiva. Anche questo focus sarà proposto in diretta online sulla piattaforma ZOOM e Facebook.

L’intensa giornata di venerdì 11 settembre si concluderà (ore 16:30) con un altro focus, che si terrà sia in presenza che in diretta online sulla piattaforma ZOOM e Facebook, dedicato al Rapporto sullo stato delle foreste del Veneto. I boschi regionali e il complesso sistema “Foresta-Legno” ad essi collegato, assumono un’importanza strategica per la tutela del territorio e per lo sviluppo economico del Veneto. La conoscenza approfondita e la possibilità di disporre di dati e informazioni di dettaglio attraverso l’elaborazione di un Rapporto aggiornato, si pone come elemento fondamentale per la definizione di scelte tecniche, gestionali e di natura economica. Il focus viene proposto in collaborazione con Regione Veneto.

Domenica 13 settembre (ore 11:00), presso la sala Costantini in Fiera a Longarone, e in diretta online su Facebook, si svolgerà l’assegnazione del Premio “Jean Giono: l’uomo che piantava gli alberi”, edizione 2020. Dopo il felice esordio nel 2019, torna dunque il Premio che Veneto Agricoltura assegna a chi si è contraddistinto nella sua vita professionale o sociale nella promozione e realizzazione di impianti di vegetazione legnosa. Quest’anno il Premio viene assegnato a quattro personalità, una per ciascuna delle quattro categorie previste (Agricoltore; Tecnico-Ricercatore; Rappresentante di Amministrazione locale; Rappresentante dell’associazionismo). I vincitori riceveranno ciascuno ben 250 piante di  alberi/arbusti prodotti dal “Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta” di Veneto Agricoltura. Il Premio “Jean Giono: l’uomo che piantava gli alberi” intende ricordare lo scrittore francese Jean Giono, autore del libro “L’uomo che piantava gli alberi”, una storia di uno schivo antieroe che negli anni che seguirono la Prima Guerra Mondiale compì una silenziosa opera di rimboschimento delle pendici montuose della Francia meridionale ridando vita alla terra e alla comunità del luogo.

Per partecipare agli eventi del Festival delle Foreste è necessario registrasi entro il 9 settembre al seguente indirizzo internet:

https://www.longaronefiere.it/veneto-agricoltura-fff2020

 

Il

Fonte: Servizio stampa Longarone Fiere

Il Covid non ferma la Festa del Bacalà alla vicentina, in programma dal 18 al 21 settembre a Sandrigo (VI)

bacalà alla vicentina (foto archivio Festa del bacalà di Sandrigo)

(di Emanuele Cenghiaro, consigliere Argav) Il Covid non ferma la Festa del Bacalà di Sandrigo! La 33esima edizione infatti si farà, anche se in versione decisamente ridotta: dal 18 al 21 settembre. E sarà una delle poche manifestazioni organizzate, quest’anno, dalle Pro Loco del vicentino: il presidente Unpli di Vicenza, Bortolo Carlotto, ha parlato infatti di circa 600 eventi annullati nella sola provincia berica.

La manifestazione di Sandrigo si accorcia nelle date, quattro giorni invece delle solite tre settimane, e taglia gran parte degli stand in piazza, ma si arricchisce di eventi collaterali diffusi sul territorio. E non mancheranno le novità: la prima è il ritorno all’origine, nella piazza centrale del paese invece che agli impianti sportivi.

La festa non vuole rinunciare alla solidarietà, e sarà quindi aperta dalla cena di beneficenza in favore della Città della Speranza, con consegna del 56° Premio Basilica Palladiana, giovedì 10 settembre a Villa Sesso Schiavo. Anche per questa serata, come per tutte le altre, l’accesso sarà esclusivamente su prenotazione.

Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina (foto Fantini)

Altro evento, che sarà di fatto il via ufficiale alla festa, sarà il Pic Nic in Vigna alla cantina IoMazzucato di Breganze, sabato 12 settembre; farà il paio con la serata Bacco e Baccalà a villa Mascotto di Ancignano di Sandrigo, il 26 settembre, che chiuderà il cartellone. Sono state invece annullate il tradizionale Gran Galà del Bacalà e la cerimonia di investitura dei nuovi Confratelli.

Un momento della conferenza stampa di presentazione della Festa del bacalà di Sandrigo

Al centro di tutto, però, le giornate della vera e propria festa, da venerdì 18 a lunedì 21 settembre. L’organizzazione ci tiene a fare presente come il mettere in piedi un evento di questo genere, in questo periodo, non sia un azzardo ma il frutto di attenta riflessione, condivisa con le autorità competenti. “Non accettiamo di essere considerati degli sconsiderati, come qualcuno sui social ci ha accusati, né ci sentiamo più bravi degli altri. Ma ci sembrava giusto dare un segno di vita: abbiamo atteso l’ok della Regione e abbiamo deciso di tentare, con tutti i cambiamenti dettati dalla pandemia. Stiamo predisponendo ogni cosa al fine di garantire la massima sicurezza per tutti i partecipanti. L’accesso alle tensostrutture sarà consentito solo dopo la misurazione della temperatura corporea da parte del presidio sanitario e l’igienizzazione delle mani, il distanziamento sarà assicurato e reale, il numero di persone massimo limitato a 250. Saranno quattro giorni in assoluta sicurezza”, ha garantito in sede di conferenza stampa di presentazione il presidente della Pro Loco di Sandrigo, Antonio Chemello.

L’accesso all’evento, come già detto, sarà consentito solo tramite prenotazione, rigorosamente online tramite il sito della manifestazione (v. sotto). Le degustazioni si effettueranno in due turni, alle 19:00 e alle 21:00. Online sarà possibile scegliere il giorno, l’ora, e persino il tavolo e il posto a sedere, oltre ai piatti che si desidereranno assaggiare. L’ordine verrà automaticamente inviato all’organizzazione e il pagamento sarà elettronico, per evitare assembramenti e code alle casse.
 Nel menù, manco a dirlo, il principe sarà il bacalà (con una “l” sola) alla vicentina assieme al mantecato, e poi crocchette di merluzzo con patate fritte, ma non mancheranno altre scelte. Tra i primi che si alterneranno nelle varie serate vi saranno due novità, la lasagnetta gratinata al bacalà e le mezzelune ripiene al bacalà mantecato, oltre ai classici gnocchi e risotto al bacalà. Sarà possibile l’asporto. Tutte le informazioni si trovano sul sito: www.festadelbaccala.com

Raccontare lo sport in montagna il tema 2020 del Premio giornalistico Bepi Zanfron, candidature entro il 21 settembre

Bepi Zanfron alle Olimpiadi di Lillehammer 1994 foto archivio Agenzia fotografica Zanfron

Torna a ottobre, con la terza edizione, il premio giornalistico intitolato alla memoria di Giuseppe “Bepi” Zanfron, organizzato da Assostampa Belluno e Sindacato Giornalisti  Veneto.

Novità di quest’anno è il tema che esula da quello originario legato al dissesto idrogeologico ma che pone sempre al centro la montagna: a essere premiati saranno infatti i servizi giornalistici con foto o riprese video di eventi di sport di montagna o di eventi sportivi ambientati in montagna. Sarà un modo per promuovere e valorizzare la montagna come ambiente sportivo “aperto tutto l’anno”, partendo dal tradizionale sci – nelle sue varie declinazioni (alpino, nordico, ecc.) – per arrivare agli ultimi successi degli ultra-trail, sempre più diffusi in tutto l’arco alpino e non solo, senza dimenticare eventi legati al ciclismo, all’arrampicata e altri ancora.

Bepi Zanfron, il cui nome è indissolubilmente legato agli scatti del Vajont, è stato un professionista che ha raccontato con le sue fotografie innumerevoli pagine di vita e di cronaca quotidiana, e tra queste lo sport ha rivestito un ruolo importante. Accanto agli Enti che patrocinano l’iniziativa dal suo esordio – Regione del Veneto, Provincia di Belluno, Comune di Longarone, Fondazione Vajont e Associazione Bellunesi nel Mondo – da segnalare quest’anno l’ingresso del Consorzio dei Comuni Bim Piave e dell’Unione Stampa Sportiva Italiana del Veneto.

Il premio è riservato a giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti che, con i loro servizi pubblicati su testate giornalistiche con edizione cartacea, televisiva e/o web, abbiano contribuito a raccontare lo sport in montagna con parole, foto e immagini e riguarda servizi o inchieste pubblicati su testate cartacee, teletrasmessi o “messi in rete” su testate italiane registrate, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2019, che si segnalino per completezza di informazione e obiettività, nel rispetto dei valori deontologici della professione giornalistica.

Due, come da tradizione, le sezioni previste dal concorso, per ognuna delle quali è previsto un premio del valore di 750 euro: carta stampata e web, e televisione. I lavori, pubblicati, andati in onda o messi online tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2019, potranno essere inviati anche dagli stessi autori entro le ore 12.00 del 21 settembre 2020, insieme a un breve curriculum professionale, all’indirizzo premiozanfron@sindacatogiornalistiveneto.it La terna finalista di ogni categoria sarà resa pubblica 15 giorni prima della cerimonia di consegna del premio. La premiazione si svolgerà il prossimo 17 ottobre 2020, nella Sala Consiliare del Municipio di Longarone, all’interno delle manifestazioni per il 57. anniversario della tragedia del Vajont; solamente in quell’occasione saranno svelati i nomi dei vincitori. Bando a questo link

Fonte: Sindacato Giornalisti del Veneto

Trento. Co.Di.Pr.A., bilancio approvato e patrimonio in crescita

un grappolo d’uva rovinato dalla grandine

In una veste telematica, inusuale per il Consorzio di difesa dei produttori agricoli di Trento (Co.Di.Pr.A.), è stato approvato lo scorso luglio dai soci partecipanti all’Assemblea Generale il bilancio 2019.

I numeri evidenziano uno stato di salute del Consorzio ottimale, con un patrimonio di oltre 12 milioni di euro (+10% rispetto al 2018) e un costo del denaro contenuto che ha permesso di anticipare quasi 60 milioni di euro in favore degli associati. “La nuova sfida – ha precisato il direttore Monica Sartori – per il mondo della gestione del rischio, ma non solo, riguarda la futura Politica Agricola Comune e il periodo transitorio che ci porterà alle nuove regole comunitarie. Nuova PAC che conferma l’importanza degli strumenti assicurativi classici e innovativi, come i Fondi per la stabilizzazione del reddito”.

Innovazione. Proprio i fondi di stabilizzazione del reddito sono stati uno dei punti discussi durante l’Assemblea Generale “uno strumento di gestione del rischio innovativo – ha spiegato Giorgio Gaiardelli, presidente Co.Di.Pr.A. – introdotto nel 2017 dalla Comunità europea che ci permetterà di tutelare ulteriormente le nostre aziende agricole. Co.Di.Pr.A. è stato tra i primi in Italia ed in Europa ad attivare questi nuovi fondi, permettendo di intercettare quasi 7 milioni di euro dalla Comunità Europea nel 2019”. Un approccio nuovo alla gestione del rischio fortemente spinto dalla politica agricola comunitaria incentivandone l’utilizzo anche attraverso una contribuzione del 70% a fondo perduto – ha spiegato Gaiardelli. Dopo le numerose adesioni ai Fondi IST pervenute nel 2019 anche per la campagna in corso possiamo dire che circa il 90% degli agricoltori che hanno sottoscritto una polizza a copertura dei danni a meleti hanno aderito ai Fondi – conclude il presidente”.

I numeri del Bilancio Co.Di.Pr.A. Patrimonio Netto del Consorzio: 12.188.478,08 euro. Dotazione totale dei Fondi Mutualistici: 18.511.437,30 euro. Liquidazioni indennizzi a favore dei soci: circa 40 milioni di euro. Valore Assicurato: Oltre 400 milioni di euro.

Fonte: Servizio stampa Co.Di.Pr.A.

 

Aperta sino al 30 settembre 2020 la partecipazione al concorso internazionale “Climate change 2020”

Anche per il 2020 é stato indetto il bando del concorso internazionale di comunicazione e creatività “Climate change 2020” – ottava edizione ed è possibile iscriversi e presentare progetti sui cambiamenti climatici.

Il concorso internazionale di comunicazione e creatività per opere edite e inedite sul tema dei cambiamenti climatici è organizzato dall’Associazione Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia con la collaborazione dell’Università Ca’ Foscari Venezia e Europe Direct Venezia Veneto del Comune di Venezia e con il patrocinio del Ministero per l’Ambiente, la Tutela del Territorio e del Mare, del CMCC – Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici, del WWF Italia, di Legambiente e di ISDE Italia – Medici per l’ambiente.

L’obiettivo del Concorso è quello di incentivare un approccio interpretativo e attivo nei confronti di temi ambientali con un richiamo alla Strategia europea 2020, in particolare il pilastro dell’Europa Sostenibile e al Green Deal europeo. L’iniziativa mira a stimolare l’ideazione e la produzione di strumenti comunicativi ed artistici sul tema dei cambiamenti climatici, valorizzando un approccio costruttivo o propositivo in linea con l’approfondimento delle conoscenze di base degli ultimi rapporti internazionali sul tema.

Tema e target. L’edizione del 2020 è aperta a qualsiasi interpretazione, ma propone anche alcuni focus tematici in connessione con la Pandemia Covid19 e il ruolo delle figure femminili nel contesto dei cambiamenti della vita quotidiana imposti dalla sfida ambientale globale. Il target del concorso sono tutti gli autori di qualsiasi nazionalità che abbiano compiuto 15 anni al momento della scadenza della consegna degli elaborati. Sono ammessi sia autori individuali sia in forma di collettivo o enti formali.

Sezioni di partecipazione e tipologie opere. Sezione 1: candidatura di opere e progetti inediti da parte di autori individuali o collettivi. Sezione 2: segnalazione di opere edite e progetti realizzati a cura di autori, editori o altri soggetti terzi. Possono essere: opere di scrittura: elaborati di scrittura di qualsiasi genere, in lingua italiana. Sono previsti limiti massimi di lunghezza. Altri tipi di opere e progetti: opere e progetti inediti di comunicazione creativa realizzati attraverso le tecniche e le modalità espressive più diverse. Scadenza per la partecipazione: 30 settembre 2020. Le opere e le segnalazioni vanno inviate via posta elettronica a: concorso@cut.it. In caso di adesione si raccomanda la lettura del bando completo. I risultati saranno resi noti dagli organizzatori nel novembre 2020. Entro il mese di dicembre 2020 si terrà un evento pubblico di condivisione dei risultati a Venezia o, in caso di impossibilità dovuta all’emergenza Covid19, verrà organizzata una presentazione on line. E’ possibile vedere il video di presentazione su Facebook. Nel video interviene Bianca Nardon, presidente di Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia e Direttore del concorso “Climate change”, insieme con Amelia De Lazzari, ricercatrice di CNR ISMAR e lo scultore Leonardo Nava. Ulteriori info: Europe Direct del Comune di Venezia
numero verde gratuito 800 496200 e-mail infoeuropa@comune.venezia.it

Fonte: Europe Direct del Comune di Venezia

Post Covid-19. Chioggia Ortomercato propone alla regione Veneto “un nuovo risorgimento per l’ortofrutta veneta”

Giuseppe Boscolo Palo

I numeri parlano da soli e sono testimoni che la stagione produttiva primaverile per il comparto orticolo clodiense sia stata molto difficile, la peggiore in assoluto. “I soli conferimenti nel nostro Mercato – precisa Giuseppe Boscolo Palo, Ad di Chioggia Ortomercato – non sono esaustivi della quantità prodotta dalle aziende orticole operanti nel territorio perché alcune di esse hanno come riferimento altri mercati oppure vendono direttamente ai commercianti attraverso accordi fissati mesi prima dell’inizio della raccolta. E’ indubbio però che il Mercato orticolo di Brondolo sia riferimento nazionale per i radicchi della tipologia tondo e lungo”.

Covid e non solo. “Le quotazioni registrate – continua Boscolo Palo – sono state impietose, soprattutto per il tondo. Sicuramente l’effetto di chiusura di canali di vendita quali l’Horeca, i mercati rionali e l’export provocati dall’emergenza Covid-19 è stato devastante per quasi tutti gli ortaggi che andavano in produzione, ma noi come altri abbiamo pagato anche per alcuni aspetti strutturali del sistema ortofrutticolo nazionale”. I dati evidenziano nel secondo trimestre (periodo reddituale chiave per il comparto) un calo dei volumi conferiti del 45%, dovuto in gran parte alla distruzione del prodotto sul campo per l’esiguità del prezzo offerto al produttore, e una perdita del 60% sul valore rispetto allo stesso periodo del 2019. Per il lungo, invece, le perdite riferite all’anno precedente sono state più contenute, con una diminuzione del 13% del volume e del 10% sul valore.

2019, anno “horribilis”. “Innanzitutto va tenuto presente – sottolinea Boscolo Palo – che il 2019 è stato definito l’anno horribilis per l’ortofrutta nazionale, nel nostro comparto i prezzi di vendita del radicchio tondo sono scesi sotto il costo di produzione. Per il radicchio lungo i prezzi medi hanno consentito e consentono anche quest’anno di respirare economicamente, ma la nostra produzione del tondo è sempre più in sofferenza a causa della compressione esercitata dal prodotto invernale marchigiano frigoconservato e da quello ferrarese contrattualizzato di maggio”. Stiamo assistendo ad una generalizzazione delle difficoltà di commercializzazione degli ortaggi che aveva investito la nostra area di produzione nella prima fase dell’emergenza Covid-19 con il lockdown e che ora riguarda un po’ tutti i mercati all’ingrosso nazionali.

Le ragioni di questa crisi di mercato sono riconducibili a molteplici fattori tra cui, senza alcun dubbio, la contrazione della capacità di spesa di molte famiglie (nel “ricco” Nord le famiglie povere sono aumentate del 165% col coronavirus, di più che al Centro, +79%, e al Sud, +72%; fonte UEcoop – Unione Europea delle cooperative) ma anche la maggiore propensione delle persone a coltivare orti familiari sia in campo che sul balcone.

Le previsioni per il primo semestre 2021 delle vendite al dettaglio, come riporta uno studio di Iri Liquid Data, fissa un calo del 3,8% in quantità e del 4,2% in valore, previsioni che favoriranno politiche da parte delle Gdo incentrate sulle promozioni a tutto danno dei produttori. E’ dalla lettura di questi indicatori e delle modalità operative fin qui seguite dalla filiera che si rafforza la convinzione che la proposta inviata da Chioggia Ortomercato all’assessore regionale Giuseppe Pan per un “nuovo risorgimento dell’ortofrutta Veneta” possa e debba essere attuata. Per una ripartenza post Covid è obbligatorio intervenire sul rapporto e sulle modalità operative tra gli attori della filiera (produttori, mercati all’ingrosso e alla produzione, GDO e dettaglio specializzato) per un riequilibrio del potere contrattuale e perché ci sia una piena valorizzazione del Made in Veneto nel più ampio contesto del Made in Italy.

Coinvolgere tutti i radicchi Igp veneti. “Tutto questo, per il nostro comparto orticolo, – conclude Boscolo Palo – significa valorizzare l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) del nostro Radicchio, dobbiamo distinguerci nel mercato e comunicarlo. Non mi stancherò mai di dire che l’IGP è l’unico strumento utile per un reale rilancio e una duratura redditività per l’impresa agricola e per il sistema che ci gira attorno. Noi dobbiamo concretizzare un piano strategico regionale innovativo che veda coinvolti tutti i Radicchi IGP Veneti che sono il fiore all’occhiello della nostra Regione. Prova ne sia che su questa linea si sta muovendo la regione Emilia Romagna che per rilanciare la sua ortofrutta sta elaborando un grande progetto che vede la centralità della Pera Igp”.

Al via la 2a edizione di “Jean Giono”, che premia chi fa rinascere i boschi. Invio candidature entro il 2 settembre 2020.

2^ edizione quest’anno del Premio “Jean Giono – l’uomo che piantava gli alberi”, iniziativa di Veneto Agricoltura che prevede l’assegnazione di complessive 1.000 piante a personalità che si sono contraddistinte nell’opera di promozione, ma soprattutto di realizzazione, di alberature che abbiano generato un significativo miglioramento per l’ambiente e il paesaggio nel territorio italiano.

In dettaglio. Il Premio consiste nell’assegnazione di 250 piante di alberi/arbusti prodotti dal Centro di Veneto Agricoltura per la Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Montecchio Precalcino (Vi) al vincitore di ciascuna delle quattro categorie previste dal regolamento del Concorso: 1) agricoltore, conduttore di fondo agricolo; 2) tecnico, agronomo-forestale, ricercatore; 3) rappresentante di Amministrazione locale (Amministratore, Sindaco/Assessore comunale, tecnico ente locale); 4) volontario (rappresentante del mondo dell’associazionismo). I vincitori dovranno destinare le piante assegnate alla realizzazione di un nuovo impianto arboreo/arbustivo o all’integrazione di un impianto preesistente.

Il Concorso indetto dall’Agenzia regionale è intitolato allo scrittore francese Jean Giono (1895-1970), autore del libro “L’uomo che piantava gli alberi”, che narra le vicende di uno schivo antieroe che negli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale dà avvio ad una lunga e silenziosa quanto straordinaria opera di rimboschimento delle spoglie pendici dei monti della Provenza nella Francia meridionale, ridando così vita alla terra e alle comunità del luogo.

Premiazione. La kermesse finale del Premio “Jean Giono 2020”, con la consegna dei riconoscimenti ai vincitori, si terrà domenica 13 settembre (ore 11:00) a Longarone (Bl) in occasione del Festival delle Foreste in programma contemporaneamente a Longarone e in Cansiglio nei giorni 11-12-13 e poi 19-20 settembre prossimo.

Candidatura. Nelle prossime settimane Veneto Agricoltura valuterà le candidature che dovranno essere inviate entro le ore 12.00 del 2 settembre. La candidatura può essere espressa da qualsiasi soggetto fisico o giuridico inviando a info@venetoagricoltura.org la scheda di partecipazione che può essere scaricata da questo link.  Le candidature possono essere espresse da un qualsiasi soggetto fisico o giuridico ma devono in ogni caso individuare come candidata/o una persona fisica e non un soggetto associativo/collettivo. Sono ammissibili anche autocandidature. Possono essere avanzate candidature di persone già segnalate, ma non premiate, nella scorsa edizione.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Cinghiali, autorizzato dalla regione Veneto l’autoconsumo dei capi abbattuti anche da parte dei controllori

danni terreni agricoli causati dal passaggio dei cinghiali

Le carcasse dei cinghiali abbattuti nel territorio regionale possono essere destinate all’autoconsumo: anche i controllori, cioè gli operatori autorizzati al prelievo del cinghiale nell’ambito del piano regionale di controllo e di eradicazione, sono autorizzati al pari dei cacciatori a gestire in proprio la carcassa, senza obbligo di conferirla ai macelli autorizzati e di affrontare i relativi oneri per l’ispezione veterinaria.

A chiarire la parificazione di trattamento tra prede dei cacciatori e capi abbattuti nelle azioni di controllo è la Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare e Veterinaria della Regione Veneto, interpellata dalle associazioni di categoria e dall’Ulss 2 Marca Trevigiana. Un chiarimento che anticipa le nuove linee guida in materia di selvaggina selvatica presentate dal Ministero della Salute lo scorso anno. La Regione, quindi, attraverso le Direzioni Veterinaria e Agroambiente, informano rispettivamente le ULSS, le Polizie provinciali, le associazioni venatorie e le due Unità organizzative Alpina e Litoranea che “il cacciatore che abbia abbattuto un cinghiale nell’ambito del ‘piano di gestione e controllo’ può utilizzarne la carcassa per l’autoconsumo, senza transitare per un macello autorizzato”.

Prelievo venatorio autorizzato in Lessinia e sul Baldo. Al momento – informa la Direzione regionale veterinaria facendo riferimento anche ai regolamenti europei in materia di sicurezza alimentare – non sussistono motivi sanitari e/o di sicurezza alimentare per giustificare una diversa modalità di gestione delle carcasse dei capi cacciati, dato che sia i cacciatori in regime venatorio (si ricorda, ad ogni buon conto, che il prelievo venatorio del cinghiale in Veneto è autorizzato solo in Lessinia e sul Baldo in provincia di Verona) sia i controllori che operano in tutto il territorio regionale secondo il piano veneto di controllo ed eradicazione approvato da Ispra, svolgono la medesima attiva di caccia. “La precisazione dell’autorità di sicurezza alimentare della Regione Veneto rappresenta un intervento puntuale, utile e coerente – commenta l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Caccia Pan- che può finalmente agevolare, se non addirittura incentivare, il lavoro dei controllori. Se le diverse modalità di gestione delle carcasse tra cacciatori e controllori erano giustificate una decina di anni fa, quando la presenza e la distribuzione del cinghiale era ben diversa da quella attuale, in ragione del regime di concessione venatoria nel quale operano i cacciatori, oggi la presenza invasiva di questa specie selvatica ha raggiunto livelli tali da giustificare un piano regionale di eradicazione, che integri l’ordinario prelievo venatorio. Tuttavia, perché il piano abbia successo, è necessario che l’intervento dei controllori sia in qualche modo agevolato, o per lo meno, non penalizzato rispetto a quello dei cacciatori. Ricordo che in Veneto la popolazione stimata dei cinghiali supera i 50 mila esemplari. Solo nelle due unità gestionali della Lessinia e del Baldo, dove sono autorizzati sia il prelievo venatorio sia quello selettivo di controllo, si calcola siano presenti complessivamente 9 mila cinghiali: lo scorso anno i cacciatori ne hanno abbattuti 1359 e ai controllori che operano in selezione è stato posto l’obiettivo di prelevarne altri 900. Sono i numeri stessi a rendere evidente l’opportunità da un lato di valorizzare i capi abbattuti con opportune iniziative di commercializzazione, e dall’altro di agevolare l’autoconsumo senza passare obbligatoriamente per i macelli”.

La sicurezza alimentare è comunque obiettivo prioritario e resta garantita – evidenzia la Direzione regionale veterinaria – Le nuove disposizioni chiariscono che l’autoconsumo, indipendentemente dalle modalità di abbattimento, è possibile nella misura di un capo per ogni cacciatore/operatore e verrà sospeso qualora si verifichino situazioni di emergenza epidemica. Inoltre, le Ulss saranno coinvolte nella formazione dei cacciatori e dei selecontrollori nelle competenze relative a igiene delle carni e malattie degli animali, e si richiede il rispetto da parte di tutti gli operatori degli obblighi in materia di identificazione e tracciabilità delle carni, l’impegno a prevenire ogni forma di zoonosi, l’obbligo dell’analisi delle carni per la ricerca del parassita della trichinella, nonché il rispetto della normativa vigente in materia di smaltimento dei sottoprodotti.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

23 Agosto 2020, nubifragio in Veneto, la conta dei danni

Mezzane (VR)

Il Presidente del Veneto Luca Zaia ha firmato la dichiarazione dello stato di crisi per il Comune di Verona e altri comuni del Veronese, colpiti ieri dal maltempo che ha causato danni a infrastrutture e opere pubbliche, imprese industriali e agricole e causato danni ai privati. Constatati i danni provocati dall’ondata di maltempo, il decreto sullo stato di crisi potrebbe essere esteso anche ad altri comuni del Veneto.

Coldiretti, milioni di euro di danni nei campi. Summit in Coldiretti a Verona ieri per la conta dei danni alle campagne dopo il violento nubifragio che si è abbattuto nel cuore della città ma che non ha risparmiato vigneti e frutteti dell’immediata periferia. La furia del maltempo ha devastato persino le reti antigrandine atterrando coltivazioni di actinidia e sradicando viti con grappoli pronti alla vendemmia. Nel Padovano colpite sia l’area della bassa che la zona dell’alta: si segnalano serre distrutte e annessi rustici scoperchiati. Salvi cavalli e animali nelle stalle rovinate da grandine e dalle raffiche di vento. La coda della tromba d’aria ha investito oltre a Padova anche Vicenza e Rovigo seppur in maniera minore creando disagi nei centri urbani dove si registrano alberi caduti e allagamenti lungo le strade. Frane nel bellunese in un territorio già fragile provato dalle calamità naturali. “I cambiamenti climatici hanno fatto esplodere il pericolo idrogeologico – sottolinea la Coldiretti – su un territorio reso più fragile dalla cementificazione e dall’abbandono con la perdita negli ultimi 25 anni di oltre ¼ (-28%) della superficie agricola utilizzabile in Italia ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari, con il risultato che sono saliti a 7252 i comuni italiani, ovvero il 91,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra”.

Confagricoltura Verona e Consorzio tutela vini Valpolicella, danni ingenti ma limitati. È questo il primo bilancio tracciato da Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Verona e del Consorzio di tutela vini Valpolicella, sulla forte tempesta che ha colpito pesantemente il territorio veronese ieri pomeriggio.“Grandine e vento hanno sferzato la fascia che va da San Pietro Incariano a Negarine e Pedemonte, più o meno la zona già colpita violentemente all’inizio di giugno – sottolinea -. Stavolta però il raggio si è allargato a Montorio, Ponte Florio e Poiano, nella Bassa Valpantena. Danni molto pesanti, ma limitati a circa il 4 per cento della superficie della denominazione. I pochi che sono stati colpiti, però, rilevano perdite molto importanti e non più recuperabili, visto che mancano pochi giorni alla vendemmia”. Dagli associati di Confagricoltura sono arrivate segnalazioni anche dalle zone agricole attorno alla città. Si tratta di danni al patrimonio ambientale, soprattutto alberature e olivi e vigne sulle Torricelle, e alberi da frutto. “Gli agricoltori devono purtroppo fare i conti con eventi imprevedibili, frequenti e di forte intensità e abituarsi considerare il proprio lavoro in maniera diversa. Non è compito nostro analizzare i motivi dei cambiamenti climatici di cui si parla sempre più frequentemente, ma sollecitare ad alta voce forme di tutela assicurative sempre più mirate e porre maggiore attenzione ai fondi mutualistici, che oggi sono ancora marginali, ma che diventeranno uno strumento importante a cui rivolgersi nel prossimo futuro, in quanto si tratta di forme integrative di ristoro da danni dovuti sia a malattie o insetti alieni, sia ad eventi meteo catastrofici”, ha aggiunto Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona.

Nel Padovano. Segnalazioni di danni sono arrivate a Confagricoltura Padova dalla fascia che va da Monselice a Conselve, con episodi anche a Pernumia, Terrassa e Bovolenta.  Riferisce Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova: “Soprattutto il vento ha fatto qualche danno sui vigneti e la parte maggiormente colpita è la zona della Monselice mare. Colpiti più che altro i grappoli di Pinot Grigio, di cui si sta iniziando la raccolta. Difficile quantificare ora a quanto ammonterà il danno, perché servirà qualche giorno per accertarlo con certezza. Di primo acchito sembra essere stata una tempesta a intensità media, che non dovrebbe avere causato danni ingenti. A Terrassa e Bovolenta possiamo invece dire con certezza che i danni sono stati marginali”.

Momento di riflessione. “Emerge soprattutto nelle periferie quanto sia importante la conservazione del territorio da parte di noi agricoltori: dove non c’è agricoltura sono maggiori le frane e gli smottamenti. Ma vogliamo promuovere anche momenti di studio e incontro con i più importanti player del mondo assicurativo per capire come meglio proteggere le nostre colture. Infine non è più rimandabile un momento di forte riflessione sui cambiamenti climatici”, ha commentato Piergiovanni Ferrarese, presidente dei Giovani di Confagricoltura.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto/Confagricoltura Verona e Veneto

 

 

Acqua, un bene prezioso da risparmiare, ecco 10 regole per farlo

In estate il consumo idrico aumenta di circa il 25%, però dobbiamo sapere che l’acqua è una risorsa preziosa e finita (intesa come acqua potabilizzata e pronta per essere bevuta), dunque da usare con attenzione. Per ridurre il consumo idrico, è sufficiente acquisire ogni giorno un comportamento ecologicamente responsabile. Ecco di seguito dieci buone abitudini per evitare gli sprechi d’acqua e fare un po’ di economia sulla bolletta.

  1. Applicare il frangigetto sul rubinetto può favorire un notevole risparmio. Una famiglia di tre persone potrebbe risparmiare circa 6.000 litri d’acqua in un anno.
  2. Aprire il rubinetto solo per il tempo necessario porta un risparmio di circa 2.500 litri di acqua per persona all’anno.
  3. Riparare il rubinetto che gocciola permette di risparmiare in un anno circa 21.000 litri d’acqua.
  4. Sistemare il water che perde può evitare il lento ma costante fluire dell’acqua, con un risparmio di circa 52.000 litri d’acqua in un anno.
  5. Controllare la cassetta di scarico, magari sostituendola con sistemi per un consumo più razionale (a manovella, a rubinetto o diversificato) che liberano a scelta 6-12 litri d’acqua, può favorire un risparmio del 50%, quantificabile in circa 26.000 litri d’acqua in un anno.
  6. Doccia o bagno? Per una doccia sono necessari circa 20 litri d’acqua, mentre per un bagno ne occorrono circa 150. Il calcolo del risparmio è presto fatto.
  7. Lavare le verdure lasciandole a mollo, anziché in acqua corrente, può produrre per una famiglia di tre persone, un risparmio di circa 4.500 litri all’anno.
  8. Utilizzare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico , per una famiglia “tipo” di tre persone, consente un risparmio di 8.200 litri all’anno.
  9. Lavare l’automobile usando il secchio e non l’acqua corrente del getto permette di risparmiare circa 130 litri d’acqua potabile per ogni lavaggio.
  10. Riutilizzare acqua già impiegata per innaffiare l’orto, consente di risparmiare in un anno circa 6.000 litri d’acqua potabile.

Fonte: AcegasApsAmga